LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO V
Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi

Art. 155-quinquies

[Disposizioni in favore dei figli maggiorenni] (1)
TESTO A FRONTE

[I. Il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico. Tale assegno, salvo diversa determinazione del giudice, è versato direttamente all'avente diritto.

II. Ai figli maggiorenni portatori di handicap grave ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori.]



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(1) Articolo abrogato dall'art. 106, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014.

GIURISPRUDENZA

Mantenimento del figlio maggiorenne – Versamento diretto del mantenimento – Discrezionalità – Sussiste..
L’art. 155quinquies c.c, se pure propende per il versamento del mantenimento direttamente al figlio maggiorenne, è pur sempre derogabile dal Giudice sulla base di motivate ragioni. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2013.


Mantenimento del figlio maggiorenne – Obbligo del mantenimento indiretto anche nel tempo in cui il figlio è presso il genitore non collocatario – Sussiste. .
Il contributo al mantenimento dei figli, minori o maggiorenni e non economicamente indipendenti, determinato in una somma fissa mensile in favore del genitore affidatario o con il quale convivano, non costituisce il mero rimborso delle spese sostenute dal suddetto genitore nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale determinato, tenendo conto di ogni altra circostanza emergente dal contesto, in funzione delle esigenze della prole rapportate all'anno; ne consegue che il genitore obbligato non può ritenersi sollevato dall'obbligo di corresponsione dell'assegno per il tempo in cui i figli si trovino presso di lui ed egli provveda pertanto, in modo diretto, al loro mantenimento (Cass. Sez. I 17.1.2001 n. 566, Cass. Sez. I 25.5.2007 n. 12308). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Luglio 2013.


Figli maggiorenni – Obbligo del mantenimento – Omissione – Responsabilità civile e penale – Differenze – Maggiorenne portatore di handicap – Maggiorenne inabile al lavoro – Rilevanza ai fini della responsabilità penale – Sussiste..
Integra il reato di cui all'art. 570, comma secondo, n. 2 c.p. la mancata corresponsione dei mezzi di sussistenza ai figli di "età minore" ovvero maggiorenni "inabili a lavoro". L'obbligo, penalmente sanzionato, di prestare i mezzi di sussistenza ha dunque un contenuto soggettivamente e oggettivamente più ristretto di quello delle obbligazioni previste dalla legge civile. Il genitore separato, infatti, è obbligato ex art. 155 quinquies c.c. a concorrere al mantenimento del figlio anche dopo il raggiungimento della maggiore età da parte di quest'ultimo; obbligo che perdura finché il genitore interessato non dia prova che il figlio abbia raggiunto l'indipendenza economica (Sez., I, civile, 8 febbraio 2012, n. 1773; Sez. VI, civile, 15 febbraio 2012, n. 2171). Per i figli maggiorenni, portatori handicap grave, il secondo comma del citato art. 155 quinquies prevede l'applicazione delle disposizione stabilite in favore dei figli minori. Posto che la lettera della norma fornisce "la cornice" per l'interpretazione del precetto penale e all'interno di essa va ricercato il significato della disposizione, ne discende che la "inabilità al lavoro" dei figli maggiorenni è condizione imprescindibile per la configurabilità del reato previsto dall'art. 570, comma secondo, n. 2 c.p.. "Inabile al lavoro" è la persona che abbia una "totale e permanente inabilità lavorativa" ex art. 2 e 12 legge n. 118 del 1971. Mentre, la persona cui sia riscontrata una "invalidità" che comporti una riduzione permanente della "capacità lavorativa" inferiore o pari al 74% non può essere annoverata tra gli "inabili al lavoro" (artt. 2 e 13 Legge 118 del 1971 e art. 9 d.lgs. 509 del 1988. In tal caso, la violazione dell'obbligo di corrispondere al figlio maggiorenne un eventuale assegno di mantenimento integra un illecito civile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 30 Maggio 2013, n. 23581.