LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO VII
Dell'appalto

Art. 1668

Contenuto della garanzia per difetti dell'opera
TESTO A FRONTE

I. Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell'appaltatore, oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa dell'appaltatore.

II. Se però le difformità o i vizi dell'opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto.


GIURISPRUDENZA

Appalto - Garanzia per le difformità e vizi dell'opera - Risoluzione del contratto - Domanda di risarcimento del danno collegata a quella di risoluzione - Inidoneità dei vizi a rendere l'opera inadatta alla sua destinazione - Conseguenze sulla domanda di risarcimento - Rigetto - Fondamento.
In tema di risoluzione del contratto per difformità o vizi dell'opera, qualora il committente abbia chiesto il risarcimento del danno in correlazione con la risoluzione e i vizi dell'opera non siano risultati tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione, così da giustificare lo scioglimento del contratto, la richiesta risarcitoria non può essere accolta per mancanza dei presupposti della pretesa azionata, che si deve fondare sulla medesima "causa petendi" della domanda di risoluzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 13 Luglio 2018, n. 18578.


Appalto - Garanzia per le difformità ed i vizi dell’opera - Vizi o difformità tali da rendere l’opera del tutto inadatta la sua destinazione - Termini di decadenza - Applicabilità.
Il committente può esperire i rimedi di cui all’art. 1668 cod. civ. (eliminazione dei vizi, riduzione del prezzo e risoluzione del contratto) con riguardo ai vizi di cui all’art. 1667 c.c., purché non sia incorso nella decadenza stabilita dal secondo comma dell’art. 1667 cod. civ. e ciò anche se i vizi siano tali da rendere l’opera del tutto inadatta alla sua destinazione. (Nicola Grani) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 18 Febbraio 2016, n. 3199.


Contratto di appalto – Grave inadempimento – Parzialità – Conseguenze – Risoluzione – Ammissibilità – Condizioni.
In presenza di grave inadempimento dell’appaltatore agli obblighi nascenti a suo carico dal contratto di appalto intercorso tra le parti, e tuttavia tale inadempimento riguardi solo una parte dei lavori, precisamente quella il cui corrispettivo contrattualmente pattuito sia stato oggetto di richiesta di ingiunzione da parte del primo, il giudice di merito è chiamato a valutare il peso che l'accertato grave inadempimento ha avuto nella complessiva economia del contratto e nell’equilibrio delle controprestazioni cui le parti si sono obbligate, potendo pervenire a pronunziare la risoluzione del contratto solo ove riscontri che il vizio – conseguenza del grave inadempimento – che inficia la parte dei lavori in relazione al quale il grave inadempimento dell’appaltatore è stato accertato, renda l’opera inidonea allo svolgimento della funzione che le è propria e che i contraenti hanno voluto in relazione ad essa. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 07 Gennaio 2014.


Contratto di appalto – Richiesta di risarcimento danni – Compatibilità con la risoluzione – Sussiste – Rigetto della domanda di risoluzione – Conseguenze – Reiezione di quella di risarcimento – Non sussiste.
Il risarcimento del danno causato da vizi dell’opera appaltata, che abitualmente si concretizza nel rimborso, in favore del committente, delle spese che questi ha dovuto affrontare per fare fronte, tramite l'intervento di soggetti terzi, alle opere di ripristino occorrenti per rimediare all'inadempimento dell'appaltatore ai suoi obblighi contrattuali, rappresenta uno strumento rimediale non solo alternativo, quanto anche in possesso di piena autonomia rispetto alle diverse forme di tutela, quali la riduzione del prezzo e la risoluzione del contratto, che l'art. 1668 c.c. mette a disposizione del committente; pertanto, nel caso di contestuale proposizione delle due diverse domande, la reiezione di quest’ultima non determina il venire meno del presupposto per l'accoglimento di quella risarcitoria in quanto la stessa, fondandosi su presupposti diversi - quali un inadempimento del debitore che, pur se non tale da giustificare la risoluzione del contratto, abbia comunque provocato un danno – va esaminata dal giudice in modo autonomo rispetto a quella di risoluzione. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata) Tribunale Torre Annunziata, 07 Gennaio 2014.