LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO VI
Della rappresentanza

Art. 1395

Contratto con se stesso
TESTO A FRONTE

I. È annullabile il contratto che il rappresentante conclude con se stesso, in proprio o come rappresentante di un'altra parte, a meno che il rappresentato lo abbia autorizzato specificatamente ovvero il contenuto del contratto sia determinato in modo da escludere la possibilità di conflitto d'interessi.

II. L'impugnazione può essere proposta soltanto dal rappresentato.


GIURISPRUDENZA

Società a responsabilità limitata - Conflitto di interessi - Contratti conclusi dagli amministratori - Interpretazione del termine «contratti» - Contratti a prestazione unilaterale - Fideiussione.
Nel termine «contratti» utilizzato dalla norma di cui all'art. 2475-ter c.c. (la quale introduce, per le società a responsabilità limitata, una disposizione rispondente al principio generale sancito dall'art. 1394 c.c. in materia contrattuale disponendo che i contratti conclusi dagli amministratori che hanno la rappresentanza della società in conflitto di interessi, per conto proprio o di terzi, con la medesima possono essere annullati su domanda della società, se il conflitto era conosciuto o riconoscibile dal terzo) devono ritenersi ricompresi tanto i contratti sinallagmatici quanto i contratti a prestazione unilaterale, ai quali è riconducibile il contratto di fideiussione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Aprile 2017.


Società a responsabilità limitata - Conflitto di interessi - Contratti conclusi dagli amministratori - Amministratore portatore di un interesse in conflitto con la società - Possibilità di influire sul contenuto negoziale dell'atto.
L'art. 2575-ter c.c. presuppone che l'amministratore, portatore di un interesse in conflitto con la società, abbia la possibilità di influire sul contenuto negoziale dell'atto, così che, al contrario, ove egli si sia limitato a recepire all'interno del contenuto negoziale la volontà dei soci cristallizzatasi in una decisione della società, verrebbe meno la ratio che giustifica l'applicazione della norma, soluzione, questa, che appare  d'altra parte coerente con la norma di ordine generale di cui all'art. 1395 c.c., che esclude l'annullabilità del contratto con sé stesso se il contenuto del contratto è stato predeterminato dal rappresentato.

In questo senso è anche la giurisprudenza concorde di legittimità secondo cui, quanto al profilo dei rapporti esterni, se la società agisce a mezzo dei suoi amministratori, l'integrazione del potere statutario di rappresentanza - delimitato dall'oggetto sociale - può pervenire dall'assemblea dei soci; sebbene, infatti, questa non si identifichi con la società, tuttavia resta titolare del potere di assumere le decisioni concernenti la vita sociale, eventualmente sottoposte ad essa dagli amministratori, perché l'assemblea è l'organo capace di esprimere le scelte dell'impresa sociale, onde la sua determinazione non può restare irrilevante ai fini del valore verso i terzi dell'atto poi compiuto dagli amministratori che quel volere eseguano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 03 Aprile 2017.


Intermediazione finanziaria – Azione di nullità e/o annullamento del contratto quadro – Risoluzione del contratto – Inammissibilità – Cessione dei titoli – Convalida del contratto.
In tema di giudizi relativi alla domanda di declaratoria di nullità, annullabilità e risoluzione di un contratto unico per la prestazione di servizi d’investimento, l’intervenuta cessione a terzi, da parte dell’attore, dei titoli per cui è causa, deve condurre al rigetto della domanda per sopravvenuta mancanza di presupposti della stessa, comportando, in caso di un eventuale accoglimento, effetti restitutori divenuti ormai inattuabili e, valutata con riguardo all’azione di annullamento, un’ipotesi di convalida del contratto ai sensi del 1444 c.c. (Alessandro Giorgetta) (Giulio Di Fabio) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 17 Ottobre 2016.


Intermediazione finanziaria – Obblighi informativi dell’intermediario – Domanda di risarcimento – Cessione dei titoli – Inammissibilità della domanda – Nesso di causalità.
La domanda di risarcimento del danno per l’inadempimento degli obblighi di informazione, tutela e diligenza ex art. 21 T.U.F., non può trovare accoglimento nel caso in cui, nelle more del relativo il giudizio, l’attore abbia ceduto a terzi i titoli per cui è causa, in quanto tale cessione è idonea ad interrompere il nesso di causalità richiesto dall’art. 1223 c.c., non potendosi più ritenere il danno lamentato dagli attori una “conseguenza immediata e diretta” dell’inadempimento dei convenuti. (Alessandro Giorgetta) (Giulio Di Fabio) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 17 Ottobre 2016.