LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XIII
Della rescissione del contratto

Art. 1448

Azione generale di rescissione per lesione
TESTO A FRONTE

I. Se vi è sproporzione tra la prestazione di una parte e quella dell'altra, e la sproporzione è dipesa dallo stato di bisogno di una parte, del quale l'altra ha approfittato per trarne vantaggio, la parte danneggiata può domandare la rescissione del contratto.

II. L'azione non è ammissibile se la lesione non eccede la metà del valore che la prestazione eseguita o promessa dalla parte danneggiata aveva al tempo del contratto.

III. La lesione deve perdurare fino al tempo in cui la domanda è proposta.

IV. Non possono essere rescissi per causa di lesione i contratti aleatori.

V. Sono salve le disposizioni relative alla rescissione della divisione.


GIURISPRUDENZA

Usura pecuniaria non ad interessi - Sanzione civile - Rimedi - Rescissione - Nullità.
L’usura pecuniaria di interessi presenta carattere oggettivo (art. 644, comma 1 e 3 primo periodo, c.p.) e sanzione civilistica nell’art. 1815 c.c..
L’usura, pur pecuniaria, non ad interessi (seppur contro un capitale), invece, presenta sempre carattere soggettivo, postulando la condizione di difficoltà economica o finanziaria della persona pregiudicata, oltre che la sproporzione rispetto al tasso medio praticato per operazioni analoghe sul mercato. Secondo la corrente che ricostruisce il rimedio civilistico di tale reato nella nullità virtuale, tali requisiti soggettivi ed oggettivi sono sufficienti per determinare l’invalidità del contratto di scambio, mentre per la corrente che rintraccia il suddetto rimedio nell’azione di rescissione generale, è altresì necessario che ricorrano i presupposti di sproporzione qualificata e di approfittamento di cui all’art. 1448 c.c.. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata)
Tribunale Avezzano, 04 Marzo 2015.


Elementi essenziali del divieto di patto commissorio - Contratto di vendita con patto di retrovendita - Sproporzione tra prestazione e controprestazione a cronico stato di bisogno del venditore..
Non costituisce violazione del divieto di patto commissorio la clausola di un contratto di vendita che preveda la restituzione del bene ceduto da effettuarsi, all’avvenuto esatto adempimento di parte venditrice, tra le medesime parti ed al medesimo prezzo (nel caso di specie, il contratto di vendita prevedeva espressamente la restituzione delle quote di una S.r.l. al medesimo prezzo originariamente pagato). (Anteo Picello) (riproduzione riservata)

La clausola di un contratto che dispone la restituzione del bene tra le medesime parti acquirente/venditrice ed al medesimo prezzo, senza alcun tipo di interessi sulle somme originariamente versate, riconduce la fattispecie nell’ambito di una vendita contenente un patto di retrovendita, non potendosi individuare nel sinallagma contrattuale un prestito (né, quindi, una funzione di garanzia). (Anteo Picello) (riproduzione riservata)

L’eventuale stato di crisi in cui versa parte venditrice non rileva se non risulta provata la sproporzione tra prestazione e controprestazione, ovvero tra il prezzo di vendita e il valore del bene ceduto (nel caso di specie, il “cronico stato di bisogno del venditore” è risultato irrilevante in quanto la Corte d’Appello aveva escluso che vi fosse la prova della sproporzione tra il prezzo di vendita e il valore delle quote di S.r.l. cedute). (Anteo Picello) (riproduzione riservata)

Elementi essenziali che individuano una violazione del divieto di patto commissorio, che sono quindi necessari per poter determinare la nullità del relativo patto, sono: (a) la preesistenza del debito e (b) l'alienazione del bene che costituisce la garanzia della somma prestata. (Anteo Picello) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 17 Marzo 2014, n. 6175.