LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO VI
Del regime patrimoniale della famiglia
SEZIONE I
Disposizioni generali

Art. 162

Forma delle convenzioni matrimoniali
TESTO A FRONTE

I. Le convenzioni matrimoniali debbono essere stipulate per atto pubblico sotto pena di nullità.

II. La scelta del regime di separazione può anche essere dichiarata nell'atto di celebrazione del matrimonio.

III. Le convenzioni possono essere stipulate in ogni tempo, ferme restando le disposizioni dell'articolo 194.

IV. Le convenzioni matrimoniali non possono essere opposte ai terzi quando a margine dell'atto di matrimonio non risultano annotati la data del contratto, il notaio rogante e le generalità dei contraenti, ovvero la scelta di cui al secondo comma.


GIURISPRUDENZA

Mediazione obbligatoria – Fondo patrimoniale – Esclusione

Cessazione del fondo – Esclusione in caso di figli minori di età – Esclusione in caso di nipoti minori di età – Non sussiste

Cessazione del fondo – Esclusione in caso di figli minori di età – Esclusione in caso di nipoti minori di età – Non sussiste
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Nelle controversie in materia di fondo patrimoniale, non si applica la mediazione obbligatoria ex art. 5 D.Lgs. 28/2010, posto che la fattispecie in esame non può considerarsi compresa nei “patti di famiglia” indicati dalla norma citata che si riferisce evidentemente alla ben diversa fattispecie di cui all’art. 768bis c.c. E ciò tanto più se si considera l’ordine degli istituti cui si applica la c.d. mediazione obbligatoria dettato dall’art. 5 del citato Dlgs e la necessità di un’interpretazione restrittiva delle ipotesi di mediazione obbligatoria. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

In materia di fondo patrimoniale, se è vero che il legislatore ha voluto prevedere uno strumento giuridico che consenta di assicurare le esigenze della famiglia, mettendo i beni oggetto del fondo al riparo da rischi conseguenti ad una eventuale e non accorta gestione delle vicende patrimoniali dei coniugi, è, altresì, vero che tale vincolo di destinazione, che si traduce di fatto in un serio limite alla libera circolazione dei beni, trova ben precisi correttivi nelle cause di cessazione del fondo che sono appunto identificate nelle ipotesi giuridiche che pongono fine alla vicenda coniugale costitutiva della famiglia. L’eccezione individuata dall’art. 171 comma 2 c.c che di fatto prevede una sorta di ultra attività del fondo al verificarsi delle cause di cessazione previste al comma 1 della citata norma, ovverosia la presenza di figli minori, non può essere interpretata in via estensiva, come pretende la difesa della convenuta. Sono di ostacolo, non solo il dato letterale che usa il termine “figlio” (e non nipote), ma anche la ratio sottesa all’istituto, già sopra indicata. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Il fondo patrimoniale costituito dai coniugi viene annotato a margine dell'atto di matrimonio ex art. 167 e 162 c.c. e trascritto nei registri immobiliari ex art. 2647 c.c.; ne consegue che, pur nel silenzio della legge, deve essere disposta l'annotazione del provvedimento, che accerta il venir meno del vincolo costituito dai coniugi sui beni immobili costituenti il fondo e che costituisce titolo esecutivo, rispettivamente a margine dell'atto di matrimonio e nei registri immobiliari al fine di tutelare anche i terzi estranei che dal permanere di tali annotazioni e trascrizioni subiscono un pregiudizio non altrimenti rimediabile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 29 Aprile 2016.


Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Beni immobili - Doppia pubblicità

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia - Criterio identificativo

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Debiti contratti - Inopponibilità ai crediti derivanti da fatto illecito

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Onere della prova - Presunzioni semplici

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Anteriorità o posteriorità del debito - Irrilevanza
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L’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., sui beni immobili conferiti in fondo patrimoniale è subordinato alla duplice verifica, da un lato, della doppia pubblicità a norma dell’art. 162, u.c., c.c. (annotazione a margine dell’atto di matrimonio, con funzione di pubblicità dichiarativa) e a norma dell’art. 2647 c.c. (trascrizione presso i RRII, con funzione di pubblicità notizia) e, dall’altro, della estraneità dei debiti ai bisogni della famiglia. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Il criterio identificativo dei debiti per i quali non opera l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., va ricercato non già nella natura dell’obbligazione, ma nella concreta relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, escludendosi solo quei debiti sorti per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Per i crediti derivanti da fatto illecito è sempre possibile agire in executivis sui beni conferiti in fondo patrimoniale in quanto l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., si riferisce testualmente a debiti «contratti» (per scopi estranei ai bisogni della famiglia), così escludendosi senz’altro i debiti ex delicto. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

L’onere della prova della sussistenza dei presupposti di applicabilità dell’effetto preclusivo dettato dall’art. 170 c.c. grava su chi intende avvalersi del divieto di escussione e può essere fornita anche a mezzo di presunzioni semplici. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

L’anteriorità o la posteriorità del sorgere del debito rispetto alla costituzione del fondo patrimoniale è irrilevante per l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., in quanto tale effetto è radicato sulla sola estraneità dei debiti contratti ai bisogni della famiglia, salva la possibilità per il creditore, ricorrendone i presupposti, di agire in via revocatoria. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 14 Marzo 2016.


Fondo patrimoniale - Esecuzione sui beni e frutti - Credito risarcitorio da abusivo godimento del bene staggito - Inerenza ai bisogni della famiglia - Sussistenza - Espropriazione - Ammissibilità - Momento di costituzione del fondo - Irrilevanza - Fattispecie.
In tema di fondo patrimoniale, la circostanza che un credito inerisca ai bisogni della famiglia - come nel caso del credito risarcitorio spettante al titolare di uno "ius in re aliena" (nella specie, usufrutto) per abusivo godimento abitativo, da parte dei coniugi, del bene staggito - rende sempre e comunque legittima l'esecuzione, a prescindere dalla data di insorgenza del credito rispetto a quella di costituzione del fondo e dalla sua fonte (contrattuale od extracontrattuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Agosto 2014, n. 18248.


Responsabilità professionale del notaio – Obbligo di annotazione senza ritardo della costituzione del fondo patrimoniale.

Responsabilità professionale del notaio per omessa o ritardata annotazione della costituzione del fondo patrimoniale – Risarcimento del danno: onere della prova.

Art.170 c.c. – Credito da passivo di conto corrente intestato a ditta individuale – Non è di per sé estraneo ai bisogni della famiglia.
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E’ onere del notaio rogante quello di provvedere a richiedere senza ritardo l’annotazione del fondo patrimoniale a margine dell’atto di matrimonio, al fine di assicurare la finalità tipica di opponibilità ai terzi. Da un lato, infatti, stante il valore dell’annotazione del fondo rispetto alla trascrizione (degradata a mera pubblicità notizia) deve ritenersi che l’obbligo gravante sul notaio di trascrivere senza ritardo l’atto ai sensi dell’art.2671 c.c. vada riferito nel caso di specie, considerato il disposto dell’art.162 ultimo comma c.c. anche alla “annotazione senza ritardo”.
Sotto altro profilo, anche ove si volesse ritenere che dall’ordinamento non sia desumibile uno specifico obbligo in tal senso, deve comunque riconoscersi come rientri nella diligenza propria della specifica attività professionale svolta, ai sensi dell’art.1176 c.c., l’obbligazione di annotare senza ritardo la costituzione del fondo patrimoniale. Dunque, dinanzi ad una legge ambigua o ad una giurisprudenza contrastata circa l’obbligo, o no, per il notaio di compiere un certo adempimento, necessario per la validità o l’opponibilità dell’atto da lui rogato, il notaio deve comunque adottare la condotta più idonea a salvaguardare gli interessi del cliente. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

In caso di domanda proposta contro il notaio volta al risarcimento del danno conseguente all’espropriazione di beni facenti parte del fondo patrimoniale da lui non tempestivamente annotato, al fine di verificare se la tempestiva annotazione della costituzione del fondo avrebbe evitato il danno è onere di parte attrice fornire la prova che l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio avrebbe reso impignorabile il compendio aggredito. Prova rilevante deve ritenersi quella diretta ad accertare la natura dei crediti azionati nella procedura esecutiva al fine di effettuare il giudizio controfattuale circa l’opponibilità ai sensi dell’art.170 c.c. del fondo trascritto. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

La circostanza che il credito azionato nella procedura di espropriazione di beni facenti parte del fondo patrimoniale derivi da passivo di conto corrente intestato alla ditta individuale dell’attore non è sufficiente a ritenere di per sé che si tratti di credito estraneo ai bisogni della famiglia  ai sensi dell’art.170 c.c., ben potendo trattarsi di crediti volti a potenziare l’attività lavorativa dell’attore al fine di mantenere la propria famiglia, in assenza di finalità speculative. Alla luce della giurisprudenza di legittimità (Cass., sez.trib., sentenza n.15862 del 7/7/09; Cass., sez.III, sentenza n.5684 del 15/3/2006; Cass., sez.III, sentenza n.134 del 7/1/84), vanno comprese nei bisogni della famiglia non solo le esigenze volte al pieno mantenimento e all’armonico sviluppo della famiglia, ma anche quelle destinate a potenziare le capacità lavorative, eventualmente imprenditoriali, dell’attore, specie quando si tratti di impresa individuale. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 14 Febbraio 2013.