LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO I
Delle obbligazioni in generale
CAPO VII
Di alcune specie di obbligazioni
SEZIONE III
Delle obbligazioni in solido

Art. 1298

Rapporti interni tra debitori o creditori solidali
TESTO A FRONTE

I. Nei rapporti interni l'obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori o tra i diversi creditori, salvo che sia stata contratta nell'interesse esclusivo di alcuno di essi.

II. Le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente.


GIURISPRUDENZA

Scissione societaria - Responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori - Trattamento dei debiti tributari più favorevole rispetto a quelli civilistici - Manifesta infondatezza.
Non è sono fondate le questioni di legittimità costituzionale di legittimità costituzionale dell’art. 173, comma 13, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito anche: TUIR), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale di una società, la responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l’operazione ha effetto, e dell’art. 15, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale, che ciascuna società beneficiaria è obbligata in solido al pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione per le violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale la scissione produce effetto.

Le questioni sono state sollevate per violazione: a) dell’art. 3 Cost., con riferimento ai principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto le disposizioni censurate disciplinano, in caso di scissione societaria, i debiti tributari in modo diverso rispetto ai debiti civilistici per i quali gli artt. 2506-bis, terzo comma, e 2506-quater, terzo comma, del codice civile prevedono una responsabilità limitata alla quota di patrimonio netto attribuita alla società beneficiaria; b) dell’art. 53 Cost., in quanto le disposizioni censurate prevedono una solidarietà per i debiti tributari che prescinde dalla valutazione della capacità contributiva del soggetto obbligato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 26 Aprile 2018, n. 90.


Condomino – Titolo esecutivo giudiziale formato nei confronti di un condominio – Esecuzione nei confronti di uno dei condomini – Allegazione da parte del creditore della quota millesimale del condomino esecutato – Sufficienza – Omessa allegazione della quota o richiesta dell’intero importo del titolo – Conseguenze – Opposizione del condomino all’esecuzione – Necessità – Riparto degli oneri probatori.
L’esecuzione nei confronti di un singolo condomino, sulla base di titolo esecutivo ottenuto nei confronti del condominio, per le obbligazioni contratte dall’amministratore, può avere luogo esclusivamente nei limiti della quota millesimale dello stesso, sicché, ove il creditore ne ometta la specificazione ovvero proceda per il totale dell’importo portato dal titolo, l’esecutato può proporre opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 1, c.p.c., deducendo di non essere affatto condomino o contestando la misura della quota allegata dal creditore: nel primo caso, l’onere di provare il fatto costitutivo di detta qualità spetta al creditore procedente ed in mancanza il precetto deve essere dichiaro inefficace per l’intero, mentre, nel secondo caso, è lo stesso opponente a dover dimostrare l’effettiva misura della propria quota condominiale, ai fini della declaratoria di inefficacia dell’atto di precetto per l’eccedenza, ed in mancanza l’opposizione non può essere accolta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Settembre 2017, n. 22856.


Imposta di registro – Su sentenza di acquisto per usucapione – Debito solidale delle parti del giudizio – Divisione interna tra tutti i coobbligati – Esclusione – Gravame sulla sola parte acquirente – Affermazione.
Nei rapporti interni tra i debitori, l’obbligazione tributaria afferente al trasferimento immobiliare conseguente alla sentenza che ha accertato l’intervenuta usucapione in favore di una parte processuale deve ritenersi sorta nell’interesse esclusivo del soggetto a vantaggio del quale è stato accertato l’acquisto della proprietà del bene: ciò ai sensi dell’art.1298 c.c., norma che è applicabile non soltanto alle obbligazioni solidali nascenti da contratto, ma anche alle obbligazioni ex lege venute ad esistenza non nell’interesse comune ma in quello di taluno dei coobbligati in solido.
Nei rapporti interni, l’obbligazione tributaria grava per intero sul debitore usucapente, che vi ha interesse esclusivo, mentre non grava affatto sul debitore che ha subito l’usucapione, trattandosi di soggetto che non vi ha interesse proprio.
Appare ragionevole applicare anche all’acquisto per usucapione il principio sancito dall’art.1475 c.c. che fissa, nel rapporto con l’alienante. L’obbligo del compratore di pagare l’imposta di registro quale spese inerente alla vendita, mentre la solidarietà tra i contraenti vale solo nei rapporti con l’amministrazione tributaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Brescia, 22 Maggio 2017.


Associazione temporanea di imprese - Contratto di servizio pubblico - Azione promossa dall'impresa mandataria per conto delle imprese riunite in associazione - Distinzione delle posizioni processuali quanto a petitum e causa petendi - Necessità..
E' inammissibile un'azione promossa contro il committente per il recupero di un credito di un'associazione temporanea d'imprese, in dipendenza di un contratto di servizio pubblico, promossa dall'impresa capogruppo quale mandataria, e dunque anche per la mandante-associata, senza tenere distinte le posizioni processuali delle imprese riunite nell'A.T.I. quanto a petitum e causa petendi, posto che i poteri della capogruppo non si estendono sino alla configurazione di un patrimonio distinto dell'associazione rispetto a quello delle associate. Al fine di rendere ammissibile una siffatta domanda cumulativa (che non tiene conto degli specifici diritti e delle specifiche pretese rispettivamente vantati dalle imprese associtae) non è neppure possibile invocare la solidarietà attiva di cui all'art. 1298 c.c., posto che nel nostro ordinamento solo la solidarietà passiva è la regola, ai sensi dell'art. 1294 c.c., quella attiva sussistendo soltanto per effetto di espressa previsione di legge ovvero di specifica pattuizione, e non essendo sufficiente a farla presumere l'identità della prestazione dovuta. (Marco Venturino) (riproduzione riservata) Tribunale Asti, 03 Febbraio 2009.