LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO I
Disposizioni preliminari

Art. 1322

Autonomia contrattuale
TESTO A FRONTE

I. Le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge [e dalle norme corporative].

II. Le parti possono anche concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico.

Le disposizioni richiamanti le norme corporative devono ritenersi abrogate.


GIURISPRUDENZA

Cessione di cubatura - Accordo preliminare diretto alla cessione di cubatura - Natura - Contratto traslativo di diritto reale - Esclusione - Conseguenze.
L'accordo preliminare di cessione di cubatura, impegnando il proprietario cedente a consentire che la cubatura spettantegli in base agli strumenti urbanistici sia attribuita dalla pubblica amministrazione al cessionario, non ha efficacia traslativa, ma obbligatoria, con la conseguenza che con esso non si trasmette né si costituisce un diritto di servitù di non edificare opponibile ai terzi, poiché il trasferimento di cubatura tra le parti e nei confronti dei terzi consegue esclusivamente al provvedimento concessorio, di natura discrezionale, che il comune può emanare aderendo al progetto edilizio presentato dal cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 10 Ottobre 2018, n. 24948.


Assicurazione della responsabilità civile - Clausole "on claims made basis" - Test di meritevolezza - Tutela invocabile dal contraente assicurato.
Il modello dell'assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", che è volto ad indennizzare il rischio dell'impoverimento del patrimonio dell'assicurato pur sempre a seguito di un sinistro, inteso come accadimento materiale, è partecipe del tipo dell'assicurazione contro i danni, quale deroga consentita al primo comma dell'art. 1917 c.c., non incidendo sulla funzione assicurativa il meccanismo di operatività della polizza legato alla richiesta risarcitoria del terzo danneggiato comunicata all'assicuratore. Ne consegue che, rispetto al singolo contratto di assicurazione, non si impone un test di meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, ai sensi dell'art. 1322, secondo comma, c.c., ma la tutela invocabile dal contraente assicurato può investire, in termini di effettività, diversi piani, dalla fase che precede la conclusione del contratto sino a quella dell'attuazione del rapporto, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili implicati, ossia (esemplificando): responsabilità risarcitoria precontrattuale anche nel caso di contratto concluso a condizioni svantaggiose; nullità, anche parziale, del contratto per difetto di causa in concreto, con conformazione secondo le congruenti indicazioni di legge o, comunque, secondo il principio dell'adeguatezza del contratto assicurativo allo scopo pratico perseguito dai contraenti; conformazione del rapporto in caso di clausola abusiva (come quella di recesso in caso di denuncia di sinistro). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Settembre 2018, n. 22437.


Assicurazione della responsabilità civile – Clausole “on claims made basis” – Atipicità – Esclusione – Deroga al modello legale di cui all’art. 1917, comma 1, c.c. – Conseguenze – Controllo di meritevolezza degli interessi – Esclusione – Verifica di rispondenza del regolamento contrattuale ai limiti imposti dalla legge – Conseguenze.
Il modello di assicurazione della responsabilità civile con clausole "on claims made basis", quale deroga convenzionale all'art. 1917, comma 1, c.c., consentita dall'art. 1932 c.c., è riconducibile al tipo dell'assicurazione contro i danni e, pertanto, non è soggetto al controllo di meritevolezza di cui all'art. 1322, comma 2, c.c., ma alla verifica, ai sensi dell'art. 1322, comma 1, c.c., della rispondenza della conformazione del tipo, operata attraverso l'adozione delle suddette clausole, ai limiti imposti dalla legge, da intendersi come l'ordinamento giuridico nella sua complessità, comprensivo delle norme di rango costituzionale e sovranazionale. Tale indagine riguarda, innanzitutto, la causa concreta del contratto – sotto il profilo della liceità e dell'adeguatezza dell'assetto sinallagmatico rispetto agli specifici interessi perseguiti dalle parti -, ma non si arresta al momento della genesi del regolamento negoziale, investendo anche la fase precontrattuale (in cui occorre verificare l'osservanza, da parte dell'impresa assicurativa, degli obblighi di informazione sul contenuto delle "claims made") e quella dell'attuazione del rapporto (come nel caso in cui nel regolamento contrattuale "on claims made basis" vengano inserite clausole abusive), con la conseguenza che la tutela invocabile dall'assicurato può esplicarsi, in termini di effettività, su diversi piani, con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili di volta in volta implicati. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Settembre 2018, n. 22437.


Preliminare di vendita - Erogazione del muto - Condizione posta nell'interesse di entrambe le parti (bilaterale) e condizione mista - Inapplicabilità dell'art. 1359 c.c. - Fondamento.
Ove le parti subordinino gli effetti di un contratto preliminare di compravendita immobiliare alla condizione che il promissario acquirente ottenga da un istituto bancario un mutuo per potere pagare in tutto o in parte il prezzo stabilito, tale condizione è qualificabile come "mista", dipendendo la concessione del mutuo anche dal comportamento del promissario acquirente nell'approntare la pratica. La mancata erogazione del prestito, però, comporta le conseguenze previste in contratto, senza che rilevi, ai sensi dell'art. 1359 c.c., un eventuale comportamento omissivo del promissario acquirente, sia perché questa disposizione è inapplicabile qualora la parte tenuta condizionatamente ad una data prestazione abbia interesse all'avveramento della condizione (cd. condizione bilaterale), sia perché l'omissione di un'attività in tanto può ritenersi contraria a buona fede e costituire fonte di responsabilità, in quanto essa costituisca oggetto di un obbligo giuridico, e la sussistenza di un siffatto obbligo deve escludersi per l'attività di attuazione dell'elemento potestativo in una condizione mista. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 11 Settembre 2018, n. 22046.


Società – Patti parasociali – Vaglio di meritevolezza ex art. 1322 c.c. – Interpretazione sistematica ex art. 1363 c.c. – Valutazione del complessivo regolamento negoziale in cui il patto si inserisce – Necessità.
Un patto parasociale avente ad oggetto la materia delle nomine dei membri del consiglio di amministrazione, del relativo presidente e dei sindaci, che costituisce parte di un più ampio regolamento negoziale avente ad oggetto la divisione dei beni caduti in comunione tra due coniugi, deve essere indagato, quanto a sua meritevolezza e interpretazione, alla luce del complessivo assetto di interessi fissato dall’accordo di divisione. (Benedetta Bonfanti) (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Luglio 2018.


Accordo di manleva di uno dei soci verso altro socio per le eventuali conseguenze negative dal conferimento – Liceità e meritevolezza – Giudizio di diritto – Sussistenza.
Se l’identificazione degli elementi di fatto dell’accordo è compito del giudice del merito, la valutazione di liceità e di meritevolezza del patto è giudizio di diritto. Ciò posto, tanto più quando si tratti di soggetti entrambi imprenditori, che abbiano concordato un regolamento pattizio nel pieno esercizio dell’autonomia negoziale privata, ogni intervento giudiziale ex art. 1322 cod. civ. – col suo effetto d’autorità rispetto ad equilibri negoziali liberamente contrattati – non può che essere del tutto residuale. Il controllo del giudice sul regolamento degli interessi voluto dai soggetti, se mira a limitare l’esercizio dell’autonomia privata, non deve però perdere di vista che il principio generale è quello della garanzia costituzionale ex art. 41 Costituzione. Si rivela un interesse meritevole di tutela ai sensi dell’art. 1322 cod. civ. al finanziamento dell’intrapresa societaria, ove la meritevolezza è dimostrata dall’essere il finanziamento partecipativo correlato ad un’operazione strategica di potenziamento ed incremento del valore societario. Il patto leonino si può ravvisare solo in presenza di una esclusione totale e costante dalle perdite e dagli utili e solo quando questa non integri una funzione autonoma meritevole di tutela. (Elena Grigò - Matteo Bascelli) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018.


Accordo di manleva di uno dei soci verso altro socio per le eventuali conseguenze negative dal conferimento – Opzione put a prezzo prefissato – Realizzazione causa societaria – Indifferenza.
Nell’opzione put a prezzo concordato si assiste all’assoluta indifferenza della società alle vicende giuridiche che si attuano in conseguenza dell’esercizio di essa, le quali restano neutrali ai fini della realizzazione della causa societaria. Nel negozio dai caratteri che si stanno esaminando, il socio finanziatore assume tutti i diritti e gli obblighi del suo status, ponendosi il meccanismo sul piano della circolazione delle azioni, piuttosto che su quello della ripartizione degli utili e delle perdite. L’atipicità, a ben vedere attiene non alla causa del contratto di società, che resta intatta, ma al c.d. finanziamento in forma partecipativa, il quale si pone a rafforzamento di un’impresa societaria con modalità atipiche, escogitata dalla pratica degli affari.

Va, pertanto, enunciato il seguente principio di diritto: “E’ lecito e meritevole di tutela l’accordo negoziale concluso tra i soci di una società azionaria, con il quale l’uno, in occasione del finanziamento partecipativo così operato, si obblighi a manlevare l’altro dalle eventuali conseguenze negative del conferimento effettuato in società, mediante l’attribuzione del diritto di vendita (c.d. put) entro un termine dato ed il corrispondente obbligo di acquisto della partecipazione sociale a prezzo predeterminato, pari a quello dell’acquisto, pur con l’aggiunta di interessi sull’importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società”. (Elena Grigò - Matteo Bascelli) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018.


Società di capitali – Accordi tra soci in occasione di finanziamento partecipativo – Attribuzione al nuovo socio del diritto di vendere e agli altri soci dell’obbligo di acquistare la partecipazione – Termine e prezzo prefissati – Finalità di manleva dalle eventuali conseguenze negative del conferimento – Liceità e meritevolezza di tutela – Fondamento.
È lecito e meritevole di tutela l'accordo concluso tra soci di società per azioni, con il quale, in occasione del finanziamento partecipativo di uno di essi, gli altri si obblighino a manlevare il nuovo socio dalle eventuali conseguenze negative del conferimento, mediante attribuzione a quest’ultimo del diritto di vendere (c.d. put), entro un determinato termine, e agli altri dell’obbligo di acquistare la partecipazione a un prezzo prefissato - pari a quello iniziale, con l'aggiunta di interessi sull'importo dovuto e del rimborso dei versamenti operati nelle more in favore della società - ponendosi il meccanismo sul piano della circolazione delle azioni, piuttosto che su quello della ripartizione degli utili e delle perdite, la cui meritevolezza è insita nell’operazione strategica di potenziamento ed incremento del valore societario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Luglio 2018, n. 17500.


Clausola di indicizzazione al cambio tra valute dei pagamenti delle rate di un finanziamento – Autonomia della stessa – Atipicità – Valutazione della meritevolezza – Fattispecie.
La clausola di indicizzazione dei pagamenti che fa riferimento al rapporto di cambio tra valute nei contratti di finanziamento (nella specie, leasing immobiliare) opera in maniera autonoma, quindi assume causa propria rispetto al contratto (i pagamenti reciproci trovano la loro fonte non già nelle prestazioni contrattuali, bensì nelle oscillazioni del cambio tra le monete).

Comunque la si voglia qualificare, cioè come currency swap, o diversa fattispecie, detta clausola presenta comunque natura atipica, così che risulta imprescindibile valutarne la meritevolezza di tutela giuridica ai sensi dell’art. 1322 c.c., valutazione, questa, che va rivolta alla pattuizione singolarmente considerata, e non all’intero contratto di finanziamento (leasing), quest’ultimo, per certo meritevole di tutela per gli interessi perseguiti dalle parti.

La clausola di indicizzazione, per quanto astrattamente meritevole di tutela giuridica, non lo è nel momento in cui introduce elementi di prevaricazione di una delle parti (il cliente) contrastanti con il nostro ordinamento, fondato sui principi opposti di solidarietà e parità dei contraenti.

[Nel caso di specie, la Corte ha ricavato l’assenza di meritevolezza dai seguenti elementi:
-maggior vantaggio assicurato alla banca in caso di esito favorevole al cambio denominato storico;
-quotazione del cambio denominato storico, però non individuato secondo il calcolo dell’oscillazione media nell’arco di un determinato lasso temporale, bensì in base ad unilaterale insindacabile e non trattabile scelta dell’istituto finanziatore;
-la funzione concreta della clausola sarebbe stata quella di permettere al cliente di contrarre un leasing in valuta estera, ma un simile risultato poteva facilmente essere raggiunto mediante una semplice operazione di conversione della provvista originaria ed altre, mensili, fra l’importo in euro del canone corrispettivo del godimento dell’immobile e il controvalore in franchi svizzeri al momento di ciascuna scadenza di pagamento;
-la farraginosità dei calcoli, non in linea con il principio di trasparenza predicato dal TUB.] (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Appello Trieste, 28 Maggio 2018.


Art. 21 Tuf. e art. 26 Reg. Consob; art. 1322 c.c. - Determinazione Consob DI/99013791 del 26.02.1999 - Valutazione meritevolezza - Collegamento negoziale tra due contratti.
In tema di intermediazione finanziaria, ed alla stregua di quanto sancito dall’art. 21 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, e dell'art. 26 Reg. Consob n.11522/98, nelle operazioni in derivati con funzioni di copertura rientra nell'interesse oggettivo del cliente la verifica - nell'ambito della valutazione della meritevolezza prevista dall'art. 1322 c.c. - che l'operazione finanziaria concretamente eseguita dall'intermediario rispetti le condizioni previste dalla determinazione Consob DI/99013791 del 26.02.1999.

Si rende quindi necessaria una verifica di natura contabile finalizzata alla verifica che i criteri indicati dalla Direttiva Consob del 26.2.1999 siano stati rispettati per qualificare di copertura l'operazione in derivati e che la stessa sia stata posta in essere per ridurre la rischiosità di altre posizioni detenute dal cliente.

Occorre inoltre verificare che vi sia una elevata correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine, con riferimento al nozionale del contratto swap ed il complessivo debito oggetto di copertura, assunti nell'importo originario e via via in quello residuo nel tempo, al tasso applicato sul debito e quello utilizzato nel derivato.

Occorre altresì che vi sia una correlazione anche alle scadenze dei pagamenti del debito e quelle delle cedole previste dal contratto swap, alla durata del debito e quella del derivato. Infine, occorre verificare se siano state adottate procedure e misure di controllo interne idonee ad assicurare che tali condizioni ricorrano effettivamente. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 07 Maggio 2018.


Trust - Meritevolezza - Valutazione del giudice - Irrilevanza - Valutazione di meritevolezza della tutela è stata compiuta dal legislatore.
Con riferimento al trust, la valutazione (astratta) di meritevolezza della tutela è stata compiuta, una volta per tutte, dal legislatore; infatti, la legge 16 ottobre 1989, n. 364 (Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata a L'Aja il 1 luglio 1985), riconoscendo piena validità alla citata convenzione dell'Aja, ha dato cittadinanza nel nostro ordinamento, se così si può dire, all'istituto in oggetto, per cui non è necessario che il giudice provveda di volta in volta a valutare se il singolo contratto risponda al giudizio previsto dal citato art. 1322 c.c. (nella premessa alla Convenzione si afferma espressamente che si tratta di un istituto tipico dei Paesi di common law, adottato però anche da altri Paesi con alcune modifiche). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2018.


Contratti di garanzia - Fideiussione e contratto autonomo di garanzia - Distinzione - Effetti ai fini della revocatoria fallimentare - Incidenza per la massa dei creditori.
Il fatto che fideiussione e contratto autonomo diano luogo a figure di garanzia tra loro diverse non comporta che le stesse siano regolate, o debbano venire regolate, in modo diverso sotto ogni profilo di disciplina; ai fini della revocatoria, infatti, nel rapporto tra debitore principale e creditore beneficiario, il pagamento fatto dal garante autonomo produce effetti identici - sotto il profilo dell'attribuzione patrimoniale - a quello posto in essere dal fideiussore: in entrambi i casi si tratta di un pagamento del terzo che trova titolo nell'assunzione negoziale di un obbligo di garanzia e che risulta dunque revocabile ex art. 67, comma 2, l.fall. al ricorrere di identici presupposti, sia oggettivi (pagamento e regresso) che soggettivi.

A ben vedere, anzi, nel porre a confronto fideiussione e contratto autonomo rispetto all'angolo visuale del fallimento (o liquidazione coatta) del debitore principale, è proprio questa seconda figura a risultare di maggiore peso e incidenza per la massa dei creditori insinuati, in quanto il contratto autonomo assicura al garante che ha pagato un regresso assai più agevole di quello del fideiussore, perchè in sè svincolato dalle vicende inerenti al rapporto garantito (salvo il caso ricorrano gli estremi dell'exceptio doli generalis). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 Novembre 2017, n. 26062.


Contratto di finanziamento “4you” – Nullità – Causa in concreto non meritevole di tutela – Inefficacia – Decorrenza – Fattispecie.
Il contratto atipico, all'esito del giudizio di immeritevolezza, deve ritenersi inefficace fin dalla sua stipulazione, essendo inidoneo a vincolare le parti al rispetto delle sue regole. (Fattispecie relativa al contratto di finanziamento denominato "4 You", giudicato nullo dalla S.C. perché ritenuto non meritevole di tutela secondo l'ordinamento giuridico, a causa della enorme sproporzione tra le previste prestazioni delle parti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2017, n. 25630.


Contratto derivato IRS – Meritevolezza degli interessi perseguiti – Prescrizioni normative e regolamentari – Rilevanza – Funzione di copertura – Effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999 – Necessità – Conseguenze – Nullità

Contratto derivato IRS – Meritevolezza degli interessi perseguiti – Prescrizioni normative e regolamentari – Rilevanza – Funzione di copertura – Effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999 – Necessità
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Poichè la determinazione Consob 26 febbraio 1999, DI/99013797, si inquadra nell'ambito delle misure di attuazione del TUF e del Regolamento Consob, si deve ritenere che la necessaria cura dell'interesse oggettivo del cliente - che la normativa degli artt. 21 TUF e 26 Regolamento Consob n. 11522 va a inserire nell'ambito della generale valutazione di meritevolezza degli interessi prescritta dall'art. 1322 cod. civ. - si traduca, in relazione alle operazioni in derivati IRS con funzioni di copertura, nel rispetto delle condizioni elencate dalla citata determinazione: i) che le operazioni «siano esplicitamente poste in essere al fine di ridurre la rischiosità di altre posizioni detenute dal cliente»; ii) che «sia elevata la correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziare (scadenza, tasso d'interesse, tipologia, etc.) dell'oggetto della copertura e dello strumento finanziario utilizzato a tal fine; iii) che «siano adottate procedure e misure di controllo interno idonee ad assicurare che le condizioni di cui sopra ricorrano effettivamente».

Ne consegue che l'interesse oggettivo del cliente, come sussistente per il compimento di operazioni di effettiva copertura, non potrà ritenersi soddisfatto quando l'operazione in concreto intervenuta non rispetti realmente le condizioni sopra richiamate e sia pertanto nulla per violazione dell’art. 1322, comma 2, cod. civ. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nel valutare, ai sensi della norma dell'art. 1322 cod. civ., la meritevolezza degli interessi perseguiti con un contratto derivato IRS, il giudice non può comunque prescindere dalle prescrizioni normative di cui all'art. 21 TUF e all'art. 26 Regolamento Consob n. 11522, nonché, per i contratti IRS con funzione di copertura, dalla verifica dell'effettivo rispetto delle condizioni stabilite dalla Consob con la Determinazione del 26 febbraio 1999. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19013.


Condominio - Distacco legittimo dall'impianto centralizzato di riscaldamento - Conseguenze - Esonero dall'obbligo di sostenere le spese per l'uso - Obbligo di sostenere le spese di conservazione dell'impianto - Eventuale disposizione contraria del regolamento di condominio - Validità - Fondamento.
In tema di condominio negli edifici, è valida la clausola del regolamento contrattuale che, in ipotesi di rinuncia o distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato, ponga, a carico del condomino rinunciante o distaccatosi, l'obbligo di contribuzione alle spese per il relativo uso in aggiunta a quelle, comunque dovute, per la sua conservazione, potendo i condomini regolare, mediante convenzione espressa, adottata all'unanimità, il contenuto dei loro diritti ed obblighi e, dunque, ferma l'indisponibilità del diritto al distacco, suddividere le spese relative all'impianto anche in deroga agli artt. 1123 e 1118 c.c., a ciò non ostando alcun vincolo pubblicistico di distribuzione di tali oneri condominiali dettato dall'esigenza dell'uso razionale delle risorse energetiche e del miglioramento delle condizioni di compatibilità ambientale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva affermato la legittimità di una deliberazione assembleare recettiva di una specifica clausola del regolamento contrattuale ed impositiva, a carico dei condomini distaccatisi dall'impianto centralizzato di riscaldamento, dell'"obbligo di pagare la metà del contributo" per l'uso dell'impianto medesimo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Maggio 2017, n. 12580.


Condominio negli edifici - Parti comuni dell'edificio - Impianti comuni - Riscaldamento (termosifone) - Condominio - Distacco legittimo dall'impianto centralizzato di riscaldamento - Conseguenze - Esonero dall'obbligo di sostenere le spese per l'uso - Obbligo di sostenere le spese di conservazione dell'impianto - Eventuale disposizione contraria del regolamento di condominio - Nullità - Fondamento.
In tema di condominio negli edifici, è nulla la clausola del regolamento che, in ipotesi di legittimo distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato - perché operato senza pregiudicarne il funzionamento - ponga, a carico del condomino distaccatosi, l'obbligo di contribuzione alle spese per il relativo uso in aggiunta a quelle, comunque dovute, per la sua conservazione, in quanto il regolamento costituisce un contratto atipico, meritevole di tutela solo in presenza di un interesse generale dell'ordinamento, mentre una clausola siffatta, oltre a vanificare il principale ed auspicato beneficio che il condomino mira a perseguire distaccandosi dall'impianto comune, si pone in contrasto con l'intento del legislatore di correlare il pagamento delle spese di riscaldamento all'effettivo consumo, come emergente dagli artt. 1118, comma 4, c.c. (nel testo successivo alla novella apportata dalla l. n. 220 del 2012), 26, comma 5, della l. n. 10 del 1991 e 9, comma 5, del d.lgs. n. 102 del 2014. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2017, n. 11970.


Clausole assicurative claims made - Sindacato di meritevolezza - claims made impure o miste - Presunzione semplice di nullità.
Le clausole assicurative claims made c.d. impure sono presuntivamente nulle in quanto clausole atipiche non meritevoli di tutela. La presunzione di nullità è correlata alla presunzione di immeritevolezza ed è la conseguenza della compressione del periodo di retroattività: nelle clausole claims made pure il periodo di retroattività è illimitato, mentre nelle clausole impure o miste detto periodo di operatività retroattiva è del tutto assente o limitato a qualche anno, rendendo di fatto eccessivamente contratta la manleva assicurativa e sostanzialmente inutile la copertura assicurativa medesima. E’ sempre ammessa la prova contraria volta a superare la presunzione di nullità della clausola. (Paolo Fortina) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 29 Aprile 2017.


Cooperative - Tutela del socio lavoratore - Impugnazione, da parte del socio, del recesso della cooperativa - Tutela risarcitoria - Omessa impugnazione della contestuale delibera di esclusione.
In tema di tutela del socio lavoratore di cooperativa, in caso d'impugnazione, da parte del socio, del recesso della cooperativa, la tutela risarcitoria non è inibita dall'omessa impugnazione della contestuale delibera di esclusione fondata sulle medesime ragioni, afferenti al rapporto di lavoro, mentre resta esclusa la tutela restitutoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Aprile 2017, n. 27436.


Contratto di Interest Rate Swap - Aleatorietà - Difetto di causa concreta - Nullità - Insussistenza - Prevedibilità diminuzione dei tassi di interesse - Onere della prova - Inammissibilità CTU.
Nei contratti di Interest Rate Swap, la sola forte diminuzione del tasso di interesse non è circostanza idonea a dimostrare la cattiva fede della banca ovvero l’illiceità della causa in concreto ex artt. 1322 e 1343 c.c., posto che le variazioni dei tassi di interesse sono eventi del tutto ordinari e le perdite subite dalla cliente sono prevedibili e fisiologiche in un contratto aleatorio quale quello in esame.

È comunque onere del cliente investitore dimostrare che, al momento della stipula del contratto IRS, la banca potesse e dovesse prevedere, quale operatore esperto, che i tassi di interesse potessero subire una simile forte diminuzione. Parte attrice avrebbe dovuto fornire prova di elementi idonei a ritenere che il rischio assunto fosse eccessivo ovvero comunque superiore a quanto offerto all’epoca su simili contratti.

La prova non può essere data disponendo specifica consulenza tecnica d’ufficio in proposito, dato che, in assenza di qualsiasi deduzione e indicazione di prova della parte attrice, il consulente dovrebbe cercare lui stesso elementi di prova, piuttosto che valutare le prove conferite in atti. (Nicola Scopsi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 01 Marzo 2017.


Contratto di agenzia - Autonoma e spontanea assunzione di garanzia dell'agente - Autonomia negoziale delle parti - Ammissibilità.
L'autonoma e spontanea assunzione di garanzia dell'agente, in funzione della stipulazione di un contratto dallo stesso procurato con un cliente ritenuto non solvibile dal preponente, per tale ragione rifiutatosi di accedere alla conclusione e determinatosi ad essa per la sola garanzia così prestata, senza alcuna propria imposizione di un vincolo coercitivo, si iscrive nell'ambito dell'autonomia negoziale delle parti, ai sensi dell'art. 1322 c.c. Essa infatti accede, in funzione di prestazione accessoria quale autonoma garanzia, al contratto di agenzia, senza interferire nell'equilibrio sinallagmatico delle sue prestazioni tipiche, né tanto meno alterarlo: ed è pertanto legittima. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 31 Ottobre 2016, n. 21994.


Mediazione – Contratto di Mediazione atipica – Corrispettivo per recesso anticipato – Validità

Mediazione – Contratto di Mediazione atipica – Cliente consumatore – Corrispettivo per recesso anticipato – Valore prossimo alla provvigione – Vessatorietà
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Seppure nello schema tipico della mediazione il diritto alla provvigione consegue al verificarsi della condicio iuris della conclusione dell'affare per effetto dell'intervento del mediatore, è tuttavia consentito alle parti - nell'ambito dei poteri di autonomia ad esse spettanti - di rendere atipica la mediazione stessa dando al rapporto una regolamentazione diversa, come con la previsione del pagamento di un compenso al mediatore nel caso di recesso del cliente dal contratto di mediazione prima della sua scadenza. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Nell’ambito della mediazione atipica, qualora il cliente che conferisce l’incarico di mediazione rivesta la qualifica di consumatore, è vessatoria ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 33, comma 1, del Codice del consumo, perché implica un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, la clausola che prevede un corrispettivo per recesso anticipato a carico del cliente di valore prossimo alla provvigione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 19 Maggio 2016.


Contratti atipici – Contratto di escrow – Contratto di source code escrow – Nozione.
Il contratto di escrow, figura negoziale caratterizzata da una funzione di custodia e garanzia, nonché da una struttura trilaterale, si definisce come un contratto accessorio, che postula essenzialmente l’intervento di un terzo, fiduciario delle parti di un contratto principale, presso cui una cosa, in genere il prezzo dei titoli ceduti o della merce fornita, viene depositata in garanzia dell’adempimento di una obbligazione o della restituzione a chi spetta all’avveramento di una condizione.

Nel contratto di source code escrow, si ha il deposito presso un terzo di una copia del codice sorgente di un programma prodotto da una parte (licenziante) e concesso in utilizzo a un’altra (licenziatario): posto che a chi acquista la licenza è trasmessa una copia del solo programma eseguibile, che non consente di modificarne la struttura e il funzionamento, le parti possono pattuire che nel caso in cui il produttore non sia più in grado di garantire manutenzione e assistenza, il cliente possa ottenere dal terzo la consegna di una copia del codice sorgente. (Antonio Angioi) (riproduzione riservata)
Tribunale Oristano, 09 Marzo 2016.


Intermediazione finanziaria - Contratti di swap - Alea bilaterale - Elemento essenziale del negozio - Verifica del rischio in capo ad entrambi i contraenti - Giudizio di meritevolezza ex articolo 1322 c.c. - Swap con funzione di copertura - Swap con funzione speculativa - Elementi rilevanti per la verifica.
Nei contratti di swap, l'alea bilaterale, ossia l'incertezza sull'andamento dei due differenziali contrapposti, rappresenta un elemento essenziale della causa del contratto, elemento la cui effettiva presenza consente di effettuare con esito positivo, sul presupposto della sussistenza di un apprezzabile componente di rischio, non necessariamente equamente distribuito in capo ad entrambi i contraenti, il giudizio di meritevolezza ex articolo 1322 c.c. circa l'operazione atipica posta in essere.

La ricostruzione nei termini sopra indicati dell'alea bilaterale consente di elaborare un parametro di valutazione valido tanto per lo swap con funzione di copertura, quanto per lo swap con funzione meramente speculativa, con l'avvertenza che nello swap che nasce con dichiarata funzione di copertura la valutazione circa l'eventuale squilibrio dell'alea deve essere effettuata in maniera più rigorosa, tenendo anche a mente il collegamento con l'operazione sottostante di finanziamento, l'interesse concreto del cliente al contenimento del rischio e della funzione dell'intermediario, sempre tenuto ai sensi dell'articolo 21 TUF ad agire nell'interesse dell'investitore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 08 Gennaio 2016.


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Grava sull'intermediario l'onere della massima trasparenza e chiarezza informativa in operazioni particolarmente complesse come i contratti di swap, anche in rapporto ad un soggetto classificato come operatore qualificato. (Alessandro Palmigiano) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 06 Ottobre 2015.


Leasing finanziario - Regime dei vizi della cosa oggetto del contratto di fornitura - Vizi anteriori e successivi alla consegna - Tutela dell'utilizzatore - Limiti.
In tema di vizi della cosa concessa in locazione finanziaria che la rendano inidonea all'uso, occorre distinguere l'ipotesi in cui gli stessi siano emersi prima della consegna (rifiutata dall'utilizzatore) da quella in cui siano emersi in epoca successiva, perché nascosti o taciuti in mala fede dal fornitore, atteso che nella prima ipotesi, assimilabile a quello della mancata consegna, il concedente, informato della rifiutata consegna, in forza del principio di buona fede, è tenuto a sospendere il pagamento del prezzo in favore del fornitore e, ricorrendone i presupposti, ad agire verso quest'ultimo per la risoluzione del contratto di fornitura o per la riduzione del prezzo, mentre nel secondo caso l'utilizzatore ha azione diretta verso il fornitore per l'eliminazione dei vizi o la sostituzione della cosa, e il concedente, una volta messo a conoscenza dei vizi, ha i medesimi doveri di cui all'ipotesi precedente. In ogni caso, l'utilizzatore può agire contro il fornitore per il risarcimento dei danni, compresa la restituzione della somma corrispondente ai canoni già eventualmente pagati al concedente. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 05 Ottobre 2015, n. 19785.


Vincolo di destinazione - Interessi meritevoli di tutela - Rilevanza dell'interesse perseguito - Valutazione comparativa tra gli interessi in conflitto - Esclusione.
Il giudizio di meritevolezza riguardo agli atti di destinazione è un giudizio che riguarda gli interessi in sé e non comporta una valutazione comparativa in termini di prevalenza o potiorità tra l'uno e l'altro, non apparendo legittima alcuna ulteriore delimitazione degli interessi che i privati possono perseguire costituendo un vincolo di destinazione, con la precisazione che la "immeritevolezza" coincide con la "illiceità dell'interesse perseguito". (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 12 Agosto 2015.


Vincolo di destinazione - Interessi meritevoli di tutela - Concordato preventivo - Soddisfacimento dei creditori sociali .
L'atto di destinazione di cui all'articolo 2645-ter c.c. è valido ed efficace e realizza un interesse pienamente meritevole di tutela ai sensi dell'articolo 1322 c.c. ove venga utilizzato per il soddisfacimento dei creditori di società che intenda accedere alla procedura di concordato preventivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 12 Agosto 2015.


Contratto atipico – Contratti a natura mista – Attività contrattuale di diritto privato della P.A. – Possibilità – Sussiste.
Un contratto atipico, espressione di autonomia negoziale, non è estraneo all’ambito dell’attività contrattuale di diritto privato, che l’Amministrazione è abilitata a svolgere, pur nell’osservanza delle regole procedurali pubblicistiche circa la formazione della volontà negoziale e l’individuazione del contraente, per rispettare i parametri di buon andamento e imparzialità di cui all’art. 97 della Costituzione. Il raggiungimento degli obiettivi di interesse pubblico perseguiti – anche attraverso esternalizzazione di alcuni servizi – non richiede quindi, necessariamente, il ricorso a forme contrattuali tipiche disciplinate dalla legge, ma può all’occorrenza essere modulato in termini particolari, eventualmente misti, benchè col minore possibile discostamento, rispetto ad anologhe fattispecie tipizzate e, comunque, nel rispetto dei concorrenti parametri legislativi (di natura mista, a titolo esemplificativo, sono stati ritenuti i contratti, rispondenti a criteri di housing sociale, nonché i contratti di sponsorizzazione: cfr., per il principio, Cons. Stato, Ad. plen., 30 gennaio 2014, n. 1; V, 1 luglio 2014, n. 4358; VI, 31 luglio 2013, n. 4034 e 12 novembre 2013, n. 5378). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Consiglio di Stato, 16 Luglio 2015.


Trust - Autonomo potere di gestione e di controllo del bene da parte del trustee - Necessità - Perdita di controllo apparente - Nullità - Sham trust.
L'articolo 2 della convenzione dell'Aja impone quale condizione essenziale per il riconoscimento del trust l'esistenza di un autonomo potere in capo al trustee di gestione e di controllo del bene oggetto della segregazione patrimoniale affinché non vi possa essere alcuna interferenza da parte del disponente. Si deve, pertanto, ritenere che presupposto insito nella stessa natura dell'istituto sia la perdita da parte del disponente della disponibilità di quanto conferito in trust, con la conseguenza che nel caso in cui la perdita del controllo dei beni da parte del disponente si riveli solo apparente, il trust deve essere dichiarato nullo (sham trust) e come tale non produttivo dell'effetto segregativo tipico dell'istituto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Maggio 2015.


Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Meritevolezza degli interessi - Scopo lecito non altrimenti raggiungibile con gli strumenti tipici - Causa concreta dell'istituto dell'atto di destinazione.
La meritevolezza degli interessi cui fa riferimento l'articolo 2645 ter c.c. va identificata nell'idoneità del programma negoziale al raggiungimento dello scopo lecito, che non sia altrimenti raggiungibile dalle parti nell'espletamento della loro autonomia negoziale mediante l'utilizzo di strumenti tipici, ancorché composti o collegati. Tale elemento, che è presunto dall'ordinamento per le figure negoziali tipiche, integra la causa concreta dell'istituto dell'atto di destinazione, quel programma negoziale che altrimenti rimarrebbe incompleto e non meritevole di tutela. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Maggio 2015.


Trust - Violazione del principio della garanzia patrimoniale - Non riconoscibilità.
Il trust nel quale il disponente non perda il controllo sui beni in esso conferiti e che dipende esclusivamente dall'effetto segregativo degli stessi, rivela l'assenza di una causa propria del negozio costitutivo del trust e l'impiego abusivo dello strumento negoziale rispetto alla funzione sua propria e, per il fatto di porsi quale strumento diretto a ledere l'interesse dei creditori alla conservazione della responsabilità patrimoniale del debitore, si contrappone alle norme inderogabili interne dell'ordinamento italiano e si configura quale negozio, prima ancora che nullo, "non riconoscibile" ai sensi dell'articolo 15 della convenzione dell'Aja. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Maggio 2015.


Contratto di listing – Causa – Accrescimento dell’utilità marginale – Qualificazione come contratto tipico di somministrazione ex art. 1568, comma 2, c.c – Conseguenze in ordine alla disciplina applicabile – Gravità dell’inadempimento.
Il contratto di “listing o contributo di inserimento commerciale” è normalmente strutturato come un contratto in virtù del quale una parte(contro il pagamento di un prezzo) si obbliga ad acquistare e collocare presso i propri punti vendita la merce consegnata dall’altra, impegnandosi a promuoverla presso la propria clientela.
In tal caso esso deve essere qualificato come un tipico contratto di somministrazione, trattandosi di fattispecie identica sia contenutisticamente che finalisticamente a quella di cui all’art.1568,comma 2, c.c., dalla quale solo si distingue per la natura del corrispettivo riconosciuto al somministrato che si obbliga all’attività promozionale.
Ed infatti nell’ipotesi disegnata dall’art.1568,comma 2, c.c. tale corrispettivo è costituito dal diritto di esclusiva, mentre nel contratto di listing da un prezzo.
Resta invece identico il fine perseguito dall’operazione negoziale, costituito dall’accrescimento dell’utilità marginale sia del somministrante sia del somministrato.
In virtù dell’attività promozionale svolta dal secondo (avente sia la veste di somministrato che di venditore), infatti, se ne accrescono  le vendite e, dunque, il fabbisogno, con conseguente crescita di guadagno per ambo le parti.
Ne discende l’applicabilità dell’art.1564 c.c. in caso di esercizio dell’azione di risoluzione,che impone la notevole importanza dell’inadempimento e la sua idoneità a menomare la fiducia nei futuri adempimenti. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano, 06 Maggio 2015.


Vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. – Interpretazione restrittiva per non violare il precetto dell’art. 2740 c.c. – Impossibilità di negozio destinatorio puro e necessità di collegamento con altra fattispecie negoziale – Necessità comunque di penetrante vaglio sulla meritevolezza di tutela e sulla prevalenza rispetto agli interessi sacrificati – Applicazione alla materia dell’elaborazione giurisprudenziale in tema di fondo patrimoniale ex art. 170 c.c. – Sussiste.
Il vincolo di cui all’art. 2645-ter c.c., norma da interpretare restrittivamente per non svuotare di significato il principio della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c., non può essere unilateralmente autodestinato su di un bene già in proprietà con un negozio destinatorio puro, ma può unicamente collegarsi ad altra fattispecie negoziale tipica od atipica dotata di autonoma causa.

Gli interessi meritevoli di tutela che legittimano il vincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c., devono essere esplicitati nell’atto di costituzione, devono essere valutati in modo stringente e devono essere prevalenti rispetto agli interessi sacrificati dei creditori del disponente estranei al vincolo.

Così come per l’omogena materia del fondo patrimoniale ex art. 170 c.c., anche nel caso di vincolo di destinazione ex art. 2645 c.c., spetta al debitore provare che il creditore conosceva l’estraneità del credito ai bisogni della famiglia, e tale categoria di bisogni deve essere interpretata in senso ampio. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 10 Marzo 2015.


Società a responsabilità limitata - Liquidazione - Costituzione di trust liquidatorio - Tutela del valore dell'impresa - Miglior realizzo a tutela degli interessi dei creditori dei soci - Nullità.
È nullo il trust istituito dal liquidatore della società in liquidazione nel quale venga conferito l'intero patrimonio societario attivo e passivo con lo scopo della conservazione del valore dell'impresa in funzione del miglior realizzo a tutela degli interessi dei creditori e dei soci. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 20 Febbraio 2015.


Trust - Nozione - Distinzione tra disponente e trustee - Trasferimento dei beni - Non necessità.
La nozione di trust contenuta nella convenzione dell'Aja, al primo paragrafo dell'articolo 2, non richiede la distinzione dalla figura del disponente da quella del trustee nè il trasferimento dei beni dal disponente al trustee, essendo sufficiente che i beni siano posti sotto il controllo di quest'ultimo, soggetto passivo di un'obbligazione della quale sono creditori i beneficiari del trust. Ne consegue che un trust avente tutte le caratteristiche di cui all'articolo 2 citato deve essere riconosciuto come esistente e produttivo di effetti ancorché autodichiarato e nonostante l'assenza formale di trasferimento dei beni da un soggetto all'altro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Trust - Valutazione di meritevolezza - Necessità di accertamento e valutazione della causa concreta.
Ai fini del riconoscimento della validità del trust, è necessario valutare la meritevolezza, ai sensi dell'articolo 1322 c.c., della causa concreta, posto che il ricorso al trust si giustifica soltanto per il perseguimento di interessi meritevoli di tutela giuridica. Pertanto, per affermare l'efficacia del trust e la liceità dei connessi atti di destinazione non è sufficiente un "programma di segregazione" corrispondente allo schema astrattamente previsto dalla convenzione dell'Aja, ma è necessario accertare, di volta in volta, il programma concreto risultante dal singolo regolamento di interessi attuato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Trust - Trust liquidatorio - Segregazione dei beni del fideiussore a sostegno di concordato preventivo - Interesse meritevole di tutela.
È meritevole di tutela il trust con il quale il fideiussore di società che intenda presentare una domanda di concordato preventivo appone sui propri beni un vincolo di destinazione a a favore dei creditori del concordato e, nel contempo, protegge i beni bellissimi dall'aggressione dei creditori allo scopo di evitare che questi possano acquisire diritti di supremazia o comunque posizioni di privilegio in grado di inficiare il soddisfacimento delle loro ragioni di credito secondo un criterio strettamente proporzionale tra l'entità dei crediti e quella del patrimonio facente parte del fondo costituito in trust e posto a garanzia dei loro diritti. Detto trust persegue, infatti, la finalità di rassicurare i creditori sulla non dispersione del patrimonio personale del fideiussore e sulla successiva liquidazione degli immobili conferiti e si pone in collegamento con la volontà di raggiungere la soluzione della crisi della società garantita tramite concordato. L'atto di segregazione non persegue, pertanto, il mero intento di distogliere dai creditori il patrimonio del disponente allo scopo di renderlo inattaccabile, ma quello di facilitare la procedura di concordato assicurando ai creditori una parità di trattamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Vincolo di destinazione - Articolo 2645 ter c.c. - Riconoscibilità di atti di destinazione la cui creazione e rimessi all'autonomia privata.
L'ingresso nell'ordinamento giuridico italiano dell'articolo 2645 ter c.c., il quale, mediante il richiamo all'articolo 1322, comma 2, c.c., consente anche ad atti atipici ed a determinate condizioni (trascrizione, durata, forma) di rendere opponibile erga omnes un vincolo di destinazione impresso su certi beni immobili o mobili registrati ha definitivamente aperto la porta dell'ordinamento ai più disparati atti di destinazione scaturiti dall'autonomia privata (Trib. Reggio Emilia, 27 agosto 2011). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 05 Febbraio 2015.


Collegamento negoziale - Autonomia delle parti - Intento delle parti di volere il collegamento tra i negozi - Necessità.
Le parti, nell'ambito della autonomia negoziale loro riconosciuta dall'art. 1322 c.c., possono stipulare negozi tra loro distinti ma funzionalmente finalizzati alla realizzazione di un disegno unitario da loro condiviso, in modo tale da perseguire un risultato economico unitario e complesso attraverso il collegamento tra i vari negozi. Ai fini della configurabilità del collegamento negoziale non è, tuttavia, sufficiente un nesso occasionale tra negozi, ma è necessario che uno di essi trovi la propria causa nell'altro, risultando, così, tra loro coordinati per l'adempimento di una funzione unitaria. A tal fine, deve risultare l'intento specifico e particolare delle parti di volere il collegamento, in modo tale da far emergere tra i contratti una connessione teleologica, per cui, al di là della funzione dei vari negozi singolarmente considerati, deve potersi individuare una funzione della fattispecie negoziale complessa, per cui la vicenda di un negozio sia legata alle esistenza e alla sorte dell'altro, nel senso che la validità, efficacia e l'esecuzione di uno influisca sulla validità, sull'efficacia e sulla esecuzione dell'altro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 29 Gennaio 2015.


Contratto di “sale and lease back” - Patto commissorio - Esclusione

Contratto di “sale and lease back” - Patto commissorio - Risoluzione del contratto - Clausola che prevede il pagamento dei canoni scaduti ed a scadere con detrazione del valore dell’immobile - Indebita locupletazione - Esclusione
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Il contratto di “sale and lease back”, in forza del quale un’impresa vende un bene strumentale ad una società finanziaria, la quale ne paga il prezzo e contestualmente lo concede in locazione finanziaria alla stessa impresa venditrice in cambio del pagamento di un canone con possibilità di riacquisto, configura un contratto socialmente tipico che, in quanto tale, è astrattamente valido, salva la necessità di verificare, caso per caso, la presenza di elementi sintomatici atti ad evidenziare se la vendita è stata posta in essere in funzione di garanzia in violazione del divieto di patto commissorio. Detto contratto può, poi, ritenersi fraudolento in presenza di alcune circostanze tipizzati quali l’inesistenza di una situazione di credito e debito fra le parti, le difficoltà economiche della venditrice, la sproporzione tra il valore del bene trasferito ed il corrispettivo versato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Non vale a configurare un’ipotesi di patto commissorio la clausola che, nell’ambito del contratto di “sale and lease back”, pur imponendo all’utilizzatore, in caso di risoluzione per inadempimento, l’obbligo di corrispondere i canoni scaduti ed a scadere attualizzati ed il prezzo di opzione attualizzato, prevede la detrazione, da tale importo, del valore dell’immobile. Il meccanismo descritto riconduce, infatti, la clausola nell’ambito dell’equità, posto che l’entità del risarcimento è tale da non determinare alcuna indebita locupletazione in capo al concedente il quale, a fronte dell’eventuale risoluzione per inadempimento della controparte, non avrà nulla più di quanto avrebbe avuto in caso di regolare adempimento del contratto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 27 Ottobre 2014.


Trust - Convenzione dell’Aja - Adesione dello Stato italiano - Compatibilità con la legislazione interna - Ammissibilità di ipotesi di sottoposizione a vincoli di beni determinati anche al di fuori di fenomeni separativi della proprietà o disponibilità dei beni dal disponente

Vincolo di destinazione ex articolo 2645 ter c.c. - Trascrizione e opponibilità di atti relativi a beni immobili o mobili registrati per interessi meritevoli di tutela ex articolo 1322 c.c. - Limite della liceità degli scopi perseguiti - Attribuzione di rilevanza ed efficacia ai più svariati vincoli di destinazione

Trust - Trust autodichiarato privo di effetti traslativi - Trascrivibilità - Contrasto con le norme dell’ordinamento giuridico italiano - Esclusione
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La convenzione dell’Aja, alla quale lo Stato Italiano ha aderito, nel descrivere il trust, non lo circoscrive ad atti esclusivamente traslativi dei beni che ne vengono assoggettati, stabilendo solo che ad essi sia data una specifica destinazione ed uno scopo, sicché la valutazione di compatibilità con la legislazione interna va riferita all’ammissibilità nell’ordinamento di ipotesi di sottoposizione a vincoli di beni determinati anche al di fuori di fenomeni separativi della proprietà, o disponibilità, dei beni stessi dal disponente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La disposizione contenuta nell’articolo 2645 ter c.c., la quale prevede la trascrizione e opponibilità di atti, in contratti, con i quali beni immobili o mobili registrati sono destinati alla radicalizzazione dei più svariati interessi meritevoli di tutela ai sensi dell’articolo 1322, comma 2, c.c. con il solo limite della liceità degli scopi con essi perseguiti, consente di affermare che nel nostro ordinamento è possibile attribuire rilevanza ed efficacia ai più svariati vincoli di destinazione impressi dall’autonomia privata, senza pretendere che gli interessi sottesi siano già selezionati come meritevoli di riconoscimento da una norma positiva, e comunque anche in assenza di atti traslativi dei beni stessi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di trust, fatta salva la condizione di liceità e compatibilità prevista dall’ultima parte dell’articolo 12 della Convenzione dell’Aja, non vi sono disposizioni espresse nei principi del nostro ordinamento che, ponendosi come limiti interni all’applicabilità dell’articolo 12 stesso, configurino un divieto di trascrizione del trust, anche nella forma del trust interno autodichiarato, che non comporti effetti traslativi dei beni e per la cui ammissibilità, ad eccezione del divieto dell’illiceità, deve considerarsi richiesto il solo rispetto delle condizioni stabilite dalla Convenzione, e cioè: l’esistenza di un atto tra vivi o mortis causa (articolo 2, comma 1), che attui il trasferimento, o la disponibilità e controllo, dei beni al trustee nell’interesse del beneficiario o per un fine specifico (articolo 2, comma 1); la segregazione dei beni rispetto al patrimonio del trustee (art. 2) e la loro intestazione ad esso (articolo 2, lett. b); l’indicazione dei poteri di amministrazione, gestione disposizione in capo a quest’ultimo (articolo 2, lett. c); la risultanza del trust da atto scritto ed il carattere volontario della sua costituzione (articolo 3); la sottoposizione della regolamentazione del trust ad una legge che ne contempli l’istituzione (articolo 6). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 10 Luglio 2014.


Trust - Interessi meritevoli di tutela - Costituzione di trust in periodo sospetto - Coincidenza tra disponente trustee e beneficiario - Nullità del trust per contrasto con gli artt. 13 e 15 lett. e) della Convenzione de L'Aja.
Non è prima facie individuabile alcun interesse meritevole di tutela nella segregazione del patrimonio tramite trust - che deve ritenersi, quindi, nullo perché in contrasto con gli artt. 13 e 15 lett. e) della Convenzione de L'Aja 1.7.1985 ratificata con legge n. 364/1989 - posto in essere dal disponente prevalentamente allo scopo di provvedere al soddisfacimento dei bisogni personali e familiari del disponente stesso e per il mantenimento del tenore e della qualità di vita da lui goduti al momento della costituzione del trust ed ove vi sia coincidenza di soggetti tra disponente, trustee e beneficiario ed il trust sia stato costituito in perfetta coincidenza con la pubblicazione di una decisione che ha condannato il disponente al pagamento di una rilevante somma di denaro. (Nel caso di specie, il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza di sospensione della procedura esecutiva intrapresa dal creditore sui beni costituiti in trust). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pavia, 12 Giugno 2014.


Società di capitali – Società per azioni – Riacquisto di azioni proprie – Applicabilità dell’art. 5 Reg. Consob 2273/2003 nel caso di esercizio di opzioni put – Esclusione

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Omessa impugnazione delle delibere da parte del socio – Rinunzia tacita al diritto di opzione put – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Successive delibere assembleari di programmazione del riacquisto di azioni proprie – Risoluzione del patto di opzione per impossibilità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio –  Risolubilità del patto per eccessiva onerosità sopravvenuta – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Inclusione nei divieti di prestiti e garanzie di cui all’art. 2358 c.c. – Non sussiste

Società di capitali – Società per azioni – Riconoscimento di opzioni put al socio – Nullità ex art. 2265 c.c. – Non sussiste

Avvocato – Liquidazione giudiziale del compenso – Regolamento di cui al DM 55/2014 – Rimborso forfettario spese generali – Variabilità tra 1% e 15% – Valore medio del 7,50% – Sussiste – Ragioni
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L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003 disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa e, quindi, si riferisce al caso in cui una società per azioni decida di procedere ad un numero non preventivamente determinato di negoziazioni da effettuarsi in luoghi deputati alle contrattazioni collettive; non rientra, pertanto, nell’ambito di applicazione di tale norma l’ipotesi di una negoziazione (nella specie: opzioni put) che costituisca adempimento di una specifica obbligazione preventivamente assunta nei confronti di un singolo soggetto. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Non è configurabile una tacita rinunzia alle opzioni put, previste da una preesistente convenzione tra il socio e la società, nel caso in cui il socio, titolare del diritto di opzione, non abbia impugnato le successive delibere assembleari, volte a regolamentare i programmi societari di riacquisto di azioni proprie in conformità al disposto di cui all’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 5 del regolamento Consob n.2273/2003, che disciplina le modalità di esecuzione dei programmi di riacquisto di azioni proprie delle società quotate in borsa, non costituisce causa di risoluzione ex art. 1463 c.c., per impossibilità sopravvenuta per gli amministratori della società onerata, del patto di opzione put previsto quale adempimento di una specifica obbligazione assunta nei confronti di un singolo soggetto. Ciò in quanto le stesse delibere assembleari, adottate in attuazione della predetta norma regolamentare (anche a voler in tesi ammettere il loro carattere impeditivo dell’adempimento del patto di opzione) renderebbero imputabile allo stesso debitore l’asserita impossibilità di adempimento. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Non è applicabile il disposto dell’art. 1467 c.c. ove l’asserita eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione della società onerata consista nel maggior prezzo delle azioni proprie, previsto per preesistenti opzioni put, rispetto a quello di mercato rilevabile all’atto dell’esercizio del diritto di opzione da parte del socio. il prezzo predeterminato nel patto di opzione costituisce, infatti, il contemperamento degli interessi dei paciscenti, rientrando nella normale alea contrattuale la determinazione del prezzo di riacquisto delle azioni proprie. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

L’art. 2358 c.c., con le espressioni prestiti e garanzie, si riferisce ad istituti che assolvano una funzione tipica di garanzia e vengano impiegati allo scopo di favorire l’acquisto di azioni della società; esula, pertanto, dall’ambito di applicazione della norma l’opzione di vendita concessa dalla società al socio in adempimento di obblighi convenzionalmente assunti e rivolti a garantire l’invariabilità del valore delle azioni, per soddisfare un interesse dei paciscenti del tutto diverso da quello di acquistare azioni della società. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Il patto leonino può considerarsi nullo ex art. 2265 c.c. in presenza di due condizioni rappresentate dalla esclusione del socio, in via alternativa, da "ogni" partecipazione agli utili o alle perdite (ed a maggior ragione quando venga escluso da entrambe le forme di partecipazione indicate), a dalla inclusione del patto, in via di normalità, nel contratto sociale, sicché risulti caratterizzato dalla natura costante e totale della esclusione della partecipazione del socio dagli utili e/o dalle perdite; difettano entrambi i predetti requisiti nel caso di opzione put non contenuta né nello statuto della società né in un patto parasociale, ma in un contratto di compravendita nel quale il patto di opzione configuri modalità di corresponsione del prezzo e risulti funzionale all’interesse della società all’acquisto dello specifico oggetto dedotto in contratto, in conformità al disposto dell’art. 1322 c.c.. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

La percentuale del 15%, fissata dall’art. 2, comma 2, del Regolamento di cui al DM 55/2014 per il rimborso forfettario delle spese generali costituisce l’entità massima riconoscibile a tale titolo, come si desume dalla previsione legislativa della fissazione di una “misura massima” da parte dell’art. 13, comma 10, L. 247/2012, espressamente richiamato nella relazione illustrativa al DM 55/2014; pertanto secondo il regolamento, ma anche secondo la legge, l’entità del rimborso forfettario può variare dall’1% al 15%. A fronte di tali dati normativi, la precisazione, contenuta nell’art. 2, comma 2, DM 55/2014, che il riconoscimento del rimborso forfettario per spese generali debba “di regola” aver luogo nella percentuale del 15% non vale ad individuare un limite vincolante - non previsto dalla legge - per il giudice che pertanto, in difetto di istanza adeguatamente motivata per l’applicazione della percentuale massima, può riconoscere, a titolo di rimborso spese generali in favore della parte vittoriosa, il valore medio, pari allo 7,50% della somma liquidata a titolo di compenso. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 26 Maggio 2014.


Vincolo di destinazione ex art. 2645 ter c.c. – Interpretazione restrittiva per non violare il precetto dell’art. 2740 c.c. – Impossibilità di negozio destinatorio puro e necessità di collegamento con altra fattispecie negoziale – Necessità comunque di penetrante vaglio sulla meritevolezza di tutela e sulla prevalenza rispetto agli interessi sacrificati.
Il vincolo di cui all’art. 2645 ter c.c., norma da interpretare restrittivamente per non svuotare di significato il principio della responsabilità patrimoniale del debitore ex art. 2740 c.c., non può essere unilateralmente autodestinato su di un bene già in proprietà con un negozio destinatorio puro, ma può unicamente collegarsi ad altra fattispecie negoziale tipica od atipica dotata di autonoma causa. In ogni caso, anche ipotizzando l’ammissibilità di un negozio destinatorio puro, gli interessi meritevoli di tutela che legittimano il vincolo devono essere esplicitati nell’atto di costituzione, devono essere valutati in modo stringente e devono essere prevalenti rispetto agli interessi sacrificati dei creditori del disponente estranei al vincolo. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 12 Maggio 2014.


Trust interno autodichiarato liquidatorio – Costituzione in stato di insolvenza – Segregazione dei beni sociali – Elusione della disciplina fallimentare – Actio nullitatis avviata dal curatore fallimentare – Nullità del trust – Sussistenza.

Trust istituito da una società in bonis – Validità del trust – Sopravvenuta a dichiarazione d’insolvenza – Effetti sul trust – Inefficacia – Sussistenza.
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Ai fini della validità dell’atto istituivo di trust, in applicazione della disciplina prevista dalla convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985 (ratificata senza riserve dall’Italia con legge n. 364 del 1989) entrata in vigore dal 1 gennaio 1992, occorre accertarsi che l’istituzione dello stesso sia finalizzata ad un interesse meritevole di tutela per il nostro ordinamento giuridico (art. 1322 c.c.) non altrimenti perseguibile con gli ordinari strumenti del diritto civile. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)

Il trust liquidatorio istituito da un’impresa in bonis in condizioni di dissesto economico (tale da doverla indurre a presentare un’istanza di fallimento in proprio), in quanto elusivo della disciplina fallimentare ed in particolare delle norme inderogabili che presiedono alla liquidazione concorsuale, deve essere considerato nullo sin dall’origine. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)

Il trust istituito da società in bonis, ancorché valido, diventa inefficace in conseguenza della sopravvenuta dichiarazione d’insolvenza. (Antonio Fico) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 03 Marzo 2014.


Atti di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Valutazione della meritevolezza - Rilevanza della causa dell'atto e della mera liceità - Comparazione degli interessi coinvolti..
La valutazione di meritevolezza dell'interesse di cui all'articolo 2645 ter c.c. deve essere effettuata non solo con riferimento agli effetti dell'atto costitutivo del vincolo di destinazione ma anche con riferimento alla sua causa. Va, inoltre, precisato che il richiamo all'articolo 1322 c.c. non consente di individuare la meritevolezza unicamente nell'ambito della pubblica utilità o della solidarietà sociale e che la mera liceità dell'atto non rende di per sé l'atto meritevole di tutela, dovendosi, invece, a tal fine comparare l'interesse realizzato mediante l'atto di destinazione con quello dei soggetti che da tale atto subiscono eventuali pregiudizi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 19 Dicembre 2013.


Vincolo di destinazione per interessi meritevoli di tutela - Vincolo sui beni del debitore che richiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo - Illegittimità - Fattispecie..
Non è meritevole di tutela ai sensi degli articoli 2645 ter e 1322 c.c. l'atto costitutivo di un vincolo di destinazione sui beni del debitore che chiede l'accesso alla procedura di concordato preventivo nell'ipotesi in cui il vincolo sia istituito a favore dei soli creditori risultante delle scritture contabili e che limiti la costituzione di cause legittime di prelazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Trieste, 19 Dicembre 2013.


Mediazione – Contratto di Mediazione atipica – Previsione provvigione in caso di comunicazione della accettazione di proposta irrevocabile – Validità.

Mediazione – Proposta di acquisto immobile – Condizioni non espresse – Irrilevanza – Fattispecie.

Mediazione – Proposta di acquisto immobile a corpo – Irrilevanza della metratura – Fattispecie.
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Nell’ambito della mediazione atipica il cliente ed il mediatore, esercitando i rispettivi poteri di autonomia negoziale ex art. 1322 c.c., possono disapplicare lo schema tipico dell’art. 1755 c.c. convenendo di subordinare il diritto alla provvigione non al verificarsi della condicio iuris della formalizzazione definitiva dell’affare, ma al momento del raggiungimento tra le parti intermediate di un accordo sui termini essenziali dell’affare da concludersi (nel caso di specie il cliente aveva assunto l’obbligo di pagare al mediatore la provvigione indipendentemente dalla conclusione dell’affare, ma solo per effetto della semplice accettazione da parte del promittente venditore della proposta di acquisto). (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

Il proponente l’acquisto di un immobile che intenda condizionare la sua proposta all’ottenimento di un mutuo per il pagamento del prezzo è tenuto a fare espressa menzione della condizione nella proposta stessa, non essendo sufficiente la mera indicazione del fatto che parte del prezzo sarà pagata mediante mutuo bancario. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

La proposta d’acquisto di un immobile a corpo e non a misura rende irrilevante l’effettiva metratura del bene. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 20 Giugno 2013.


Pegno di credito all'acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi - Natura giuridica - Pegno di credito futuro..
Il pegno di credito all’acquisto e alla consegna di titoli non ancora emessi ha natura di pegno di credito futuro, che fino a quando non si verifica la consegna ha effetti obbligatori e non attribuisce prelazione, che sorge solo dopo la specificazione o la consegna. A differenza del pegno di credito alla consegna di denaro o altra cosa fungibile (art. 2803 c.c.) già esistenti al momento della convenzione, i titoli di Stato, in regime di materializzazione, non sono ancora esistenti fino a quando non viene formato il documento che li incorpora e pertanto, fino a che non venga effettuata l’individuazione non può sussistere la prelazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 02 Ottobre 2012, n. 16725.


Mediazione – Contratto di – Mediazione atipica – Determinazione del concetto di conclusione dell’affare – Semplice accettazione della proposta – Validità.

Contratto – Accettazione della proposta di acquisto – Sottoscrizione illeggibile riferita al legale rappresentante di una società – Risultanze registro imprese conformi – Validità.
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E' derogabile la disposizione contenuta nell'art. 1755 c.c., secondo la quale il mediatore ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti se l'affare è concluso per effetto del suo intervento, nel senso che le parti, in base al principio di autonomia contrattuale stabilito dall'art. 1322 c.c., possono regolare il rapporto in modo diverso, riconducendo il diritto del mediatore alla provvigione anche ad ipotesi diversa da quella delineata dalla norma (c.d. mediazione atipica), come nel caso di sola accettazione da parte del futuro venditore di una proposta di acquisto raccolta dal mediatore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) 

L'illeggibilità della firma apposta per accettazione di una proposta di acquisto dal legale rappresentante di una società è irrilevante sia quando il nome del sottoscrittore emerge dal corpo del documento, sia quando è desumibile dall'indicazione di una specifica carica, peraltro confermata dalle risultanze del registro delle imprese. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 02 Maggio 2012.


Vendita - Patto di prelazione - Domanda giudiziale di accertamento dell'esistenza di un patto di prelazione - Trascrivibilità - Esclusione - Fondamento.
La domanda giudiziale volta ad ottenere l'accertamento dell'esistenza di un patto di prelazione in caso di vendita di un bene immobile, in assenza di una specifica previsione normativa al riguardo, non è suscettibile di essere trascritta; il patto di prelazione, infatti, non può essere assimilato al contratto preliminare, in quanto in quest'ultimo è individuabile un'obbligazione già esistente, rispetto alla quale ha senso assicurare l'effetto di prenotazione della trascrizione, effetto che non è invece collegabile al patto di prelazione, che non prevede alcun obbligo di futuro trasferimento. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Marzo 2011, n. 6597.


Agenzia (contratto di) – In genere (Nozioni, caratteri, distinzioni) – Concessione di vendita – Natura e contenuto – Contratto atipico – Assimilabilità al contratto di agenzia – Esclusione. .
La concessione di vendita è un contratto atipico avente natura di contratto normativo, dal quale deriva l'obbligo per il concessionario sia di promuovere la stipulazione di singoli contratti di compravendita, sia di concludere contratti di puro trasferimento dei prodotti, alle condizioni fissate nell'accordo iniziale. Tale contratto differisce da quello di agenzia perché in esso la collaborazione tra concedente e concessionario, pur prevista, non assurge ad elemento determinante. (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. III, 18 Settembre 2009, n. 20106.


Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Factoring - Cessione di crediti - Configurabilità - Condizioni - Qualificazione della fattispecie - Criteri.
In tema di revocatoria fallimentare, ai sensi dell'art. 67, primo comma, n. 2, legge fall. (nel testo, applicabile "ratione temporis", anteriore al d.l. 14 marzo 2005, n. 35 del 2005), degli atti solutori anomali connessi all'esecuzione di un contratto di "factoring", stipulato prima dell'entrata in vigore della legge 21 febbraio 1991, n. 52, la qualificazione della fattispecie - consistente in una convenzione atipica attuata mediante la cessione, "pro solvendo" o "pro soluto", della titolarità dei crediti di un imprenditore, derivanti dall'esercizio della sua impresa, ad un altro imprenditore ("factor"), con effetto traslativo al momento dello scambio dei consensi tra i medesimi, se la cessione è globale e i crediti sono esistenti, ovvero differito al momento in cui vengano ad esistenza, se i crediti sono futuri o se, per adempiere all'obbligo assunto con la convenzione, è necessario trasmettere i crediti stessi con distinti negozi di cessione - esige la ricostruzione degli effetti giuridici voluti dalle parti con il predetto contratto, e non già di quelli pratico-economici, al fine di accertare se esse hanno optato per la "causa vendendi" o per la "causa mandati" o per altra ancora, e se la cessione del credito abbia funzione di garanzia o funzione solutoria, ovvero se le parti abbiano voluto soltanto il conferimento di un mandato " in rem propriam", potendo coesistere una pluralità di operazioni economiche, ed essendo assoggettabile alla revocabilità la cessione del credito se prevista come mezzo di estinzione non contestuale al sorgere del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2008, n. 6192.


Contratto di "Sale and lease back" - Contratto di impresa - Liceità - Accertamento di fatto - Necessità - Violazione del divieto di patto commissorio - Configurabilità - Condizioni.
Il contratto di "sale and lease back" - in forza del quale un'impresa vende un bene strumentale ad una società finanziaria, la quale ne paga il prezzo e contestualmente lo concede in locazione finanziaria alla stessa impresa venditrice, verso il pagamento di un canone e con possibilità di riacquisto del bene al termine del contratto per un prezzo normalmente molto inferiore al suo valore - configura un contratto d'impresa socialmente tipico che, come tale, è, in linea di massima, astrattamente valido, ferma la necessità di verificare, caso per caso, la presenza di elementi sintomatici atti ad evidenziare che la vendita è stata posta in essere in funzione di garanzia ed è volta, pertanto, ad aggirare il divieto del patto commissorio. A tal fine, l'operazione contrattuale può definirsi fraudolenta nel caso in cui si accerti, con una indagine che è tipicamente di fatto, sindacabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo della correttezza della motivazione, la compresenza delle seguenti circostanze: l'esistenza di una situazione di credito e debito tra la società finanziaria e l'impresa venditrice utilizzatrice, le difficoltà economiche di quest'ultima, la sproporzione tra il valore del bene trasferito ed il corrispettivo versato dall'acquirente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Marzo 2006, n. 5438.


Fallimento - Cessazione - Concordato fallimentare - In genere - Trattative e convenzioni private con il garante o con l'assuntore - Legittimazione del fallito - Sussistenza - Convenzioni - Validità - Limiti.
Il fallito, quale solo soggetto abilitato a presentare la domanda per l'instaurazione della procedura di concordato (art. 124 della legge fallimentare), ha il potere di trattare con l'assuntore interessato a tale instaurazione e di concludere con costui private convenzioni che, benché dirette a modificare, nei rapporti interni tra gli stipulanti, alcuni effetti dell'omologando concordato, ove non lesive degli interessi della massa dei creditori, costituiscono legittimo esercizio del potere di autonomia negoziale e, quindi, sono perfettamente valide. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Luglio 1984, n. 3931.