LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO I
Disposizioni preliminari

Art. 1324

Norme applicabili agli atti unilaterali
TESTO A FRONTE

I. Salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti si osservano, in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale.


GIURISPRUDENZA

Licenziamento – Ritorsività e rappresaglia – Ragione esclusiva – Nesso di causalità ed onere della prova.
Si considera di natura ritorsiva il licenziamento che costituisca l’ingiusta ed arbitraria reazione, quale unica ragione (e non soltanto quale ragione determinante) del provvedimento espulsivo, essenzialmente quindi di natura vendicativa.

Per affermare il carattere ritorsivo e quindi la nullità del provvedimento espulsivo occorre specificamente dimostrare che l’intento discriminatorio o di rappresaglia ha avuto efficacia determinativa esclusiva della volontà del datore di lavoro anche rispetto ad altri fatti rilevanti ai fini della configurazione di una giusta causa o di un giustificato motivo di recesso e quindi ai fini della configurazione di un provvedimento legittimo ed è necessaria la prova della sussistenza di un rapporto di causalità tra tali circostanze e l’asserito intento di rappresaglia.

Il motivo illecito conduce alla nullità (cfr. artt. 1324 e 1345 c.c.) del licenziamento allorquando il provvedimento espulsivo sia stato determinato “esclusivamente” da esso e pertanto non è ravvisabile nel caso in cui, assieme a tale motivo illecito concorra, nella determinazione del licenziamento, anche un motivo lecito. E’ stato affermato a tale riguardo dalla Cassazione che “poiché il motivo illecito determina la nullità del licenziamento solo quando il provvedimento espulsivo sia stato determinato esclusivamente da esso, la nullità deve essere esclusa quando con lo stesso concorra, nella determinazione del licenziamento, un motivo lecito” (cfr. Cass. n. 4543 del 1999).

L'onere di provare la sussistenza del motivo illecito del licenziamento, quale è quello discriminatorio o di rappresaglia, grava - in applicazione della regola generale sulla ripartizione dell'onere probatorio di cui all'art. 2697 cod. civ. (cfr. Cass. 15.11.2000 n. 14753) - sul lavoratore che lo alleghi a fondamento della domanda di reintegrazione, tenendo conto però del fatto che tale onere può essere assolto anche attraverso presunzioni che peraltro, per poter assurgere al rango di prova, debbono essere "gravi, precise e concordanti".

Tra le presunzioni, riveste un ruolo rilevante la dimostrazione della inesistenza del diverso motivo addotto a giustificazione del licenziamento. Ne consegue che, nel momento in cui dovesse emergere che il licenziamento è sorretto da un giustificato motivo oggettivo, questa circostanza costituirebbe una riprova dell’inesistenza dell’intento di rappresaglia. Secondo quanto dispone l’art. 5 della legge n. 604/66, incombe sul datore di lavoro di dare la prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo del licenziamento. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 27 Aprile 2018.


Società a responsabilità limitata - Liquidazione - Costituzione di trust liquidatorio - Tutela del valore dell'impresa - Miglior realizzo a tutela degli interessi dei creditori dei soci - Nullità.
È nullo il trust istituito dal liquidatore della società in liquidazione nel quale venga conferito l'intero patrimonio societario attivo e passivo con lo scopo della conservazione del valore dell'impresa in funzione del miglior realizzo a tutela degli interessi dei creditori e dei soci. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 20 Febbraio 2015.


Contratto di conto corrente – Nullità delle clausole di determinazione degli interessi e della capitalizzazione trimestrale, nonché di spese, commissioni e valute – Le rimesse effettuate per ripristinare la disponibilità del conto sono sempre ripristinatorie se riferite a rimesse originariamente imputate al pagamento di un debito appostato in forza di una clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva, sicché la prescrizione inizia a decorrere dalla chiusura del conto e non dalle singole rimesse.
Il conto corrente bancario è un contratto misto caratterizzato dalle prestazioni tipiche di differenti contratti nominati, riconducibile alla causa del mandato e del deposito. Tale contratto è destinato a soddisfare un interesse durevole del correntista, per cui la sua riconducibilità nel novero dei contratti di durata ad esecuzione continuata, esplicando la banca senza soluzione di continuità la prestazione di custodia tipica del contratto di deposito ai sensi dell’art. 1766 c.c. e, precisamente, del deposito di danaro in banca di cui all’art. 1831 c.c. (deposito a risparmio), configurando quest’ultimo una peculiare applicazione di una ipotesi speciale del primo, costituita a sua volta dal deposito irregolare di cui all’art. 1782 c.c. Il legislatore ha espressamente riconosciuto la sussistenza, quale elemento costitutivo del contratto di conto corrente bancario, della c.d. causa depositi, legando la stessa esistenza del contratto alla istaurazione di un rapporto giuridico idoneo alla costituzione della provvista a mezzo del quale saranno poi adempiuti gli ordini e le disposizioni impartite dal cliente secondo le regole generali del mandato (art.1856 c.c.).Tanto da confermare la prassi contrattuale che vede la banca richiedere al cliente, al momento della costituzione del rapporto di deposito, di una somma minima, a meno che la provvista sia costituita da un’apertura di credito di cui agli artt. 1842 e ss. c.c., come espressamente prevede il ciato art. 1852 c.c.
In questa ipotesi si ha la c.d. apertura di credito in conto corrente, in cui il rapporto inizia con il contestuale accreditamento in favore del correntista di una somma determinata che diviene immediatamente esigibile e può essere utilizzata per la esecuzione degli incarichi di cui all’art. 1856 c.c.
Le singole operazioni compiute, pur conservando la loro autonomia ai fini delle impugnative dei negozi giuridici da cui originano, rappresentano distinti momenti della fase esecutiva del contratto. Pertanto il corso della prescrizione estintiva decorre dalla data di estinzione dell’unico contratto e non già dai singoli atti esecutivi del rapporto negoziale (e ciò proprio alla luce della sentenza delle SS.UU. 24418/2010). La progressiva formazione del saldo che è sempre esigibile, sia per l’esplicita previsione dell’art.1852 che per il mancato richiamo dell’opposto principio sancito dall’art. 1823 c.c. per il diverso contratto di conto corrente ordinario, fa sì che quando questo sia passivo per il correntista alla sua formazione concorrano le poste successivamente formatesi ed aventi differenti cause giuridiche.
La rimessa del correntista viene così obbligatoriamente ad avere funzione solutoria per il principio sancito dall’art.1194 c.c., dovendo ex lege essere imputata dapprima al pagamento degli interessi e spese e, successivamente, ulteriori voci di debito individuate ai sensi dell’art.1193 c.c. qualora esistenti. Nondimeno la declaratoria di nullità della clausola istitutiva di interessi anatocistici od ultralegali, per accertata violazione degli artt. 1283 c.c., 1284 c.c., 117 comma 6 D.lgs. n. 385/1993, DDMM attuativi della legge 108/1996, avendo efficacia retroattiva ex tunc, produce l’eliminazione del saldo della relativa posta passiva con la medesima efficacia temporale, dovendo l’importo essere considerato come non dovuto sin dal momento in cui fu iscritto nel conto, quale logica conseguenza della retroattività naturale della dichiarazione di nullità. La rimessa effettuata dal correntista, divenuta a sua volta nulla per sopravvenuto difetto di causa, rimane tuttavia valida, in forza del generale principio di conservazione dell’atto giuridico sancito dall’art. 1424 c.c. istitutivo della conversione del contratto, estensibile anche agli atti unilaterali tra vivi a contenuto patrimoniale, sia essi di carattere negoziale che non negoziale dall’art. 1324 c.c. La rimessa, originariamente imputata al pagamento di un debito appostato in forza di una clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva, viene imputata, ora per allora, al pagamento di altri debiti all’epoca esistenti, in conformità col principio sancito dall’art. 1193 cc., oppure in mancanza di ulteriori debiti concorrenti, acquista natura di un atto di ripristino della provvista a favore del correntista, sia questa originariamente costituita dal deposito di denaro o da una apertura di credito contestuale alla stipula del contratto di conto corrente, secondo la duplice alternativa espressamente contemplata dall’art. 1852 c.c. Il ripristino della disponibilità può infatti avvenire sia incrementando il saldo attivo creato dalla provvista effettuata dal correntista nel caso di deposito in conto corrente, si riducendo lo scoperto di conto utilizzato dall’apertura di credito concessa dalla banca e, quindi, provocando la espansione del margine di utilizzo del credito entro i limiti accordati. (Aurelio Arnese) (Lucia Pastore) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 20 Novembre 2013.