LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO VI
Del regime patrimoniale della famiglia
SEZIONE III
Della comunione legale

Art. 189

Obbligazioni contratte separatamente dai coniugi
TESTO A FRONTE

I. I beni della comunione, fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato, rispondono, quando i creditori non possono soddisfarsi sui beni personali, delle obbligazioni contratte, dopo il matrimonio, da uno dei coniugi per il compimento di atti eccedenti l'ordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell'altro.

II. I creditori particolari di uno dei coniugi, anche se il credito è sorto anteriormente al matrimonio, possono soddisfarsi in via sussidiaria sui beni della comunione, fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato. Ad essi, se chirografari, sono preferiti i creditori della comunione.


GIURISPRUDENZA

Comunione legale - Comunione senza quote - Conseguenze.
Nella comunione legale la quota ha soltanto la funzione di stabilire la misura entro cui i beni della comunione possono essere aggrediti dai creditori particolari (art. 189 c.c.), la misura della responsabilità sussidiaria di ciascuno dei coniugi con i propri beni personali verso i creditori della comunione (art. 190 c.c.) nonchè la proporzione in cui, sciolta la comunione, l’attivo e il passivo saranno ripartiti tra i coniugi o i loro eredi (art. 194 c.c.). Inoltre, diversamente da quanto avviene nella comunione ordinaria, nella comunione legale il singolo coniuge non ha il diritto potestativo di ottenere la divisione, atteso che per lo scioglimento della comunione è necessaria o la volontà di entrambi i coniugi o la ricorrenza di una delle ipotesi previste dall’art. 191 c.c.. La diversità di disciplina e di struttura si spiega col fatto che la comunione legale e la comunione ordinaria assolvono ad una funzione diversa. Quest’ultima, essendo finalizzata al godimento dei beni in comune, ha una funzione statica mentre quella legale ha una funzione dinamica perché, da un lato, tende a garantire la parità dei coniugi sotto il profilo patrimoniale e, dall’altro, tende ad assicurare alla famiglia uno strumento di arricchimento volto sia al soddisfacimento dei propri bisogni sia all’accumulo di ricchezza. Di conseguenza, il coniuge non può trasferire a terzi la propria quota mentre può disporre per intero del bene comune, salva la ratifica da parte dell’altro coniuge che può manifestare il suo dissenso entro un termine di decadenza. Pertanto: la comunione legale dei beni tra i coniugi, a differenza di quella ordinaria, è una comunione senza quote, nella quale i coniugi sono solidalmente titolari di un diritto avente per oggetto i beni di essa e rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei. Nei rapporti con i terzi ciascun coniuge, mentre non ha diritto di disporre della propria quota, può tuttavia disporre dell’intero bene comune, ponendosi il consenso dell’altro coniuge (richiesto dal comma 2 dell’art. 180 c.c. per gli atti di straordinaria amministrazione) come negozio unilaterale autorizzativo che rimuove un limite all’esercizio del potere dispositivo sul bene” e che rappresenta un requisito di regolarità del procedimento di formazione dell’atto di disposizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 12 Marzo 2015.


Rapporti patrimoniali tra coniugi - Comunione legale - In genere - Natura - Comunione senza quote - Configurabilità - Conseguenze con riguardo all'espropriazione di un bene comune per crediti personali di un solo coniuge..
La natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l'espropriazione, per crediti personali di uno solo dei coniugi, di un bene (o di più beni) in comunione abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà, con scioglimento della comunione legale limitatamente al bene staggito all'atto della sua vendita od assegnazione e diritto del coniuge non debitore alla metà della somma ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo, in caso di assegnazione (principio affermato ai sensi dell'art. 363 cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Marzo 2013, n. 6575.