LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO V
Della cessione dei crediti

Art. 1260

Cedibilità dei crediti
TESTO A FRONTE

I. Il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge.

II. Le parti possono escludere la cedibilità del credito; ma il patto non è opponibile al cessionario, se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione.


GIURISPRUDENZA

Pendenza del processo esecutivo - Successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente - Legittimazione del cedente a proseguire nell’esecuzione - Sussistenza - Limiti.
In pendenza del processo esecutivo, la successione a titolo particolare nel diritto del creditore procedente non ha effetto sul rapporto processuale che, in virtù del principio stabilito dall'art. 111 c.p.c. - dettato per il giudizio contenzioso ma applicabile anche al processo esecutivo - continua tra le parti originarie; pertanto, in caso di cessione del diritto di credito per il quale è stato promossa espropriazione forzata, il cedente mantiene la legittimazione attiva (“ad causam”) a proseguire il processo, salvo che il cessionario si opponga. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Giugno 2017, n. 15622.


Fallimento - Accertamento del passivo -  Esecutività dello stato passivo - Successiva rinuncia di un creditore ammesso - Possibilità di insinuazione tardiva del medesimo credito - Sussistenza - Fondamento - Anche da parte del cessionario.
La rinuncia all'ammissione al passivo da parte del creditore ivi già ammesso non incide sul diritto di credito azionato, sicché non preclude la possibilità di far valere nuovamente, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione in via tardiva, il diritto sostanziale già dedotto, anche da parte di chi, nelle more, se ne sia reso cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Mutuo e finanziamento in genere – Cessione del quinto dello stipendio – Mediazione obbligatoria – Insussistenza – Estinzione anticipata – Oneri economici – Diritto del cliente alla restituzione in ragione della durata residua del finanziamento – Sussistenza – Restituzione premio assicurativo da parte dell’intermediario – Sussistenza – Superamento del tasso soglia usura in circostanze non verificatesi – Insussistenza – Indeterminatezza delle pattuizioni contrattuali – Sussistenza.
Nel giudizio innanzi al Giudice di Pace non sussiste l’obbligo di esperire previamente la mediazione obbligatoria ai fini della procedibilità della domanda in quanto l’art. 320 c.p.c. prevede espressamente l’obbligo per il Giudice di Pace di tentare la conciliazione delle parti prima di procedere all’istruzione del giudizio. La natura di conciliatore e mediatore intrinseca nella figura del Giudice di Pace rende, pertanto, la mediazione esterna al giudizio una inutile duplicazione.

In caso di estinzione anticipata di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, il cliente ha diritto alla restituzione, in misura proporzionale al tempo non goduto, delle commissioni applicate in un’unica soluzione a fronte di prestazioni continuative lungo l’intera durata del rapporto (cd. rimborso “pro rata temporis”).

Il principio del rimborso “pro rata temporis” va applicato anche in relazione al premio assicurativo che deve essere rimborsato dall’intermediario in quanto unico soggetto ad avere intrattenuto un rapporto contrattuale con il cliente.

In caso di superamento del tasso soglia usura solo in particolari circostanze di estinzione anticipata mai verificatesi non si ha violazione della normativa sull’usura in quanto il cliente non ha mai dovuto corrispondere interessi superiori a quelli consentiti.

Sussiste invece l’indeterminatezza delle pattuizioni contrattuali, con relativa violazione della normativa sulla trasparenza bancaria, qualora il contratto non indichi con precisione gli oneri che maturano alla fine del rapporto o, qualora, il tasso di interessi realmente applicato in caso di estinzione anticipata sia diverso da quello indicato in contratto. (Fabrizio Sgandurra) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Torino, 19 Novembre 2015.


Art. 169 bis Contratti in corso di esecuzione – Crediti ceduti prima della pubblicazione della domanda di concordato – Inefficacia dell’autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento.
L'autorizzazione alla sospensione o allo scioglimento del contratto non producono alcun effetto rispetto ai crediti ceduti, i quali sono già entrati nella sfera giuridica del cessionario prima della pubblicazione della domanda di concordato, con la conseguenza che l'istituto bancario potrà legittimamente e definitivamente incamerare le somme versate dai terzi ceduti. (Vincenzo Cannarozzo) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 28 Ottobre 2015.


Cessione di crediti - Nullità - Azione revocatoria fallimentare - Ripetizione delle somme presso il cessionario ed il debitore ceduto - Buona fede.
In caso di nullità della cessione di crediti, il cedente - nella specie il curatore fallimentare che aveva agito anche in revocatoria - può eccepire la nullità e ripetere le somme, oltre che dal cessionario anche dal debitore ceduto, salvo il caso in cui questi sia in buona fede ex art. 1189 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 10 Aprile 2015.


Mutuo e finanziamento in genere – Cessione del quinto dello stipendio – Estinzione anticipata – Oneri economici – Diritto del cliente alla restituzione in ragione della durata residua del finanziamento – Sussistenza – Restituzione premio assicurativo da parte dell’intermediario – Sussistenza – Vessatorietà clausole contrattuali – Sussistenza.
In caso di estinzione anticipata di un finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, il cliente ha diritto alla restituzione, in misura proporzionale al tempo non goduto, delle commissioni applicate in un’unica soluzione a fronte di prestazioni continuative lungo l’intera durata del rapporto (cd. rimborso “pro rata temporis”).

Il principio del rimborso “pro rata temporis” va applicato anche in relazione al premio assicurativo che deve essere rimborsato dall’intermediario in quanto unico soggetto ad avere intrattenuto un rapporto contrattuale con il cliente.

Le clausole del contratto che prevedono l’esclusione del rimborso delle commissioni non maturate in caso di estinzione anticipata del prestito, sono da considerarsi vessatorie, dunque non efficaci. (Fabrizio Sgandurra) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Torino, 17 Marzo 2015.


Cessione dei crediti – Ordinamento Civile – Competenza dello Stato – Legge regionale che incida sulla disciplina della cessione del credito – Incostituzionalità – Sussiste (artt. 1260 c.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata).
La cessione dei crediti è un istituto proprio del diritto civile e trova la sua prima fonte di disciplina nel relativo codice (artt. da 1260 a 1267). Essa rientra nel novero delle modificazioni soggettive del rapporto obbligatorio dal lato attivo e risponde all’esigenza di regolare le fattispecie nelle quali si debba trasferire non una cosa ma un diritto di credito. Dalla stessa esigenza è nata la possibilità di incorporare il credito in un documento, attuando la cessione con la semplice dazione del documento stesso: è il caso dei titoli di credito e, segnatamente, della cambiale. A fianco della citata disciplina generale del codice, l’ordinamento civile prevede varie normative speciali, dirette a regolare determinate categorie di crediti. Si possono ricordare, oltre al settore dei titoli di credito cui dianzi si è fatto cenno, i crediti d’impresa per i quali la cessione è disciplinata dalla legge 21 febbraio 1991, n. 52 (Disciplina della cessione dei crediti di impresa), le cui disposizioni sono richiamate dall’art. 117 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) e l’articolata regolamentazione statale della cessione dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione (richiamata nell’ordinanza di rimessione e in narrativa). Con riferimento a tale ultima categoria di crediti, si deve sottolineare che le loro caratteristiche peculiari non giovano a sottrarli alla materia dell’ordinamento civile. Tali caratteristiche, infatti, attengono alla necessità di particolari requisiti di forma, oppure a talune deroghe alla disciplina stabilita dalle norme del codice civile, ma non incidono sullo schema legale della cessione e, soprattutto, non fanno venir meno la natura negoziale di essa. Orbene, l’ordinamento del diritto privato si pone quale limite alla legislazione regionale, in quanto fondato sull’esigenza, sottesa al principio costituzionale di eguaglianza, di garantire sul territorio nazionale l’uniformità della disciplina dettata per i rapporti tra privati. Il limite dell’ordinamento civile, quindi, identifica un’area riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale e comprende i rapporti tradizionalmente oggetto di codificazione (ex plurimis: sentenze n. 123 del 2010, n. 295 e n. 160 del 2009, n. 326 e n. 51 del 2008). La disposizione censurata, introducendo – per le cessioni di credito vantate nei confronti della Regione Calabria – una apposita disciplina, supera il suddetto limite dell’ordinamento civile e, quindi, viola l’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. (La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 46 della legge della Regione Calabria 4 febbraio 2002, n. 8 (Ordinamento del bilancio e della contabilità della Regione Calabria). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 07 Giugno 2013, n. 131.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo ad un mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Luglio 2009, n. 15797.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Factoring - Cessione di crediti - Configurabilità - Condizioni - Qualificazione della fattispecie - Criteri.
In tema di revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 2, legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore al d.l. 14 marzo 2005, n. 35 del 2005), degli atti solutori anomali connessi all'esecuzione di un contratto di "factoring", stipulato prima dell'entrata in vigore della legge 21 febbraio 1991, n. 52, la qualificazione della fattispecie - consistente in una convenzione atipica attuata mediante la cessione, "pro solvendo" o "pro soluto", della titolarità dei crediti di un imprenditore, derivanti dall'esercizio della sua impresa, ad un altro imprenditore ("factor"), con effetto traslativo al momento dello scambio dei consensi tra i medesimi, se la cessione è globale e i crediti sono esistenti, ovvero differito al momento in cui vengano ad esistenza, se i crediti sono futuri o se, per adempiere all'obbligo assunto con la convenzione, è necessario trasmettere i crediti stessi con distinti negozi di cessione - esige la ricostruzione degli effetti giuridici voluti dalle parti con il predetto contratto, e non già di quelli pratico-economici, al fine di accertare se esse hanno optato per la "causa vendendi" o per la "causa mandati" o per altra ancora, e se la cessione del credito abbia funzione di garanzia o funzione solutoria, ovvero se le parti abbiano voluto soltanto il conferimento di un mandato " in rem propriam", potendo coesistere una pluralità di operazioni economiche, ed essendo assoggettabile alla revocabilità la cessione del credito se prevista come mezzo di estinzione non contestuale al sorgere del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2008, n. 6192.


Obbligazioni in genere - Cessione dei crediti - Efficacia della cessione riguardo al debitore ceduto - Factoring - Eccezioni del debitore ceduto - Relative all'esistenza e alla validità del negozio - Opponibilità al cessionario - Relative all'esatto adempimento - Opponibilità al cessionario - Relative a fatti modificativi o estintivi dell'obbligazione - Opponibilità al cessionario solo se precedenti la notizia della cessione.
In tema di contratto atipico di "factoring", la cessione dei crediti che lo caratterizza non produce modificazioni oggettive del rapporto obbligatorio e non può pregiudicare la posizione del debitore ceduto in quanto avviene senza o addirittura contro la sua volontà; ne consegue che il debitore ceduto può opporre al "factor" cessionario le eccezioni concernenti l'esistenza e la validità del negozio da cui deriva il credito ceduto ed anche le eccezioni riguardanti l'esatto adempimento del negozio, mentre le eccezioni che riguardano fatti estintivi o modificativi del credito ceduto sono opponibili al "factor" cessionario solo se anteriori alla notizia della cessione comunicata al debitore ceduto e non ove successivi, in quanto una volta acquisita la notizia della cessione il debitore ceduto non può modificare la propria posizione nei confronti del cessionario mediante negozi giuridici posti in essere con il creditore originario. (massima ufficiale) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 Maggio 2007, n. 10833.


Credito liquido ed esigibile sorto in epoca antecedente all'ammissione dell'imprenditore alla procedura di amministrazione controllata - Compensabilità con somme riscosse nel corso della procedura stessa in virtù di precedente cessione di credito a scopo di garanzia - Esclusione.
Il debito liquido ed esigibile dell'imprenditore, preesistente all'ammissione dell'imprenditore stesso alla procedura di amministrazione controllata, non può essere compensato con i crediti per somme riscosse dal creditore nel corso di tale procedura in virtù di cessione di credito a scopo di garanzia intervenuta prima dell'ammissione del debitore alla procedura di amministrazione controllata, atteso che il debito restitutorio delle somme riscosse dal cessionario non può ritenersi sorto nel momento stesso in cui fu stipulata la cessione del credito, ma soltanto in quello successivo della effettiva riscossione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2001, n. 280.


Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Cessione di un credito già ammesso al passivo fallimentare - Notificazione al fallimento dopo la formazione dello Stato passivo e prima della redazione del piano di reparto - Efficacia della cessione nei confronti del fallimento - Condizioni - Insinuazione tardiva - Necessità- Pretesa del creditore cessionario di partecipare alle ripartizioni dell'attivo senza aver effettuato l'insinuazione tardiva - Provvedimento di rigetto del giudice delegato - Decreto confermativo del tribunale - Ricorso per cassazione ex art. 3 Cost. - Inammissibilità.
La cessione di un credito già ammesso al passivo fallimentare, notificata al fallimento dopo la formazione dello stato passivo e prima della redazione del piano di riparto, può essere fatta valere nei confronti del fallimento stesso solo attraverso l'insinuazione tardiva, ai sensi dell'art. 101 del R.D. 16 febbraio 1942 n. 267, non essendo sufficiente la mera notificazione e dovendosi provvedere al controllo, da parte del giudice fallimentare, dell'effettività (non della validità) della cessione e dell'insussistenza di cause preclusive del credito, rispetto al fallimento, in relazione al suo nuovo titolare, con la conseguenza - in considerazione dell'esperibilità di questa diversa forma di tutela - che non è ammissibile il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. avverso il decreto del tribunale confermativo del provvedimento del giudice delegato, con il quale sia stata respinta la pretesa del creditore cessionario di partecipare alle ripartizioni dell'attivo senza avere prima provveduto alla insinuazione suddetta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 1991, n. 12999.


Cessione dei crediti - Cessione del credito a scopo di garanzia - Effetti - Differenza del pegno di credito - Adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente - Rinuncia - Insufficienza.
La cessione del credito a scopo di garanzia da sempre luogo alla trasmissione del credito che ne costituisce l'oggetto: in via immediata, se il credito e già maturato, ovvero in via differita, cioè al momento della maturazione, se trattasi di credito futuro. Essa, pertanto, non può essere confusa con il pegno di credito, in quanto quest'ultimo, per la sua precipua caratteristica strutturale, integra un tipico diritto di prelazione, che non da mai luogo al trasferimento della titolarità del credito al creditore pignoratizio. Conseguentemente,non potendosi la cessione di un credito a scopo di garanzia annoverare tra i diritti di prelazione, indicati tassativamente dall'art 177, terzo comma, legge fallimentare, bensì attuando soltanto una forma atipica di garanzia, l'adesione del cessionario del credito al concordato preventivo del cedente non ne comporta la rinuncia. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 05 Novembre 1980, n. 5943.