Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XI
Della nullità del contratto

Art. 1419

Nullità parziale
TESTO A FRONTE

I. La nullità parziale di un contratto o la nullità di singole clausole importa la nullità dell'intero contratto, se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che è colpita dalla nullità.

II. La nullità di singole clausole non importa la nullità del contratto, quando le clausole nulle sono sostituite di diritto da norme imperative.


GIURISPRUDENZA

Fideiussioni conformi Schemi A.B.I. - Nullità parziale - Onere di prova in capo al fideiussore.
Poiché l'Autorità amministrativa ha circoscritto l'accertamento dell’illiceità ad alcune specifiche clausole dello schema ABI, dal relativo accertamento non discende la nullità dell’intero contratto, dovendo la nullità del contratto c.d. “a valle” essere valutata dal giudice adito alla stregua degli artt. 1418 e 1419 cod. civ.

Il fideiussore deve dimostrare l'applicazione nel caso concreto di tali clausole e quali effetti conseguirebbero dalla loro espunzione dal contratto oggetto di causa.

Il fideiussore deve produrre tempestivamente il modello ABI su cui si fonda l'eccezione e provare l’appartenenza della banca alle intese vietate così come l’uniformità e la non occasionalità delle condizioni contrattuali applicate. (Francesco Denti) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 13 Settembre 2021.


Fideiussione ABI - Nullità - Conseguenze.
E’ affetto da nullità l’intero contratto di fideiussione che contenga clausole che violano il divieto di intese anti-concorrenziali di cui all’art. 2 l. 287/1990, senza che si possa fare applicazione del principio di conservazione degli atti processuali di cui all’art.1419 c.c., in quanto la gravità delle violazioni - le quali incidono pesantemente sulla posizione del garante, aggravandola in modo significativo - alla luce dei superiori valori di solidarietà, muniti di rilevanza costituzionale (art. 2 Cost.) che permeano tutto l'impianto dei rapporti tra privati, dalla fase pre-negoziale (art. 1137 c.c.) a quella esecutiva (artt. 1175, 1375 c.c.), richiede che sia sanzionato l'intero agire dei responsabili di dette violazioni.

Nell'ottica di assicurare alla nullità la sua funzione sanzionatoria - nascente da comportamenti precontrattuali e contrattuali caratterizzati da contrarietà alla buona fede ed ai canoni minimi di solidarietà sociale - è infatti necessario ritenere che il contratto dl fideiussione sia affetto dalla più grave forma di patologia, senza consentire che, in nome del principio di conservazione degli atti giuridici, possano essere salvaguardate le restanti pattuizioni o, addirittura, che si dia vita ad un'operazione di sostituzione eteronoma di clausole ex articolo 1339 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 24 Maggio 2021.


Fideiussioni - Violazione della normativa antitrust - Onere della prova.
La nullità delle clausole di contratti di garanzia per violazione della normativa antitrust non può essere riconosciuta quando mancando la dimostrazione dell’incidenza dei pretesi vizi sulla scelta delle attrici tra una pluralità di prodotti bancari concorrenti, nonché la prova dell’effetto pregiudizievole dell’intesa concordata con la banca ed altresì ove non sia data rigorosa prova del collegamento negoziale tra intesa “a monte” e contratto “a valle”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 07 Maggio 2021.


Accordi di ristrutturazione con intermediari finanziari – Verifica del tribunale dei criteri di formazione della categoria dei creditori non aderenti che subiscono l’estensione dell’accordo – Necessità

Accordi di ristrutturazione con intermediari finanziari – Conflitto di interessi e contrasto di interessi – Neutralizzazione – Modalità
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Nell’accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari,  il tribunale ha il compito verificare la corretta formazione della categoria dei creditori non aderenti che subiscono l’estensione dell’accordo e il raggiungimento delle maggioranze prescritte dall’art. 182 septies, comma 2, l.fall..

Considerata la riconducibilità dell’accordo di ristrutturazione alla categoria del contratto sono applicabili i principi generali contenuti nella disciplina generale di cui agli artt. 1321 ss., a partire dal principio di conservazione (artt. 1367, 1419, 1424 c.c.), ripreso, peraltro, anche in materia di delibere societarie; di conseguenza, nell’ipotesi in cui non sia corretta l’individuazione della categoria operata in seno all’accordo è possibile ipotizzare, quasi come se si trattasse di una sorta di prova di resistenza, se l’accordo possa reggere a seguito della diversa prospettazione delle categorie.

Il problema della neutralizzazione del voto contrario o della mancata adesione del creditore cd. qualificato inserito in una categoria ex art. 182 septies, comma 2, l.fall. presuppone la necessaria distinzione tra conflitto di interessi e contrasto di interessi.

Il primo determina una possibile patologia ai fini della decisione o del voto su una proposta concordataria o sull’adesione ad un accordo secondo il principio maggioritario che viene neutralizzata mediante la mancata considerazione sia ai fini della percentuale totale dei crediti rilevanti all’interno della classe o della categoria, sia ai fini della manifestazione del voto o dell’adesione.

Il secondo determina, invece, una vicenda fisiologica che può condurre la parte a raggiungere un accordo o ad aderire alla proposta del debitore o a ritenere quest’ultima (o l’accordo proposto) non conveniente al punto da esprimere un voto contrario (sulla proposta concordataria) o da non aderire ad un accordo di ristrutturazione.

La valutazione circa l’adesione all’accordo proposto dal debitore e la possibile sterilizzazione del creditore non aderente al quale si vuole estendere il trattamento della categoria di creditori non possono ampliarsi al punto di andare a sindacare una valutazione di non convenienza da parte del creditore, al di là dei limiti percentuali codificati nell’art. 182 septies, comma 2, l.fall., in mancanza di elementi fattuali che portino a ritenere che il creditore abbia tenuto un comportamento contrario a buona fede; la valutazione di convenienza in ordine alle alternative concretamente praticabili è, infatti, prevista nell’art. 182 septies, comma 4, l.fall. per l’estensione degli effetti dell’accordo al creditore non aderente, ma non per superare il limite del settantacinque per cento dei crediti di cui siano titolari i creditori aderenti all’accordo al fine di ottenere l’estensione degli effetti di quest’ultimo anche ai non aderenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 30 Marzo 2021.


Fidejussione contenente clausole conformi allo schema predisposto dall’ABI e dichiarate contrarie alla normativa antitrust dal provvedimento dalla Banca d’Italia – Nullità singole clausole ai sensi dell’articolo 1419 c.c. e non dell’intero contratto – Sussiste.
Laddove una fidejussione contenga clausole conformi allo schema predisposto dall’ABI e dichiarate contrarie alla normativa antitrust per violazione dell’art. 2 comma 2 lettera a) L. n. 287/1990 dal provvedimento della Banca d’Italia n. 55 del 2/5/2005, si ha nullità delle singole clausole, e non già dell’intero contratto, ai sensi dell’articolo 1419 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 04 Marzo 2021.


Nullità parziale della fideiussione per violazione della normativa c.d. antitrust – Eccezione riconvenzionale – Decadenza ex art. 1957 c.c. – Sussistenza.
In caso di conformità della fideiussione allo schema censurato dalla Banca d’Italia, deve essere dichiarata la nullità parziale delle singole clausole, con conseguente decadenza delle fideiussioni ex art. 1957 c.c. e liberazione dei garanti. (Nicola Maragna) (Pietro Stizzoli) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 29 Gennaio 2021.


Nullità parziale della fideiussione per violazione della normativa c.d. antitrust – Eccezione riconvenzionale – Decadenza ex art. 1957 c.c. – Sussistenza.
In caso di conformità della fideiussione allo schema censurato dalla Banca d’Italia, deve essere dichiarata la nullità parziale delle singole clausole, con conseguente decadenza delle fideiussioni ex art. 1957 c.c. e liberazione dei garanti. (Nicola Maragna) (Pietro Stizzoli) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 29 Gennaio 2021.


Tribunale delle Imprese – Conflitto tra competenze inderogabili – Pendenza del giudizio opposizione a decreto ingiuntivo – Fideiussione omnibus – Nullità parziale – Efficacia di giudicato del decreto non opposto.
L’azione diretta a far dichiarare la nullità, per violazione della normativa antitrust, della clausola di rinuncia della facoltà prevista dall’art. 1957 c.c., della clausola c.d. di sopravvivenza e della clausola c.d. di riviviscenza, riproducenti le analoghe clausole del modello A.B.I. di fideiussione omnibus, rientra nella competenza per materia del Tribunale delle imprese e la contestuale pendenza del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo emesso sulla scorta della medesima fideiussione, pur configurando in astratto un’ipotesi di continenza del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo rispetto al giudizio instaurato innanzi al Tribunale delle imprese - atteso che l’accertamento della nullità del contratto “a valle” implica necessariamente l’accertamento della nullità dell’intesa anticoncorrenziale “a monte”-, non consente l’applicazione dell’art. 39, 2° comma, c.p.c., essendosi in presenza di criteri di competenza parimenti inderogabili.
Le clausole riproduttive del contenuto del modulo A.B.I. sono affette da nullità “virtuale” ex art. 1418, 1° comma, c.c. per contrarietà diretta norme imperative di ordine pubblico economico, essendo il contratto lo strumento attraverso il quale si realizzano gli effetti dell’illecito anticoncorrenziale. Trattasi di nullità parziale ex art 1419 c.c., potendo solo banca provare l’essenzialità delle clausole ai fini della stipula del contratto, circostanza che non può desumersi sic et simpliciter dalla mera alterazione del sinallagma contrattuale.
Il provvedimento della Banca d’Italia del 2005 ha efficacia vincolante ai sensi dell’art. 7 del d. lgs. n. 3/2017 nei giudizi risarcitori solo per le fideiussioni omnibus e con riferimento all’esistenza di un’intesa anticoncorrenziale, sicché l’attore dovrà sempre provare il danno subito ed il nesso di causalità. Nei giudizi di risarcimento non aventi ad oggetto contratti di fideiussione omnibus, l’attore dovrà anche provare, non solo che le clausole inserite nella fideiussione sono analoghe a quelle dello schema A.B.I., ma che le stesse hanno avuto una diffusa “standardizzazione contrattuale” che ha generato in concreto effetti anticoncorrenziali.
Il decreto ingiuntivo emesso sulla scorta di una fideiussione contenente le suddette clausole e non opposto nei termini di legge spiega effetti sostanziali e processuali del tutto equivalenti a quelli di cui una sentenza passata in giudicato per cui, coprendo il dedotto ed il deducibile, preclude la possibilità di agire per la nullità ed il risarcimento dei danni per violazione della normativa antitrust. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 04 Dicembre 2020.


Mediatore - Diritto alla provvigione - Recesso da parte del venditore -  Presunzione di vessatorietà - Mancata conclusione del contratto - Compito del giudice valutare l’attività sia stata svolta dal mediatore.
La clausola che attribuisca al mediatore il diritto alla provvigione anche in caso di recesso da parte del venditore può presumersi vessatoria quando il compenso non trova giustificazione nella prestazione svolta dal mediatore. E' compito del giudice di merito valutare se una qualche attività sia stata svolta dal mediatore attraverso le attività propedeutiche e necessarie per la ricerca di soggetti interessati all'acquisto del bene.

Si presume vessatoria la clausola che consente al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 18 Settembre 2020, n. 19565.


Titoli di credito – Buoni Postali – Legittimazione alla riscossione – Clausola con pari facoltà di rimborso – Morte di un cointestatario – Letteralità – Nullità – Nullità parziale.
Posta l’assenza di precedenti di legittimità e il rilevante rilievo nomofilattico della questione, dev’essere rimessa alla prima Sezione civile per la pubblica udienza la decisione in ordine alla disciplina applicabile in punto di legittimazione alla riscossione, nel caso di morte di un cointestatario, di buoni postali fruttiferi (soggetti ratione temporis alla disciplina del codice postale e delle telecomunicazioni e al relativo regolamento di attuazione) cui sia apposta la clausola cd. “con pari facoltà di rimborso”. In particolare, occorre comprendere se il tenore letterale della clausola, che attribuisce a ciascun cointestatario la disgiunta facoltà di ottenere il rimborso dell’intero montante dovuto, si scontri con norme imperative tali da determinarne la nullità parziale ex art. 1419, 2 comma. A questo proposito non sembrano rilevanti né l’art. 187 del D.P.R. 256/1989, relativo ai libretti di risparmio postale e non, invece, ai buoni postali; né l’art. 48 d. lgs. 346/1990, posta l’esclusione dei titoli di Stato (cui i buoni postali sono in proposito assimilabili) dalla dichiarazione di successione ex art. 12 lett. i) d. lgs. 346/1990; né, tanto meno, le norme del Libro III in tema di comunione ordinaria, attesa la loro radicale estraneità rispetto alla disciplina della contitolarità dei crediti, cui rinvia la stessa conformazione dei buoni postali. [Causa rimessa alla Prima Sez. civile per la pubblica udienza] (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Agosto 2020, n. 16683.


Arbitrato societario - Clausola compromissoria - Modalità divergenti dall'art. 34 d.lgs. n. 5 del 2003 - Nullità sopravvenuta - Rilevabilità - Limiti - Conseguenze - Fattispecie.
La clausola compromissoria contenuta nello statuto di una società di persone, che preveda la nomina di un arbitro unico ad opera dei soci e, nel caso di disaccordo, ad opera del presidente del tribunale su ricorso della parte più diligente, è affetta, sin dalla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2003, da nullità sopravvenuta rilevabile d'ufficio - ove non fatta valere altra e diversa causa di illegittimità in via d'azione - con la conseguenza che la clausola non produce effetti e la controversia può essere introdotta solo davanti al giudice ordinario. (Nella specie, la S.C. ha escluso la rilevabilità d'ufficio della predetta nullità in quanto il ricorrente aveva infondatamente denunciato, nel giudizio impugnatorio, una diversa causa di inesistenza della "potestas iudicandi" degli arbitri, dunque di illegittimità o inoperatività della clausola, in relazione al profilo del difetto di legittimazione degli eredi ad avvalersene). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2020, n. 16556.


Fideiussione – Clausole in deroga conformi al modello Abi – Violazione della normativa Antitrust – Eccezione riconvenzionale di nullità – Riserva di competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa – Esclusione

Fideiussione – Clausole in deroga conformi al modello Abi – Violazione della normativa Antitrust – Provvedimento Banca d’Italia n. 55/2005 – Conoscenza da parte del giudice – Fatto notorio

Fideiussione – Clausole in deroga conformi al modello Abi – Violazione della normativa Antitrust – Nullità – Rilevanza del momento di conclusione dei contratti fideiussori – Esclusione

Fideiussione – Clausole in deroga conformi al modello Abi – Violazione della normativa Antitrust – Nullità totale del contratto – Sussistenza
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Qualora sia stata proposta eccezione riconvenzionale di nullità della fideiussione per contrarietà alla normativa antitrust, il giudice deve deciderla unitamente al merito dell’opposizione, atteso che l’art.34 c.p.c. opera soltanto a fronte di apposita espressa domanda di accertamento incidentale, quale condizione necessaria per l’applicazione della norma, senza che operi la “riserva di competenza” delle sezioni specializzate in materia di impresa, che riguarda (per espressa disposizione della lettera dell’art. 33 L. 287/1990) le sole azioni, non anche le eccezioni.

Per le fideiussioni rilasciate nel periodo coperto dall’accertamento della Banca d’Italia n. 55/2005, non può eccepirsi, in fase di opposizione, che il Giudice sia privo della “prova” della nullità, posto che detto provvedimento n. 55/2005 deve ritenersi oramai “fatto notorio”.

Le clausole contrattuali contenute in fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie, conformi allo schema di contratto predisposto dall’ABI, in quanto riproduttive nella sostanza delle clausole 2/8/9 dello schema ABI, sono nulle in quanto applicazione di intese illecite vietate dalla normativa antitrust, e ciò indipendentemente dal fatto che i contratti fideiussori siano stati conclusi prima o dopo l’accertamento dell’intesa anticoncorrenziale della Banca d’Italia e quindi prima o dopo il 2.5.2005.

La presenza in fideiussioni prestate a garanzia delle operazioni bancarie di clausole conformi allo schema ABI determina un’ipotesi di nullità totale del contratto (art. 1419, co. 1, c.c.), dovendo ritenersi che lo schema della fideiussione omnibus oggetto dell’intesa vietata assolve ad una funzione specifica e diversa da quella della fideiussione civile, funzione che verrebbe meno se le clausole più significative fossero eliminate dallo schema, e che in un contesto di disapplicazione dell’intesa nulla, e di riconosciuta nullità delle clausole in questione, i contratti non sarebbero quindi stati conclusi ad analoghe condizioni. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Imperia, 14 Maggio 2020.


Contratto swap - Nullità - Difetto di alea - Mancanza del rischio della copertura - Nullità parziale - Eccezione di pagamento - Ripetizione dell'indebito.
Il contratto di swap può essere definito un contratto nominato, ma atipico in quanto privo di disciplina legislativa (ovvero solo socialmente tipico), a termine, consensuale, oneroso e aleatorio, contraddistinto per ciò che riguarda l'interest rate swap dallo scambio a scadenze prefissate dei flussi di cassa prodotti dall'applicazione di diversi parametri ad uno stesso capitale di riferimento (c.d. nozionale), sicché la funzione del contratto consiste nella copertura di un rischio mediante un contratto aleatorio, con la finalità di depotenziare le incertezze connesse ai costi dei finanziamenti oppure, in assenza di un rischio da cui cautelarsi, in una sorta di scommessa che due operatori contraggono in ordine all'andamento futuro dei tassi di interesse.

Deve essere esaminato se il contratto oggetto di causa, come concretamente prospettato dalle parti e come sopra descritto, non costituisca una deviazione dalla causa rispondente alla tipicità sociale sopra descritta (come affermata dalla società attrice secondo cui lo schema causale è stato adoperato dalla banca per finalità non ad esso coerenti, non essendo in grado in concreto di realizzare la funzione di copertura dell'interest rate swap a vantaggio del cliente), in quanto deve ritenersi che per la validità di un contratto non è sufficiente affidarsi ad una delle fattispecie contrattuali già previste dalla legge o dalla consuetudine sociale (secondo un’ottica di causa intesa come sostanzialmente coincidente con la funzione tipica e sociale del modello contrattuale prescelto), essendo invece ormai necessario valutare anche se il contratto abbia determinato un apprezzabile mutamento nella sfera giuridica dei contraenti sotto il profilo dell’idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti, dovendosi quindi testare la causa in concreto, pena la nullità del contratto medesimo per difetto di causa.

La causa quale elemento essenziale del contratto non deve essere intesa come mera ed astratta funzione economico sociale del negozio bensì come sintesi degli interessi reali che il contratto è diretto a realizzare, e cioè come funzione individuale del singolo, specifico contratto, a prescindere dal singolo stereotipo contrattuale astratto, allora nel caso in cui si riscontri che un contratto di swap è stato strutturato in modo tale che, concretamente, uno dei contraenti, ovvero tendenzialmente il cliente dell’istituto bancario, ben difficilmente avrebbe potuto beneficiarne in quanto, a mero titolo esemplificativo, l’andamento del tasso d’interesse che gli avrebbe determinato un beneficio alla luce delle pattuizioni contrattuali non era concepito come concretamente realizzabile dagli operatori del sistema (a cominciare dalla Banca centrale europea), allora evidentemente lo swap è privo di causa in concreto, per inidoneità della funzione di copertura cui era unicamente finalizzato.

La valutazione, va fatta ex ante: l’esistenza di una causa in concreto, infatti, quale elemento genetico del contratto, non può che essere valutata al momento della stipulazione del contratto, unico momento in cui le parti hanno potuto effettuare le loro valutazioni in punto convenienza del contratto, essendo invece irrilevante la data di efficacia del contratto nonché il concreto andamento ex post del derivato non potendosi infatti desumere dai guadagni o dalle perdite conseguiti dal cliente l’esistenza o meno di una valida causa in concreto al momento della stipulazione del contratto.

La mancanza del rischio oggetto di copertura comporta la nullità del contratto swap finalizzato a tale scopo per difetto di alea.

L’eccezione di pagamento di un’obbligazione naturale ex art. 2034 c.c. non può essere accolta allorquando la società non ha corrisposto i flussi negativi sorti dallo swap spontaneamente ed in esecuzione di doveri morali o sociali, ma in quanto a lei imposto sulla base di un contratto nullo per difetto di causa (sicché il denaro da essa corrisposto non corrispondeva ad una prestazione effettivamente resa dalla controparte, la cui alea era nel complesso, infatti, sostanzialmente inesistente alla luce del terzo tasso fisso pattuito a carico del cliente, tale da elidere ogni possibile vantaggio derivante dai primi due tassi fissi pattuiti).

Il contratto nullo per difetto di causa ha come conseguenza la ripetizione dell’indebito ex art. 2033 c.c. (Cassazione penale, sez. II, 17/09/2010, n. 35352; Cassazione civile, sez. II, 18/11/1995, n. 11973), con conseguente pieno diritto alla ripetizione di quanto versato. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 14 Gennaio 2020.


Pubblico impiego privatizzato - Licenziamento disciplinare - Superamento della pregiudizialità penale ex art. 55 ter del d.lgs. n. 165 del 2001 - Derogabilità ad opera della contrattazione collettiva - Esclusione - Fattispecie.
In tema di licenziamento disciplinare nel pubblico impiego privatizzato, l'articolo 55 ter del d.lgs. n. 165 del 2001, introdotto dal d.lgs. n. 150 del 2009, che ha previsto la regola generale dell'autonomia del processo penale e del procedimento disciplinare, costituisce, in forza dell'art. 55, comma 1, del medesimo d.lgs. n. 165, norma imperativa ai sensi e per gli effetti degli artt. 1339 e 1419 c.c., sicché non è derogabile ad opera della contrattazione collettiva. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto l'inapplicabilità per i giudizi disciplinari iniziati dal 16 novembre 2009, ovvero dopo l'entrata in vigore del d.lgs. n. 150 del 2009, dell'art. 14 del c.c.n.l. del comparto sanità relativo al triennio 2002-2005, nonché dell'omologo art. 6, comma 4, del c.c.n.l. relativo al triennio 2006-2009, nella parte in cui prevedevano, in caso di commissione in servizio di gravi illeciti di rilevanza penale, la sospensione del procedimento disciplinare fino al giudicato penale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Gennaio 2020, n. 6.


Conto Corrente Bancario – Applicazione CMS – Superamento tasso soglia – Spese e commissioni non pattuite – Ricalcolo saldo conto corrente a favore del correntista – Natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse – Comportamento secondo buona fede della Banca – Applicabilità – Danno morale per illecita segnalazione CR e illegittima esposizione debitoria – Applicabilità – Difetto di legittimazione ad agire del fideiussore – Insussistenza.
Deve ricalcolarsi, in favore del correntista, applicando il tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B., il saldo del conto corrente, in caso di superamento del tasso soglia, addebito di spese e commissioni non pattuite comprese le CMS.

Al fine di distinguere la natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse effettuate dal correntista si deve tenere conto dello scoperto e dell’affidamento concesso dalla Banca, in quanto nel caso in cui questi ultimi due elementi siano esistenti al momento della rimessa essa si deve ritenere di natura ripristinatoria.

E’ illegittimo il comportamento della Banca che violi la disposizione di cui all’art. 1176 c.c risultando così inadempiente al canone generale di buona fede e correttezza.

L’ingiusta segnalazione alla Centrale Rischi nonché la notevole riduzione delle risorse finanziarie a disposizione dell’imprenditore e l’illegittima rappresentazione di una esposizione debitoria molto importante a seguito di illegittimi addebiti su conto corrente da parte della Banca determinano un’ingiusta limitazione all’esercizio dell’impresa meritevole di tutela risarcitoria.

Il fideiussore ma anche il datore autonomo di garanzia sono legittimati ad agire per far valere la nullità delle clausole sugli interessi del contratto concluso col debitore principale per contrasto con norme imperative. (Francesco Baroncini) (Stefano Lo Bianco) (riproduzione riservata)
Tribunale Pisa, 05 Dicembre 2019.


Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Convenzione tra un'associazione sindacale ed un avvocato per la difesa dei lavoratori - Gratuità dell'incarico - Natura ed effetti - Configurabilità di una rinuncia preventiva dell'avvocato alle proprie spettanze - Nullità della convenzione- Esclusione - Fondamento.
La convenzione stipulata fra un'associazione sindacale di lavoratori ed un avvocato o procuratore, la quale preveda che quest'ultimo difenda in giudizio gli assistiti percependo il solo importo delle spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice in caso di vittoria, è idonea a vincolare il professionista nei confronti del lavoratore che gli conferisca l'incarico della difesa in giudizio, nel presupposto della qualità di assistito del predetto sindacato ed in riferimento a quella convenzione, secondo la disciplina del contratto a favore di terzo, di cui all'art. 1411 c.c. e, quindi, indipendentemente sia da un'accettazione della convenzione da parte del lavoratore stesso (la quale rileva al diverso fine di rendere irrevocabile il beneficio da parte dello stipulante), sia da un'ulteriore specifica manifestazione di volontà nei suoi confronti da parte del professionista medesimo. Peraltro, la circostanza che la suddetta convenzione possa tradursi, in caso di conclusione del giudizio con esito sfavorevole o compensazione delle spese, in una rinuncia preventiva dell'avvocato o procuratore alle proprie spettanze, non ne comporta la nullità, per violazione del principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari (art. 24 l. n.794 del 1942), qualora tale rinuncia risulti giustificata da un fine di liberalità od uno spirito di solidarietà sociale, meritevole di tutela, e non si presenti come mero strumento del legale per conseguire maggiori vantaggi economici attraverso un non consentito accaparramento di affari futuri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Ottobre 2019, n. 26212.


Avvocato - Pattuizione compenso inferiore ai minimi tariffari - Regime anteriore all’entrata in vigore del d.l. n. 223 del 2006, conv. in l. n. 248 del 2006 - Nullità - Conseguenze - Sostituzione di diritto ex art. 1419, comma 2, c.c..
Nel regime anteriore all'entrata in vigore del d.l. n. 223 del 2006, convertito con la l. n. 248 del 2006, il patto di determinazione del compenso di un avvocato in misura forfetaria e globale per tutte le prestazioni giudiziali e stragiudiziali rese in un determinato arco di tempo è nullo, ai sensi dell'art. 24 della l. n. 794 del 1942, ed è sostituito di diritto, ai sensi dell'art. 1419, comma 2, c.c. dai minimi tariffari applicabili a ciascuna singola prestazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 14 Ottobre 2019, n. 25830.


Concorrenza e antitrust - Legge n. 287 del 1990 - Contratto di fideiussione - Nullità totale - Esclusione.
Le clausole frutto di intese illecite, favorevoli alla banca, che non incidono sulla struttura e sulla causa del contratto, ovvero non pregiudicano gli interessi in gioco, non possono che comportare una declaratoria di nullità parziale relativa alle dette clausole e giammai una nullità in toto dell’intero contratto.

La tutela della posizione dei garanti è solo in ragione della declaratoria di nullità parziale e del risarcimento del danno. (Ernesto Sparano) (Gianluca Scoleri) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2019, n. 24044.


Locazioni - Clausole derogative della durata minima legale - Nullità - Conseguenze - Sostituzione "ex lege" - Diversa previsione delle parti - Irrilevanza - Durata del contratto stabilita in misura superiore a quella legale - Ammissibilità entro il limite massimo previsto dall’art. 27, comma 4, l. n. 392 del 1978.
In tema di locazione, la nullità della clausola che limita la durata di un contratto soggetto alle disposizioni dell'art. 27, l. 392/1978 ad un tempo inferiore al termine minimo stabilito dalla legge determina l'automatica eterointegrazione del contratto, ai sensi del secondo comma dell'art. 1419 c.c., con conseguente applicazione della durata legale prevista dal quarto comma del citato art. 27, risultando irrilevante l'avere le parti convenuto che l'invalidità anche di una sola clausola contrattuale comporti il venir meno dell'intero negozio. È, viceversa, consentito alle parti convenire una locazione per periodi più lunghi di quello minimo previsto dalla legge, in quanto l'art. 27 considera inderogabile la (sola) durata minima senza porre limiti a quella massima, che rimane pertanto ancorata alla generale disposizione di cui all'art. 1573 c.c., secondo la quale sono consentite le locazioni sino a trent'anni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Settembre 2019, n. 21965.


Pegno omnibus - Nullità parziale ex art. 1419 cod. civ. - Propagazione - Clausola di pegno omnibus carattere connotativo del “fare credito”.
Ai fini del giudizio di eventuale propagazione della nullità parziale ex art. 1419 cod. civ., per stabilire il ruolo che le condizioni generali di un contratto bancario assegnano alla clausola di pegno omnibus non risulta determinante la presenza, nel medesimo contratto, di altre clausole che pongono dei beni alla specifica sicurezza di talune voci di credito. La costante presenza (da tempi remoti) della clausola omnibus nei moduli contrattuali predisposti dalle banche manifesta come tale clausola rivesta, in linea di principio, carattere connotativo del «fare credito» di questo tipo di imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 05 Agosto 2019, n. 20895.


Fideiussione secondo lo schema ABI – Nullità solo parziale del negozio di garanzia.
Il provvedimento n. 14251 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, adottato nell’adunanza del 20 Aprile 2005, sulla scorta dei rilievi della Banca d’Italia, individua le clausole illecite, presenti nello schema negoziale predisposto dall’ABI, e che cagionano la violazione della disciplina di tutela della concorrenza, aggravando la posizione del fideiussore rispetto a quella della banca.

Lo schema delinea la permanenza dell’obbligazione fideiussoria laddove prevede che “il fideiussore si impegna altresì a rimborsare alla banca le somme che dalla banca stessa fossero state incassate in pagamento di obbligazioni garantite e che dovessero essere restituite a seguito di annullamento, inefficacia o revoca dei pagamenti stessi, o per qualsiasi altro motivo”. Si prevede, inoltre, che la garanzia del fideiussore sia estesa anche agli obblighi di restituzione del debitore derivanti dall’invalidità del rapporto principale, in quanto “qualora le obbligazioni garantite siano dichiarate invalide, la fideiussione garantisce comunque l’obbligo del debitore di restituire le somme allo stesso erogate” (articolo 8).

Lo schema predisposto dall’ABI presenta come clausola standard la rinuncia del fideiussore ai termini previsti dall’art. 1957 c.c., affinché la banca possa far valere l’obbligazione di garanzia dopo la scadenza di quella principale, stabilendo che “i diritti derivanti alla banca dalla fideiussione restano integri fino a totale estinzione di ogni suo credito verso il debitore, senza che essa sia tenuta ad escutere il debitore o il fideiussore medesimi o qualsiasi altro coobbligato o garante entro i tempi previsti, a seconda dei casi, dall’articolo 1957 c.c., che si intende derogato” (art. 6).
Lo schema prevede un generale obbligo di pagamento “a prima richiesta”, in base al quale “il fideiussore è tenuto a pagare immediatamente alla banca, a semplice richiesta scritta, quanto dovutole per capitale, interessi, spese, tasse ed ogni altro accessorio” (art. 7, comma 1). Tale clausola consente al fideiussore di opporsi al pagamento soltanto dopo averlo, talora indebitamente, eseguito, in deroga rispetto alla disciplina dettata dall’art. 1945 c.c.

La presenza di tali clausola determina, però, un’ipotesi di nullità soltanto parziale (art. 1419, co. 1, c.c.), dovendosi escludere, nell’economia complessiva dell’operazione compiuta, che la banca potesse preferire di rimanere addirittura senza alcuna garanzia, rispetto ad ottenere una garanzia che meno vincolasse i garanti: e, quanto a questi ultimi, la nullità delle clausole viziate ne rende la posizione meno gravosa, sicché la parziale nullità non può che giovare loro.

La tesi della nullità parziale (sostenuta, ad esempio, da Trib. Padova, sent. 29.1.2019, e da App. Brescia, Sez. I Civ., sent. 29.1.2019) non contraddice, ma specifica e razionalmente circoscrive il principio generale della nullità delle garanzie stipulate in violazione delle regole della concorrenza, enunziato dalla S.C. (Cass. civ., Sez. I, 12.12.2017, ord. n. 29810). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Maggio 2019.


Fideiussione – Forma – Difetto sottoscrizione creditore – Irrilevanza

Fideiussione – Schema ABI – Nullità parziale – Condizioni
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Il contratto di fideiussione non richiede l’accettazione espressa del creditore atteso che l'obbligazione fideiussoria sorge per effetto della proposta del fideiussore non rifiutata dall’oblato-creditore. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)

L’inserimento nel contratto di fideiussione stipulato in favore di una banca, in conformità allo schema di contratto predisposto dall’ABI nel 2003, secondo un modello che la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2 maggio 2005, aveva ritenuto essere contrastante con il divieto di intese anticoncorrenziali, in un’ottica di conservazione del contratto può determinare unicamente la nullità parziale della fideiussione limitatamente alle relative clausole (articoli 2-6-8 dello schema contrattuale predisposto dall’ABI), sempre che il fideiussore abbia  dato la prova che dette intese siano confluite nel contratto in questione e della lesione della sua liberta contrattuale. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 03 Maggio 2019.


Transazione – Nullità.
L’articolo 1972 c.c., comma 1, sancisce la nullità della transazione soltanto se questa ha ad oggetto un titolo nullo per illiceità della causa o del motivo comune ad entrambe le parti, e non quando si tratta di contratto nullo per mancanza di uno dei requisiti previsti dall’articolo 1325 c.c., o per altre ragioni, mentre l’invalidità di cui al comma 2 del medesimo articolo consegue alla nullità di singole clausole del contratto base solo quando di esse risulti, ai sensi dell’articolo 1419 c.c., l’essenzialità rispetto al contratto stesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 18 Aprile 2019, n. 10865.


Contratti bancari – Fideiussione omnibus – Clausole pattuite in violazione della normativa sulla concorrenza di cui alla legge n. 287/1990 – Conseguenze – Nullità parziale ex art. 1419 c.c. – Sussistenza.
Le clausole in materia di fideiussione di cui agli artt. 2, 6 e 8 dello schema predisposto dall’ABI, in quanto ritenute dalla Banca d’Italia contrastanti con il disposto di cui all’art. 2 co. 2 della legge n. 287/1990, debbono considerarsi nulle, posto che il c.d. contratto a valle costituisce lo sbocco dell’intesa vietata, essenziale a realizzarne e ad attuarne gli effetti e che l’intesa vietata ai sensi della predetta norma è nulla “a ogni effetto” come sancito dal comma 3 dell’art. 2 della legge n. 287/1990; la loro invalidità non determina quella dell’intera fideiussione, dovendosi verificare, alla stregua di una valutazione condotta in concreto, se le parti avrebbero egualmente concluso il contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Gennaio 2019.


Mutuo – Usura – Interessi moratori sopra soglia – Estensione nullità interessi corrispettivi – Esclusione.
L’art. 1815, II comma, c.c. va inteso nel senso che è da ritenere la nullità della sola clausola che prevede interessi usurari, dovendosi interpretare la successiva precisazione “e non sono dovuti interessi” non come esclusione della debenza di qualsiasi altro tipo di interesse previsto da altre clausole pur conformi a legge, ma piuttosto come divieto, in ottica sanzionatoria, di sostituzione alla clausola nulla di una misura degli interessi minore (interessi nella misura legale o interessi nei limiti del tasso soglia), quindi come esclusione dell’operatività dell’ordinario meccanismo sostitutivo o integrativo previsto dagli artt. 1339 e 1419, comma 2, c.c. (Renato Perticarari) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 28 Dicembre 2018.


Mutuo Fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Nullità parziale – Esclusione

Mutuo Fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Nullità parziale – Conversione in mutuo ipotecario ordinario – Conversione parziale – Limite della volontà delle parti
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Non appare convincente la tesi della nullità parziale del contratto di mutuo per la sola parte eccedente il limite di finanziabilità, in quanto il superamento di detta soglia incide sull'oggetto del contratto, mentre la tesi della nullità parziale vorrebbe tendere non già alla «non-propagazione» della nullità (secondo l'ipotesi presa prevista dall'art. 1419 comma 1, c.c.), quanto a una sorta di «riduzione» dell'area negoziale colpita dalla nullità non contemplata dall'ordinamento vigente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

A mente di quanto prevede l’art. 1424 c.c., non è configurabile la conversione parziale del contratto di mutuo fondiario nullo per superamento del limite di finanziabilità quando la banca, al fine di contrastare l’eccezione di nullità, prospetti la conversione per la sola parte eccedente il suddetto limite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Pistoia, 20 Dicembre 2018.


Area condominiale da riservare a parcheggio – Compravendita di appartamento con clausola escludente dalla alienazione la comproprietà o il diritto di utilizzazione di detta area – Nullità della clausola – Trasferimento “ex lege” del predetto diritto al compratore – Diritto dell’alienante al corrispettivo – Credito di valore – Rivalutazione – Istanza di parte – Necessità – Esclusione – Pronuncia del giudice d’ufficio – Fondamento – Fattispecie.
La nullità della clausola del contratto di compravendita di un appartamento che escluda il trasferimento della proprietà o del diritto reale di utilizzazione dell'area condominiale da riservare a parcheggio, ai sensi dell'art. 41-sexies della legge n. 1150 del 1942, aggiunto dall'art. 18 della legge n. 765 del 1967, e il conseguente trasferimento "ex lege" del predetto diritto all'acquirente comportano il diritto dell'alienante al corrispettivo di tale trasferimento, il quale dà luogo ad un debito di valore rivalutabile fino alla data della sentenza e, configurandosi quale mera conseguenza della costituzione del diritto reale di uso, deve essere riconosciuto dal giudice anche in assenza di apposita istanza dell'avente diritto. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di appello che aveva ritenuto nuova, perché formulata per la prima volta in sede di gravame, la domanda di rivalutazione monetaria del corrispettivo spettante alla parte alienante a fronte del riconoscimento, in favore della parte acquirente, del diritto d'uso ex art. 41-sexies della legge n. 1150 del 1942). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 23 Ottobre 2018, n. 26758.


Contratti di garanzia – Fideiussione – Clausole anticoncorrenziali – Modello ABI – Censura di Banca d’Italia – Contrarietà alla normativa antitrust – Nullità – Limiti.
La nullità della fideiussione stipulata conformemente al modello ABI censurato dalla Banca d’Italia con il provvedimento n. 55/2005 perché ritenuto anticoncorrenziale, non può che considerarsi parziale e, quindi, riguardare le sole clausole indicate come contrarie alla normativa antitrust, con la conseguenza che - in applicazione del generale principio di cui all’art. 1419 cod. civ. - il contratto di garanzia non può dirsi interamente nullo, in quanto è di tutta evidenza che la banca lo avrebbe comunque concluso, qualsiasi garanzia essendo migliore della mancanza di garanzia, né l’opponente che ha prestato fideiussione ha allegato ragioni per cui l’assenza di clausole, peraltro comportanti effetti gravosi nei suoi confronti, lo avrebbero dovuto indurre a non stipulare i negozi in questione. (Piero Cecchinato) (riproduzione riservata) Tribunale Rovigo, 09 Settembre 2018.


Obbligazioni e contratti – Fideiussione – Contenenti clausole contrarie alla legge antitrust – Nullità del contratto – Sussiste – Domanda di nullità eccepita dal garante ingiunto – Competenza per materia del Tribunale delle imprese – Esclusione.
È fondata e va accolta l’eccezione ex art.645 c.p.c. di nullità del contratto di fideiussione che contenga le clausole di “sopravvivenza”, di “reviviscenza” e rinuncia ai termini ex art.1957 c.c. proprie dello schema, elaborato nel 2003 dall’Associazione Banche Italiane, le quali sono state ritenute dalla Banca d’Italia contrarie alla cd. Legge antitrust.
Non si può dubitare che le clausole in esame violino il libero gioco della concorrenza; e che la nullità delle stesse riverberi sull’intero contratto di fideiussione. Deve escludersi che sia consentito sostituire le clausole nulle con la normativa codicistica, poiché la gravità delle violazioni, rispetto ai superiori valori solidaristici, ben giustifica che sia invece sanzionato l’intero agire dei responsabili di quelle violazioni.
La domanda di nullità della fideiussione integra un’eccezione riconvenzionale, rilevabile d’ufficio, idonea a paralizzare la domanda di pagamento, introdotta con il procedimento monitorio.. Tale eccezione ben può essere decisa da un giudice diverso da quello competente, in via esclusiva, sulla relativa autonoma azione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 23 Agosto 2018.


Esecuzione del contratto nullo - Patto di quota lite - Indennizzo per indebito arricchimento - Configurabilità.
Dall'esecuzione di un contratto nullo può derivare il diritto all'indennizzo ai sensi dell'art. 2041 c.c., poiché il concreto modo in cui il rapporto è risultato attuato può determinare l'arricchimento di una parte, con corrispondente depauperamento dell'altra. Pertanto, nell'ambito di un rapporto professionale, la nullità del patto di quota lite, non comportando l'invalidità dell'intero accordo, non preclude la richiesta di ripetizione di un eventuale spostamento patrimoniale non giustificato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Luglio 2018, n. 20069.


Filiazione naturale - Dichiarazione giudiziale di paternita' e maternita' - effetti - Spese per il mantenimento del figlio - Rimborso spettante al genitore convivente - Diritto indisponibile - Esclusione - Transazione - Ammissibilità - Fondamento.
La transazione con la quale la madre abbia rinunciato al credito per il rimborso, da parte del padre, delle spese anticipate per il mantenimento del figlio minore con lei convivente, con riferimento al periodo precedente la proposizione del ricorso, non è affetta da nullità, trattandosi di un credito entrato a far parte del suo patrimonio e, dunque, non qualificabile come indisponibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Giugno 2018, n. 16860.


Mutuo fondiario (38 TUB) – Nullità per superamento del limite di finanziabilità dell’80% del valore dell’immobile ipotecato – Carattere parziale della nullità – Esclusione.
Il meccanismo di «non-propagazione» della nullità di una parte del contratto all’intero negozio (cd. nullità parziale), di cui all’art. 1419 comma 2°, cod. civ., è del tutto incompatibile con la nullità per superamento del limite di finanziabilità, la quale incide sull’oggetto del negozio e non su una sua parte, determinando pertanto la caducazione dell’intero contratto di mutuo fondiario. (Alberto Marger) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Maggio 2018.


Condominio - Aree destinate a parcheggio - Riserva della proprietà esclusiva del costruttore - Nullità dei negozi traslativi - Conseguenze in caso di mancato esperimento dell'azione di nullità - Delibera assembleare di assegnazione ai condomini delle aree - Nullità.
La delibera di un condominio che disciplini il godimento di un'area esterna alle mura perimetrali dell'edificio, assegnando direttamente i posti macchina sulla stessa insistenti ai condomini, è nulla, qualora la detta area sia rimasta di proprietà del costruttore del fabbricato e gli acquirenti degli immobili, illegittimamente privati del diritto all'uso dell'area pertinente a parcheggio, non abbiano agito per accertare giudizialmente la nullità dei negozi da loro stipulati, nella parte in cui era stata omessa tale inderogabile destinazione, con conseguente loro integrazione "ope legis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Marzo 2018, n. 8014.


Concordato preventivo - Compenso del professionista - Erogazione dell’intero corrispettivo pattuito a prescindere dal completamento dell’opera professionale - Esclusione - Ragioni.
In tema di concordato preventivo, in caso di mancato completamento della prestazione avente ad oggetto l'assistenza resa da un legale nella procedura, in virtù della correlazione tra pattuizione negoziale e corrispettivo di cui all'art. 2233, comma 2,c.c., e tenuto conto della causa concreta di detta pattuizione, il credito del professionista deve essere determinato sulla base di un criterio di corrispettività, ovvero valutando la reale consistenza della prestazione compiuta, attesa la nullità parziale della clausola che preveda l'insindacabilità della quantificazione (c.d. compenso a forfait). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Marzo 2018, n. 7974.


Contratto di mutuo – Usura – Rilevanza interessi moratori – Art. 1815 co. 2 – Non comunicabilità del vizio del tasso di mora al tasso corrispettivo – Nullità della clausola del tasso di mora.
In caso di usurarietà degli interessi moratori, l’applicazione dell’art. 1815 co. 2 c.c. non comporta la gratuità del finanziamento ma unicamente la pronuncia di nullità della clausola relativa agli interessi moratori ex art. 1419 c.c. (Nel caso di specie, dove il superamento del tasso soglia riguardava solo il tasso di mora, il Giudice ha limitato la pronuncia di nullità alla clausola relativa agli interessi moratori, disponendo la restituzione al mutuatario dei soli interessi moratori usurari effettivamente corrisposti e non dovuti, non potendo accogliersi la tesi della “comunicabilità” del vizio del tasso di mora al tasso corrispettivo). (Leotta Eleonora) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 11 Ottobre 2017.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Vendita a trattativa privata - Nullità - Fattispecie.
L’art. 108 l.fall. - nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, applicabile “ratione temporis” – non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata, ma solo l’alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono col decreto di trasferimento del bene, onde è nulla, per contrasto con norma imperativa, la vendita a trattativa privata. (Nella specie la S.C., nel confermare la decisione impugnata, ha considerato nullo il contratto di vendita posto in essere in violazione delle norme imperative che regolano il procedimento di liquidazione dell’attivo fallimentare, attesa l’impossibilità di correlare la vendita all’autorizzazione data nel distinto contesto di una transazione intercorsa tra il curatore e la controparte acquirente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2017, n. 11464.


Contratto di mutuo - Interessi - Legge n. 108 del 1996 - Tasso usurario - Applicazione anche agli interessi moratori - Ammissibilità - Fattispecie - Opposizione allo stato passivo.
In tema di contratto di mutuo, l'art. 1 della l. n. 108 del 1996, che prevede la fissazione di un tasso soglia al di là del quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, in sede di opposizione allo stato al passivo e con riferimento al credito insinuato da una banca, aveva escluso la possibilità di ritenere usurari gli interessi relativi a due contratti di mutuo in ragione della non cumulabilità degli interessi corrispettivi e di quelli moratori). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Marzo 2017, n. 5598.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Immobili – Trattativa privata mediante negozio transattivo – Nullità.
Nessun negozio giuridico attraverso il quale venga attuato il trasferimento a trattativa privata di immobili acquisiti al fallimento si sottrae alla sanzione di nullità ex art. 1418 c.c. - che è destinata ad investire anche quei provvedimenti degli organi fallimentari, direttamente consequenziali alla vendita - onde è vano prospettare che la vendita sia avvenuta nell'ambito di una transazione, negozio che, peraltro, non si sottrarrebbe all'applicazione della norma di cui all'art. 1419 c. c. per la nullità che comunque investe il trasferimento della proprietà degli immobili quando questo avesse costituito l'oggetto di una delle concessioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016.


Fallimento – Liquidazione dell’attivo – Immobili – Trattativa privata mediante negozio transattivo – Nullità.
L'art. 108 della legge fallimentare non consente la vendita di un bene immobile a trattativa privata ma soltanto l'alienazione nelle forme della vendita forzata, con o senza incanto, che si concludono con il decreto di trasferimento del bene, onde è nulla per contrarietà a norma imperativa la suddetta vendita a trattativa privata ed è illegittimo il provvedimento del giudice delegato che autorizzi una vendita non pienamente corrispondente ad uno dei due tipi, con o senza incanto, espressamente previsti e disciplinati dall'art. 108 citato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2016.


Obbligazioni in genere - Obbligazioni pecuniarie - Interessi - In genere - Interessi usurari - Nuova disciplina della nullità - Applicazione ai contratti stipulati prima della loro entrata in vigore - Limiti - Inefficacia "ex nunc" delle clausole - Rilevabilità d'ufficio - Sussistenza.
Le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano la misura degli interessi in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell'usura (introdotte con l'art. 4 della l. n. 108 del 1996), pur non essendo retroattive, comportano l'inefficacia "ex nunc" delle clausole dei contratti conclusi prima della loro entrata in vigore sulla base del semplice rilievo, operabile anche d'ufficio dal giudice, che il rapporto giuridico, a tale momento, non si era ancora esaurito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Agosto 2016, n. 17150.


Trust – Trust c.d. autodichiarato (sham trust) – Violazione dell’art. 2 L. 364/89 – Nullità.
Il trust autodichiarato (o sham trust), il cui tratto distintivo è integrato dalla riunione del settlor, del trustee e del beneficiario nella medesima persona, travalica i limiti di ammissibilità configurati dall'art. 2 L. 364/89.
Presupposto coessenziale alla natura dell'istituto del trust è che il disponente perda la disponibilità di quanto conferitovi, al di là di determinati poteri che possano competergli in base alle norme costitutive. Tale condizione è ineludibile al punto che, ove risulti che la perdita del controllo dei beni da parte del disponente sia solo apparente, il trust è nullo e non produce l'effetto segregativo che gli è proprio.
L'art. 2740 c.c. - norma derogabile solo dalla legge, non già dalla volontà delle parti - recante il regime della responsabilità patrimoniale del debitore in caso di inadempimento e, dunque, coessenziale alla protezione dei creditori in caso di insolvibilità del debitore, assoggettando alla garanzia patrimoniale generica tutti i beni presenti e futuri di quest'ultimo, coesiste con l'istituto del trust sempre che il negozio istitutivo, combinando gli effetti reali della segregazione con la peculiare finalità impressa all'atto traslativo, non rechi compresenti gli elementi strutturali della preordinata sottrazione dei beni vincolati alla garanzia patrimoniale generica, sì da risultare obiettivamente asservito alla funzione esclusiva di vanificare l'aggressione dei creditori istituendo un'artificiosa apparenza di spoliazione del patrimonio, che rimane di contro saldamente sotto il controllo del debitore.
Incorre nella violazione dell'art. 28, comma 1°, l. 89/13 il notaio rogante il trust autodichiarato, di talché il giudice, nel dichiararne la nullità, è tenuto a disporre la trasmissione degli atti al competente Consiglio Notarile. (Matteo Tassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 12 Aprile 2016.


Donazione di cosa, in tutto o in parte, altrui - Nullità - Fondamento - Limiti - Quota di bene indiviso di massa ereditaria - Inclusione - Nullità.
La donazione di cosa, in tutto od in parte, altrui è nulla per mancanza di causa donandi, salvo che l’alterità del bene sia nota alle parti e risulti dal titolo, traducendosi in una donazione obbligatoria di dare; ne consegue che è nulla la donazione della quota del bene indiviso di una massa ereditaria da parte del coerede, non potendosi, prima della divisione, ritenere che il singolo bene faccia parte del patrimonio del coerede donante. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Marzo 2016, n. 5068.


Interessi usurari - Tasso soglia - Applicabilità non solo agli interessi corrispettivi ma anche agli interessi moratori - Sussiste - Verifica del superamento del tasso soglia autonomamente per ciascuna categoria di interessi - Impossibilità di loro sommatoria - Sussiste

Superamento del tasso soglia da parte dei soli interessi moratori e non anche di quelli corrispettivi - Elisione dei soli interessi moratori e non anche di quelli corrispettivi - Sussiste
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Il tasso soglia al di là del quale gli interessi sono considerati usurari, riguarda non solo gli interessi corrispettivi, ma anche quelli moratori; peraltro, la verifica dell’eventuale superamento del tasso deve essere autonomamente eseguita con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi, senza sommarli tra loro. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Ove il superamento del tasso soglia riguardi solo gli interessi moratori, la nullità ex art. 1815, comma 2, c.c. colpisce unicamente la clausola concernente i medesimi interessi moratori, senza intaccare l’obbligo di corresponsione degli interessi corrispettivi convenzionalmente fissati al di sotto della soglia. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 24 Febbraio 2015.


Ricorso per consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, ex art. 696-bis c.p.c. - Accertamento di nullità parziale di contratto bancario di mutuo - Ammissibilità della consulenza tecnica preventiva a fronte di contestazioni sull’an della pretesa - Sussiste

Ricorso per consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, ex art. 696-bis c.p.c. - Accertamento di nullità parziale di contratto bancario di mutuo - Ammissibilità della consulenza tecnica preventiva a fronte di manifestato disinteresse del resistente rispetto alla conciliazione - Sussiste
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Il procedimento ex art. 696-bis c.p.c. è applicabile in ipotesi di contenzioso vertente sull’accertamento ovvero sulla determinazione di crediti che traggono fonte dalla mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito in contratti bancari di prestito personale e, in quanto finalizzato all’ammissione di una consulenza tecnica preventiva che può essere prodotta nel giudizio di merito che una delle parti instauri in caso di mancata definizione conciliativa della controversia, presuppone la positiva delibazione dal Giudice della sua utilizzabilità quale mezzo di prova nel successivo eventuale giudizio di merito a cognizione piena, sicché essa può essere disposta anche a fronte di contestazioni sull’an della pretesa, a condizione che la stessa sia comunque volta ad acquisire elementi tecnici di fatto risolutivi ai fini non solo della quantificazione ma altresì dell’accertamento del credito derivante dalla inesatta esecuzione delle obbligazioni contrattuali assunte. (Antonio Baldari) (riproduzione riservata)

Il procedimento ex art. 696-bis c.p.c. è uno strumento non esclusivamente deputato alla risoluzione alternativa delle controversie rivenienti da contratti bancari di mutuo, residuando la funzione probatoria della consulenza tecnica preventiva, che può essere prodotta nel giudizio di merito eventualmente instaurato in caso di mancata definizione conciliativa della controversia. La funzione conciliativa della consulenza tecnica preventiva deve dunque costituire potenziale esito del procedimento, in funzione dell’attività peritale in concreto espletata, ma non deve necessariamente preesistere allo svolgimento di detta attività nella comune dichiarata intenzione delle parti, sì che la consulenza tecnica può essere ammessa anche a fronte di un manifestato disinteresse del resistente rispetto ad un eventuale utilizzo di essa a fini di conciliazione della controversia. (Antonio Baldari) (riproduzione riservata)
Tribunale Lecce, 30 Gennaio 2015.


Ricorso per consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, ex art. 696-bis c.p.c. - Accertamento di nullità parziale di contratto di prestito personale - Consulenza tecnica preventiva per finalità conciliative - Ammissibilità.
E' ammissibile una consulenza tecnica preventiva, ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c., per l’accertamento della nullità della clausola determinativa degli interessi di un contratto di prestito personale, ed eventuale ripetizione di indebito oggettivo, ove questa appaia in grado di risolvere effettivamente le questioni controverse ed evitare, con elevata probabilità, stimata ex ante, l’instaurazione di una futura lite attraverso il raggiungimento di una ragionevole e definitiva intesa tra le parti. (Antonio Baldari) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 15 Ottobre 2014.


Usura bancaria – Interessi moratori – Divieto di cumulo con gli interessi corrispettivi – Diversità funzionale – Clausola di salvaguardia ed esclusione dell’usura.
Gli interessi moratori rientrano tra le prestazioni accessorie ed eventuali, sinallagmaticamente riconducibili al futuro inadempimento e destinate ad assolvere alla funzione di pressione finalizzata alla realizzazione del corretto adempimento del contratto, in chiave sanzionatoria. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

In tema di raffronto con il tasso soglia antiusura, la diversità di natura e funzione delle due categorie di interessi corrispettivi ed interessi moratori non ne consente il mero cumulo, né la Cassazione ha affermato un simile principio con la nota sentenza n.350/2013. Vieppiù, anche ove quest’ultima avesse realmente stabilito la possibilità del cumulo, il precedente sarebbe comunque da disattendere, per quanto autorevole, in virtù della diversità ontologica e funzionale dei due tipi di interessi. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

L’impianto normativo in materia di usura fa riferimento alle prestazioni di natura "corrispettiva” gravanti sul mutuatario e collegate allo svolgimento fisiologico del rapporto, sicché gli oneri che non partecipano di tale natura corrispettiva non rilevano al fine dell’individuazione del tasso “effettivo” da raffrontare alla soglia. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

Quando al mutuo acceda una clausola di salvaguardia, resta esclusa alla radice l’usurarietà del tasso pattuito. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)

In caso di superamento del tasso soglia per effetto dell’applicazione degli interessi di mora, la soluzione va ricercata nella riconduzione di questi ultimi nei limiti del tasso soglia ai sensi degli artt. 1419, comma 2 cc e 1339 cc, trattandosi al più di usurarietà sopravvenuta. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 16 Settembre 2014.


Mutuo ipotecario - Rilascio di procura a vendere - Divieto di patto commissorio - Violazione - Sussistenza.

Mutuo ipotecario - Rilascio di procura a vendere - Violazione del divieto di patto commissorio - Rilascio della procura a terzi rispetto al mutuante - Previsione di alienazione a terzi rispetto al mutuante - Rilascio della procura da parte di soggetti terzi rispetto al debitore - Irrilevanza - Violazione anche indiretta del divieto - Nullità.

Mutuo ipotecario - Rilascio di procura a vendere - Violazione del divieto di patto commissorio - Delibera della Banca mutuante prevedente la condizione del rilascio delle procure - Estensione della nullità al contratto di mutuo.
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Una volta avvenuta l'erogazione di una somma a mutuo, ai fini della sussistenza della denunciata violazione del divieto di patto commissorio occorre accertare se sia o meno configurabile un nesso teleologico tra il negozio di mutuo e la vendita di beni del debitore. Ove pertanto sussistano elementi che consentono di ravvisare l'esistenza di un collegamento negoziale tra il contratto di mutuo ed il rilascio da parte del mutuatario di procure irrevocabili a vendere nell'interesse della Banca mutuante, ciò consente di individuare la causa dei negozi posti in essere nello scopo di garanzia, funzionale ad assicurare al creditore l'acquisto dei beni immobili costituenti la garanzia del credito, anche in via preventiva ed antecedente rispetto all'inadempimento del debitore principale. Il tutto concreta una violazione del divieto previsto dall'art. 2744 c.c., risultando appunto violata la funzione di "scambio" tipica del contratto di compravendita. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

Non valgono a scongiurare la nullità tipizzata dall'art. 2744 c.c. le argomentazioni per cui: le procure a vendere erano state rilasciate ad un soggetto terzo rispetto alla Banca mutuante; il bene doveva essere alienato a terzi e non trasferito immediatamente in proprietà alla Banca mutuante; gli immobili oggetto della procura appartenevano (in parte) a soggetti diversi dal debitore. Infatti, per quanto affermato dalla costante giurisprudenza di legittimità, con la nullità di cui all'art. 2744 c.c. si è inteso sanzionare ogni operazione negoziale funzionale direttamente o indirettamente a realizzare lo scopo vietato dalla legge. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)

Alla nullità delle procure a vendere rilasciate in violazione del divieto del patto commissorio segue altresì l'invalidità del contratto di mutuo ipotecario fondiario, là dove deliberato dall'Istituto di credito alla condizione dell'avvenuto rilascio delle procure a vendere. (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata)
Tribunale Faenza, 13 Agosto 2013.


Mutuo fondiario, superamento del limite finanziabile - Nullità parziale del contratto.

Contratto nullo per violazione di norme imperative - Conversione del contratto - Inammissibilità.
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Il contratto di mutuo fondiario nel quale sia stato superato il prescritto rapporto proporzionale di finanziabilità è nullo per violazione di norme imperative. La nullità colpisce la porzione del contratto che eccede tale limite. (Marco Piras) (riproduzione riservata)

Il contratto affetto da nullità per violazione di norme imperative non ammette conversione. (Marco Piras) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 04 Aprile 2013.


MY Way - Nullità ai sensi dell’art. 30 comma 7 D.Lgs. 58/98 per la mancata indicazione della facoltà di recesso nel modulo - Collegamento negoziale e nullità - Inadeguatezza della operazione agli obiettivi di investimento - Omesso adempimento da parte della banca degli obblighi informativi - Responsabilità precontrattuale della banca - Annullabilità dell’operazione negoziale per errore essenziale e riconoscibile..
Il contratto MY Way sottende una operazione negoziale complessa, e ad alto rischio per l’investitore, caratterizzata dal collegamento negoziale tra il finanziamento concesso dalla banca per l’acquisto dei titoli che rappresentano al contempo l’oggetto dell’investimento al quale contestualmente viene destinata la somma ricevuta a titolo di mutuo da restituirsi in un arco temporale di 15-30 anni tramite rate mensili comprensive di capitale ed interessi. La nullità stabilità dall’art. 30 comma 7 del D.Lgs. 58/98 per la mancata indicazione della facoltà di recesso quando il modulo contrattuale riferito all’investimento venga sottoscritto fuori dai locali commerciali della banca, determina la nullità di tutti i negozi collegati. La banca è quindi obbligata a restituire al cliente gli importi dal medesimo versati a titolo di rimborso delle rate di finanziamento. L’operazione così concepita si rivela inoltre inadeguata rispetto agli obiettivi di “pura redditività” e “minimo rischio a breve periodo” che vengono fatti dichiarare al cliente tramite apposite clausole preconfezionate e che corredano il modulo contrattuale. Di qui anche la responsabilità precontrattuale, che è altresì avvalorata pure dalla insussistenza di adeguata informazione sulla composizione del fondo di investimento. L’impianto contrattuale è tale da determinare l’annullabilità di tutti i negozi collegati per errore essenziale e riconoscibile, che il cliente può far valere, e nei cui confronti va esclusa una ipotesi di concorso di colpa che possa abbattere l’ammontare delle somme che la banca è tenuta a restituire, dato l’elevato tecnicismo della fattispecie. (Aurelio Arnese) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 08 Marzo 2013.


Intermediazione finanziaria – Contratto quadro non adeguato alla nuova normativa – Nullità – Principio di conservazione del contratto ex art. 1419 cod. civ. – Sostituzione di diritto delle clausole nulle – Applicabilità..
Qualora il contratto quadro contenga clausole nulle perché incompatibili con le prescrizioni contenute nell’art. 37 reg. Consob n. 16190/2007, dovrà farsi applicazione del principio di conservazione del contratto di cui all’art. 1419 codice civile, il quale prevede la sostituzione di diritto delle clausole nulle con le prescrizioni della nuova normativa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 05 Novembre 2009, n. 0.


lavoro - Lavoro subordinato - Retribuzione - In genere - Pulizia degli indumenti di protezione, forniti dal datore di lavoro - Diritto al rimborso delle spese sostenute dai lavoratori - Sussistenza - Clausola contrattuale collettiva di segno contrario - Nullità - Fondamento.
I lavoratori hanno diritto alla retribuzione dell'attività lavorativa prestata ed al rimborso delle spese sostenute, per la pulizia degli indumenti di protezione, forniti dal datore di lavoro, risultando affetta da nullità parziale, per contrasto con norme imperative (artt.377 e 379 del d.P.R. n. 547 del 1955, fino alla data di entrata in vigore del d.lgs. n. 626 del 1994 ed a norma degli artt. 40, comma 1 e 43, commi 3 e 4) la clausola, in senso contrario, del contratto collettivo che, sostituita di diritto dalle stesse norme inderogabili, concorre a conformare i contratti individuali di lavoro, sui quali si fondano i diritti alla retribuzione ed al rimborso spese dei lavoratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Giugno 2007, n. 14712.