LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO V
Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi

Art. 155-quater

[Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza] (1)
TESTO A FRONTE

[I. Il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli. Dell'assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l'eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio. Il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell'articolo 2643.

II. Nel caso in cui uno dei coniugi cambi la residenza o il domicilio, l'altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell'affidamento, la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici.]



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(1) Articolo abrogato dall'art. 106, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014.

GIURISPRUDENZA

Scioglimento del matrimonio e separazione dei coniugi - Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza - Ipoteca iscritta in data anteriore - Prevalenza.
L'art. 155 quater cod. civ., laddove prevede che «il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibill e opponibili a terzi ai sensi dell'art. 2643» va interpretato nel senso che questi provvedimenti non hanno effetto riguardo al creditore ipotecario che abbia acquistato il suo diritto sull'immobile in base ad un atto iscritto anteriormente alla trascrizione del provvedimento di assegnazione e che perciò può far vendere coattivamente l'immobile come libero. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 20 Aprile 2016, n. 7776.


Assegnazione della casa coniugale – Tutela esclusiva della prole – Alienazione dell’immobile – Cessazione delle condizioni legittimanti l’assegnazione – Azione giudiziaria esperibile dal terzo acquirente – Decorrenza dell’indennità di occupazione.
Ancorché l’assegnazione giudiziale al coniuge non titolare di un diritto di godimento (reale o personale) sia consentita solo se a costui risultino affidati figli minori, ovvero con lui risultino conviventi figli maggiorenni non autosufficienti, tale ratio protettiva che tutela l’interesse dei figli a permanere nell’ambiente domestico in cui sono cresciuti, non è configurabile in presenza di figli economicamente autosufficienti, sebbene ancora conviventi.
Anche per l’assegnazione della casa familiare vale il principio generale della modificabilità in ogni tempo per fatti sopravvenuti.
L’assegnazione in questione non può essere disposta al fine di sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole; a tali esigenze è destinato a far fronte l’assegno di divorzio (Cass. 13736/2003; 10994/2007; 18440/2013).
I predetti principi valgono anche nel caso in cui la casa adibita a residenza coniugale sia stata alienata, dopo l’assegnazione all’altro coniuge (affidatario di figli minori o convivente con figli maggiorenni non auto-sufficienti), dal coniuge proprietario dell’immobile.
Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario, avendo per definizione data certa, è opponibile, ancorché non trascritto, al terzo acquirente in data successiva per nove anni dalla data dell’assegnazione, ovvero – ma solo ove il titolo sia stato in precedenza trascritto – anche oltre i nove anni. Tale opponibilità conserva il suo valore finché perduri l’efficacia della pronuncia giudiziale, costituente il titolo in forza del quale il coniuge non titolare di un diritto reale o personale di godimento dell’immobile, acquisisce il diritto di occuparlo (cfr. Cass. S.U. 11096/2002, in motivazione; Cass. 5067/2003; 9181/2004; 12296/2005; 4719/2006).
Il perdurare sine die dell’occupazione dell’immobile, perfino quando ne siano venuti meno i presupposti, si risolverebbe in un ingiustificato, durevole, pregiudizio al diritto del proprietario terzo di godere e disporre del bene, ai sensi degli artt. 42, Cost., e 832, c.c.
Mentre l’efficacia della pronuncia giudiziale del provvedimento di assegnazione può essere messa in discussione tra i coniugi, circa il perdurare dell’interesse dei figli, nelle forme del procedimento di revisione previsto all’art. 9 della L. 898/1970, attraverso la richiesta di revoca del provvedimento di assegnazione, il terzo acquirente – non legittimato ad attivare detto procedimento – non può che proporre, instaurando un ordinario giudizio di cognizione, una domanda di accertamento dell’insussistenza delle condizioni per il mantenimento del diritto personale di godimento a favore del coniuge assegnatario della casa coniugale, per essere venuta meno la presenza di figli minorenni o di figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, con il medesimo conviventi. E ciò al fine di conseguire una declaratoria di inefficacia del titolo che legittima l’occupazione della casa coniugale a tutela della pienezza delle facoltà connesse al diritto dominicale acquisito, non più recessive rispetto alle esigenze di tutela dei figli.
Fino a quando perdura il titolo in forza del quale il coniuge assegnatario della casa coniugale occupa l’immobile, è escluso qualsiasi obbligo di pagamento da parte del beneficiario per tale godimento. Ogni forma di corrispettivo verrebbe a snaturare la funzione stessa dell’istituto (Cass. 12705/2003; 18754/2004).
Tale conclusione è valida anche nel caso in cui sia un terzo, e non il coniuge originario proprietario dell’immobile, a richiederne il rilascio, mediante l’esperimento di un’apposita azione di accertamento dell’insussistenza dei presupposti per il perdurare dell’occupazione dell’ex casa coniugale da parte del coniuge non proprietario della stessa, nonché da parte della prole divenuta economicamente autosufficiente.
L’indennità di occupazione deve essere corrisposta a far data dall’accertamento del venir meno delle condizioni legittimanti l’assegnazione della casa coniugale. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2015, n. 15367.


Divorzio – Accordi negoziali – Clausola di trasferimento di immobile – Validità.
La clausola di trasferimento di un immobile tra i coniugi, contenuta nei verbali di separazione o recepita dalla sentenza di divorzio congiunto o, ancora, sulla base di conclusioni uniformi – come è accaduto nel caso di specie – è valida tra le parti e nei confronti dei terzi, essendo soddisfatta l’esigenza della forma scritta. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Agosto 2014, n. 18066.


Abitazione coniugale – Comodato – Separazione o divorzio con assegnazione – Effetti.
Nell’ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o convivente con figli maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa, emesso nel giudizio di separazione o di divorzio, non modifica la natura ed il contenuto del titolo di godimento sull’immobile, ma determina una concentrazione, nella persona dell’assegnatario, di detto titolo di godimento, che resta regolato dalla disciplina del comodato, con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto nel contratto, salva l’ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 16 Giugno 2014.


Assegnazione della casa familiare – Convivenza more uxorio – Revoca – Condizioni..
L’art. 155 quater c.c., comma 1, anche nella parte in cui dispone che il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare, deve essere interpretato nel senso che la prova degli eventi che legittimano la revoca è a carico di colui che agisce chiedendola e tale prova deve essere particolarmente rigorosa in presenza di prole affidata o convivente con l'assegnatario ed attestare in modo univoco che gli eventi medesimi sono connotati dal carattere della stabilità e cioè dell'irreversibilità, ed inoltre nel senso che il giudice investito della domanda di revoca deve comunque verificare che il provvedimento richiesto non contrasti con i preminenti interessi della prole affidata o convivente con l'assegnatario (v. Cass. 10 maggio 2013 n. 11218). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 12 Dicembre 2013.


Figlia maggiorenne trentenne – Studente universitaria – Diritto al mantenimento ed alla casa familiare – Esclusione..
Non sussiste l’obbligo del mantenimento indiretto per la figlia maggiorenne, ormai trentenne, dotata di suo patrimonio personale, ancora dedita, a spese del padre, agli studi universitari in sede diversa dal luogo di residenza familiare, senza avere né conseguito alcun correlato titolo di studio né trovato una pur possibile occupazione lavorativa. Il fatto che la figlia maggiorenne, per gli studi in sede diversa da quella della famiglia, non viva più abitualmente con uno dei genitori, fa venir meno il diritto all’assegnazione della casa coniugale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2013, n. 27377.


Separazione – Assegnazione della casa familiare – Spese correlate all’uso della casa – Soggetto tenuto a sostenerle – Assegnatario. .
Le spese correlate all’uso della casa familiare assegnata, incombono sul soggetto in favore del quale è costituito il diritto personale di godimento (Cass. 22.2.2006 n. 3836). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 16 Ottobre 2013.


Assegnazione della casa familiare – Provvedimento di assegnazione – Termine concesso alla parte estromessa dal godimento dell’immobile per lasciare la casa – Esecutività – Sussiste – Con riferimento alla implicita condanna al rilascio dell’immobile – Sussiste – Tutela in caso di omesso rilascio – Ricorso al giudice della famiglia – Esclusione – Ricorso all’esecuzione – Sussiste. .
Il provvedimento, o sentenza, con cui è attribuito il diritto al godimento della casa familiare ex art. 155-quater c.c., contiene in sé, implicitamente, la condanna al rilascio nei confronti dell'altro coniuge. Ciò vuol dire che, alla scadenza del termine stabilito dal magistrato, il genitore non assegnatario (invitato a lasciare la casa) va qualificato come occupante l’immobile sine titulo e, pertanto, verso lo stesso, la parte assegnataria ha titolo (esecutivo: l’ordinanza ex art. 708 c.p.c.) per ottenere il rilascio o comunque l’allontanamento. Giova, infatti, ricordare che, giusta gli artt. 708 c.p.c. e 189 disp. att. c.p.c., il provvedimento anticipatorio e provvisorio, ex art. 708 c.p.c. costituisce titolo esecutivo, anche e soprattutto relativamente alla assegnazione della casa familiare: l'ordinanza attributiva del diritto ad uno dei coniugi di abitare la casa familiare è conseguentemente soggetta, in mancanza di spontaneo adempimento, ad esecuzione coattiva (in via breve, tramite l'ufficiale giudiziario, o mediante normale procedura di esecuzione forzata). Ne consegue che lo strumento rimediale è da intravedersi nell’esecuzione e non nel ricorso al giudice della famiglia che ha, sul punto, consumato i suoi poteri (salve le successive valutazioni in merito al comportamento di colui il quale abbia violato l’ordinanza presidenziale). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Ottobre 2013.


Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Assenza di figlio minorenni o maggiorenni non autosufficienti – Esclusione – Sussiste – Questioni relative alla proprietà – Competenza del giudice della separazione – Esclusione..
L’assegnazione della casa coniugale non può costituire una misura assistenziale per il coniuge economicamente più debole, ma può disporsi, a favore del genitore affidatario esclusivo ovvero collocatario dei figli minori, oppure convivente con figli maggiorenni ma non autosufficienti economicamente (e ciò pur se la casa stessa sia di proprietà dell'altro genitore o di proprietà comune). Le questioni relative al diritto di proprietà e a quello di abitazione esulano, inoltre, dalla competenza funzionale del giudice della separazione o del divorzio, e possono essere esaminati in un ordinario giudizio di cognizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Agosto 2013, n. 18440.


Figlio maggiorenne – Studente fuori sede – Assegnazione della casa familiare condizioni..
La tutela accordata, quanto all’habitat domestico dei figli maggiorenni non autosufficienti, è la stessa di quella accordata ai figli minori (Cass. 24.6.2013 n.15573) e nel caso dello studente fuori sede, occorre valutare se il figlio mantenga o meno uno stabile collegamento con l’abitazione del genitore assegnatario, benchè la coabitazione possa non essere quotidiana, essendo tale concetto compatibile con l’assenza del figlio anche per periodi non brevi per motivi di studio o di lavoro, se egli faccia ritorno nella casa regolarmente, per periodi di tempo apprezzabili anche in termini di prevalenza temporale (Cass. 22.3.2012 n. 4555). Deve quindi osservarsi che le regole generali sull’onere della prova impongono a chi chiede la revisione delle condizioni di divorzio di offrire riscontri probatori a sostegno dei fatti dedotti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 11 Luglio 2013.


Assegnazione della casa familiare ex art. 155 quater primo comma c.c. – Revocabilità: presupposti. .
Gli atti suscettibili di azione revocatoria, anche fallimentare ai sensi dell’art. 2901 cod. civ. devono avere un contenuto di disposizione patrimoniale, vale a dire devono comportare l’uscita del bene (anche parziale) o del credito dal patrimonio del debitore ed è quindi escluso che vi rientrino atti come l’assegnazione della casa familiare a mente dell’art. 155 quater primo comma c.c. che non hanno contenuto patrimoniale, ma sono espressione di un dovere imposto dalla legge ai genitori nei confronti dei figli attinente a mantenimento, istruzione, educazione della prole. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)

L’atto di assegnazione della casa familiare a mente dell’art. 155 quater primo comma è revocabile solo nel caso in cui abbia costituito un diritto di abitazione perpetuo a favore del coniuge non fallito, andando a sostituire in tutto o in parte l’obbligo di mantenimento, eventualmente anche in assenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, a regolamentazione esclusiva delle condizioni patrimoniali della separazione e dei rapporti fra i coniugi, e non nel caso in cui l’assegnazione della casa familiare sia chiaramente connessa con l’interesse del minore che continua a risiedervi insieme alla madre affidataria.  In quest’ultima ipotesi la curatela fallimentare – a prescindere dai termini delle azioni revocatorie – può sempre chiedere - ove cessino le condizioni previste dall’art. 155 quater cod. civ. - di procedere alla divisione dell’immobile, previo accertamento della sopravvenuta inopponibilità ai terzi anche eventuali futuri acquirenti dello stesso del provvedimento di assegnazione debitamente trascritto. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 17 Giugno 2013.


Affidamento familiare – Legge 4 maggio 1983 n. 184 – Assegnazione della casa familiare – Art. 155 quater c.c. – Prioritario interesse dei figli – Separazione personale dei coniugi – Minore non figlio naturale della coppia – Tutela di situazioni analoghe al rapporto genitoriale biologico – Interesse del minore a mantenere l’habitat domestico..
In materia di assegnazione della casa familiare, il provvedimento di cui all’art. 155 quater c.c. deve essere adottato tenendo conto “prioritariamente dell’interesse dei figli”, espressione questa che non sembra affatto escludere che situazioni simili o analoghe al rapporto genitoriale biologico possano trovare tutela o che possa essere valorizzata una pregressa scelta comune dei coniugi, quale quella di accogliere un minore in affidamento. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)

In caso di separazione personale dei coniugi affidatari di un minore, è meritevole di tutela l’interesse a che quest’ultimo, pur non essendo figlio della coppia, mantenga l’habitat domestico fino a quel momento goduto, specie laddove si consideri l’affidamento verosimilmente riposto dallo stesso nella prosecuzione della propria esistenza con entrambi gli affidatari. (Vincenzo Cannarozzo, Federico Mincao) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 06 Giugno 2013.


Assegnazione della casa familiare – Assenza di prole di età minore o di figli maggiorenni ma non autosufficienti – Assegnazione come forma di mantenimento – Esclusione (Artt. 155-quater, 156 c.c.)..
Il previgente art. 155 c.c., nel testo in vigente sino all'entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006, n. 54, e il vigente art. 155 quater cod. civ., in tema di separazione, come l'art. 6 della legge 898/70, subordinano l’adottabilità del provvedimento di assegnazione della casa coniugale alla presenza di figli, minorenni o maggiorenni non autosufficienti conviventi con i coniugi. In difetto di tale elemento, sia che la casa familiare sia in comproprietà fra i coniugi, sia che appartenga in via esclusiva ad un solo coniuge, il giudice non potrà adottare con la sentenza di separazione un provvedimento di assegnazione della casa coniugale, non autorizzandolo neppure l'art. 156 c.c., che non prevede tale assegnazione in sostituzione o quale componente dell'assegno di mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20 Dicembre 2012.