LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO III
Dell'inadempimento delle obbligazioni

Art. 1223

Risarcimento del danno
TESTO A FRONTE

I. Il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta.


GIURISPRUDENZA

Risarcimento del danno – Responsabilità professionale – Consulente del lavoro – Tardiva comunicazione di assunzione – Perdita dei contributi regionali – Prova del danno – CTU cd. Percipiente.
In materia di responsabilità del professionista, grava sul committente l’onere di provare il danno ed il nesso causale tra la condotta del professionista e il danno medesimo. Non potendosi il giudice limitare a mere congetture, è necessario che, mediante l’ausilio di una CTU, si valuti la corrispondenza tra la somma richiesta a titolo di risarcimento del danno e quella alla quale il committente avrebbe avuto diritto. Nel caso di CTU percipiente, è necessario e sufficiente che la parte deduca il fatto che pone a fondamento del suo diritto e che il giudice ritenga necessaria la disponibilità di specifiche cognizioni tecniche. [Nella fattispecie, la Corte ha confermato la legittimità della condanna di un consulente del lavoro a risarcire all’impresa committente il danno conseguente alla perdita dei contributi regionali causata dalla tardiva comunicazione dell’assunzione di un apprendista, avendo il CTU acclarato che il mancato ottenimento del contributo era dipeso dalla negligenza del consulente.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 19 Luglio 2018, n. 19148.


Condominio negli edifici - Uso della cosa comune da parte di uno dei condomini - Impedimento all’uso, anche solo potenziale, degli altri - Danno "in re ipsa" - Limiti - Distinzione fra danno patrimoniale e non patrimoniale - Fondamento - Fattispecie.
In tema di condominio negli edifici, ove l'uso della cosa comune da parte di uno dei condomini avvenga in modo da impedire quello, anche solo potenziale, degli altri partecipanti, mentre il danno patrimoniale per il lucro interrotto è da ritenere "in re ipsa", non altrettanto è da dirsi in relazione al danno non patrimoniale, quale disagio psico-fisico conseguente alla mancata utilizzazione di un'area comune condominiale, potendosi ammettere il ristoro di tale ultima posta risarcitoria solo in conseguenza della lesione di interessi della persona di rango costituzionale o nei casi espressamente previsti dalla legge, ai sensi dell'art. 2059 c.c., e sempre che si tratti di una lesione grave e di un pregiudizio non futile. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva escluso il risarcimento del danno non patrimoniale in un caso di occupazione stabile, mediante un'autovettura lasciata in sosta per l'intero giorno e da oltre un anno, dello spazio antistante la rampa di accesso al garage condominiale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Luglio 2018, n. 17460.


Contratti di borsa - Liquidazione del danno - Unico fatto illecito generatore del lucro e del danno - Necessità - Fondamento - Fattispecie in tema di "bond" argentini.
La corretta applicazione del criterio generale della "compensatio lucri cum damno" postula che, quando unico è il fatto illecito generatore del lucro e del danno, nella quantificazione del risarcimento si tenga conto anche di tutti i vantaggi nel contempo derivati al danneggiato, perché il risarcimento è finalizzato a sollevare dalle conseguenze pregiudizievoli dell'altrui condotta e non a consentire una ingiustificata locupletazione del soggetto danneggiato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva correttamente quantificato il danno, conseguente all'acquisto di obbligazioni argentine, in misura pari al capitale investito, sottraendo da tale importo il valore delle cedole riscosse ed il controvalore dei titoli concambiati, considerati un arricchimento derivante dal medesimo fatto illecito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2018, n. 16088.


Notaio - Responsabilità - Omessa verifica di iscrizioni ipotecarie sull’immobile compravenduto - Conseguenze - Risarcimento del danno per equivalente - Ammissibilità - Quantificazione - Criteri.
Il notaio che, chiamato a stipulare un contratto di compravendita immobiliare, ometta di accertarsi dell'esistenza di iscrizioni ipotecarie e di pignoramenti sull'immobile, può essere condannato al risarcimento per equivalente commisurato, quanto al danno emergente, all'entità della somma complessivamente necessaria perché l'acquirente consegua la cancellazione del vincolo pregiudizievole, la cui determinazione deve essere rimessa al giudice di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Giugno 2018, n. 15761.


Occupazione senza titolo di bene immobile altrui – Danno per mancato godimento dell’immobile come “danno-conseguenza” e non “in re ipsa” – Onere per il proprietario del bene di allegare e di provare i fatti da cui discende il lamentato pregiudizio.
Nell’ipotesi di occupazione senza titolo di bene immobile non sussiste un danno in re ipsa per il proprietario del bene (ammetterlo equivarrebbe ad introdurre una rigida presunzione a favore del medesimo, che prescinde e lo esonera dall’allegazione e dalla prova dei fatti in cui consisterebbe il danno). Il giudice di merito dovrà accertare se il proprietario dell’immobile abbia allegato e provato il danno-conseguenza che potrebbe essergli derivato dall’occupazione senza titolo del bene, come, a titolo esemplificativo, l’intenzione concreta di concederlo in locazione durante tale periodo, l’avere sostenuto spese per risiedere in altro immobile che altrimenti non avrebbe dovuto affrontare, l’avere avuto concreta intenzione nel frattempo di venderlo. (Annamaria Varini) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 25 Maggio 2018, n. 13071.


Responsabilità professionale – Notaio – Contratto di mutuo fondiario – Omissione di visura catastale sull’immobile concesso in garanzia – Danno da perdita di chance – Esclusione.
Il danno patrimoniale da perdita di chance consiste non nella perdita di un vantaggio economico, ma nella perdita definitiva della possibilità di conseguirlo. Un tale danno non può pertanto predicarsi laddove si abbia o possa aversi contezza del fatto che il vantaggio economico perseguito sia di per sé comunque conseguito o conseguibile o al contrario non lo sia per effetto del fatto dannoso.

Il pregiudizio della banca direttamente correlabile all’omessa visura da parte del notaio è rappresentato dall’indotto erroneo affidamento sulla sussistenza di adeguata garanzia patrimoniale a copertura del credito, pregiudizio che si tramuta in danno risarcibile solo se e in quanto l’impossibilità di far valere tale garanzia concorra a determinare il mancato soddisfacimento del credito. [Nella fattispecie, la Corte ha escluso la configurabilità del danno da perdita di chance lamentato dalla banca per effetto della mancata esecuzione, da parte del notaio rogante, di visure catastali sugli immobili concessi alla banca in garanzia di mutui fondiari.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2018, n. 9063.


Contratto di trasporto – Risarcimento del danno – Da ritardo prolungato del volo aereo – Prova del danno – In re ipsa – Risarcibilità del danno non patrimoniale – Esclusione – Spese sostenute per eventi non goduti a causa del ritardo – Diritto al rimborso – Sussiste.
Il diritto alla compensazione pecuniaria prevista dall’art.7 comma 1 del Regolamento 261/04 scaturisce al verificarsi di un ritardo prolungato del volo aereo, e quindi il danno è in re ipsa, non dovendo il passeggero fornire la prova di ulteriori circostanze, se non quella di avere acquistato il biglietto del volo aereo e del ritardo prolungato.

Il danno non patrimoniale deve escludersi, non essendo ipotizzabile un’ipotesi di reato, non rientrando in un’ipotesi di danno risarcibile espressamente prevista dalla legge e non essendo riconducibile alla lesione di diritti inviolabili della persona oggetto di tutela costituzionale.
Va invece riconosciuto il rimborso della spesa sostenuta per la partecipazione ad un evento non goduto a causa del ritardo del volo. [Nella fattispecie, il biglietto di ingresso ad un parco di divertimenti, non utilizzato a causa del ritardo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 07 Aprile 2018.


Responsabilità contrattuale – Risarcimento del danno – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Affermazione – Fattispecie in materia di festa di matrimonio rovinata.
Il danno non patrimoniale da inadempimento contrattuale deve ritenersi risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di una lesione di un diritto inviolabile costituzionalmente qualificato, dalla consumazione di un reato ex art. 185 c.p. o da una previsione legislativa, atteso che, laddove si faccia riferimento ad un contratto (tipica espressione dell’autonomia contrattuale), sono le parti che all’atto della stipulazione tipizzano gli interessi che intendono perseguire.  
Se i contraenti individuano interessi non economici, ma neanche inerenti a diritti inviolabili, dalla frustrazione di questi interessi, produttiva di un danno consequenziale di tipo morale o esistenziale, non può che derivare l’obbligo di risarcimento.  

Il pregiudizio esistenziale da inadempimento contrattuale per matrimonio rovinato consiste nella sofferenza derivata dalla brutta figura che gli sposi hanno fatto con i propri invitati, dando l’impressione che si fossero rivolti ad una società inadeguata per l’allestimento del ricevimento, che trattava alimenti scadenti (se non proprio nocivi alla salute), così da rovinare la serata sia a sé stessi che agli invitati [nel caso di specie, i testi hanno fornito un’impietosa ricostruzione dei fatti: alcuni invitati che si contorcevano per i forti dolori addominali; altri che affollavano i bagni della struttura; altri che, trovando i bagni occupati, si vedevano costretti a vomitare nel giardino; altri ancora che, in preda alle convulsioni, hanno dovuto abbandonare il banchetto anzitempo, chi tornando a casa e chi recandosi in Pronto Soccorso].

Il danno morale soggettivo da inadempimento contrattuale per matrimonio rovinato è da identificare con la reazione, per un verso, di rabbia e dispiacere (dal momento in cui gli sposi hanno realizzato che la festa era ormai rovinata) e, per altro verso, di imbarazzo (nei confronti degli invitati). Si tratta di una reazione che va valutata alla luce del fatto che è stata determinata dalla piena violazione di un contratto nel quale era dedotto proprio l’interesse alla felice riuscita del banchetto nuziale. [Nel caso di specie, per la liquidazione del pregiudizio è parso congruo parametrarsi agli importi che si trovano sovente liquidati per ingiurie e diffamazioni non particolarmente gravi, alle quali il giudice ha ritenuto di potere paragonare l’episodio in questione.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Paola, 15 Febbraio 2018.


Contratti in genere – Responsabilità precontrattuale (trattative e formazione del contratto) – Natura giuridica – Responsabilità da contatto sociale – Conseguenze in tema di riparto dell'onere della prova – Risarcimento del danno – Liquidazione in via equitativa.
La responsabilità precontrattuale, scaturendo dalla violazione degli obblighi specifici di protezione posti dall'art. 1337 c.c. in capo ai soggetti di una trattativa, costituisce una forma di responsabilità da contatto sociale qualificato, cui vanno applicate le regole in tema di distribuzione dell'onere della prova proprie della responsabilità contrattuale.

In caso di recesso dalle trattative ad opera di una parte ai danni dell'altra, grava su quest'ultima l'onere di allegare fatti idonei a dimostrare la sussistenza delle trattative e dell'insorgere di un suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto, mentre grava sul recedente l'onere di provare che ha interrotto le trattative per una giusta causa. (Nella fattispecie in cui le parti avevano intrattenuto delle trattative volte alla conclusione di un contratto misto di vendita immobiliare e di appalto d'opera, il giudice ha ritenuto la parte recedente responsabile ex art. 1337 c.c. non avendo quest'ultima assolto l'onere su di lei incombente della prova di una giusta causa di recesso).

Il risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale - che deve essere circoscritto al solo interesse negativo, costituito sia dalle spese inutilmente sopportate nel corso delle trattative ed in vista della conclusione del contratto, sia dalla perdita di altre occasioni di stipulazione contrattuale - può essere liquidato anche in via equitativa, sulla base di criteri logici e non arbitrari. (Curzio Fossati) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 27 Luglio 2017.


Contrattazione immobiliare – Preliminare di preliminare – Inadempimento – Responsabilità precontrattuale – Effetti.
La violazione di un accordo stipulato per il tramite di un mediatore immobiliare (c.d. preliminare di preliminare) si traduce in una condotta contraria ai principi di corretta esecuzione di un vincolo obbligatorio che incide sull’intero assetto di interessi sotteso a detta fase non potendo più il promittente venditore vedere realizzato l’interesse al trasferimento oneroso dell’immobile con conseguente gravità dell’inadempimento stesso ex artt. 1453 e 1455 c.c. e determinando l’insorgere della conseguente responsabilità da inadempimento di una obbligazione specifica sorta nella fase precontrattuale. La responsabilità precontrattuale prevista dall'art. 1337 c.c., coprendo nei limiti del cd. interesse negativo tutte le conseguenze immediate e dirette della violazione del dovere di comportarsi secondo buona fede nella fase preparatoria del contratto, secondo i criteri stabiliti dagli artt. 1223 e 2056 c.c., circoscrive il pregiudizio risarcibile al solo interesse negativo, costituito sia dalle spese inutilmente sopportate nel corso delle trattative ed in vista della conclusione del contratto (tra cui la provvigione che la parte non inadempiente ha dovuto pagare al mediatore), sia dalla perdita di altre occasioni di stipulazione contrattuale, pregiudizio liquidabile anche in via equitativa, sulla base di criteri logici e non arbitrari. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Giugno 2017.


Adempimento – Ritardo – Essenzialità del termine – Irrilevanza – Danno risarcibile – Maggiore imposta dovuta a seguito di intervento normativo – Esclusione.
L’essenzialità del termine rileva quando si deve decidere della risoluzione del contratto. Mentre qualora l’attore chiede il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nell’adempimento della prestazione, non rileva l’art.1457 c.c. bensì le norme sull’inesatto adempimento, e sul risarcimento dei danni conseguenti, e cioè gli artt.1218 e 1223 c.c..
Ai sensi dell’art.1225 c.c., quando non ricorre il dolo va esclusa dal danno risarcibile la maggiore somma versata a seguito dell’intervento normativo che ha imposto maggiori oneri fiscali. [Nella fattispecie, l’acquirente di un immobile aveva chiesto il risarcimento, fra l’altro, della maggiore imposta pagata a seguito dell’aumento delle imposte verificatosi successivamente alla scadenza del termine pattuito per la stipula del contratto definitivo di compravendita.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 23 Marzo 2017.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Domanda di risarcimento – Cessione dei titoli – Inammissibilità della domanda – Nesso di causalità.
La domanda di risarcimento del danno per l’inadempimento degli obblighi di informazione, tutela e diligenza ex art. 21 T.U.F., non può trovare accoglimento nel caso in cui, nelle more del relativo il giudizio, l’attore abbia ceduto a terzi i titoli per cui è causa, in quanto tale cessione è idonea ad interrompere il nesso di causalità richiesto dall’art. 1223 c.c., non potendosi più ritenere il danno lamentato dagli attori una “conseguenza immediata e diretta” dell’inadempimento dei convenuti. (Alessandro Giorgetta) (Giulio Di Fabio) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 17 Ottobre 2016.


Avvocato e procuratore - Responsabilità civile - Contegno del professionista - Mancata tempestiva attivazione della pretesa risarcitoria del proprio assistito - Prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali - Danno risarcibile ex art. 1223 c.c. - Sussistenza.
In tema di responsabilità professionale, il negligente comportamento dell'avvocato che, omettendo di attivare tempestivamente la pretesa risarcitoria del proprio assistito, abbia determinato il decorso della prescrizione del credito verso taluni dei condebitori solidali, determina un danno risarcibile ex art. 1223 c.c. consistente nella perdita della possibilità di avvalersi di più coobbligati, e, quindi, di agire direttamente nei confronti di quelli presumibilmente più solvibili, quali sono in particolare - in caso di crediti derivanti da un sinistro stradale - le società assicuratrici rispetto alle persone fisiche. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 10 Giugno 2016, n. 11907.


Contratto preliminare – Interpretazione – Termine essenziale – Caratteristiche

Contratto preliminare – Immobili – Scioglimento – Forma scritta – Necessità

Contratto preliminare – Inadempimento promittente venditore – Danni – Caratteristiche
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In tema di contratto preliminare, il termine per l'adempimento può essere ritenuto essenziale ai sensi e per gli effetti dell'art. 1457 c.c., solo quando, all'esito di indagine, da condurre alla stregua delle espressioni adoperate dai contraenti e, soprattutto, della natura e dell'oggetto del contratto, risulti inequivocabilmente la volontà delle parti di ritenere perduta l'utilità economica del contratto con l'inutile decorso del termine medesimo. Tale volontà non può desumersi solo dall'uso dell'espressione "entro e non oltre" quando non risulti dall'oggetto del negozio o da specifiche indicazioni delle parti che queste hanno inteso considerare perduta l'utilità prefissasi nel caso di conclusione del negozio stesso oltre la data considerata. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Lo scioglimento di un contratto preliminare di compravendita di immobile necessita di forma scritta. Invero nei contratti formali (tra cui il preliminare di compravendita di beni immobili, ai sensi del combinato disposto degli art. 1350 e 1351 c.c.) le cause modificative o estintive del rapporto debbono risultare da fattori prestabiliti dalle parti nello stesso contratto e debbono essere, comunque, espresse nella forma richiesta per il contratto al quale si riferiscono, con la conseguenza che tanto l'accordo solutorio quanto la dichiarazione di recesso debbono rivestire la stessa forma scritta richiesta per la stipulazione del contratto preliminare. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Il risarcimento del danno dovuto al promissario acquirente per la mancata stipulazione del contratto definitivo di vendita di un bene immobile, imputabile al promittente venditore, consistendo nel mancato incremento dovuto al fatto che il bene non è entrato nel patrimonio del compratore, non abbisogna di specifica prova e si concreta nella differenza tra il valore commerciale del bene medesimo al momento della proposizione della domanda di risoluzione del contratto (ovvero al tempo in cui l'inadempimento è divenuto definitivo) ed il prezzo pattuito. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 01 Aprile 2016.


Contratti di telefonia – Fornitura di servizio inadeguato a studio professionale – Malfunzionamento del servizio per un anno – Violazione degli obblighi informativi – Risoluzione del contratto e risarcimento del danno.
Nel caso in cui il gestore telefonico faccia sottoscrivere un contratto di fornitura di servizi di telefonia ad uno studio professionale senza verificare eventuali incompatibilità tecniche con gli impianti esistenti e senza informare l’utente dei possibili problemi che potrebbero insorgere, il medesimo gestore viola l’obbligo informativo afferente la qualità del servizio. La violazione di detto obbligo informativo e il malfunzionamento del servizio telefonico per oltre un anno comportano grave inadempimento con conseguente risoluzione del contratto e risarcimento del danno. L’utente telefonico deve provare la fonte negoziale del rapporto allegando l’inadempimento o l’inesatto adempimento delle obbligazioni che incombono sul gestore. Il risarcimento comprende il danno emergente rappresentato dalle spese sostenute per interventi tecnici per il ripristino del servizio e l’eventuale lucro cessante che deve essere adeguatamente provato in relazione alla diminuzione del fatturato e alla perdita dalla clientela subita dallo studio professionale. Va riconosciuto anche il danno non patrimoniale rappresentato dallo stato di preoccupazione, agitazione e di stress subiti dal professionista che veda con impotenza lo studio isolato dalla propria clientela trovandosi nell’impossibilità di accedere agli strumenti tecnologici ormai indispensabili nella quotidianità. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 16 Marzo 2016.


Contratto di leasing immobiliare – Clausola “rischio cambio” Euro / franco Svizzero – Carattere aleatorio – Derivato “implicito” o “incorporato” ai sensi dello IAS 39 e dell’art. 2426 comma 11-bis c.c., (entrato in vigore il 1.1.2016) avente causa autonoma – Applicabilità TUF.

Contratto quadro ex art. 23 TUF non necessità – Mancato rispetto art. 21 comma 1 lett. a) e b) TUF nonché art. 39, 40 e 42 Reg. Consob 16190/2007 – Sussiste – Risolvibilità del contratto di finanza incorporato – Sussiste – Responsabilità civile concedente e risarcimento del danno – Sussiste.
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Il fatto che la clausola avente natura aleatoria di “rischio cambio”, inserita in un contratto di leasing, il quale, di per sé, non rientra tra i servizi e le attività di investimento, né fra gli strumenti finanziari di cui all’art. 1 commi 2 e 5 T.U.F., sia stata oggetto della volontà negoziale delle parti, non esclude che ad essa si applichino le norme in materia di intermediazione finanziaria.

Tale clausola non muta la causa tipica del contratto, ma costituisce una previsione accessoria che incide sul contenuto del sinallagma negoziale e va vista come “derivato implicito / incorporato” nel contratto di leasing (IAS 39 ed art. 2426 comma 11 -bis c.c.) inscindibile dal medesimo contratto “host” (ospite), in cui, il canone mensile altro non rappresenta se non la base di calcolo sulla quale determinare il differenziale spettante all’una o all’altra parte, con una mera funzione aleatoria.

Contratto di leasing e clausola “rischio cambio” non costituiscono un contratto complesso, la cui causa negoziale (intesa come lo scopo, di contenuto economico, che le parti perseguono con la conclusione di uno specifico accordo) è unica, trattandosi, invece, di ipotesi di collegamento negoziale tra più contratti, ciascuno dotato della propria causa.

Non sussiste la nullità della clausola di rischio cambio (rectius: del contratto collegato ad essa sotteso) ai sensi dell’art. 23 del d.lgs. 58/1998, pur non essendo stata preceduta la sua conclusione dalla stipula in forma scritta di un “contratto quadro”, quando, nel caso di una singola operazione di investimento, alla quale è assimilabile la clausola di “rischio cambio” inserita nel contratto di leasing, quanto prescrive la norma è già contenuto nel contratto che regola quella operazione di investimento.

Il mancato assolvimento degli obblighi previsti dall’art. 39, 40 e 42 del Reg. Consob 29.10.2007, n° 16190, riguardanti la rilevazione della “conoscenza ed esperienza nel settore di investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio”, “situazione finanziaria” ed “obiettivi di investimento”, la mancata valutazione “sulla base delle informazioni ricevute dal cliente, e tenuto conto della natura e delle caratteristiche del servizio fornito” dell’adeguatezza e dell’appropriatezza dell’operazione, senza che risulti che ricorrano le condizioni per omettere le predette informazioni e valutazioni, ai sensi dell’art. 43. dall’art. Reg. Consob citato, comporta la violazione dell’art 21 comma 1 lett. a) e b) del d.lgs. 58/1998, dunque il diritto alla risoluzione del contratto derivato incorporato, nonché il risarcimento del danno. (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 29 Febbraio 2016.


Persone giuridiche - Responsabilità penale - Costituzione di parte civile del Comune in processi di violenza sessuale - Esclusione.
La costituzione di parte civile del Comune, in casi di violenza sessuale, è inammissibile per l'eccessiva estensione del concetto di causa che porta a risultati in contrasto con le esigenze del diritto. Il danno identificabile nelle spese sostenute dal Comune, quale finanziatore di servizi rivolti alle vittime della violenza sessuale, non rappresenta la "conseguenza immediata e diretta" (art. 1223 c.c.) dell'azione del reo, ma è l'espressione di una discrezionalità su interessi sociali meritevoli di protezione, avulsa dal determinismo eziologico che la legge richiede per far dipendere, rispetto all'azione criminosa, il necessario effetto degli eventi. (Francesco Forlenza) (riproduzione riservata) Giudice Indagini Preliminari Trento, 17 Giugno 2015.


Società di capitali - Fallimento - Azione di responsabilità promossa dal curatore nei confronti dell'amministratore - Individuazione e liquidazione del danno risarcibile - Allegazione degli specifici inadempimenti - Necessità - Mancanza di scritture contabili della società - Liquidazione del danno nella differenza tra passivo e attivo - Allegazione delle ragioni che non hanno permesso l'accertamento di specifici effetti dannosi riconducibili alla condotta dell'amministratore.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento di una società di capitali nei confronti dell'amministratore della stessa, l'individuazione e la liquidazione del danno risarcibile dev'essere operata avendo riguardo agli specifici inadempimenti dell'amministratore, che l'attore ha l'onere di allegare, onde possa essere verificata l'esistenza di un rapporto di causalità tra tali inadempimenti ed il danno di cui si pretende il risarcimento.

Nelle predette azioni la mancanza di scritture contabili della società, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, di per sè sola non giustifica che il danno da risarcire sia individuato e liquidato in misura corrispondente alla differenza tra il passivo e l'attivo accertati in ambito fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato soltanto al fine della liquidazione equitativa del danno, ove ricorrano le condizioni perchè si proceda ad una liquidazione siffatta, purché siano indicate le ragioni che non hanno permesso l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore e purché il ricorso a detto criterio si presenti logicamente plausibile in rapporto alle circostanze del caso concreto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Maggio 2015, n. 9100.


Assegno bancario – Previsione dell’art. 43 l. ass. – Violazione – Danno subito dal beneficiario – Prova – Fatto stesso del pagamento.
Il danno subito dal beneficiario è provato dal fatto stesso del pagamento dei titoli di cui era beneficiario stesso a soggetto diverso e non legittimato. (Antonio Volanti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 10 Luglio 2014.


L'obbligazione del sanitario è obbligazione di mezzi - Il risultato, ossia la guarigione o il miglioramento delle condizioni del paziente, rimane normalmente fuori dall'obbligazione strictu sensu - Interventi di routine - Presunzione di inadempimento - Onere della prova liberatoria a carico del sanitario.
L'obbligazione del sanitario resta essenzialmente di mezzi, ossia quella di fornire lo standard curativo, adeguato e calato al caso concreto e non acriticamente e meccanicamente eseguito. Il risultato, ossia la guarigione o il miglioramento delle condizioni del paziente, rimane normalmente fuori dall'obbligazione strictu sensu e, in teoria, governato da causalità naturale (art. 40 c.p.). Poiché però la sussunzione sotto leggi scientifiche di quel risultato è già verificata a monte (negli interventi di routine s'intende), essendo essa normale conseguenza del rispetto delle linee guida, il creditore/paziente, che normalmente nelle obbligazioni di mezzi deve provare il nesso di causa tra inadempimento e risultato non conseguito, può beneficiare di tale preventiva sussunzione e della presunzione di inadempimento che ne deriva, scaricando sul sanitario l'onere della prova liberatoria. (Giulio Borella) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 09 Luglio 2014.


Sindaci - Responsabilità - Responsabilità da omissione - Obbligo di segnalare le irregolarità all'assemblea e al pubblico ministero - Sussistenza - Operazioni infragruppo - Requisiti - Identità nella composizione del collegio sindacale.
Il sindaco ha il dovere di porre in essere ogni atto necessario all'assolvimento dell'incarico, con diligenza, correttezza e buona fede, anche segnalando all'assemblea le irregolarità di gestione riscontrate o, ove ne ricorrano gli estremi, denunziando i fatti al pubblico ministero. Tali doveri assumono particolare rilevanza nell'ipotesi di operazioni compiute all'interno di un medesimo gruppo societario, le quali avrebbero potuto essere correttamente realizzate soltanto se corrispondenti all'interesse delle singole società coinvolte, tanto più nel caso di identità della composizione del collegio sindacale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2014.


Responsabilità Medica – Prescrizione di farmaco anticoncezionale – Errata prescrizione – Conseguente gravidanza non desiderata – Responsabilità del medico – Sussiste – Responsabilità verso madre e padre – Sussiste – Danno patrimoniale – Spese e costi futuri – Sussiste..
Incorre in responsabilità contrattuale, il medico che somministri alla propria assistita - la quale non intende avere figli - un farmaco errato inidoneo ad avere efficacia anticoncezionale se, per effetto di tale errore, sia insorta una gravidanza indesiderata. In tali casi, l’inadempimento del medico comporta la lesione del diritto della assistita di decidere, con il proprio compagno, liberamente, sulla base di valutazioni assolutamente personali ed insindacabili, se diventare o meno genitore. L’inadempimento determina il diritto al risarcimento del danno anche in capo al compagno della parte lesa che, in conseguenza della condotta del medico, diventa genitore senza essersi autodeterminato in tal senso. Quanto al danno non patrimoniale, la nascita di un figlio comporta delle spese, le spese che è necessario affrontare per il suo mantenimento e la sua educazione, fino a raggiungimento della sua indipendenza economica; ne consegue che costituisce danno risarcibile l’ammontare delle spese che i due genitori devono accollarsi per il mantenimento del figlio fino alla sua indipendenza economica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 31 Marzo 2014.


Perdita dell’animale d’affezione – Danno non patrimoniale – Risarcimento – Sofferenza risarcita quale pregiudizio conseguente .
Il danno non patrimoniale è risarcibile, quale conseguenza di una lesione al patrimonio, sia come evento di danno (quando la perdita patrimoniale si configuri quale evento ponte di ulteriori eventi di danno riguardanti valori costituzionalmente garantiti, ad es. la salute), sia quale danno conseguenza (quando la destinazione economico sociale del bene cui si riferisce la lesione del patrimonio coinvolga direttamente aspetti personali); nel caso della perdita dell’animale d’affezione quindi la destinazione economico sociale dello stesso, per l’appunto l’affezione, comporta che la sofferenza derivata dalla relativa perdita debba essere risarcita ex art. 1223 c.c. quale pregiudizio conseguente, in base a criterio di regolarità e adeguatezza, di detta perdita. (Giulio Borella) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 09 Giugno 2011.


Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Danno patrimoniale indennizzabile - Conseguenza immediata e diretta della non ragionevole durata del processo - Necessità - Fattispecie in tema di fallimento

Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Diritto all'equa riparazione - Preliminare accertamento della durata ragionevole del processo presupposto - Necessità - Fattispecie in tema di procedura fallimentare
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Il danno patrimoniale indennizzabile come conseguenza della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, è soltanto quello che costituisce "conseguenza immediata e diretta" del fatto causativo (art. 1223 cod. civ., richiamato dall'art. 2, comma 3, legge cit. attraverso il rinvio all'art. 2056 stesso codice), in quanto sia collegabile al superamento del termine ragionevole e trovi appunto causa nel non ragionevole ritardo della definizione del processo presupposto. (Nella fattispecie la S.C. ha pertanto escluso l'indennizzabilità del danno - subito dal creditore ammesso al passivo di una procedura fallimentare protrattasi oltre la durata ragionevole - consistente nella impossibilità di recupero del credito per la insufficienza dell'attivo fallimentare). (massima ufficiale)

Il giudice investito della domanda di equa riparazione del danno derivante dalla irragionevole durata del processo, ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89, deve preliminarmente accertare se sia stato violato il termine di ragionevole durata, identificando puntualmente quale sia la misura della durata ragionevole del processo in questione, essendo questo un elemento imprescindibile, logicamente e giuridicamente preliminare, per il corretto accertamento dell'esistenza del danno e per l'eventuale liquidazione dell'indennizzo. (Nella fattispecie, la S.C. ha cassato il decreto della corte di appello che, sulla domanda di equa riparazione proposta da un creditore ammesso al passivo di un fallimento, pur affermando che la procedura fallimentare aveva avuto una durata irragionevole e pur avendo liquidato, forfettariamente una somma a titolo di danno morale, non aveva, però, indicato precisamente la misura della durata della procedura eccedente il termine ragionevole). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 2005, n. 17999.


Risarcimento del danno - Valutazione e liquidazione - Svalutazione monetaria - Rivalutazione del credito del danneggiato ed interessi sulla somma rivalutata - Compatibilità.
In tema di debiti di valore, la rivalutazione della somma da liquidarsi a titolo di risarcimento dei danni e gli interessi sulla somma rivalutata assolvono funzioni diverse, poiché la prima mira a ripristinare la situazione patrimoniale del danneggiato quale era prima del fatto illecito generatore del danno ed a porlo nelle condizioni in cui si sarebbe trovato se l'evento dannoso non si fosse verificato, mentre i secondi hanno natura compensativa, con la conseguenza che le due misure sono giuridicamente compatibili e che sulla somma risultante dalla rivalutazione debbono essere corrisposti gli interessi a decorrere dal giorno in cui si è verificato l'evento dannoso. Cassazione civile, sez. I, 07 Maggio 1993.


Collegio sindacale - Responsabilità - Responsabilità solidale dei sindaci con gli amministratori per fatti od omissioni di questi ultimi - Carattere risarcitorio per fatto illecito - Configurabilità - Conseguenza - Liquidazione del debito di valore - Svalutazione monetaria.
La responsabilità dei sindaci di una società, che l'art. 2407 secondo comma cod. civ. prevede, in solido con gli amministratori e per fatti od omissioni di questi ultimi, quando il danno non si sarebbe verificato se essi sindaci avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica, integra una responsabilità risarcitoria per fatto illecito, e, quindi, un debito di valore, il quale deve essere liquidato tenendo conto della svalutazione monetaria sopravvenuta fino alla data della relativa decisione, mentre resta a tal fine irrilevante che il suddetto pregiudizio sia costituito da perdite pecuniarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 1985, n. 1981.