LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XIV
Della risoluzione del contratto
SEZIONE I
Della risoluzione per inadempimento

Art. 1453

Risolubilità del contratto per inadempimento
TESTO A FRONTE

I. Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l'altro può a sua scelta chiedere l'adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno.

II. La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per ottenere l'adempimento; ma non può più chiedersi l'adempimento quando è stata domandata la risoluzione.

III. Dalla data della domanda di risoluzione l'inadempiente non può più adempiere la propria obbligazione.


GIURISPRUDENZA

Obbligazioni e contratti - Stipula di contratto preliminare - Preliminare di preliminare - Validità - Violazione - Contrarietà a buona fede - Responsabilità contrattuale da inadempimento - Articolata procedimentalizzazione delle fasi contrattuali - Puntuazione vincolante sui profili in ordine ai quali l'accordo è irrevocabilmente raggiunto.
La stipulazione di un contratto preliminare di preliminare, ossia di un accordo in virtù del quale le parti si obblighino a concludere un successivo contratto che preveda anche solamente effetti obbligatori (e con l'esclusione dell'esecuzione in forma specifica in caso di inadempimento) è valida ed efficace, e dunque non è nulla per difetto di causa, ove sia configurabile un interesse delle parti, meritevole di tutela, ad una formazione progressiva del contratto, fondata su una differenziazione dei contenuti negoziali, e sia identificabile la più ristretta area del regolamento di interessi coperta dal vincolo negoziale originato dal primo preliminare.

La violazione di tale accordo, in quanto contraria a buona fede, è idonea a fondare, per la mancata conclusione del contratto stipulando, una responsabilità contrattuale da inadempimento di una obbligazione specifica sorta nella fase precontrattuale.

Ravvisata la valida pattuizione di un vincolo contrattuale finalizzato ad un ulteriore accordo, il rifiuto di contrattare opposto nella seconda fase, se immotivato e contrario a buona fede, dà pertanto luogo ad un inadempimento di un rapporto obbligatorio già perfezionatosi, con la precisazione che, può pure darsi in concreto una più articolata procedimentalizzazione delle fasi contrattuali, che consente di individuare nel corso delle trattative una convenzione che non sia ancora un vero preliminare (perché mancano ancora elementi essenziali), ma una puntuazione vincolante sui profili in ordine ai quali l'accordo è irrevocabilmente raggiunto, restando da concordare secondo buona fede ulteriori punti. Questi procedimenti di formazione contrattuale graduali lasciano trasparire l'interesse perseguito dalle parti a una negoziazione consapevole e informata.

In tali fattispecie la formazione del vincolo è limitata, quindi, a una parte del regolamento e la violazione dell'intesa raggiunta, perpetrata in una fase successiva rimettendo in discussione questi obblighi in itinere che erano già determinati, dà parimenti luogo a responsabilità contrattuale da inadempimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 21 Maggio 2018, n. 12527.


Pagamento di debiti liquidi ed esigibili nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento - Soggezione all'azione revocatoria - Estensione alle imprese creditrici operanti in regime di monopolio legale - Ragioni - Fattispecie.
In favore dell'imprenditore che somministri beni o presti servizi in regime di monopolio legale, trovano applicazione, in assenza di espressa deroga, non solo l'art. 1460 c.c., sull'eccezione di inadempimento, ma anche l'art. 1461 c.c., sulla facoltà di sospendere l'esecuzione della prestazione dovuta quando sussista un evidente pericolo di non ricevere il corrispettivo in ragione delle condizioni patrimoniali dell'altro contraente, trattandosi di previsioni compatibili con l'obbligo, posto dall'art. 2597 c.c., di contrattare e di osservare parità di trattamento. L'applicabilità dell'art. 1461 c.c., come delle altre disposizioni dettate a presidio del nesso di sinallagmaticità nella fase di esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive, comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno che precede la dichiarazione di fallimento del somministrato o dell'utente, con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, resta soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, l. fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori, e difettando di conseguenza i presupposti per cogliere nell'art. 2597 c.c. una implicita previsione di esenzione dalla revocatoria stessa. (Fattispecie relativa a pagamenti di diritti e tasse aeroportuali effettuati da un vettore aereo in favore di un gestore aeroportuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Aprile 2018, n. 10117.


Fallimento - Accertamento del passivo - Contributi pubblici in favore delle imprese - Dichiarazione di fallimento dell’impresa beneficiaria - Revoca successiva del contributo da parte dell’Amministrazione - Natura di mero accertamento - Opponibilità alla massa - Sussiste.
In sede di accertamento dello stato passivo, la revoca dei contributi pubblici in favore delle imprese, disposta dall'Amministrazione a causa della dichiarazione di fallimento dell'impresa beneficiata, ha natura di mero accertamento del venir meno di una delle condizioni per la permanenza del beneficio stesso, sicché detta revoca resta opponibile alla massa anche se intervenuta dopo la pubblicazione della sua sentenza di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2018, n. 4510.


Revocatoria fallimentare - Pagamento di debiti liquidi ed esigibili nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento - Soggezione alla revocatoria fallimentare - Estensione alle imprese creditrici operanti in regime di monopolio legale - Sussistenza - Prestazioni obbligatorie o facoltative - Rilevanza - Fattispecie.
L'applicabilità alle imprese che operano in regime di monopolio delle disposizioni dettate a presidio del sinallagma nell’esecuzione dei contratti a prestazioni corrispettive comporta che il pagamento del debito liquido ed esigibile, ricevuto dal monopolista nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento dell'utente con la consapevolezza del suo stato d'insolvenza, sia soggetto alla revocatoria di cui all'art. 67, comma 2, l.fall., non trovandosi il monopolista in una situazione differenziata rispetto agli altri creditori; ciò ad eccezione delle ipotesi nelle quali la prestazione sia obbligatoria, non potendo in tali casi l’impresa sottrarsi all'adempimento, neppure nella fase esecutiva del rapporto, ed essendo quindi la stessa priva del potere di scelta e di altra eventuale tutela rispetto al rischio di insolvenza della controparte (Fattispecie relativa a pagamenti effettuati in favore di un’impresa di rimorchi portuali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2018, n. 3085.


Contratto di leasing traslativo - Risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore - Applicabilità delle norme in materia di vendita con riserva di proprietà (art. 1526 c.c.) - Obbligo della restituzione del bene locato e sua importanza ai fini dell’equilibrio del contratto - Restituzione della cosa locata quale condizione per il sorgere del diritto dell’utilizzatore alla restituzione dei canoni versati - Sussistenza.
Al contratto di leasing traslativo, nel caso di sua risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, si applica l’art. 1526 c.c. dettato in tema di vendita con riserva della proprietà; pertanto, l’utilizzatore ha diritto alla restituzione dei canoni versati ed il concedente ha diritto alla restituzione della cosa, oltre che ad un equo compenso per il suo uso e al risarcimento del danno. Nondimeno, in virtù del carattere fondamentale, nell’equilibrio del contratto, dell’obbligo dell’utilizzatore di restituzione del bene, l’utilizzatore ha diritto alla restituzione delle rate riscosse, soltanto ove abbia previamente provveduto alla restituzione del bene locato in favore del concedente. (Giorgio Barbieri) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Settembre 2017.


Fallimento – Domanda di risoluzione del contratto a fine di risarcimento del danno proposta prima del fallimento – Art. 24 l. fall. – Proposizione in via incidentale in sede di opposizione allo stato passivo – Ammissibilità.
Dopo il fallimento del debitore, il creditore non può proporre domanda di risoluzione del contratto, neanche nell'ipotesi diretta ad accertare - con riferimento ad inadempimento anteriore - l'avveramento di una condizione risolutoria, a meno che la domanda non sia stata introdotta prima della dichiarazione di fallimento, atteso che la relativa pronuncia produrrebbe altrimenti effetti restitutori e risarcitori lesivi del principio di paritario soddisfacimento di tutti i creditori e di cristallizzazione delle loro posizioni giuridiche. Ne consegue che la domanda di risoluzione del contratto, quand'anche finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno, è attratta dal foro fallimentare ex art. 24 l.fall., e può anche essere proposta incidentalmente in sede di opposizione allo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Agosto 2017, n. 19914.


Intermediazione finanziaria - Risoluzione di singole operazioni di investimento - Ammissibilità - Ragioni - Momento negoziale dell’operazione esecutiva da rinvenire nel contratto quadro - Esclusione.
In tema di intermediazione nella vendita di strumenti finanziari, le singole operazioni di investimento in valori mobiliari, in quanto contratti autonomi, benchè esecutivi del contratto quadro originariamente stipulato dall’investitore con l’intermediario, possono essere oggetto di risoluzione, in caso di inosservanza di doveri informativi nascenti dopo la conclusione del contratto quadro, indipendentemente dalla risoluzione di quest'ultimo, atteso che il momento negoziale delle singole operazioni di investimento non può rinvenirsi nel contratto quadro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2017, n. 16861.


Contrattazione immobiliare – Preliminare di preliminare – Inadempimento – Responsabilità precontrattuale – Effetti.
La violazione di un accordo stipulato per il tramite di un mediatore immobiliare (c.d. preliminare di preliminare) si traduce in una condotta contraria ai principi di corretta esecuzione di un vincolo obbligatorio che incide sull’intero assetto di interessi sotteso a detta fase non potendo più il promittente venditore vedere realizzato l’interesse al trasferimento oneroso dell’immobile con conseguente gravità dell’inadempimento stesso ex artt. 1453 e 1455 c.c. e determinando l’insorgere della conseguente responsabilità da inadempimento di una obbligazione specifica sorta nella fase precontrattuale. La responsabilità precontrattuale prevista dall'art. 1337 c.c., coprendo nei limiti del cd. interesse negativo tutte le conseguenze immediate e dirette della violazione del dovere di comportarsi secondo buona fede nella fase preparatoria del contratto, secondo i criteri stabiliti dagli artt. 1223 e 2056 c.c., circoscrive il pregiudizio risarcibile al solo interesse negativo, costituito sia dalle spese inutilmente sopportate nel corso delle trattative ed in vista della conclusione del contratto (tra cui la provvigione che la parte non inadempiente ha dovuto pagare al mediatore), sia dalla perdita di altre occasioni di stipulazione contrattuale, pregiudizio liquidabile anche in via equitativa, sulla base di criteri logici e non arbitrari. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 19 Giugno 2017.


Esecuzione forzata – Mobiliare – Presso terzi – Accertamento dell'obbligo del terzo – Giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo – Oggetto – Diritti sussistenti in via alternativa – Domanda cumulativa di accertamento – Ammissibilità – Ragioni – Fattispecie.
Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 549 c.p.c., il creditore procedente può proporre una domanda di accertamento cumulativa anche di una pluralità di diritti la cui sussistenza sia alternativa, nel senso che la venuta ad esistenza di uno di essi esclude la sussistenza di altri. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha riconosciuto l’interesse del creditore procedente ad impugnare la sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo in relazione sia al credito del debitore esecutato nascente da sentenza costitutiva, ex art. 2932 c.c., del diritto al pagamento del prezzo di vendita di titoli obbligazionari, sia al credito – eventuale e provvisorio, in quanto dipendente dal mancato pagamento del corrispettivo pattuito – alla restituzione dei titoli, in ragione della risoluzione del contratto preliminare di vendita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8682.


Contratto di trasporto – Annullamento del volo prenotato con offerta di altro volo in orario significativamente diverso – Responsabilità contrattuale della compagnia aerea – Sussiste – Risoluzione per inadempimento – Ammissibilità.
La significativa diversità degli orari di viaggio offerti in alternativa a quelli originariamente prenotati dimostra il grave inadempimento della compagnia aerea ai fini della risoluzione del contratto stipulato, in assenza di eventi straordinari ovvero costituenti caso fortuito o forza maggiore.
Appare quindi legittimo il rimborso della somma spesa in misura superiore a quella originaria per prenotare voli analoghi a quelli originariamente prenotati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Reggio Emilia, 01 Marzo 2017.


Procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. - Illegittimità dichiarazione di recesso unilaterale della banca - Domanda di accertamento dell’inefficacia della dichiarazione di recesso - Applicabilità.
E’ possibile il ricorso al rimedio cautelare atipico ex art. 700 c.p.c. al fine di sentire dichiarare l’inefficacia di dichiarazioni di recesso unilaterale della Banca da contratti di apertura di credito in conto corrente e/o di dichiarazioni unilaterali della Banca di risoluzione di contratti di mutuo ipotecario, purché tali dichiarazioni unilaterali siano illegittime e pertanto in contrasto con la legge, con il regolamento contrattuale inter partes e con il contegno in precedenza tenuto dalla stessa Banca. (Paolo Cevasco) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 02 Dicembre 2016.


Conto corrente bancario – Contratto privo di sottoscrizione della banca – Nullità – Sanatoria ex nunc – Presupposti – Difetto di precedenti manifestazioni del correntista della volontà di revocare il consenso – Infondatezza della domanda di pagamento dei saldi negativi maturati in data anteriore .
La sottoscrizione da parte dell’istituto di credito del contratto di conto corrente determina la nullità del contratto che si sana ex nunc con la sua produzione da parte della banca in sede giudiziale,a condizione che il cliente non abbia precedentemente manifestato la volontà di revocare il consenso prestato. Il perfezionamento ex nunc, tuttavia, non vale a sanare la precedente attività esecutiva del contratto e, pertanto, l’azione di adempimento fondata sui saldi negativi pregressi è infondata. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 03 Ottobre 2016.


Contratti di borsa - Operazioni di investimento - Natura - Contratti esecutivi autonomi rispetto al contratto quadro - Conseguenze - Risoluzione del singolo contratto esecutivo indipendentemente dalla risoluzione del contratto quadro - Configurabilità.
Le operazioni di investimento in valori mobiliari, in quanto contratti autonomi esecutivi del contratto quadro originariamente stipulato dall'investitore con l'intermediario, possono essere oggetto di risoluzione, ricorrendone i presupposti, indipendentemente dalla risoluzione di quest'ultimo, con conseguente diritto alla restituzione dell'importo pagato ed all'eventuale risarcimento dei danni subiti, senza che la risoluzione del singolo contratto esecutivo integri una risoluzione parziale del contratto quadro. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Aprile 2016.


Contratti di telefonia – Fornitura di servizio inadeguato a studio professionale – Malfunzionamento del servizio per un anno – Violazione degli obblighi informativi – Risoluzione del contratto e risarcimento del danno.
Nel caso in cui il gestore telefonico faccia sottoscrivere un contratto di fornitura di servizi di telefonia ad uno studio professionale senza verificare eventuali incompatibilità tecniche con gli impianti esistenti e senza informare l’utente dei possibili problemi che potrebbero insorgere, il medesimo gestore viola l’obbligo informativo afferente la qualità del servizio. La violazione di detto obbligo informativo e il malfunzionamento del servizio telefonico per oltre un anno comportano grave inadempimento con conseguente risoluzione del contratto e risarcimento del danno. L’utente telefonico deve provare la fonte negoziale del rapporto allegando l’inadempimento o l’inesatto adempimento delle obbligazioni che incombono sul gestore. Il risarcimento comprende il danno emergente rappresentato dalle spese sostenute per interventi tecnici per il ripristino del servizio e l’eventuale lucro cessante che deve essere adeguatamente provato in relazione alla diminuzione del fatturato e alla perdita dalla clientela subita dallo studio professionale. Va riconosciuto anche il danno non patrimoniale rappresentato dallo stato di preoccupazione, agitazione e di stress subiti dal professionista che veda con impotenza lo studio isolato dalla propria clientela trovandosi nell’impossibilità di accedere agli strumenti tecnologici ormai indispensabili nella quotidianità. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 16 Marzo 2016.


Contratto di leasing immobiliare – Clausola “rischio cambio” Euro / franco Svizzero – Carattere aleatorio – Derivato “implicito” o “incorporato” ai sensi dello IAS 39 e dell’art. 2426 comma 11-bis c.c., (entrato in vigore il 1.1.2016) avente causa autonoma – Applicabilità TUF.

Contratto quadro ex art. 23 TUF non necessità – Mancato rispetto art. 21 comma 1 lett. a) e b) TUF nonché art. 39, 40 e 42 Reg. Consob 16190/2007 – Sussiste – Risolvibilità del contratto di finanza incorporato – Sussiste – Responsabilità civile concedente e risarcimento del danno – Sussiste.
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Il fatto che la clausola avente natura aleatoria di “rischio cambio”, inserita in un contratto di leasing, il quale, di per sé, non rientra tra i servizi e le attività di investimento, né fra gli strumenti finanziari di cui all’art. 1 commi 2 e 5 T.U.F., sia stata oggetto della volontà negoziale delle parti, non esclude che ad essa si applichino le norme in materia di intermediazione finanziaria.

Tale clausola non muta la causa tipica del contratto, ma costituisce una previsione accessoria che incide sul contenuto del sinallagma negoziale e va vista come “derivato implicito / incorporato” nel contratto di leasing (IAS 39 ed art. 2426 comma 11 -bis c.c.) inscindibile dal medesimo contratto “host” (ospite), in cui, il canone mensile altro non rappresenta se non la base di calcolo sulla quale determinare il differenziale spettante all’una o all’altra parte, con una mera funzione aleatoria.

Contratto di leasing e clausola “rischio cambio” non costituiscono un contratto complesso, la cui causa negoziale (intesa come lo scopo, di contenuto economico, che le parti perseguono con la conclusione di uno specifico accordo) è unica, trattandosi, invece, di ipotesi di collegamento negoziale tra più contratti, ciascuno dotato della propria causa.

Non sussiste la nullità della clausola di rischio cambio (rectius: del contratto collegato ad essa sotteso) ai sensi dell’art. 23 del d.lgs. 58/1998, pur non essendo stata preceduta la sua conclusione dalla stipula in forma scritta di un “contratto quadro”, quando, nel caso di una singola operazione di investimento, alla quale è assimilabile la clausola di “rischio cambio” inserita nel contratto di leasing, quanto prescrive la norma è già contenuto nel contratto che regola quella operazione di investimento.

Il mancato assolvimento degli obblighi previsti dall’art. 39, 40 e 42 del Reg. Consob 29.10.2007, n° 16190, riguardanti la rilevazione della “conoscenza ed esperienza nel settore di investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio”, “situazione finanziaria” ed “obiettivi di investimento”, la mancata valutazione “sulla base delle informazioni ricevute dal cliente, e tenuto conto della natura e delle caratteristiche del servizio fornito” dell’adeguatezza e dell’appropriatezza dell’operazione, senza che risulti che ricorrano le condizioni per omettere le predette informazioni e valutazioni, ai sensi dell’art. 43. dall’art. Reg. Consob citato, comporta la violazione dell’art 21 comma 1 lett. a) e b) del d.lgs. 58/1998, dunque il diritto alla risoluzione del contratto derivato incorporato, nonché il risarcimento del danno. (Paolo Righini) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 29 Febbraio 2016.


Fallimento - Domande di risoluzione contrattuale e simulazione - Trascrizione anteriore al fallimento della parte convenuta - Proseguibilità con il rito ordinario - Pretese, accessorie, di carattere restitutorio o risarcitorio - Rito ex art. 93 ss. l.fall. - Necessità - Fondamento.
Le domande principali (prodromiche) di simulazione e risoluzione contrattuale, trascritte anteriormente alla dichiarazione di fallimento della parte convenuta in giudizio, proseguono legittimamente con il rito ordinario attesa l'opponibilità della relativa sentenza alla massa dei creditori in ragione dell'effetto prenotativo della trascrizione, mentre le pretese, accessorie, di restituzione e risarcimento del danno devono necessariamente procedere, previa separazione dalle prime, nelle forme degli art. 93 e ss. l.fall., in quanto assoggettate alla regola del concorso e non suscettibili di sopravvivere in sede ordinaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Febbraio 2016, n. 3953.


Fallimento - Locazione finanziaria - Contratto risolto in data anteriore al fallimento - Applicazione della disciplina di cui all'articolo 72-quater l.f. - Esclusione - Distinzione tra leasing finanziario e leasing traslativo .
Nell'ipotesi in cui il contratto di leasing si sia risolto per inadempimento dell'utilizzatore prima del fallimento di quest'ultimo, la norma che viene in rilievo non è l'articolo 72-quater legge fall., che presuppone la pendenza del contratto, bensì l'art. 72, comma 5, legge fall. che, recependo l'orientamento accolto dalla prevalente giurisprudenza prima della riforma, sancisce l'opponibilità alla massa dell'azione di risoluzione promossa anteriormente al fallimento.

In tal caso conserva validità il distinguo tra leasing di godimento e leasing traslativo ed il concedente può far valere nei confronti del fallimento la domanda di risoluzione del contratto ai sensi dell'articolo 1458, comma 1, c.c. o ai sensi dell'articolo 1526 c.c., ferma la necessità di insinuarsi al passivo qualora con la domanda di risoluzione siano proposte anche domande restitutorie o risarcitorie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 2016, n. 2538.


Intermediazione finanziaria - Inadeguatezza dell’operazione - Sussistenza per plurimi profili

Intermediazione finanziaria - Rifiuto a fornire informazioni da parte dell’investitore - Sussistenza obblighi informativi in capo alla banca

Intermediazione finanziaria - Natura negoziale dell’ordine - Sussistenza risoluzione dell’ordine di acquisto
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L’inadeguatezza dell’operazione era riscontrabile sotto plurimi profili: a) in ordine alla tipologia di prodotto, trattandosi di titoli altamente speculativi e pertanto adatti ad investitori con un elevato profilo di rischio; b) in ordine all’oggetto, essendo la banca quale soggetto professionale in possesso di sufficienti informazioni in merito alla situazione economica dello Stato argentino tali da poter ritenere elevato il rischio di perdita del capitale investito; c) in ordine alla frequenza essendo tale investimento il primo e l’unico compiuto dalla cliente in ambito finanziario, non avendo la stessa pregressa operatività; d) in ordine alla dimensione rappresentando la cifra investita in bond argentini l’intero importo del deposito titoli di cui godeva all’epoca la risparmiatrice. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)

Secondo ormai pacifica giurisprudenza sul punto (Cass. n.18039/2012) gli obblighi informativi non vengono meno nemmeno nel caso in cui l’investitore non abbia voluto fornire le informazioni previste dall’art. 28 Regolamento Consob relative alla sua esperienza in materia di investimenti, la sua situazione finanziaria, i suoi obiettivi di investimento. Anzi, proprio tale circostanza richiede che l’intermediario sia tenuto ad utilizzare tutte le informazioni in suo possesso ( età, condizione lavorativa, livello d’istruzione, pregressa operatività, situazione patrimoniale dell’investitore). Qualora tali elementi non siano sufficienti per delineare il profilo del cliente, esso dovrà operare utilizzando criteri estremamente prudenziali prescegliendo investimenti finalizzati alla conservazione, adatti ad un investitore con scarse conoscenze tecniche e bassa propensione al rischio. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)

In merito all’oggetto della risoluzione, si ritiene, in ossequio alla giurisprudenza avallata da questa stessa Corte che sostiene di non poter considerare le operazioni di acquisto alla stregua di meri atti esecutivi del contratto quadro, che gli ordini di acquisto siano dotati di autonoma natura negoziale e che nel caso di specie, essendo stati violati obblighi di condotta attinenti alla singola operazione, dovrà essere dichiarata la risoluzione del singolo contratto di investimento attuativo del contratto quadro. (Fabio Benatti) (riproduzione riservata)
Appello Bologna, 16 Settembre 2015.


Credito derivante da contatto di mutuo - Onere della prova - Ripartizione - Criteri - Accertamento del capitale residuo - Prova della risoluzione - Esclusione - Fondamento.
Il creditore che agisce in sede di verifica del passivo fallimentare in base ad un contratto di mutuo è tenuto a fornire la prova dell'esistenza del titolo, della sua anteriorità al fallimento e della disciplina dell'ammortamento, con le scadenze temporali e con il tasso di interesse convenuti, mentre il debitore mutuatario (e, per esso, il curatore) ha l'onere di provare il pagamento delle rate di mutuo scadute prima della dichiarazione di fallimento, atteso che le rate successive, agli effetti del concorso, si considerano scadute alla data della sentenza dichiarativa, a norma dell'art. 55, comma 2, l.fall., e non è, dunque, necessario, per l'accertamento del capitale residuo, provare la risoluzione del contratto, che rileva solo ai fini degli interessi di mora. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2015, n. 16214.


Contratto di compravendita immobiliare - Mancata consegna del certificato di abitabilità - Condizioni dell’aliud pro alio - Elementi costitutivi ex artt.1453 e 1455 c.c. - Colpa e gravità dell’inadempimento.
La mancata dazione del certificato di abitabilità da parte del venditore in esecuzione di una compravendita di un immobile ad uso abitativo consente di invocare l’azione di risoluzione per consegna aliud pro alio solo laddove l’abitazione non presenti i requisiti legali di salubrità, stabilità e sicurezza. Tale azione potrà dirsi fondata solo laddove ricorrano anche gli altri elementi costitutivi previsti dagli artt.1453 e 1455 c.c., costituiti dall’imputabilità dell’inadempimento e dalla sua non scarsa importanza. Nel caso invece di mancata dazione del certificato per non conformità dell’immobile al progetto presentato, tale condotta deve essere qualificata come una mera violazione dell’obbligo di consegna dei documenti relativi all’immobile di cui all’ultimo comma dell’art. 1477 c.c., a fronte della quale la parte potrà agire solo per il risarcimento dei danni consequenziali, costituiti dall’eventuale irrogazione della sanzione di cui agli articoli 24 e ss D.P.R. n. 380/2001. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 24 Giugno 2015.


Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Distinzione - Risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore - Incidenza dell'art. 72 quater legge fall. sull'applicabilità dell'art. 1526 cod. civ. - Esclusione.
L'introduzione nell'ordinamento, tramite l'art. 59 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, dell'art. 72-quater legge fall. non consente di ritenere superata la tradizionale distinzione tra leasing finanziario e traslativo, e le differenti conseguenze (nella specie, l'applicazione in via analogica dell'art. 1526 cod. civ. al leasing traslativo) che da essa derivano nell'ipotesi di risoluzione del contratto per inadempimento dell'utilizzatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Aprile 2015, n. 8687.


Preliminare di compravendita - Domanda di risoluzione e di risarcimento del danno - Domanda proposta nei confronti di Fondo immobiliare di investimento posto in liquidazione coatta amministrativa - Improseguibilità

Fondi di investimento immobiliari chiusi - Separazione patrimoniale - Mancanza di autonoma soggettività giuridica - Autonoma capacità di stare in giudizio - Esclusione

Fondi di investimento immobiliari chiusi - Liquidazione coatta amministrativa - Legittimazione a stare in giudizio della società di gestione - Esclusione
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Deve essere dichiarata improseguibilità dell'azione avente ad oggetto la richiesta di restituzione degli acconti versati e di risarcimento del danno patito per l'inadempimento del promittente venditore al contratto preliminare stipulato in data anteriore all'insediamento degli organi di liquidazione di un Fondo di investimento immobiliare chiuso posto in liquidazione coatta amministrativa ex art. 83 comma 3, d.lgs 385/1993 e 57 d.lgs 58/1998. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per costante orientamento di legittimità, ancorché i fondi comuni di investimento immobiliare di tipo chiuso abbiano un patrimonio separato e distinto rispetto a quello della società di gestione, gli stessi sono privi di autonoma soggettività giuridica e, pertanto, non hanno la capacità di stare autonomamente in giudizio, sicché la legittimazione ad agire in giudizio per l’accertamento dei diritti di pertinenza del patrimonio immobiliare del Fondo, compete alla società di gestione e non al Fondo stesso (cfr. Cass. Civ. Sez. 1, n. 16605 del 15.7.2010). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

A seguito della sentenza del tribunale che ha dichiarato la liquidazione coatta amministrativa del Fondo di investimento immobiliare chiuso, la gestione del Fondo non è più attribuita alla società di gestione, bensì agli organi di liquidazione coatta amministrativa del Fondo nominati dalla Banca d’Italia: da ciò discende l’improseguibilità della domanda proposta dall’attore nell’ambito del presente giudizio nei confronti della società di gestione del risparmio, la quale, a seguito del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa, non è più legittimata a stare in giudizio in nome e per conto del Fondo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 30 Marzo 2015.


Contratto preliminare – Inadempimento – Dichiarazione di disponibilità della controparte – Rinuncia alla prescrizione del diritto all’esecuzione – Sussiste – Rinuncia alla prescrizione del diritto alla risoluzione – Non sussiste – Dies a quo del diritto alla risoluzione.
L’avere la controparte dichiarato la propria disponibilità all’adempimento integra l’implicita volontà di rinunziare ad eccepire la prescrizione del diritto ad agire per l’esecuzione del contratto.
Non può invece anche implicare rinunzia ad eccepire la diversa azione di risoluzione, trattandosi di situazioni del tutto differenti.
Il diritto alla risoluzione sorge quando, avuto riguardo al concreto interesse delle parti, si viene a configurare il grave inadempimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 02 Dicembre 2014.


Contratto di appalto – Eccezione di inadempimento sollevata committente – Compatibilità con la risoluzione – Sussiste – Effetti – Efficacia impeditiva della pretesa dell'appaltatore – Sussiste.
Allorquando il committente, ingiunto dall'appaltatore del pagamento del corrispettivo di una quota dei lavori appaltati, solleva l'eccezione ex art. 1460 c.c., la stessa, oltre a doversi ritenere validamente sollevata anche in presenza di una contestuale domanda di risoluzione, si rivela pienamente ammissibile anche nel caso in cui l'inadempimento contestato all'appaltatore risulti solo parziale, in quanto essa rinviene il proprio fondamento nel rapporto sinallagmatico che intercorre tra le contrapposte prestazioni; a tanto consegue che, nel caso in cui l'inadempimento dell'appaltatore riguardi solo una parte dei lavori pattuiti, legittimamente il committente potrà rifiutarsi, in applicazione del principio inadimplenti non est adimplendum, di eseguire la propria controprestazione corrispondente, sospendendo il pagamento del corrispettivo per la quota di lavori in relazione al quale risulti accertato l'inadempimento dell'appaltatore, di guisa che l'accoglimento di tale eccezione comporta la revoca del decreto ingiuntivo opposto. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 07 Gennaio 2014.


Contratto di appalto – Richiesta di risarcimento danni – Compatibilità con la risoluzione – Sussiste – Rigetto della domanda di risoluzione – Conseguenze – Reiezione di quella di risarcimento – Non sussiste.
Il risarcimento del danno causato da vizi dell’opera appaltata, che abitualmente si concretizza nel rimborso, in favore del committente, delle spese che questi ha dovuto affrontare per fare fronte, tramite l'intervento di soggetti terzi, alle opere di ripristino occorrenti per rimediare all'inadempimento dell'appaltatore ai suoi obblighi contrattuali, rappresenta uno strumento rimediale non solo alternativo, quanto anche in possesso di piena autonomia rispetto alle diverse forme di tutela, quali la riduzione del prezzo e la risoluzione del contratto, che l'art. 1668 c.c. mette a disposizione del committente; pertanto, nel caso di contestuale proposizione delle due diverse domande, la reiezione di quest’ultima non determina il venire meno del presupposto per l'accoglimento di quella risarcitoria in quanto la stessa, fondandosi su presupposti diversi - quali un inadempimento del debitore che, pur se non tale da giustificare la risoluzione del contratto, abbia comunque provocato un danno – va esaminata dal giudice in modo autonomo rispetto a quella di risoluzione. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 07 Gennaio 2014.


Reciproche domande di risoluzione per inadempimento - Infondatezza - Non esecuzione del contratto per lungo tempo - Risoluzione per mutuo dissenso - Sussiste. .
Allorquando si è in presenza di reciproche domande di risoluzione e le stesse siano tutte rigettate per l’infondatezza degli scambievoli addebiti, occorre dare atto dell’impossibilità di esecuzione del contratto per effetto della scelta, operata ex art. 1453, comma 2, e 1458 c.c. da entrambi i contraenti, di domandare la risoluzione ed occorre conseguentemente statuire una risoluzione del contratto per mutuo dissenso. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 31 Ottobre 2013.


Mutuo Fondiario – Risoluzione contrattuale – Art. 40, secondo comma, T.U.B. – Fattispecie diverse – Ammissibilità..
In tema di risoluzione del contratto di mutuo fondiario, al di fuori dell’ipotesi espressamente contemplata dall’art. 40, secondo comma, del D. Lgs. n. 385 del 1993 (c.d. Testo Unico Bancario), trova applicazione la disciplina ordinaria sulla risoluzione contrattuale per inadempimento (in particolare, gli artt. 1453-1455-1456 cod. civ.), con la conseguenza che l’istituto di credito mutuante può invocare la risoluzione del mutuo non solo nell’ipotesi di ritardato pagamento delle rate per sette volte anche non consecutive, ma anche al verificarsi delle ulteriori e diverse fattispecie previste dalle parti nel contratto medesimo. (Valerio Colandrea) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 29 Ottobre 2013.


Obbligazioni e contratti – Nullità – Rilievo d’ufficio – Azione di risoluzione per inadempimento – Sentenza che decide sul merito della domanda – Giudicato implicito – Primato della questione più liquida.
Debbono essere investite nuovamente le Sezioni Unite in merito al principio di diritto dalle stesse affermato nella sentenza n. 14828 del 4.9.2012, ove, per un verso, si è affermato che, poiché la risoluzione contrattuale è coerente solo con l'esistenza di un contratto valido, il giudice di merito, investito della domanda di risoluzione del contratto, ha il potere-dovere, previa provocazione del contraddittorio sulla questione, di rilevare ogni forma di nullità del contratto stesso (salvo che non sia soggetta a regime speciale), e, per altro verso, si è asserito che il medesimo giudice di merito accerta la nullità incidenter tantum senza effetto di giudicato, a meno che non sia stata proposta la relativa domanda, pervenendosi, tuttavia, alla conclusione che il giudicato implicito sulla validità del contratto si forma tutte le volte in cui la causa relativa alla risoluzione sia stata decisa nel merito (persino in ipotesi di suo rigetto per effetto della ritenuta "ragione più liquida", ossia in virtù dell'esclusivo esame di una questione assorbente idonea, da sola, a sorreggere la decisione del giudice adito, che non abbia richiesto alcuna valutazione - nemmeno meramente incidentale - sulle questioni concernenti l'esistenza e la validità del contratto stesso). (Marco De Cristofaro) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 03 Luglio 2013.


Ammortamento tempestivo del capitale - Rifiuto, da parte della banca - Principio di buona fede oggettiva ex art. 1375 c.c. - 1175 c.c. - Violazione - Configurabilità..
Il rifiuto della Banca di addivenire all’ammortamento, con imputazione di quanto pagato dall’attrice anche in conto capitale – al fine di neutralizzare il fenomeno anatocistico di produzione di interessi su interessi – può costituire grave inadempimento e giustificare la risoluzione dei mutui ai sensi degli art. 1453 e ss del cod. civ., se. alla stregua delle circostanze del caso di specie, risulti contrario al principio di buona fede oggettiva. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 22 Marzo 2013.


Consegna di cosa diversa da quella pattuita (c.d. aliud pro alio) - Esclusione nel caso di compravendita immobiliare in cui il bene, collocato in stabile d’epoca, risulti privo del certificato di abitabilità o agibilità - Valutazione dell’esiguità del prezzo. .
Non può ritenersi configurata la fattispecie di "aliud pro alio", che consente di esperire l'azione di risoluzione di cui all'art. 1453 c.c., nel caso di compravendita di un immobile privo dei certificati di abitabilità od agibilità, quando oggetto del contratto siano immobili collocati in uno stabile d’epoca, nello stato di fatto e di diritto come visto e gradito dalla parte acquirente, dovendo all’uopo valutarsi anche l’esiguità del prezzo ed altre circostanze sufficienti a dimostrare la conoscibilità delle caratteristiche funzionali del bene in capo all’acquirente. (Studio Legale Camerano - Bertolin) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 21 Gennaio 2013.


Azione di risoluzione - Competenza per territorio - Luogo di pagamento del prezzo - Esclusione - Azione azione di risoluzione di franchising - Luogo in cui l’affiliante deve eseguire le prestazioni in favore della ditta affiliata. .
Nell’ipotesi di azione di risoluzione di un contratto, il luogo "in cui è sorta o deve eseguirsi"l’obbligazione, ai sensi dell'art. 20 c.p.c. è quella dedotta in giudizio e nel caso di azione di risoluzione ex art. 1453 c.c., è quella corrispondente alla prestazione che si assume essere mancata (o non esattamente compiuta). Nel caso di franchising, ove l’affiliato deduca l’inadempimento dell’affiliante, la competenza non si radica nel luogo di adempimento, inteso come luogo del pagamento del prezzo, ma occorre avere riguardo alla prestazione oggetto del contratto di franchising e cioè quell'insieme di attività che l’affiliante deve svolgere in favore dell’affiliato per consentirgli di espletare l'attività commerciale con le caratteristiche indicate nel contratto. (Gabriele Positano) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 25 Ottobre 2012.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Non eseguita - Promessa di vendita di bene indiviso - Considerazione del bene come un "unicum" inscindibile - Fallimento di uno dei comproprietari promittenti venditori - Dichiarazione del curatore di scioglimento del contratto - Effetti - Caducazione del contratto "ab origine" - Conseguenze - Inammissibilità dell'azione ex art. 2932 cod. civ. e dell'azione di risoluzione per inadempimento nei riguardi degli altri comproprietari - Fondamento.
In tema di contratto preliminare di vendita di immobile indiviso, ove il bene sia stato considerato dalle parti come un "unicum" inscindibile e non con riferimento alle singole quote facenti capo a ciascuno dei comproprietari, allorché uno di costoro successivamente fallisca ed intervenga, poi, la dichiarazione di scioglimento del contratto da parte del curatore ex art. 72, quarto comma, della legge fall., resta preclusa al promissario compratore la possibilità di ottenere la sentenza costitutiva ex art. 2932 cod. civ. nei confronti degli altri comproprietari promittenti venditori rimasti "in bonis", sia pure limitatamente alle loro quote, poiché la dichiarazione di scioglimento del curatore determina il venir meno con effetti retroattivi della volontà negoziale manifestata dal promittente fallito e, dunque, di un elemento essenziale della volontà negoziale unitaria manifestata dai promittenti; non essendo pertanto ipotizzabile una scindibilità dell'unico contratto, la sopravvenuta impossibilità di adempiere da parte dei promittenti venditori "in bonis" esclude parimenti che possa essere coltivata nei loro confronti alcuna azione di risoluzione, discendente da inadempimento anteriore allo scioglimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2009.


Fallimento - Effetti sui rapporti preesistenti - Vendita a termine o a rate - Vendita con riserva di proprietà - Fallimento del compratore - Subentro del curatore - Diritto del venditore di chiedere la risoluzione del contratto per il pregresso inadempimento del fallito - Esclusione.
Nella vendita con riserva di proprietà in corso alla data della dichiarazione del fallimento (o, come nella fattispecie, della liquidazione coatta amministrativa) del compratore, il venditore ha facoltà: di richiedere la restituzione della cosa (eventualmente anche dopo aver già ottenuto l'ammissione al passivo della parte di prezzo ancora dovutagli) nell'ipotesi di scioglimento del contratto per non essersi il curatore (o commissario) avvalso della facoltà di subentrare nello stesso; di proseguire l'azione di risoluzione del contratto per inadempimento del compratore poi fallito intrapresa prima della dichiarazione del fallimento; non può, invece, dopo tale dichiarazione, ove il curatore si sia avvalso della facoltà di subentrare nel contratto in corso, chiedere la risoluzione dello stesso per il pregresso inadempimento del fallito, perché il fallimento determina la destinazione del patrimonio di quest'ultimo al soddisfacimento paritario di tutti i creditori e la cristallizzazione delle loro posizioni giuridiche, con la conseguenza che la pronunzia di risoluzione non può produrre gli effetti restitutori e risarcitori suoi propri, che sarebbero lesivi della "par condicio". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2004, n. 2261.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - In genere - Fallimento del compratore - Proposizione di domanda di risoluzione da parte del venditore - Ammissibilità - Esclusione - Anteriore avveramento di una condizione risolutiva del contratto - Irrilevanza - Utile esperibiltà dell'azione - Esclusivamente prima della dichiarazione di fallimento.
Il principio, in forza del quale, dopo il fallimento del compratore, il venditore non può proporre domanda di risoluzione, ancorché con riguardo a pregresso inadempimento del compratore medesimo, in considerazione dell'indisponibilità dei beni già acquisiti al fallimento a tutela della "par condicio creditorum", trova applicazione anche nell'analogo caso di domanda diretta a far accertare, sempre con riguardo ad anteriore inadempimento, l'anteriore avveramento di una condizione risolutiva del contratto stesso, con la conseguenza che, anche in tale ipotesi, la domanda resta utilmente esperibile solo prima della dichiarazione di fallimento (e sempreché, vertendosi in tema di immobili, sia stata debitamente trascritta). ( V 3471/77, mass n 387040; ( V 2252/71, mass n 353075). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1982, n. 6713.