LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO IX
Del mandato
SEZIONE I
Disposizioni generali
PARAGRAFO 1
Delle obbligazioni del mandatario

Art. 1710

Diligenza del mandatario
TESTO A FRONTE

I. Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato con la diligenza del buon padre di famiglia; ma se il mandato è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore.

II. Il mandatario è tenuto a rendere note al mandante le circostanze sopravvenute che possono determinare la revoca o la modificazione del mandato.


GIURISPRUDENZA

Amministratore di associazione – Natura del rapporto – Responsabilità – Onere probatorio – Ripartizione.
Ai sensi dell’art. 18 c.c., gli amministratori di un’associazione sono responsabili verso la stessa secondo le norme del mandato. Questi dunque, ai sensi dell’art. 1710 c.c., devono adempiere il proprio incarico secondo la diligenza del buon padre di famiglia anche se, trattandosi di obbligazioni inerenti l’esercizio di un’attività professionale, la diligenza va valutata anche con riguardo alla natura dell’attività esercitata ex art. 1176, comma 2, c.c.

Si aggiunga che tale diligenza va valutata in relazione alla volontà del mandante e perciò anche alla luce delle finalità previste dallo statuto dell’associazione, per il cui raggiungimento l’organo gestorio viene istituito.

Ne consegue che anche la responsabilità degli amministratori di una associazione non riconosciuta ha natura contrattuale, giacché discende dalla violazione di un obbligo negoziale assunto nei confronti dell'ente, e cioè dall'inadempimento dei doveri imposti dalla legge o dallo statuto, assolti senza la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico o dalle competenze professionali. Il comportamento degli amministratori va pertanto valutato alla luce dei principi generali che regolano l’inadempimento contrattuale e il risarcimento del danno (Trib. Milano, 29 marzo 2017, n. 3598).

Quanto alla ripartizione dell’onere probatorio, grava pertanto sul creditore l’onere di dimostrare la sussistenza, sotto il profilo ontologico, delle violazioni degli obblighi contrattuali, il nesso di causalità e il danno, restando invece a carico del convenuto la prova dell’insussistenza dell’elemento soggettivo della colpa. (Francesco Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 22 Gennaio 2018.


Fallimento – Termine per riassumere – Disciplina generale articolo 300 c.p.c. – Natura derogatoria articolo 43 L.F. – Automatica interruzione del processo – Decorrenza termine per riassumere da conoscenza legale – Non coincidenza con sentenza di fallimento o dichiarazione di interruzione – Necessità per curatela di conoscenza legale del singolo processo su cui interruzione opera – Conoscenza legale a seguito dichiarazione processuale resa dal difensore della parte – Sussiste.
L’articolo 43, comma 3, l.fall., con specifico riferimento al fallimento, detta una disciplina derogatoria rispetto a quella generale posta dall’articolo 300 c.p.c. per tutti gli altri eventi interruttivi, prevedendo l’interruzione automatica del processo a seguito del verificarsi dell’evento.

Il dies a quo per riassumere il processo decorre dalla conoscenza legale dell’evento, acquisita non in via di mero fatto, ma per il tramite di una dichiarazione, notificazione o certificazione rappresentativa dell’evento che determina l’interruzione del processo, assistita da fede privilegiata; e tale conoscenza legale può quindi essere successiva alla sentenza di fallimento e precedente alla pronuncia dichiarativa di interruzione da parte del giudice.

Per la curatela fallimentare, la conoscenza legale deve essere riferita non già all’esistenza del fallimento, ma allo specifico processo sul quale l’evento interruttivo è in concreto destinato ad operare; ed atto idoneo a determinare il decorso del termine per la riassunzione è la dichiarazione resa nel processo dal difensore della parte, stante l’obbligo gravante sul procuratore della parte poi dichiarata fallita, quale mandatario, di rendere nota la circostanza alla curatela, obbligo scaturente dalla disciplina sostanziale in tema di mandato ed in particolare dal combinato disposto dagli articoli 1728 e 1710 c.c. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 14 Settembre 2017.


Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Legittimazione del curatore – Sussistenza

Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Responsabilità extracontrattuale – Condotta colposa
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Il curatore è legittimato ad agire nei confronti delle banche che abbiano concorso nella responsabilità dell’organo gestorio nella causazione del danno per concessione abusiva di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concorso della banca nei fatti dell’amministratore che danno luogo a responsabilità per concessione abusiva di credito, non è necessaria la prova che le banca fosse consapevole dello scopo perseguito dell’amministratore; trattandosi di concorso a titolo di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., è, infatti, sufficiente che la condotta della banca sia connotata da colpa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 15 Febbraio 2017.


Mandato - Estinzione - Cause - Revoca - Perizia contrattuale - Subdelega - Giusta causa di recesso - Configurabilità - Condizioni.
Qualora le parti abbiano incaricato uno o più esperti, anche costituiti in collegio, di svolgere una perizia contrattuale, costituisce giusta causa di revoca la subdelega, da parte di essi, dell'intero incarico valutativo ricevuto ad un diverso esperto, salvo che non consti il consenso esplicito in tal senso dei soggetti mandanti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2016.


Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici – Inquadramento giuridico – Valutazione (in concreto) degli obblighi del soggetto attuatore – Appalto di servizi – Insussistenza – Mandato – Sussistenza

Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici – Due diligence del soggetto attuatore – Tipologie e contenuti della due diligence – Due diligence “pre-contrattuale” e due diligence “post-stipula e pre-closing” – Sussistenza – Obbligo di rilevare il carattere “finanziariamente non sano” dell’impresa target – Sussistenza
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La Convenzione per l’attuazione di investimenti pubblici è inquadrabile nella categoria giuridica del mandato se il suo oggetto prevalente consiste nel compimento di atti giuridici di investimento da parte del soggetto attuatore, in nome proprio e per conto dell’ordinante. Gli obblighi di ricerca, selezione, gestione delle partecipazioni che gravano sul soggetto attuatore possono considerarsi accessori rispetto all’obbligazione principale del mandatario. Tale contratto è ad esecuzione continuata, perché delinea un programma di attuazione dell’investimento pubblico da realizzarsi attraverso l’attività continuativa del soggetto attuatore (individuazione, selezione, investimento, rendicontazione, disinvestimento, nuovi investimenti) e non in un unico atto. (Giulia Malagutti) (riproduzione riservata)

La due diligence richiesta al soggetto attuatore deve avere quale oggetto, almeno principale, i dati dei bilanci e delle situazioni contabili messe a disposizione dal venditore. Il mandatario è tenuto ad esaminare tali documenti con la diligenza di un operatore professionale, onde verificare, per quanto possibile, la verità e correttezza dei dati esposti (e, quindi, della situazione rappresentata dal venditore). La due diligence c.d. “precontrattuale” è focalizzata sui profili salienti della negoziazione; è intrapresa dal potenziale acquirente e viene svolta in contraddittorio e con la collaborazione del venditore. I suoi esiti influiscono in modo diretto e rilevante sulla scelta di concludere l’affare e sulle sue condizioni (incluse le clausole di garanzia). La due diligence c.d. “post-stipula e pre-closing”, viene esperita quando già sussiste un vincolo contrattuale che lega le parti, ancorchè non definitivo; in questo caso l’attività di indagine è volta a verificare i dati acquisiti e ad orientare le successive trattative. Il soggetto attuatore era tenuto ad una due diligence  sia di tipo “precontrattuale” che di tipo “post-stipula e pre-closing”; la previsione di ulteriori attività precedenti la sottoscrizione dell’investimento e l’obbligo assunto dai soci di fornire una situazione patrimoniale aggiornata, rendono chiaro che l’attività di due diligence non si poteva arrestare al momento dell’accordo, ma doveva proseguire fino all’attuazione dell’investimento. (Giulia Malagutti) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 03 Marzo 2015.


Mandato - Obbligazioni del mandatario - Obbligo di rendiconto - Contratto di gestione individuale di portafogli titoli - Rendiconto periodico - Onere legale del cliente di contestazione entro un termine determinato - Sussistenza - Esclusione - Fondamento - Obbligo del cliente di agire in buona fede - Configurabilità - Valutazione del comportamento complessivo del contraente da parte del giudice - Ammissibilità.
Con riguardo al contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, il rendiconto periodicamente inviato al cliente dalla società di gestione del portafoglio di strumenti finanziari costituisce un vero conto di gestione e non un mero riepilogo di dati storico-contabili, ma la normativa di settore non pone alcun termine entro cui il cliente sia onerato della contestazione del rendiconto, né si dà applicazione analogica dell'art. 119 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 o dell'art. 1832 c.c. in tema di approvazione tacita dell'estratto conto bancario, attesa la differenza di contenuto e di funzione fra quest'ultimo ed i rendiconti di gestione, ovvero dell'art. 1712, secondo comma, cod. civ., il quale presuppone che l'esecuzione dell'incarico sia già interamente avvenuta e non si presta a disciplinare il contratto di gestione individuale di portafogli, che ha regole sue proprie essenzialmente dettate dall'esigenza di fornire all'investitore un "surplus" di tutela: pertanto, il mancato reclamo entro il termine prefissato non comporta la decadenza dal diritto di agire in responsabilità nei confronti del gestore, sebbene il comportamento complessivo del cliente, che come quello del gestore deve essere improntato a buona fede, possa essere valutato dal giudice nel contesto delle risultanze istruttorie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2010, n. 24548.