LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO IX
Del mandato
SEZIONE I
Disposizioni generali
PARAGRAFO 1
Delle obbligazioni del mandatario

Art. 1713

Obbligo di rendiconto
TESTO A FRONTE

I. Il mandatario deve rendere al mandante il conto del suo operato e rimettergli tutto ciò che ha ricevuto a causa del mandato.

II. La dispensa preventiva dall'obbligo di rendiconto non ha effetto nei casi in cui il mandatario deve rispondere per dolo o per colpa grave.


GIURISPRUDENZA

Mandato - Obbligo di rendiconto - Riscossione di somme per conto del mandante - Obbligo di versamento al preponente - Fallimento "medio tempore" del mandatario - Conseguenze - Fattispecie.
La riscossione di somme da parte del mandatario per conto del mandante comporta l'obbligo, per il primo, di versare tali somme al preponente mediante un distinto atto di ritrasferimento, con la conseguenza che, intervenuto "medio tempore" il fallimento del mandatario, gli eventuali versamenti, da quest'ultimo compiuti in favore del mandante nel cosiddetto "periodo sospetto" di cui all'art. 67, comma 2, l.fall. integrano gli estremi del pagamento di debiti liquidi ed esigibili, revocabile ai sensi dell'articolo cit. (Nella specie, ricondotta l'associazione temporanea di imprese alla figura del mandato collettivo, la S.C. ha rigettato il ricorso avverso la sentenza di merito, che ha accolto l'azione revocatoria fallimentare, avente ad oggetto il pagamento ottenuto coattivamente - mediante esecuzione forzata presso terzi - del debito della società fallita, che, in qualità di mandataria dell'associazione temporanea di imprese, di cui era parte, aveva riscosso alcune somme dovute all'associazione, ma non aveva versato per intero quanto di pertinenza della società mandante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Febbraio 2018, n. 3047.


Intermediazione finanziaria - Decreto ingiuntivo - Opposizione - Diritto dell’erede dell'investitore ad ottenere copia della documentazione da parte della SGR - Principio di buona fede esecutiva (art. 1375 c.c.) - Applicabile.
La SGR che non abbia dedotto di non avere conservato i documenti per la gravosità della conservazione ma ha indicato quale unico ostacolo solamente la propria interpretazione del termine previsto dall'art. 66 Reg. UE 231/03 si rende responsabile della violazione del principio della buona fede esecutiva previsto dall'art. 1375 c.c. che va interpretato con particolare rigore nel settore del mercato finanziario e della gestione del risparmio altrui (art. 21 TUF, art. 1713 c.c.). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Maggio 2017.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - In genere - Associazione temporanea di imprese - Società capogruppo in amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa - Subentro ad essa del commissario straordinario - Somma pagate al commissario dall'ente appaltante - Credito di massa prededucibile - Condizioni - Fondamento.
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da imprese riunite in associazione temporanea, qualora la società capogruppo e mandataria sia sottoposta ad amministrazione straordinaria con prosecuzione dell'esercizio dell'impresa, il nominato commissario, in deroga a quanto previsto dagli articoli 77, 78 ed 81 legge fall., deve considerarsi subentrato nell'ATI, assumendo la medesima posizione contrattuale già facente capo alla predetta società "in bonis", tanto nei rapporti con l'ente appaltante che in quelli con le imprese mandanti. Ne consegue che il credito corrispondente alle somme complessivamente versate da detto ente alla mandataria per lavori eseguiti e fatturati (ancorché anteriormente all'inizio della procedura) da una delle imprese mandanti, di cui quest'ultima abbia chiesto l'ammissione al passivo della prima, deve qualificarsi come credito di massa (ed essere collocato in prededuzione) nella sola misura concernente i pagamenti effettuati al commissario dopo la data di inizio della descritta procedura, trovando esso titolo non nel contratto di appalto stipulato dall'ATI con l'ente pubblico, bensì nel mandato conferito alla capogruppo dalle partecipanti all'associazione, ed essendo sorto in capo alla mandataria, "in parte qua", il corrispondente obbligo di trasferire alle mandanti gli importi riscossi in nome e per conto loro contestualmente alla ricezione dei menzionati pagamenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 2012, n. 21981.


Mandato - Obbligazioni del mandatario - Obbligo di rendiconto - Contratto di gestione individuale di portafogli titoli - Rendiconto periodico - Onere legale del cliente di contestazione entro un termine determinato - Sussistenza - Esclusione - Fondamento - Obbligo del cliente di agire in buona fede - Configurabilità - Valutazione del comportamento complessivo del contraente da parte del giudice - Ammissibilità.
Con riguardo al contratto di gestione individuale di patrimoni mobiliari, il rendiconto periodicamente inviato al cliente dalla società di gestione del portafoglio di strumenti finanziari costituisce un vero conto di gestione e non un mero riepilogo di dati storico-contabili, ma la normativa di settore non pone alcun termine entro cui il cliente sia onerato della contestazione del rendiconto, né si dà applicazione analogica dell'art. 119 del d.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 o dell'art. 1832 c.c. in tema di approvazione tacita dell'estratto conto bancario, attesa la differenza di contenuto e di funzione fra quest'ultimo ed i rendiconti di gestione, ovvero dell'art. 1712, secondo comma, cod. civ., il quale presuppone che l'esecuzione dell'incarico sia già interamente avvenuta e non si presta a disciplinare il contratto di gestione individuale di portafogli, che ha regole sue proprie essenzialmente dettate dall'esigenza di fornire all'investitore un "surplus" di tutela: pertanto, il mancato reclamo entro il termine prefissato non comporta la decadenza dal diritto di agire in responsabilità nei confronti del gestore, sebbene il comportamento complessivo del cliente, che come quello del gestore deve essere improntato a buona fede, possa essere valutato dal giudice nel contesto delle risultanze istruttorie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Dicembre 2010, n. 24548.