LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO VI
Del regime patrimoniale della famiglia
SEZIONE II
Del fondo patrimoniale

Art. 170

Esecuzione sui beni e sui frutti
TESTO A FRONTE

I. L'esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.


GIURISPRUDENZA

Imposte e tasse – Riscossione coattiva – Iscrizione ipotecaria – A carico di imprenditore – Su beni costituiti in fondo patrimoniale – Ammissibilità – Sussiste – Eccezione di impignorabilità – Onere della prova – Grava sul contribuente.
In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art.170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito nonne conosceva l’estraneità a tali bisogni, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse, per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa. Anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale può ritenersi contratto per soddisfare tale finalità, dovendosi accertare che l’obbligazione sia sorta per il soddisfacimento dei bisogni familiari ovvero per il potenziamento della capacità lavorativa, e non per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.

[Nella fattispecie, il principio de quo è stato ribadito con riferimento ad un immobile costituito in fondo patrimoniale da quasi vent’anni.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 Aprile 2018, n. 8881.


Trust - Family trust - Natura - Assimilabilità al fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 ss. c.c. - Revocabilità.
Il "family trust", volto ad assicurare ai beneficiari un reddito sufficiente a garantire loro un determinato tenore di vita, è facilmente assimilabile al fondo patrimoniale di cui agli artt. 167 e seg. c.c., in quanto, attraverso detto istituto, determinati beni immobili, mobili registrati ovvero titoli di credito, sono destinati a soddisfare i bisogni della famiglia, in maniera tale da non essere consentita su di essi e sui relativi frutti l'esecuzione forzata per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per fini estranei ai bisogni della famiglia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 Febbraio 2018.


Fallimento - Revocatoria - Fondo patrimoniale - Atto a titolo gratuito - Adempimento di un obbligo morale - Appartamento costituente abitazione familiare - Figli adulti ed indipendenti .
La costituzione del fondo patrimoniale per fronteggiare i bisogni della famiglia, anche qualora effettuata da entrambi i coniugi, è un atto a titolo gratuito, in quanto non essendo obbligatoria non integra, di per sè, adempimento di un dovere giuridico.

Tale atto è pertanto suscettibile di esser dichiarato inefficace a norma dell'art. 64 l.fall., salvo che si dimostri l'esistenza in concreto di una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale e il proposito del solvens di adempiere unicamente a quel dovere mediante l'atto in questione (Cass. n. 1902913, Cass. n. 6267-05, Cass. n. 18065-04).

Non integra la situazione anzidetta il mero fatto dell'estensione del fondo all'appartamento costituente abitazione familiare, soprattutto quando i figli della coppia siano già tutti adulti e titolari di proprie attività imprenditoriali, e quando l'atto non abbia riguardato solo la casa familiare ma anche un terreno edificabile e un intero stabile composto da diversi appartamenti e magazzini locati a terzi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 06 Febbraio 2018, n. 2820.


Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Beni immobili - Doppia pubblicità

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia - Criterio identificativo

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Debiti contratti - Inopponibilità ai crediti derivanti da fatto illecito

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Onere della prova - Presunzioni semplici

Fondo patrimoniale - Effetto preclusivo all’azione esecutiva - Presupposti - Anteriorità o posteriorità del debito - Irrilevanza
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L’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., sui beni immobili conferiti in fondo patrimoniale è subordinato alla duplice verifica, da un lato, della doppia pubblicità a norma dell’art. 162, u.c., c.c. (annotazione a margine dell’atto di matrimonio, con funzione di pubblicità dichiarativa) e a norma dell’art. 2647 c.c. (trascrizione presso i RRII, con funzione di pubblicità notizia) e, dall’altro, della estraneità dei debiti ai bisogni della famiglia. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Il criterio identificativo dei debiti per i quali non opera l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., va ricercato non già nella natura dell’obbligazione, ma nella concreta relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, escludendosi solo quei debiti sorti per esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Per i crediti derivanti da fatto illecito è sempre possibile agire in executivis sui beni conferiti in fondo patrimoniale in quanto l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., si riferisce testualmente a debiti «contratti» (per scopi estranei ai bisogni della famiglia), così escludendosi senz’altro i debiti ex delicto. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

L’onere della prova della sussistenza dei presupposti di applicabilità dell’effetto preclusivo dettato dall’art. 170 c.c. grava su chi intende avvalersi del divieto di escussione e può essere fornita anche a mezzo di presunzioni semplici. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

L’anteriorità o la posteriorità del sorgere del debito rispetto alla costituzione del fondo patrimoniale è irrilevante per l’effetto preclusivo all’azione esecutiva, ex art. 170 c.c., in quanto tale effetto è radicato sulla sola estraneità dei debiti contratti ai bisogni della famiglia, salva la possibilità per il creditore, ricorrendone i presupposti, di agire in via revocatoria. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 14 Marzo 2016.


Avvallo di vaglia cambiario emesso da una società per azioni - Fondo patrimoniale - Onere della prova.
Qualora l’amministratore sottoscriva per avvallo un vaglia cambiario emesso da una società per azioni, il fondo patrimoniale da lui costituito può essere aggredito dal creditore cambiario se egli non può dimostrare che trae, per il sostentamento della famiglia, proventi da fonti diverse dalla società avvallata. (Paolo Persello) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 15 Febbraio 2016.


Avvallo di vaglia cambiario emesso da una società per azioni - Fondo patrimoniale - Onere della prova.
Qualora l’amministratore sottoscriva per avvallo un vaglia cambiario emesso da una società per azioni, il fondo patrimoniale da lui costituito può essere aggredito dal creditore cambiario se egli non può dimostrare che trae, per il sostentamento della famiglia, proventi da fonti diverse dalla società avvallata. (Paolo Persello) (riproduzione riservata) Tribunale Pordenone, 12 Agosto 2015.


Fondo patrimoniale - Esecuzione sui beni e sui frutti del fondo - Identificazione dei crediti che possono soddisfarsi sul fondo - Onere della prova - Credito derivante dal mancato pagamento di area a parcheggio nelle vicinanze di immobile costituiti in fondo patrimoniale destinato a residenza del nucleo familiare.
L’esecuzione sui beni e sui frutti del fondo patrimoniale è consentita unicamente per debiti contratti per far fronte ad esigenze familiari.

In sede di opposizione esecutiva spetta al debitore che ha costituito il fondo allegare e provare che il debito sia stato contratto per scopi estranei e che il creditore né fosse a conoscenza.

Il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento può essere realizzato sui beni conferiti nel fondo, va ricercato non già nella natura delle obbligazioni ("ex contractu" o "ex delicto"), bensì nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse ed i bisogni della famiglia (Cass. 11230/2003). Pertanto, i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all'azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell'obbligarsi fosse quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi in senso non restrittivo, vale a dire con riferimento non solo all'indispensabile per l'esistenza della famiglia ma anche alle esigenze volte al pieno mantenimento e all'armonico sviluppo della stessa, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa (Cass. 15886/2014), e neppure meramente oggettivo, in quanto comprensivo anche dei bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell'indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilità economiche familiari (Cass. 4011/2013).

Il debito costituito dal mancato pagamento di area a parcheggio nelle immediate vicinanze dell’immobile costituito in fondo patrimoniale e destinato a residenza del nucleo famigliare stesso nella sua interezza o parte di esso deve ritenersi contratto nell’interesse della famiglia. (Andrea Balba) (riproduzione riservata)
Tribunale Pavia, 21 Maggio 2015.


Divieto di esecuzioni su beni del fondo patrimoniale ex art. 170 c.c. -  Onere del debitore di provare che il creditore conosceva l’estraneità del credito ai bisogni della famiglia - Interpretazione ampia della categoria dei bisogni della famiglia - Sussistono.
Ai fini dell’applicazione del divieto di esecuzione sui beni del fondo patrimoniale ex art. 170 c.c., a livello soggettivo ed ai fini del riparto dell’onere probatorio, spetta al debitore provare che il creditore conosceva l’estraneità del credito ai bisogni della famiglia, essendovi una presunzione di inerenza dei debiti alle esigenze famigliari, anche in ragione del disposto dell’art. 143, comma 3, c.c.; a livello oggettivo, va fornita un’interpretazione estremamente ampia della categoria dei bisogni della famiglia che giustificano l’esecuzione anche sul fondo patrimoniale, corrispondentemente riducendo la portata del divieto dell’articolo 170 c.p.c., che deroga alla regola della piena responsabilità patrimoniale ex art. 2740 c.c.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 20 Maggio 2015.


Trust - Indagine sulla meritevolezza dell'istituto - Preclusione - Natura dell'effetto segregativo - Analogie con altri istituti

Trust - Trust familiare - Riserva del diritto di abitazione - Indice della natura simulata od illecita del negozio - Esclusione - Revocatoria ordinaria - Assoggettabilità
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La previsione normativa contenuta nella Convenzione dell'Aia, ratificata con la legge 16 ottobre 1989, n. 364, preclude ogni indagine sulla meritevolezza di tutela della causa astratta del trust, che va ravvisata nel programma di "segregazione" (art. 11 Conv.) di una o più posizioni soggettive o di un complesso di posizioni soggettive unitariamente considerate (beni del trust) delle quali il disponente si spogli, o trasferendole a un terzo (trustee) o isolandole giuridicamente nel proprio patrimonio, per la tutela d'interessi che l'ordinamento ritiene meritevoli di tutela (scopo del trust). Inoltre, la ratifica della Convenzione con legge dello Stato vanifica anche ogni ulteriore profilo di possibile contrarietà dell'istituto ai principi dell'ordine pubblico interno e, in particolare, a quello della tutela del credito e della responsabilità patrimoniale generale del debitore. Il riconoscimento del trust per effetto di una norma di legge, infatti, fa salva la deroga alle limitazioni di responsabilità contenuta nell'art. 2740 c.c. A ciò si aggiunge che l'effetto proprio del trust, ossia quello della segregazione patrimoniale, è comune a numerosi altri istituti preesistenti nel diritto interno. Si pensi alla cartolarizzazione dei crediti, alla cessione dei beni ai creditori (art. 1980 c.c.), all'assicurazione sulla vita a favore di terzo (1923 c.c.) alla rendita vitalizia a favore di terzo (1881 c.c.) al fondo patrimoniale (170 c.c.) ai fondi per la previdenza e l'assistenza (2117 c.c.) ai fondo pensione (d.lgs. 124/93) al mandato (1707 c.c.) e al deposito con mandato per finire con i patrimoni destinati. Il meccanismo di funzionamento delle figure disciplinate dagli artt. 2447-bis e 2447-quinquies c.c. è, infatti, sostanzialmente analogo all'autodichiarazione di trust: i beni inclusi nel patrimonio destinato a uno specifico affare sono beni che già appartengono alla società, la quale unilateralmente li segrega e, per ciò solo, li rende soggetti ad un diverso regime di responsabilità. La società muta dunque il proprio rapporto con determinati beni, i quali vengono posti al servizio di uno specifico "affare" e sottratti alla garanzia generica in favore di creditori della società alla quale sino a quel momento inerivano. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fatto che il trust sia maturato interamente nel contesto familiare e che il disponente non abbia perso interamente il controllo dei beni inizialmente conferiti in trust, riservandosi il diritto di abitarvi, non rappresenta, da solo, indice sicuro di illiceità o del carattere fittizio dell'operazione realizzata, ma, al contrario, corrisponde proprio allo scopo voluto di destinare la casa familiare per più generazioni, all'abitazione dei propri discendenti. L'istituto del trust, infatti, consente ben più efficacemente di altri strumenti tradizionali (per esempio la donazione della nuda proprietà ai figli con riserva di usufrutto a favore del donante) di realizzare l'effetto della destinazione di una parte del patrimonio al soddisfacimento d'interessi reputati prioritari rispetto ad altri. I beni in trust sono, invero, insensibili alle vicende patrimoniali del disponente, ma anche a quelle del trustee e dei beneficiari per l'intera durata; nel caso in cui un figlio premuoia, il trust può assicurare la devoluzione meglio desiderata dal disponente; i figli potrebbero preferire di non acquisire la proprietà dei beni in trust, facendolo proseguire per un'altra generazione. E' vero pertanto, come osservato da autorevole dottrina, che il trust consente meglio degli ordinari strumenti civilistici di destinare una parte del patrimonio al perseguimento d'interessi ritenuti meritevoli di particolare tutela. Una finalità, si ripete, ampiamente consentita dal nostro ordinamento, seppure con strumenti più artificiosi e meno trasparenti e certi rispetto al trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

(Nel caso di specie, il Tribunale, non ha accolto la domanda volta a far dichiarare la simulazione del trust, ma ha accolto, ritenendone sussistenti i presupposti, quelle di revocatoria ex art. 2901 dell'atto di trasferimento dei beni in trust)
Tribunale Sassari, 20 Febbraio 2015.


Negozio costitutivo di fondo patrimoniale - E' atto a titolo gratuito anche quando proviene da entrambi i coniugi - Esercizio azione revocatoria ordinaria - Ammissibile.
Il negozio costitutivo del fondo patrimoniale, anche quando proviene da entrambi i coniugi, è atto a titolo gratuito, che, solo perché tale, può essere dichiarato inefficace nei confronti dei creditori a mezzo di azione revocatoria ordinaria, in quanto rende i beni conferiti aggredibili solo a determinate condizioni (art. 170 c.c.), così riducendo la garanzia generale spettante ai creditori sul patrimonio dei costituenti. (Carmela Ruggeri) (riproduzione riservata) Tribunale Tempio Pausania, 20 Novembre 2014.


Azione revocatoria - Beni impignorabili - Fondo patrimoniale - Distinzione - Natura temporanea del vincolo - Ammissibilità.
Deve ammettersi che anche il creditore, il quale non possa procedere ad esecuzione forzata su beni del fondo patrimoniale, possa dolersi della circostanza che tali beni siano stati alienati a terzi, e proporre domanda di inefficacia, ai sensi dell’art. 2901 c.c.
Relativamente alla revocatoria fallimentare di atti di disposizione di beni impignorabili per legge, la S.C. si è espressa negativamente (Cass. civ., Sez. I, 20 novembre 1997, n. 11564): la condizione del bene appartenente al fondo patrimoniale, tuttavia, è diversa, da quella del bene oggettivamente impignorabile: non soltanto l’esenzione dall’azione esecutiva è limitata a determinate obbligazioni, ma, inoltre, il fondo è destinato necessariamente a cessare, in un momento certus an, incertus quando, ai sensi dell’art. 171, commi 1 e 2, c.c.: al più tardi, alla morte di uno dei coniugi (che comporta lo scioglimento del matrimonio: art. 149, co. 1, c.c.), od al raggiungimento della maggiore età, da parte del più giovane degli eventuali figli minorenni. Il vincolo sui beni, quindi, è relativo e, soprattutto, sicuramente temporaneo. Da ciò consegue che il creditore può vedersi privo della possibilità di aggredire il bene al momento dell’estinzione del vincolo, ove tale bene sia stato alienato prima di tale momento: e l’azione revocatoria, che mira a garantire l’effettività della responsabilità patrimoniale, non può non costituire lo strumento per prevenire questo effetto pregiudizievole, considerando anche, del resto, che il debitore risponde con i beni presenti e con quelli futuri (art. 2740, co. 1, c.c.: i beni del fondo sono in una sorta di posizione intermedia, essendo già presenti nel patrimonio, ma essendo rimandato ad un momento futuro il conseguimento della piena suscettibilità all’esecuzione forzata). Per affinità di materia, in mancanza di decisioni di legittimità relative alla revocabilità di atti di disposizione di beni del fondo, si consideri (in un senso, che sembra conforme a quanto testè affermato) quanto ha affermato la giurisprudenza sull’alienazione dei beni dotali (Cass. civ., Sez. II, 5 luglio 2000, n. 8952). La Corte di Cassazione, dunque, ha sostenuto che i creditori possono vantare un’aspettativa di garanzia, condizionata all’esistenza del bene (nel patrimonio da aggredire) al momento della cessazione del vincolo, ed alla circostanza che il bene non sia stato alienato per necessità od utilità evidente: nel caso del fondo patrimoniale, allora, come già detto innanzi, la possibile permanenza del bene, al momento della cessazione del vincolo, fonda tanto l’interesse ad agire del creditore estraneo ai bisogni familiari, sia l’eventus damni, mentre la necessità od utilità evidente dell’alienazione debbono ricorrere, e possono essere sindacate, soltanto laddove occorra (e ciò non accadeva nel caso di specie), in presenza di figli minori, l’autorizzazione giudiziale (art. 169 c.c.). (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 03 Ottobre 2014.


Fondo patrimoniale - Iscrizione di ipoteche in violazione degli articoli 169 e 170 c.c. - Divieto - Sussistenza.
Gli articoli 169 e 170 del codice civile, i quali vietano l’iscrizione di ipoteche senza il consenso dei coniugi e l’esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui frutti di essi per i debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, trovano applicazione anche nell’ipotesi di iscrizione di ipoteca giudiziale la quale, pur non essendo un atto esecutivo in senso stretto, mira a costituire una garanzia in favore del creditore in vista dell’esecuzione coattiva sul bene. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bassano del Grappa, 30 Settembre 2014.


Fondo patrimoniale - Esecuzione sui beni e frutti - Credito risarcitorio da abusivo godimento del bene staggito - Inerenza ai bisogni della famiglia - Sussistenza - Espropriazione - Ammissibilità - Momento di costituzione del fondo - Irrilevanza - Fattispecie.
In tema di fondo patrimoniale, la circostanza che un credito inerisca ai bisogni della famiglia - come nel caso del credito risarcitorio spettante al titolare di uno "ius in re aliena" (nella specie, usufrutto) per abusivo godimento abitativo, da parte dei coniugi, del bene staggito - rende sempre e comunque legittima l'esecuzione, a prescindere dalla data di insorgenza del credito rispetto a quella di costituzione del fondo e dalla sua fonte (contrattuale od extracontrattuale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 26 Agosto 2014, n. 18248.


Fondo patrimoniale – Scioglimento – Presenza di figli – Intervento del giudice – Necessità.
1) E’ ammissibile lo scioglimento del fondo patrimoniale anche sulla base del solo consenso dei coniugi, ma ciò solo in mancanza di figli.
2) In presenza di figli, non è ammesso lo scioglimento consensuale. L’istituzione del fondo patrimoniale determina un vincolo di destinazione per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia (e quindi di tutti i suoi componenti, in essi compresi i figli minori). Il citato vincolo, dunque, diventa di “interesse” anche dei componenti “deboli” della famiglia, che sono i figli. Conseguentemente, va ravvisata in capo ai figli minori una posizione giuridicamente tutelata in ordine agli atti di disposizione del fondo.
3) Deve essere riconosciuta l’astratta configurabilità di uno specifico interesse dei figli ad interloquire sulle opzioni operative effettuate dai titolari del diritto di proprietà dei beni facenti parte del fondo, atteso che per i componenti del nucleo familiare non è irrilevante la consistenza del patrimonio istituzionalmente destinato all'esclusivo soddisfacimento dei relativi bisogni. Non incide infine sulla detta conclusione né la natura gratuita del conferimento né la facoltà, espressamente riconosciuta ai coniugi dal legislatore, di derogare convenzionalmente alla previsione del divieto di alienazione dei beni del fondo, disposta in via generale (art. 169 c.c., comma 1).
4) La disciplina ritenuta applicabile in presenza di figli minori è estensibile al caso di nascituri. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2014, n. 17811.


Fondo patrimoniale – Bisogni della famiglia – Accertamento.
In tema di fondo patrimoniale ed esecuzione sui beni oggetto dello stesso, il disposto dell’art. 170 c.c., per il quale detta esecuzione non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei alla famiglia, va inteso non in senso restrittivo, vale a dire con riferimento alla necessità di soddisfare l’indispensabile per l’esistenza della famiglia, bensì nel senso di ricomprendere in tali bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 Luglio 2014, n. 15886.


Coniugi (rapporti patrimoniali tra) - Fondo patrimoniale - Divieto di azioni esecutive - Proventi da attività lavorativa del coniuge - Presunzione di inerenza ai bisogni della famiglia - Sussistenza -  Possibilità di agire in executivis sui beni del fondo - Ammissibilità.
Salvo prova contraria, si presume che i redditi provenienti dall'attività lavorativa del coniuge (in particolare, provvigioni da rapporto di agenzia) siano destinati al benessere materiale della famiglia; l’eventuale credito da restituzione deve dunque ritenersi pertinente ai “bisogni della famiglia” nell’accezione lata ormai attribuita all’espressione dalla giurisprudenza, accezione che ricomprende ogni fatto genetico, contrattuale od extracontrattuale, che si traduca in una condotta diretta al conseguimento di utilità (tra le quali il reddito) incrementative delle disponibilità economiche della famiglia e rivolte alla sua prosperità, con esclusione del soddisfacimento di esigenze meramente voluttarie o caratterizzate da intenti speculativi 
(Cass. 2013/4011; Cass. 2009/15862; Cass. 2006/12998).
        
(Fattispecie in cui l’azione esecutiva su beni costituiti in fondo patrimoniale risultava fondata su sentenza recante condanna alla restituzione di provvigioni ed indennità relative a rapporto di agenzia già corrisposte). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Brescia, 07 Luglio 2014.


Responsabilità professionale del notaio – Obbligo di annotazione senza ritardo della costituzione del fondo patrimoniale.

Responsabilità professionale del notaio per omessa o ritardata annotazione della costituzione del fondo patrimoniale – Risarcimento del danno: onere della prova.

Art.170 c.c. – Credito da passivo di conto corrente intestato a ditta individuale – Non è di per sé estraneo ai bisogni della famiglia.
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E’ onere del notaio rogante quello di provvedere a richiedere senza ritardo l’annotazione del fondo patrimoniale a margine dell’atto di matrimonio, al fine di assicurare la finalità tipica di opponibilità ai terzi. Da un lato, infatti, stante il valore dell’annotazione del fondo rispetto alla trascrizione (degradata a mera pubblicità notizia) deve ritenersi che l’obbligo gravante sul notaio di trascrivere senza ritardo l’atto ai sensi dell’art.2671 c.c. vada riferito nel caso di specie, considerato il disposto dell’art.162 ultimo comma c.c. anche alla “annotazione senza ritardo”.
Sotto altro profilo, anche ove si volesse ritenere che dall’ordinamento non sia desumibile uno specifico obbligo in tal senso, deve comunque riconoscersi come rientri nella diligenza propria della specifica attività professionale svolta, ai sensi dell’art.1176 c.c., l’obbligazione di annotare senza ritardo la costituzione del fondo patrimoniale. Dunque, dinanzi ad una legge ambigua o ad una giurisprudenza contrastata circa l’obbligo, o no, per il notaio di compiere un certo adempimento, necessario per la validità o l’opponibilità dell’atto da lui rogato, il notaio deve comunque adottare la condotta più idonea a salvaguardare gli interessi del cliente. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

In caso di domanda proposta contro il notaio volta al risarcimento del danno conseguente all’espropriazione di beni facenti parte del fondo patrimoniale da lui non tempestivamente annotato, al fine di verificare se la tempestiva annotazione della costituzione del fondo avrebbe evitato il danno è onere di parte attrice fornire la prova che l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio avrebbe reso impignorabile il compendio aggredito. Prova rilevante deve ritenersi quella diretta ad accertare la natura dei crediti azionati nella procedura esecutiva al fine di effettuare il giudizio controfattuale circa l’opponibilità ai sensi dell’art.170 c.c. del fondo trascritto. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)

La circostanza che il credito azionato nella procedura di espropriazione di beni facenti parte del fondo patrimoniale derivi da passivo di conto corrente intestato alla ditta individuale dell’attore non è sufficiente a ritenere di per sé che si tratti di credito estraneo ai bisogni della famiglia  ai sensi dell’art.170 c.c., ben potendo trattarsi di crediti volti a potenziare l’attività lavorativa dell’attore al fine di mantenere la propria famiglia, in assenza di finalità speculative. Alla luce della giurisprudenza di legittimità (Cass., sez.trib., sentenza n.15862 del 7/7/09; Cass., sez.III, sentenza n.5684 del 15/3/2006; Cass., sez.III, sentenza n.134 del 7/1/84), vanno comprese nei bisogni della famiglia non solo le esigenze volte al pieno mantenimento e all’armonico sviluppo della famiglia, ma anche quelle destinate a potenziare le capacità lavorative, eventualmente imprenditoriali, dell’attore, specie quando si tratti di impresa individuale. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 14 Febbraio 2013.


Coniugi (Rapporti patrimoniali tra) - Fondo patrimoniale - Credito bancario derivante da finanziamenti effettuati in favore di “società di famiglia” e garantiti personalmente dai soci coniugi - Inerenza ai bisogni della famiglia - Sussistenza - Espropriazione - Ammissibilità .
In tema di esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui frutti di essi, in base al disposto dell'art. 170 c.c., deve ritenersi ammissibile il pignoramento di beni costituiti in fondo patrimoniale in riferimento a debiti bancari contratti da società a responsabilità limitata qualificabile come “società di famiglia” e garantiti personalmente dai coniugi in qualità di soci della medesima, ogni qual volta si dimostri che il nucleo famigliare traeva il proprio sostentamento, direttamente o indirettamente, dalle utilità derivanti dalla predetta società. (Fattispecie nella quale da accertamenti contabili emergeva la piena inerenza ai bisogni della famiglia dei debiti contratti dalla società e garantiti personalmente dai coniugi soci, ciò in quanto gli affidamenti ed il mutuo concessi dalla banca a favore di detta società erano essenziali per l’attività svolta dalla stessa che a sua volta incideva notevolmente sul livello di reddito della famiglia). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 09 Febbraio 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali – Fallimento – Effetti – Per il fallito – Beni del fallito – Beni non compresi – Art. 46, n. 3, legge fall., nel testo anteriore al d. lgs. n. 5 del 2006 – Fondo patrimoniale – Applicabilità – Fondamento. (04/06/2010).
L'art. 46, n. 3, della legge fall. (nel testo anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), secondo cui non sono compresi nel fallimento i redditi dei beni costituiti in patrimonio familiare, salvo quanto disposto dagli artt. 170 e 326 cod. civ., sebbene dettato per l'abrogato istituto del patrimonio familiare, si applica anche al nuovo istituto del fondo patrimoniale, ad esso succeduto, in quanto, pur non coincidendo le relative discipline, per l'attenuazione dei vincoli di inalienabilità ed inespropriabilità previsti in riferimento al fondo patrimoniale, risultano identici i fini perseguiti dai due istituti e lo strumento a tal fine predisposto, consistente nella previsione di un patrimonio separato costituito da un complesso di beni determinati, assoggettati ad una speciale disciplina di amministrazione ed a limiti di alienabilità ed espropriabilità. Cassazione civile, 22 Gennaio 2010, n. 1112.