LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO V
Degli effetti del contratto
SEZIONE II
Della clausola penale e della caparra

Art. 1384

Riduzione della penale
TESTO A FRONTE

I. La penale può essere diminuita equamente dal giudice, se l'obbligazione principale è stata eseguita in parte ovvero se l'ammontare della penale è manifestamente eccessivo, avuto sempre riguardo all'interesse che il creditore aveva all'adempimento.


GIURISPRUDENZA

Locazione finanziaria – Distinzione leasing godimento e traslativo – Causa concreta del contratto – Differenza per prescrizione e risoluzione per inadempimento – Sussiste

Distinzione leasing godimento e traslativo – Persistente attualità a seguito della modifica dell’art. 72 L.F

Clausola penale – Riconoscimento alla parte non inadempiente del diritto a ricevere ciò che avrebbe ricevuto nel caso di esecuzione del contratto – Manifesta eccessività – Non sussiste

Compensazione totale o parziale spese di lite – Reciproca soccombenza – Accoglimento domanda per importo inferiore al domandato – Sussiste
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La differenza tra leasing di godimento e leasing traslativo riguarda la causa concreta del contratto: nel leasing di godimento, si prevede che la res esaurisca la sua utilità economica entro un determinato periodo di tempo, che coincide di regola con la durata del rapporto; nel leasing traslativo, si intende viceversa realizzare un preminente e coessenziale effetto traslativo, dato che il bene è destinato a conservare, alla scadenza del rapporto, un valore residuo particolarmente apprezzabile per l’utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di riscatto, cosicché tale riscatto non costituisce così un’eventualità marginale ed accessoria, ma rientra nella funzione delle parti assegnata al contratto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La distinzione tra leasing di godimento e traslativo, rilevante ai fini della prescrizione ex artt. 2948 numeri 3 o 4 c.c. o 2946 c.c. e soprattutto ai fini dell’applicabilità dell’articolo 1458 o 1526 c.c. in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, rimane valida anche dopo la modifica dell’articolo 72 L.F. ad opera del D.L. n. 354/2003, il quale ha unitariamente disciplinato gli effetti della risoluzione del contratto di leasing in caso di fallimento: infatti, tale unitaria disciplina si applica alla sola sede fallimentare, poiché l’articolo 72 L.F. trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore, mentre, ove si sia già anteriormente risolto, occorre continuare distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo, dovendosi per quest’ultimo utilizzare l’art. 1526 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Non è manifestamente eccessiva ai sensi dell’articolo 1384 c.c. una clausola penale che, in caso di risoluzione per inadempimento, garantisca alla parte non inadempiente il diritto di ricevere ciò che avrebbe ricevuto in caso di corretto adempimento alle obbligazioni contrattuali ad opera di controparte. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La compensazione totale o parziale delle spese di lite per reciproca soccombenza ex art. 92 comma 2 c.p.c., può essere effettuata non solo per accoglimento di una sola delle plurime domande azionate, ma anche per accoglimento di soli alcuni capi di un’unica domanda, ovvero di accoglimento dell’unica domanda per un importo inferiore sotto il profilo quantitativo da quello domandato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 02 Novembre 2017.


Obbligazioni e Contratti - Clausola penale - Parziale Adempimento - Riduzione d’ufficio ai sensi dell’art. 1384 c.c..
Il potere di riduzione ad equità della penale contrattuale da parte del giudice, previsto dall’art. 1384 c.c., è posto a tutela dell'interesse generale dell'ordinamento e può essere esercitato d'ufficio per ricondurre l'autonomia contrattuale nei limiti in cui essa appare meritevole di tutela, e ciò sia con riferimento alla penale manifestamente eccessiva, sia con riferimento all'ipotesi in cui la riduzione avvenga perché l'obbligazione principale è stata in parte eseguita, atteso che, in quest'ultimo caso, la mancata previsione da parte dei contraenti di una riduzione della penale in caso di adempimento di parte dell'obbligazione si traduce comunque in una eccessività della penale se rapportata alla sola parte rimasta inadempiuta. (massima ufficiale) Tribunale Milano, 16 Agosto 2017.


Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali.
Deve ritenersi integrata una fattispecie di leasing traslativo allorquando il pagamento dei canoni per il periodo concordato assicuri al concedente anche una componente di corrispettivo del prezzo di alienazione del bene, giacché la somma da versarsi a titolo di opzione di acquisto al termine della c.d. “locazione” appare con tutta evidenza di gran lunga inferiore rispetto al valore intrinseco del bene. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 30 Novembre 2016.


Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali.
Le clausole previste per la risoluzione di contratti di leasing traslativi devono essere sottoposte (in caso di contestazione ex art. 1384 c.c.) a verifica giudiziale sulla scorta del criterio generale desumibile dall’art. 1526 per la vendita con riserva di proprietà, di modo che sia evitata l’indebita locupletazione della parte concedente per effetto dell’acquisizione sia dei corrispettivi della locazione, sia del bene oggetto del contratto, laddove una parte dell’intrinseco valore di quest’ultimo risulti già inglobata negli importi dei canoni. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 30 Novembre 2016.


Clausola Penale – Leasing – Disciplina cd. Antiusura – Inapplicabilità.
Non può ricomprendersi nelle remunerazioni da considerare ai fini della verifica del superamento del cosiddetto “tasso soglia” anche la somma dovuta a titolo di penale per l'inadempimento, in quanto essa non incide sul calcolo del tasso di interesse praticato, considerato che si tratta di una somma predeterminata, se pure in proporzione alla somma rimasta inadempiuta, la quale, pur avendo una funzione assimilabile a quella degli interessi moratori, ha natura diversa rispetto agli interessi in genere, la cui caratteristica peculiare è il maturare con il passare del tempo, caratteristica che non si riscontra nella penale.
Conferma tale interpretazione la possibilità concessa al debitore di chiedere giudizialmente la riduzione ad equità della penale che sia "eccessiva", avuto sempre riguardo all’interesse che il creditore aveva all’adempimento. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 07 Gennaio 2016.


Clausola penale – Riduzione – Apprezzamento del giudice – Motivazione.
L’apprezzamento del giudice del merito concernente l'eccessività dell'importo fissato con clausola penale dalle parti contraenti, nonché la misura della riduzione equitativa dell'importo medesimo, si sottrae al sindacato di legittimità se correttamente fondato, a norma dell'art. 1384 c.c., sulla valutazione dell'interesse dei creditore all'adempimento alla data di stipulazione del contratto, avuto riguardo all'effettiva incidenza dell'adempimento sull'equilibrio delle prestazioni e sulla concreta situazione contrattuale, indipendentemente da una rigida ed esclusiva correlazione con l'effettiva entità del danno subito. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2015, n. 17731.


Leasing traslativo – Applicabilità art 1526 cc e inapplicabilità art 72 quater LF fuori dal fallimento – Riduzione clausola penale.
In caso di risoluzione del leasing traslativo per inadempimento dell'utilizzatore si ha l'applicazione analogica dell'art 1526 c.c. Ove poi le parti abbiano pattuito che, avvenuta la risoluzione del contratto, il concedente ha diritto di trattenere i canoni corrisposti dall'utilizzatore, si è in presenza di una clausola penale, la quale deve essere assoggettata alla valutazione di manifesta eccessività ai sensi dell'art 1384 c.c.
Quanto all'applicazione al rapporto dell'art 72 quater l.f., ritiene il collegio che trattasi di norma speciale non suscettibile di essere applicata al di fuori del fallimento, in quanto lo scioglimento del contratto è fenomeno diverso dalla risoluzione per inadempimento. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata)
Lodo Arbitrale Siena, 07 Aprile 2015.


Leasing traslativo - Applicabilità dell'art. 1526 c.c. - Possibilità di riduzione equitativa della penale.
Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all'art.1526 c.c. in tema di vendita con riserva della proprietà, la quale comporta, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti ed il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell'utilizzo dei beni, tale da remunerare il solo godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi; ne consegue che il concedente, mantenendo la proprietà del bene ed acquisendo i canoni maturati fino al momento della risoluzione, non può conseguire un indebito vantaggio derivante dal cumulo della somma dei canoni e del residuo valore del bene.

Nell'ambito della riconduzione ad equità delle prestazioni conseguenti alla risoluzione contrattuale, è possibile la riduzione equitativa delle penale ex art. 1384 c.c. allorquando quest'ultima appaia eccessiva in rapporto a tutti gli aspetti economici del contratto e, in particolare, all'entità risultante dalla pura sommatoria, in funzione di liquidazione anticipata del danno, di tutti i canoni locativi: scaduti e ancora a scadere. La riduzione equitativa della penale ex art. 1384 c.c. presuppone però per il suo esercizio la deduzione in giudizio, ad opera delle parti, degli elementi fattuali denotanti l'eccessività in rapporto alla fattispecie complessiva. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 10 Febbraio 2015, n. 2491.


Usura - Contratto di mutuo - Verifica della soglia - Pattuizioni relative agli interessi moratori - Rilevanza - Esclusione - Sommatoria dei tassi corrispettivo e di mora - Inammissibilità.
Nell’ambito del mutuo, deve ritenersi che il tasso di mora non possa essere ricompreso nel calcolo del T.E.G. al fine della verifica del superamento del tasso soglia corrispettivo. Infatti:

1) l’aumento del tasso previsto per l’ipotesi di mora ed in definitiva il tasso complessivamente pattuito a titolo di interessi moratori non può essere paragonato tal quale con il tasso soglia, che è stato costruito sulla base del T.E.G. rilevato nei singoli D.M. via via succedutisi nel tempo esplicitamente, senza tenere in considerazione la maggiorazione prevista per la mora;
 
2) si consideri come la possibilità di applicare la norma sull’usura agli interessi di mora non appaia pacifica, non essendo il dato normativo certamente univoco (ed anzi andando lo stesso in senso contrario all’applicazione in questione): l’art. 644 c.p. si riferisce espressamente a interessi posti in “corrispettivo” di una prestazione di denaro, al pari dell’art. 2 della L. 108/1996 che parla di “remunerazioni” (interessi corrispettivi: fase fisiologica del rapporto), mentre l’interesse moratorio attiene al tema del risarcimento del danno (fase patologica del rapporto); dunque, i decreti dovrebbero rilevare il tasso per la fisiologia del rapporto e lo stesso dovrebbe essere confrontato con il tasso previsto dal singolo contratto sempre per la fase fisiologica del rapporto, senza alcuna rilevanza per l’interesse di mora, che non si considera né in sede di D.M., né in sede di verifica giudiziale;

3) l’indicazione “a qualunque titolo” contenuta nell’art. 1 D.L. 394/2000, convertito con modifiche nella legge n. 24/2001, non è certo univoca al riguardo e, considerato come si tratterebbe dell’unico appiglio legislativo alla tesi favorevole – non potendosi valorizzare oltremodo l’obiter dictum di Corte Cost. 29/2002 espresso peraltro in termini di mera “plausibilità” –, lo stesso non pare in grado di derogare implicitamente alle norme generali in tema di risarcimento del danno (precludendolo nell’ambito delle operazioni di finanziamento), tenuto anche conto delle argomentazioni al riguardo espresse dal Collegio di coordinamento dell’ABF con la decisione n. 1875/2014 circa la rilevanza, anche in ambito del diritto comunitario, degli interessi di mora;

4) anche volendo postulare l’astratta applicabilità della L. 108/1996 agli interessi moratori, deve ritenersi che in mancanza di una rilevazione specifica del tasso di mora, il paragone puro e semplice tra i due tassi (tasso soglia previsto per gli interessi corrispettivi e tasso contrattuale di mora) risulta illegittimo, per violazione dell’art. 2 della L. 108/1996;
 
5) in ogni caso andrebbe rilevato uno specifico tasso soglia moratorio, in mancanza del quale, non potendosi confrontare tassi ottenuti in modo disomogeneo - a fronte del chiarissimo dato normativo ricavabile dall’art. 2 L. 108/1996 e dall’omologo art. 644, 4° comma c.p.c. - si verserebbe in una situazione di inapplicabilità della normativa sull’usura all’ipotesi del tasso di mora, al pari di quanto si verificherebbe, pacificamente, in ipotesi di mancata emanazione dei D.M. trimestrali.

Residua comunque il controllo giudiziale previsto dall’art. 1384 c.c. in tema di riduzione della penale di importo manifestamente eccessivo, quale forma di controllo e tutela in tema di interessi di mora, tenuto conto che la convenzione di interessi moratori può essere intesa come forma particolare di clausola penale; v. Cass. n. 8481/2001. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 06 Febbraio 2015.


"Leasing" immobiliare - Inadempimento dell'utilizzatore - Clausola penale - Valutazione di non manifesta eccessività - Criteri - Limite massimo - Riferimento al vantaggio ritraibile dalla regolare esecuzione del contratto - Necessità - Fondamento.
In tema di "leasing" immobiliare, al fine di accertare se sia manifestamente eccessiva, agli effetti dell'art. 1384 cod. civ., la clausola penale che attribuisca al concedente, nel caso di inadempimento dell'utilizzatore, l'intero importo del finanziamento ed in più la proprietà del bene, occorre considerare se detta pattuizione attribuisca allo stesso concedente vantaggi maggiori di quelli conseguibili dalla regolare esecuzione del contratto, tenuto conto che, anche alla stregua della Convenzione di Ottawa sul leasing internazionale 28 maggio 1988, recepita con legge 14 luglio 1993, n. 259, il risarcimento del danno spettante al concedente deve essere tale da porlo nella stessa situazione in cui si sarebbe trovato se l'utilizzatore avesse esattamente adempiuto. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 17 Gennaio 2014, n. 888.


Procedimento per decreto ingiuntivo – Richiesta del creditore cumulativa di capitale, interessi, clausola penale – Riduzione ex officio degli accessori (interessi e penale) – Sussiste..
La convenzione con cui si determina la misura degli interessi moratori ben può essere assimilata ad una clausola penale, in quanto essa predetermina l'importo dei danni conseguenti all'inadempimento di obbligazioni pecuniarie: ne consegue che, similmente ad una clausola penale, il giudice può ridurla ex officio, già nella fase monitoria, dove essa appaia iniqua. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 16 Aprile 2012.


Contratti – Clausola penale – Riduzione ad opera del giudice – Fondamento – Valutazione del danno – Esclusione – Interesse all’adempimento – Rilevanza al momento di conclusione del contratto – Fatti sopravvenuti – Irrilevanza..
Il criterio al quale giudice deve ispirarsi per esercitare il potere di riduzione della penale contrattualmente prevista non è la valutazione del danno che sia stato accertato o risarcito, ma l’interesse che la parte ha, secondo le circostanze, all’adempimento della prestazione cui ha diritto, precisandosi che tale valutazione deve essere riferita al momento in cui si è concluso il contratto cui accede, e non a quello nel quale viene chiesto il pagamento, sicché ove essa risulti adeguata all’interesse del creditore all’adempimento con riguardo al momento della stipulazione, rimane priva di rilevanza l’eventuale eccessività per la sopravvenienza di fatti che riducano l’interesse del creditore o l’entità del pregiudizio che il medesimo viene a subire per effetto dell’inadempimento. Inoltre, deve evidenziarsi che l’apprezzamento sulla eccessività dell’importo fissato con clausola penale dalle parti contraenti, per il caso di inadempimento o di ritardato adempimento, nonché sulla misura della riduzione equitativa dell’importo medesimo, rientra nel potere discrezionale del giudice di merito il cui esercizio è incensurabile in sede di legittimità, se correttamente fondato, ai sensi dell’art. 1384 c.c., sulla valutazione dell’interesse del creditore all’adempimento con riguardo all’effettiva incidenza dello stesso sull’equilibrio delle prestazioni e sulla concreta situazione contrattuale, indipendentemente da una rigida ed esclusiva correlazione con l’entità del danno subito. (1)

Conforme: Cass. civ., Sez. I, 09 maggio 2007, n. 10626, in Contratti, 2007, 8-9, 790; Cass. civ., Sez. lavoro, 04 aprile 2006, n. 7835, in Contratti, 2007, 1, 17; Cass. civ., Sez. II, 26 marzo 1997, n.2655, in Contratti, 1997, 4, 357.

Difforme: Cass. civ., Sez. III, 03 settembre 1999, n.9298, in Contratti, 1999, 12, 1108; Cass. civ., Sez. II, 09 novembre 1994, n.9304, in Contratti, 1995, 2, 170; Cass. civ., Sez. II, 09 giugno 1990, n.5625, in Mass. Giur. It., 1990.

(1)
Ancora sulla riduzione della clausola penale in rapporto al potere ufficioso del giudice, di Sergio Balzaretti, in questa Rivista, II, 188/2010. Cassazione civile, sez. II, 01 Luglio 2009, n. 15468.