LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XII
Dell'annullabilità del contratto
SEZIONE III
Dell'azione di annullamento

Art. 1442

Prescrizione
TESTO A FRONTE

I. L'azione di annullamento si prescrive in cinque anni.

II. Quando l'annullabilità dipende da vizio del consenso o da incapacità legale, il termine decorre dal giorno in cui è cessata la violenza, è stato scoperto l'errore o il dolo, è cessato lo stato d'interdizione o d'inabilitazione, ovvero il minore ha raggiunto la maggiore età.

III. Negli altri casi il termine decorre dal giorno della conclusione del contratto.

IV. L'annullabilità può essere opposta dalla parte convenuta per l'esecuzione del contratto, anche se è prescritta l'azione per farla valere.


GIURISPRUDENZA

Azione di annullamento del licenziamento – Termine di prescrizione di cui all’art. 1442 c.c. – Deposito del ricorso introduttivo del giudizio nella cancelleria del giudice adito – Idoneità ad interrompere il corso del termine di prescrizione dell’azione – Sussiste.
Nel caso di azione di annullamento del licenziamento, la lettura costituzionalmente orientata che si impone dell’art. 1442 cod. civ. induce a ritenere che costituisce atto idoneo ad interrompere il corso della prescrizione (nella specie quinquennale) il solo deposito del ricorso introduttivo della causa nella cancelleria del giudice adito, non potendosi far ricadere sul soggetto che agisce in giudizio i tempi di emanazione del decreto di fissazione dell’udienza di discussione. (Roberto Cerreti) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 20 Aprile 2017, n. 10016.


Contratti - Invalidità - Annullabilità del contratto - Per vizi del consenso - Errore (rilevanza) - Azione di annullamento esercitata dagli eredi del contraente caduto in errore - Termine di prescrizione - Decorrenza.
Il termine di prescrizione dell'azione di annullamento del contratto per errore, esercitata degli eredi del contraente, decorre dalla scoperta da parte degli stessi del vizio inficiante la volontà del proprio dante causa se l'errore si manifesti successivamente alla morte del "de cuius", rimastone ignaro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Agosto 2016, n. 18248.