LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO V
Degli effetti del contratto
SEZIONE I
Disposizioni generali

Art. 1374

Integrazione del contratto
TESTO A FRONTE

I. Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l'equità.


GIURISPRUDENZA

Area condominiale da riservare a parcheggio – Compravendita di appartamento con clausola escludente dalla alienazione la comproprietà o il diritto di utilizzazione di detta area – Nullità della clausola – Trasferimento “ex lege” del predetto diritto al compratore – Diritto dell’alienante al corrispettivo – Credito di valore – Rivalutazione – Istanza di parte – Necessità – Esclusione – Pronuncia del giudice d’ufficio – Fondamento – Fattispecie.
La nullità della clausola del contratto di compravendita di un appartamento che escluda il trasferimento della proprietà o del diritto reale di utilizzazione dell'area condominiale da riservare a parcheggio, ai sensi dell'art. 41-sexies della legge n. 1150 del 1942, aggiunto dall'art. 18 della legge n. 765 del 1967, e il conseguente trasferimento "ex lege" del predetto diritto all'acquirente comportano il diritto dell'alienante al corrispettivo di tale trasferimento, il quale dà luogo ad un debito di valore rivalutabile fino alla data della sentenza e, configurandosi quale mera conseguenza della costituzione del diritto reale di uso, deve essere riconosciuto dal giudice anche in assenza di apposita istanza dell'avente diritto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di appello che aveva ritenuto nuova, perché formulata per la prima volta in sede di gravame, la domanda di rivalutazione monetaria del corrispettivo spettante alla parte alienante a fronte del riconoscimento, in favore della parte acquirente, del diritto d'uso ex art. 41-sexies della legge n. 1150 del 1942). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Ottobre 2018, n. 26758.


Compenso professionale avvocato – Convenzione per il pagamento delle prestazioni – Manifesta eccessività – Riduzione d’ufficio del giudice – Buona fede integrativa.
La buona fede integrativa permette al giudice di ridurre d’ufficio il compenso professionale dell’avvocato pattuito con il cliente quando risulti manifestamente eccessivo, facoltà che trova il suo fondamento nella tutela dell’interesse generale dell’ordinamento all’equità contrattuale, al fine di ricondurre l’autonomia negoziale nei limiti in cui essa appaia meritevole di tutela.

Il Giudice, pertanto, ha un potere di controllo sulle pattuizioni delle parti mediante la clausola generale della buona fede integrativa, che si concreta in una duplice direzione, prevedendo l’obbligo per entrambi i contraenti di salvaguardare l’utilità della controparte nel limite dell’apprezzabile sacrificio.

Il rapporto obbligatorio è caratterizzato quindi da una struttura complessa, in quanto il principio di correttezza si pone come fonte di doveri ulteriori che vincolano le parti, nonostante questi non risultino specificamente dal titolo. In particolare, il creditore ha il divieto di abusare del proprio diritto e, allo stesso tempo, l’obbligo di attivarsi per evitare o contenere gli imprevisti aggravi della prestazione o le conseguenze dell’inadempimento. (Giulia Travan) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 08 Ottobre 2018.


Conto corrente bancario - Circolazione titolo di credito - Verifica preventiva della "copertura" di un vaglia postale circolare - Bene emissione - Assunzione di obbligazione integrativa del contratto - Telefonata a operatore non identificato dell'emittente - Diligenza nell'adempimento - Esclusione - False informazioni preventive fornite dall'istituto di credito - Responsabilità contrattuale - Responsabilità extracontrattuale - Risarcimento del danno.
L'istituto di credito, nel caso in cui accetti di effettuare, su richiesta di un suo correntista, una verifica preventiva sulla “copertura” di un titolo di credito, assume, ai sensi dell'art. 1176, c. 2, c.c. un'obbligazione integrativa del contratto di conto corrente, che non può ritenersi diligentemente adempiuta con la semplice telefonata rivolta ad un operatore non identificato della banca emittente.

Conf. Tribunale Verona 27.09.2012 n. 2049 (www.Ilcaso.it, 2013, pg. 8997, pt. I). (Giacomo Pasini) (riproduzione riservata)
Tribunale Trento, 08 Agosto 2018.


Banche – Segnalazione della sofferenza alla Centrale Rischi – Non preceduta dalla comunicazione della decadenza dal beneficio del termine – Illegittimità della segnalazione – Sussiste – Responsabilità della banca – Sussiste.
La Banca ha l’obbligo di comportarsi secondo buona fede e non deve procedere a segnalazioni presso la Centrale dei Rischi in assenza dei presupposti, o nell’oggettivo dubbio sulla loro esistenza.
La comunicazione della decadenza dal beneficio del termine e di costituzione in mora deve essere specifica e puntuale in modo da consentire al cliente di evitare conseguenze pregiudizievoli attraverso il tempestivo pagamento del debito, cosicché la segnalazione è illegittima e deve disporsene la cancellazione se l’interessato non ne ha ricevuto alcun preavviso.
L’illegittima segnalazione pone il cliente in cattiva luce, esponendolo ad un permanente pregiudizio valutativo da parte degli istituti bancari. La tutela approntata dall’ordinamento è suscettibile di estensione anche contro comportamenti che, pur non offendendo l’onore o la reputazione o ledendo il nome o l’immagine fisica, menomino comunque l’immagine sociale dell’individuo.

In applicazione di tale principio, il Tribunale condannava la Banca a risarcire al cliente i danni non patrimoniali subiti per effetto dell’illegittima segnalazione alla Centrale Rischi, equitativamente determinati dallo stesso giudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Firenze, 20 Giugno 2016.


Obbligazioni argentine – Alta rischiosità dello strumento finanziario – Rischio default per lo Stato argentino fin dal 1998.
Per i titoli di Stato emessi dalla Repubblica Argentina, già a partire dall’anno 1998 si erano posti problemi di criticità e rischio di insolvenza poichè in quell’anno il P.I.L. del Paese aveva manifestato una prima significativa contrazione. Inoltre, già a far data dal 1997 le principali agenzie specializzate nell’assegnazione dei giudizi di merito di credito (rating) avevano, in maniera sostanzialmente concorde, classificato tale emittente nella categoria “speculativa”. (Giuseppe Angiuli) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 08 Gennaio 2016.