LIBRO TERZO
Della proprietà
TITOLO VII
Della comunione
CAPO I
Della comunione in generale

Art. 1100

Norme regolatrici
TESTO A FRONTE

I. Quando la proprietà o altro diritto reale spetta in comune a più persone, se il titolo o la legge non dispone diversamente, si applicano le norme seguenti.


GIURISPRUDENZA

Condominio - Assemblea - Formale convocazione - Necessità - Esclusione - Condizioni di validità della convocazione e della deliberazione - Preventiva informazione sull'ordine del giorno - Decisione a maggioranza dei partecipanti.
L'assemblea dei partecipanti alla comunione ordinaria, diversamente da quanto stabilito per il condominio degli edifici, è validamente costituita mediante qualsiasi forma di convocazione purché idonea allo scopo, in quanto gli artt. 1105 e 1108 c.c. non prevedono l'assolvimento di particolari formalità, menzionando semplicemente la preventiva conoscenza dell'ordine del giorno e la decisione a maggioranza dei partecipanti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 Dicembre 2017, n. 29747.


Lite tra comproprietari e terzi - Legittimazione del comproprietario - Esperibilità delle azioni derivanti dal contratto di locazione - Proposizione da parte di uno dei comproprietari - Espressa volontà contraria degli altri - Legittimazione attiva dell'attore - Esclusione.
Con riguardo alle domande di risoluzione del contratto di locazione e di condanna del conduttore al pagamento dei canoni, dev'essere negata la legittimazione attiva del comproprietario del bene locato "pro parte dimidia", ove risulti l'espressa volontà contraria degli altri comproprietari (e sempre che il conflitto, non superabile con il criterio della maggioranza economica, non venga composto in sede giudiziale, a norma dell'art. 1105 c.c.), considerato che, in detta situazione, resta superata la presunzione che il singolo comunista agisca con il consenso degli altri, e, quindi, cade il presupposto per il riconoscimento della sua abilitazione a compiere atti di utile gestione rientranti nell'ordinaria amministrazione della cosa comune. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 13 Aprile 2017, n. 9556.


Espropriazione forzata - Beni indivisi - Espropriazione dell’intera quota di un compartecipe alla comunione - Facoltà del giudice di disporre la separazione in natura della quota - Inammissibilità dell’espropriazione della quota di un singolo bene indiviso.
In tema di espropriazione forzata dei beni indivisi, occorre precisare che: a) l’espropriazione forzata dell’intera quota spettante ad un compartecipe dei beni compresi in una comunione è possibile ma limitatamente a tutti i beni indivisi di una singola specie (immobili, mobili o crediti); b) iniziata l’espropriazione della quota, il giudice dell’esecuzione può disporre la separazione in natura della quota spettante al debitore esecutato, se questa è possibile, o, in caso contrario, ordinare che si proceda alla divisione, oppure disporre la vendita della quota indivisa; c) non è invece ammissibile l’espropriazione forzata della quota di un singolo bene indiviso, quando la massa in comune comprenda più beni della stessa specie, perché, potendo, in sede di divisione, venire assegnato al debitore una parte di altro bene facente parte della massa, il pignoramento potrebbe non conseguire i suoi effetti, per inesistenza del patrimonio del debitore che costituisce oggetto dell’esecuzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Marzo 2013, n. 6809.


Società - Società di persone - Cancellazione dal registro delle imprese - Estinzione - Presenza di redditi non soddisfatti e di rapporti non ancora definiti - Sopravvenienze attive - Successione dei soci - Comunione potenziale ex articolo 1110 c.c. - Attribuzione dei beni residui dei soci in regime di comunione - Legittimazione ad agire dei soci per ottenere pro quota il soddisfacimento dei crediti della società estinta..
A seguito delle tre pronunce delle Sezioni Unite della Cassazione in data 22 febbraio 2012, rispettivamente, n. 4060, n. 4061 e n. 4062, la cancellazione dal Registro delle Imprese produce l’estinzione della società di persone anche in presenza di crediti non soddisfatti e di rapporti non ancora definiti. Tra i rapporti non ancora definiti rientrano le c.d. sopravvenienze attive e passive ma, mentre per queste ultime il legislatore è intervenuto con una specifica previsione prevedendo, dopo la cancellazione, la responsabilità dei soci e/o dei liquidatori nei confronti dei creditori rimasti insoddisfatti (sia pure entro certi limiti), per le sopravvenienze attive non si è provveduto a dettare alcuna specifica disciplina. Considerato, tuttavia, che anche in presenza di sopravvenienze attive non può ritenersi possibile una sopravvivenza della società né una sua reviviscenza, deve concludersi che in tale ipotesi si verifichi un fenomeno di successione delle sopravvenienze nei confronti dei soci, divenendo le stesse oggetto di una comunione potenziale e particolare che non ha titolo nella legge (ex art. 1100 c.c.), ma trova origine nell’estinzione della sovrastruttura cui era imputato il bene residuo. Ne discende la necessaria attribuzione di quei beni residui ai soci, non essendovi altri possibili destinatari, con il conseguente instaurarsi del regime di comunione sui beni stessi. Dunque, una volta stabilito che la società cancellata è definitivamente estinta e che non può più avere alcuna capacità giuridica e processuale per agire per il recupero dei crediti, spetterà soltanto agli ex soci la legittimazione ad agire in giudizio ed a ottenere pro quota, secondo le norme sulla comunione, il soddisfacimento dei crediti di cui era titolare la società estinta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 31 Agosto 2012.