Massimario Ragionato Fallimentare

a cura di Franco Benassi
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Articolo 186-bis ∙ (Concordato con continuità aziendale)


Tutte le MassimeCassazione
La continuità
La continuità aziendale
Rischio connesso alla continuità aziendaleContinuità a tempoContinuità temporaneaConcordato con riservaDestinazione dell'utile ricavato dalla prosecuzione dell'attività

La proposta
Natura vincolante della proposta
Migliore soddisfazione dei creditoriRuolo e funzioni del commissario giudizialeConcordato misto, liquidatorio e con continuità aziendaleLiquidazione assistitaLiquidazione dei beni non funzionali all'attività di impresaFacoltà di non liquidare beni funzionali all'attività di impresaRegola del 20% dell'ammontare dei crediti chirografariPercentuale minima offerta ai crediti chirografariTransazione fiscaleControllo del tribunalePotere del tribunale di qualificare la domandaFattibilitàRagionevole durata del piano di concordatoRispetto dell'ordine delle cause legittime di prelazioneTempistica di pagamento e violazione dell'ordine delle cause di prelazioneDilazione di pagamento dei creditoriCreditori privilegiati, votoCreditori prededotti, dilazione di pagamentoCreditori privilegiati, dilazione di pagamentoCreditori privilegiati, perdita conseguente alla dilazione di pagamentoRisoluzioneChiusura della procedura

Contratti pendenti e contratti pubblici
Continuità aziendale e appalti pubblici: coordinamento tra legge fallimentare e codice appalti
Contratti pubblici, attestazione del professionistaContratti in corso di esecuzioneInteresse pubblico alla esecuzionePartecipazione a procedura di affidamento lavori ex art. 186-bis, commi 4 e 5, l.f.

Attestazione
Attestazione del professionista
Attestazione condizionataValutazione di manifesta dannosità per i creditoriValorizzazione dell'azione di responsabilità

La liquidazione
Esecuzione del concordato e autorizzazioni
Liquidatore giudizialeModalità di liquidazioneNatura negoziale delle venditee cancellazione dei vincoliLiquidazione e rent to buy

Altro
Gruppo di imprese
Finanziamenti prededucibiliPagamento di creditori strategiciSocietà in liquidazioneConcordato con assuntoreScissioneAffitto di aziendaCessione di aziendaRilascio del DURCTrasferimento di azienda e accordi sindacaliRegistro impreseCessione parziale dei beniCessazione dell'attivitàPagamenti ex art. 118, co. 3bis, d.lgvo 163/200Cancellazione delle formalità pregiudizievoli



Continuità aziendale – Cessazione – Effetti – Scioglimento della società – Esclusione

Continuità aziendale – Cessazione – Effetti – Redazione del bilancio secondo principi di liquidazione

Collegio sindacale – Negligente attestazione del ritorno della continuità aziendale – Responsabilità – Sussistenza

Il venir meno della continuità aziendale non integra una causa legale di scioglimento della società bensì, piuttosto (a seconda che sia o meno reversibile), una situazione di insolvenza o quantomeno di crisi, costituendo quindi uno dei più rilevanti e ricorrenti presupposti per dare avvio a quelle che il nuovo codice della crisi definisce ora procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

La conseguenza del (doveroso) rilievo del venir meno della continuità aziendale da parte degli amministratori, e del controllo su tale precondizione da parte dei sindaci, è che -come indirettamente prescrive l’art. 2423-bis co. 1° n. 1) c.c.- i principi di redazione del bilancio non sono più quelli dettati dall’art. 2426 c.c., bensì quelli imposti dalla prospettiva liquidatoria in cui la società, anche prima della formale constatazione di una causa di scioglimento, deve necessariamente porsi: primo fra tutti la valutazione dei cespiti dell’attivo patrimoniale a valori di presumibile realizzo e con espunzione dal bilancio di ogni posta (quali i costi di impianto avviamento e sviluppo capitalizzati come immobilizzazioni finanziarie ovvero, di converso, gli ammortamenti periodici iscritti fra i costi del conto economico) incompatibile con l’imminente liquidazione. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai membri del collegio sindacale che abbiano reso parere favorevole alla revoca dello stato di liquidazione, attestando il ritorno della prospettiva di continuità aziendale della società in modo incauto e superficiale, sulla base di presupposti inconsistenti e non approfonditi con la dovuta diligenza professionale, è imputabile causalmente l’aggravamento del dissesto della società poi dichiarata fallita, e in concreto quantomeno la perdita da essa subita fra la revoca della liquidazione e la formulazione della prima proposta di concordato preventivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Febbraio 2019.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Destinazione delle risorse generate dalla continuità – Equiparazione alla finanza esterna
Nel caso in cui la prosecuzione dell'attività di impresa sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori, il plusvalore che la stessa genera successivamente alla omologazione del concordato preventivo può essere destinato alla soddisfazione dei creditori incapienti falcidiati ai sensi dell’art. 160, comma 2, L. Fall., senza che ciò comporti la violazione dell’ordine delle cause di prelazione di cui all’art. 2741 cod. civ.

Dal punto di vista normativo deve, infatti, essere affermata la sostanziale equiparabilità tra le risorse esterne e quelle prodotte dalla continuità quando sia attestato (ai sensi dell’art. 186-bis, comma 2, lett. b L. Fall.) che le risorse attese dalla continuità aziendale possano apportare concreto beneficio ai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 27 Novembre 2018.


Concordato preventivo – Con continuità aziendale e liquidatorio – Distinzione – Cessione dell’azienda in esercizio anche a mezzo della cessione
Il piano sul quale la legge colloca lo spartiacque fra le due tipologie del concordato con continuità aziendale e concordato liquidatorio attiene alla diversa disciplina applicabile, rispettivamente, all'una e all'altra, lasciandosi in tal modo all'interprete l'individuazione dei criteri distintivi della continuità aziendale.

La formulazione dell'art. 186-bis fa propendere per la scelta del legislatore di un concetto di continuità in senso oggettivo, per cui ciò che in sostanza rileva è il permanere dell'azienda in esercizio, anche a mezzo della cessione.

Nel caso .di specie, l'imprenditore con la cessione dell'azienda in esercizio garantisce il pagamento della maggior parte del ceto creditorio realizzando in pieno i principi che stanno alla base del concordato in continuità ovvero il permanere dell'azienda sul mercato ed il pagamento dei creditori in prevalenza con il risultato della liquidazione dell'azienda (App. Genova, 6 luglio 2018, in www.ilcaso.it, sez. Giurisprudenza, 20224). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 26 Novembre 2018.


Concordato preventivo – Con riserva – Istanza ex art. 169-bis l.f. di sospensione dei contratti – Disclosure informativa – Caratteristiche

Concordato preventivo – Sospensione dei contratti ex art. 169-bis l.f. – Valutazione in concreto degli interessi in gioco in relazione al singolo contratto – Pregiudizio derivante dalla mera attesa

Concordato preventivo – Sospensione dei contratti ex art. 169-bis l.f. – Valutazione in concreto degli interessi in gioco in relazione al singolo contratto – Interesse pubblico alla esecuzione dei contratti

La disclosure informativa che l’imprenditore deve offrire al tribunale quando chiede di essere autorizzato alla sospensione dei contratti ai sensi dell’art. 169-bis legge fall. nella fase del concordato c.d. con riserva non comporta necessariamente che siano forniti dettagli sul piano che verrà depositato, ma solo che dello stesso siano indicate le linee guida alla luce delle quali valutare la congruità delle richieste. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di sospensione dei contratti pendenti nel concordato preventivo ai sensi dell’art. 169-bis legge fall., il pregiudizio che il contraente in bonis deve sopportare per effetto dell’attesa durante il periodo di sospensione non è di per sè una ragione sufficiente a giustificare il rigetto dell’istanza, a meno che la sospensione non comporti un ingiustificato squilibrio degli interessi in gioco. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’interesse pubblico eventualmente connesso alla esecuzione dei contratti dei quali il proponente il concordato chiede l’autorizzazione alla sospensione non vale a giustificare il rigetto dell’istanza, in quanto l’art. 186-bis, comma 3, legge fall. implicitamente esclude in radice che vi sia  incompatibilità tra la natura pubblica del contratto e la facoltà di sospenderlo ex art. 169-bis legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 22 Novembre 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Affitto di azienda – Ammissibilità
Il concordato con continuità aziendale disciplinato dall'art. 186-bis L. Fall. è configurabile anche quando l'azienda sia già stata affittata o sia destinata ad esserlo, rivelandosi affatto indifferente la circostanza che, al momento dell'ammissione alla suddetta procedura concorsuale o del deposito della relativa domanda, l'azienda sia esercitata dal debitore o, come nell'ipotesi dell'affitto della stessa, da un terzo, in quanto il contratto d'affitto - recante, o meno, l'obbligo dell'affittuario di procedere, poi, all'acquisto dell'azienda (rispettivamente, affitto cd. ponte oppure cd. puro) - può costituire uno strumento per giungere alla cessione o al conferimento dell'azienda senza il rischio della perdita dei suoi valori intrinseci, primo tra tutti l'avviamento, che un suo arresto, anche momentaneo, rischierebbe di produrre in modo irreversibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Novembre 2018, n. 29742.


Concordato preventivo – Continuità diretta – Utilità promessa – Individuazione – Distinzione rispetto al concordato liquidatorio

Concordato preventivo – Continuità diretta – Risoluzione per inadempimento

Concordato preventivo – Atto di destinazione ex art. 2645-ter c.c. – Soddisfazione dei creditori garantiti dalla fideiussione prestata dai soggetti proprietari dei beni destinati

Mentre nel concordato liquidatorio l’utilità che il proponente, ai sensi dell’art. 161, comma 2 lett. e), si obbliga ad assicurare ai creditori consiste nel ricavato, qualunque esso sia, dalla vendita dell’intero patrimonio del debitore (utilità che è dunque individuabile nel patrimonio stesso), nel concordato in continuità occorre specificare quali siano le risorse destinate ai creditori e rispetto alle quali va verificato l’adempimento degli obblighi assunti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Può essere dichiarata la risoluzione del concordato preventivo con continuità laddove, dopo la liquidazione dei beni non necessari alla continuazione, la prosecuzione dell’attività non consenta di prevedere il pagamento nemmeno in parte dei creditori chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo, i creditori garantiti dalla fideiussione prestata dai proprietari dei beni destinati, ex art. 2645-ter c.c., ai creditori concordatari, concorrono con questi sul ricavato della vendita dei beni (invero su ciò che residua dopo la soddisfazione dei crediti garantiti da ipoteca sui tali beni), ma mentre i creditori concordatari vi concorrono per l’importo del loro credito falcidiato dal concordato, i creditori garantiti vi concorrono per l’intero. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 12 Novembre 2018.


Concordato preventivo – Cessione dei beni – Cessione parziale – Effetto esdebitatorio – Esclusione

Concordato preventivo – Concordato con continuità aziendale – Cessione parziale dei beni – Ammissibilità – Finalità dell’istituto

Concordato preventivo – Concordato di gruppo – Inammissibilità – Confusione delle masse attive e passive delle singole società – Esclusione

La cessione dei beni di fonte contrattuale non ha un effetto esdebitatorio (a differenza di quanto avviene nel concordato) e, come tale, consente ai creditori cessionari di agire esecutivamente anche sulle attività non cedute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel concordato con continuità aziendale, ai sensi dell'art. 186-bis L. Fall., la cessione parziale dei beni è espressamente prevista in relazione alla peculiare finalità perseguita dall'istituto, che è quella di consentire la prosecuzione dell'attività di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

E’ inammissibile la proposta unitaria di concordato da parte di società fra loro collegate da vincolo di direzione e controllo che preveda l'attribuzione ai creditori di ciascuna società solo di parte del patrimonio di questa (Cass. 13 ottobre 2015, n. 20559; Cass. 13 luglio 2018, n. 18761); il concordato preventivo può, pertanto, essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa, con l’ulteriore precisazione che la separazione delle masse attive e passive rappresenta (anche in ragione del meccanismo di formazione delle maggioranze necessarie) un dato imprescindibile della normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Ottobre 2018, n. 26005.


Concordato preventivo - Concordato preventivo con riserva - Sospensione dei pagamenti - DURC - Rilascio DURC regolare - Ammissione Procedimento per dichiarazione di fallimento - Provvedimenti cautelari o conservativi - Norme del modello cautelare uniforme - Applicabilità
Dalla presentazione della domanda di concordato, anche con riserva ex art. 161, comma 6 L. Fall., opera la fattispecie della “sospensione dei pagamenti” per cui dovrà essere attesta la regolarità contributiva della società preponente mediante il rilascio di DURC regolare.

Gli effetti della presentazione di una domanda di concordato ex art. 161, comma 6, c.p.c. (almeno sino alla scadenza dei termini concessi ed all’eventuale dichiarazione di inammissibilità), sono, dal punto di vista della “sospensione dei pagamenti” del tutto assimilabili alle domande di concordato complete di proposta, piano ed ulteriore documentazione. (Tiziana Merlini) (riproduzione riservata) Tribunale Livorno, 16 Ottobre 2018.


Concordato preventivo – Esecuzione del concordato – Decreto del tribunale di chiusura della procedura – Mancata esecuzione del programma di cessione – Inammissibilità

Concordato preventivo – Esecuzione del concordato – Mancata esecuzione del programma di cessione – Nomina del liquidatore

Nel caso di concordato misto (contemplante anche la cessione di beni) con previsione del pagamento dei creditori “in quota preventivabile” non inferiore ad una certa percentuale entro un determinato termine, il concordato non può ritenersi eseguito quando la cessione dei beni non sia stata effettuata entro il termine previsto, indipendentemente dal fatto che le risorse provenienti dalla continuità abbiano consentito una soddisfazione dei creditori superiore alla misura minima preventivata, integrandosi, diversamente, un’inammissibile modifica della proposta concordataria omologata. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata)

Nel caso di concordato misto (contemplante anche la cessione di beni) con previsione del pagamento dei creditori “in quota preventivabile” non inferiore ad una certa percentuale entro un determinato termine, la mancata liquidazione dei beni nel termine originariamente proposto consente la nomina del liquidatore da parte del tribunale anche nel caso in cui le risorse provenienti dalla continuità abbiano consentito una soddisfazione dei creditori superiore alla misura minima preventivata. (Giustino Di Cecco) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 11 Settembre 2018.


Concordato preventivo – Deposito del ricorso prenotativo – Effetti – Applicazione della normativa successiva

Concordato preventivo – Finanza esterna – Libera distribuzione – alterazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione – Ammissibilità – Flussi di cassa generati o attesi dalla prosecuzione dell’attività di impresa – Qualificabili come finanza esterna – Esclusione

Il debitore acquisisce lo statuto di debitore concordatario per il solo deposito della domanda, anche riservata ai sensi dell’art. 161, sesto comma l.fall., che determina la costituzione del rapporto processuale con il giudice, chiamato ad una pronuncia su di essa, e prima ancora l’instaurazione di un regime di controllo giudiziale sull’amministrazione (com’è evidente proprio nel concordato con riserva) e sui contratti pendenti ex art. 169-bis l.fall., oltre che uno statuto di relativa insensibilità del patrimonio alle iniziative di terzi ex art. 168 l.fall., con regole sui crediti e l’inefficacia importate dal fallimento e progressivamente estese (da ultimo, l’art. 43, comma 4, nell’art. 169 l.fall. novellato dal d.l. n. 83 del 2015).

Il procedimento concordatario è pertanto introdotto dal ricorso di cui al primo e sesto comma dell’art. 161 l.fall. e non dal successivo deposito del piano, con la conseguenza che il deposito della domanda di concordato “con riserva” determina di per sé, immediatamente ed a prescindere dal deposito del plano, tutta una serie di effetti tipici della procedura concordataria: non può quindi negarsi che essa introduca una procedura di concordato, fattispecie a formazione progressiva in cui il deposito del piano rappresenta solo uno degli elementi costitutivi.

La disciplina introdotta dal D.L. 27 giugno 2015, n. 83 non può pertanto essere applicata ai concordati pendenti ed introdotti con ricorso, sia pure ex art. 161, comma 6, l.fall., depositato in data anteriore alla entrata in vigore del citato decreto-legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel concordato preventivo, la c.d. “finanza esterna” o “nuova finanza” deve ritenersi liberamente distribuibile e non soggetta al principio affermato dall’ultima parte del co. 2 dall’art. 160 l.fall. il quale vieta l’alterazione dell’ordine delle cause legittime di prelazione.

I flussi di cassa generati o attesi dalla prosecuzione dell’attività di impresa non sono qualificabili come finanza esterna e devono quindi sottostare alla regola del rispetto dell’ordine delle cause di prelazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Torino, 31 Agosto 2018.


Concordato preventivo - Controllo demandato al Tribunale in sede di omologazione - Valutazione della realizzabilità della causa concreta della proposta concordataria in tempi ragionevolmente contenuti - Inclusione - Valutazione dei termini di adempimento e dei rischi temporali connessi - Spettanza al ceto creditorio - Fattispecie
In sede di omologa del concordato preventivo, rientra nell'alveo del giudizio di fattibilità giuridica demandato al tribunale, la valutazione dell'effettiva realizzabilità della causa concreta della proposta concordataria attraverso la previsione di una soddisfazione in tempi di realizzazione ragionevolmente contenuti; viceversa, sono rimessi all'apprezzamento dei creditori la verosimiglianza dei termini di adempimento prospettati e i rischi temporali connessi alla liquidazione dell'attivo, trattandosi di aspetti concernenti la mera convenienza economica. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di rigetto del reclamo avverso il provvedimento con cui il giudice, nel dichiarare l'inammissibilità di un concordato preventivo liquidatorio, aveva valorizzato - ritenendolo incluso nel quadro delle valutazioni giuridiche consentite al collegio – l'aspetto dell'incompatibilità tra il tipo di procedura concordataria prescelto e la programmata persistenza di un contratto d'affitto di azienda alberghiera per ulteriori sei anni al cui spirare era procrastinata la dismissione del complesso di beni). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Agosto 2018, n. 21175.


Continuità aziendale – Facoltà di non liquidare beni necessari alla continuità aziendale – Deroga al principio della garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c.

Continuità aziendale – Facoltà di non liquidare beni non necessari alla continuità aziendale – Ammissibilità – Condizioni

Concordato preventivo – Valutazione del criterio del miglior soddisfacimento dei creditori – Alternativa fallimentare – Confronto con piano concordatario inizialmente proposto dall’imprenditore ma successivamente modificato – Esclusione

La facoltà, riconosciuta all’imprenditore dall’art. 186-bis l.fall., di non liquidare i beni necessari alla continuità aziendale comporta una deroga al principio della garanzia patrimoniale di cui all’art. 2740 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’imprenditore che propone un concordato con continuità aziendale può non liquidare beni che non siano funzionali all’attività di impresa e destinare il surplus a rifinanziare l’attività nell’ottica del risanamento ovvero a prevenire nuove situazioni di crisi; detta facoltà gli è però riconosciuta solo nel caso in cui la liquidazione di detti beni non sia necessaria per il raggiungimento della percentuale vincolante di soddisfazione dei creditori indicata dallo stesso imprenditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il criterio del miglior soddisfacimento dei creditori deve essere valutato attraverso un confronto tra la proposta concordataria formulata dall’imprenditore e quella alternativa della liquidazione fallimentare, non potendo il tribunale prendere in considerazione un piano concordatario inizialmente proposto dall’imprenditore ma successivamente modificato; la scelta del piano resta, infatti, di esclusivo dominio dell’imprenditore, sicché, in assenza di una sua volontà, non potendosi coartare una diversa proposta liquidatoria, non è consentito al tribunale un confronto tra realtà effettiva e “realtà virtuale”. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 27 Luglio 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Liquidazione di tutti i cespiti mobiliari e immobiliari che non risultino strettamente necessari e funzionali all'esercizio dell'impresa

Continuità indiretta – Cessione dell’azienda sia preceduta dall'affitto c.d. ponte

Nel concordato con continuità aziendale di cui all'art. 186-bis l. fall., la prosecuzione dell'attività caratteristica può tollerare anche la liquidazione di tutti i cespiti mobiliari e immobiliari che non risultino strettamente necessari e funzionali all'esercizio dell'impresa, essendo evidente ratio della norma “quella di favorire, per quanto possibile, soluzioni concordatarie non esclusivamente liquidatorie e che non abbiano quale risultato unico quello della progressiva “desertificazione” del tessuto produttivo, imprenditoriale ed occupazionale del paese”.

Il concordato con continuità aziendale non è escluso dal fatto che si tratti di una c.d. continuità indiretta continuità indiretta né dal fatto che la cessione dell’azienda sia preceduta dall'affitto c.d. ponte in quanto spetta al tribunale verificare che la conservazione della realtà aziendale operativa non sia del tutto marginale ovvero meramente di facciata.

Si è pertanto indubbiamente in presenza di un concordato in continuità, ovverosia di un concordato che oggettivamente consente la prosecuzione dell'attività d'impresa attraverso il conferimento dell'azienda in esercizio alla newco, qualora la prosecuzione, anche alla stregua degli elementi di valutazione forniti dai commissari giudiziali, non risulti affatto di mera facciata o artificiosamente creata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Genova, 06 Luglio 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Relazione del professionista – Valorizzazione della azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori – Omissione – Inammissibilità della proposta
Non soddisfa il requisito di cui all’art. 186 bis, comma 2, lett. b, l.f., con conseguente inammissibilità del concordato preventivo con continuità aziendale, la relazione del professionista che, attestando la funzionalità della prosecuzione dell’attività di impresa al miglior soddisfacimento dei creditori, non valorizza adeguatamente l’esito dell’azione di responsabilità proponibile nei confronti degli amministratori della società proponente nella alternativa liquidatoria fallimentare. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 27 Giugno 2018.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Patti paraconcordatari - Contenuto - Fattispecie
Non è soggetto alla autorizzazione del giudice delegato di cui all'art. 167, comma 2, legge fall. - in quanto costituente un fatto giuridico presupposto del piano che precede, logicamente e cronologicamente l'ammissione alla procedura, laddove il giudice delegato esercita il proprio controllo su atti di gestione dell’impresa che intervengono successivamente all’apertura della procedura medesima - il patto paraconcordatario, soggetto alla sola condizione sospensiva dell'omologazione del concordato preventivo, che:
a) preveda il riscadenziamento dei piani di ammortamento dei mutui in essere, anche per le rate già scadute al momento del deposito del ricorso, consentendo in tal modo di escludere la violazione del limite annuale di moratoria per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, previsto dall’art. 186-bis, comma 2 lett. c), legge fall.;
b) non contenga novazione di mutui, né riconoscimenti di diritti di terzi;
c) non preveda l'apporto di nuova finanza da collocarsi in prededuzione;
d) conferisca mandato irrevocabile per la vendita di un bene immobile con efficacia che decorra successivamente alla data di termine del piano, così che l’esecuzione del mandato a vendere sia collocata non solo al di là delle fasi di ammissione alla procedura e di omologa, ma anche al di fuori dell’orizzonte temporale del piano, cosicché tale dispositivo (nella fattispecie di garanzia in un concordato di sola continuità) non incide sulla struttura del patrimonio del ricorrente in quel periodo di osservazione che la disciplina concordataria sottopone al controllo autorizzativo del tribunale o del giudice delegato, né interferisce con la fase esecutiva del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 07 Giugno 2018.


Concordato preventivo misto – Teoria della combinazione maggiormente aderente alla realtà
La presenza di elementi di continuità aziendale - purché non di irrisoria rilevanza rispetto al tutto, né artificiosamente creati - giustifica l’applicazione dell’art. 186-bis e quindi l’esclusione dell’obbligo relativo alla percentuale minima di pagamento dei creditori chirografari nella misura del venti per cento. (Mario Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 27 Febbraio 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Azienda che opera in perdita – Liquidazione assistita

Concordato preventivo – Continuità aziendale – Requisiti – Azienda ormai esangue, incapace di funzionare e tenuta in vita solo per essere ceduta – Applicazione della disciplina e dei benefici della continuità – Esclusione

A fronte di una azienda che sia tecnicamente incapace di salvaguardare i propri fondamenti economici e sappia solo disperdere attivo, non può ritenersi che la proposta concordataria sia qualificabile in termini di continuità aziendale, bensì di cessione secondo logiche difensive e di riduzione della (progressiva) perdita di valore, tale da giustificare la qualifica del concordato in termini di “liquidazione assistita”, avendo consentito non già la prosecuzione, bensì “il non arresto” dell’attività, di preservare alcuni valori dell’attivo - nel doveroso rispetto da parte di amministratori di una società in crisi dell’obbligo di conservazione del patrimonio aziendale, che trova la sua fonte nel combinato disposto degli artt. 2394 e 2485-2486 c.c.

[Il tribunale ha rilevato che, nel caso di specie, la prosecuzione (temporanea) dell’attività - che ha generato importanti perdite - non ha prodotto alcun profitto ripartibile ai creditori, ma è stato unicamente funzionale ad una cessione del ramo d’azienda non deprivata interamente del suo valore.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Alla concessione degli importanti benefici collegati alla qualificazione del concordato preventivo in termini di continuità aziendale, deve corrispondere anche il rispetto di requisiti stringenti di utilità per la massa, il che presuppone che la maglia di protezione delle norme concordatarie debba essere funzionale alla preservazione di un’azienda vitale, non alla cessione di un’azienda decotta e che l’opzione concordataria non arrivi al termine di un calvario gestionale, ma sia la soluzione meditata per l’uscita da una situazione di crisi monitorata e “presa per tempo”.

Non può dunque ricondursi nell’alveo della continuità aziendale una realtà ormai esangue, incapace di funzionare e tenuta in vita solo per essere ceduta, ciò non tanto perché, altrimenti, non ricadrebbe sui creditori il rischio d’impresa (che, invece, pare esservi sempre anche in ipotesi di finale cessione che, per molteplici motivi, potrebbe non realizzarsi), ma in quanto la continuità aziendale non può essere separata dalla vitalità dell’impresa intesa in senso atomistico.

Ciò si desume dalla previsione dell’art. 186 bis l.fall., la quale consente (e impone) sempre la revoca del concordato “in continuità” in caso di manifesto danno arrecato alle ragioni della massa creditoria: un concordato in continuità dannoso, molto semplicemente non è un concordato in continuità, ma, al più, liquidatorio e ciò può anche non essere separato da un breve tentativo di prosecuzione dell’attività aziendale volta a proteggere, proprio in un’ottica di miglior dismissione ma non di continuità e valorizzazione, certi specifici assets aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 12 Febbraio 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Qualificazione – Criterio della prevalenza dei flussi destinati ai creditori – Rilevanza – Accoglimento di detto criterio nelle recenti norme di diritto positivo – Sussistenza
In ossequio al criterio della prevalenza, il concordato va qualificato in continuità aziendale ex art. 186 bis l.fall. ogniqualvolta, alla stregua di una comparazione quantitativa fra le fonti del soddisfacimento destinato ai creditori concordatari, detto soddisfacimento deriva in massima parte dai flussi finanziari prodotti dalla continuità aziendale, piuttosto che dalle più limitate risorse ottenute attraverso la cessione di cespiti non strategici.
In tal senso non può non rilevarsi come la recentissima L. 19 ottobre 2017, n. 155, recante delega al governo per la riforma della disciplina della crisi di impresa e dell’insolvenza, preveda all’art. 6 lett. i) n. 2 una direttiva in ordine all’accoglimento della teoria della prevalenza riguardo la qualificazione del concordato in continuità (richiedendo cioè che nei concordati di carattere misto il soddisfacimento dei creditori derivi in via maggioritaria proprio dai flussi generati dalla prosecuzione dell’attività caratteristica).
Pur non essendo ancora stati emanati i rispettivi decreti delegati attuativi, tali principi già costituiscono legge dello Stato e ben possono essere richiamati quale dato positivo nella indagine ermeneutica delle disposizioni attualmente vigenti. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 15 Gennaio 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Affitto d’azienda – Criterio della continuità oggettiva o indiretta – Accoglimento di detto criterio nelle recenti norme di diritto positivo – Sussistenza
In tema di continuità aziendale e affitto d’azienda, va altresì affermato l’esplicito accoglimento della tesi della continuità oggettiva o indiretta stante l’esplicita valutazione positiva della compatibilità fra disciplina della continuità ed affitto d’azienda sancita dal legislatore all’art. 6 lett. i) n. 3) della L. 19 ottobre 2017, n. 155, recante delega al governo per la riforma della disciplina della crisi di impresa e dell’insolvenza. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 15 Gennaio 2018.


Concordato preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Moratoria ultrannuale nel pagamento dei crediti privilegiati – Ammissibilità – Accoglimento di detto principio nelle recenti norme di diritto positivo – Sussistenza
Allo stesso art. 6 lett. i) n. 1 il legislatore risolve il dibattito in ordine alla possibilità di concedere una moratoria nel pagamento dei crediti privilegiati in misura anche superiore all’anno, riconoscendo un corrispondente diritto di voto; detta ammissibilità - di fatto già sancita dalla giurisprudenza di questo tribunale e dalla stessa giurisprudenza di legittimità a partire dalla nota Cass., 9 maggio 2014, n. 10112 e ribadita da Cass. 31 ottobre 2016 per il concordato fallimentare - supera ogni diatriba in merito alla tassatività o meno della dilazione temporale annuale di cui all’art. 186 bis co. 2 lett. l.fall. attualmente vigente. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 15 Gennaio 2018.


-Analisi della disciplina dei contratti pubblici nel concordato con continuità aziendale nella Legge Fallimentare

-Analisi della disciplina dei contratti pubblici nel concordato con continuità aziendale nel Codice Appalti (D. Lgs. 50/2016)

  Tribunale Bolzano, 09 Gennaio 2018.


Concordato in continuità aziendale - Appalti pubblici - Coordinamento legge fallimentare e codice appalti - Disciplina applicabile ai contratti in corso di esecuzione e ai nuovi contratti nella fase in bianco e nella fase post ammissione - Intervento ANAC - Art. 32 codice appalti - Individuazione della fase della partecipazione distinta da quella dell'esecuzione dei contratti - Applicazione della disciplina coordinata alla continuità diretta ed indiretta - Affitto
Dal coordinamento della legge fallimentari con il codice degli appalti emerge che nella fase del concordato in bianco i contratti già stipulati rimangano sospesi fino all’intervenuta autorizzazione del tribunale, ed in mancanza sono efficaci salvo successiva ratifica dell’organo giudiziale. Nella fase post ammissione i contratti proseguono, se accompagnati da una attestazione da parte del professionista sulla conformità del contratto al piano e sulla ragionevole capacità di adempimento dell’imprenditore in crisi, senza previa autorizzazione del giudice delegato e senza previo parere dell’ANAC.

Qualora il ricorso in bianco sia accompagnato da una adeguata disclosure sulle linee guida del piano è possibile la partecipazione a nuove procedure di affidamento, previa autorizzazione del Tribunale, acquisito il parere favorevole del Commissario giudiziale se nominato sulla convenienza per il ceto creditorio della partecipazione alla procedura pubblica. Qualora ricorrano i casi previsti dall’art. 110 comma 5, lettere a) e/o b), l’ANAC può intervenire con facoltà di chiedere l’avallimento. Nella fase successiva all’ammissione la partecipazione è possibile previa attestazione di conformità al piano e di ragionevole capacità di adempimento del contratto e dichiarazione di altro operatore in possesso dei requisiti richiesti per l’affidamento a mettere a disposizione le risorse necessarie all’esecuzione dell’appalto e a subentrare nel caso in cui l’impresa ausiliata fallisca (c.d. “avvalimento rinforzato”). Nei casi in cui la stessa non sia in regola con i pagamenti delle retribuzioni dei dipendenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali eo non sia in possesso dei requisiti aggiuntivi che l'ANAC individua con apposite linee guida, è possibile la partecipazione, previa eventuale autorizzazione del giudice delegato qualora il piano non sia sufficientemente dettagliato in ordine alla partecipazione della specifica gara, con l’eventuale intervento dell’ANAC, che, previo confronto sullo specifico punto con il giudice delegato, ha la facoltà di subordinare la partecipazione alla necessità di avvalimento di requisiti di altro operatore.  

La procedura di assegnazione termina solo con la stipula del contratto con la P.A. (art. 32 cod app), prima della quale si è nell’ambito della disciplina della partecipazione. Solo laddove l’esecuzione del contratto richieda un quid pluris rispetto alle verifiche e le autorizzazioni già predisposte e raccolte nella procedura di partecipazione, occorrerà seguire la procedura prevista dalla disciplina riguardante la prosecuzione ovvero l’esecuzione, come nello specifico caso di partecipazione a procedure di assegnazione nella fase in bianco ed esecuzione del contratto nella fase post ammissione.

La disciplina coordinata è applicabile non solo ai concordati preventivi con continuità diretta, ma anche a quelli con continuità indiretta, ivi compresa quella mediante affitto di azienda, con il rispetto dei principi di competitività e pubblicità mediante l’istituto delle offerte concorrenti. L’art. 6 lettera i) della legge delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza recepisce l’oramai prevalente orientamento sulla compatibilità dell’affitto d’azienda con la continuità aziendale, considerato dal Tribunale sempre come strumento-ponte, decisivo per garantire provvisoriamente la continuità e preservarne i valori -sia sotto l’aspetto produttivo che quello sociale- al fine di cederla a terzi. (Francesca Bortolotti) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 09 Gennaio 2018.


Concordato preventivo - Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. - Elemento qualificante della tipologia di concordato - Prosecuzione oggettiva dell'attività - Sufficienza
Elemento qualificante del concordato in continuità - con conseguente applicazione, oltre che della disciplina generale di cui agli artt. 160 ss. L. Fall., dello statuto tipico di cui agli art. 186 bis ss. e’ -secondo l’orientamento condiviso dal Collegio che appare peraltro in linea con i principi fissati n ella legge 19 ottobre 2017 n. 155, di “Delega al Governo per la riforma delle discipline dalla crisi di impresa e dell’insolvenza -”, l’elemento ‘oggettivo’ della previsione, nella proposta concordataria, della prosecuzione dell’attività di impresa, vuoi direttamente da parte del debitore, vuoi attraverso il meccanismo dell'affitto di azienda, finalizzato alla successiva cessione all'affittuaria o anche alla retrocessione al debitore dell’impresa risanata, o ancora, come pure testualmente previsto “attraverso il conferimento dell’azienda in una o più società anche di nuova costituzione” (in tal senso Tribunale di Rimini 1° dicembre 2016, su www.ilcaso.it; Tribunale di Como 9 febbraio 2017, in www.ilfallimentarista.it). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 09 Novembre 2017.


Concordato preventivo – Natura – Continuità aziendale o liquidatoria – Potere del tribunale di qualificare la domanda
Qualora appaia evidente che la fonte prevalente di soddisfazione dei creditori non sia costituita dai flussi derivanti dalla continuità aziendale, il tribunale (cui compete il potere di qualificare giuridicamente la domanda indipendentemente dalla qualificazione data dal proponente), ritenuta la natura liquidatoria del concordato, ne può dichiarare l’inammissibilità ai sensi dell’art. 173 l.fall. se non risulta assicurato il pagamento del venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 25 Ottobre 2017.


Concordato preventivo – Sindacato del tribunale sulla causa concreta – Eventuale indisponibilità dell’immobile – Eventuale mancato rinnovo dell’autorizzazione amministrativa
Il sindacato del tribunale sulla effettiva realizzabilità della causa concreta della proposta di concordato preventivo può estendersi a fattori quali l’imminente scadenza del contratto di affitto di azienda, con conseguente eventuale indisponibilità dell’immobile ospitante la struttura aziendale, nonché l’eventualità del mancato rinnovo dell’accreditamento presso il servizio sanitario nazionale necessario per la prosecuzione dell’attività sanitaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 28 Settembre 2017, n. 22691.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Gruppo di imprese - Nozione
Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie, insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.

All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" può pertanto ritenersi fondato in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre, ne consegue che il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie nella quale l'unitarietà della proposta e del piano sia intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.

["Nell'ambito del codice civile, il "gruppo di società" costituisce oggetto di un riconoscimento solo indiretto, senza formule definitorie. Tale riconoscimento è insito nell'art. 2497 c.c. e segg., ove si rinviene la disciplina della responsabilità da direzione e coordinamento.
All'atto della crisi d'impresa, il riferimento al "gruppo" è legittimo in quanto correlato all'istituto desumibile dalla suddetta disciplina - della direzione e del coordinamento tra società -, per modo da potersi propriamente discorrere di "gruppo" in quelle (sole) dinamiche in cui una di tali società (la capogruppo) esercita la propria attività d'impresa dirigendo e coordinando le altre.
Pertanto, il (vero) concordato di gruppo non corrisponde alla fattispecie di cui dà atto l'impugnata sentenza, nella quale l'unitarietà della proposta e del piano era intervenuta all'interno di una situazione di crisi gestita da parte di singole società, mediante forme di aggregazione di distinto segno sostanzialmente limitate a (meri) conferimenti di beni e all'accollo di debiti.
Situazioni analoghe a queste la prassi ha nel tempo delineato nel contesto di tecniche di redazione di domande o proposte di concordato caratterizzate dalla costituzione di nuove società alle quali conferire i beni di altre, per modo di accedere al concordato su iniziativa della conferitaria - e/o (secondo i casi) della conferente legittimata dalla condizione di titolarità della massa attiva e passiva.
E può aggiungersi che la non corrispondenza tra i concetti puntualmente messa in luce da una parte della dottrina nella contrapposizione tra una nozione "forte" (o propria) e una "debole" (o impropria) del concordato di gruppo - è oggi viepiù confortata dal progetto di riforma organica della disciplina della crisi d'impresa e dell'insolvenza, culminato nello schema di disegno di legge attualmente all'esame del Parlamento.
Tale schema prospetta invero di inserire la afferente procedura di concordato preventivo nel contesto di disciplina teso alla definizione del gruppo di imprese, e di modellare codesta definizione sull'insieme delle "società o imprese sottoposte alla direzione e coordinamento di cui all'art. 2497 e ss., nonché art. 2545-septies c.c.", corredata dalla presunzione semplice di assoggettamento in presenza di un rapporto di controllo ai sensi dell'art. 2359 c.c. Sicché a tanto affida il presupposto affinché la procedura di concordato preventivo del gruppo di imprese venga poi disciplinata, consentendo che più società o imprese, appartenenti al medesimo gruppo e sottoposte alla giurisdizione dello Stato, abbiano a proporre "con un unico ricorso domanda di ammissione ad una procedura di concordato preventivo unitaria, fondata su un unico piano, o su piani reciprocamente collegati e interferenti ferma restando in ogni caso l'autonomia delle rispettive masse attive e passive".
Nel caso di specie, non risulta che sia stato neppure dedotto che le società in questione fossero state assoggettate - magari solo di fatto - a eterodirezione o a controllo.
7. L'anzidetta sottolineatura consente al collegio di puntualizzare che la sezione si è di recente determinata nel senso della attuale non proponibilità del concordato di gruppo in mancanza di una disciplina positiva che si occupi di regolare la competenza del tribunale, le forme del ricorso, la nomina degli organi, nonché la formazione delle classi e delle masse. Donde ha affermato che, in base alla disciplina vigente, il concordato preventivo può essere proposto unicamente da ciascuna delle società appartenenti al gruppo davanti al tribunale territorialmente competente per ogni singola procedura, senza possibilità di confusione delle masse attive e passive, per essere, quindi, approvato da maggioranze calcolate con riferimento alle posizioni debitorie di ogni singola impresa (v. Cass. n. 20559-15).
Nella fattispecie in esame, nella quale non viene in questione un profilo di competenza, neppure è il caso di maggiormente indugiare su quanto emergente dalla citata pronuncia.
Essendosi dinanzi a una forma di aggregazione diversa dal gruppo societario propriamente inteso, evocare la questione circa l'ammissibilità o meno di un concordato di gruppo è poco conferente. Quel che unicamente rileva è difatti questo: che la commistione delle masse, debitamente accertata dal giudice del merito e ostativa finanche al vero concordato di gruppo, impedisce di ravvisare il presupposto di ammissibilità di ogni prospettazione concordataria che rifluisca su soggetti distinti.
8. Ferma allora la considerazione previa in ordine al profilo involto dal sintagma "concordato di gruppo", può osservarsi che in tutti i casi di aggregazione diversa dal gruppo, ove vi siano proposte concordatarie tra loro coordinate in prospettiva di conferimenti e accolli tra le singole società di cui si tratta, elemento imprescindibile resta l'autonomia delle masse attive e passive e la conseguente votazione separata sulle proposte da parte dei creditori di ciascuna società o impresa. Mentre la corte d'appello ha accertato che la proposta in esame era unica ed era stata caratterizzata da una confusione di masse tra loro non coincidenti, essendo mancato il conferimento integrale dei beni in (*) ed essendo risultata questa società priva di impianto contabile onde potersi apprezzare la dedotta (e in sè oltre tutto inverosimile) inesistenza di obbligazioni proprie, medio tempore contratte."] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19014.


Concordato preventivo con continuità aziendale - Fornitori strategici - Obbligo di concedere forniture con dilazione di pagamento - Mancata previsione nel decreto di omologazione - Esclusione
La previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo con continuità aziendale, di ottenere forniture di merce con dilazione di pagamento da determinati fornitori che siano anche creditori non è idonea, in difetto di espressa previsione nel decreto di omologazione, a costituire per costoro un obbligo alla concessione della dilazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 17 Luglio 2017.


Concordato preventivo – Modifiche apportate dalla legge di conversione del D.L. 83/2015 – Favore nei confronti del concordato con continuità aziendale – Intento di conservare il valore azienda in quanto tale – Continuità indiretta
Le disposizioni dettate dagli artt. 160, comma 4°, e 163, comma 5° – entrambe, come noto, introdotte in sede di conversione del d.l. 27 giugno 2015, n. 83 – disvelano un atteggiamento di particolare favore nei confronti del concordato con continuità aziendale, e di disfavore invece per quello liquidatorio, in qualche modo anticipando le linee di politica legislativa alla base del disegno di legge governativo di delega al Governo per la riforma delle procedure concorsuali. Si tratta di atteggiamento che non si presta ad essere spiegato in forza di caratteristiche intrinseche del concordato in continuità, ed anzi, al contrario, esso presenta notoriamente un grado di aleatorietà ed un rischio maggiore del concordato liquidatorio, per il carattere tipicamente prognostico delle valutazioni poste a fondamento dell’elaborazione di un business plan, ed il pericolo che le risorse a disposizione dei creditori concorsuali siano erose dalle obbligazioni contratte nell’esercizio dell’impresa; la ragione giustificatrice può dunque rinvenirsi soltanto nell’intento di preservare la continuità aziendale, di conservare il valore azienda in quanto tale, cosa che porta a ricomprendere nell’ambito di applicazione dell’art. 186-bis (e sottrarre così all’obbligo di rispetto della soglia del 20%), anche le ipotesi di continuità indiretta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 06 Luglio 2017.


Concordato preventivo – Modifiche apportate dalla legge di conversione del D.L. 83/2015 – Utilizzo della parola “assicurare” all’art. 161, comma 2, lett. e) ed all’art. 163, comma 5, l.f. – Interpretazione – Rendere sicuro – Dare ragionevole certezza all’attuazione del piano concordatario – Regola generale applicabile ad ogni tipo di concordato
L’utilizzo della parola “assicurare” all’art. 161, comma 2, lett. e) l.f. (applicabile ad ogni tipo di concordato) ed all’art. 163, comma 5, l.f. (che si riferisce espressamente al concordato con continuità aziendale) esprime la volontà del legislatore di voler “rendere sicuro”, dare cioè ragionevole certezza, all’attuazione del piano concordatario non solo con riferimento alla percentuale minima prevista per il concordato liquidatorio, ma anche ad ogni altro tipo di concordato, avendo la regola in esame portata generale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 06 Luglio 2017.


Concordato preventivo - Sindacato sulla fattibilità del giudice di merito - Estensione oltre la verifica della idoneità della proposta concordataria a realizzare la "causa concreta" - Esclusione - Accertamento di una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari
Quantunque in sede di omologazione del concordato preventivo le corti di merito siano chiamate a verificare la fattibilità del concordato, il sindacato su tale punto, nei casi in cui si discuta della fattibilità economica, non può essere esteso oltre la verifica della idoneità della proposta concordataria a realizzare la "causa concreta" della procedura concorsuale, la quale si estrinseca nella finalità di assicurare il superamento della crisi attraverso "una sia pur minimale soddisfazione dei creditori chirografari " (Cass. S.U. n. 1521/2013; Cass. 11497/2014; Cass. 11423/2014; Cass. 6332/2016). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Giugno 2017.


Concordato preventivo – Affitto a terzi dell’azienda o di un suo specifico ramo produttivo - Applicazione della disciplina speciale dettata dall’art. 186-bis per il concordato con continuità aziendale
Nel caso in cui la proposta di concordato provenga da una società che abbia concesso in affitto a terzi la propria azienda o un suo specifico ramo produttivo, deve riscontrarsi l'elemento qualificante della presenza di un'azienda in esercizio ed applicarsi la disciplina speciale dettata dall’art. 186-bis per il concordato con continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Maggio 2017.


Concordato preventivo – Modifiche di cui al DL 83 del 2015 – Sindacato del tribunale – Fattibilità economica – Sussistenza
A seguito dell’introduzione, nel concordato liquidatorio, della percentuale minima di pagamento del venti per cento dell’ammontare complessivo dei creditori chirografari (art. 160, comma 4, legge fall.) e, con riferimento a tutti i tipi di concordato, dell’obbligo di assicurare un’utilità specifica ed economicamente valutabile (art. 161, comma 2, lett. e), la valutazione del giudice in ordine alla fattibilità del concordato preventivo  non è più limitata alla verifica della incompatibilità del piano con norme inderogabili (cd. fattibilità giuridica) od alla assoluta e manifesta inettitudine dello stesso a raggiungere gli obiettivi prefissati (cd. fattibilità economica); con le modifiche di cui al decreto legge n. 83 del 2015, sono stati, infatti, attribuiti al tribunale più penetranti poteri di indagine tra i quali, quello di verificare la fattibilità tout court del piano valutando tutti gli elementi a disposizione, senza alcun vincolo che non sia quello del canone del prudente apprezzamento di cui all’art. 116 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Lecce, 26 Aprile 2017.


Concordato preventivo con continuità aziendale - Fornitori strategici - Obbligo di concedere forniture con dilazione di pagamento - Assenza di specifici accordi negoziali - Esclusione
La previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo con continuità aziendale, di ottenere forniture di merce con dilazione di pagamento da determinati fornitori che siano anche creditori non è idonea, in difetto di specifici accordi negoziali, a costituire per costoro un obbligo alla concessione della dilazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 26 Aprile 2017.


Concordato preventivo - Omologazione - Continuità aziendale - Nomina di liquidatore e comitato dei creditori - Non necessità
La nomina del liquidatore e del comitato dei creditori sono previsti dall’art.182 l.f. per l’ipotesi in cui “il concordato consiste nella cessione dei beni” mentre nell’ipotesi in cui sono previste dismissioni nell’ambito di un concordato di risanamento è l’imprenditore che non solo prosegue nell’attività di impresa ma coerentemente continua a gestire il proprio patrimonio, seppur con il vincolo di destinazione impresso dal concordato e il controllo del commissario giudiziale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 20 Aprile 2017.


Concordato con continuità aziendale – Valutazione del tribunale – Condizioni di manifesta dannosità – Alea soggetta alla valutazione dei creditori – Distinzione
L’art. 186-bis, ultimo comma, legge fall. attribuisce al giudice il compito di verificare, ai sensi dell'art. 173 legge fall., che l'esercizio dell'impresa, per come ipotizzato nel piano, non risulti infine manifestamente dannoso per i creditori.

In proposito, va tuttavia precisato come l'alea, che circonda l'esecuzione del concordato con continuità aziendale e che è senza dubbio rimessa alla valutazione dei creditori, costituisce aspetto affatto differente dalla valutazione (di competenza del giudice) in ordine alla effettiva esistenza dei presupposti della soluzione concordataria proposta e di inesistenza delle condizioni di manifesta dannosità.

Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che la sentenza impugnata si sia posta in linea coi citati principi, nel momento in cui ha motivatamente espresso una valutazione di radicale manifesta inattitudine del piano concordatario in rapporto alla serie di elementi dettagliatamente riportati in motivazione, quali:
-opacità dei bilanci della società;
-andamento (indicato come "disastroso") della gestione antecedente a fronte di scelte gestorie, ipotizzate nel piano industriale, non caratterizzate da effettiva discontinuità quanto alla fondamentale ricerca dell'equilibrio tra costi e ricavi; e dunque nella consequenziale illogicità di una ipotesi di realizzazione di obiettivi ambiziosi come quelli indicati nella proposta;
-inesistenza di un surplus di risorse per far fronte a eventi suscettibili di incidere negativamente sugli ipotizzati flussi di cassa, essendo stata posta in motivata discussione l'idoneità del fondo rischi ed essendosi palesata l'erroneità di una non secondaria voce del conto economico quanto alle entrate prospettiche derivanti da pagamenti di soggetti esteri;
-insufficienza, rispetto a quanto prospettato nel piano industriale, del margine di incidenza di dati variabili normalmente correlati a una valutazione di equilibrio dell'impresa, atteso che finanche il margine prudenziale di riduzione del 10 % rispetto al valore stimato della produzione, indicato dal commissario giudiziale e in sentenza definito (senza specifica censura) come privo di "obiezioni da parte della reclamante", era da considerare generativo di una perdita netta di bilancio chiaramente incidente sul cd. business plan. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Aprile 2017, n. 9061.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Natura – Affitto di azienda – Prosecuzione dell'attività e assunzione del rischio – Necessità
Un concordato preventivo non può qualificarsi in continuità aziendale ai sensi dell'art. 186-bis legge fall. per il fatto che sia in corso un contratto di affitto di azienda; la fattispecie del concordato con continuità aziendale può, infatti, ravvisarsi solo se esso preveda la prosecuzione dell'attività di impresa e quindi l'assunzione del relativo rischio ed è caratterizzato dalla modalità di adempimento dell'obbligazione di pagamento che presuppone la prosecuzione dell'attività in capo al debitore.

E ciò anche considerando, oltre al dato testuale della mancata previsione dell'affitto di azienda nella norma citata, anche la ratio derivante dal fatto che in tanto si può parlare di continuità in quanto permanga il rischio di impresa, che non sussiste invece nel caso di affitto di azienda in cui si tratti della riscossione del canone stabilito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 05 Aprile 2017.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Cancellazione delle formalità pregiudizievoli - Applicazione dell'art. 108 l.f.
L’art. 108, comma 2, l.f. trova applicazione analogica nel caso di concordato con continuità aziendale, così che il giudice delegato alla procedura è legittimato a ordinare la cancellazione delle formalità pregiudizievoli gravanti sugli immobili facenti parte dell’azienda in esercizio ceduta dalla debitrice in esecuzione del piano concordatario. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 23 Marzo 2017.


Proposta di concordato basato sulla continuità aziendale ex art. 186-bis l.f. – Integrazione – Mancato deposito di integrazione della relazione attestativa ex art. 186-bis co. 2 l.f. – Inammissibilità della domanda di concordato – Sussistenza
In caso di integrazione della proposta concordataria e/o del piano imperniati sulla continuità aziendale ex art. 186-bis l.f., la domanda di concordato deve considerarsi inammissibile ove non sia accompagnata dal deposito di una integrazione della relazione del professionista di cui all’art. 186-bis co. 2 l. fall., attestante che “la prosecuzione dell’attività di impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori”. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Appello Milano, 22 Marzo 2017.


Concordato preventivo – Diritto di voto – Voto dei creditori privilegiati per i quali è previsto il pagamento oltre l’anno dall’omologazione – Determinazione ed incidenza del voto
Ai fini delle operazioni di voto, che dovranno necessariamente interessare anche le classi dei creditori di rango privilegiato per cui è previsto il pagamento entro un periodo superiore all’anno di moratoria ex art. 186-bis, comma 2, lett. c) legge fall., non è condivisibile il principio affermato dalla Corte di cassazione secondo il quale la “misura” del voto sarebbe parametrata all’entità della perdita subita per il ritardato pagamento (ultra annuale), ovviamente nella misura in cui tale perdita economica non sia neutralizzata dal riconoscimento degli interessi pure previsti nella proposta.

Il quadro sistematico di riferimento, in particolare l’art. 177, comma 2, parte seconda (rinuncia totale o parziale della prelazione per la parte di credito non coperta da garanzia) e l’art. 177, comma 3, (soddisfazione non integrale del credito privilegiato) sembrano infatti ancorare il diritto di voto non tanto alla misura della perdita economica (il voto viene espresso per l’intero credito nominale degradato e non per la parte rimasta insoddisfatta e costituente quindi il sacrificio patrimoniale) quanto a quella parte di credito il cui regime ordinario muta per effetto dell’ammissione del debitore alla procedura concordataria. Il pagamento oltre l’anno del creditore privilegiato comporta dunque il mutamento del regime giuridico dell’intero credito che muta appunto per l’effetto del concordato.

L’espresso dettato normativo dell’art. 186 bis, comma 2, lett. c) legge fall. peraltro non prevede il voto per quella parte di credito destinata ad essere dilazionata entro l’anno (pur mutando anch’esso il regime giuridico) con la conseguenza che l’entità del voto dovrà essere parametrata esclusivamente a quella parte di credito privilegiato dilazionata oltre l’anno. (Matteo Lamperti) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 08 Marzo 2017.


Concordato preventivo – Moratoria ultrannuale – Creditori prededucibili – Contrasto con l’art. 186 bis L.F. – Inammissibilità
La previsione del piano concordatario di una moratoria ultrannuale per i creditori prededucibili risulta in contrasto con l’art. 186 bis legge fall. che, al secondo comma lett. c), legittima la moratoria soltanto con riguardo “ai creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca” e non anche con riguardo ai creditori prededucibili. (Paola Strazzer) (riproduzione riservata) Tribunale Belluno, 17 Febbraio 2017.


Concordato preventivo – Continuità aziendale (nella specie indiretta) – Formazione delle classi – Creditori privilegiati con moratoria ultra annuale – Enti previdenziali ed erario per crediti falcidiati – Falcidia Iva ex art. 182-ter l.f.
I creditori privilegiati dei quali la proposta di concordato con continuità aziendale preveda una moratoria superiore all’anno devono essere collocati in apposita classe con diritto di voto.

Allo stesso modo devono essere collocati in apposite classi i crediti per contributi previdenziali nonché l’erario per il credito iva qualora la proposta ne preveda il pagamento con falcidia (nella specie mediante finanza esterna) in applicazione della nuova disposizione di cui all’art. 182-ter legge fall. così come modificato dall'art. 1, comma 81, della legge 11 dicembre 2016, n. 232. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 16 Febbraio 2017.


Continuità aziendale – Affitto di azienda finalizzato alla cessione – Principi contenuti nel disegno di legge Rordorf
La previsione contenuta nel c.d. disegno di legge Rordorf (c. 3671-bis-A) che, all’art. 2 punto g) esprime un netto favor per le proposte di concordato preventivo che assicurino “la continuità aziendale anche tramite diverso imprenditore, riservando la liquidazione giudiziale ai casi nei quali non sia proposta un’idonea alternativa”, induce a superare quell’interpretazione che, nel sistema attualmente vigente, reputa incompatibile l’affitto di azienda finalizzato alla cessione con la continuità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 09 Febbraio 2017.


Concordato preventivo – Autorizzazione a partecipare a procedure di affidamento di contratti pubblici – Presupposti – Pendenza del procedimento
La competenza del tribunale a concedere l’autorizzazione a partecipare a procedure di affidamento di contratti pubblici presuppone la pendenza della procedura di concordato preventivo la quale si chiude con il provvedimento di omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 30 Gennaio 2017.


Concordato preventivo – Affitto di ramo d’azienda – Affitto stipulato in data anteriore alla presentazione della domanda di concordato – Continuità aziendale – Sussistenza
Rientra nell’ambito della continuità aziendale, con conseguente applicabilità della disciplina di cui all’art. 186-bis legge fall., anche il caso in cui il ramo d’azienda sia stato affittato prima della presentazione della domanda di concordato. (Marco Trapanese) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 12 Gennaio 2017.


Concordato misto – Applicabilità della soglia del 20% per i concordati liquidatori – Prevalenza della continuità – Esclusione
La regola di cui all’art. 160, ultimo comma, legge fall. non trova applicazione quand’anche il piano concordatario preveda di trarre dalla continuità aziendale risorse da distribuire ai creditori quantitativamente inferiori rispetto all’attivo estraneo al perimetro aziendale soggetto a liquidazione. (Marco Trapanese) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 12 Gennaio 2017.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Valore ricavabile dalla continuazione dell’attività – Destinazione ai creditori nel rispetto dell’ordine delle cause di prelazione – Necessità
La prosecuzione dell'attività di impresa in sede concordataria non può comportare il venir meno della garanzia patrimoniale del debitore, che risponde dei suoi debiti con tutti i beni, presenti e futuri (art. 2740 c.c.), non creando la prosecuzione dell'attività un patrimonio separato o riservato in favore di alcune categorie di creditori (anteriori o posteriori alla domanda di concordato). Né pare, consentito azzerare, in sede concordataria, il rispetto delle cause legittime di prelazione (art. 2741 c.c.), che è un corollario della responsabilità patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Dicembre 2016.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Gestione temporanea da parte di un terzo mediante contratto di affitto – Rientro dell’azienda risanata nella piena disponibilità del debitore
E’ qualificabile come concordato con continuità aziendale quello che preveda la gestione temporanea dell’azienda in esercizio da parte di un terzo, con la previsione di rientro dell’azienda una volta risanata nella piena disponibilità del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 01 Dicembre 2016.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Pagamento dei creditori privilegiati – Moratoria ultra annuale – Consenso del creditore
Nel concordato con continuità aziendale è ammissibile la previsione di una moratoria ultra annuale nel pagamento dei creditori privilegiati che vi consentano espressamente e che, in ragione di ciò, devono essere collocati in apposita classe. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 01 Dicembre 2016.


Concordato preventivo in continuità aziendale ex art. 186-bis L.F. - Creditori privilegiati - Art. 160 comma 2° L.F. - Finanza del terzo - Incapienza patrimonio del debitore alla data del deposito ricorso - Rispetto ordine cause di prelazione
La regola generale dell’art. 160 comma 2, L.F., del rispetto dell’ordine delle prelazioni, che è indefettibile nel concordato liquidatorio, salvo l’apporto di nuova finanza che può essere utilizzata anche in apparente violazione di tale ordine, proprio perché non promana dal patrimonio del debitore e non è vincolata a garantirne le obbligazioni, deve essere intesa anche nel concordato in continuità come operativamente limitata, nel tempo, alla data della presentazione della domanda di concordato e nella “dimensione applicativa” al patrimonio della concordataria esistente a quella data.

Il parametro che costituisce il limite di riferibilità per appurare se vi sia violazione o meno dell’ordine della prelazione è il momento della presentazione della domanda perché ciò che è valutabile ai fini della capienza in sede di redazione del piano è solo il patrimonio attuale della società e solo esso sarebbe passibile di azioni esecutive o di collocazione sul mercato al cui risultato si dovrebbe comparare l’offerta formulata dalla società per appurare se essa lede il privilegio o meno.

E’ evidente che tale comparazione non può essere condotta con il patrimonio che residuerà al termine di piano caratterizzato da reinvestimenti, eseguiti con finanza esterna, sia perché esso è indeterminato per definizione, sia, soprattutto, perché esso, senza la nuova finanza, non potrebbe certo avere quelle dimensioni che presumibilmente avrà, e probabilmente non sussisterebbe per nulla, visto che in assenza di concordato non vi è alcuna alternativa al fallimento.

Nel concordato preventivo in continuità aziendale l’utilità specificamente individuata ed economicamente valutabile è vincolante, anche per consentire al professionista designato ex art. 67 L.F. in modo chiaro e attendibile un reale giudizio di strumentalità della prosecuzione dell’attività di impresa rispetto al miglior soddisfacimento dei creditori. (Riccardo Sgrò) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 08 Novembre 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Destinazione ai creditori di tutte le utilità derivanti dalla continuazione - Esclusione - Deroga all’articolo 2740 c.c. - Ammissibilità
La disciplina del concordato con continuità aziendale cui all’art. 186-bis legge fall. non prevede l’obbligo per il debitore di destinare ai creditori tutte le utilità derivanti dalla continuazione, essendo consentito all'imprenditore, in deroga ai principi di cui all'art. 2740 c.c. ed in un’ottica di favore verso il risanamento dell'impresa, conservare parte delle risorse generate dall'esercizio dell'attività, allo scopo di assicurare all’impresa una patrimonializzazione sufficiente e comunque a porre condizioni adeguate a prevenire future situazioni di crisi; al debitore è invece richiesto di garantire la massimizzazione dell'interesse dei creditori ossia di offrire loro un trattamento economico più vantaggioso rispetto alla liquidazione del patrimonio esistente al momento della proposizione della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 02 Novembre 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Migliore soddisfazione dei creditori - Trattamento più favorevole rispetto alla liquidazione
Nel concordato preventivo con continuità aziendale di cui all’art. 186-bis legge fall., la migliore soddisfazione dei creditori non deve essere intesa in senso assoluto come migliore soddisfazione astrattamente possibile, con conseguente devoluzione ai creditori di ogni utilità e profitto conseguiti dall’imprenditore in continuità, bensì come trattamento più favorevole attraverso un giudizio di comparazione tra il risultato economico prospettato dalla proposta in continuità e quello ricavabile da uno scenario alternativo caratterizzato dalla discontinuità e, quindi, dalla liquidazione dell’impresa.

(Nel caso di specie, il professionista ha attestato che la prosecuzione dell’attività di impresa prevista dal piano era funzionale al migliore soddisfacimento dei creditori comparando la proposta con l’ipotesi di concordato preventivo liquidatorio che, in assenza istanze di fallimento, appariva come quella concretamente praticabile.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 02 Novembre 2016.


Fallimento - Liquidazione dell’attivo - Interesse dei creditori - Migliore soddisfazione attraverso la libera contrattazione
I valori di realizzo nell’ambito di una procedura fallimentare sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli realizzabili mediante una libera contrattazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 02 Novembre 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Concordato misto - Disciplina applicabile - Principi elaborati in tema di contratto misto - Disciplina del contratto prevalente - Integrazione delle diverse discipline nel rispetto dell’autonomia contrattuale
Al fine di individuare la disciplina applicabile al concordato che presenti elementi di continuità aziendale e liquidatori, è possibile far ricorso ai principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di contratto misto, i quali risolvono la questione applicando la disciplina tipica del contratto prevalente, salvo che gli elementi del contratto non prevalente non siano incompatibili con quelli del contratto prevalente, dovendosi in tal caso procedere, nel rispetto dell’autonomia contrattuale, alla integrazione delle discipline relative alle diverse cause negoziali che si combinano nel negozio misto.

Al concordato c.d. misto potrà, pertanto, essere applicata la disciplina del piano concordatario prevalente salva la possibilità di applicare entrambe le regolamentazioni secondo il menzionato criterio della integrazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 02 Novembre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Riconoscimento degli interessi - Valutazione del giudice sulla equivalenza rispetto al pagamento in denaro integrale e immediato
Il pagamento dilazionato importa comunque un sacrificio per i creditori muniti di privilegio, a fronte del quale, per quanto la dilazione di pagamento sia accompagnata dal decorso degli interessi di legge, non può il giudice sostituirsi al creditore al fine di vagliare la equivalenza rispetto al soddisfacimento derivante dal pagamento in danaro, integrale e immediato, del credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Soluzioni concordate della crisi - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Relazione giurata del professionista - Ambito di rilevanza - Limiti
La relazione giurata del professionista designato dal tribunale è funzionale alla verifica di un valore che consenta di determinare la misura di soddisfazione del credito presumibilmente realizzabile in caso di liquidazione dei beni e dei diritti, quale limite minimo suscettibile di essere previsto nella proposta di concordato.

Essa non assume alcuna rilevanza quando il proponente abbia confezionato la proposta prevedendo il pagamento del credito in conformità del titolo ma con semplice dilazione. In tal caso, la misura del soddisfacimento non è legata al valore dei beni o dei diritti suscettibili di liquidazione, ma molto più semplicemente all'incidenza del decorso del tempo, per cui ogni valutazione al riguardo, in vista del successivo computo delle maggioranze, può essere effettuata dagli organi della procedura.

Il pagamento integrale ma rateizzato, anche se accompagnato dalla corresponsione degli interessi, comportando un sacrificio della posizione del creditore privilegiato, giustifica  la necessità di garantire la sua partecipazione al voto; non giustifica invece, per difetto di ratio, la necessità di acquisire la relazione del professionista cui fa riferimento l'art. 124, terzo comma, della legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato fallimentare - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Soddisfazione non integrale - Partecipazione al voto per la perdita conseguente alla dilazione - Estensione all’intero credito privilegiato - Esclusione
Anche in materia di concordato fallimentare, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, per cui l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura fallimentare equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione del ritardo, rispetto ai tempi ordinari del fallimento, con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme loro spettanti; ne deriva che, una volta determinata in misura percentuale l'entità di tale perdita, la partecipazione al voto dei creditori privilegiati, ai sensi dell'art. 124, quarto comma, legge fall., resta determinata entro la detta misura e non si estende all'intero credito munito di rango privilegiato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 31 Ottobre 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Presupposti di applicazione della disciplina - Preminenza quantitativa della componente liquidatoria o di quella proveniente dalla continuazione dell’attività - Irrilevanza
La disciplina dettata per il concordato con continuità aziendale di cui all’articolo 186-bis legge fall. si applica tutte le volte che il piano preveda la continuità diretta (da parte del debitore) o indiretta (cessione dell’azienda in esercizio o conferimento), indipendentemente dalla preminenza quantitativa della componente liquidatoria o di quella attribuibile alla prosecuzione dell’impresa; ciò che rileva è, infatti, la coessenziale funzionalizzazione di tali componenti al superamento della crisi secondo le prescrizioni imperative del citato articolo, le quali dovranno essere applicate quando la continuazione dell’attività giustifichi le cautele informative previste dal secondo comma lettera a) e, come prescrive la lettera b), la prosecuzione dell’attività prevista dal piano venga attestata come funzionale al migliore soddisfacimento dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 29 Settembre 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Dilazione ultra annuale del pagamento dei creditori privilegiati - Attribuzione del diritto di voto commisurato alla perdita economica derivante dal ritardo
Nel concordato con continuità aziendale di cui all’articolo 186-bis legge fall., la dilazione ultra annuale per la soddisfazione dei creditori privilegiati è compensabile mediante l’attribuzione agli stessi del diritto di voto sulla proposta di concordato ai sensi dell’articolo 177, comma 3, legge fall commisurata alla perdita economica sofferta a causa del ritardo.(Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 29 Settembre 2016.


Concordato con continuità aziendale - Soddisfazione del creditore privilegiato oltre il termine annuale - Contemperamento del pregiudizio con il riconoscimento del diritto di voto - Sindacato del tribunale sulla misura degli interessi offerti e sui tempi tecnici di realizzo dei beni
La soddisfazione del creditore privilegiato, anche oltre il termine di un anno previsto dall'art. 186-bis legge fall., risulta ammissibile purché si contemperi tale pregiudizio con il riconoscimento del diritto di voto che commisuri la perdita economica subita dal creditore, la cui determinazione in concreto, rilevante ai fini del computa del voto ex art. 177, terzo comma, 1.f., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata ex art. 160, comma 2, legge fall., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati in ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli artt. 54 e 55 legge fall. (richiamata dall'art. 169 legge fall.);

(Nel caso di specie, la proposta riconosce ai creditori privilegiati dilazionati il beneficio dell'interesse legale sino all'effettiva soddisfazione, soluzione, questa, che integra il requisito dell'equo contemperamento degli interessi dei creditori privilegiati dilazionati che l'art. 186-bis legge fall. intende assicurare con il riconoscimento del diritto di voto limitatamente alla parte di credito soddisfatta con ritardo ultra-annuale.) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 22 Settembre 2016.


Appalti pubblici – Impresa in concordato preventivo – Regime anteriore al d.l. n. 145 del 2013 – Partecipazione alla gara pubblica – Esclusione
Prima dell’entrata in vigore del d.l. n. 145 del 2013, che ha introdotto il comma 4 dell'art. 186-bis legge. fall., l’impresa che aveva presentato domanda di concordato preventivo non poteva partecipare a are pubbliche. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato, 16 Agosto 2016, n. 3639.


Concordato preventivo – Soddisfazione creditori privilegiati con mezzi diversi dal danaro – Ammissibilità
E’ ammissibile una proposta di concordato preventivo che preveda una continuità cd. a tempo, basata su un piano in continuità cui consegua, per la sua realizzabilità, la successiva liquidazione di beni strumentali all’azienda allo scopo di conseguire la liquidità necessaria all’assolvimento degli obblighi concordatari. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 29 Luglio 2016.


Concordato preventivo – Soddisfazione creditori privilegiati con mezzi diversi dal danaro – Ammissibilità
Nel caso di una proposta di concordato che preveda il susseguirsi di differenti schemi, dapprima in continuità e poi liquidatorio, ci si trova in presenza di una fattispecie atipica, o con causa mista, in cui entrambe le tipologie di concordato concorrono, con pari dignità, alla soluzione della crisi aziendale, con utilizzo del criterio della combinazione delle discipline e conseguente applicazione, ai singoli elementi di piano, delle corrispondenti norme. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 29 Luglio 2016.


Concordato preventivo - Concordato misto liquidatorio e con continuità aziendale - Disciplina applicabile - Criterio della prevalenza - Individuazione della quota principale dell’attivo concordatario
Al fine di stabilire se ad un concordato caratterizzato dalla continuità aziendale che preveda tuttavia anche la liquidazione dei beni non funzionali alla prosecuzione dell’attività, si debba applicare la disciplina della continuità di cui all’articolo 186-bis legge fall. o quella del concordato liquidatorio, si dovrà fare ricorso al criterio della prevalenza, valutando in concreto se i creditori siano soddisfatti in misura maggiore dal ricavato dall’affitto o dalla vendita dell’azienda o piuttosto che dal ricavato dalla liquidazione degli altri beni necessari alla prosecuzione dell’attività d’impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 26 Luglio 2016.


Concordato preventivo – Concordato in continuità – Sussistenza del capitale sociale minimo post omologazione
L’eventuale mancanza di capitale sociale, almeno nei minimi di legge, una volta avvenuta l’omologa va valutata alla stregua di un impedimento giuridico all’omologazione.
 
Nel concordato in continuità aziendale diretta l’inesistenza delle condizioni di legge per la prosecuzione dell’attività, determinate dalla messa in liquidazione ipso facto per effetto della perdita del capitale sociale, impedirebbe l’omologazione.

La copertura dell’art. 182 sexies l.f., cessa per espresso disposto di legge al momento della definitiva omologazione della proposta. (Francesco Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 21 Luglio 2016.


Concordato preventivo - Sentenza di omologazione - Effetti - Questioni aventi ad oggetto diritti di singoli creditori o del debitore - Competenza del giudice ordinario - Decreto del tribunale di conferma del decreto di rigetto della domanda di somme accantonate - Ricorribilità per cassazione - Esclusione
Una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo - nella quale manca una fase di accertamento dello stato passivo - tutte le questioni che hanno ad oggetto diritti pretesi da singoli creditori o dal debitore, e che attengono all'esecuzione del concordato, danno luogo a controversie che sono sottratte al potere decisionale del giudice delegato e costituiscono materia di un ordinario giudizio di cognizione, da promuoversi, da parte del creditore e di ogni altro interessato, dinanzi al giudice competente (Cass. nn. 16598/08, 23271/06).

Ne deriva l'inammissibilità del ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il decreto con cui il tribunale, in sede di reclamo, abbia confermato il provvedimento del giudice che ha rigettato la domanda di svincolo delle somme accantonate, che è atto giudiziale esecutivo di funzioni di mera sorveglianza e controllo, privo dei connotati della decisorietà e della definitività. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 Giugno 2016, n. 12265.


Concordato preventivo - Procedimento - Chiusura - Decreto di omologa - Fase esecutiva - Funzioni del giudice delegato
La procedura di concordato si chiude con il decreto di omologa, con la conseguenza che, durante la fase dell’esecuzione residuano in capo al giudice delegato esclusivamente funzioni di vigilanza in ordine alla corretta esecuzione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 01 Giugno 2016.


Concordato preventivo - Partecipazione dell’impresa gare pubbliche - Causa ostativa
La cessazione della causa ostativa prevista dall’articolo 38 del decreto legislativo n. 163 del 2006 (esclusione dalle gare pubbliche di imprese soggette a procedure concorsuali) coincide con la chiusura della procedura, la quale viene formalizzata con il decreto di omologazione del concordato preventivo ai sensi dell’articolo 180 legge fall. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 01 Giugno 2016.


Concordato preventivo - Attestazione - Attestazione condizionata - Ammissibilità - Limiti - Fattispecie in tema di linee di credito auto-liquidanti
L’attestazione in ordine alla fattibilità del piano di concordato può fare riferimento ad eventi futuri che costituiscono presupposto per la realizzazione del piano solo qualora tali eventi siano specificamente individuati, circoscritti nel tempo e con una elevata probabilità che possano verificarsi.

(Nel caso di specie, il piano di concordato era condizionato alla concessione di linee di credito auto-liquidanti). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 01 Giugno 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Liquidazione di beni non funzionali alla prosecuzione dell’attività - Nomina del liquidatore - Necessità - Esclusione
L'esecuzione del concordato con continuità aziendale, anche quando abbia ad oggetto la liquidazione di alcuni beni non funzionali alla prosecuzione dell'attività di impresa, non presuppone necessariamente la nomina di un liquidatore, in quanto l’attività prosegue in capo agli amministratori e sotto il controllo del commissario giudiziale anche per quanto riguarda la liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 23 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Indicazione della percentuale di soddisfazione dei creditori - Necessità - Obbligazione di risultato e non di mezzi - Ratio
Nel concordato con continuata' aziendale il proponente è tenuto ad indicare una esatta percentuale di soddisfazione che si impegna a corrispondere in favore dei creditori concorsuali nell'esecuzione della proposta concordataria, assumendo un'obbligazione di risultato e non di mezzi.

Le ragioni che militano in favore della necessità di indicare una percentuale vincolante sono costituite, da un lato, dall'esigenza di rendere effettiva la prescrizione normativa di cui all'art. 186 bis, comma 2, lett. b), legge fall. (che impone all’attestatore di certificare la convenienza della continuità aziendale rispetto all'alternativa liquidatoria), dall'altro dalla stessa struttura del concordato con continuità aziendale, nel quale il debitore rimane nella piena disponibilità del proprio patrimonio ed i creditori non possono soddisfarsi con proventi derivanti dalla liquidazione dello stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 23 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Approvazione da parte dei creditori di proposta che esclude la nomina del liquidatore - Intervento correttivo del tribunale - Illegittimità
Qualora i creditori abbiano approvato una proposta di concordato preventivo con continuità aziendale che esclude espressamente la nomina del liquidatore, deve ritenersi illegittimo l’intervento del tribunale che invece a tale nomina provveda violando in tal modo l’autonomia privata connessa alla natura negoziale del concordato e risolvendosi detta nomina in una alterazione della proposta che gravando la liquidazione di costi non previsti ne rende potenzialmente meno vantaggioso il risultato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Roma, 23 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Affitto del ramo di azienda - Atto di ordinaria amministrazione - Fattispecie
L'affitto del ramo di azienda rientra tra gli atti di ordinaria amministrazione a meno che, a causa della sua durata non comprometta l'interesse dei creditori ovvero sia idoneo ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore pregiudicandone la consistenza e compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori in quanto ne determina la riduzione ovvero lo grava di vincoli e pesi cui non corrisponde l'acquisizione di utilità reali su di essi prevalenti. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto compatibile con il piano concordatario l'affitto del ramo d'azienda finalizzato alla conservazione di valori immateriali quali le certificazioni SOA). (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 17 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Continuità indiretta - Cessione dell'azienda in esercizio - Mancanza della attestazione sulla funzionalità della prosecuzione dell'attività alla migliore soddisfazione dei creditori - Inammissibilità della domanda di concordato
Deve qualificarsi come concordato con continuità indiretta quello che preveda la cessione dell'azienda in esercizio.

(Nel caso di specie, il piano prevedeva la separata cessione degli immobili destinati ad albergo e ristorante, dell'insieme dei beni strumentali facenti parte dell'attività commerciale e dell'avviamento, strettamente funzionali all'esercizio di un'attività alberghiera. Il Tribunale ha, quindi, ritenuto che il piano, nonostante fosse stato definito dal proponente come liquidatorio, realizzasse è in realtà un trasferimento di azienda in quanto aveva ad oggetto beni potenzialmente idonei ed organizzati per una attività aziendale i quali non avrebbero che potuto essere acquistati da un medesimo soggetto interessato a conseguire la continuità aziendale. Constatata la mancanza nella relazione del professionista della attestazione in ordine alla funzionalità della prosecuzione dell'attività di impresa al migliore soddisfacimento dei creditori, il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda di concordato e, con separata sentenza, dichiarato il fallimento dell'impresa). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 11 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Affitto di azienda - Affitto stipulato in data anteriore alla presentazione della domanda di concordato - Continuità aziendale - Sussistenza
Rientra nell'ambito della continuità aziendale e comporta, pertanto, l'applicazione della disciplina di cui all'articolo 186-bis legge fall. anche il caso in cui l'azienda sia stata affittata prima della presentazione della domanda di concordato e ciò in quanto l'esplicita previsione normativa della continuità indiretta induce a ritenere che il legislatore abbia dato rilevanza alla continuità in senso oggettivo, la quale non può considerarsi esclusa dal fatto che l'azienda sia stata affittata ad altro imprenditore prima della domanda di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 05 Maggio 2016.


Concordato preventivo - Affitto di azienda - Concordato con continuità aziendale - Compatibilità - Esclusione
L’affitto di azienda anteriore o interinale alla fase endoconcordataria è incompatibile con il concordato preventivo con continuità aziendale in virtù di una interpretazione non solo testuale, ma anche teleologica e sistematica dell’art. 186-bis L.F. (Nel caso di specie, la proposta di concordato si incentrava essenzialmente sulla stipula di due contratti di affitto di rami di azienda finalizzati alla successiva cessione in favore dei rispettivi affittuari). (Giuseppe D'Elia) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 29 Aprile 2016.


Concordato preventivo con continuità aziendale - Rischio della prosecuzione dell’attività in capo ai creditori
La disposizione di cui all’art. 186-bis, comma 2, lett. b), legge fall., secondo la quale il professionista deve attestare che la prosecuzione dell’attività d'impresa prevista dal piano di concordato con continuità aziendale è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori, consente di affermare che in questo tipo di concordato, il rischio connesso alla continuazione dell’attività grava sui creditori, a favore dei quali è destinato il vantaggio economico che ne dovesse derivare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Aprile 2016.


Concordato preventivo con continuità aziendale - Oggetto della proposta - Natura vincolante della percentuale di soddisfacimento offerta ai creditori
Nel concordato preventivo con continuità aziendale, l’oggetto della proposta, diversamente da quanto avviene nel concordato con cessione dei beni, è costituito dalla prestazione monetaria che verrà ricavata dalla continuazione dell'attività e dalla eventuale cessione dei beni non strumentali all'attività d'impresa. Da ciò consegue che, diversamente dal concordato con cessione dei beni, nel quale il risultato economico per i creditori dipende dall'esito più o meno positivo delle operazioni di liquidazione dei beni (i cui poteri di gestione sono stati con l’omologazione trasferiti in capo agli organi della procedura), in questo tipo di concordato, definito in dottrina anche "con garanzia", proprio al fine di sottolinearne la differenza con il primo, la percentuale di soddisfacimento dei creditori non può che essere certa e vincolante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 14 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Soglia minima di pagamento dei creditori chirografari - Applicazione al concordato con continuità aziendale indiretta - Esclusione
L’esonero dal pagamento di almeno il venti per cento dell’ammontare dei crediti chirografari si applica anche al concordato con continuità aziendale cd. indiretta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 13 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Soglia minima di pagamento dei creditori chirografari - Applicazione al concordato con continuità aziendale indiretta - Esclusione
Il concordato preventivo il quale preveda la continuità aziendale e nel contempo la liquidazione di beni non funzionali all’esercizio dell’impresa potrà beneficiare dell’esenzione dall’obbligo del pagamento della soglia minima dei creditori chirografari di cui all’articolo 160, ultimo comma, legge fall. qualora i creditori chirografari vengano pagati esclusivamente con il ricavato derivante dalla prosecuzione dell’attività di impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 13 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Continuità soggettiva od oggettiva - Irrilevanza
Ciò che rileva ai fini della definizione di “continuità aziendale" è la continuità di tipo oggettivo ossia che l’azienda sia in esercizio ad opera dello stesso imprenditore o di un terzo, tanto al momento dell’ammissione alla procedura di concordato preventivo che all’atto del successivo trasferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 22 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Concordato misto - Disciplina applicabile della componente prevalente
Nel concordato “misto" dovrà applicarsi la disciplina della componente prevalente, da ritenersi preferibile anche in considerazione delle recenti modifiche apportate all’art. 160 legge fall. in tema di percentuale di pagamento da assicurare ai creditori chirografari; in proposito va precisato che, nel concordato con continuità aziendale, la percentuale offerta ai creditori chirografari deve essere oggetto di un vero e proprio impegno vincolante alla prestazione agli stessi offerta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 22 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Concordato con riserva - Rilascio del DURC - Presupposti
L’art. 5 del DM 30.1.2015 dispone che in caso di concordato in continuità aziendale di cui all’art. 186-bis l.f. l’impresa si considera regolare nel periodo intercorrente tra la pubblicazione del ricorso nel registro delle imprese e il decreto di omologazione a condizione che nel piano sia prevista l’integrale soddisfazione dei crediti Inps, Inail, Casse edili e dei relativi accessori di legge. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Concordato misto - Scissione parziale - Esdebitazione totale della società scissa che prosegue l'attività - Violazione dell'articolo 2506-quater c.c. - Sussistenza
Costituisce violazione dell'articolo 2506-quater c.c., ed è quindi carente del requisito della fattibilità giuridica, la proposta di concordato misto che preveda, da una parte, la liquidazione di determinati beni mediante attribuzione di essi alla società scissionaria e, dall'altra parte, il ritorno in bonis e la totale esdebitazione, quale immediato effetto della scissione, della società scissa in capo alla quale sia prevista la continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Scissione - Esdebitazione totale della società scissa in continuità - Violazione dell'articolo 2740 c.c. - Sussistenza
Viola l'art. 2740 c.c. una proposta concordataria che preveda l'esdebitazione totale a favore della società scissa, in capo alla quale sia prevista la continuità aziendale, ed il ritorno in bonis della stessa sin dal momento della conclusione dell'operazione di scissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Concordato misto - Devoluzione ai creditori solo di una parte dei proventi della continuità aziendale - Violazione del requisito della fattibilità giuridica - Sussistenza
Viola il requisito requisito della fattibilità giuridica la proposta di concordato misto che preveda la devoluzione in favore della procedura e, dunque, dei creditori, solo di una parte dei proventi derivanti dalla continuità aziendale, dal momento che una tale previsione contrasta con la ratio stessa dell'istituto, finalizzato, da un lato, a consentire il superamento della situazione di crisi dell'imprenditore e, dall'altro, il soddisfacimento dei creditori, come emerge dalla necessità che la relazione del professionista incaricato attesti che la prosecuzione dell'attività sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori rispetto alla alternativa liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Beneficio di previa escussione - Esclusione - Beneficium ordinis
L'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. (così come in precedenza l'articolo 2504-decies, comma 2), nella parte in cui prevede che, nel caso di scissione, "ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico" non riconosce un beneficio di previa escussione, poiché, nei casi in cui è previsto, tale beneficio è sempre riferito al patrimonio (artt. 563, 1944, 2268, 2304 c.c.) o al debitore da sottoporre ad esecuzione forzata (artt. 2393-bis e 2868 c.c.), mentre la norma in esame presuppone solo che i crediti da far valere siano rimasti insoddisfatti; la disposizione prevede, dunque, solo un beneficium ordinis, il quale presuppone esclusivamente la costituzione in mora del debitore (Cass., sez. III, 4 giugno 2009, n. 12896). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Determinazione della misura della garanzia patrimoniale - Esclusione - Determinazione della misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione - Responsabilità dell'intero debito della società cui il debito è trasferito o mantenuto - Responsabilità delle altre società nei limiti della quota di loro spettanza
Il limite, previsto dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. del "valore effettivo del patrimonio netto" assegnato o rimasto alla società escussa, definisce la misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione e non la misura della garanzia patrimoniale prestata dal debitore; ne consegue che ciascuna delle società risultanti dalla scissione può essere chiamata a rispondere solidalmente del passivo consolidato, ma solo la società cui il debito è trasferito o mantenuto ne risponde per intero, mentre le altre società ne rispondono solo nei limiti della quota di loro spettanza su quanto al momento della scissione era effettivamente disponibile per il soddisfacimento dei creditori, per cui è effettivamente possibile affermare che la norma tende a mantenere integre le garanzie dei creditori sociali e non certo ad accrescerle. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Responsabilità solidale - Sussistenza - Debitori solidali che rispondono in misura diversa della medesima prestazione
Le limitazioni previste dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c., per il caso di scissione ossia quella del beneficium ordinis e quella del limite di responsabilità, non escludono la solidarietà tra tutti i debitori, perché, come precisa l'articolo 1293 c.c., "la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse" e perché lo stesso articolo 2504-decies c.c. prevede espressamente la solidarietà tra debitori che per definizione rispondono in misura diversa della medesima prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Criterio della migliore soddisfazione dei creditori - Clausola generale applicabile a tutte le tipologie di concordato - Regole di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore - Atti non autorizzati - Revoca e valutazione del disvalore oggettivo dell'atto non autorizzato - Valutazione della migliore soddisfazione dei creditori - Fattispecie
Il criterio della migliore soddisfazione dei creditori (solo di recente espressamente codificato, sempre con specifico riguardo al concordato con continuità aziendale, oltre che dall'articolo 182-quinquies, comma 4, legge fall., anche nel primo comma del medesimo articolo, nonché nell'art. 186-bis), individua una sorta di clausola generale applicabile in via analogica a tutte le tipologie di concordato, ivi compreso quello meramente liquidatorio, quale regola di scrutinio della legittimità degli atti compiuti dal debitore ammesso alla procedura. Alla luce di tale criterio può agevolmente escludersi non solo che il compimento dell'atto non autorizzato conduca all'automatica revoca del concordato, ma anche che il disvalore oggettivo di tale atto (pregiudizio che esso arreca alla consistenza del patrimonio del debitore) sia ricavabile, sic et simpliciter, dalla violazione della regola della par condicio, essendo, per contro, ben possibile che il pagamento di crediti anteriori si risolva in un accrescimento, anziché in una diminuzione, della garanzia patrimoniale offerta ai creditori e tenda dunque all'obiettivo della loro migliore soddisfazione (si pensi, in via meramente esemplificativa, ai pagamenti di crediti di lavoro - che impedisce che sul capitale maturino ulteriormente interessi e rivalutazione monetaria - o ai pagamenti di utenze, eseguiti al fine di evitare l'interruzione dell'erogazione del servizio, di prestazioni di manutenzione, di spese legali sostenute per difendere i beni dalle pretese avanzate da terzi, che risultano volte, direttamente o indirettamente, conservare il valore del patrimonio aziendale, in modo da ricavarne un maggior prezzo in sede di liquidazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2016.


Concordato preventivo – Continuità Aziendale – Dilazione ultrannuale dei creditori privilegiati – Ammissibilità – Limiti
La dilazione ultrannuale dei creditori privilegiati nel concordato con continuità aziendale è consentita solo laddove i tempi di pagamento non risultino più lunghi di quelli che sarebbero necessari nell’alternativa liquidatoria, circostanza questa che deve essere attestata nella relazione ex art. 161, comma 3, legge fall.

Non ci si può invece spingere fino al punto di dover accettare il principio, che sembra presente nella giurisprudenza della Cassazione (sent. n. 10112 e 20388 del 2014 e n. 17461 del 2015), secondo cui l’entità del ritardo sarebbe discrezionalmente rimessa al debitore proponente, dal momento che si tratterebbe di soluzione suscettibile di prestarsi ad evidenti abusi. (Matteo Mengoni) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 08 Febbraio 2016.


Concordato preventivo – Continuità Aziendale – Dilazione ultrannuale dei creditori privilegiati – Voto – Misura
In caso di dilazione ultrannuale dei creditori privilegiati, non è l’entità della perdita subita per il ritardato pagamento (ultrannuale) a determinare la misura del voto.

Dall’art. 177, comma 2, seconda parte e comma 3, legge fall. non consegue infatti il principio dell’equivalenza tra ammontare del pregiudizio inteso come danno economico e voto, in quanto quest’ultimo è espresso per l’intero credito degradato al chirografo e non per la parte di questo che non trova soddisfacimento nella proposta. In realtà ciò che si desume dalla normativa citata è che il voto è parametrato a quella parte di credito il cui regime ordinario muta per effetto dell’ingresso del debitore nella procedura di concordato.

Ne consegue che così come in caso di pagamento in percentuale del credito privilegiato il creditore vota per l’intera parte di credito degradata al chirografo, perché è quella parte nella sua interezza che può essere oggetto di pagamento parziale, mentre non vota per la parte in privilegio e coperta dal valore del bene, in quanto per questa non può che esservi prospettiva di pagamento integrale; alla stessa stregua il creditore privilegiato con privilegio capiente deve essere chiamato a votare per l’intero credito se la proposta prevede il suo pagamento oltre l’anno, in quanto è il regime giuridico dell’intero credito che muta per effetto del concordato, non essendo applicata la disciplina comune sulla scadenza delle obbligazioni, ma quella speciale dettata per il concordato; se la proposta ne prevede invece la soddisfazione in parte entro l’anno e in parte oltre tale termine, l’entità del voto è parametrata alla parte dilazionata oltre l’anno, posto che la moratoria infrannuale non prevede il voto per espresso dettato legislativo. (Matteo Mengoni) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 08 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Risorse generate dalla continuità aziendale - Vincoli di cui agli articoli 2740 del 2741 c.c. - Esclusione
Le risorse provenienti dai ricavi generati dalla continuità aziendale non configurano un attivo patrimoniale vincolato alla distribuzione secondo i principi di cui agli articoli 2740 e 2741 c.c., dal momento che la irreversibile degradazione a rango chirografario della quota dei crediti privilegiati priva di capienza sui beni in relazione ai quali la prelazione insiste non appare suscettibile di reversione una volta che il debitore si sia avvalso della facoltà di soddisfare non integralmente i creditori prelatizi osservando i limiti apprestati dall'articolo 160, comma 2, legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 04 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Dilazione di pagamento superiore all'anno - Compensazione con il diritto di voto commisurato alla perdita economica sofferta per effetto del ritardo
L'orizzonte temporale di soddisfacimento in misura superiore all'anno può essere compensato con l'attribuzione del diritto di voto sulla proposta di concordato ai sensi dell'articolo 177, comma 3, legge fall., da commisurarsi in sede di adunanza alla perdita economica sofferta per effetto del ritardo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 04 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Caratteristiche - Applicazione alle ipotesi di affitto d'azienda e successiva cessione - Esclusione
Il concordato con continuità aziendale implica una sopportazione del rischio di impresa da parte dei creditori concorsuali, la quale può giustificarsi e sussistere solo nell'ipotesi in cui l'impresa sia gestita dall'imprenditore e la gestione continui a presentare dei parametri di aleatorietà per i creditori concordatari. Deve, pertanto, essere esclusa l'applicazione della disciplina del concordato con continuità aziendale qualora il piano preveda l'affitto dell'azienda quale strumento di transito verso il successivo trasferimento a terzi della stessa. (Nel caso di specie, il Tribunale, in applicazione della disciplina introdotta dal decreto legge 83 del 2015, ha ritenuto necessario che fosse assicurato ai creditori chirografari il soddisfacimento di almeno il 20% dei loro crediti). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 01 Febbraio 2016.


Concordato preventivo - Assunzione di una precisa obbligazione pecuniaria - Utilità specificatamente individuata ed economicamente valutabile
L'assunzione di una precisa obbligazione di natura pecuniaria consente di rispettare il principio di cui all'articolo 161 lett. e) legge fall., secondo il quale la proposta deve indicare l'utilità specificatamente individuata ed economicamente valutabile che il proponente si obbliga ad assicurare a ciascun creditore. (Nel caso di specie, l'offerta di pagamento di una percentuale pari al 16% del credito è stata considerata vincolante, trattandosi di concordato con continuità di risanamento in modo da consentire al professionista designato ed al tribunale di formulare, rispettivamente, un attestazione ed un giudizio di funzionalità della prosecuzione dell'impresa al migliore soddisfacimento dei creditori sulla base di un preciso parametro di confronto fra i flussi di cassa generati dalla prosecuzione dell'impresa, nel periodo interessato del piano di sviluppo industriale finanziario, e quelli che sarebbero generati nell'ipotesi in cui i beni non oggetto di cessione creditori venissero invece liquidati nell'ambito di una procedura concorsuale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 28 Gennaio 2016.


Concordato con continuità aziendale - Tempi di pagamento dei creditori - Creditori prededotti e con privilegio speciale sui beni non oggetto di liquidazione - Creditori chirografari
Soddisfa il disposto di cui all'articolo 186-bis legge fall. la proposta che preveda il pagamento non oltre l'anno dalla data del decreto di omologazione dei crediti prededotti e di quelli assistiti da una causa di prelazione sui beni non oggetto di liquidazione ed il pagamento dei creditori chirografari nella misura vincolante del 16% del credito entro la fine del 2020 termine finale della durata del piano di sviluppo industriale finanziario. Tale tempistica va, infatti, ritenuta compatibile con la funzione economica del concordato preventivo di risanamento consistente nella soluzione della crisi previa assicurazione del soddisfacimento di tutti i creditori in un lasso di tempo ragionevole. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 28 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Nomina del commissario giudiziale - Nomina di un collegio di commissari - Ammissibilità - Modalità di funzionamento - Perequazione del compenso
Nonostante l’art. 163, comma 2, n. 3), legge fall. faccia esplicito riferimento alla nomina di un solo commissario, tale norma non esclude la possibilità di nominare un organo avente struttura collegiale, la cui designazione deve quindi reputarsi non estranea al dettato normativo, specie in presenza di diverse norme che prevedono la possibilità per il giudice di avvalersi del contributo e dell’attività di organi tecnici collegiali, tra le quali norme vanno incluse quelle relative ad altre procedure concorsuali previste dall’ordinamento (cfr. la disciplina dettata in tema di esecuzione del concordato preventivo per cessione di beni, in tema di liquidazione coatta amministrativa, di dichiarazione dello stato di insolvenza ex lege n. 270/1999 e di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi). In coerenza con le norme suindicate, il collegio di commissari giudiziali deve adempiere alle proprie funzioni secondo la disciplina da esse prevista per il caso in cui venga disposta la nomina di un organo collegiale: deliberazione a maggioranza in caso di eventuale contrasto di opinioni; esercizio congiunto dei poteri di rappresentanza attraverso almeno due dei componenti del collegio (artt. 198, comma 2, legge fall.; 15 e 38 l. n. 270/1999). Va infine evidenziato che, in considerazione dell’effetto sinergico dell’attività svolta dai componenti del collegio, il compenso finale a quest’ultimo spettante, da determinare secondo i consueti criteri di legge, non può comunque superare quello previsto a favore di un unico commissario, dovendosi quindi procedere alla suddivisione dell’unico onorario complessivo, nella misura che verrà liquidata dal tribunale, per la quota di un terzo in favore di ciascun professionista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 28 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Concordato con assuntore - Effetti sulla qualificazione del concordato come liquidatorio, misto o con continuità aziendale - Rilevanza della presenza dell'assuntore esclusivamente sotto l'aspetto soggettivo del rapporto obbligatorio
Il concordato con assuntore previsto dall'art. 160, comma 1, lettera b) legge fall. non costituisce un tipo di concordato "diverso" rispetto al concordato con cessione dei beni o liquidatorio, al concordato con continuità aziendale o al concordato cd. misto, attendendo e riguardando l'assunzione solo l'aspetto soggettivo del rapporto obbligatorio (Cass. n. 22913/11), ovvero il soggetto che deve adempiere alle obbligazioni concordatarie - in via esclusiva in caso di accollo liberatorio o solidalmente con il debitore principale in caso di accollo cumulativo e quindi quale garante -, fermo restando che il concordato dovrà qualificarsi come liquidatorio se i beni sono ceduti ai fini liquidatori all'assuntore (cfr. Trib. Milano 16 febbraio 2008; Tribunale Novara 6 giugno 2011; Trib. Bologna 14 ottobre 2014), in continuità se ricorre l'ipotesi di cui all'art. 186-bis, comma 1, e precisamente la cessione o il conferimento dell'azienda in esercizio al terzo assuntore (cfr. Trib. Palermo 4 giugno 2014) o misto se ricorrono aspetti di entrambe le fattispecie; pertanto, anche il concordato con assuntore dovrà essere qualificato come liquidatorio o in continuità a seconda che l'obiettivo perseguito sia quello della liquidazione dei beni costituenti l'attivo concordatario o piuttosto la continuazione dell'attività aziendale attraverso l'intervento di un assuntore (cfr. Trib. Terni 30 dicembre 2010). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 18 Gennaio 2016.


Continuità aziendale - Caratteristiche natura - Prosecuzione oggettiva dell'attività - Affitto dell'azienda finalizzato al successivo trasferimento
Il segno distintivo del concordato con continuità aziendale va individuato nella oggettiva, e non soggettiva, continuazione del complesso produttivo, sia direttamente da parte dell'imprenditore, che indirettamente da parte di un terzo (affittuario, cessionario, conferitario), come del resto evidenziato dalla stessa formulazione della norma di cui all'art. 186-bis, comma 1, legge fall., la quale distingue tra prosecuzione dell'attività di impresa da parte del debitore e la cessione dell'azienda in esercizio ovvero il conferimento della stessa in esercizio in una o più società, così che la previsione dell'affitto come elemento del piano concordatario, ove sia finalizzato al successivo trasferimento dell'azienda, deve essere ricondotta nell'ambito dell'art. 186-bis legge fall. con conseguente applicazione della relativa specifica disciplina (cfr. Trib. Roma 24 marzo 2015 e 29 gennaio 2014; Trib. Reggio Emilia 21 ottobre 14; Trib. Rovereto 13 ottobre 14); in altri termini, il presupposto per la continuità è costituito da una "continuità aziendale" di tipo oggettivo più che soggettivo, in quanto ciò che in definitiva rileva è che l'azienda sia in esercizio, non importa se ad opera dello stesso imprenditore o di un terzo, tanto al momento dell'ammissione che all'atto del successivo trasferimento poiché non appare concretamente contestabile che il rischio di impresa continui comunque a gravare, seppure indirettamente, sul debitore in concordato e che l'andamento dell'attività incida quindi sulla fattibilità del piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 18 Gennaio 2016.


Concordato misto liquidatorio e con continuità aziendale - Disciplina applicabile - Disciplina della componente prevalente in termini economici e funzionali
Al concordato cd. "misto" deve essere applicata un'unica disciplina, corrispondente alla componente "prevalente" in termini economici e funzionali, soluzione, questa, preferibile anche alla luce delle recenti modifiche apportate dal d.l. 83/2015 all'art. 160 legge fall. in tema di percentuale di pagamento dei creditori chirografari da assicurare in caso di concordato liquidatorio, non apparendo infatti ragionevolmente sostenibile che la presenza di una componente liquidatoria, qualunque essa sia, anche irrisoria, faccia scattare l'obbligo del rispetto del citato requisito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 18 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Applicazione ai procedimenti pendenti delle modifiche di cui al d.l. 83/2015 - Interpretazione di "procedimenti introdotti" in data anteriore alle modifiche - Effetto prenotativo del deposito della domanda di concordato con riserva - Sussistenza
Per "procedimenti introdotti successivamente all'entrata in vigore" del d.l. 83/2015, devono intendersi indifferentemente i procedimenti di concordato preventivo iniziati con ricorso di cui all'articolo 161, comma 1, contenente la domanda di concordato pieno e quelli ex articolo 161, comma 6, legge fall. contenenti la domanda "in bianco", così che le modifiche di cui si riferisce la disposizione transitoria non potranno trovare applicazione in relazione ai procedimenti di concordato con riserva introdotti anteriormente all'entrata in vigore del citato decreto legge o della legge di conversione e ciò anche nell'ipotesi in cui la proposta e il piano siano stati depositati successivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 18 Gennaio 2016.


Concordato preventivo con continuità aziendale - Applicazione delle modifiche apportate all'articolo 182 l.f. dal d.l. 83/2015 - Esclusione
L'art. 182 legge fall., nella formulazione successiva all'entrata in vigore del d.l. 83/2015, pur essendo di immediata applicazione anche ai procedimenti di concordato preventivo pendenti in quanto non ancora omologati alla data di entrata in vigore del citato decreto legge, non è applicabile al concordato con continuità aziendale cd. indiretta e al concordato cd. misto con prevalenza della componente di continuità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 18 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Distinzione delle singole masse - Partecipazione di imprese con sede nel circondario dello stesso tribunale - Ammissibilità - Fattispecie - Conferimento delle aziende in società in accomandita semplice
La problematica in ordine all'ammissibilità del concordato di gruppo deve ritenersi limitata agli aspetti procedurali, con particolare riferimento alla conformazione del voto in sede di adunanza dei creditori ed alla competenza territoriale del tribunale; deve, pertanto, ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese dove vengano tenute distinte le attività e le passività di ogni singola impresa del gruppo, così da consentire ad ogni creditore di verificare la propria posizione creditoria e l'impatto della proposta sul soddisfacimento della stessa, e dove le società proponenti abbiano tutte sede nel circondario dello stesso tribunale e risultino altresì in possesso dei requisiti di cui all'articolo 1, comma 2, legge fall.

Nel caso di specie, le società proponenti il concordato hanno conferito le proprie aziende in una società in accomandita semplice costituita allo scopo di presentare un ricorso per concordato preventivo con conservazione e continuità dell'attività delle singole imprese; la costituzione di detta società è stata sottoposta alla condizione risolutiva della mancata definitiva omologazione del concordato e l'atto di conferimento di ogni azienda prevede espressamente il mantenimento dell'autonomia organizzativa e contabile di ciascuna di esse nonché l'acquisizione della partecipazione nella conferitaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 05 Gennaio 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Natura mista del piano concordatario - Soddisfacimento dei creditori in prevalenza con il ricavato dalla liquidazione
La natura "mista" del piano concordatario non esclude che il concordato debba essere comunque considerato con continuità aziendale, anche quando il soddisfacimento dei creditori avvenga in prevalenza con il ricavato della liquidazione di tutti i cespiti mobiliari o immobiliari che non risultino funzionali all'esercizio dell'impresa. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 23 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Cessione d'azienda - Accordo con le organizzazioni sindacali - Effetti
Nel caso di concordato con continuità aziendale, il solo accordo con le organizzazioni sindacali stipulato ai sensi dell’art. 47, comma 4 bis, lettera b-bis), legge 428/09, diversamente dall’accordo sindacale raggiunto ai sensi del comma 5 del medesimo art. 47 – applicabile alle procedure concorsuali aperte sotto il controllo di un’autorità pubblica ed aventi finalità meramente liquidatoria -, non può incidere né sulla continuazione del rapporto di lavoro, né sulla solidarietà tra cedente e cessionario previsti dall’art. 2112, commi 1 e 2, c.c.; infatti, la deroga all’art. 2112 c.c. consentita dal comma 4 bis b-bis) citato trova applicazione nei termini e con le limitazioni previste dall’accordo medesimo qualora il trasferimento riguardi aziende per le quali vi sia stata la dichiarazione di apertura della procedura di concordato preventivo e può incidere esclusivamente sulle modalità di esecuzione del rapporto di lavoro (mansioni, qualifica, orario lavoro, ecc.), essendo, invece, necessario l’accordo stipulato con il singolo lavoratore ex artt. 410-411 c.p.c. per incidere sui diritti allo stesso assicurati dai commi 1 e 2 dell’art. 2112. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 18 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Concordato Fiera Roma S.r.l. - Continuità diretta - Apporto di finanza esterna - Concordato sottoposto a condizione del verificarsi di eventi futuri ed incerti - Valutazione dell'asseveratore - Giudizio di verosimiglianza sulla futura realizzabilità degli eventi
Nell'ipotesi in cui la proposta di concordato preventivo preveda, come condizione per la riuscita del piano, l'avverarsi di eventi futuri ed incerti, questi dovranno essere compiutamente valutati dall'asseveratore, il quale dovrà esprimere un giudizio di verosimiglianza in ordine al fatto che quegli eventi possono in futuro realmente realizzarsi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Dicembre 2015.


Concordato preventivo - Sindacato del giudice - Limitazione alla fattibilità giuridica - Presupposto - Attestazione del professionista - Caratteristiche - Prognosi seria di adempimento - Formulazione di motivata idoneità del piano al raggiungimento dei risultati esposti dal debitore - Manifestazione dell'iter logico tecnico, metodologico e giuridico - Necessità
La limitazione del sindacato del giudice al solo profilo della fattibilità giuridica del piano e la devoluzione ai creditori del giudizio circa la sua fattibilità economica presuppongono e richiedono la sussistenza di una idonea preventiva attestazione di realizzabilità del piano nell'ambito della quale al professionista viene domandata una valutazione che, pur espressa secondo la propria perizia ed esperienza e pur articolandosi in una congettura, deve tuttavia esprimere una prognosi seria di adempimento nel raffronto tra le componenti essenziali del programma e la situazione economico-patrimoniale dell'impresa. Il giudizio da lui espresso si risolve, pertanto, in una formulazione di motivata idoneità del piano al raggiungimento di risultati esposti dal debitore ed in un'analisi di dettaglio che dia conto dei criteri usati, con la precisazione che, come per la veridicità dei dati aziendali, anche nella prognosi di fattibilità l'esperto deve indicare in modo non generico i tempi e i modi di raggiungimento del risultato prospettato e gli strumenti di verifica dell'obiettivo, rendendo manifesto l'iter logico tecnico, metodologico e giuridico seguito nei riscontri documentali, nelle sue attestazioni, nei suoi giudizi professionali e nelle sue conclusioni, non potendo egli limitarsi a recepire acriticamente i dati contabili dell'imprenditore ma dovendo effettuare una dinamica approfondita delle conclusioni valutative espresse nel piano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Attestazione del professionista - Caratteristiche
Nell'ambito di un concordato preventivo incentrato sulla cessione dei beni, il punto focale dell'attestazione del professionista è rappresentato dalla stima del presumibile valore di realizzo dei beni da liquidare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 25 Novembre 2015.


Concordato preventivo - Regola del pagamento del 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Natura di norma generale applicabile ad ogni tipo di concordato - Concordato con continuità aziendale - Eccezione
La nuova disposizione introdotta al quarto comma dell'articolo 160 legge fall., la quale prevede che la proposta di concordato deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari, ha natura di norma generale applicabile ad ogni tipo di concordato, fatta eccezione di quello con continuità aziendale di cui all'articolo 186-bis legge fall.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Pagamento del 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Interpretazione del termine pagamento - Soddisfazione - Equivalenza
Il termine "pagamento" contenuto nel nuovo quarto comma dell'articolo 160 legge fall., comma aggiunto dalla legge di conversione 6 agosto 2015 n. 132 del decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, deve essere inteso nel senso più generale di "soddisfazione". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Soglia minima del 20% dell'ammontare dei crediti chirografari - Eccezione per il concordato con continuità aziendale - Realizzazione della causa in concreto del concordato - Percentuale minima del 5%
L'eccezione alla regola generale contenuta nel nuovo quarto comma dell'articolo 160 legge fall., aggiunto dalla legge 6 agosto 2015 n. 132, che ha convertito il decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, secondo la quale la soglia minima del venti per cento di soddisfazione dell'ammontare dei crediti chirografari non si applica al concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186-bis legge fall., non consente comunque di proporre ai creditori una percentuale irrisoria; pertanto, affinché possa dirsi realizzata la causa in concreto del concordato, la percentuale prevista per la soddisfazione dei creditori chirografari non potrà essere inferiore al cinque per cento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato misto liquidatorio e con continuità aziendale - Disciplina applicabile - Soglia minima del 20% ai creditori chirografari - Criterio della prevalenza
Nell'ipotesi di concordato cd. misto, liquidatorio e con continuità aziendale, onde evitare il ricorso abusivo alla continuità aziendale al solo scopo di aggirare la regola della soglia minima di pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari, dovrà farsi applicazione del criterio della prevalenza, per cui si dovrà ritenere applicabile la regola di cui al quarto comma, primo periodo dell'art. 160 legge fall. ogni qual volta il ricavato dalla liquidazione dei beni estranei al segmento della continuità rappresenti la quota principale dell'attivo concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Indicazione dell'utilità che il debitore si obbliga ad assicurare a ciascun creditore - Promessa di una determinata percentuale del credito - Esclusione - Utilità ceduta i creditori - Misura della soddisfazione ottenibile - Distinzione
La nuova previsione di cui all'articolo 161, comma 2, lett. e) legge fall., secondo la quale il debitore che propone il concordato deve indicare le utilità che si obbliga ad assicurare a ciascun creditore, deve essere interpretata nel senso per cui l'oggetto dell'obbligazione non si risolve, salvo espressa indicazione in tal senso, in una individuata percentuale del credito, bensì nell'utilità assicurata ai creditori che in un concordato con cessione dei beni sarà costituita dai beni messi a disposizione, posto che una cosa è l'utilità ceduta, altra cosa è la misura della soddisfazione da essa ottenibile, rispetto alla quale, in assenza di espressa obbligazione in tal senso, non vi è impegno da parte del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Soglia del 20% ai creditori chirografari - Indicazione dell'utilità assicurata a ciascun creditore - Interpretazione del termine "assicurare" - Obbligo di garanzia - Esclusione - Mera previsione probabilistica - Esclusione - Proposta che appaia fondata del pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari
Le modifiche apportate dal decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015 n. 132, agli articoli della legge fallimentare 160, comma 4, (che prevede la soglia minima del venti per cento di pagamento dell'ammontare dei crediti chirografari) e 161, comma 2, lett. e), (secondo la quale il debitore che propone il concordato deve indicare le utilità che si obbliga ad assicurare a ciascun creditore), comportano che la soglia minima di accesso a qualsivoglia tipologia di concordato, con esclusione di quelli nei quali sia prevalente la continuità aziendale, non stia più nella previsione di un pagamento o soddisfazione di almeno il venti per cento dei crediti chirografari o di quelli privilegiati falcidiati, ma consista nella assicurazione di un tale livello di soddisfazione, con la precisazione che il termine "assicurare", pur non potendo essere inteso nel senso di "garantire", seppur relativo a valutazioni prognostiche, non si identifica con una mera previsione probabilistica; la disposizione contenuta nel quarto comma del citato articolo 161 deve, pertanto, essere letta nel senso che in ogni caso il debitore deve proporre "fondatamente" il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato con continuità aziendale - Formulazione della proposta - "Assicurazione" della percentuale di soddisfazione
Anche nel concordato con continuità aziendale, così come nel concordato in generale, la proposta, seppure non vincolata dalla soglia legale di accesso di cui all'articolo 160, comma 4, legge fall., deve essere formulata in termini di "assicurazione" della percentuale di soddisfazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Modifiche introdotte dalla l. 6 agosto 2015 n. 132 di conversione del d.l. 27 giugno 2015 n. 83 - Verifica del presupposto della assicurazione della percentuale minima offerta ai creditori - Giudizio di merito del tribunale sul requisito della assicurazione della percentuale offerta - Ammissibilità - Valutazione riservata ai creditori della concreta prospettiva realizzatoria
La necessità, conseguente alle modifiche introdotte dalla legge 6 agosto 2015 n. 132 di conversione del decreto-legge 27 giugno 2015 n. 83, di una formulazione della proposta concordataria in termini di "assicurazione" della percentuale offerta ai creditori e, quindi, in termini più certi rispetto a quelli di mera previsione che hanno caratterizzato la disciplina previgente, consente al tribunale di esprimere un giudizio di merito in ordine alla rispondenza della assicurazione data dal debitore alla concreta prospettiva realizzatoria, valutazione, quest'ultima, che attiene alla fattibilità economica della proposta e che dovrà essere attestata dal professionista ai sensi dell'articolo 161, comma 3, legge fall. e la cui valutazione finale compete ai creditori, anche nell'ipotesi in cui, nel corso della procedura, il commissario giudiziale offra ricostruzioni alternative e diverse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Scissione parziale post omologa - Ammissibilità - Oggetto della verifica del tribunale - Migliore soddisfazione dei creditori - Deroga all'articolo 2740 c.c. - Concorso della disciplina concorsuale e di quella societaria - Inammissibilità - Accoglimento della domanda subordinata di prosecuzione diretta dell'attività da parte dell'imprenditore
In linea di principio non vi è incompatibilità fra procedura concorsuale concordataria e operazione straordinaria di scissione societaria parziale da attuarsi successivamente alla omologazione.

Un tale piano, che preveda la prosecuzione dell’attività direttamente da parte dell'imprenditore sino alla omologazione e, successivamente, al verificarsi della ipotizzata scissione parziale, in capo alla società scissa, rientra, infatti, nell’ambito di applicazione dell’art. 186 bis l.f.

In tale ipotesi, spetta al tribunale verificare, in concreto, se il piano e la connessa attestazione dimostrino quella funzionalità alla migliore soddisfazione dei creditori che costituisce ragione giustificativa della scelta concordataria con continuità aziendale.

L’operazione di scissione parziale proporzionale inserita nel piano di concordato preventivo rappresenta una evidente deroga all’art. 2740 c.c. che non comporta semplicemente la prevalenza della disciplina concorsuale su quella societaria, ma un concorso integrativo fra le due discipline, con particolare riferimento alla responsabilità solidale sussidiaria proporzionale di cui all’art. 2506-quater c.c. ed a quella delle opposizioni dei creditori di cui all’art. 2503 c.c. (richiamato dall’art. 2506-ter c.c.), non potendosi ritenere assorbite dalla diversa – quanto a finalità e presupposti - opposizione endoconcorsuale di cui all’art. 180 l.f.

La dichiarazione di inammissibilità della proposta concordataria formulata in via principale e fondata su di una continuità mediante scissione societaria post omologa (mirante di fatto alla creazione di una società beneficiaria “di liquidazione” separata dalla società scissa destinata a proseguire il core business aziendale) non impedisce l’ammissione alla procedura concordataria avanzata in via subordinata e fondata sulla prosecuzione diretta della medesima attività da parte della debitrice, purchè di essa sia comunque prodotto il relativo business plan e sia fornita autonoma asseverazione. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 29 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Inammissibilità - Ragioni - Fattispecie
Allo stato attuale della legislazione, non può ritenersi ammissibile il concordato di un gruppo di imprese, posto che: i) la competenza territoriale del tribunale fallimentare stabilita dagli articoli 9, 161 e 195 L.F. ha natura inderogabile; ii) il concordato deve riguardare individualmente le singole società del gruppo; iii) il concordato preventivo della società non si estende ai soci illimitatamente responsabili, i quali beneficiano soltanto dell'effetto esdebitatorio, ai sensi dell'articolo 184, comma 2, L.F. unicamente per i debiti sociali, non per quelli personali di ciascuno di loro; iv) in presenza di un concordato di diverse società legate da rapporti di controllo, anche ove soggette a direzione unitaria, occorre tenere distinte le masse attive e passive, le quali conservano la loro autonomia giuridica, dovendo restare separate le posizioni debitorie e creditorie delle singole società; v) sul piano procedimentale, le maggioranze per l'approvazione del concordato devono essere calcolate in riferimento alle singole imprese del gruppo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2015, n. 20559.


Concordato preventivo – Continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. – Attestazione della fattibilità del piano condizionata – Ammissibilità
Nell’ambito di un concordato preventivo in continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall., deve ritenersi ammissibile l’attestazione di fattibilità del piano condizionata alla permanente vigenza di un rapporto negoziale in corso (nella fattispecie, accordo di programma stipulato con il Comune per il quale, peraltro, l’Ente risultava aver avviato il procedimento di decadenza). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 07 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Destinazione dell'utile generato dalla prosecuzione dell'attività - Rispetto dell'ordine delle cause legittime di prelazione - Criterio generale della migliore soddisfazione dei creditori
Nel concordato preventivo con continuità aziendale, una volta assicurato al creditore privilegiato il soddisfacimento che lo stesso può ottenere in sede fallimentare dalla liquidazione del bene su cui grava il privilegio, l'utile generato dalla prosecuzione dell'attività di impresa, il quale costituisce, quindi, un beneficio aggiuntivo, può essere liberamente distribuito tra i creditori chirografari anche qualora i creditori privilegiati non abbiano ottenuto l'integrale soddisfazione; non consentire tale possibilità argomentando con l'inammissibilità della proposta che preveda la violazione dell'ordine delle cause di prelazione, significherebbe, infatti, imporre ai creditori una soluzione per loro pregiudizievole, evidentemente contraria al principio della migliore soddisfazione che, nel concordato con continuità aziendale, deve considerarsi un criterio interpretativo di carattere generale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 07 Ottobre 2015.


Concordato preventivo - Divieto di alterazione dell'ordine delle cause di prelazione - Principio di ordine pubblico - Esclusione - Deroghe - Transazione fiscale - Stralcio dei creditori privilegiati di cui all'articolo 160, comma 2, l.f. - Pagamento di crediti anteriori per prestazioni di beni e servizi ex articolo 182-quinquies, comma 4, l.f.
Il divieto di alterazione dell'ordine delle cause legittime di prelazione non è un principio di ordine pubblico, dal momento che il legislatore ne ha prevista la possibilità di deroga nell'istituto della transazione fiscale di cui all'articolo 182-ter, comma 1, secondo periodo, legge fall.

A sostegno di tale assunto vi è anche la disposizione di cui all'articolo 160, comma 2, legge fall., la quale àncora la misura dello stralcio dei creditori privilegiati e il divieto di alterazione delle dell'ordine delle cause legittime di prelazione con riferimento a quanto ricavato dalla liquidazione fallimentare e non anche a tutte le alternative concretamente praticabili.

Il principio della migliore soddisfazione dei creditori può considerarsi un principio di carattere generale che nel concordato con continuità aziendale consente al debitore di pagare i crediti anteriori per prestazioni di beni e servizi anche quando si tratti di crediti chirografari e vi siano crediti privilegiati che dovrebbero essere soddisfatti prima ed integralmente (182-quinquies, comma 4, legge fall.).

Detto principio appare, pertanto, di applicazione più ampia e tale da giustificare un'alterazione dell'ordine delle cause legittime di prelazione non solo nell'ipotesi di prestazioni essenziali alla prosecuzione dell'attività, ma anche in tutti casi in cui il pagamento di un credito di rango inferiore comporti una soddisfazione migliore per gli altri creditori, cosicché il mandato pagamento si tradurrebbe per questi in un pregiudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 07 Ottobre 2015.


Concordato preventivo – Affitto d’azienda anteriore al deposito della domanda di concordato – Carattere liquidatorio del concordato – Sussistenza
La stipula di un contratto di affitto d’azienda da parte della società concordataria anteriormente al deposito della domanda di concordato che preveda una scadenza ben precisa ed una clausola in forza della quale gli organi della procedura possono in ogni momento provocarne lo scioglimento, non snatura il carattere liquidatorio del concordato, essendo funzionale ad impedire la perdita dell’avviamento aziendale e a renderne, quindi, più agevole, la vendita (v. Tribunale di Ravenna, sez. fallimentare, 29 ottobre 2013). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 01 Ottobre 2015.


Concordato preventivo in continuità diretta - Prosecuzione automatica dei contratti pubblici pendenti - Non necessità di autorizzazione del Tribunale
Quando è prospettato un concordato con continuità diretta, durante il tempo del concordato in bianco concesso ai sensi dell’art.161, comma 6, l.f., i contratti pubblici in essere al tempo del deposito della domanda proseguono senza necessità di autorizzazione alcuna da parte del tribunale in applicazione del terzo comma dell’art. 186 bis l.f. a mente del quale i contratti in corso di esecuzione alla data di deposito del ricorso, anche stipulati con pubbliche amministrazioni, non si risolvono per effetto dell'apertura della procedura. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 10 Settembre 2015.


Concordato preventivo in continuità diretta - Prosecuzione automatica dei contratti pubblici - Necessità di autorizzazione del tribunale unicamente per l’affidamento di nuovi contratti
L’autorizzazione di cui al IV comma dell’art. 186 bis l.f. è prevista per la partecipazione dell’imprenditore - che ha proposto domanda di concordato in bianco - a procedure di affidamento di contratti pubblici e non per la prosecuzione dei contratti pubblici pendenti. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 10 Settembre 2015.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Valutazione del giudice del merito sulla base della relazione giurata ex articolo 160, comma 2, L.F. - Quantificazione della perdita economica conseguente al ritardo - Computo degli interessi
In materia di concordato preventivo, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei creditori privilegiati, sicché l'adempimento con una tempistica superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura (e della liquidazione, in caso di concordato cosiddetto "liquidativo") equivale a soddisfazione non integrale degli stessi in ragione della perdita economica conseguente al ritardo, rispetto ai tempi "normali", con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti; la determinazione in concreto di tale perdita, rilevante ai fini del computo del voto ex art. 177, terzo comma, l.f., costituisce un accertamento in fatto che il giudice di merito deve compiere alla luce della relazione giurata ex art. 160, secondo comma, l.f., tenendo conto degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati in ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli artt. 54 e 55 l.f. (richiamata dall'art. 169 l.f.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Settembre 2015, n. 17461.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Attestazione del professionista - Requisiti
La domanda di concordato che si basi anche solo in parte sulla continuazione dell'attività di impresa deve essere corredata dalla attestazione del professionista di cui all'articolo 186-bis, comma 2, lett. b) legge fall. che la prosecuzione dell'attività di impresa è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 31 Agosto 2015.


Concordato con continuità aziendale - Prosecuzione dell'attività di impresa e assunzione del relativo rischio
Per concordato con continuità aziendale deve intendersi quel concordato strutturato su un piano aziendale che preveda, in qualsiasi prospettiva, la prosecuzione dell'attività di impresa e quindi la assunzione del relativo rischio. (Nel caso di specie, è stato ritenuto caratterizzato da continuità aziendale il piano concordatario che prevedeva il completamento di alcuni immobili e la loro successiva collocazione sul mercato). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 31 Agosto 2015.


Continuità aziendale - Presupposti - Continuità diretta - Necessità
La continuità di cui all'articolo 186-bis legge fall. deve essere intesa esclusivamente come continuità diretta; a tale conclusione è possibile pervenire in forza dell'argomento testuale di cui al primo comma dell'articolo citato nonché della mancanza di riferimento all'affittuaria nel terzo comma, laddove sono menzionate come beneficiarie della continuazione dei contratti con la pubblica amministrazione solo le società cessionarie o conferitarie dell'azienda. (Paola Cuzzocrea) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 04 Agosto 2015.


Concordato preventivo - Concordato misto - Cessione dei beni ai creditori - Alienazione a soggetti indeterminati - Procedura competitiva - Concordato chiuso - Predeterminazione dell'acquirente e del prezzo di vendita dei beni
In tutti i casi nei quali il piano concordatario si basa sull'offerta ai creditori anche solo di una parte del patrimonio, attraverso una successiva alienazione a soggetti indeterminati, la sua qualificazione (o riqualificazione, comunque di competenza del tribunale) non può che essere in termini di concordato con cessione dei beni ai creditori, ossia di messa a disposizione dei creditori stessi di uno o più beni affinché la liquidazione avvenga con procedura competitiva. Tale qualificazione può essere esclusa solo ricorrendo allo schema del cd. concordato chiuso, modalità di liquidazione dei beni parimenti ammissibile caratterizzata dalla predeterminazione in sede di proposta sia dell'acquirente sia del prezzo di vendita. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Cessione dei beni - Trasferimento della proprietà in favore dei creditori - Esclusione - Mandato irrevocabile all'organo liquidatorio
La cessio bonorum non comporta alcun trasferimento immediato della proprietà dei beni in favore dei creditori e attribuisce soltanto all'organo liquidatorio della procedura la legittimazione a disporne secondo lo schema del mandato irrevocabile in quanto conferito anche nell'interesse dei terzi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Concordato misto con continuità aziendale e con cessione di beni - Compatibilità delle due diverse discipline
Le diverse discipline previste per il concordato in continuità aziendale e per il concordato con cessione dei beni sono fra loro compatibili, pur assolvendo a differenti funzioni sul piano economico-sociale, ben potendo coesistere, accanto al proponente il concordato che continua a condurre l'azienda, la figura di un liquidatore designato dal tribunale con il compito ben definito e circoscritto di procedere alla vendita dei beni il cui controvalore è stato messo a disposizione dei creditori, senza assumere in alcun modo anche l'onere della gestione dell'impresa, rimessa in ogni suo profilo ai soggetti titolari secondo le regole comuni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Liquidazione dell'attivo - Natura delle vendite - Vendite di natura privatistica - Problemi di compatibilità con il meccanismo della purgazione giudiziale
La collocazione delle vendite esclusivamente nell'ottica dell'autonomia privata del proponente il concordato solleva gravi problemi di compatibilità, soprattutto con riferimento al meccanismo della purgazione giudiziale dei beni ipotecati di cui all'articolo art. 108, comma 2, L.F. (norma espressamente richiamata dall'art. 182 ma non anche dall'art. 186-bis L.F.), tanto più ove il debitore abbia omesso di indicare procedure specifiche di gara finalizzate alla miglior liquidazione dei beni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 31 Luglio 2015.


Concordato con continuità aziendale - Omologa - Ritorno in bonis della società - Poteri autorizzativi del tribunale - Esclusione
Una volta omologato il concordato con continuità aziendale, la società torna in bonis ed è "restituita" all'organo gestorio, il quale deve operare nel rispetto del piano; in questa fase, il tribunale non è munito di poteri autorizzativi ed il suo ruolo è limitato al controllo, tramite il commissario giudiziale, dell'attività gestoria svolta dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 16 Luglio 2015.


Concordato con continuità aziendale - Omologazione - Informazioni disponibili ai terzi - Non necessità della permanenza nel registro imprese del richiamo alla pendenza della procedura di concordato - Provvedimento che dia atto della chiusura ex articolo 181 L.F. durante la fase di esecuzione - Ammissibilità
Una volta che il concordato con continuità aziendale sia stato omologato, i terzi che vengono in contatto con la società tornata in bonis hanno a disposizione informazioni molto più efficaci e dettagliate rispetto al mero dato formale relativo alla apertura o chiusura della procedura; essi possono, infatti, prendere visione del decreto di omologa pubblicato nel registro delle imprese, il quale specifica gli obblighi informativi a carico della società ed il controllo del commissario giudiziale e del tribunale; possono, inoltre, qualora siano portatori di un interesse concreto e tutelabile, chiedere informazioni al commissario in ordine alla tenuta del piano ed anche esaminare i bilanci della società, la quale, dopo l'omologa del concordato con continuità, deve tornare ad operare in equilibrio finanziario in ragione del venir meno dell'esenzione di cui all'articolo 182-sexies L.F. Il complesso di informazioni disponibili ai terzi rende, pertanto, ultroneo il permanere del richiamo, nel registro delle imprese, alla pendenza della procedura di concordato preventivo, per cui la società può chiedere al tribunale l'emissione di un provvedimento che dia atto della chiusura del procedimento di concordato ai sensi dell'articolo 181 L.F. anche nel caso in cui ne sia ancora in atto l'esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 16 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Assenza di cessione dei beni ai creditori - Impegno vincolante al pagamento delle percentuali offerte nei tempi stabiliti
Qualora il concordato sia caratterizzato essenzialmente dalla continuità aziendale ed in essa non sia ravvisabile la causa della cessione dei beni ai creditori secondo la tipologia contrattuale di cui agli articoli 1977 e seguenti c.c., la proposta assume i connotati di un vero e proprio impegno vincolante al pagamento delle percentuali in essa indicate nel termine stabilito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Soddisfazione dei creditori chirografari - Causa concreta del concordato - Apprezzamento in concreto - Necessità
L'idoneità della percentuale di soddisfazione offerta ai creditori chirografari a soddisfare la causa concreta del concordato deve essere apprezzata in concreto, sulla base delle peculiarità dello specifico regolamento negoziale e dell'assetto di interessi effettivamente perseguito dalle parti; non può, pertanto, condividersi l'interpretazione secondo la quale il vizio di causa in questione sarebbe ravvisabile tutte le volte in cui la soddisfazione dei suddetti creditori sia inferiore al 5%. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Rilascio del DURC - Rifiuto da parte dell'Inps a causa del pagamento non integrale del credito previdenziale - Illegittimità
L'Inps non può rifiutarsi di rilasciare il DURC adducendo la mancata previsione, nel piano di concordato con continuità aziendale, dell'integrale pagamento dei crediti previdenziali, posto che di essi è ammissibile di pagamento non integrale ai sensi degli articoli 160, comma 2, e 186 bis, comma 2, legge fall.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 01 Luglio 2015.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca - Norma eccezionale applicabile solo concordato con continuità aziendale - Applicazione al concordato liquidatorio - Esclusione
La norma contenuta nell'art. 186 bis, comma 2, lettera c) L.F., che consente la previsione, nel piano concordatario, di una moratoria sino ad un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ha natura eccezionale e si giustifica con la peculiarità, tipica del concordato in continuità, della prosecuzione dell'attività commerciale, la quale giustifica il sacrificio degli interessi dei creditori prelazionari. Detta moratoria non è, quindi, applicabile al concordato liquidatorio nel quale vige, invece, il principio generale che impone al debitore di prevedere l'immediata cessione dei propri beni con effetto dalla data di omologazione del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 26 Maggio 2015.


Continuità aziendale - Cessazione dell'attività di impresa - Incompatibilità
Una volta che sia cessata l'attività di impresa non è più possibile accedere al concordato con continuità aziendale, istituto, questo, che riconosce al debitore una serie di tutele volte a favorire il tempestivo ricorso alla soluzione negoziata della crisi allo scopo di evitare che l'azienda si trovi in condizioni di dover cessare definitivamente l'attività e di disperdere valori quali avviamento, ordini e commesse di rilevante entità. (Paola Castagnoli) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 20 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca - Norma eccezionale applicabile solo concordato con continuità aziendale - Applicazione al concordato liquidatorio - Esclusione - Fattispecie in tema di contratto di rent to buy
La norma contenuta nell'art. 186 bis, comma 2, lettera c) L.F., che consente la previsione, nel piano concordatario, di una moratoria sino ad un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, ha natura eccezionale e si giustifica con la peculiarità, tipica del concordato in continuità, della prosecuzione dell'attività commerciale, la quale giustifica il sacrificio degli interessi dei creditori prelazionari. Detta moratoria non è, quindi, applicabile al concordato liquidatorio nel quale vige, invece, il principio generale che impone al debitore di prevedere l'immediata cessione dei propri beni con effetto dalla data di omologazione del concordato. (Nel caso di specie, il Tribunale ha prospettato profili di inammissibilità della proposta basata su un contratto di rent to buy che attribuiva al contraente la facoltà di acquistare il bene due anni dopo l'omologazione e che comportava, pertanto, una moratoria superiore ad un anno nel pagamento dei creditori con diritto di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 15 Maggio 2015.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Liquidazione beni non funzionali all’esercizio dell’impresa – Procedure competitive – Inapplicabilità
Nel concordato in continuità non è applicabile l’art. 182, comma 5, L.F. laddove impone per la dismissione dei beni l’adozione di procedura competitiva. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 05 Maggio 2015.


Concordato preventivo - Concordato misto - Continuità aziendale e liquidazione di elementi dell'impresa - Applicazione della disciplina più confacente alle varie parti del piano
Al concordato c.d. misto, il quale preveda cioè sia la continuità aziendale sia la liquidazione di determinati elementi dell'impresa, deve essere applicata la disciplina volta a volta più confacente con la porzione di piano concordatario che viene in esame, a seconda della causa concreta perseguita dal debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 28 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Adempimento di contratto sottoposto a condizione sospensiva - Valutazione prognostica dell'attestatore in ordine alla possibilità di avveramento della condizione - Necessità
Qualora la proposta di concordato sia basata su di un contratto preliminare di cessione dell'azienda il cui adempimento sia sottoposto a determinate condizioni sospensive, l'attestatore è tenuto ad esprimere una prognosi circa la possibilità di avveramento di dette condizioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 27 Aprile 2015.


Concordato con continuità aziendale - Previsione di cessione dei beni ai creditori - Applicazione della disciplina del piano concordatario prevalente - Integrazione
Al concordato cd. misto, che preveda cioè sia la continuità aziendale sia la cessione di determinati beni ai creditori, dovrà essere applicata la disciplina del piano concordatario prevalente, con possibilità di applicazione congiunta delle due discipline ove non incompatibili secondo il criterio della integrazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 Aprile 2015.


Continuità aziendale e cessione dei beni - Concordato misto - Nomina del liquidatore - Necessità
La possibilità, data dall'articolo 186 bis L.F., di proporre un concordato che si fondi sulla continuità aziendale in capo alla stessa società proponente è coniugabile con la necessità, posta dall'articolo 182 L.F. per i casi di concordato con cessione dei beni, di nominare un liquidatore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Scissione societaria - Responsabilità solidale della beneficiaria ex art. 2506-quater c.c. - Natura sussidiaria della responsabilità - Effetti
La responsabilità solidale della società beneficiaria della scissione nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato (art. 2506-quater, comma 3, c.c.) è di natura meramente sussidiaria (limitata ai soli debiti non soddisfatti dalla società cui fanno carico), e, come tale, non concretamente azionabile parte dei creditori concordatari nell'ambito di un piano ove alla società beneficiaria della scissione sia attribuito un ramo di azienda produttivo di flussi finanziari da restituire alla società proponente il concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 09 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Continuità indiretta - Continuità aziendale - Sussistenza - Elemento rilevante costituito dalla continuazione della vita dell'azienda
A seguito dell'introduzione dell'articolo 186 bis L.F., anche il concordato cd. con continuità indiretta è ascrivibile alla categoria del concordato con continuità aziendale, dovendosi avere riguardo alla continuazione della vita dell'azienda sia che avvenga in capo all'originario imprenditore sia che avvenga in capo a terzi affittuari o acquirenti. Da ciò consegue che le operazioni straordinarie (cessione, affitto, conferimento aziendale), seppure volte ad un mutamento della originaria compagine aziendale, non possono dirsi prive del requisito della continuità sotto forma di risanamento traslativo indiretto, che pure è ricompreso nel concetto della continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Marzo 2015.


Concordato con continuità indiretta - Affitto e successiva cessione dell'azienda - Fattibilità del piano - Contenuto della prestazione - Idoneità dell'affittuario - Elementi di valutazione - Piano industriale e durata
Nel concordato con continuità indiretta perseguito mediante l'affitto e successivamente la cessione dell'azienda, ove la fattibilità del piano dipende dai flussi derivanti dal pagamento dei canoni e del prezzo di acquisto dell'azienda, il contenuto dell'attestazione dovrà incentrarsi sull'idoneità dell'affittuario e promissario acquirente a fare fronte ai propri impegni grazie non solo il patrimonio di cui dispone o alle garanzie su cui è in grado di fare affidamento, ma anche sulla realizzazione di un adeguato piano industriale, il cui orizzonte temporale dovrà essere perlomeno coincidente con la data in cui avrà luogo il trasferimento a terzi dell'azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Marzo 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Affitto di azienda - Continuità diretta ed indiretta - Applicazione della disciplina sulla continuità aziendale anche nell'ipotesi di continuità indiretta
La nozione di continuità aziendale, così come definita espressamente dall’art. 186 bis L.F., ricomprende sia la fattispecie della cd. continuità diretta dell'attività in capo all’imprenditore, sia quella della continuità indiretta attuata mediante cessione o conferimento a terzi dell’azienda in esercizio. Pertanto, l’affitto stipulato prima della presentazione della domanda di concordato, come quello da stipularsi in corso di procedura concordataria non è, ove vi sia la previsione di successiva cessione dell’azienda in esercizio, di ostacolo all’applicabilità della disciplina tipica del concordato in continuità, essendo l’affitto un mero strumento giuridico ed economico finalizzato proprio ad evitare una perdita di funzionalità ed efficienza dell’intero complesso aziendale in vista di un suo successivo passaggio a terzi. L’affitto d’azienda che persegua la finalità di mantenere in vita, di continuare, appunto, l’attività d’impresa, non è altro che uno “strumento ponte” per giungere alla cessione o al conferimento della stessa senza il rischio della perdita dei valori intrinseci - primo fra tutti l’avviamento - che un suo arresto, anche solo momentaneo, produrrebbe in modo irreversibile. L'affitto d’azienda rappresenta, quindi, uno strumento compatibile, essenziale e funzionale al raggiungimento degli obiettivi sottesi, da un lato della conservazione dell’impresa, e dall’altro al miglior soddisfacimento del ceto creditorio.
Lo spartiacque fra il concordato liquidatorio e quello in continuità deve, pertanto, essere individuato nell'oggettiva, e non soggettiva, continuazione del complesso produttivo, sia direttamente da parte dell’imprenditore, che indirettamente da parte di un terzo (affittuario, cessionario, conferitario), con conseguente applicazione della specifica disciplina, in termini di benefici e oneri. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 10 Marzo 2015.


Concordato preventivo - Concordato in continuità - Concordato misto - Liquidatore giudiziale - Nomina - Esclusione
Se nella proposta di concordato è prevista, in caso di omologazione, la nomina di un procuratore invece del liquidatore giudiziale per la vendita dei beni immobili e tale proposta rispetta i requisiti di legge e viene approvata dai creditori, in capo al Tribunale non residuano margini di intervento, dovendosi, in tal caso, ritenere disapplicato il modello legale di cui all’art. 182 L.F. a prescindere da ogni valutazione circa l’applicabilità di quest’ultima norma in caso di concordato in continuità. (Francesco Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Isernia, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Scissione societaria - Ammissibilità
La legittimità della scissione societaria come strumento di attuazione di un concordato preventivo è suffragata da una pluralità di dati normativi: l'attuale dettato dell'articolo 2506 c.c., il quale non preclude più la possibilità di scindere una società sottoposta a procedura concorsuale, a differenza di quanto disposto dal testo anteriore alla riforma del diritto societario del 2003; le disposizioni dell'articolo 160, comma 1, L.F., che consentono espressamente di promuovere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei creditori attraverso qualsiasi forma, anche mediante operazioni straordinarie; l'art. 186-bis L.F., la cui ratio è rappresentata dalla tutela della continuità aziendale, continuità alla quale è funzionale la scissione (articolo 2506, commi 1 e 3, c.c.), strumento idoneo per il conseguimento degli obiettivi economici della fattispecie elencate in modo espresso dall'art. 186-bis L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Rilevanza della continuità successiva alla omologazione
Poiché, a norma dell'articolo 186-bis L.F., la continuità deve essere prevista nel piano, che è strumento di attuazione della proposta, si deve ritenere che la continuità al servizio dell'adempimento della stessa sia quella successiva al decreto di omologazione, prima del quale l'impresa è in continuità tutte le volte in cui l'attività prosegue  laddove la tutela dei creditori è affidata al regime delle autorizzazioni di competenza del tribunale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Scissione societaria - Requisito della continuità aziendale - Assunzione di responsabilità per l'adempimento della proposta
Nel concordato preventivo che utilizzi la scissione societaria come modalità di esecuzione della proposta concordataria, la possibilità di considerare il concordato come in continuità aziendale è subordinata alla circostanza che la società scissa o scissionaria che prosegue l'attività di impresa assuma, nei confronti del ceto creditorio, la responsabilità per l'adempimento della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Cessione parziale del patrimonio del debitore - Ammissibilità
Nel concordato preventivo con continuità aziendale è ammissibile la cessione anche parziale del patrimonio del debitore, senza che ciò costituisca violazione dell'articolo 2740 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Scissione societaria - Previsione di responsabilità solidale delle società risultanti dalla scissione dei limiti del valore effettivo del patrimonio assegnato o rimasto - Clausola di salvaguardia in applicazione dell'articolo 2740 c.c.
Con l'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. il legislatore, mediante la previsione secondo la quale ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico, ha introdotto una clausola di salvaguardia che costituisce diretta applicazione dell'articolo 2740 c.c., la quale comporta che tutte le società coinvolte nella scissione siano garanti in via sussidiaria di quella alla quale il debito è stato trasferito, sia pure nei limiti specificati dalla norma del valore effettivo del patrimonio netto a ciascuna società trasferito o rimasto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Fattibilità del piano concordatario - Esperimento ed esito di azioni revocatorie - Valutazione prognostica riservata ai creditori
In tema di valutazione della fattibilità del piano concordatario, l'ipotesi di avveramento del c.d. worst case rappresentato dal mancato pagamento dei creditori chirografari per effetto dell'accoglimento delle azioni revocatorie, implica una valutazione prognostica in ordine alla fattibilità della proposta con specifico riferimento alla misura di soddisfacimento dei crediti, valutazione di esclusiva competenza dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato preventivo - Scissione societaria - Descrizione contenuta della proposta - Informazione dei creditori - Individuazione delle concrete modalità operative demandate alla fase esecutiva sotto la vigilanza degli organi della procedura
Non osta alla omologazione del concordato preventivo la circostanza che la scissione attraverso la quale dovrà essere eseguito il piano non sia stata compiutamente definita dal proponente, posto che la condizione essenziale, al fine di ritenere rispettato il diritto di informazione dei creditori, è che l'operazione di scissione sia stata contemplata nella proposta concordataria e descritta nelle sue linee essenziali, ben potendo le concrete modalità operative essere delineate nella fase esecutiva sotto la vigilanza degli organi della procedura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Concordato con continuità aziendale diretta - Esecuzione - Riacquisto del debitore della disponibilità e gestione del patrimonio - Autorizzazione del giudice delegato - Esclusione
Dopo l’omologa (tranne che nell’ipotesi di concordato con cessione di beni), con il venir meno della procedura ai sensi dell’art. 181 l.fall., viene meno ogni limitazione, ed il debitore riacquista la piena disponibilità nella gestione del suo patrimonio. Tale effetto si coglie appieno proprio nei concordati con continuità aziendale diretta, ove l’attività continua sotto la direzione e il controllo dello stesso imprenditore, il quale può compiere qualsiasi tipo di atto senza necessità di autorizzazione, con l’unico limite di indirizzare l’attività d’impresa alla realizzazione del piano. Da ciò deriva la carenza di legittimazione del giudice delegato a pronunciarsi sul merito della richiesta di autorizzazione al compimento dei vari atti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Febbraio 2015.


Concordato con continuità aziendale diretta - Garanzia ai creditori di una percentuale certa - Necessità
Nel concordato con continuità aziendale diretta, il debitore deve sempre garantire ai creditori (quando sia prevista una soddisfazione in termini monetari) una percentuale certa, non potendosi ritenere ammissibile una proposta che prometta genericamente di soddisfare i creditori, consentendo nel contempo al debitore di mantenere la titolarità dei beni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Febbraio 2015.


Concordato con continuità aziendale - Concordato con garanzia - Obbligo di assicurare ai creditori una percentuale certa di soddisfazione - Controllo del commissario giudiziale
Il concordato con continuità aziendale è generalmente catalogabile come concordato con garanzia, con obbligo del debitore di assicurare ai creditori una percentuale certa di soddisfazione dei loro crediti e con potere di controllo del commissario in relazione al pagamento nei termini della percentuale concordataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Febbraio 2015.


Concordato con continuità aziendale - Controllo del commissario giudiziale - Controllo in ordine al periodo precedente il termine per l'adempimento - Controllo del rispetto delle previsioni del piano - Controllo sull'andamento della gestione - Controllo in vista del rischio di inadempimento della proposta
Nel concordato con continuità aziendale, ove le risorse per il pagamento dei creditori derivano solitamente dagli utili della continuazione dell’attività d’impresa, il controllo del commissario non può limitarsi alla verifica del corretto adempimento della proposta, avuto esclusivo riguardo al momento in cui è previsto il pagamento dei creditori, ma può e deve estendersi anche al periodo precedente il termine previsto per l’adempimento e riguardare il rispetto delle previsioni del piano e ciò in quanto un andamento della gestione disallineato, in negativo, dalle previsioni del piano, avrebbe delle conseguenze dirette ed immediate sulle sorti della proposta. Il commissario deve, pertanto, verificare che l’andamento economico dell'impresa sia in linea con quanto previsto dal piano ed omologato dal tribunale, che non vengano compiuti atti gestionali estranei alle previsioni del piano omologato che prospettino come probabile, se non certo, il futuro inadempimento della proposta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Febbraio 2015.


Concordato con continuità aziendale - Ragionevole previsione di inadempimento - Pronuncia della risoluzione prima della scadenza del termine per l'adempimento
Come avviene nel concordato con cessione dei beni, anche in quello con continuità aziendale diretta la risoluzione può essere richiesta dai creditori e pronunciata dal tribunale prima della scadenza del termine previsto per il pagamento dei creditori, quando dall’analisi dei risultati della gestione economica dell'impresa sia evidente la mancata realizzazione degli obiettivi del piano e sia probabile, in base ad una ragionevole previsione, rimessa al prudente apprezzamento del giudice, che la proposta non potrà più essere adempiuta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Febbraio 2015.


Concordato preventivo – Concordato misto – Continuità aziendale e liquidazione di beni non funzionali all'impresa – Applicazione della disciplina più confacente alle varie parti del piano
Al concordato c.d. misto, il quale preveda cioè sia la continuità aziendale sia la liquidazione di determinati elementi dell'impresa, deve essere applicata la disciplina volta a volta più confacente con la porzione di piano concordatario che viene in esame, facendo così applicazione in ambito concorsuale della generale disciplina del contratto misto, attesa la natura negoziale del piano concordatario approvato dalla maggioranza dei creditori (si veda, Cass. sez. un. 12.5.2008 n. 11656).
(Fattispecie di concordato preventivo in cui l’elemento prevalente è rappresentato dalla liquidazione del patrimonio immobiliare, essendo la continuità aziendale funzionale alla migliore gestione dello stesso. Il Tribunale osserva, alla luce di quanto statuito, “che nella fase esecutiva del concordato l’imprenditore avrà la disponibilità dei beni e si farà carico della gestione dell’impresa, avendo cura di non intralciare in alcun modo la dismissione del compendio mobiliare e immobiliare; i liquidatore giudiziali invece si preoccuperanno della liquidazione degli assets costituenti l’attivo, si faranno carico dell’organizzazione della relativa attività e del riparto delle risorse così ottenute; il nominando comitato dei creditori avrà voce per l’autorizzazione delle sole operazioni ricollegate alla dismissione del compendio costituente l’attivo”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 24 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Creditori strategici - Creditori anteriori al concordato - Assoggettamento al concorso - Trattamento differenziato - Voto
I creditori cd. strategici anteriori al concordato di cui all'articolo 182 quinquies L.F. sono soggetti al concorso al pari di tutti gli altri creditori anteriori e non possono, pertanto, essere considerati estranei al concordato. Essi potranno, quindi, essere assoggettati ad un trattamento differenziato, ove chirografari, non avranno diritto al pagamento degli interessi in forza del disposto dell'articolo 55 L.F. ed avranno il diritto al voto soltanto per la parte eventualmente non soddisfatta del loro credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Dicembre 2014.


Concordato con continuità aziendale - Conduzione dell'impresa successivamente alla omologazione - Atti conformi al piano - Autorizzazione - Esclusione
Una volta omologato il concordato con continuità aziendale, la conduzione dell'impresa è restituita all'organo gestorio, il quale deve operare nel rispetto del piano, con la conseguenza che gli atti di natura ordinaria o straordinaria che rispettino il piano non necessitano di autorizzazione da parte del tribunale, a differenza di quelli che se ne discostano, i quali non sono comunque suscettibili di autorizzazione in quanto contrari alla proposta approvata dai creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 11 Dicembre 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Disciplina dei contratti pendenti - Ratio - Riorganizzazione dell'attività di impresa - Fattispecie in tema di concordato con riserva
Rientra nelle motivazioni che hanno ispirato l'introduzione dell'articolo 169-bis L.F. quella di favorire l'imprenditore che intende procedere alla riorganizzazione dell'attività d'impresa mediante un concordato con continuità aziendale. (Nel caso di specie, il Tribunale, nella fase di concordato con riserva, a fronte di adeguata disclosure, autorizzato la sospensione di contratti di affitto di azienda). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale, 04 Novembre 2014.


Concordato preventivo in continuità – Scadenza dei debiti – Onnicomprensività – Finanziamenti utili a continuità – Ricomprensione
Il principio della scadenza del debito al momento della domanda di concordato opera per qualsiasi proposta concordataria, che preveda o meno la cessione ai creditori, non essendovi alcuna deroga all’art. 55 l. fall. nella disposizione dell’art. 186 bis l. fall. La regola dell’art. 55 l. fall. vale, perciò, anche per i rapporti di finanziamento «utili» alla continuità aziendale. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Ottobre 2014.


Concordato preventivo in continuità – Dichiarazione del creditore ipotecario di non avvalersi della decadenza dell’art. 1186 c.c. e con applicazione dell’art. 55 l. fall. – Interpretazione – Moratoria
La dichiarazione del creditore ipotecario che rileva «l’assenza di decadenza dal beneficio del termine e la volontà di non rendere applicabile il disposto dell’art. 55 l.f. secondo comma» non può essere intesa come dichiarazione di deroga dell’art. 55 l. fall., norma peraltro inderogabile, bensì come consenso a una dilazione del pagamento del residuo debito ipotecario, oltre il termine annuale di cui all’art. 186 bis, comma 2, lett. c), l. fall., e si misura in conformità delle scadenze dell’originario piano di ammortamento. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Contratti pendenti nel fallimento - Coincidenza
La categoria dei contratti in corso di esecuzione di cui agli articoli 169 bis e 186 bis, comma 3, L.F. coincide con quella dei rapporti pendenti (cioè dei contratti ancora ineseguiti o non compiutamente eseguiti da entrambe le parti) di cui all'articolo 72, comma 1, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Contratti in corso di esecuzione - Contratto di mutuo bancario - Esclusione
Nel contratto di mutuo la banca esaurisce la propria prestazione erogando al mutuatario la somma pattuita al mutuatario, il quale, nell'ambito del rapporto, assume successivamente la veste di mero debitore. Pertanto, nel concordato preventivo, il mutuo non può essere considerato un rapporto in corso di esecuzione ai sensi dell'articolo 186 bis, comma 3, L.F., in quanto, diversamente argomentando, si violerebbe la par condicio creditorum ed il divieto di pagare crediti anteriori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Ottobre 2014.


Concordato preventivo – Giudizio di omologazione – Continuità aziendale senza cessione dell’azienda locata – Inammissibilità
Ai sensi dell’art. 186-bis L.F., la proposta concordataria e il relativo piano possono dirsi in continuità quando la proponente preveda esplicitamente l'obbligo di acquisto dell'azienda in capo all'affittante. Qualora, infatti, venga previsto un affitto d'azienda fine a se stesso, (ossia senza previsione di cessione e/o acquisto in favore dell'affittante, la cui durata sia superiore alla proposta concordataria, con canone d'affitto in misura fissa e del tutto disancorato dal flusso economico dell'impresa affittante) ciò determina una incolmabile lacuna informativa a detrimento del ceto creditorio che pregiudica la stessa fattibilità giuridica della proposta. Tale pregiudizio si acuisce in assenza di previsione di adeguate garanzie e cautele per il caso di retrocessione dell’azienda. (Antonio d’Onofrio) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 22 Ottobre 2014.


Concordato preventivo – Continuità aziendale – Durata ultraquinquennale – Assenza di garanzie – Inammissibilità
Secondo la più autorevole dottrina aziendalistica, un piano può dirsi davvero realizzabile solo entro un arco temporale ricompreso tra i tre e i cinque anni, in quanto la riduzione del segmento temporale di durata della procedura consentono di ridurre il rischio di mal prevedere le tendenze future, potenzialmente compromettenti la riuscita del piano: indi, ordinariamente, il concordato preventivo in continuità aziendale non può avere durata superiore ai cinque anni. In caso di previsione di durata superiore, l'interessato dovrebbe motivare adeguatamente la scelta operata e, soprattutto, dovrebbe predisporre misure dirette a prevenire rischi non agevolmente pronosticabili che possono, comunque, compromettere l'attuazione del piano medesimo. (Antonio d’Onofrio) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 22 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Affitto di azienda a Continuità aziendale - Esclusione
Nell'ambito del concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F., la esplicita previsione del requisito della "cessione di azienda in esercizio" consente di escludere  che il concordato con continuità possa essere attuato tramite la distinta ipotesi dell'affitto di azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 22 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Cessione dell’azienda in esercizio a terzi in data anteriore al ricorso per concordato - Continuità aziendale - Sussistenza
Si deve qualificare “concordato preventivo con continuità aziendale” quello il cui piano prevede “la cessione dell’azienda in esercizio” (cosiddetta “continuità indiretta”), indipendentemente dal fatto che il godimento dell’azienda sia stato concesso a terzi in data anteriore al deposito del ricorso; ai sensi dell’art. 186-bis, comma 2°, lett. a), L.F. occorre, per tale concordato, “anche un’analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura” e il controllo di “fattibilità giuridica” del tribunale riguarda sia la soddisfazione di tale requisito normativo, sia la completezza e logicità della relazione del professionista attestatore sulla sussistenza di risorse sufficienti (direttamente incidenti sulla “causa” del concordato). (Giovanni Fanticini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 21 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei privilegiati - Ammissibilità - Concessione del diritto di voto
E' ammissibile la proposta di concordato che preveda il pagamento differito oltre l'anno dei creditori privilegiati, con attribuzione ad essi del diritto di voto. Tale interpretazione è del resto ispirata dalla natura stessa del concordato in continuità, nel quale, normalmente, la provvista necessaria alla soddisfazione dei crediti si acquista progressivamente con l'esecuzione del concordato, sì che - non solo al tempo dell'omologa ma anche negli anni successivi durante l'esecuzione del concordato, manca in tutto o in parte l'oggetto del privilegio. Imporre all'impresa che propone un concordato in continuità il pagamento integrale del ceto privilegiato allo scadere del primo anno significherebbe snaturare la regolamentazione del concordato in continuità, che mira non solo a garantire la maggior soddisfazione del ceto creditorio complessivamente inteso, ma anche a salvaguardare la continuità aziendale in funzionamento. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Rovereto, 13 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Appalto pubblico - Credito dei subappaltatori - Prededuzione - Delibazione di fattibilità giuridica - Ammissione
Il precedente della Cassazione che riconosce la prededuzione al credito dei subappaltatori nel fallimento dell'appaltatore di lavori pubblici è riferibile anche al concordato, sì che - in sede di delibazione della fattibilità giuridica - non può non orientare la proposta ed il piano della debitrice concordataria. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Tribunale Rovereto, 13 Ottobre 2014.


Concordato preventivo in continuità – L’imprenditore può non dismettere tutti i beni – Previsione normativa
Nel concordato in continuità è possibile per l’imprenditore non operare la dismissione di tutte le liquidità alla stessa facenti capo, poiché l’art.186 bis l.f. consente all’imprenditore di decidere se e quali cespiti alienare e quali utilizzare per la prosecuzione dell’attività. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo in continuità – Attestazione – Comparazione tra la prosecuzione dell’attività come prospettata nel business plan della società che prosegue l’attività e la liquidazione dei beni in sede concorsuale
L’attestatore del concordato in continuità deve attestare che la prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori, operando una comparazione tra la prosecuzione dell’attività come prospettata nel business plan della società che prosegue l’attività e come recepita nel piano concordatario e la liquidazione dei beni in sede concorsuale. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 09 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Natura del concordato - Rilevanza del piano nella fase successiva all’omologa
Il piano concordatario non prende avvio dalla data di ammissione del debitore alla procedura, bensì dalla successiva omologazione, quando il progetto elaborato diventa vincolante per il debitore, è dichiarato provvisoriamente esecutivo ai sensi dell’articolo 180, comma 5, L.F. e non può più essere modificato per effetto dell’approvazione dei creditori; conseguentemente, allo scopo di qualificare la natura del concordato non è decisiva l’eventuale prosecuzione dell’azienda nel periodo compreso tra il deposito del ricorso per concordato e l’omologazione ove tale gestione non sia prevista anche nella successiva fase attuativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 01 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Cessione dell’azienda immediatamente dopo il decreto di omologazione - Continuità aziendale - Esclusione
Non può qualificarsi con continuità aziendale un piano che preveda la cessione dell’azienda immediatamente dopo il decreto di omologazione (ipotesi configurabile ogni qualvolta si sia in presenza di un’offerta irrevocabile di acquisto il cui perfezionamento e attuabile subito dopo la chiusura della procedura), perché, in tal caso, non vi è spazio per l’esercizio dell’azienda da parte del debitore nella fase esecutiva del concordato, né vi è alcun rischio di impresa gravante sui creditori sociali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 01 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Attività di impresa cessata prima della presentazione della domanda o nelle more dell’omologazione - Continuità aziendale - Esclusione
Non è configurabile come concordato con continuità aziendale quello nel quale l’attività di impresa e di fatto già cessata prima della presentazione della domanda o nelle more dell’omologazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 01 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Affitto di azienda - Continuità aziendale -  Esclusione - Esercizio dell’impresa come elemento di acquisizione del fabbisogno concordatario - Necessità
Sono da escludere dal novero della continuità aziendale tutte le fattispecie concordatarie caratterizzate dalla presenza di un contratto di affitto d’azienda. In particolare, non rientrano nella nozione di concordato con continuità aziendale le ipotesi in cui tale contratto, sia pure corredato da un impegno irrevocabile di acquisto da parte dell’affittuario, sia stato stipulato prima del deposito della domanda ex art. 161 L.F. o comunque prima dell’omologazione, atteso che il piano così strutturato non potrà contemplare l’esercizio dell’impresa come elemento di acquisizione del fabbisogno per il soddisfacimento dei creditori e posto che la cessione dell’azienda avverrà quando questa non sarà più in esercizio da parte del debitore. Il concordato può, infatti, essere ricondotto all’istituto di cui all’art. 186bis L.F. in tutte le ipotesi in cui il debitore prosegue nell’esercizio dell’impresa dopo l’omologazione: in via temporanea perché in vista di una cessione (anche eventualmente preceduta dall’affitto purché lo stesso intervenga dopo un periodo di gestione da parte del debitore) o in via definitiva perché in prosecuzione diretta in vista di un risanamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 01 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Qualificazione del procedura in termini di continuità aziendale - Prevalenza o marginalità dei flussi derivante dalla prosecuzione dell’attività - Irrilevanza - Mantenimento in esercizio anche di una sola parte o ramo dell’azienda - Sufficienza
Allo scopo di qualificare il concordato con continuità aziendale non appare rilevante l’eventuale prevalenza o marginalità dei flussi derivanti dalla prosecuzione dell’attività aziendale nell’economia complessiva del piano. In altri termini, il mantenimento in esercizio anche di una sola parte o ramo dell’azienda, per quanto ridotta e ridimensionata rispetto all’originaria attività di impresa, è sufficiente a determinare l’integrale applicazione dello speciale statuto del “concordato con continuità”, senza che sia necessario compiere alcuna indagine comparativa (che presenta spesso rilevanti margini di incertezza) volta a stabilire la preponderanza dell’attivo riveniente dalla prosecuzione aziendale rispetto alla componente liquidatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 01 Ottobre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Soddisfazione non integrale
Nel concordato preventivo deve ritenersi ammissibile la dilazione di pagamento dei creditori privilegiati per cui, se è vero che la regola generale è quella del pagamento non dilazionato di tali crediti, il pagamento con dilazione superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura (e della stessa liquidazione, in caso di concordato c.d. liquidativo) equivale a soddisfazione non integrale in ragione della perdita economica conseguente al ritardo (rispetto ai tempi normali) con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme loro spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Perdita economica conseguente alla dilazione - Determinazione - Accertamento di fatto - Elementi di valutazione
La determinazione in concreto della perdita economica patita dai creditori privilegiati in seguito alla previsione, contenuta nel piano di concordato preventivo, di un loro pagamento dilazionato rispetto ai tempi tecnici della procedura ed a quelli necessari alla liquidazione dei beni oggetto del privilegio, costituisce un accertamento di fatto che il giudice del merito dovrà compiere alla luce anche della relazione giurata di cui all’articolo 160, comma 2, L.F., tenendo conto di eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati nell’ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché della disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 L.F. richiamata dall’art. 169 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati - Mancata corresponsione degli interessi - Questione attinente la determinazione del credito ai fini del voto
La mancata corresponsione ai creditori privilegiati degli interessi finalizzati a compensare la perdita derivante dalla dilazione di pagamento dei loro crediti assume rilievo ai fini della determinazione del quantum del credito e ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione ulteriore rispetto ai tempi richiesti dalla liquidazione - Diritto di voto corrispondente al sacrificio economico conseguente alla dilazione - Inadeguatezza
L’attribuzione ai creditori privilegiati del diritto di voto in misura corrispondente al sacrificio economico derivante da una dilazione di pagamento ulteriore rispetto ai tempi necessari alla liquidazione dei beni sui quali grava il privilegio è una soluzione che si rivela inadeguata a garantire il rispetto dei diritti di detti creditori, i quali in tal modo disporrebbero di un diritto di voto sostanzialmente irrilevante rispetto alla massa dei crediti chirografari. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 23 Settembre 2014.


Concordato preventivo - Concordato misto - Liquidatore giudiziale - Nomina - Esclusione
Poiché l’articolo 182 L.F. prevede la nomina del liquidatore giudiziale soltanto nel caso in cui il concordato preveda la cessione dei beni, a detta nomina non è necessario provvedere in ipotesi di concordato con continuità aziendale o di concordato cosiddetto misto, il quale preveda la continuità aziendale ed anche la liquidazione dei beni non necessari alla prosecuzione dell’attività. (Francesco Porcaro) (riproduzione riservata) Tribunale Nola, 23 Settembre 2014.


Concordato con continuità aziendale - Concordato di natura mista - Disciplina applicabile
La natura “mista” del piano di concordato preventivo non esclude che lo stesso debba essere comunque considerato (anche) quale concordato in continuità, nel senso che la prosecuzione diretta od indiretta dell’attività caratteristica può tollerare – in ossequio a quel principio di atipicità della proposta e del piano concordatario fissato dal fondamentale art. 160 co. 1 l.f. – la liquidazione di tutti i cespiti mobiliari o immobiliari che non risultino strettamente necessari, funzionali all’esercizio dell’impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Concordato con continuità aziendale - Cessazione dell’attività di impresa - Revoca del concordato ai sensi dell’articolo 173 L.F.
Nel concordato con continuità aziendale, così come in quello di natura mista che preveda anche la liquidazione di determinati cespiti, l’eventuale cessazione dell’attività di impresa determina un nuovo caso di revoca ex art. 173 l.f., della procedura che, fatta salva l’ipotesi della modifica della proposta o del piano di concordato, non corrisponderebbe più alla sua funzione ed al tipo legale oggetto di specifica disciplina. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Concordato con continuità aziendale a continuità temporanea - Ammissibilità - Condizioni
È ammissibile la previsione di una continuità aziendale temporanea, a condizione che l’interruzione non sia prevista prima della conclusione della fase di omologazione, posto che nulla impedisce una continuità aziendale volta ad eseguire progetti o contratti specifici che portino favorevoli risultati ai creditori, sotto forma di incasso di somme ma anche di conservazione del valore degli assets aziendali in vista di una successiva liquidazione o cessione a terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Concordato con continuità aziendale - Requisiti - Ratio - Prosecuzione dell’attività foriera di rischi per i creditori
Le particolari cautele a favore dei creditori previste dall’art. 186 bis l.f., rappresentate dalla allegazione di a) “un’analitica indicazione dei costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell’attività d’impresa prevista dal piano di concordato, delle risorse finanziarie necessarie e delle relative modalità di copertura”, ossia dalla predisposizione di un vero e proprio businnes plan e b) l’attestazione speciale che la prosecuzione dell’attività “è funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori”, si giustificano in quanto successivamente alla ammissione alla procedura vi sia una prosecuzione dell’attività foriera di rischi per i creditori e, in particolare, di quello specifico rischio che è rappresentato dalla maturazione di un ulteriore indebitamento in prededuzione, tale da peggiorare le iniziali prospettive di soddisfacimento liquidatorio dei creditori concordatari. Ove non vi sia prosecuzione diretta da parte del debitore successivamente all’ammissione alla procedura (anche solo per un breve periodo di tempo), tale rischio non sussiste, salva la sola ipotesi in cui talune clausole dell’eventuale contratto di affitto d’azienda già concluso prima dell’ammissione (ed anche nella stessa fase preconcordataria ex art. 161 co. 6 l.f.) o della proposta di acquisto dell’azienda, facciano dipendere la regolazione dei valori economici dall’andamento dell’attività caratteristica. Solo in questa ipotesi si può parlare propriamente di continuità indiretta, pur essendo invalsa tale terminologia anche nei confronti di concordati che restano prettamente liquidatori, laddove l’affitto d’azienda e la successiva cessione della stessa operano unicamente come forma di monetizzazione a favore dei creditori concordatari dell’attivo, sotto forma di ritrazione di canoni e prezzo di alienazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Continuità indiretta - Attività affidata terzi - Valutazione della solvibilità - Necessità - Valutazione della capacità imprenditoriale e delle iniziative gestorie - Esclusione
Qualora, nell’ambito del piano di concordato preventivo, sia prevista la cosiddetta continuità indiretta dell’attività già affittata a terzi, i quali, nell’ambito del piano, abbiano rilevanza esclusivamente quali soggetti tenuti al pagamento di somme quali canoni, prezzo della cessione, ecc., detti soggetti dovranno essere valutati sul piano della solvibilità e delle eventuali garanzie fornite, piuttosto che su quello della capacità imprenditoriale e delle iniziative gestorie adottate, come invece dovrebbe essere qualora, successivamente alla ammissione alla procedura, sia prevista una prosecuzione dell’attività che comporti il rischio di un ulteriore indebitamento in prededuzione idoneo a pregiudicare le prospetttive di soddifacimento dei creditori nell’ipotesi alternativa di liqudiazione dei cespiti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Continuità aziendale - Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Ratio
Una interpretazione sistematica dell’art. 186 bis co. 2 lett. c), unitamente all’art. 160 l.f., porta a ritenere che il legislatore non abbia inteso vietare la dilazione temporale oltre l’anno del pagamento dei creditori previlegiati (il che avrebbe condizionato la possibilità di proporre concordati con continuità aziendale e contraddetto la ratio che ne ha ispirato il relativo intervento normativo), ma abbia, piuttosto, introdotto una facoltà ulteriore rispetto a quella prevista in via generale dal citato art. 160, comma 2. Pertanto, da un lato è stata prevista una moratoria annuale che potrebbe giustificare in ambito concorsuale la stessa sospensione legale del pagamento degli interessi, dall’altro si è ribadita la necessità del rispetto di quanto previsto dal citato art. 160, comma 2 l.f., disciplinando poi espressamente il tema del diritto di voto con riferimento, deve ritenersi, ai soli creditori privilegiati generali od a quelli speciali che non vedano liquidato il bene oggetto della garanzia o che subiscano una dilazione ultrannuale e contemporaneamente superiore al tempo di presumibile alienazione del bene stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Continuità aziendale - Dilazione di pagamento dei creditori privilegiati - Diritto di voto - Distinzione e criteri
Una volta ritenuta in via generale ammissibile la dilazione di pagamento dei creditori privilegiati, si pone il problema del riconoscimento del diritto di voto a detti creditori. A tal proposito, posto che appare preferibile l’interpretazione che esclude tale diritto, lo stesso potrebbe essere riconosciuto ai creditori privilegiati generali o speciali di cui non si preveda la liquidazione del bene in garanzia, purchè dilazionati entro l’anno ed ai creditori privilegiati speciali di cui si preveda il pagamento con dilazione superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura e della stessa liquidazione. Conseguentemente, il diritto di voto che dovesse essere riconosciuto non potrà essere relativo al credito per capitale ed interessi, ma unicamente corrispondente, come suggerito dal S.C., al pregiudizio subito a causa della dilazione imposta e, perciò, pari alla eventuale differenza fra gli interessi moratori convenzionali o legali dovuti e gli interessi riconosciuti dalla proposta concordataria, oltre che all’eventuale ulteriore pregiudizio corrispondente alla differenza derivante dalla diversa attualizzazione cronologica dipendente dalla effettiva disponibilità del capitale rispetto a quella teoricamente conseguibile in caso di liquidazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Continuità aziendale - Prosecuzione di contratti pubblici - Richiesta di finanziamento prededucibile ai sensi dell’articolo 182 quinquies L.F. - Distinzione tra le varie tipologie di crediti
In tema di concordato con continuità aziendale, ove sia prevista la prosecuzione di determinati contratti in corso di esecuzione stipulati con pubbliche amministrazioni e sia formulata richiesta di finanziamento prededucibile ai sensi dell’articolo 182 quinquies L.F., è possibile distinguere le seguenti ipotesi.
A) Crediti sorti anteriormente al deposito del ricorso prenotativo e relativi a rapporti contrattuali ad esecuzione istantanea già adempiuti od a rapporti continuativi per i quali è possibile isolare singole coppie di prestazioni corrispettive, quali ad esempio potrebbero essere la somministrazione di energia); in questa ipotesi, occorre una specifica richiesta ex art. 182 quinquies, comma 4, l.f., in ragione del fatto che il vulnus al principio della par condicio creditorum che il legislatore della riforma del 2012 ha inteso consentire è stato controbilanciato dall’esigenza che ciò avvenga solo per le prestazioni “essenziali” per la prosecuzione dell’attività di impresa e solo se “funzionali” ad assicurare la migliore soddisfazione dei creditori, richiedendo all’uopo un’attestazione specifica del professionista.
B) Crediti la cui causa genetica è collocabile anteriormente al deposito del ricorso prenotativo, ma la cui esigibilità sia ravvisabile in data posteriore (es. prestazioni di terzi concordate ma non ancora effettuate, prestazioni collegate a SAL non ancora emessi); in qeusto caso, la disciplina applicabile a tali pagamenti è quella della norma speciale di cui all’art. 118, comma 3 bis, cod. Appalti.
C) Crediti sorti sulla base di atti legittimamente compiuti posteriormente al deposito del ricorso “in bianco”. Per questi crediti può parlarsi di una tendenziale libertà di pagamento, secondo il regime che può trarsi dagli artt. 161, comma 7, e 167 l.f., in combinato disposto con quanto previsto dalla più ampia causa di esenzione da revocatoria prevista dal nuovo art. 67, comma 3, lett. e) l.f., dovendosi peraltro tale linea interpretativa (che si ispira allo spossessamento “minore” che assiste il concordato rispetto al fallimento dell’impresa) coniugarsi con il citato art. 118, comma 3 bis, il quale, in quanto norma speciale, deve ritenersi prevalente nel particolare campo di attività oggetto di prosecuzione dell’attività. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 19 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Affitto di azienda - Affitto preordinato alla conservazione dei valori aziendali
La nozione di continuità aziendale deve essere letta in senso oggettivo così che l’applicazione dell’articolo 186 bis L.F. non può essere esclusa laddove l’affitto di azienda non sia esclusivamente preordinato ad una conservazione dei valori aziendali in vista della successiva liquidazione ma sia finalizzato al mantenimento in esercizio dell’attività imprenditoriale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli, 13 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Affitto di azienda anteriore al deposito della domanda di concordato - Affitto funzionale al trasferimento dell’azienda con mantenimento in esercizio - Continuità aziendale - Sussistenza
L’affitto di azienda, anche se anteriore al deposito della domanda di concordato, in quanto funzionale al trasferimento dell’impresa con mantenimento in esercizio della stessa, rappresenta una modalità di esercizio dell’attività imprenditoriale non diversamente dall’alternativa (esplicitamente prevista dall’articolo 186 bis L.F.) della cessione dell’azienda in esercizio, sicché in presenza delle condizioni descritte nulla osta all’applicazione dell’articolo in questione anche in presenza di affitto di ramo di azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli, 13 Agosto 2014.


Concordato misto con cessione dei beni e continuità aziendale - Disciplina applicabile - Criterio della prevalenza
In ipotesi di concordato misto, in parte liquidatorio ed in parte con continuità aziendale, per individuare le norme da applicare nel caso concreto occorre verificare se le operazioni di dismissione previste, ulteriori rispetto all’eventuale cessione dell’azienda in esercizio, siano o meno prevalenti, in termini quantitativi e qualitativi, rispetto al valore dell’azienda che permane in esercizio, quand’anche per mezzo di cessione a terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vercelli, 13 Agosto 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Quantificazione della perdita economica conseguente al ritardo - Necessità
Nel concordato preventivo, la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei crediti privilegiati, per cui la proposta di pagamento dilazionato di tali crediti implica una non integrale soddisfazione ed una perdita economica conseguente al ritardo che deve trovare nella proposta una quantificazione e una contropartita anche ai fini del voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Agosto 2014.


Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda - Affitto stipulato in data anteriore al ricorso - Ammissibilità
La stipula del contratto di affitto di azienda in data anteriore alla presentazione del ricorso per concordato preventivo non pone problemi di compatibilità con la continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 31 Luglio 2014.


Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda - Responsabilità solidale ex articolo 2112 c.c. - Retrocessione dell’azienda
L’attestazione di funzionalità al migliore soddisfacimento dei creditori deve tener conto di possibili responsabilità debitorie solidali dell’impresa in concordato per i rapporti di lavoro ai sensi dell’articolo 2112 c.c. e per l’ipotesi di retrocessione dell’azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 31 Luglio 2014.


Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda - Relazione del professionista in ordine all’andamento dell’impresa affittata
Nel concordato con continuità aziendale che preveda l’affitto dell’azienda, il professionista attestatore deve prendere posizione anche in ordine all’andamento dell’impresa affittata dalla sua incidenza sulla soddisfazione dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 31 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Atti di straordinaria amministrazione - Definizione - Atti idonei ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore ai quali non corrisponde l’acquisizione di utilità prevalenti
Ai fini dell’autorizzazione di cui all’articolo 161, comma 7, sono da considerarsi atti di straordinaria amministrazione quelli idonei ad incidere negativamente sul patrimonio del debitore pregiudicandone la consistenza e compromettendone la capacità a soddisfare le ragioni dei creditori in quanto ne determinano la riduzione ovvero lo aggravano di vincoli e di pesi cui non corrisponde l’acquisizione di utilità reali prevalenti su questi ultimi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 17 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Affitto di azienda - Atto di straordinaria amministrazione
L’affitto di azienda non rientra nella comune gestione dell’impresa e può, quindi, senza dubbio definirsi come atto di straordinaria amministrazione che, in quanto tale, deve essere autorizzato dal tribunale ai sensi dell’articolo 161, comma 7, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Crotone, 17 Luglio 2014.


Fallimento - Prosecuzione di contratti relativi ad opere pubbliche - Esclusione

Fallimento - Contratto di appalto pubblico - Prosecuzione - Esclusione - Riconoscimento della prededuzione ex art. 118, comma 3, d.lgs n. 163 del 2006 - Esclusione

Una corretta interpretazione dell'articolo 38 del d.lgs n. 163 del 2006 consente di affermare che, così come non possono essere stipulati contratti relativi ad opere pubbliche con imprese soggette a procedura concorsuale (salvo la specifica deroga relativa ai concordati con continuità aziendale), allo stesso modo detti contratti non potranno proseguire qualora le imprese contraenti vengano successivamente sottoposte a procedura concorsuale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Lo scioglimento del contratto di appalto pubblico conseguente alla sottoposizione del contraente a procedura concorsuale comporta l'impossibilità di applicare la disciplina dettata in tema di pagamento delle imprese affidatarie e subappaltatrici con particolare riferimento alla prededucibilità del credito del subappaltatore (articolo 118, comma 3, d.lgs n. 163 del 2006). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2014.


Continuità aziendale - Scissione parziale della società in concordato - Soddisfazione dei creditori mediante il reddito generato dalla nuova impresa e la liquidazione dei beni non necessari alla prosecuzione dell’attività
Può qualificarsi quale concordato con continuità aziendale ai sensi dell’articolo 186 bis L.F. quello che preveda una scissione parziale della società in concordato con assegnazione alla società preesistente dei beni della proponente e soddisfazione dei creditori mediante il reddito generato dalla nuova impresa nonché mediante la liquidazione dei beni non necessari alla prosecuzione dell’attività e l’incasso dei crediti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 11 Luglio 2014.


Attestazione del professionista - Analiticità e motivazione in ordine alla veridicità dei dati aziendali - Valutazione - Principi di attestazione dei piani di risanamento dell’AIDEA-AIRDCEC - Fattispecie
I “Principi di attestazione dei piani di risanamento” in corso di approvazione da parte dell’Istituto di ricerca AIDEA-AIRDCEC (
www.irdcec.it/node/644, pagg 57-59), pur essendo privi di efficacia normativa, possono essere ritenuti un valido orientamento per la valutazione delle qualità della attestazioni. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto che la attestazione del professionista, resa ai sensi dell’articolo 182 bis, comma 1, L.F. fosse carente di analiticità e motivazione in ordine alla veridicità dei dati aziendali, quanto meno in relazione alla sussistenza dei crediti verso clienti e alle scorte di magazzino). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 07 Luglio 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Società in liquidazione - Revoca dello stato di liquidazione - Necessità
L’ipotesi di concordato con continuità aziendale per una società in liquidazione, esorbita dai limiti stabiliti dall’art. 2487 c.c., pertanto richiede la revoca dello stato di liquidazione a mente dell’art. 2487 ter c.c.. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 19 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Violazione dell’ordine delle cause di prelazione nella tempistica di pagamento dei creditori - Illegittimità
Nel concordato preventivo con continuità aziendale non può essere prevista, in ragione della continuità e delle modalità di reperimento prospettate per il soddisfacimento dei creditori, una violazione dell’ordine delle cause di prelazione, sotto il profilo della tempistica di pagamento dei creditori, né può essere prospettata una dilazione nel pagamento dei creditori privilegiati, maggiore di quella di un anno, prevista dall’art. 186 bis l.f. affinché operi l’esclusione dal diritto di voto. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 19 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Concordato di natura mista - Percentuale di soddisfacimento dei creditori chirografari - Impegno vincolante per la parte ricavabile dalla prosecuzione dell’attività
Nei concordati preventivi di natura “mista” (parte in continuità e parte liquidatori), la percentuale di soddisfacimento dei crediti chirografari non può essere prevista in funzione meramente descrittiva ma, quanto meno per la parte dei crediti destinata ad essere soddisfatta con i proventi della prosecuzione dell’attività, in maniera vincolante. (Dario Finardi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento, 19 Giugno 2014.


Concordato con continuità aziendale - Pagamento integrale dei creditori privilegiati - Dilazione secondo l’andamento delle vendite
E’ ammissibile una proposta concordataria formulata in continuità aziendale ex art. 186 bis l. fall. prevedente il pagamento integrale, per sorte capitale ed interessi, dei crediti privilegiati ipotecari entro cinque anni dalla definitività del decreto di omologazione, secondo l’andamento delle vendite dei singoli immobili ipotecari, nonché degli altri creditori privilegiati entro tre anni dalla definitività del decreto di omologazione. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 18 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Durata del piano - Attestazione
Alla stregua dei principi contabili vigenti, la durata quinquennale di un piano concordatario rappresenta il limite temporale massimo entro cui è possibile effettuare l’attestazione. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 18 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Cessione parziale dei beni - Deroga all’articolo 2740 c.c. - Inammissibilità
La norma di cui all’articolo 2740 c.c., secondo la quale il debitore risponde delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri, esprime un principio di carattere generale che può essere derogato, ai sensi del secondo comma, solo nei casi previsti dalla legge, con la conseguenza che non può ritenersi ammissibile un concordato preventivo che preveda la cessione parziale ai creditori dei beni del debitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Deroga al principio di cui all’articolo 2740 c.c.
La previsione contenuta nell’art. 186 bis L.F., che ammette la possibilità di una prosecuzione dell’attività con parziale cessione dei beni, costituisce una deroga al principio di cui all’articolo 2740 c.c. ed è espressione della volontà ispiratrice della riforma volta alla conservazione del valore dell’impresa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Concordato di gruppo - Unico piano aziendale riferito all'impresa di gruppo - Interesse dei creditori e migliore svolgimento dell'attività liquidatoria unitaria - Ammissibilità
È ammissibile il concordato cosiddetto di gruppo fondato su un piano aziendale riferito all'impresa di gruppo ove il piano risulti rispondente all'interesse dei creditori e favorisca un'attività liquidatoria unitaria in virtù delle strette connessioni esistenti tra le imprese facenti parte del gruppo e preveda l'abbattimento dell'esposizione debitoria infragruppo in modo tale da rendere possibile la prosecuzione dell'attività aziendale nel suo complesso attraverso l'intervento di un assuntore in forma di società appositamente costituita. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 04 Giugno 2014.


Concordato di gruppo - Piano concordatario - Relazione degli attestatori - Distinzione di attività e passività di ogni singola impresa - Idoneità a consentire ai creditori di verificare la propria posizione creditoria e l'impatto della proposta sul proprio credito
Nel concordato di gruppo, il piano e la relazione redatta dagli esperti attestatori devono tenere distinte le attività e passività di ogni singola impresa e devono consentire ad ogni singolo creditore di verificare la propria posizione creditoria e l'impatto della proposta concordataria sul loro soddisfacimento e l'alternativa in caso di liquidazione fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 04 Giugno 2014.


Concordato di gruppo - Modesta percentuale di soddisfazione dei creditori - Valutazione dell'alternativa liquidazione fallimentare
Deve ritenersi legittima una modesta percentuale di soddisfacimento (nella specie del 3%) dei creditori chirografari e dei privilegiati in tutto od in parte incapienti laddove il patrimonio venga destinato al soddisfacimento dei rispettivi creditori privilegiati nei limiti della capienza dei beni oggetto della garanzia, sia rispettato l'ordine legale delle cause di prelazione e qualora i creditori chirografari e quelli privilegiati in tutto o in parte incapienti non riceverebbero soddisfacimento alcuno nell'ipotesi della liquidazione fallimentare. (Fattispecie di concordato di gruppo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 04 Giugno 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione - Ammissibilità - Soddisfazione non integrale conseguente alla perdita derivante dal ritardo.
Nel concordato preventivo, se è vero che la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei crediti privilegiati, il pagamento dei crediti medesimi con dilazione superiore a quella imposta dei tempi tecnici della procedura (e dalla stessa liquidazione, in caso di concordato cosiddetto "liquidativo") equivale a soddisfazione non integrale di essi a causa della perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori conseguono disponibilità delle somme loro spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Perdita conseguente - Determinazione e quantificazione - Modalità - Rilevanza di interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni nell'ipotesi alternativa al concordato.
La determinazione in concreto della perdita subita dai creditori privilegiati a causa della dilazione del pagamento del loro credito rispetto ai tempi richiesti dalla procedura o dalla liquidazione dei beni sui quali grava il privilegio costituisce un accertamento che il giudice del merito dovrà compiere sulla scorta anche della relazione giurata di cui all'articolo 160, comma 2, L.F., tenendo conto di eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo dei beni gravati dal privilegio nell'ipotesi di soluzione alternativa al concordato, oltre che del contenuto concreto della proposta nonché nella disciplina degli interessi di cui agli articoli 54 e 55 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento dilazionato dei creditori privilegiati - Diritto di voto - Equiparazione ai creditori chirografari nella misura corrispondente alla perdita conseguente al ritardo.
È ammissibile una proposta di concordato preventivo che preveda il pagamento dilazionato dei creditori privilegiati, i quali, in tal caso, hanno diritto di voto è sono per tale aspetto equiparati ai creditori chirografari nella misura corrispondente alla perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori medesimi conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2014.


Concordato preventivo - Incertezza circa il ricavato dalla vendita di un bene immobile - Rischio tipico dei concordati con cessione dei beni rimesso alla valutazione dei creditori.
L'incertezza circa il ricavato dalla vendita di un bene immobile costituisce un rischio normale nell'ambito dei concordati preventivi con cessione, anche parziale, dei beni; una volta accertata l'esistenza ed il valore di perizia del bene, è, quindi, corretto che di detto rischio si facciano carico i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Durata del piano - Valutazione del tribunale in termini di ragionevolezza del rischio assunto - Valutazione in base alla fattispecie concreta.
Benché la durata del piano concordatario incida sulla possibilità di formulare prognosi attendibili, non è corretto fissare in linea generale un termine di durata oltre il quale ritenere il piano comunque non attendibile o viziato da margini di rischio talmente elevati da renderlo inadeguato. La valutazione in questione deve, infatti, essere effettuata in base al caso concreto ed alle caratteristiche del piano proposto, con la precisazione che il controllo del tribunale deve essere effettuato in termini di ragionevolezza del rischio assunto e di probabilità di successo, non certo di certezza del risultato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Termini intermedi di adempimento - Domanda di risoluzione proponibile prima della conclusione delle operazioni di liquidazione.
La previsione di termini di adempimento a favore di determinati creditori con scadenza anticipata rispetto alla completa esecuzione del piano, consente loro di attivarsi in anticipo rispetto alla conclusione delle operazioni di liquidazione per proporre la eventuale domanda di risoluzione per inadempimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Limitata attività di liquidazione di beni non strategici - Nomina del commissario liquidatore - Esclusione.
Qualora il piano preveda la continuazione dell'attività aziendale e la liquidazione di un unico bene non strategico, è possibile soprassedere alla nomina del commissario liquidatore predisponendo tuttavia adeguati strumenti di informazione allo scopo di mantenere costantemente monitorata all'attività del commissario giudiziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 30 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Codice appalti - Pagamento diretto dei subappaltatori e dei cottimisti.
L'articolo 118, commi 3 e 3 bis, Codice appalti mira a contemperare la disciplina degli appalti pubblici con la procedura concordataria soprattutto ove questa assicuri la regolazione della crisi attraverso la continuità aziendale. Pertanto, la facoltà per la stazione appaltante di provvedere, in condizioni di particolare urgenza, al pagamento diretto dei crediti maturati dai subappaltatori e dai cottimisti implica che la vicenda concordataria non impedisca il completamento delle opere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 17 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Deroga all'articolo 2112 c.c. - Limiti
La deroga all'articolo 2112 c.c. consentita dal comma 4 bis lett b-bis) dell'art. 47 della legge 428 del 2009 può avere ad oggetto esclusivamente le modalità di svolgimento del rapporto di lavoro (mansioni, qualifica, orario di lavoro eccetera), in quanto per incidere sui diritti assicurati dai commi 1 e 2 dell'articolo 2112 c.c. è necessario l'accordo stipulato con il singolo lavoratore interessato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 27 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Contratti pubblici - Pagamento delle prestazioni eseguite da subappaltatori e cottimisti - Pagamento di crediti sorti in corso di procedura - Concordato con riserva - Crediti anteriori - Esclusione
Il nuovo comma 3 bis dell’articolo 118 del decreto legislativo n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici), secondo il quale “è sempre consentito alla stazione appaltante, anche per i contratti di appalto in corso, nella pendenza di procedura di concordato preventivo con continuità aziendale, di provvedere ai pagamenti dovuti per le prestazioni eseguite… dai subappaltatori e dai cottimisti, secondo le determinazione del tribunale competente per l’ammissione alla predetta procedura” riguarda esclusivamente i casi di autorizzazione al pagamento diretto da parte del committente di crediti dei subfornitori sorti nel corso della procedura (anche di concordato con riserva), mentre per i crediti anteriori non è possibile prescindere dal ricorso alla disposizione di cui all’articolo 182 quinquies LF e dalla attestazione ivi prevista, non potendosi introdurre eccezioni alla regola della par condicio creditorum che non siano espressamente previste dalla legge. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 26 Marzo 2014.


Concordato preventivo - Indicazione dei tempi di soddisfacimento - Giudizio di convenienza riservata ai creditori
In assenza di previsioni legislative, la specificazione dei tempi di soddisfacimento nel concordato preventivo attiene al giudizio di convenienza riservato ai creditori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Ascoli Piceno, 14 Marzo 2014.


Concordato preventivo in continuità – Prosecuzione rapporti non sinallagmatici – Ammissibilità – Prosecuzione dei contratti di mutuo ipotecario – Modalità.
E’ coerente con la disciplina del concordato in continuità la prosecuzione dei contratti di mutuo ipotecario, con conseguente assoggettamento alla proposta di concordato delle sole rate già scadute e insolute alla data del deposito della proposta, salvo il regolare adempimento delle rate a scadere secondo i tempi dell’originario piano di ammortamento. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 05 Febbraio 2014.


Concordato preventivo in continuità – Pagamento dei creditori privilegiati in caso di capienza del patrimonio – Esecuzione in tempi contenuti successivi alla moratoria – Ammissibilità.
Ai sensi dell’art. 186-bis, co. 2, lett. c), è consentito al debitore, il quale intenda conservare l’integrità della sua azienda, la facoltà di ritardare la soddisfazione dei privilegiati, pur quando esso deve essere necessariamente integrale essendo capienti i beni gravati dalla prelazione. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 05 Febbraio 2014.


Concordato preventivo in continuità – Sospensione del pagamento dei creditori privilegiati ex art. 186 bis, comma 2, lett. c) – Diritto al voto – Esclusione.
In caso di sospensione del pagamento dei privilegiati ai sensi dell’art. 186-bis, co. 2, lett. c), e sempre che siano riconosciuti gli interessi di mora, i creditori privilegiati non votano in quanto la soluzione concordataria, prevedendo una soddisfazione comunque contenuta in tempi brevi, non disallinea la loro posizione rispetto a quanto conseguirebbero con la liquidazione fallimentare, rendendo gli stessi indifferenti all’una o all’altra soluzione. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 05 Febbraio 2014.


Concordato preventivo in continuità – Pagamento dei creditori privilegiati entro 12 mesi successivi alla moratoria – Ammissibilità.
La previsione di un termine di pagamento dei privilegiati contenuto nei dodici mesi successivi alla moratoria deve ritenersi pienamente rispettoso del dettato dell’art. 186-bis, lett. c), l.f. in quanto è coerente con l’esigenza espressa dalla norma di assicurarne una soddisfazione in tempi contenuti. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 05 Febbraio 2014.


Trattamento crediti tributari e contributivi nel concordato in continuità – Moratoria dei crediti erariali e contributivi – Ammissibilità.
La disposizione dell’art. 182-ter in tema di transazione fiscale, nella parte in cui vieta che i crediti tributari o contributivi assistiti da privilegio subiscano un trattamento deteriore rispetto ai creditori che abbiano un privilegio inferiore o interessi economici omogenei, deve essere interpretato, nell’ipotesi di concordato in continuità - nel quale i creditori muniti di prelazione vanno pagati immediatamente salvo moratoria annuale - come riferita esclusivamente alle percentuali di soddisfazione e non ai tempi di pagamento, atteso che, diversamente opinando, verrebbe meno la facoltà per il proponente un concordato in continuità di dilazionare il pagamento di crediti erariali e contributivi, accedendo alla transazione fiscale, ogniqualvolta fra i creditori concorsuali vi siano privilegiati di rango inferiore. (Pasquale Russolillo) (riproduzione riservata) Tribunale Marsala, 05 Febbraio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento di debiti anteriori - Introduzione del principio di “miglior soddisfacimento dei creditori” - Effetti - Intento del legislatore di favorire la soluzione concordataria
L’orientamento interpretativo che preclude tout court qualsiasi pagamento di debiti anteriori al concordato deve essere rivisto alla luce del criterio di “miglior soddisfacimento dei creditori”, il quale individua una sorta di clausola generale (introdotta nel concordato preventivo con continuità aziendale dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 agli articoli 182 quinquies, commi 1 e 4, e 186 bis L.F.) applicabile a tutte le tipologie di concordato quale criterio di scrutinio della legittimità degli atti del debitore in pendenza della decisione del tribunale sull’ammissibilità della proposta. Detto criterio dovrebbe orientare l’interprete verso una maggiore flessibilità delle opzioni interpretative, in direzione del favor che il legislatore ha indubbiamente espresso negli ultimi anni verso la soluzione della crisi d’impresa mediante il ricorso allo strumento concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Gennaio 2014.


Concordato preventivo - Pagamento di debiti anteriori - Introduzione del principio di “miglior soddisfacimento dei creditori” - Incremento patrimoniale - Pagamenti coerenti con il piano concordatario e produttivi di maggiori utilità economiche - Revoca del concordato - Esclusione
Interpretando la nozione di “miglior soddisfacimento dei creditori” circoscrivendola alla sola ipotesi di incremento della garanzia patrimoniale offerta dal debitore, il cui patrimonio, benché oggetto della segregazione prevista dall’articolo 45 L.F., continua ad essere da lui gestito, è possibile ritenere che i pagamenti di debiti anteriori effettuati dopo il deposito della proposta, se coerenti con la percentuale prevista dal piano concordatario e produttivi di maggiori utilità economiche per tutti i creditori, non necessitano di autorizzazione, in quanto atti di ordinaria amministrazione non suscettibili di diminuire la garanzia patrimoniale ma di accrescerla e neppure potrebbero integrare ipotesi di atti diretti a frodare le ragioni dei creditori ai sensi dell’articolo 173, comma 4, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 30 Gennaio 2014.


Procedura di ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale in corso senza che sia stato ancora emesso il decreto del tribunale del ricorrente al concordato – Impedisce la partecipazione a gara pubblica.
La lettera a) del primo comma dell'art. 38 del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, come modificata dall'art. 33, co. 2, d.l. 22 giugno 2012 n. 83 (conv. con mod. dalla l. 7 agosto 2012 n. 134), vieta la partecipazione alle procedure di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi, l'affidamento di subappalti e la stipula dei relativi contratti ai soggetti "che si trovano in stato di fallimento, di liquidazione coatta, di concordato preventivo, salvo il caso di cui all'articolo 186-bis del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, o nei cui riguardi sia in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni". La norma fa salvo, quindi, il solo caso regolato dal menzionato art. 186 bis della legge fallimentare (introdotto da art. 33, co. 1, del cit. d.l. n. 83 del 2012), il quale disciplina il "concordato con continuità aziendale", ossia l'ipotesi in cui il concordato preventivo, come da relativo piano delle modalità e dei tempi dell'adempimento della proposta concordataria, contempli (ancorché possa essere prevista la liquidazione di beni non funzionali all'esercizio dell'impresa) la prosecuzione dell'attività di impresa da parte del debitore, ovvero la cessione o il conferimento in una o più società dell'azienda "in esercizio". (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato Roma, 14 Gennaio 2014.


Procedura di ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale in corso senza che sia stato ancora emesso il decreto del tribunale del ricorrente al concordato – Impedisce la partecipazione a gara pubblica.
Le modifiche alla legge fallimentare ed all'art. 38 del codice dei contratti introdotte dal d.l. n. 83 del 2012, come convertito, conciliano le esigenze di salvaguardia delle imprese in crisi, nel quadro del sostegno e dell'impulso al sistema produttivo del Paese tesi a fronteggiare l'attuale situazione generale di congiuntura economico-finanziaria e sociale, con le esigenze di pari spessore del conseguimento effettivo degli obiettivi di stabilità e di crescita. E ciò evidentemente anche attraverso la sostanziale conferma, pure con riguardo al concordato preventivo con continuazione di cui all’art. 186 bis l.f. ed eccettuata l’unica ipotesi ivi prevista della “ammissione” già intervenuta, dei principi fondamentali dell’attività di scelta del contraente della p.a.; principi posti dall’art. 2 del codice dei contratti pubblici, secondo cui “L’affidamento e l'esecuzione di opere e lavori pubblici, servizi e forniture, ai sensi del presente codice, deve garantire la qualità delle prestazioni e svolgersi nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza; l'affidamento deve altresì rispettare i principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità …”. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato Roma, 14 Gennaio 2014.


Procedura di ammissione al concordato preventivo con continuità aziendale in corso senza che sia stato ancora emesso il decreto del tribunale del ricorrente al concordato – Impedisce la partecipazione a gara pubblica.
Invero, ove si accedesse alla tesi dell’effetto escludente dalla gara non al momento della presentazione dell’istanza ex art. 161 l.f., bensì a quello della non ammissione ex successivo art. 162, non v’è dubbio che si verrebbe a creare una situazione di incertezza ed indeterminatezza anche temporale della gara stessa, quindi resterebbero disattesi i predetti principi, segnatamente, oltre che di par condicio tra concorrenti, di economicità, efficacia e tempestività con ovvia ricaduta sull’intera attività amministrativa e sul perseguimento dell’interesse pubblico generale, tenuto altresì conto – come bene sottolineato dal primo giudice – del caso frequente in cui il finanziamento degli appalti sia condizionato dal rispetto di termini perentori per la conclusione delle procedure e l’esecuzione degli appalti stessi. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato Roma, 14 Gennaio 2014.


Concordato con continuità aziendale - Gara di appalto - Esclusione ai sensi all’articolo 38, comma 1, lett. a) del d. lgs. n. 163 del 2006
Non si applica la causa di esclusione di cui all’articolo 38, comma 1,  lett. a) del d. lgs. n. 163 del 2006 qualora l’impresa abbia presentato domanda di concordato preventivo con continuità aziendale dopo aver formulato l’offerta di partecipazione alla gara. (1) (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato Roma, 27 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Pagamento dei creditori privilegiati - Dilazione - Esclusione.
Dall'interpretazione degli articoli 160, comma 2, 177 e 186 bis L.F. si ricava la regola che i creditori privilegiati debbono essere pagati immediatamente dopo l'omologa o in tempi corrispondenti a quelli di una liquidazione fallimentare e che non sono consentite dilazioni ulteriori, se non quella della moratoria annuale introdotta dal citato art. 186 bis per il solo concordato in continuità. L'interpretazione letterale delle norme citate, infatti, indica chiaramente che il legislatore ha inteso consentire esclusivamente una falcidia quantitativa del credito privilegiato, una falcidia collegata non ad una scelta discrezionale o ad una facoltà del proponente il concordato, bensì al dato oggettivo dell'incapienza patrimoniale attestata dal professionista. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 04 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Moratoria di un anno per il pagamento dei creditori privilegiati - Beni destinati alla liquidazione - Soddisfazione del creditore subito dopo la liquidazione.
Solamente nell'ambito del concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F. è consentita una moratoria di un anno per il pagamento dei creditori privilegiati, a meno che i beni sui quali insiste la prelazione siano destinati alla liquidazione, ipotesi, quest'ultima, in cui il creditore dovrà essere soddisfatto immediatamente dopo la liquidazione medesima. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 04 Dicembre 2013.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Moratoria di un anno per i creditori privilegiati - Esclusione del diritto di voto - Pagamento differito - Pagamento integrale - Esclusione.
La disposizione contenuta nell'art. 186 bis L.F., la quale esclude che la moratoria di un anno attribuisca ai creditori privilegiati il diritto di voto, costituisce la conferma del fatto che il pagamento differito, salvo il caso dell'ipotesi di cui si è detto, non può essere considerato un pagamento integrale ai sensi dell'articolo 177 L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 04 Dicembre 2013.


Società - Scissione c.d. negativa di società - Invalidità - Fondamento - Intervenuta iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione - Mancanza di opposizioni dei creditori - Effetto sanante - Conseguenze in tema di valutazione dello stato di insolvenza e di imputazione delle obbligazioni
Nel caso di scissione di società, qualora il valore reale del patrimonio attribuito alla società neo-costituita sia negativo, si realizza un'ipotesi di scissione cosiddetta negativa, da ritenersi non consentita, in quanto non potrebbe sussistere alcun valore di cambio e, conseguentemente, non potrebbe aversi una distribuzione di azioni, fermo restando che, l'invalidità della scissione non può essere pronunciata dopo il decorso, senza opposizione da parte dei creditori, del termine di sessanta giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione e dopo l'iscrizione dell'ultimo atto della scissione nel medesimo registro. Ne consegue che, in tale evenienza, si producono gli effetti previsti dall'art. 2506 quater, terzo comma, cod. civ. e, pertanto, l'insolvenza della società scissa e della società beneficiaria deve essere valutata separatamente, avuto riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna società e tenendo presenti i limiti di responsabilità in relazione rispettivamente alle obbligazioni transitate nel patrimonio della società beneficiaria e alle obbligazioni rimaste nel patrimonio della società scissa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2013.


Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda in esercizio precedente alla domanda di concordato - Prosecuzione dell'attività per mezzo dell’affittuario dell'azienda, senza obbligo di acquisto - Fattispecie di cui all'articolo 186 bis L.F. - Insussistenza.
Ove l’imprenditore abbia concesso in affitto la propria azienda in epoca precedente alla presentazione della proposta concordataria – avanzata ai sensi dell’art. 186 bis L.F. – e in quest’ultima si preveda la prosecuzione dell’attività per mezzo dell’affittuario della stessa azienda, senza che sia contestualmente previsto un obbligo di acquisto a suo carico entro un dato termine, non può trovare applicazione la speciale disciplina dettata dall’art. 186 bis L.F., non potendo qualificarsi la fattispecie come concordato con continuità aziendale. (Salvatore Saija) (Riproduzione riservata) Tribunale Patti, 12 Novembre 2013.


Concordato preventivo - Tempi previsti per l'adempimento - Aspetto che attiene alla convenienza del concordato - Valutazione riservata ai creditori.
Quello dei tempi previsti per l'adempimento è un aspetto che, lambendo il profilo della convenienza del concordato, va rimesso alla valutazione pacificamente riservata ai creditori, fatto salvo il caso limite di una dilatazione temporale non solo consistente, ma anche avulsa da una specifica progettualità economica del piano concordatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 07 Novembre 2013.


Concordato con continuità aziendale - Permanenza di un rischio di impresa - Necessità - Continuazione dell'attività in capo al soggetto diverso - Schema concordatario e causale puramente liquidatorio.
Le disposizioni speciali in tema di continuità concordataria di cui al novellato art. 186 bis l.f. (in primis predisposizione di un piano industriale, speciale attestazione, ecc…) in tanto si giustificano in quanto la debitrice prospetti la permanenza di un rischio di impresa su cui i creditori sono chiamati ad esprimere il proprio voto. Laddove invece, come nella fattispecie in esame, la continuazione dell’attività è in capo ad un soggetto giuridico diverso, che si è impegnato a pagare un canone fisso, si dovrà eventualmente discutere della solvibilità dell’affittuaria o delle garanzie da questa prestate (o meno) ma all’interno di uno schema concordatario e causale puramente liquidatorio (nella specie il contratto di affitto d'azienda era stato concluso ante deposito della proposta di concordato). (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 29 Ottobre 2013.


Concordato con continuità aziendale - Concordato liquidatorio con un risanamento indiretto - Caratteristiche della relazione del professionista - Orizzonte temporale del contratto di affitto di azienda.
Nel concordato liquidatorio con risanamento indiretto la relazione del professionista attestatore deve affrontare sia la congruità del canone di affitto pattuito inter partes, che il valore dell’azienda, precisando i criteri e la metodologia adottati, nonchè la solvibilità dell'affittuaria. Il contratto di affitto d'azienda dovrà, inoltre, essere coordinato all'orizzonte temporale previsto per l'adempimento degli obblighi concordatari e, stante la natura liquidatoria del piano, si dovrà prevedere l'integrale cessione/liquidazione dei cespiti aziendali, pena la violazione dell'art. 2740 c.c.. (Alessandro Farolfi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 29 Ottobre 2013.


Concordato con continuità aziendale - Affitto finalizzato al trasferimento dell'azienda e non alla mera liquidazione - Requisiti di cui all'art. 186 bis L.F. - Sussistenza.
Nel concordato preventivo la previsione dell’affitto come elemento del piano concordatario, purché finalizzato al trasferimento dell’azienda e non destinato alla mera conservazione del valore dei beni aziendali al fine di una loro più fruttuosa liquidazione, deve ritenersi riconducibile all’ambito disciplinato dall’art. 186-bis l.fall.. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 29 Ottobre 2013.


Concordato preventivo liquidatorio e con continuità aziendale - Distinzione - Requisito oggettivo dell'esercizio dell'attività al momento dell'ammissione al concordato ed a quello del trasferimento dell'azienda.
Lo spartiacque tra concordato liquidatorio e con continuità aziendale, secondo il nuovo disegno introdotto dal “decreto sviluppo” (d.l. 22 giugno 2012, n. 83, convertito in l. 7 agosto 2012, n. 134, in vigore dall’11 settembre 2012) è di tipo oggettivo e non soggettivo, rilevando in principalità che l’azienda sia in esercizio tanto al momento dell’ammissione al concordato, quanto all’atto del suo successivo trasferimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 29 Ottobre 2013.


Concordato con riserva - Prospettazione nel piano della prosecuzione dell'attività di impresa - Disciplina di cui all'articolo 186 bis L.F. - Applicabilità.
La disciplina di cui all’art. 186-bis l.fall. trova applicazione anche in presenza di una domanda di concordato con riserva se vi è stata da parte dell'imprenditore ostensione del piano che contempli la prosecuzione dell’attività di impresa. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Cuneo, 29 Ottobre 2013.


Concordato con continuità aziendale - Nomina del commissario liquidatore - Esclusione - Prosecuzione dell'attività in capo agli amministratori sotto il controllo del commissario giudiziale e del giudice delegato.
Poiché l'articolo 186 bis L.F. non contiene alcuna specifica disciplina dell'esecuzione del concordato con continuità aziendale, si deve ritenere che, in questo tipo di concordato, non sia necessaria la nomina di un liquidatore giudiziale e che l'attività debba proseguire, anche relativamente alla liquidazione, in capo agli amministratori e sotto il controllo del commissario giudiziale e del giudice delegato, i quali vigileranno affinché non siano compiute operazioni straordinarie non previste dal piano o che possano pregiudicare il pagamento dei creditori concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 15 Ottobre 2013.


Concordato con continuità aziendale - Salvaguardia della continuità dell'impresa - Prosecuzione dell'attività funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori quale soluzione migliore rispetto ad altre soluzioni.
La disciplina di favore voluta dal legislatore per il concordato preventivo volto a salvaguardare la continuità dell'impresa presuppone che la prosecuzione dell'attività sia funzionale al miglior soddisfacimento dei creditori, nel senso che il salvataggio del valore impresa non solo non deve andare a detrimento delle ragioni dei creditori, ma deve addirittura proporsi quale soluzione migliore possibile rispetto alle altre alternative percorribili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 02 Ottobre 2013.


Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda in esercizio antecedente alla domanda di concordato - Prosecuzione dell'attività per mezzo della cessione dell'azienda - Fattispecie di cui all'articolo 186 bis L.F. - Sussistenza.
Può rientrare nella previsione dell’art. 186 bis L.F. l’ipotesi in cui prima della presentazione della domanda di concordato la proponente abbia affittato l’azienda in esercizio, contemplando nel piano la prosecuzione dell’attività per mezzo della cessione dell’azienda. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Settembre 2013.


Concordato preventivo - Concordato misto, liquidatorio e con continuità aziendale - Disciplina applicabile al caso concreto - Criterio della prevalenza delle operazioni di dismissione rispetto al valore dell'azienda in esercizio.
In ipotesi di concordato misto, in parte liquidatorio ed in parte con continuità aziendale, per individuare le norme da applicare nel caso concreto occorre verificare se le operazioni di dismissione previste, ulteriori rispetto all’eventuale cessione dell’azienda in esercizio, siano o meno prevalenti, in termini quantitativi e qualitativi, rispetto al valore azienda che permane in esercizio, quand’anche per mezzo di cessione a terzi. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Settembre 2013.


Concordato preventivo - Giudizio di fattibilità - Requisiti - Riconoscimento ai creditori di una sia pur minima percentuale del credito - Realizzazione del piano in tempi ragionevolmente contenuti.
Nell'ambito del giudizio di fattibilità del concordato preventivo riservato al giudice rientra anche il controllo in ordine al riconoscimento in favore dei creditori di una sia pur minima parte del credito da essi vantato nonché in ordine alla circostanza che tale riconoscimento e quindi la realizzazione del piano concordatario abbia luogo in tempi ragionevolmente contenuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 13 Giugno 2013.


Concordato preventivo - Termine per l'esecuzione del piano - Termine ragionevolmente contenuto - Concordati di natura liquidatoria.
Il concordato preventivo deve portare alla soddisfazione dei creditori nella misura prevista in un termine ragionevolmente contenuto che per le procedure di natura liquidatoria non può superare quello indicato dal legislatore per i concordati con continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 13 Giugno 2013.


Concordato con continuità aziendale – Pagamento dei creditori privilegiati – Moratoria – Superamento del limite  temporale attraverso la formazione del consenso maggioritario sulla proposta – Impossibilità.
Il limite temporale della moratoria stabilito dall'articolo 186 bis, comma 2, lett. c, L.F. non può essere superato attraverso la formazione del consenso sulla proposta concordataria con il sistema delle maggioranze di cui all'articolo 177 L.F.; detto limite può, infatti, essere derogato solo mediante singole pattuizioni (che dovranno essere allegate alla domanda di concordato) con i creditori privilegiati coinvolti, oppure mediante il meccanismo di cui all’art. 182 bis L.F. che modula l’accordo al di fuori dalla sede giurisdizionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Giugno 2013.


Concordato con continuità aziendale – Affitto di azienda – Previsione della successiva cessione dell’azienda all’affittuario – Necessità.
Il contratto di affitto di azienda è compatibile con lo strumento del concordato con continuità aziendale quando è propedeutico alla successiva cessione dell'azienda funzionante all'affittuario, cessione che deve, pertanto, essere prevista come obbligatoria nella proposta di concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Giugno 2013.


Concordato con continuità aziendale – Piano che preveda tempistiche di pagamento eccessivamente dilatate – Esclusione di qualsiasi sindacato di convenienza del risultato economico – Venir meno della causa concreta della proposta.
La proposta concordataria in continuità aziendale che si basi su un piano industriale di pagamenti dalle tempistiche eccessivamente dilatate sfugge a qualsivoglia sindacato di convenienza del risultato economico conseguibile dai creditori e non consente di ritenere sussistente il rapporto sinallagmatico, tipico della procedura di concordato preventivo, tra soddisfacimento dei creditori e soluzione della crisi. Ciò comporta il venir meno della causa concreta della proposta e la sua inammissibilità (cfr. Cass. S.U. civ. n. 1521 del 2013). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 11 Giugno 2013.


Concordato con continuità aziendale - Analitica indicazione dei costi e ricavi attesi - Contenuto della relazione del professionista - Tutela del ceto creditorio dai rischi dei flussi e dei costi in prededuzione - Osservanza delle prescrizioni anche in ipotesi di affitto dell'azienda a terzi.
Le prescrizioni contenute nell'articolo 186 bis L.F. in ordine alla analitiche indicazioni di costi e dei ricavi attesi dalla prosecuzione dell'attività di impresa ed alla relazione del professionista di cui all'articolo 161, terzo comma, sono disposizioni di tutela del ceto creditorio dai rischi connessi all'alea dei flussi economici e dall'incremento delle passività in prededuzione e, come tali, devono essere osservate anche nell'ipotesi in cui la continuità aziendale sia ottenuta mediante affitto dell'azienda in esercizio a terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 02 Aprile 2013.


Appalti pubblici - Concordato con continuità aziendale - Ammissione alla gara sulla base della semplice presentazione della domanda di concordato.
In seguito alla modifica dell’art. 38 del D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163 (Codice dei contratti pubblici) e dell'articolo 186 bis L.F. ad opera del DL 83/2012, si deve ritenere che per consentire l’ammissione dell'impresa alla gara pubblica sia sufficiente la presentazione della domanda di concordato preventivo con continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) T.A.R. Trieste, 07 Marzo 2013.


Concordato preventivo con continuità aziendale - Affitto di azienda o di ramo d'azienda - Ammissibilità.
L'articolo 186 bis L.F., il quale disciplina il concordato con continuità aziendale, nel prevedere la prosecuzione dell'attività di impresa da parte del debitore, non distingue tra attività esercitata direttamente ed attività esercitata indirettamente dal debitore imprenditore, con la conseguenza che quella di affitto di azienda deve necessariamente ritenersi compresa nell'esercizio dell'attività di impresa e che l'affitto di azienda può rientrare in una delle ipotesi di continuità espressamente previste dal citato articolo 186 bis. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 27 Febbraio 2013.


Concordato preventivo - Affitto di azienda o di ramo d'azienda - Contratto in corso di esecuzione - Applicazione dell'articolo 169 bis L.F.
Poiché la stipula del contratto di affitto di azienda non esclude la continuazione dell'attività di impresa in capo al suo titolare, qualora venga proposta domanda di concordato preventivo, il contratto in questione deve essere considerato un contratto in corso di esecuzione disciplinato dall'articolo 169 bis L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 27 Febbraio 2013.


Concordato preventivo con continuità aziendale - Moratoria fino ad un anno per il pagamento dei creditori privilegiati - Ammissibilità - Moratoria nel concordato ordinario - Previsione di diritto al voto - Necessità.
Il fatto che solo nell'ipotesi di concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F. sia consentita la previsione di "una moratoria fino a un anno dall'omologazione per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, salvo che sia prevista la liquidazione dei beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione", in tal caso disponendo espressamente che detti creditori "non hanno diritto al voto", consente di affermare che analogo trattamento non possa essere attuato nei concordati ordinari, se non previo riconoscimento del diritto di voto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 12 Febbraio 2013.


Fallimento – Concordato preventivo – Concordato con riserva – Preconcordato – Appalto – Opere private e pubbliche – Subappalto – Atto di straordinaria amministrazione – Autorizzazione – Condizioni.
Nel caso di concordato con continuità aziendale, in cui la ditta che si trovi ancora in pre-concordato chieda l’autorizzazione a subappaltare l’esecuzione di un opera ad un terzo (da intendersi quale atto di amministrazione straordinaria), l’attestatore che redige la relazione di cui all’art. 186bis, co. 2, lett. b), l.f. deve altresì attestare (con riferimento specifico all’oggetto dell’autorizzazione) gli elementi contabili di cui al comma 1 dello stesso art. 186bis, e inoltre – ove si tratti di opera pubblica – la conformità al piano e la “ragionevole capacità di adempimento” dei contratti da parte del terzo subappaltatore, come prescritto dal terzo comma per l’impresa appaltatrice; dovrà altresì farsi risultare l’assenso al subentro prestato (anche nella forma del silenzio-assenso, ove sia così previsto dal bando di gara) dalla Pubblica Amministrazione. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 07 Febbraio 2013.


Concordato con continuità aziendale - Affitto di azienda - Esclusione.
Nell'ambito del concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F., la esplicita previsione del requisito della "cessione di azienda in esercizio" consente di escludere che il concordato con continuità possa essere attuato tramite la distinta ipotesi dell'affitto di azienda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 28 Gennaio 2013.


Attestazione del professionista - Espressa dichiarazione di non versare nelle condizioni di incompatibilità previste dalla legge - Necessità.
Il professionista attestatore, oltre a dichiarare il possesso dei requisiti e l'assenza delle incompatibilità di cui all'articolo 28 L.F., non deve limitarsi a dichiarare il possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, comma 3, lett. d), L.F. ma deve aggiungere espressamente di non aver prestato negli ultimi cinque anni, neanche per il tramite di soggetti con i quali è unito in associazione professionale, attività di lavoro subordinato o autonomo in favore del debitore ovvero partecipato agli organi di amministrazione o di controllo dello stesso, al fine di rendere più esplicita l'osservanza delle nuove disposizioni sulla sua indipendenza, previste dal novellato articolo 161, comma 3, L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Terni, 28 Gennaio 2013.


Concordato preventivo - Pagamento dei crediti anteriori - Concordato con continuità aziendale - Necessità.
L'autorizzazione prevista dall'articolo 182 quinquies, comma 4, L.F. al pagamento dei crediti anteriori alla domanda di concordato può essere concessa solo in presenza di concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Dicembre 2012.


Concordato con continuità aziendale - Valutazione del tribunale in ordine alla sussistenza dei presupposti previsti dall'articolo 186 bis L.F. - Deposito del piano - Necessità - Concordato con riserva - Esclusione.
La mera prospettazione nella domanda di concordato con riserva ex articolo 161, comma 6, L.F. di un concordato con continuità aziendale non consente al tribunale di esprimere una valutazione sulla effettiva sussistenza dei requisiti previsti dall'articolo 186 bis per tale figura di concordato; tale valutazione può, infatti, essere compiuta solamente alla luce del piano definitivo, del quale non può farsi a meno neppure in presenza della attestazione del professionista di cui all'articolo 67, comma 3, lettera d, L.F. avente ad oggetto la neutralità del pagamento rispetto alla sorte dei crediti concorsuali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 21 Dicembre 2012.


Concordato con continuità aziendale - Nomina di ausiliario del tribunale - Doveri informativi dell'ausiliario e dell'imprenditore.
In presenza di domanda di concordato preventivo con continuazione dell'attività di impresa, qualora la procedura presenti un determinato grado di complessità, il tribunale può provvedere alla nomina di un ausiliario (art. 8 del Testo unico delle spese di giustizia) che assuma le opportune informazioni da riportare al tribunale sulla scorta dei dati contabili dell'azienda e di altre fonti di conoscenza. (Nel caso di specie, il professionista deve sorvegliare l'attività dell'impresa e riferire, con relazioni mensili, al giudice delegato sugli atti compiuti dall'imprenditore; quest'ultimo dovrà a sua volta presentare all'ausiliario un prospetto finanziario mensile corredato da una dettagliata relazione sulle operazioni e sugli atti imprenditoriali compiuti nel mese precedente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 27 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Modifiche introdotte dalla l. 7 agosto 2012, n. 134 - Scopo principale del concordato - Preservazione delle strutture produttive ed aziendali.
Le modifiche apportate alla disciplina delle procedure concorsuali dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, con particolare riferimento alla possibilità di presentare un concordato con riserva di presentazione del piano ai sensi dell'articolo 161, comma 6, legge fallimentare ed alla previsione del concordato con continuità aziendale di cui all'articolo 186 bis, portano a ritenere che lo scopo principale del concordato preventivo sia ora costituito dalla preservazione delle strutture produttive ed aziendali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza, 26 Ottobre 2012.


Concordato preventivo con riserva e continuità aziendale - Richiesta di autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili - Assenza di indicazioni circa il contenuto del piano - Inammissibilità.
Deve essere respinta la richiesta di autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili con rilascio di garanzie ipotecarie e pignoratizie formulata con ricorso per concordato preventivo con riserva e con previsione di continuità aziendale qualora non venga fornita alcuna indicazione circa il contenuto del piano in elaborazione, il valore dei beni immobili non strategici da dismettere per far fronte ai debiti annuali e circa le condizioni concordate con gli istituti di credito per l'erogazione dei finanziamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 16 Ottobre 2012.


Concordato preventivo - Concordato in continuità - Conservazione di parte del patrimonio in capo alla proponente - Ammissibilità.
Solamente nell'ambito del concordato in continuità, in un'ottica di favore verso il risanamento dell'impresa, è possibile proporre ai creditori la conservazione di parte del patrimonio in capo alla proponente e la cessione ai creditori di asset non strategici. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Luglio 2012.


Concordato preventivo - Concordato di risanamento - Continuazione dell'impresa - Stipulazione in corso di procedura di contratti di finanziamento - Continuazione dei rapporti di anticipazione di effetti - Estinzione per compensazione decreto della banca sorto prima del concordato - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Ammissibilità.
Nel corso di un concordato preventivo cd. di risanamento e che preveda la continuazione dell'impresa, deve ritenersi possibile, sia pure con l'autorizzazione del giudice delegato, la stipulazione di contratti di finanziamento nonché la prosecuzione di rapporti di anticipazione di effetti che prevedano l'estinzione per compensazione (mediante l'incasso in corso di procedura dei titoli anticipati) del credito della banca sorto prima del concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 20 Dicembre 2010.


Concordato preventivo - Concordato di risanamento - Prosecuzione dell'attività - Ristrutturazione dell'attività aziendale - Autorizzazione degli organi della procedura alla stipula di un contratto di finanziamento.
Deve ritenersi ammissibile la proposizione di un concordato preventivo che consista in un piano industriale di risanamento basato sulla prosecuzione, previa sua ristrutturazione, dell'attività aziendale ed altresì in buona parte incentrato sull'apporto di nuova finanza. (Nel caso di specie il tribunale, dichiarando aperta la procedura di concordato, ha autorizzato il legale rappresentante della società proponente a concludere un contratto di finanziamento dell'importo di euro 1 milione alle condizioni previste nel piano). (Franco Benassi) (Riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 16 Dicembre 2010.