Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO III
Dei singoli contratti
CAPO IX
Del mandato
SEZIONE I
Disposizioni generali
PARAGRAFO 3
Dell'estinzione del mandato

Art. 1723

Revocabilità del mandato
TESTO A FRONTE

I. Il mandante può revocare il mandato; ma, se era stata pattuita l'irrevocabilità, risponde dei danni, salvo che ricorra una giusta causa.

II. Il mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o di terzi non si estingue per revoca da parte del mandante, salvo che sia diversamente stabilito o ricorra una giusta causa di revoca; non si estingue per la morte o per la sopravvenuta incapacità del mandante.


GIURISPRUDENZA

Invalidità delibera assembleare s.r.l. - Amministratori di s.r.l. - Delibera di revoca amministratori - Giusta causa di revoca - S.r.l..
Al rapporto di amministrazione di s.r.l. con connotazione personalistica si applica in via analogica l’art. 2259, co.1, c.c. dettato per le società di persone nonché la norma sul mandato in rem propriam con applicazione dell’art. 1723, co.2, c.c. in forza del richiamo alle norme sul mandato contenuto nell’art. 2260, comma 1, anch’esso analogicamente applicabile alle s.r.l. a base personale.

La delibera assembleare di revoca adottata da una s.r.l. con natura personalistica è pertanto invalida se le ragioni della revoca non sono espressamente esplicitate nella delibera o nel verbale dell’assemblea, senza possibilità di successiva integrazione. (Giulia Turato) (riproduzione riservata)
Lodo Arbitrale Brescia, 29 Gennaio 2020.


Mandato - Estinzione - Cause - Revoca -  Perizia contrattuale - Revoca del mandato collettivo per giusta causa da parte di alcuni dei mandanti - Effetti - Contestazione - Accertamento da parte del giudice.
Nella perizia contrattuale la revoca ex art. 1726 c.c. del mandato collettivo conferito ai periti può avvenire, oltre che sul comune accordo di tutti i mandanti, anche su iniziativa di alcuni soltanto di essi, con effetti estintivi immediati "ex nunc" in presenza di giusta causa, spettando al giudice, in caso di contestazione, accertarne con sentenza dichiarativa la sussistenza dei presupposti, senza che, peraltro, la proposizione di tale azione costituisca condizione di efficacia della revoca stessa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2016.


Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione.
In caso di mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Agosto 2014, n. 18316.


Associazione temporanea di imprese - Fallimento della mandataria - Conseguenze - Facoltà di recesso dell'Amministrazione committente - Ricostituzione dell'associazione con altra impresa mandataria - Fallimento della mandante - Prosecuzione dell'esecuzione del contratto da parte della società capogruppo - Condizioni.
La transazione stipulata tra l'impresa capogruppo di una associazione temporanea di imprese (ATI) e l'amministrazione committente vincola tutte le imprese partecipanti all'ATI, delle quali la capogruppo ha la rappresentanza. Tale transazione non può, pertanto, essere rescissa ex art. 1447 cod. civ. per il solo fatto che l'amministrazione, nel concluderla, abbia tratto vantaggio dallo stato prefallimentare della impresa capogruppo stipulante; sia perché nella suddetta ipotesi lo stato di pericolo dello stipulante, per condurre alla rescissione del contratto, deve riguardare tutte le imprese partecipanti all'ATI e non una soltanto di esse; sia perché, in ogni caso, il fallimento della società capogruppo non comporta lo scioglimento dell'intero contratto di appalto, il quale può proseguire, se le altre imprese partecipanti all'ATI provvedano a nominare una nuova capogruppo che abbia il gradimento del committente, il che rende inconcepibile uno "stato di pericolo" per le imprese transigenti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Febbraio 2013, n. 3635.


Mandato e commissione - Mandato conferito anche nell'interesse del mandatario - Fallimento del mandatario - Applicabilità della disciplina di cui all'art.78 legge fall. - Portata - Scioglimento del mandato - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006.
In tema di mandato "in rem propriam", ossia conferito anche nell'interesse del mandatario (o di terzi), il principio di cui all'art.1723, secondo comma, cod. civ. - che ne prevede la non estinzione per morte o incapacità del mandante - trova applicazione in via analogica solo in caso di fallimento del mandante, e non anche del mandatario, non potendosi per tale circostanza ritenere derogata la regola generale dell'estinzione automatica, posta dall'art. 78 legge fall., nel testo, "ratione temporis" vigente, anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006, n.5. (La S.C. ha così affermato il principio dello scioglimento, per effetto della dichiarazione di fallimento sopravvenuta, del mandato conferito dall'acquirente di un immobile in edificio alla società venditrice, poi fallita, avente per oggetto la redazione di un regolamento di condominio con le relative tabelle millesimali di ripartizione delle spese condominiali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2011, n. 13243.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Mandato e commissione - Mandato "in rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo ad un mandato "in rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 06 Luglio 2009, n. 15797.


Associazione temporanea di imprese - Appalto di opera pubblica - Impresa capogruppo costituita mandataria - Fallimento della stessa - Scioglimento del contratto rispetto alla mandataria - Sussistenza - Conseguenze - Riscossione dei corrispettivi per lavori successivi - Legittimazione della curatela - Esclusione.
In tema di appalto di opere pubbliche stipulato da due imprese riunite in associazione temporanea, qualora intervenga il fallimento della società costituita capogruppo   come mandataria dell'altra, ai sensi del d.lgs. 19 dicembre 1991 n. 406 (fatto salvo dall'art.81 legge fall.), il contratto si intende risolto, senza che rilevi una diversa volontà della stazione appaltante, che potrebbe solo proseguire il rapporto con altra impresa di gradimento ed in alternativa al recesso; l'irrevocabilità del mandato, prevista all'art.23 del predetto d.lgs.406 del 1991, è inoltre stabilita non nell'interesse del mandatario bensì della stazione appaltante pubblica ed è regola che, ex art.1723, secondo comma, cod. civ., si applica al mandato "in rem propriam" ma solo al caso del fallimento del mandante. (Nella fattispecie la S.C., confermando la decisione della corte d'appello, ha negato, in forza del predetto principio e scioltosi comunque anche il rapporto di mandato ex art.78 legge fall., la legittimazione della curatela della società mandataria ad esigere alcun credito per i lavori eseguiti dopo la dichiarazione di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Settembre 2007.


Compromesso per arbitrato irrituale - Stipulato in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento di una delle parti - Scioglimento del vincolo ex art. 78 L. fall. - Esclusione - Fondamento - Conseguenze in tema di opponibilità del lodo alla curatela, e, per essa all'assuntore del concordato fallimentare.
Il compromesso per arbitrato irrituale costituisce un atto negoziale riconducibile, nella sostanza, all'istituto del mandato collettivo e di quello conferito nell'interesse anche di terzi, così che, stipulata la relativa convenzione in epoca antecedente alla dichiarazione di fallimento di una delle parti, esso non sarà soggetto alla sanzione dello scioglimento prevista, per (il conto corrente, la commissione ed) il mandato, dall'art. 78 legge fall., non operando tale "regula iuris" nell'ipotesi di mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o di terzi, con conseguente efficacia ed opponibilità del lodo nei confronti della curatela e, per essa, dell'eventuale assuntore del successivo concordato fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 1998, n. 8145.


Mandato e commissione - Mandato in "rem propriam" - Cessione di credito con funzione solutoria - Integrazione - Fallimento del creditore cedente - Conseguenze - Art. 78 legge fall. - Disciplina - Inapplicabilità - Revoca del mandato per giusta causa - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo ad un mandato in "rem propriam" che integri una cessione di credito con funzione solutoria, ancorché sia seguito dal fallimento del creditore cedente, l'effetto sostanziale dell'avvenuta cessione, che fa uscire il credito dal patrimonio del fallito prima della dichiarazione di fallimento (salva l'esperibilità della revocatoria fallimentare), non solo preclude l'applicazione dell'art. 78 legge fall., ma neppure legittima gli organi della curatela alla revoca del mandato per giusta causa, ai sensi del secondo comma dell'art. 1723 cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Novembre 1992, n. 11966.


Clausola compromissoria o arbitrato irrituale antecedenti al fallimento - Effetti - Disconoscimento da parte del curatore - Ammissibilità - Esclusione.
Il curatore che subentra in un contratto stipulato dal fallito, nel quale sia contenuta una clausola compromissoria non può disconoscere tale clausola - o, in caso di posteriorità della dichiarazione di fallimento alla conclusione dell'arbitrato irrituale, non può sottrarsi agli effetti di questo -, ancorché configuri un patto autonomo, attesa la riconducibilità di essa allo schema negoziale del mandato collettivo (art. 1726 cod. civ.) e di quello conferito nell'interesse anche di terzi (art. 1723, secondo comma cod. civ.), rispetto ai quali la revoca del solo mandante o di uno solo di essi - e, quindi, in deroga al disposto dell'art. 78 della legge fallimentare, il fallimento dell'uno o dell'altro - non ha effetto estintivo del rapporto giuridico costituito attraverso il detto negozio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 1992, n. 11216.


Mutuo fondiario - Esistenza di ipoteche poziori sull'immobile - Ritenzione ad opera dell'istituto mutuante di una parte della somma mutuata con obbligo di pagare per conto del mutuatario i creditori poziori - Successivo fallimento del mandante - Mutuatario - Estinzione del suddetto negozio ex art. 78 legge fall. - Conseguenza necessaria - Destinazione delle somme trattenute dall'istituto mutuante - Obblighi degli organi fallimentari

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Qualora nella stipulazione di un mutuo fondiario, l'istituto mutuante, esistendo ipoteche di grado poziore sull'immobile, abbia trattenuto, a norma dell'art. 13, comma secondo, del R.d. 16 luglio 1905 n. 646, parte della somma mutuata, ed abbia assunto l'incarico di pagare con le somme così ritenute, di pertinenza del mutuatario, i crediti ipotecari poziori, al fine di conseguire il primo grado dell'ipoteca, un siffatto negozio, pur rientrando nello schema del mandato in rem propriam, non sopravvive al successivo fallimento del mandante-mutuatario, ma si estingue a norma dell'art. 78 legge fall., non potendo in ogni caso l'esecuzione del mandante, anche se in rem propriam, sovrapporsi alle regole inderogabili del concorso. Nell'indicata ipotesi, pertanto, le somme trattenute dall'istituto di credito fondiario debbono essere acquisite alla massa attiva del fallimento, pur rimanendo, tuttavia, gli stessi organi fallimentari tenuti all'osservanza delle norme sul credito fondiario, e dovendo, quindi, quelle somme essere destinate, nel rispetto sia della ipoteca del terzo sia di quella dell'istituto mutuante nel grado imposto dalla legge, al pagamento dei creditori muniti di ipoteca poziore, per assicurare all'istituto il conseguimento della prelazione ipotecaria di primo grado. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Maggio 1984, n. 3111.


Conto corrente - Mandato "in rem propriam" conferito ad una banca per la riscossione di crediti del mandante verso terzi con facoltà di compensazione con crediti della banca verso il mandante medesimo per anticipazioni o finanziamenti - Persistenza - Limiti

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Il sopravvenuto fallimento del mandante non determina l'automatico scioglimento del mandato conferito anche nell'interesse del mandatario (cosiddetto mandato in rem propriam), sicché, in caso di mandato conferito ad una banca per la riscossione di crediti del mandante verso terzi al fine di consentire alla mandataria di operare la compensazione tra le somme riscosse per conto del mandante ed i crediti verso il medesimo derivanti da anticipazioni o finanziamenti a lui concessi, la banca conserva la legittimazione a riscuotere pur dopo il fallimento del mandante, ma non può più procedere a detta compensazione (e quanto riscosso successivamente alla dichiarazione di fallimento rimane quindi acquisito alla procedura), non essendo essa applicabile in Sede fallimentare tra crediti anteriori verso il fallito e debiti verso il medesimo sorti nel corso della procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Marzo 1984, n. 1689.


Mandato in "rem propriam" - Fallimento del mandante - Estinzione automatica del mandato - Esclusione - Incompatibilità tra l'interesse del mandatario e l'interesse scaturente dagli effetti della procedura fallimentare - Revoca del mandato da parte del curatore - Legittimazione - Fattispecie di mandato conferito dal fallito ad una banca per la riscossione di crediti verso terzi

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Il sopravvenuto fallimento del mandante non determina l'automatico scioglimento del mandato conferito anche nell'interesse del mandatario, ne' costituisce di per sè solo una giusta causa di revoca da parte del curatore, in quanto, potendo il congegno del mandato in rem propriam essere utilizzato per gli scopi più vari, non può ritenersi aprioristicamente inconciliabile l'interesse del mandatario con quello scaturente dagli effetti della procedura concorsuale, ma è necessario accertare caso per caso se gli effetti del rapporto sottostante al mandato siano incompatibili con quelli del fallimento, e se questo escluda la possibilità di realizzazione dell'interesse del mandatario. Tale incompatibilità sussiste, e legittima, pertanto, il curatore alla revoca del mandato, nella ipotesi che esso sia stato conferito dal fallito ad una banca per la riscossione di crediti verso terzi, al fine di consentire alla mandataria di operare la compensazione tra le somme riscosse per conto del mandante ed i crediti verso il medesimo derivante da finanziamenti a lui concessi, in quanto il detto scopo non è più realizzabile dopo la dichiarazione di fallimento, attesa la inapplicabilità della compensazione fallimentare di cui all'art. 56 legge fall. Tra crediti anteriori verso il fallito e debiti verso il medesimo sorti nel corso della procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 1983, n. 857.


Mandato in rem propriam - Fallimento del mandante - Estinzione del mandato - Esclusione - Effetti

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L'Estinzione del mandato, in conseguenza del sopravvenuto fallimento del mandante, non si verifica per il mandato conferito anche nello interesse del mandatario o del terzo (mandato in rem propriam), che e un istituto giuridico autonomo, avente disciplina propria, contrastante con quella del mandato semplice, circa le cause estintive e la revocabilita (art 1723, secondo comma, cod civ). in particolare, se i rispettivi interessi di mandante e mandatario in rem propriam sono contrapposti - come nel caso di mandato funzionalmente ed inscindibilmente connesso con altro negozio, in quanto mezzo per l'adempimento degli obblighi da questo derivanti - si e di fronte ad un contratto con prestazioni corrispettive, per la sua natura sinallagmatica opponibile, nell'ipotesi di fallimento del mandante, alla massa dei creditori, sicché il fallimento, come acquisisce i diritti scaturenti da detto contratto, cosi deve soggiacere agli obblighi correlativi, salvo sempre il diritto di revoca del curatore, non solo sulla base di una pattuizione in tal senso, ma anche per giusta causa, ravvisabile nell'impossibilita, per il mandatario, di disporre dei beni fallimentari al di fuori ed oltre gli stretti limiti resi necessari dal soddisfacimento del suo diritto, ovvero nella valutazione, riservata agli organi fallimentari, delle esigenze della procedura fallimentare (accertamento del passivo ed accertamento, liquidazione e ripartizione dell'attivo) nello interesse della massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Luglio 1981, n. 4282.


Conto corrente - Saldo passivo - Credito della banca - Incarico a quest'ultima conferito dal cliente con mandato revocabile o irrevocabile a riscuotere il pagamento di un debito di un terzo - Legittimazione della banca - Persistenza - Fallimento anteriore del cliente - Irrilevanza - Obbligo di rimettere al curatore le somme riscosse - Sussistenza - Estinzione dello obbligo per compensazione - Esclusione

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La banca, creditrice del cliente per saldo passivo di conto corrente, la quale sia incaricata da quest'ultimo di riscuotere un credito verso terzi, non in forza di negozio solutorio implicante la cessione del credito stesso, ne comunque in forza di accordo comportante il diritto incondizionato di incamerare le somme riscosse, ma in base ad un mandato in senso stretto, ancorché irrevocabile (cosiddetto mandato in rem propriam), mantiene la legittimazione alla riscossione del credito anche dopo il fallimento del cliente, in considerazione di detta irrevocabilità (art 1723 cod civ), ma e obbligata a rimettere al mandante, e, quindi, alla curatela del suo fallimento, le somme riscosse (art 1713 cod civ), senza potere invocare l'Estinzione di tale Obbligo per compensazione, tenuto conto dello scioglimento del rapporto di conto corrente per effetto della dichiarazione di fallimento, ai sensi dell'art 78 del RD 16 marzo 1942 n 267, e della non applicabilità della compensazione fallimentare, di cui all'art 56 del citato decreto, con riguardo a debiti sorti dopo detta dichiarazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 1981, n. 1182.


Operazioni bancarie in conto corrente - Compensazione tra i saldi di più conti o rapporti - Mandato del cliente alla banca per la riscossione di somme dovutegli da terzi - Credito della banca per scoperto di conto corrente - Utilizzazione del predetto mandato per l'acquisizione ed il portare in compensazione i versamenti effettuati da quei terzi - Esclusione nell'ipotesi di instaurazione a carico del mandante di procedura concorsuale

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La banca, creditrice per scoperto di conto corrente, che abbia ricevuto dal cliente mandato a riscuotere somme dovutegli da terzi, non puo far valere detto mandato al fine di acquisire e portare in compensazione i versamenti effettuati da quei terzi, dopo l'instaurarsi,a carico del mandante, di procedura concorsuale (nella specie, amministrazione controllata). Tale evento, infatti, pur non comportando l'Estinzione del mandato che sia stato conferito anche nell'interesse del mandatario (cosiddetto mandato in rem propriam), e, quindi, il venir meno della legittimazione del mandatario stesso a riscuotere detti crediti, determina l'acquisizione alla procedura dell'intero patrimonio del debitore, precludendo ogni possibilita di compensazione con sopravvenienze attive. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 1977, n. 4620.


Mandato conferito anche nell'interesse del mandatario - Fallimento o liquidazione coatta amministrativa del mandante - Estinzione del mandato - Esclusione

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Il mandato conferito anche nell'interesse del mandatario (cosiddetto mandato sinallagmatico od in rem propriam) non si scioglie per il fallimento o la liquidazione coatta amministrativa del mandante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Settembre 1976, n. 3157.


Conto corrente di corrispondenza - Estinzione del rapporto - Successivi pagamenti al correntista fallito - Inefficacia - Conoscenza della banca - Irrilevanza

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Il conto corrente di corrispondenza e un contratto innominato o atipico, a contenuto misto, e non e configurabile puramente e semplicemente come mandato conferito anche nell'interesse della banca o di terzi. Il relativo rapporto pertanto si estingue con la dichiarazione di fallimento del correntista, onde sono inefficaci i pagamenti a questi effettuati dopo il deposito in cancelleria della sentenza dichiarativa, indipendentemente dalla conoscenza effettiva che del fallimento abbia la banca. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Dicembre 1974, n. 4043.


Mandato conferito anche nell'interesse del mandatario - Sopravvenuta ammissione dell'imprenditore mandante all'amministrazione controllata - Estinzione del mandato - Esclusione

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L'ammissione dell'imprenditore all'amministrazione controllata non determina (cosi come nell'ipotesi di fallimento dello stesso) l'Estinzione del mandato conferito anche nell'interesse del mandatario, data la natura sinallagmatica di tale contratto, avente una propria disciplina per quanto attiene alle cause estintive e alla revocabilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 1972, n. 1267.