LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO II
Dei contratti in generale
CAPO XIV
Della risoluzione del contratto
SEZIONE I
Della risoluzione per inadempimento

Art. 1456

Clausola risolutiva espressa
TESTO A FRONTE

I. I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite.

II. In questo caso, la risoluzione si verifica di diritto quando la parte interessata dichiara all'altra che intende valersi della clausola risolutiva.


GIURISPRUDENZA

Obbligazioni e contratti - Stipula di contratto preliminare - Preliminare di preliminare - Validità - Violazione - Contrarietà a buona fede - Responsabilità contrattuale da inadempimento - Articolata procedimentalizzazione delle fasi contrattuali - Puntuazione vincolante sui profili in ordine ai quali l'accordo è irrevocabilmente raggiunto.
La stipulazione di un contratto preliminare di preliminare, ossia di un accordo in virtù del quale le parti si obblighino a concludere un successivo contratto che preveda anche solamente effetti obbligatori (e con l'esclusione dell'esecuzione in forma specifica in caso di inadempimento) è valida ed efficace, e dunque non è nulla per difetto di causa, ove sia configurabile un interesse delle parti, meritevole di tutela, ad una formazione progressiva del contratto, fondata su una differenziazione dei contenuti negoziali, e sia identificabile la più ristretta area del regolamento di interessi coperta dal vincolo negoziale originato dal primo preliminare.

La violazione di tale accordo, in quanto contraria a buona fede, è idonea a fondare, per la mancata conclusione del contratto stipulando, una responsabilità contrattuale da inadempimento di una obbligazione specifica sorta nella fase precontrattuale.

Ravvisata la valida pattuizione di un vincolo contrattuale finalizzato ad un ulteriore accordo, il rifiuto di contrattare opposto nella seconda fase, se immotivato e contrario a buona fede, dà pertanto luogo ad un inadempimento di un rapporto obbligatorio già perfezionatosi, con la precisazione che, può pure darsi in concreto una più articolata procedimentalizzazione delle fasi contrattuali, che consente di individuare nel corso delle trattative una convenzione che non sia ancora un vero preliminare (perché mancano ancora elementi essenziali), ma una puntuazione vincolante sui profili in ordine ai quali l'accordo è irrevocabilmente raggiunto, restando da concordare secondo buona fede ulteriori punti. Questi procedimenti di formazione contrattuale graduali lasciano trasparire l'interesse perseguito dalle parti a una negoziazione consapevole e informata.

In tali fattispecie la formazione del vincolo è limitata, quindi, a una parte del regolamento e la violazione dell'intesa raggiunta, perpetrata in una fase successiva rimettendo in discussione questi obblighi in itinere che erano già determinati, dà parimenti luogo a responsabilità contrattuale da inadempimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 21 Maggio 2018, n. 12527.


Fallimento - Accertamento del passivo - Contributi pubblici in favore delle imprese - Dichiarazione di fallimento dell’impresa beneficiaria - Revoca successiva del contributo da parte dell’Amministrazione - Natura di mero accertamento - Opponibilità alla massa - Sussiste.
In sede di accertamento dello stato passivo, la revoca dei contributi pubblici in favore delle imprese, disposta dall'Amministrazione a causa della dichiarazione di fallimento dell'impresa beneficiata, ha natura di mero accertamento del venir meno di una delle condizioni per la permanenza del beneficio stesso, sicché detta revoca resta opponibile alla massa anche se intervenuta dopo la pubblicazione della sua sentenza di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2018, n. 4510.


Factoring - Garanzia dal rischio di insolvenza - Decadenza - Indeterminatezza dell'oggetto - Nullità.
E' nulla, per indeterminatezza dell'oggetto, la clausola contenuta in un contratto di factoring che preveda la decadenza (nel caso di specie con effetto retroattivo) dalla garanzia dal rischio di insolvenza qualora sia omessa la puntuale indicazione degli obblighi che le parti hanno ritenuto determinanti nell'ambito del programma negoziale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano, 19 Febbraio 2018.


Concordato Preventivo – Giudizio di accertamento della natura privilegiata generale ex art. 9 comma 5 D.Lgs. 123/98 del credito da restituzione del finanziamento erogato all’impresa beneficiaria dalla Simest S.p.a. quale soggetto gestore del Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 – Natura privilegiata ai sensi dell’art. 9 comma 5 D.Lgs. 123/98 del credito vantato da Simest Spa in ipotesi di risoluzione ex art. 1456 c.c. del contratto di finanziamento.
Il finanziamento agevolato concesso dalla Simest S.p.a. per lo sviluppo delle attività produttive a valere sul Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 è sussumibile nella previsione dell’art. 1 del D. lgs. n. 123/98.

Il credito da restituzione vantato dalla Simest S.p.a. quale soggetto gestore del Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 è assistito dal privilegio generale di cui all'art. 9 comma 5 del d.lgs. 123/98.

Il credito da restituzione del finanziamento di natura pubblicistica concesso all'impresa beneficiaria a valere sul Fondo Rotativo Pubblico, tramite un soggetto terzo abilitato, gode del privilegio generale previsto dall'art. 9 comma 5 del D.Lgs. 123/98, nelle ipotesi in cui la beneficiaria è tenuta alla restituzione del finanziamento a seguito di condotte ad essa addebitabili e quindi anche in ipotesi di risoluzione ex art. 1456 c.c. del contratto di finanziamento. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 26 Ottobre 2017.


Concordato Preventivo – Giudizio di accertamento della natura privilegiata generale ex art. 9 comma 5 D.Lgs. 123/98 del credito da restituzione del finanziamento erogato all’impresa beneficiaria dalla Simest Spa quale soggetto gestore del Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 – Natura privilegiata ai sensi dell’art. 9 comma 5 D.Lgs. 123/98 del credito vantato da Simest Spa in ipotesi di risoluzione ex art. 1456 c.c. del contratto di finanziamento.
Il finanziamento agevolato concesso dalla Simest Spa per lo sviluppo delle attività produttive a valere sul Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 è sussumibile nella previsione dell’art. 1 del D. lgs. n. 123/98.

Il credito da restituzione vantato dalla Simest Spa quale soggetto gestore del Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 è assistito dal privilegio generale di cui all'art. 9 comma 5 del d.lgs. 123/98.

Il credito da restituzione del finanziamento di natura pubblicistica concesso all'impresa beneficiaria a valere sul Fondo Rotativo Pubblico, tramite un soggetto terzo abilitato, gode del privilegio generale previsto dall'art. 9 comma 5 del D.Lgs. 123/98, nelle ipotesi in cui la beneficiaria è tenuta alla restituzione del finanziamento a seguito di condotte ad essa addebitabili e quindi anche in ipotesi di risoluzione ex art. 1456 c.c. del contratto di finanziamento. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 26 Ottobre 2017.


Procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. - Illegittimità dichiarazione di recesso unilaterale della banca - Domanda di accertamento dell’inefficacia della dichiarazione di recesso - Applicabilità.
E’ possibile il ricorso al rimedio cautelare atipico ex art. 700 c.p.c. al fine di sentire dichiarare l’inefficacia di dichiarazioni di recesso unilaterale della Banca da contratti di apertura di credito in conto corrente e/o di dichiarazioni unilaterali della Banca di risoluzione di contratti di mutuo ipotecario, purché tali dichiarazioni unilaterali siano illegittime e pertanto in contrasto con la legge, con il regolamento contrattuale inter partes e con il contegno in precedenza tenuto dalla stessa Banca. (Paolo Cevasco) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 02 Dicembre 2016.


Clausola risolutiva espressa – Risoluzione intimata per mancato risarcimento del danno da inadempimento – Inammissibilità.
L’obbligo risarcitorio costituisce un rimedio dell’inadempimento accanto alla risoluzione e all’azione di adempimento. Esso non può trasformarsi in obbligazione di inadempimento posta a base della risoluzione intimata, né è valutabile sul piano della non scarsa importanza ai sensi dell’art.1455 c.c., che riguarda sempre l’obbligazione primaria contrattualmente dovuta, non l’obbligazione risarcitoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Luglio 2016.


Procedimento sommario di cognizione per rilascio immobile.
Il rapporto di locazione finanziaria non presenta carattere aleatorio, anche in caso di previsione di tasso di interesse variabile, perché agganciato ad un dato di riferimento soggetto a variazioni nel tempo. La clausola di determinazione del saggio di interesse non può infatti essere considerata atomisticamente, avulsa cioè dal rapporto contrattuale complessivo cui accede. Ragion per cui da un lato è da escludersi la necessità del contratto-quadro di cui all’art. 23 TUF, dall’altro la sussistenza in capo alla concedente di obbligazioni ulteriori rispetto a quelle ad essa imposte dal contratto e dalla disciplina generale di cui al TUB. La pattuizione convenzionale in tal senso del tasso di interesse non può ritenersi illegittima, non ponendosi essa in contrasto con norme imperative, con l’ordine pubblico o il buon costume, né essendo prevista al riguardo alcuna specifica nullità testuale. Non vi è pertanto motivo per accogliere la domanda riconvenzionale di applicazione del tasso sostitutivo di cui all’art. 117 TUB (né conseguentemente quella di rideterminazione del piano di ammortamento).

Dal legittimo esercizio del diritto potestativo, attribuito alla concedente, di determinare unilateralmente ed automaticamente la risoluzione anticipata del contratto consegue l’accertamento dell’intervenuta risoluzione ex art. 1456 cpc del rapporto di locazione finanziaria in corso tra le parti, e, conseguentemente, del diritto della locatrice ad ottenere dalla utilizzatrice il rilascio del compendio immobiliare concesso in leasing, libero da cose e persone. (Nicola Vedovini) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 18 Luglio 2016.


Fallimento - Privilegio generale ex art. 9 comma 5 D.Lgs. 123/98 - Risoluzione del contratto di finanziamento ex art. 1456 c.c. - Spetta il privilegio anche in ipotesi di risoluzione del contratto di finanziamento ex art. 1456 c.c. .
Il credito da restituzione vantato dalla Simest Spa quale soggetto gestore del Fondo Rotativo pubblico istituito ex art. 2 Legge 394/81 è assistito dal privilegio generale di cui all'art. 9 comma 5 del d.lgs. 123/98. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

Il credito da restituzione del finanziamento di natura pubblicistica concesso all'impresa beneficiaria a valere su Fondo Rotativo Pubblico, tramite un soggetto terzo abilitato, gode del privilegio generale previsto dall'art. 9 comma 5 del D.Lgs. 123/98, anche in ipotesi di risoluzione ex art. 1456 c.c. del contratto di finanziamento. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

Il credito da restituzione relativo al finanziamento agevolato concesso dalla Pubblica Amministrazione, anche attraverso soggetti terzi, gode del privilegio generale previsto dal comma 5 dell’art. 9 D.Lgs.123/98 sia in caso di risoluzione di diritto dal contratto medesimo verificatasi ex art. 1456 cc che in caso di revoca del finanziamento in considerazione della natura sostanzialmente equivalente del credito da restituzione. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)

La causa fondate la causa del privilegio generale in ipotesi di interventi di sostegno pubblico per lo sviluppo di attività produttive revocati e/o risolti di diritto è  quella della restituzione allo Stato del denaro che tramite soggetti abilitati viene dato agli imprenditori per finalità pubbliche precisate nello stesso d. Lgs. 123/98. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 29 Dicembre 2015.


Clausola risolutiva espressa – Pronuncia dichiarativa ex art. 1456 c.c. – Presupposti – Principio della buona fede .
Anche in presenza di clausola risolutiva espressa, i contraenti sono tenuti a rispettare il principio generale della buona fede ed il divieto di abuso del diritto, preservando l'uno gli interessi dell'altro. Il potere di risolvere di diritto il contratto avvalendosi della clausola risolutiva espressa, in particolare, è necessariamente governato dal principio di buona fede, da tempo individuato dagli interpreti sulla base del dettato normativo (art. 1175, 1375, 1356, 1366, 1371, c.c., ecc.) come direttiva fondamentale per valutare l'agire dei privati e come concretizzazione delle regole di azione per i contraenti in ogni fase del rapporto (precontrattuale, di conclusione e di esecuzione del contratto). Il principio di buona fede si pone allora, nell'ambito della fattispecie dell'art. 1456 c.c., come canone di valutazione sia dell'esistenza dell'inadempimento, sia del conseguente legittimo esercizio del potere unilaterale di risolvere il contratto, al fine di evitarne l'abuso ed impedendone l'esercizio ove contrario ad essa (ad esempio escludendo i comportamenti puramente pretestuosi, che quindi non riceveranno tutela dall'ordinamento). Dunque, pure in presenza della clausola risolutiva espressa, per il contraente non inadempiente vige il precetto generale ex art. 1375 c.c., il quale gli impone in primis di valutare la condotta di controparte in tale prospettiva collaborativa; quindi, sarà il giudice a dover valutare le condotte in concreto tenute da entrambe le parti del rapporto obbligatorio, allorché sia adito con la domanda volta alla pronuncia dichiarativa ex art. 1456 c.c. (cfr. Cass. 6 febbraio 2007, n. 2553); e, se da tale valutazione risulti che la condotta del debitore, pur realizzando sotto il profilo materiale il fatto contemplato dalla clausola risolutiva espressa, è conforme al principio della buona fede, ciò lo condurrà ad escludere la sussistenza dell'inadempimento tout court e, quindi, dei presupposti per dichiarare la risoluzione del contratto. L'inadempimento all'obbligazione, contrattualmente previsto come integrativo del potere di provocare in via potestativa la risoluzione del contratto, deve cioè essere effettivo, perché la previsione negoziale è da interpretare ed eseguire secondo buona fede. Il tema, quindi, attiene non al requisito soggettivo della colpa, ma a quello oggettivo della condotta inadempiente, che in concreto manca, laddove essa – secondo una lettura condotta alla stregua del canone della buona fede - risulti in concreto inidonea ad integrare la fattispecie convenzionale, onde implausibile, secondo il medesimo canone, risulti l'esercizio del diritto di risoluzione da parte dell'altro contraente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 23 Novembre 2015, n. 23868.


Contratto di somministrazione del gas – Sospensione e interruzione – Differenze – Conseguenze.
La sospensione temporanea della fornitura del gas, per il mancato pagamento di alcune bollette, nell’ambito di un rapporto di somministrazione consente la riattivazione dell’erogazione a fronte del pagamento delle bollette medesime, mentre l’interruzione della fornitura ne esclude la riattivazione ed impone la attivazione di una nuova fornitura e dunque di un nuovo rapporto contrattuale di somministrazione. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 25 Giugno 2015.


Contratto di somministrazione - Somministrazione idrica - Mancato pagamento della fornitura e sospensione dell'erogazione dell'acqua - Legittimità - Condizioni.
Non è vessatoria la clausola del contratto di somministrazione idrica che prevede in caso di mancato pagamento di due fatture da parte dell’utente che l'ente erogatore possa sospendere l’erogazione dell’acqua previo invio di un preavviso con il quale si intima il pagamento entro quindici giorni dal ricevimento del preavviso stesso pena la sospensione della somministrazione dell'acqua. (Michele De Palma) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 16 Dicembre 2014.


Contratto di mutuo - Accettazione da parte della banca del pagamento delle rate di mutuo in misura inferiore a quella pattuita - Comportamento contrario alla volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa - Notifica dell'atto di precetto - Violazione dei principi di buona fede e correttezza nell'adempimento dell'esecuzione del contratto..
E' contrario ai principi di buona fede e correttezza nell'adempimento e nell'esecuzione del contratto il comportamento della banca che, dopo aver accettato dal coobbligato il pagamento, per oltre tre anni, della metà della rata di mutuo, dia corso all'azione esecutiva avvalendosi della clausola risolutiva espressa. (Nel caso di specie, è stata accolta, in sede di reclamo, l'istanza di sospensione dell'esecuzione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 31 Marzo 2014.


Mutuo Fondiario – Risoluzione contrattuale – Art. 40, secondo comma, T.U.B. – Fattispecie diverse – Ammissibilità..
In tema di risoluzione del contratto di mutuo fondiario, al di fuori dell’ipotesi espressamente contemplata dall’art. 40, secondo comma, del D. Lgs. n. 385 del 1993 (c.d. Testo Unico Bancario), trova applicazione la disciplina ordinaria sulla risoluzione contrattuale per inadempimento (in particolare, gli artt. 1453-1455-1456 cod. civ.), con la conseguenza che l’istituto di credito mutuante può invocare la risoluzione del mutuo non solo nell’ipotesi di ritardato pagamento delle rate per sette volte anche non consecutive, ma anche al verificarsi delle ulteriori e diverse fattispecie previste dalle parti nel contratto medesimo. (Valerio Colandrea) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 29 Ottobre 2013.


Leasing - Risoluzione per inadempimento - Clausola risolutiva espressa - Dichiarazione di avvalersene - Inequivocità - Necessità..
La condotta dell’intermediario, che dichiara di voler proseguire i tre contratti di leasing in essere, salvo intimare per iscritto (il giorno successivo) la loro risoluzione a causa di un non meglio precisato mancato pagamento dei canoni, risulta manifestamente contraddittoria; come tale, inidonea ad integrare una manifestazione inequivoca della volontà di avvalersi della clausola risolutiva espressa, presupposto, da cui l’art. 1456 c.c. fa dipendere la cessazione automatica degli effetti del contratto. Ne consegue che permane in capo alla società il diritto alla prosecuzione del rapporto. (Michela Cortesi) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 19 Giugno 2012, n. 2092.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - In genere - Fallimento del compratore - Proposizione di domanda di risoluzione da parte del venditore - Ammissibilità - Esclusione - Anteriore avveramento di una condizione risolutiva del contratto - Irrilevanza - Utile esperibiltà dell'azione - Esclusivamente prima della dichiarazione di fallimento.
Il principio, in forza del quale, dopo il fallimento del compratore, il venditore non può proporre domanda di risoluzione, ancorché con riguardo a pregresso inadempimento del compratore medesimo, in considerazione dell'indisponibilità dei beni già acquisiti al fallimento a tutela della "par condicio creditorum", trova applicazione anche nell'analogo caso di domanda diretta a far accertare, sempre con riguardo ad anteriore inadempimento, l'anteriore avveramento di una condizione risolutiva del contratto stesso, con la conseguenza che, anche in tale ipotesi, la domanda resta utilmente esperibile solo prima della dichiarazione di fallimento (e sempreché, vertendosi in tema di immobili, sia stata debitamente trascritta). ( V 3471/77, mass n 387040; ( V 2252/71, mass n 353075). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1982, n. 6713.