LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO I
Della vendita
SEZIONE II
Della vendita di cose mobili
PARAGRAFO 3
Della vendita con riserva della proprietà

Art. 1526

Risoluzione del contratto
TESTO A FRONTE

I. Se la risoluzione del contratto ha luogo per l'inadempimento del compratore, il venditore deve restituire le rate riscosse, salvo il diritto a un equo compenso per l'uso della cosa, oltre al risarcimento del danno.

II. Qualora si sia convenuto che le rate pagate restino acquisite al venditore a titolo d'indennità, il giudice, secondo le circostanze, può ridurre l'indennità convenuta.

III. La stessa disposizione si applica nel caso in cui il contratto sia configurato come locazione, e sia convenuto che, al termine di esso, la proprietà della cosa sia acquisita al conduttore per effetto del pagamento dei canoni pattuiti.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Contratto di leasing - Fallimento pendente al 16 luglio 2006 - Distinzione tra leasing di godimento e traslativo - Conseguenze in ordine all'applicazione dell'art. 1526 c.c. - Art. 72-quater l.fall. -  Applicabilità - Esclusione.
In tema di verifica dello stato passivo nei fallimenti pendenti alla data del 16 luglio 2006, nel caso di contratto di "leasing" occorre sempre distinguere a seconda che si tratti di "leasing" finanziario o traslativo, solo per quest'ultimo potendosi utilizzare, in via analogica, l’art. 1526 c.c., mentre non può invocarsi l’art. 72 quater l.fall., come introdotto dal d.lgs. n. 5 del 2006, trattandosi di norma espressamente applicabile soltanto nelle procedure concorsuali aperte successivamente alla predetta data. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2018, n. 3945.


Locazione finanziaria – Distinzione leasing godimento e traslativo – Causa concreta del contratto – Differenza per prescrizione e risoluzione per inadempimento – Sussiste

Distinzione leasing godimento e traslativo – Persistente attualità a seguito della modifica dell’art. 72 L.F

Clausola penale – Riconoscimento alla parte non inadempiente del diritto a ricevere ciò che avrebbe ricevuto nel caso di esecuzione del contratto – Manifesta eccessività – Non sussiste

Compensazione totale o parziale spese di lite – Reciproca soccombenza – Accoglimento domanda per importo inferiore al domandato – Sussiste
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La differenza tra leasing di godimento e leasing traslativo riguarda la causa concreta del contratto: nel leasing di godimento, si prevede che la res esaurisca la sua utilità economica entro un determinato periodo di tempo, che coincide di regola con la durata del rapporto; nel leasing traslativo, si intende viceversa realizzare un preminente e coessenziale effetto traslativo, dato che il bene è destinato a conservare, alla scadenza del rapporto, un valore residuo particolarmente apprezzabile per l’utilizzatore, in quanto notevolmente superiore al prezzo di riscatto, cosicché tale riscatto non costituisce così un’eventualità marginale ed accessoria, ma rientra nella funzione delle parti assegnata al contratto. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La distinzione tra leasing di godimento e traslativo, rilevante ai fini della prescrizione ex artt. 2948 numeri 3 o 4 c.c. o 2946 c.c. e soprattutto ai fini dell’applicabilità dell’articolo 1458 o 1526 c.c. in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, rimane valida anche dopo la modifica dell’articolo 72 L.F. ad opera del D.L. n. 354/2003, il quale ha unitariamente disciplinato gli effetti della risoluzione del contratto di leasing in caso di fallimento: infatti, tale unitaria disciplina si applica alla sola sede fallimentare, poiché l’articolo 72 L.F. trova applicazione solo nel caso in cui il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore, mentre, ove si sia già anteriormente risolto, occorre continuare distinguere a seconda che si tratti di leasing finanziario o traslativo, dovendosi per quest’ultimo utilizzare l’art. 1526 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Non è manifestamente eccessiva ai sensi dell’articolo 1384 c.c. una clausola penale che, in caso di risoluzione per inadempimento, garantisca alla parte non inadempiente il diritto di ricevere ciò che avrebbe ricevuto in caso di corretto adempimento alle obbligazioni contrattuali ad opera di controparte. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La compensazione totale o parziale delle spese di lite per reciproca soccombenza ex art. 92 comma 2 c.p.c., può essere effettuata non solo per accoglimento di una sola delle plurime domande azionate, ma anche per accoglimento di soli alcuni capi di un’unica domanda, ovvero di accoglimento dell’unica domanda per un importo inferiore sotto il profilo quantitativo da quello domandato. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 02 Novembre 2017.


Contratto di leasing traslativo - Risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore - Applicabilità delle norme in materia di vendita con riserva di proprietà (art. 1526 c.c.) - Obbligo della restituzione del bene locato e sua importanza ai fini dell’equilibrio del contratto - Restituzione della cosa locata quale condizione per il sorgere del diritto dell’utilizzatore alla restituzione dei canoni versati - Sussistenza.
Al contratto di leasing traslativo, nel caso di sua risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, si applica l’art. 1526 c.c. dettato in tema di vendita con riserva della proprietà; pertanto, l’utilizzatore ha diritto alla restituzione dei canoni versati ed il concedente ha diritto alla restituzione della cosa, oltre che ad un equo compenso per il suo uso e al risarcimento del danno. Nondimeno, in virtù del carattere fondamentale, nell’equilibrio del contratto, dell’obbligo dell’utilizzatore di restituzione del bene, l’utilizzatore ha diritto alla restituzione delle rate riscosse, soltanto ove abbia previamente provveduto alla restituzione del bene locato in favore del concedente. (Giorgio Barbieri) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Settembre 2017.


Leasing - Natura traslativa - Risoluzione contrattuale - Derogabilità dell’art. 1526 c.c. - Risarcimento del danno.
In caso di risoluzione contrattuale è applicabile al leasing traslativo il regime dell’art. 1526 c.c. in tema di vendita con riserva della proprietà.

L’obbligo di restituzione dei canoni versati dall’utilizzatore inadempiente, previsto dal primo comma dell’art. 1526 c.c., può essere derogato prevedendo che dette somme siano trattenute dal concedente.

La somma dei canoni trattenuti dal concedente e dell’indennizzo contrattuale a questi spettante non può eccedere quanto gli sarebbe spettato in ipotesi di normale svolgimento del rapporto contrattuale, risolto per inadempimento dell’utilizzatore. (Gianluigi Iannetti) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 07 Dicembre 2016.


Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali.
Deve ritenersi integrata una fattispecie di leasing traslativo allorquando il pagamento dei canoni per il periodo concordato assicuri al concedente anche una componente di corrispettivo del prezzo di alienazione del bene, giacché la somma da versarsi a titolo di opzione di acquisto al termine della c.d. “locazione” appare con tutta evidenza di gran lunga inferiore rispetto al valore intrinseco del bene. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 30 Novembre 2016.


Leasing traslativo – Definizione e risoluzione – Risoluzione del contratto di leasing traslativo – Verifica giudiziale clausole contrattuali.
Le clausole previste per la risoluzione di contratti di leasing traslativi devono essere sottoposte (in caso di contestazione ex art. 1384 c.c.) a verifica giudiziale sulla scorta del criterio generale desumibile dall’art. 1526 per la vendita con riserva di proprietà, di modo che sia evitata l’indebita locupletazione della parte concedente per effetto dell’acquisizione sia dei corrispettivi della locazione, sia del bene oggetto del contratto, laddove una parte dell’intrinseco valore di quest’ultimo risulti già inglobata negli importi dei canoni. (Stefania Urbinati) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 30 Novembre 2016.


Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto pendente alla data di dichiarazione di fallimento – Applicazione della disciplina di cui all’art. 72 quater l. fall. – Ammissibilità.
L’introduzione nell’ordinamento dell’art. 72 quater l. fall. non consente di ritenere superata la tradizionale distinzione tra leasing finanziario e traslativo e le differenti conseguenze che da essa derivano nell’ipotesi di risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore, e pertanto l’art. 72 quater l. fall. trova corretta applicazione soltanto quando il contratto di leasing sia pendente al momento del fallimento dell’utilizzatore. (Studio legale prof. avv. Oreste Cagnasso e Associati) (riproduzione riservata) Appello Torino, 29 Novembre 2016.


Fallimento – Locazione finanziaria – Contratto risolto in data anteriore alla dichiarazione di fallimento – Applicazione della disciplina di cui 1526 c.c. – Ammissibilità.
Nel caso in cui il contratto di leasing traslativo sia stato risolto in data anteriore alla dichiarazione di fallimento trova applicazione l’art. 1526 c.c. e l’utilizzatore, riconsegnato il bene, ha diritto alla restituzione delle rate riscosse, mentre al contempo il concedente ha diritto al riconoscimento di un equo compenso per l’uso della cosa, il quale comprende la remunerazione del godimento del bene, il deprezzamento conseguente alla sua incommerciabilità come nuovo e il logoramento per l’uso, oltre al risarcimento del danno. (Studio legale prof. avv. Oreste Cagnasso e Associati) (riproduzione riservata) Appello Torino, 29 Novembre 2016.


Locazione finanziaria – Risoluzione – Equo compenso ex art. 1526 c.c. – Quesito al CTU.
In caso di risoluzione del contratto di locazione finanziaria, il CTU potrà determinare l'equo compenso ex art. 1526 c.c. per l'uso dell'immobile tenendo conto della remunerazione per il godimento del bene, del deprezzamento conseguente al decorso del tempo ed alla sua non commerciabilità come nuovo, oltre che del logoramento per l'uso e dell’eventuale danneggiamento, verificando, altresì l'importo delle rate già pagate dall'utilizzatore così da determinare il rapporto dare/avere tra le parti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 04 Ottobre 2016.


Contratto di leasing risolto anteriormente al fallimento – Art. 72-quater, L.F. – Inapplicabilità – Validità dei principi distintivi tra leasing traslativo e leasing di godimento – Sussiste – Art. 1526 c.c. e leasing traslativo – Applicabilità – Azione di ripetizione delle rate pagate dal fallito – Inammissibilità della domanda in caso di avvenuta ammissione del restante credito della società di leasing – Sussiste.
Al contratto di leasing risolto anteriormente alla dichiarazione di fallimento del conduttore non si applica l'art. 72-quater, L.F., essendo tale norma applicabile ai soli contratti pendenti al momento della dichiarazione di fallimento.
Continuano invece a trovare applicazione i principi distintivi tra leasing traslativo e leasing di godimento, con applicazione nel primo caso dell'art. 1526 c.c. in punto alla ripetizione delle rate pagate, salvo equo indennizzo.
L'avvenuta ammissione al passivo del credito della società di leasing, relativamente alle rate scadute e non pagate proprio sul presupposto dell'intervenuta risoluzione del contratto, è preclusiva dell'azione di ripetizione e rende inammissibile la relativa domanda della curatela. (Antonino Desi) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 02 Agosto 2016.


Locazione finanziaria - Causa del contratto - Vendita - Esclusione - Finanziamento dell'utilizzatore - Garanzia reale per la restituzione del finanziamento.
Non può ritenersi risolutiva, al fine di determinare la riconducibilità del leasing al negozio di vendita con patto di riservato dominio, la tradizionale distinzione fra leasing di godimento e leasing traslativo.

La società di leasing svolge un ruolo di intermediazione finanziaria, concedendo in uso all’utilizzatore un bene scelto direttamente da quest’ultimo ed acquistato dalla concedente da un terzo soggetto, con il precipuo scopo di assicurarsi una garanzia reale per la restituzione del finanziamento erogato.

A questo schema contrattuale è quindi estraneo lo scopo della rivendita del bene all’utilizzatore, come noto condizionata all’opzione di acquisto da parte di quest’ultimo.

La causa del contratto di leasing non può, pertanto, essere ricondotta semplicemente al trasferimento di proprietà contro l’acquisizione di un corrispettivo versato ratealmente, sinallagma che invece caratterizza il contratto di vendita con riserva di proprietà.

La funzione economica del contratto di leasing va ravvisata prevalentemente nel finanziamento dell’utilizzatore: il concedente si impegna ad acquistare un bene indicatogli dall’utilizzatore e ad immettere quest’ultimo nel possesso del bene, a fronte di un canone di locazione periodico che, da un lato integra il corrispettivo per il godimento del bene, dall’altro mira alla ricostituzione del patrimonio della società concedente, con la restituzione del prezzo utilizzato per l’acquisto del bene e la corresponsione degli interessi corrispettivi del “prestito” ottenuto e dalla correlata immobilizzazione della somma impiegata dal concedente per l’acquisto (conforme, per tutte, Trib. di Milano, 6 maggio 2014). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 03 Maggio 2016.


Locazione finanziaria - Regolazione dello scioglimento del contratto di leasing - Applicazione dell'articolo 1526 c.c. - Esclusione - Applicazione della nuova normativa dettata in ambito concorsuale - Equo contemperamento degli interessi dei contraenti.
Per quanto la disciplina di cui all’art. 72-quater l. fall., sia all’evidenza dettata per l’ipotesi specifica in cui lo scioglimento anticipato del contratto consegua alla dichiarazione di fallimento dell’utilizzatore, evento che tra l’altro prescinde da profili inerenti al corretto adempimento dell’obbligazione di versare i canoni alle rispettive scadenze, è tuttavia altrettanto indubbio che l’introduzione della disciplina di cui all’art. 72-bis l. fall., così come della previsione di cui all’art. 169-bis ultimo comma l. fall., relativa allo scioglimento del contratto di leasing in corso di esecuzione al momento dell’apertura della procedura di concordato preventivo, si porti con sé la conseguenza del superamento della tradizionale distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento, e la necessità di garantire che dallo scioglimento del vincolo contrattuale, da qualunque causa esso dipenda, discendano conseguenze giuridiche che non si risolvano nell’indebito arricchimento dell’una piuttosto che dell’altra parte.

E’ quindi legittimo che la regolamentazione delle conseguenze dell’anticipato scioglimento del contratto di leasing si discosti da quanto previsto dall’art. 1526 c.c. per il contratto tipico della vendita con patto di riservato dominio, ed abbia quale obiettivo l’equo contemperamento degli interessi patrimoniali dei contraenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 03 Maggio 2016.


Fallimento - Locazione finanziaria - Contratto risolto in data anteriore al fallimento - Applicazione della disciplina di cui all'articolo 72-quater l.f. - Esclusione - Distinzione tra leasing finanziario e leasing traslativo .
Nell'ipotesi in cui il contratto di leasing si sia risolto per inadempimento dell'utilizzatore prima del fallimento di quest'ultimo, la norma che viene in rilievo non è l'articolo 72-quater legge fall., che presuppone la pendenza del contratto, bensì l'art. 72, comma 5, legge fall. che, recependo l'orientamento accolto dalla prevalente giurisprudenza prima della riforma, sancisce l'opponibilità alla massa dell'azione di risoluzione promossa anteriormente al fallimento.

In tal caso conserva validità il distinguo tra leasing di godimento e leasing traslativo ed il concedente può far valere nei confronti del fallimento la domanda di risoluzione del contratto ai sensi dell'articolo 1458, comma 1, c.c. o ai sensi dell'articolo 1526 c.c., ferma la necessità di insinuarsi al passivo qualora con la domanda di risoluzione siano proposte anche domande restitutorie o risarcitorie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 2016, n. 2538.


Leasing - Risoluzione per inadempimento - Clausola cd. "scaduto + scadere attualizzato - bene" - Determinatezza - Assenza di indebiti vantaggi per la società concedente.
L'eccezione di nullità del contratto di locazione finanziaria per indeterminatezza della clausola relativa all'obbligo di detrarre dal credito vantato per canoni scaduti, canoni a scadere e importo del riscatto il prezzo di rivendita del bene è manifestamente infondata, sia perché la stessa non incide sul contenuto essenziale del contratto, ma si limita a disciplinare gli effetti della risoluzione, sia perché la supposta indeterminatezza della clausola accessoria non sussiste, risultando evidente che la futura ipotetica rivendita a terzi del bene è inevitabilmente soggetta alle condizioni di mercato, che costituiscono un limite oggettivo e non arbitrario, non superabile unilateralmente, nè dalla volontà del concedente, nè da quella dell'utilizzatore, parimenti interessate a massimizzare il realizzo al fine di soddisfare il rispettivo interesse contrattuale (da un lato per avvicinare l'adempimento del corrispettivo, dall'altro per minimizzare il proprio inadempimento).
La clausola cd. "scaduto + scadere attualizzato - bene", lungi dal contraddire il disposto dell'art. 1526 c.c., ne dà un'interpretazione pattizia concreta, facendo sì che il valore residuo del bene al momento della risoluzione non venga locupletato interamente dal concedente, ma vada ad alleggerire il rimanente debito finale dell'utilizzatore.
Siccome l'equo compenso evocato dalla norma di cui all'art. 1526 c.c. dipende appunto dal residuo valore effettivo del bene, la previsione di defalcare dal debito residuo dell'utilizzatore il prezzo realizzato dal concedente mediante la rivendita del bene a terzi vale per l'effetto a rendere gli esborsi parziali del primo congrui al costo del godimento temporaneo del bene in proprietà del secondo e, di conseguenza, rivela l'infondatezza della pretesa di ridurre ad equità la penale che, per questa via, già trova un assetto economico più che accettabile. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Firenze, 22 Ottobre 2015.


Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Distinzione - Risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore - Incidenza dell'art. 72 quater legge fall. sull'applicabilità dell'art. 1526 cod. civ. - Esclusione.
L'introduzione nell'ordinamento, tramite l'art. 59 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, dell'art. 72-quater legge fall. non consente di ritenere superata la tradizionale distinzione tra leasing finanziario e traslativo, e le differenti conseguenze (nella specie, l'applicazione in via analogica dell'art. 1526 cod. civ. al leasing traslativo) che da essa derivano nell'ipotesi di risoluzione del contratto per inadempimento dell'utilizzatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Aprile 2015, n. 8687.


Leasing traslativo – Applicabilità art 1526 cc e inapplicabilità art 72 quater LF fuori dal fallimento – Riduzione clausola penale.
In caso di risoluzione del leasing traslativo per inadempimento dell'utilizzatore si ha l'applicazione analogica dell'art 1526 c.c. Ove poi le parti abbiano pattuito che, avvenuta la risoluzione del contratto, il concedente ha diritto di trattenere i canoni corrisposti dall'utilizzatore, si è in presenza di una clausola penale, la quale deve essere assoggettata alla valutazione di manifesta eccessività ai sensi dell'art 1384 c.c.
Quanto all'applicazione al rapporto dell'art 72 quater l.f., ritiene il collegio che trattasi di norma speciale non suscettibile di essere applicata al di fuori del fallimento, in quanto lo scioglimento del contratto è fenomeno diverso dalla risoluzione per inadempimento. (Nicola Stiaffini) (riproduzione riservata)
Lodo Arbitrale Siena, 07 Aprile 2015.


Leasing traslativo - Inadempimento dell'utilizzatore - Diritto del concedente alla restituzione del bene - Prova dell'avvenuta restituzione - Onere dell'utilizzatore.
In tema di leasing traslativo, in caso di inadempimento dell'utilizzatore, il concedente ha sempre diritto alla restituzione del bene, spettando al primo provare di aver provveduto alla restituzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Febbraio 2015, n. 3381.


Leasing traslativo - Applicabilità dell'art. 1526 c.c. - Possibilità di riduzione equitativa della penale.
Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all'art.1526 c.c. in tema di vendita con riserva della proprietà, la quale comporta, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti ed il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell'utilizzo dei beni, tale da remunerare il solo godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi; ne consegue che il concedente, mantenendo la proprietà del bene ed acquisendo i canoni maturati fino al momento della risoluzione, non può conseguire un indebito vantaggio derivante dal cumulo della somma dei canoni e del residuo valore del bene.

Nell'ambito della riconduzione ad equità delle prestazioni conseguenti alla risoluzione contrattuale, è possibile la riduzione equitativa delle penale ex art. 1384 c.c. allorquando quest'ultima appaia eccessiva in rapporto a tutti gli aspetti economici del contratto e, in particolare, all'entità risultante dalla pura sommatoria, in funzione di liquidazione anticipata del danno, di tutti i canoni locativi: scaduti e ancora a scadere. La riduzione equitativa della penale ex art. 1384 c.c. presuppone però per il suo esercizio la deduzione in giudizio, ad opera delle parti, degli elementi fattuali denotanti l'eccessività in rapporto alla fattispecie complessiva. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 10 Febbraio 2015, n. 2491.


Sale and lease back - Illiceità - Effetto salvifico della clausola marciana - Condizioni - Procedimento di stima del bene entro tempi certi e con modalità definite - Valutazione imparziale - Previsione di un prezzo giusto per la perdita del bene - Restituzione del surplus - Consolidamento dell'effetto traslativo già realizzato

Leasing traslativo - Applicazione dell'articolo 1526 c.c.
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Perché la c.d. clausola marciana possa conseguire l'effetto di superare i profili di possibile illiceità del lease back, occorre che essa preveda, per il caso ed al momento dell'inadempimento, ossia quando si attuerà coattivamente la pretesa creditoria (art. 1851 c.c.), un procedimento volto alla stima del bene, entro tempi certi e con modalità definite, che assicurino la presenza di una valutazione imparziale, in quanto ancorata a parametri oggettivi automatici, oppure affidata a persone indipendente ed esperta, la quale a detti parametri farà riferimento (art. 1349 c.c.), al fine della corretta determinazione dell'an e del quantum della eventuale differenza da corrispondere all'utilizzatore. La pratica degli affari potrà poi prevedere diverse modalità concrete di stima, purché siano rispettati detti requisiti. L'essenziale è che dalla struttura del patto risulti che le parti abbiano in anticipo previsto che, nella sostanza dell'operazione economica, il debitore perderà eventualmente la proprietà del suo bene per un prezzo giusto, determinato al tempo dell'inadempimento, perché il surplus gli sarà senz'altro restituite. Non è invece necessario che la clausola marciana subordini, altresì, alla condizione del pagamento della differenza l'acquisizione del bene da parte del creditore: infatti, così come per il divieto di cui all'articolo 2744 c.c., anche la clausola marciana può essere in concreto articolata non solo nel senso di ancorare all'inadempimento il trasferimento della proprietà del bene, ma pure il consolidamento dell'effetto traslativo già realizzato, che si verificherà solo ove sia corrisposta l'eventuale differenza. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Al c.d. leasing traslativo si applica la disciplina d uscì ell'articolo 1526 c.c. in tema di vendita con riserva della proprietà, disciplina di carattere inderogabile e non sussidiaria della volontà delle parti, comportando essa, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti, salvo il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell'utilizzo dei beni (tale da remunerare il solo godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi), oltre al risarcimento del danno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 28 Gennaio 2015, n. 1625.


Leasing traslativo – Risoluzione anticipata – Nullità della clausola

Leasing traslativo – Risoluzione anticipata – Arricchimento indebito – Nullità della clausola
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Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all’art. 1526 c.c., la quale comporta, in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell’utilizzo dei beni, tale da remunerare il godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

Nel caso di risoluzione anticipata del contratto di leasing traslativo, ove il concedente cumulasse il residuo valore del bene con l’importo dei canoni già corrisposti, egli conseguirebbe un arricchimento senza causa, vietato dall’ordinamento giuridico. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)
ABF Roma, 05 Dicembre 2014, n. 8227.


Leasing traslativo – Applicabilità analogica art. 1526 cc – Restituzione del bene – Domanda proposta prima della vendita o del riutilizzo del bene locato – Improponibilità.
In materia di leasing c.d. traslativo, la domanda dell'utilizzatore volta ad ottenere l’applicazione analogica dell'art.1526 c.c. in caso di inadempimento, con il relativo diritto alla restituzione dei canoni versati, salvo equo compenso e risarcimento del danno per il concedente, è improponibile quando il bene concesso in leasing, e restituito a seguito della risoluzione, non sia stato ancora rivenduto dal concedente. Senza conoscere, infatti, quale possa essere il ricavato dalla vendita del bene o dal suo riutilizzo, secondo il valore commerciale che il bene abbia allo stato, manca un presupposto essenziale per applicare la disciplina pattizia regolante gli effetti dell'anticipata risoluzione del contratto convenuta fra le parti, con la prevista compensazione della posizione debitoria dell'utilizzatrice con le somme ricevute in utile dalla concedente e la possibilità di riattribuzione dell'eccedenza eventuale al debitore stesso, che sola possa fare apprezzare se sussista un indebito vantaggio in favore della società finanziaria che giustifichi la sostituzione della disciplina legale a quella contrattuale, e quindi il ricorso alla norma di cui all'art. 1526 c.c.. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Dicembre 2014.


Contratti di leasing - Clausole risolutive - Applicazione analogica dell’articolo 1526 c.c. - Funzione - Clausola risolutiva c.d scaduto+scadere-bene.
La ratio dell’applicazione analogica dell’art. 1526 c.c. alle clausole risolutive espresse contenute nei contratti di leasing è solo quella di evitare l’ingiustificato pregiudizio che si verificherebbe per l’utilizzatore ove fosse consentito al concedente di ottenere un arricchimento indebito ed eccessivo, cumulando la somma di canoni incassati e da incassare al valore residuo del bene; ciò poteva verificarsi in presenza delle vecchie clausole in uso sino a qualche anno fa nella prassi commerciale (c.d. scaduto+scadere+bene). (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata)

La recente sentenza della Suprema Corte n. 888/2014 non afferma la nullità anche della diversa clausola c.d. scaduto+scadere-bene (che prevede per la concedente l’obbligo di riallocare il bene accreditandone all’utilizzatrice il ricavato), ma si limita a stigmatizzare la mancanza di termini prestabiliti e precisi per la riallocazione del bene, ponendo a carico del giudice di rinvio l’onere di valutare in concreto se la penale sia manifestamente eccessiva. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata)

Eccessività che, nel caso di specie, va esclusa: da un lato la concedente ha limitato la propria domanda alla differenza tra credito vantato in forza della clausola penale e presumibile valore di realizzo del bene (sicché va esclusa ogni possibilità di locupletazione da parte sua), dall’altro non è stata allegata dall’utilizzatrice nessuna doglianza circa un eventuale comportamento negligente della concedente successivo alla restituzione del bene. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 19 Maggio 2014.


Art. 1526 C.C. – Preminenza della previsione pattizia sulla regola codicistica..
A prescindere dalla natura, traslativa o di godimento del contratto di leasing, la disciplina pattizia prevale sulla norma codicistica dell’art. 1526 c.c., dettata in materia di vendita con riserva di proprietà, in quanto la locazione finanziaria costituisce una distinta tipologia contrattuale, caratterizzata dalla causa di finanziamento. (Lorenzo Barbieri) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 11 Aprile 2014.


Applicabilità art. 72 quater L.F. anche in ipotesi di risoluzione contrattuale ante fallimento – Ammissibilità.
Si ritiene condivisibile l’affermazione per cui la disciplina di cui all’art. 72 quater L.F. sarebbe invocabile non solo nel caso di scioglimento del contrato effettuato dal curatore, ma anche nei casi di risoluzione del leasing ante fallimento. Si osserva, infatti, che vi è analogia sostanziale tra risoluzione e scioglimento operato dal curatore e che non appare logico applicare discipline diverse a situazioni sostanzialmente analoghe. A riprova di tale analogia si evidenzia che l’art. 73 L.F. e l’art. 1526 c.c. disciplinano allo stesso modo gli effetti dello scioglimento e risoluzione nel caso di vendita con riserva di proprietà e che proprio la differenza di disciplina tra l’art. 73 in caso di vendita con riserva di proprietà e l’art. 72 quater significa che il legislatore non ha inteso disciplinare il leasing come una vendita con riserva di proprietà, optando invece per una figura unitaria di contratto avente natura e causa finanziaria. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 14 Marzo 2014.


Leasing traslativo – Risoluzione anticipata – Nullità della clausola

Leasing traslativo – Risoluzione anticipata – Arricchimento indebito – Nullità della clausola
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Al leasing traslativo si applica la disciplina di carattere inderogabile di cui all’art. 1526 c.c., la quale comporta, in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell’utilizzo dei beni, tale da remunerare il godimento e non ricomprendere anche la quota destinata al trasferimento finale di essi. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)

Nel caso di risoluzione anticipata del contratto di leasing traslativo, ove il concedente cumulasse il residuo valore del bene con l’importo dei canoni già corrisposti, egli conseguirebbe un arricchimento senza causa, vietato dall’ordinamento giuridico. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata)
ABF Roma, 12 Dicembre 2013, n. 6492.


Locazione finanziaria - Contratto risolto prima della dichiarazione di fallimento - Disciplina applicabile - Leasing traslativo - Applicazione dell'articolo 1526 c.c...
Alle ipotesi in cui il contratto di locazione finanziaria sia stato risolto prima della dichiarazione di fallimento non è applicabile in via analogica la disciplina di cui all'articolo 72 quater L.F., ma, in presenza di leasing c.d. traslativo, l'articolo 1526 c.c., il quale, in tema di vendita con riserva di proprietà, in caso di risoluzione per inadempimento dell'utilizzatore, prevede la restituzione dei canoni già corrisposti e il riconoscimento di un equo compenso in ragione dell'utilizzo dei beni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Settembre 2013.


Fallimento - Effetti sui rapporti preesistenti - Vendita a termine o a rate - Vendita con riserva di proprietà - Fallimento del compratore - Facoltà spettanti al venditore - Azione di risoluzione per inadempimento del fallito in ipotesi di avvenuto subentro del curatore nel rapporto negoziale - Improponibilità - Fondamento.
Nella vendita con riserva di proprietà in corso al momento della dichiarazione di fallimento del compratore, il venditore può richiedere la restituzione della cosa nell'ipotesi di scioglimento del contratto, quando ancora il curatore non si sia avvalso della facoltà di subentrare nel rapporto negoziale, oppure può proseguire l'azione di risoluzione già intrapresa nei confronti dell'acquirente successivamente fallito; non può, invece, dopo la dichiarazione di fallimento e ove il curatore si sia avvalso della facoltà di subentrare nel contratto in corso, chiedere la risoluzione dello stesso - ancorché fondata su clausola risolutiva espressa - per il pregresso inadempimento del fallito, perché il fallimento determina la destinazione del patrimonio di quest'ultimo al soddisfacimento paritario di tutti i creditori, con l'effetto che la pronunzia di risoluzione non può produrre gli effetti restitutori e risarcitori suoi propri, i quali sarebbero lesivi della "par condicio". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 18 Settembre 2013, n. 21388.


Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Clausola risolutiva che preveda l'accredito all'utilizzatore del ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato - Contrasto con l'articolo 1526 c.c. - Esclusione..
Non contrasta con l’art. 1526 c.c. la clausola risolutiva di un contratto di leasing c.d. traslativo che prevede in capo alla società concedente l’obbligo di accreditare al contraente inadempiente il ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato, permettendole di realizzare un profitto sostanzialmente non maggiore di quello che sarebbe derivato dalla regolare esecuzione del contratto. Infatti nell’ambito del rapporto tra capitale investito per l’acquisto del bene e ratei corrisposti e da corrispondere dall’utilizzatore, l’imputazione a vantaggio di quest’ultimo della somma ricavata dalla riallocazione del bene consente di ristabilire l’equilibrio contrattuale, escludendo quindi la possibilità di invocare l’applicazione dell’art. 1526 c.c.. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 04 Febbraio 2013.


Locazione finanziaria - Leasing traslativo - Clausola risolutiva che preveda l'accredito all'utilizzatore del ricavato dalla riallocazione del bene sul mercato - Obbligo dell'utilizzatore di restituire il bene e pagare i canoni scaduti e quelli a scadere - Obbligo del concedente di restituire il ricavato dalla vendita o dal reimpiego del bene - Legittimità..
Nel caso di leasing c.d. traslativo, la cui clausola risolutiva prevede l’obbligo dell’utilizzatore di restituire l’oggetto della locazione finanziaria, di pagare i canoni scaduti e quelli a scadere, compreso il riscatto, con obbligo della concedente di restituire l'eventuale ricavato dalla vendita o dal reimpiego del bene al netto delle relative spese, l'obbligo di riallocazione del bene non si pone in rapporto di corrispettività con l’obbligo dell’utilizzatore al pagamento della penale. Ne consegue che l’utilizzatore non può opporre quale fatto impeditivo al pagamento della penale l’inadempimento all’obbligo di riallocazione: risulterebbe infatti illogico porre a carico del contraente non inadempiente l’alea in ordine ai tempi e al risultato della riallocazione. Siffatta interpretazione risulterebbe poi in concreto sfavorevole allo stesso utilizzatore, in quanto la società concedente avrebbe in tal caso tutto l’interesse a vendere il prima possibile il bene (e quindi, potenzialmente, a prezzo vile). (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 04 Febbraio 2013.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Rivendiche – Leasing – Scioglimento – Anteriore o coevo al fallimento – Vendita a rate con riserva di proprietà – Inapplicabilità - Nuova disciplina – Applicabilità, anche per analogia legis (artt. 72, 72quater, 73 l.f.; art. 1526 c.c.)..
Con l’art. 72 quater l.f. non è più praticabile la distinzione tra leasing traslativo e leasing finanziario, che porterebbe ad applicare al primo l’art. 1526 c.c. (norma che regola la risoluzione della vendita a rate con riserva di proprietà), anche considerando che, per la vendita con riserva di proprietà è oggi prevista una apposita norma (art. 73 l.f.), per cui le due fattispecie non sono più sovrapponibili. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Settembre 2012.


Fallimento – Stato passivo – Opposizione – Rivendiche – Leasing – Scioglimento – Anteriore al fallimento..
L’art. 72quater l.f. si applica analogicamente anche al leasing sciolto prima del fallimento. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 18 Settembre 2012.