LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO IV
Dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio

Art. 148

Concorso negli oneri (1)
TESTO A FRONTE

I. I coniugi devono adempiere l'obbligo di cui all'articolo 147, secondo quanto previsto dall'articolo 316-bis



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(1) Articolo sostituito dall'art. 3, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014. L'articolo sostituito recitava: «[I]. I coniugi devono adempiere l'obbligazione prevista nell'articolo precedente in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti legittimi o naturali, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari, affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli. [II]. In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro coniuge o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole. [III]. Il decreto, notificato agli interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo, ma le parti ed il terzo debitore possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica.[IV]. L'opposizione è regolata dalle norme relative all'opposizione al decreto di ingiunzione in quanto applicabili.[V]. Le parti ed il terzo debitore possono sempre chiedere, con le forme del processo ordinario, la modificazione e la revoca del provvedimento».

GIURISPRUDENZA

Matrimonio - Diritti e doveri dei coniugi - Educazione, istruzione e mantenimento della prole - Obbligo al mantenimento ex art. 148 c.c., ovvero agli alimenti ex art. 433 c.c. in capo agli ascendenti - Sussistenza - Condizioni.
L'obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l'altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. Pertanto, l'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli - che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori - va inteso non solo nel senso che l'obbligazione degli ascendenti è subordinata e, quindi, sussidiaria rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l'altro genitore è in grado di mantenerli; così come il diritto agli alimenti ex art. 433 c.c., legato alla prova dello stato di bisogno e dell'impossibilità di reperire attività lavorativa, sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Maggio 2018, n. 10419.


Famiglia – Obbligo di mantenimento dei figli – Genitore inadempiente – Sufficienti risorse dell’altro genitore – Obbligo dell’ascendente del genitore inadempiente – Non sussiste.
L’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere ai loro doveri nei confronti dei figli va inteso non solo nel senso che l’obbligazione degli ascendenti è subordinata, e quindi sussidiaria, rispetto a quella, primaria, dei genitori, ma anche nel senso che agli ascendenti non ci si possa rivolgere per un aiuto economico per il solo fatto che uno dei due genitori non dia il proprio contributo al mantenimento dei figli, se l’altro genitore è in grado di mantenerli; il diritto agli alimenti ex art.433 c.c. sorge solo qualora i genitori non siano in grado di adempiere al loro diretto e personale obbligo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 02 Maggio 2018, n. 10419.


Filiazione naturale – Riconoscimento giudiziale della paternità – Obbligo di mantenimento – Retroattività – Prescrizione – Responsabilità per inadempimento degli obblighi genitoriali – Prova del danno – Valutazione equitativa.
Il genitore che, omettendo il riconoscimento, obbliga il figlio ad intraprendere l’azione giudiziale per l’accertamento del rapporto di filiazione non può giovarsi del conseguente ritardo: ne deriva che la prescrizione del diritto al mantenimento non decorre dalla nascita, ma dal momento dell’accertamento giudiziale della paternità (o maternità). Tuttavia, poiché la prestazione degli alimenti in favore dei figli costituisce un’obbligazione di durata, il termine quinquennale per la prescrizione non decorre unitariamente, bensì dalla data delle singole scadenze in relazione alle quali sorge l’interesse a ciascun adempimento.

Premesso che la sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento, essa comporta per il genitore l’adempimento degli obblighi derivanti dalla filiazione legittima, compreso l’obbligo di mantenimento il quale ha efficacia retroattiva.

Il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli sussiste per il solo fatto di averli generati, e non viene meno neppure per il fatto che l’altro genitore abbia provveduto integralmente alle esigenze dei figli. L’inadempimento di quegli obblighi costituisce un illecito civile riconducibile nell’alveo delle previsioni dell’art.2043 c.c., con la conseguente esperibilità, laddove determini la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, dell’azione per il ristoro del danno non patrimoniale.

Il danno da privazione della figura paterna determina una grave lesione della sfera dei diritti della persona tutelati dalle previsioni costituzionali, e può essere provato attraverso il ricorso a presunzioni semplici nonché attraverso il ricorso a nozioni di comune esperienza. Esso deve essere quantitativamente determinato con il criterio equitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 04 Luglio 2017.


Responsabilità genitoriale - Illecito endofamiliare - Abbandono del figlio - Diritto alla qualità di figlio - Danno non patrimoniale di natura esistenziale - Danno biologico.
La responsabilità (già potestà) genitoriale, declinata secondo gli obblighi specificati dagli artt. 147 e 148 c.c., di diretta derivazione costituzionale (artt. 2 e 30 Cost.) sorge al momento della nascita del figlio, discende dal mero fatto della procreazione e non cessa per effetto della separazione o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. La consapevole condotta abbandonica del genitore, purché abbia natura dolosa, è una chiara violazione dei doveri nascenti dal rapporto di filiazione e dà luogo ad illecito endofamiliare e al conseguente risarcimento del danno non patrimoniale ex artt. 2043 e 2059 c.c. derivante dalla lesione del diritto alla qualità di figlio, rientrante nel novero dei diritti costituzionalmente garantiti. Non esiste, però, alcun automatismo tra detta violazione e il risarcimento del danno poiché quest’ultimo non è in re ipsa ma è necessario che la condotta del genitore abbia prodotto un danno ingiusto da perdita, privazione e preclusione, inquadrabile nella categoria del danno non patrimoniale di natura esistenziale. Nessun rilievo ha, invece, la circostanza che la condotta genitoriale non abbia prodotto nel figlio anche un danno (biologico) alla salute apprezzabile in termini di malattia. (Irene Crea) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Giugno 2014.


Obbligo di mantenimento dei figli maggiorenne – Cessazione – Requisiti ed oneri probatori.

Obbligo di mantenimento dei figli – Stato di disoccupazione – Eliminazione dell’assegno – Esclusione – Occupazione anche saltuaria – Capacità lavorative.
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L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli, secondo le regole degli artt. 147 e 148 cod. civ., non cessa, ipso facto, con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso (Cass. Civ., sezione I, n. 19589 del 26 settembre 2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non può essere eliminato per il solo fatto della disoccupazione e può essere fissato in misura sostenibile sulla base delle capacità lavorative del genitore e della possibilità di reperire occupazione anche saltuaria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2013, n. 24424.


Separazione – Ripartizione delle spese straordinarie – Sperequazione dei redditi – Onere delle spese in pari misura – Esclusione..
L’onere di partecipazione alle spese straordinarie, una volta rilevata la sensibile sperequazione dei redditi tra le parti, non può essere ripartita in misura pari; deve essere infatti rispettato il principio di proporzionalità imposto dagli artt. 147 e 148 c.c.(cfr. in parte motiva Cass. 2 luglio 2007 n. 14965). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Ottobre 2013.


Doveri verso i figli – Concorso negli oneri – Ordine di pagamento con decreto ex art. 148, comma 2, c.c. – Opposizione – Inammissibilità dell’istanza di sospensione dell’esecutorietà ex art. 649 c.p.c...
Nel corso del procedimento di opposizione al decreto concesso ai sensi dell’art. 148, comma 2, c.c., non è ammissibile l’istanza di sospensione dell’esecutorietà, dovendosi avere riguardo al tenore letterale della norma processuale (che limita la sospensione al decreto concesso ex art. 642 c.p.c.) nonché al favor minoris. (Antonino Di Somma) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 06 Agosto 2013.


Separazione – Provvedimento del giudice – Imposizione dell’obbligo di pagamento del 50% delle rate del mutuo contratto per l’acquisto della casa coniugale – Decisione ex officio in assenza di domanda sul punto del coniuge – Legittimità – Sussiste..
Il giudizio di opposizione ex art. 148 c.c. è costituito dalla cognizione piena della controversia e la relativa decisione può consistere non solo nella conferma o nella revoca del decreto, ma anche in una statuizione parzialmente modificativa. Del resto è lo stesso art. 148 c.c. che prevede la possibilità di richiedere modificazione o revoca del provvedimento. Va per di più considerata che, per ragioni di economia processuale, il giudice, stante anche la possibilità di provvedere di ufficio riguardo ai minori, può esaminare profili di novità successivi al ricorso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Luglio 2013, n. 17831.


Mantenimento dei figli – Esonero – Stato di disoccupazione – Esclusione..
Il genitore è tenuto a contribuire al mantenimento dei figli anche se disoccupato, dovendosi attivare per fare tutto il possibile per garantire il soddisfacimento delle minime esigenze di vita dei figli; ciò in quanto l’art. 148 c.c. valorizza la capacità di lavoro professionale del genitore e, quindi, non solo i redditi effettivi ma anche i redditi che il genitore ha la capacità di conseguire in futuro (Cass. civ., 14 luglio 2010 n. 16551); lo stato di disoccupazione, dunque, non esime dalla corresponsione di un contributo per il mantenimento dei figli non essendo, certo, sufficiente a tal fine allegare meramente uno stato di assenza di lavoro, dovendosi verificare, avuto riguardo a tutte le circostanze concrete del caso, la possibilità del coniuge richiedente di collocarsi o meno utilmente, ed in relazione alle proprie attitudini, nel mercato del lavoro (Cass. Civ., Sez. I, Sentenza 27 Dicembre 2011 n. 28870). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 04 Luglio 2013.


Mantenimento della prole - Concorso degli ascendenti - Presupposti..
L'art. 148, comma 2, c.c. va interpretato nel senso che l’obbligo di concorso degli ascendenti deve ritenersi sussistente non solo nei casi di impossibilità oggettiva di provvedere al mantenimento della prole da parte dei genitori ma anche in quello di omissione volontaria da parte di costoro nei confronti dei figli posto che scopo della norma è quello di salvaguardare in modo assoluto i minori e con la necessaria celerità. Tribunale Mantova, 22 Novembre 2012.


Misura cautelare ex art. 148 c.c. - Attiviazione solo prima della presentazione del ricorso per separazione..
La misura cautelare prevista dall’art. 148 c.c. può essere ammissibile solo se non venga attivato ricorso per separazione giudiziale; è del tutto evidente che, una volta pronunciatosi il Presidente del Tribunale ex art. 708 c.p.c., una misura siffatta sia destinata a perdere efficacia e ad essere assorbita con l’ordinanza che provvede sul mantenimento del coniuge economicamente più debole e della prole (v. Cass. Civ. 5948/1985). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Trani, 19 Novembre 2012.