LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO VI
Della rappresentanza

Art. 1393

Giustificazione dei poteri del rappresentante
TESTO A FRONTE

I. Il terzo che contratta col rappresentante può sempre esigere che questi giustifichi i suoi poteri e, se la rappresentanza risulta da un atto scritto, che gliene dia una copia da lui firmata.


GIURISPRUDENZA

Conto corrente con apertura di credito - Opposizione a decreto ingiuntivo - Assenza di procura della Banca ricorrente quale mandataria della Banca creditrice - Difetto di legittimazione attiva della Banca ricorrente - Onere della prova a carico della Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo - Produzione documentale degli estratti conto oltre i termini della Comparsa di costituzione e risposta - Tardività - Revoca del decreto ingiuntivo.
In tema di rapporto di conto corrente qualora la Banca ricorrente agisca quale mandataria della Banca creditrice deve fornire prova della procura notarile resa nell’ambito del mandato con rappresentanza; in difetto della produzione di tale atto, non è provato il mandato all’incasso e la procura dovuta al terzo contraente ai sensi dell’art. 1393 c.c. ed i conseguenti poteri processuali derivanti dalla rappresentanza sostanziale.

La produzione degli estratti conto è tardiva quando, non attenendo l’esposizione dei movimenti alla prova dei fatti, ma alla allegazione degli stessi, andava compiuta, a seguito di eccezione dell’opponente in causa di opposizione a decreto ingiuntivo, con la comparsa di costituzione e risposta. (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale L'Aquila, 05 Dicembre 2017.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali – Nullità o l’inefficacia del negozio – Esclusione – Annullabilità del negozio – Azione di annullamento – Legittimazione.
I vizi del procedimento endoconcorsuale prodromico alla formazione e manifestazione della volontà negoziale degli organi di gestione delle procedure concorsuali non determinano la nullità o l’inefficacia del negozio concluso in assenza delle autorizzazioni o dei pareri richiesti dalla legge, ma determinano unicamente l’annullabilità del negozio medesimo, che può essere fatta valere soltanto dal curatore fallimentare o dal liquidatore del concordato.

Il singolo creditore e, più in generale, ogni altro soggetto portatore di un interesse coinvolto nel procedimento diretto al compimento dell’atto viziato non sono legittimati ad esperire l’azione di annullamento, ma possono proporre reclamo endoconcorsuale avverso l’atto viziato affinché, accertata in sede concorsuale l’esistenza del vizio, l’organo di gestione della procedura si attivi per rimuovere il negozio esercitando all’uopo l’azione di annullamento, resa doverosa dall’accoglimento del reclamo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Campobasso, 03 Novembre 2016.


Pagamento corrispettivo contratto vendita – Rappresentanza apparente del debitore – Responsabilità per affidamento qualificato del creditore – Sussistenza – Conferimento di potere rappresentativo – Insussistenza richiesta esibizione fondamento potere rappresentativo – Irrilevanza – Comportamento colposo del terzo – Insussistenza.
Nel caso di rappresentanza apparente, il rappresentato risponde delle obbligazioni stipulate in suo nome dal rappresentante apparente a titolo di responsabilità per l’affidamento ingenerato nel terzo e non perché abbia effettivamente conferito un potere rappresentativo, divenendo irrilevante, proprio a fronte della tutela del terzo in buona fede, ritenere necessario chiedere l’esibizione del fondamento del potere rappresentativo. Infatti, la possibilità di esigere dal rappresentante la giustificazione dei propri poteri ex art. 1393 cod. civ., non sembra avere di per sé valore decisivo ai fini della valutazione circa la colpevolezza del suo comportamento, in quanto, trattandosi di una facoltà e non di un obbligo né di un onere, non si può far discendere alcuna colpa inescusabile in capo al terzo dal mancato esercizio della stessa nelle ipotesi in cui la forma scritta della procura sia richiesta ad probationem in quanto in tali casi (come quello di specie) non sussiste un onere legale di documentazione della procura, mentre diverso discorso varrebbe nei casi di contratti per i quali la legge richiede la forma scritta ad substantiam. Inoltre, proprio trattandosi di facoltà, il suo mancato esercizio non può, di per sé, essere considerato sufficiente al fine di integrare un comportamento colposo del terzo tale da escludere la tutela dell’apparenza del diritto. (Alberto Donati) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Aprile 2016.