LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO V
Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi

Art. 155-sexies

[Poteri del giudice e ascolto del minore] (1)
TESTO A FRONTE

[I. Prima dell'emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all'articolo 155, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d'ufficio, mezzi di prova. Il giudice dispone, inoltre, l'audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento.

II. Qualora ne ravvisi l'opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l'adozione dei provvedimenti di cui all'articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell'interesse morale e materiale dei figli. ]



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(1) Articolo abrogato dall'art. 106, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, con effetto dal 7 febbraio 2014.

GIURISPRUDENZA

Procedimento in cui il minore è parte sostanziale – Conflitto genitoriale – Testimonianza del minore – Inammissibilità – Sussiste – Mezzo tipico per l’assunzione delle dichiarazioni del minore – Audizione – Sussiste..
Gli artt.155-sexies e 315-bis c.c., nel caso di processo che abbia ad oggetto diritti del minore, prevedono che lo stesso debba essere “ascoltato” e non “interrogato”. In altri termini, il fanciullo deve essere sentito nel procedimento senza assumere la veste di testimone. Che il minore debba essere sentito e non interrogato – quando il processo ha ad oggetto suoi diritti – discende, invero, dalla nuova lettura interpretativa che la giurisprudenza ha offerto, in tempi recenti, del ruolo del fanciullo nel processo conteso che, ormai, è qualificato come «parte sostanziale». Se il minore è, ormai, soggetto di Diritti e non più oggetto di diritto e se soprattutto è ormai parte sostanziale del processo, ne consegue che questi non può assumere la veste di teste nel procedimento che, come nel caso di specie, avendo ad oggetto il suo mantenimento, lo riguarda direttamente. In queste procedure, il minore potrà essere ascoltato ma non interrogato. Alla luce delle considerazioni espresse, nel procedimento in cui i minori siano parti in senso sostanziale, le norme di cui agli artt. 155-sexies e 315-bis c.c. si pongono in rapporto di deroga e specialità rispetto alle previsioni di cui agli artt. 244 e ss c.p.c. e, dunque, il fanciullo può essere ascoltato come parte ma non interrogato come testimone. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Dicembre 2013.


Procedimento in cui il minore è parte sostanziale – Conflitto genitoriale – Testimonianza del minore – Inammissibilità – Sussiste – Mezzo tipico per l’assunzione delle dichiarazioni del minore – Audizione – Sussiste..
Gli artt.155-sexies e 315-bis c.c., nel caso di processo che abbia ad oggetto diritti del minore, prevedono che lo stesso debba essere “ascoltato” e non “interrogato”. In altri termini, il fanciullo deve essere sentito nel procedimento senza assumere la veste di testimone. Che il minore debba essere sentito e non interrogato – quando il processo ha ad oggetto suoi diritti – discende, invero, dalla nuova lettura interpretativa che la giurisprudenza ha offerto, in tempi recenti, del ruolo del fanciullo nel processo conteso che, ormai, è qualificato come «parte sostanziale». Se il minore è, ormai, soggetto di Diritti e non più oggetto di diritto e se soprattutto è ormai parte sostanziale del processo, ne consegue che questi non può assumere la veste di teste nel procedimento che, come nel caso di specie, avendo ad oggetto il suo mantenimento, lo riguarda direttamente. In queste procedure, il minore potrà essere ascoltato ma non interrogato. Alla luce delle considerazioni espresse, nel procedimento in cui i minori siano parti in senso sostanziale, le norme di cui agli artt. 155-sexies e 315-bis c.c. si pongono in rapporto di deroga e specialità rispetto alle previsioni di cui agli artt. 244 e ss c.p.c. e, dunque, il fanciullo può essere ascoltato come parte ma non interrogato come testimone. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Dicembre 2013.


Mantenimento del Figlio maggiorenne – Cessazione al momento della autosufficienza economica – Rilevanza delle aspettative in ragione delle possibilità economiche del genitore – Esclusione – Rilevanza per l’eventuale domanda risarcitoria – Sussiste..
Il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne gravante, sotto forma di obbligo di corresponsione di un assegno, sul genitore non convivente, cessa all'atto del conseguimento, da parte del figlio, di uno "status" di autosufficienza economica consistente nella percezione di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato. Pertanto, l’attribuzione del beneficio periodico non può essere fondata su ragioni improprie quali la perdita di chances rispetto ad una migliore e più proficua formazione personale e collocazione economico sociale, guardando al livello culturale e socio economico della famiglia di origine. In tal modo, si valorizza illegittimamente il diverso aspetto della responsabilità genitoriale, avente natura squisitamente compensativa e risarcitoria, indebitamente assumendolo a funzione del mantenimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Settembre 2013, n. 20137.


Audizione del minore – Art. 315-bis c.c. – Legge 219/2012 – Rapporti con l’art. 155-sexies c.c. – Audizione – Obbligatorietà – Esclusione..
La Legge 10 dicembre 2012, n. 219 ha inserito, nel codice civile, il nuovo art. 315-bis in cui si prevede, al comma II, che “il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”. L’art. 155-sexies c.c. tratteggia il «dovere» del giudice di ascoltare il minore; l’art. 315-bis c.c. delinea il «diritto» del minore ad essere ascoltato dal giudice, così guardando al fanciullo non come semplice oggetto di protezione ma come vero e proprio soggetto di diritto, a cui va data voce nel momento conflittuale della crisi familiare. Diritto del minore all’audizione e Dovere del giudice di dargli voce non sono, tuttavia, enunciati assoluti su cui non possa innestarsi una valutazione del giudicante: e, infatti, in linea di principio, certamente l’audizione va esclusa dove essa non sia utile risultando superflua (es. separazioni consensuali) oppure dove l’incombente rischi di pregiudicare l’equilibrio psico-fisico del fanciullo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Aprile 2013.


Legge 10 dicembre 2012 n. 219 – Audizione del minore – Art. 315-bis c.c. – Art. 155-sexies c.c. – Differenze..
La legge 10 dicembre 2012, n. 219 ha inserito, nel codice civile, il nuovo art. 315-bis in cui si prevede, al comma II, che “il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”. L’art. 155-sexies c.c. tratteggia il «dovere» del giudice di ascoltare il minore; l’art. 315-bis c.c. delinea il «diritto» del minore ad essere ascoltato dal giudice, così guardando al fanciullo non come semplice oggetto di protezione ma come vero e proprio soggetto di diritto, a cui va data voce nel momento conflittuale della crisi familiare. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese, 24 Gennaio 2013.


Affidamento e collocamento del minore adolescente – Volontà dallo stesso espressa – Prevalenza nella valutazione del giudice – Sussiste..
Premesso che i provvedimenti in materia di affidamento non possono consistere in forzate sperimentazioni, nel corso delle quali, come in un letto di Procuste, le reali ed attuali esigenze della prole vengono sacrificate al tentativo di conformare i comportamenti dei genitori a modelli tendenzialmente più maturi e responsabili, ma contraddetti dalla situazione reale già sperimentata, deve rimarcarsi che, attesa la primazia “dell’interesse morale e materiale” della prole stessa, la norma contenuta nell’art. 155 sexies, primo comma, nella parte in cui prevede l’audizione del minore da parte del giudice, non solo consente di realizzare la presenza nel giudizio dei figli, in quanto parti sostanziali del procedimento (Cass., Sez. un., 21 ottobre 2009, n. 22238), ma impone certamente che degli esiti di tale ascolto si tenga conto. Naturalmente le valutazioni del giudice, in quanto doverosamente orientate a realizzare l’interesse del minore, che può non coincidere con le opinioni dallo stesso manifestate, potranno in tal caso essere difformi: si impone, tuttavia, un onere di motivazione la cui entità deve ritenersi direttamente proporzionale al grado di discernimento attribuito al figlio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 17 Maggio 2012, n. 7773.