Codice Civile


LIBRO QUARTO
Delle obbligazioni
TITOLO IX
Dei fatti illeciti

Art. 2059

Danni non patrimoniali
TESTO A FRONTE

I. Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge.


GIURISPRUDENZA

Immissioni intollerabili - Assenza di pregiudizio alla salute - Risarcibilità del danno non patrimoniale - Condizioni - Fondamento - Fattispecie.
Pur quando non rimanga integrato un danno biologico, non risultando provato alcuno stato di malattia, la lesione del diritto al normale svolgimento della vita familiare all'interno della propria casa di abitazione, tutelato anche dall'art. 8 della Convenzione europea dei diritti umani, nonché del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane, integra una lesione che non costituisce un danno "in re ipsa", bensì un danno conseguenza e comporta un pregiudizio ristorabile in termini di danno non patrimoniale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che aveva ritenuto dovuta la riparazione del pregiudizio del diritto al riposo, sofferto dalle parti lese in conseguenza delle immissioni sonore - in particolare notturne - dipendenti dall'installazione di un nuovo bagno in un appartamento contiguo, siccome ridondante sulla qualità della vita e, conseguentemente, sul diritto alla salute costituzionalmente garantito). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Luglio 2021, n. 21649.


Irragionevole durata del processo civile o amministrativo - Morte della parte del giudizio presupposto - Diritto dell’erede all’indennizzo “iure successionis” e “iure proprio” - Condizioni.
In tema di irragionevole durata del processo, qualora la parte del giudizio civile (o amministrativo) presupposto sia deceduta, l'erede ha diritto a conseguire, "pro quota" e "iure successionis", l'indennizzo maturato dal "de cuius" per l'eccessiva protrazione del giudizio, nonché, "iure proprio", l'indennizzo dovuto per l'ulteriore durata della medesima procedura, con decorrenza dal momento in cui abbia assunto formalmente la qualità di parte giacché, deceduta quella originaria, fin quando gli eredi non abbiano ritenuto di costituirsi ovvero non siano stati chiamati in causa, pur esistendo un processo difetta la parte che dalla sua irragionevole durata possa ricevere nocumento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Giugno 2021, n. 17685.


Danno da perdita parentale – Domanda formulata dal nipote per l’uccisione del nonno – Convivenza con il defunto – Necessità

Spese di giustizia – Pluralità di controparti con posizioni processuali identiche ma significativamente diverse in fatto – Aumento del compenso ex art. 4, comma 2 D.M. 55/2014 – Sussistenza
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In caso di uccisione di un congiunto (nel caso di specie, in un sinistro stradale) il risarcimento del c.d. danno da perdita parentale occorso ai nipoti presuppone la convivenza con il defunto.
Peraltro, anche a voler aderire all’indirizzo giurisprudenziale che esclude la convivenza quale requisito minimo per ottenere il risarcimento del danno, occorre fornire la prova rigorosa, anche mediante presunzioni, della gravità e della serietà della sofferenza patita sia sotto il profilo morale – soggettivo, sia sotto il profilo dinamico – relazionale, non essendo sufficienti l’allegazione di un generico dispiacere ovvero di enunciazioni generiche, astratte o ipotetiche, né rilevando l’affetto che il defunto provava verso i nipoti e la c.d. perdita di chances circa la futura creazione di una relazione affettiva.

In caso di pluralità di attori aventi la medesima posizione processuale ma significativamente diversa in punto di fatto, è legittimo l’aumento del compenso del difensore del convenuto vittorioso sino al 30% per ogni soggetto oltre al primo, conformemente all’art. 4, comma 2 D.M. 10 marzo 2014, n. 55 come modificato dall’art. 1, comma 1 lett. c D.M. 8 marzo 2018, n. 37. (Sabrina Molteni e Emiliano Torchia) (riproduzione riservata)
Appello Milano, 03 Giugno 2021.


Diritto all’oblio - Diritti collegati - Bilanciamento con il diritto della collettività all'informazione - Modalità - Notizia di interesse pubblico pubblicata sul "web" - Lesività dei diritti di un soggetto non noto a livello nazionale - "Deindicizzazione" dal motore di ricerca - Ammissibilità - Fondamento - Fattispecie.
Il diritto di ogni persona all'oblio, strettamente collegato ai diritti alla riservatezza e all'identità personale, deve essere bilanciato con il diritto della collettività all'informazione, sicché, anche prima dell'entrata in vigore dell'art. 17 Regolamento (UE) 2016/679, qualora sia pubblicato sul "web" un articolo di interesse generale ma lesivo dei diritti di un soggetto che non rivesta la qualità di personaggio pubblico, noto a livello nazionale, può essere disposta la "deindicizzazione" dell'articolo dal motore ricerca, al fine di evitare che un accesso agevolato, e protratto nel tempo, ai dati personali di tale soggetto, tramite il semplice utilizzo di parole chiave, possa ledere il diritto di quest'ultimo a non vedersi reiteratamente attribuita una biografia telematica, diversa da quella reale e costituente oggetto di notizie ormai superate. (Nel caso di specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che, solo in ragione del carattere non troppo risalente dell'informazione, aveva negato a un imprenditore, noto esclusivamente a livello locale, il diritto alla menzionata "deindicizzazione", in relazione ad un articolo pubblicato sul "web", ove era stato riportato il contenuto di intercettazioni telefoniche di terzi, che riferivano di una presunta vicinanza di tale imprenditore a clan mafiosi, non confermata dall'apertura di alcuna indagine nei confronti di quest'ultimo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2021, n. 15160.


Danno da perdita del rapporto parentale – Tabella basata sul sistema a punti – Estrazione del valore medio del punto – Componenti del calcolo – Correttivi – Liquidazione del danno senza fare ricorso alla tabella.
Al fine di garantire non solo un'adeguata valutazione delle circostanze del caso concreto, ma anche l'uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi, il danno da perdita del rapporto parentale deve essere liquidato seguendo una tabella basata sul sistema a punti, che preveda, oltre l'adozione del criterio a punto, l'estrazione del valore medio del punto dai precedenti, la modularità e l'elencazione delle circostanze di fatto rilevanti, tra le quali, da indicare come indefettibili, l'età della vittima, l'età del superstite, il grado di parentela e la convivenza, nonché l'indicazione dei relativi punteggi, con la possibilità di applicare sull'importo finale dei correttivi in ragione della particolarità della situazione, salvo che l'eccezionalità del caso non imponga, fornendone adeguata motivazione, una liquidazione del danno senza fare ricorso a tale tabella. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 21 Aprile 2021, n. 10579.


Danno biologico - Liquidazione - Invalidità permanente e invalidità temporanea - Autonoma valutazione - Necessità - Criteri - Danno non patrimoniale - Liquidazione complessiva - Sofferenza morale - Rilevanza.
Ai fini della liquidazione del danno biologico, che consegue alla lesione dell'integrità psico-fisica della persona, devono formare oggetto di autonoma valutazione il pregiudizio da invalidità permanente (con decorrenza dal momento della cessazione della malattia e della relativa stabilizzazione dei postumi) e quello da invalidità temporanea (da riconoscersi come danno da inabilità temporanea totale o parziale ove il danneggiato si sia sottoposto a periodi di cure necessarie per conservare o ridurre il grado di invalidità residuato al fatto lesivo o impedirne l'aumento, inteso come privazione della capacità psico-fisica in corrispondenza di ciascun periodo e in proporzione al grado effettivo di inabilità sofferto), mentre, ai fini della liquidazione complessiva del danno non patrimoniale, deve tenersi conto altresì delle sofferenze morali soggettive, eventualmente patite dal soggetto in ciascuno degli indicati periodi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 12 Marzo 2021, n. 7126.


Immissioni rumorose e altri danni conseguenti alla c.d. movida notturna – Violazione dei diritti fondamentali – Responsabilità del Comune – Risarcimento del danno non patrimoniale – Quantificazione del danno in via equitativa.
Sussiste la responsabilità del Comune per non aver posto in essere tutto quanto era in suo potere per ricondurre le immissioni rumorose entro i limiti previsti per ciascuna zona, secondo la sua classificazione acustica, e, in generale, per evitare o contenere gli altri effetti nocivi della movida.

Il Comune deve pertanto essere condannato al risarcimento del danno non patrimoniale per non aver impedito le immissioni rumorose illecite, ex artt. 2043 e 2059 c.c. nei confronti degli attori residenti, a fronte della violazione del loro diritto al riposo, al sonno, al tranquillo svolgimento delle normali attività di godimento dell’habitat domestico e di quartiere.

Questo peculiare danno di carattere non patrimoniale non può che essere valutato con criterio equitativo, ai sensi dell’art. 1226 cod. civ., non potendo essere provato nel suo preciso ammontare. (Silvia Bortolotti) (Marco Buffa) (Alessandro Sodde) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 11 Marzo 2021.


Nascita di feto morto - Liquidazione equitativa del danno non patrimoniale - Criteri - Applicazione delle tabelle predisposte dal tribunale di Milano - Parametri previsti per la perdita del rapporto parentale - Applicazione automatica - Esclusione - Personalizzazione del danno - Superamento del parametro tabellare minimo o massimo - Ammissibilità - Fondamento.
Nella liquidazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale per il parto di un feto morto, il giudice di merito, nell'applicare i parametri delle tabelle elaborate dal tribunale di Milano, può operare la necessaria personalizzazione, in base alle circostanze del caso concreto, riconoscendo ai danneggiati una somma inferiore ai valori minimi tabellari in considerazione della mancata instaurazione di una relazione affettiva, in quanto tale circostanza non è riconducibile alle tabelle ed esprime il differente caso di una relazione soltanto potenziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 Ottobre 2020, n. 22859.


Collocazione in CIG - Violazione dei criteri di rotazione - Danno non patrimoniale da forzata inattività - Configurabilità - Fondamento.
Nell'ipotesi di accertata violazione dei criteri di rotazione per la collocazione in cassa integrazione, cui sia correlata anche la totale privazione di mansioni, il risarcimento del danno patrimoniale da illegittima sospensione - ristorato con il pagamento delle differenze fra il trattamento in CIG e le retribuzioni maturate nei relativi periodi - non assorbe il danno non patrimoniale sofferto per la forzata inattività - da liquidare in base a valutazione equitativa, anche mediante il ricorso alla prova presuntiva - quale lesione del fondamentale diritto al lavoro, inteso soprattutto come mezzo di estrinsecazione della personalità di ciascun cittadino nonché dell'immagine, della dignità e della professionalità del dipendente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 28 Settembre 2020, n. 20466.


Violazione dei doveri conseguenti al matrimonio - Risarcibilità dei danni ex art. 2059 c.c. - Configurabilità - Condizioni - Autonomia dell'azione rispetto alla domanda di separazione e di addebito - Sussistenza - Fondamento.
Si ha illecito endofamiliare allorquando i comportamenti sono illeciti solo perché commessi da persone legate da vincoli famigliari, mentre non lo sarebbero nel caso di commissione da parte di persone non legate da tali vincoli.

I doveri che derivano ai coniugi del matrimonio, quali quelli previsti dall’articolo 143 c.c., hanno infatti natura giuridica vera e propria, con la conseguenza che la loro violazione non trova sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi suddetti che la relativa violazione, possa integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’articolo 2059 c.c., senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva dell’azione di risarcimento.

Tuttavia, il risarcimento del danno da illecito famigliare può essere effettuato solo nel caso in cui venga violato un diritto fondamentale di rango costituzionale, quale la dignità della persona, e la violazione sia di particolare gravità, essendo posta in essere con modalità insultante, ingiuriosa ed offensiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 24 Giugno 2020.


Danno all'immagine ed alla reputazione - Danno "in re ipsa" - Esclusione - Onere di allegazione e prova - Necessità - Quantificazione - Criteri - Ricorso alle presunzioni - Ammissibilità - Contestazione in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie.
Il danno all'immagine ed alla reputazione (nella specie, per un articolo asseritamente diffamatorio), inteso come "danno conseguenza", non sussiste "in re ipsa", dovendo essere allegato e provato da chi ne domanda il risarcimento. Pertanto, la sua liquidazione deve essere compiuta dal giudice, con accertamento in fatto non sindacabile in sede di legittimità, sulla base non di valutazioni astratte, bensì del concreto pregiudizio presumibilmente patito dalla vittima, per come da questa dedotto e dimostrato, anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, che siano fondate, però, su elementi indiziari diversi dal fatto in sé, ed assumendo quali parametri di riferimento la diffusione dello scritto, la rilevanza dell'offesa e la posizione sociale della vittima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Febbraio 2020, n. 4005.


Danno non patrimoniale – Liquidazione forfetizzata dei pregiudizi ordinari attraverso i meccanismi tabellari – Ulteriori pregiudizi peculiari al caso concreto – Personalizzazione della liquidazione forfettaria – Ammissibilità – Condizioni – Oneri motivazionali del giudice – Contenuto.
In presenza di un danno permanente alla salute, la misura standard del risarcimento prevista può essere aumentata solo in presenza di conseguenze dannose del tutto anomale ed affatto peculiari, poiché le conseguenze dannose da ritenersi normali e indefettibili secondo l’id quod plerumque accidit, ovvero quelle che qualunque persona con la medesima invalidità non potrebbe non subire, non giustificano alcuna personalizzazione in aumento del risarcimento, che è dovuta solo in presenza di situazioni che connotano il caso concreto con modalità che non sono generali e inevitabili per tutti coloro che abbiano patito quel tipo di lesione ma straordinarie specifiche ed eccezionali, da indicare con motivazione analitica e non stereotipata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 11 Dicembre 2019.


Danno alla salute - Liquidazione - Criteri di legge o tabellari - Personalizzazione in aumento - Condizioni e limiti.
In tema di danno non patrimoniale da lesione della salute, la misura "standard" del risarcimento prevista dalla legge o dal criterio equitativo uniforme adottato negli uffici giudiziari di merito (nella specie, le tabelle milanesi) può essere incrementata dal giudice, con motivazione analitica e non stereotipata, solo in presenza di conseguenze anomale o del tutto peculiari (tempestivamente allegate e provate dal danneggiato), mentre le conseguenze ordinariamente derivanti da pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età non giustificano alcuna "personalizzazione" in aumento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 11 Novembre 2019, n. 28988.


Danno - Prossimi congiunti dell'offeso - Danno non patrimoniale - Sofferenza soggettiva e mutamento delle abitudini di vita - Risarcibilità - Condizioni - Invalidità solo parziale del congiunto e condivisione dell'assistenza prestata - Irrilevanza - Fattispecie.
Il familiare di una persona lesa dall'altrui condotta illecita può subire un danno non patrimoniale che deve essere risarcito nel suo duplice aspetto della sofferenza soggettiva e del conseguito mutamento peggiorativo delle abitudini di vita, purché tali pregiudizi rivestano i caratteri della serietà del danno e della gravità della lesione, senza che rilevino l'invalidità solo parziale del congiunto o la ripartizione fra più familiari dell'assistenza prestata. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva escluso il danno non patrimoniale del marito e dei figli della paziente lesa, risultata non totalmente dipendente dai congiunti, perchè questi avevano prestato "un'assistenza familiare, per quanto faticosa sul piano psicologico, evidentemente condivisa ed avvenuta principalmente durante i ricoveri ospedalieri"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Novembre 2019, n. 28220.


Responsabilità medica – Lesioni – Natura della responsabilità dell’operatore sanitario – Danno intermittente – Danno da premorienza – Presupposti – Tecniche di liquidazione.
L’art. 7 l. 8 marzo 2017, n. 24, il quale sancisce la natura extracontrattuale della responsabilità dell’operatore sanitario non esercente la libera professione, è una disposizione avente natura sostanziale. Pertanto, in applicazione dei principi generali dell’ordinamento in materia di successione delle leggi nel tempo, la responsabilità del medico per fatti antecedenti a tale novella legislativa deve essere ricondotta alla categoria della responsabilità contrattuale da “contatto sociale qualificato”.

In tema di risarcimento del danno biologico da invalidità permanente, con l’espressione “danno intermittente” si fa riferimento alle ipotesi in cui un soggetto danneggiato in conseguenza di un illecito venga a mancare in data precedente alla liquidazione del danno da parte del giudice e il suo decesso sia imputabile a cause diverse e in alcun modo ricollegabili a tale illecito.

A tali fattispecie può essere ricondotto, per identità di ratio, il caso del soggetto il quale subisca un pregiudizio alla salute in conseguenza di un intervento chirurgico ma, successivamente, sia vittima di un infarto in alcun modo ricollegabile al suddetto intervento e, pur sopravvivendo, versi in coma e stato vegetativo.
In siffatte ipotesi, non può trovare applicazione il criterio risarcitorio normalmente utilizzato per la liquidazione del danno alla persona, dovendo altresì essere applicate, per analogia, le Tabelle del Tribunale di Milano che si occupano del cosiddetto “danno da premorienza”. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 23 Ottobre 2019.


Incidente stradale – Morte – Danno tanatologico iure proprio – Danno da perdita delle elargizioni economiche – Presupposti – Tecniche di liquidazione.
Il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale è subordinato alla sussistenza di un duplice presupposto: il primo, di diritto, consistente nell’esistenza di un vincolo riconosciuto dall’ordinamento giuridico fra la vittima e l’attore, e il secondo, di fatto, richiedendosi la sussistenza di un vincolo affettivo fra gli stessi.
Tale danno, da liquidare sulla base del valore di riferimento di cui alle Tabelle del Tribunale di Milano, può essere personalizzato entro i limiti ivi sanciti. Tuttavia, la personalizzazione deve essere giustificata da circostanze anomale, inusuali ed eccezionali, con la precisazione che conseguenze “normali” del danno non vuole affatto dire conseguenze “non gravi” e, pertanto, le circostanze che possono giustificare la personalizzazione sono solo quelle che si discostano, per intensità o frequenza, da quelle ordinariamente derivanti da un evento luttuoso.

La giurisprudenza prevalente considera risarcibile il danno patito da tutti coloro i quali godevano di una stabile e periodica contribuzione da parte della vittima primaria dell’illecito, come, nel caso di specie, moglie e figlia del defunto.
La liquidazione di tale voce di danno patrimoniale consta di tre fasi.
In primo luogo, deve essere accertato il reddito netto annuo del defunto, tenendo conto anche dei presumibili incrementi futuri.
Dalla somma così ottenuta bisogna sottrarre la cosiddetta quota sibi, ossia la parte di reddito che il defunto avrebbe presumibilmente tenuto per sé, non devolvendola ai bisogni della famiglia.

Infine, la quota di reddito così accertata deve essere capitalizzata in base a un coefficiente pari alla differenza fra la durata media della vita di un individuo del sesso del coniuge richiedente meno l’abbattimento relativo allo scarto fra vita biologica e vita lavorativa e l’età della richiedente al momento del fatto, per la moglie, ed in base a un coefficiente di capitalizzazione pari al numero presumibile di anni per i quali si sarebbe protratto il sussidio paterno, per la figlia. (Stefano Romoli) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 16 Aprile 2019.


Ragionevole durata del processo - Danno non patrimoniale - Presunzione - Prova contraria - Ammissibilità - Valutazione discrezionale sottratta al sindacato di legittimità - Fattispecie.
In tema di equa riparazione, la presunzione del danno non patrimoniale conseguente all'accertata violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, di cui all'art. 6 della CEDU, può essere superata qualora il giudice ravvisi nel caso concreto la ricorrenza di peculiari circostanze attinenti al giudizio presupposto, idonee a escludere la configurabilità di qualsivoglia patimento o stress ricollegabili all'irragionevole protrarsi del giudizio, trattandosi di valutazione discrezionale, sottratta al sindacato di legittimità se sorretta da adeguata motivazione. (In applicazione del predetto principio, la S.C. ha cassato la sentenza della corte d'appello che aveva riconosciuto presuntivamente il danno non patrimoniale conseguente all'accertata irragionevole durata di un processo amministrativo, omettendo di considerare che il ricorrente, che aveva impugnato il giudizio di non ammissione all'esame di maturità, ma che era stato ammesso in via cautelare a sostenerlo, lo aveva poi superato conseguendo il relativo diploma, il che aveva determinato l'improcedibilità del ricorso per carenza di interesse). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 09 Aprile 2019, n. 9919.


Risarcimento del danno – Inadempimento dell’albergatore – Inidoneità dell’alloggio rispetto alla prenotazione – Diritto alla restituzione del prezzo – Sussiste – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Non sussiste.
La difformità del letto rispetto alla prenotazione nonché l'assenza di acqua calda costituiscono inesatti adempimenti delle obbligazioni dell'albergatore che diminuiscono in modo apprezzabile l'idoneità dell'unità abitativa offerta; va conseguentemente la domanda di restituzione del prezzo pagato.

Nel diritto positivo delle obbligazioni e dei contratti, fuori dal perimetro dell'ingiustizia costituzionalmente qualificata, lo strumento risarcitorio del danno non patrimoniale può essere garantito al creditore insoddisfatto solo nel caso in cui l'interesse non patrimoniale dedotto all'interno del programma obbligatorio sia stato perseguito e tutelato in via esclusiva o quantomeno assolutamente preminente dalla stipulazione inadempiuta, di modo che, divenuto irrealizzabile il suddetto interesse, venga sostanzialmente meno la causa del contratto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

[Nella fattispecie, il Tribunale ha escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale invocato dagli attori.]
Tribunale Catanzaro, 08 Aprile 2019.


Danno non patrimoniale – Liquidazione – Modalità – Liquidazione finalisticamente unitaria – Pregiudizio complessivamente subito tanto sotto l'aspetto della sofferenza interiore quanto sotto quello dell'alterazione/modificazione peggiorativa della vita di relazione.
La liquidazione finalisticamente unitaria del danno non patrimoniale (non diversamente da quella prevista per il danno patrimoniale) ha pertanto il significato di attribuire al soggetto una somma di danaro che tenga conto del pregiudizio complessivamente subito tanto sotto l'aspetto della sofferenza interiore (cui potrebbe assimilarsi, in una suggestiva simmetria legislativa, il danno emergente in guisa di vulnus "interno" arrecato al patrimonio del creditore), quanto sotto quello dell'alterazione/modificazione peggiorativa della vita di relazione in ogni sua forma e considerata in ogni suo aspetto, senza ulteriori frammentazioni nominalistiche (danno idealmente omogeneo al cd. "lucro cessante" quale proiezione "esterna" del patrimonio del soggetto). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 29 Marzo 2019, n. 8755.


Infedeltà nell'ambito matrimoniale - Disconoscimento di paternità - Illecito civile - Violazione dei diritti costituzionalmente protetti - Risarcimento danni.
La violazione dei doveri nascenti dal matrimonio non trova necessariamente la propria sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, ma, ove ne sussistano i presupposti secondo le regole generali, può integrare gli estremi di un illecito civile e la relativa azione deve ritenersi del tutto autonoma rispetto alla domanda di separazione e di addebito ed esperibile a prescindere da dette domande, ben potendo la medesima "causa petendi" dare luogo a una pluralità di azioni autonome contrassegnate ciascuna da un diverso " petitum".

Ne deriva, inoltre che ove nel giudizio di separazione non sia stato domandato l'addebito, o si sia rinunciato alla pronuncia di addebito, il giudicato si forma, coprendo il dedotto e deducibile, unicamente in relazione al "petitum" azionato e non sussiste pertanto alcuna preclusione all'esperimento dell'azione di risarcimento per violazione dei doveri nascenti dal matrimonio, così come nessuna preclusione si forma in caso di separazione consensuale. (Angela Farella) (Giancarlo Russo Frattasi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bari, 18 Marzo 2019.


Responsabilità civile - Danno catastrofale - Danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ..
In caso di illecito civile che abbia determinato la morte della vittima, il danno cosiddetto "catastrofale", conseguente alla sofferenza dalla stessa vittima patita nell'assistere, nel lasso di tempo compreso tra l'evento che le ha provocate e la morte, alla perdita della propria vita deve includersi nella categoria del danno non patrimoniale di cui all’art. 2059 cod. civ., ed è autonomamente risarcibile in favore degli eredi del defunto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lecce, 16 Gennaio 2019.


Danno non patrimoniale - Definizione e declinazione - Danno terminale - Danno tanatologico - Danno catastrofale - Danno esistenziale - Danno da invalidità temporanea - Natura di danno biologico - Formido mortis - Natura di danno non patrimoniale.
Le espressioni "danno terminale", "danno tanatologico", "danno catastrofale" non corrispondono ad alcuna categoria giuridica, ma possono avere al massimo un valore descrittivo, e neanche preciso.

Il danno da invalidità temporanea patito da chi sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale è un danno biologico, da accertare con gli ordinari criteri della medicina legale, e da liquidare avendo riguardo alle specificità del caso concreto;

La formido mortis patita da chi, cosciente e consapevole, sopravviva quodam tempore ad una lesione personale mortale, è un danno non patrimoniale, da accertare con gli ordinari mezzi di prova, e da liquidare in via equitativa avendo riguardo alle specificità del caso concreto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 13 Dicembre 2018, n. 32372.


Illegittima segnalazione in centrale rischi – Danno in re ipsa – Esclusione – Onere del danneggiato di allegare e dimostrare durata e  caratteristiche della segnalazione – Sussiste – Possibilità di desumere da tali circostanze il danno – Sussiste.
La questione della dimostrazione del danno non patrimoniale da illegittima segnalazione in centrale rischi privata va ricondotta a quella degli oneri di specifica allegazione del danneggiato in punto quantomeno di durata e ambito oggettivo e soggettivo della segnalazione; opinando diversamente si graverebbe il danneggiato di una probatio diabolica, quale quella di dimostrare le ripercussioni della segnalazione che non sono percepibili oggettivamente, ovvero l'esistenza di un suo stato di disagio, di patema, di sofferenza conseguente alla vicenda che però non è passibile di una prova per testi.

Tale onere deve ritenersi assolto qualora il soggetto segnalato abbia dimostrato la durata della segnalazione ed il fatto che la notizia lesiva della sua reputazione non solo fosse stata percepibile da terzi ma fosse anche stata effettivamente rilevata da un determinato soggetto, quale l’istituto di credito al quale si era rivolto per ottenere un finanziamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 29 Novembre 2018.


Danno non patrimoniale – Diritti inviolabili della persona – Risarcimento – Condizioni.
Inoltre, il danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, è risarcibile, anche quando non sussiste un fatto-reato né ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni:
(a) che l'interesse leso - e non il pregiudizio sofferto - abbia rilevanza costituzionale, altrimenti si perverrebbe ad una abrogazione per via interpretativa dell'art. 2059 cod. civ., giacché qualsiasi danno non patrimoniale, per il fatto stesso di essere tale, e cioè di toccare interessi della persona, sarebbe sempre risarcibile;
(b) che la lesione dell'interesse sia grave, nel senso che l'offesa superi una soglia minima di tollerabilità, poiché il dovere di solidarietà, di cui all'art. 2 Cost., impone a ciascuno di tollerare le minime intrusioni nella propria sfera personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza;
(c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità.

Quando, poi, il fatto illecito integra gli estremi di un reato, spetta alla vittima il risarcimento del danno non patrimoniale nella sua più ampia accezione, ivi compreso il danno morale, inteso quale sofferenza soggettiva causata dal reato. Tale pregiudizio può essere permanente o temporaneo (circostanze delle quali occorre tenere conto in sede di liquidazione, ma irrilevanti ai fini della risarcibilità), e può sussistere sia da solo, sia unitamente ad altri tipi di pregiudizi non patrimoniali, ma in quest'ultimo caso di esso il giudice dovrà tenere conto nella personalizzazione del danno biologico o di quello causato dall'evento luttuoso, mentre non ne è consentita una autonoma liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 24 Ottobre 2018, n. 26996.


Immissioni - Rapporti di vicinato - Disciplina ex art. 844 c.c. - Contemperamento fra esigenze della proprietà e della produzione - Rilevanza solo per le propagazioni rientranti nella normale tollerabilità - Immissioni realizzate al di fuori di tale ambito - Illecito extracontrattuale - Determinazione del danno - Irrilevanza del contemperamento - Fondamento - Fattispecie.
L'art. 844 c.c. impone, nei limiti della normale tollerabilità e dell'eventuale contemperamento delle esigenze della proprietà con quelle della produzione, l'obbligo di sopportazione di quelle inevitabili propagazioni attuate nell'ambito delle norme generali e speciali che ne disciplinano l'esercizio. Viceversa, l'accertamento del superamento della soglia di normale tollerabilità di cui all'art. 844 c.c. comporta, nella liquidazione del danno da immissioni, l'esclusione di qualsiasi criterio di contemperamento di interessi contrastanti e di priorità dell'uso poiché, venendo in considerazione, in tale ipotesi, unicamente l'illiceità del fatto generatore del danno arrecato a terzi, si rientra nello schema dell'azione generale di risarcimento danni ex art. 2043 c.c. e specificamente, per quanto concerne il danno non patrimoniale risarcibile, in quello dell'art. 2059 c.c. (In applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata per avere applicato, ai fini dell'ammontare del risarcimento, pure il criterio della "priorità dell'uso" in un caso in cui le immissioni provenienti da un'officina superavano la soglia di normale tollerabilità). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 03 Settembre 2018, n. 21554.


Risarcimento del danno – Da morte di un congiunto – Figlio in giovane età – Prova del danno – Fatto notorio.
Il danno morale inteso come sofferenza interiore si affianca alla lesione fisio-relazionale, finendo per comporre il danno alla persona da liquidare unitariamente e compiutamente. Se è vero che di tali componenti occorre dare la prova, si può ritenere che, rispetto alla morte di un figlio e di una figlia, entrambi in giovane età, appartenga al notorio l’esistenza di un danno soggettivo patito dai congiunti in tutte le sue componenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 19 Luglio 2018, n. 19158.


Condominio negli edifici - Uso della cosa comune da parte di uno dei condomini - Impedimento all’uso, anche solo potenziale, degli altri - Danno "in re ipsa" - Limiti - Distinzione fra danno patrimoniale e non patrimoniale - Fondamento - Fattispecie.
In tema di condominio negli edifici, ove l'uso della cosa comune da parte di uno dei condomini avvenga in modo da impedire quello, anche solo potenziale, degli altri partecipanti, mentre il danno patrimoniale per il lucro interrotto è da ritenere "in re ipsa", non altrettanto è da dirsi in relazione al danno non patrimoniale, quale disagio psico-fisico conseguente alla mancata utilizzazione di un'area comune condominiale, potendosi ammettere il ristoro di tale ultima posta risarcitoria solo in conseguenza della lesione di interessi della persona di rango costituzionale o nei casi espressamente previsti dalla legge, ai sensi dell'art. 2059 c.c., e sempre che si tratti di una lesione grave e di un pregiudizio non futile. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva escluso il risarcimento del danno non patrimoniale in un caso di occupazione stabile, mediante un'autovettura lasciata in sosta per l'intero giorno e da oltre un anno, dello spazio antistante la rampa di accesso al garage condominiale). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Luglio 2018, n. 17460.


Risarcimento del danno – Danno non patrimoniale – Risarcibilità sotto ogni profilo – Affermazione – Rilevanza delle ripercussioni sulla vita privata del danneggiato – Sussiste – Lesione alla sfera sessuale – Risarcibilità in quanto lesione del diritto alla salute.
Il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile “esistenziale”, e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane nei suoi vari aspetti inclusi quelli che attengono alla sfera sessuale) costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili. Il giudice di merito, in relazione ad una visione complessiva della persona e sulla base di prove anche presuntive, deve determinare il ristoro del pregiudizio subito senza incorrere in vuoti risarcitori, riferibili anche al mancato riconoscimento delle ripercussioni sulla vita privata, contrastanti con l’art.32 Cost. e con i principi affermati dagli artt.3 e 7 della Carta di Nizza recepita dal Trattato i Lisbona e dall’art.8 della CEDU.

La sfera sessuale non dee essere valutata solo nell’ottica della funzione procreativa, ma come un aspetto rilevante dell’espressione della personalità e tutelabile come componente del diritto alla salute.

[Nella fattispecie, i giudici d’appello non avevano ravvisato la risarcibilità del danno derivato al ricorrente dall’ipogonadismo seguito ad un incidente stradale, in ragione della mancata dimostrazione della sua concreta condizione affettivo-relazionale.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 31 Maggio 2018, n. 13770.


Risarcimento del danno – Danno non patrimoniale – Derivante da inadempimento contrattuale – Ammissibilità

Smarrimento del servizio fotografico commissionato dagli sposi – Lesione del diritto alla memoria – Risarcibilità a titolo di danno non patrimoniale – Esclusione
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Il danno non patrimoniale è risarcibile sia quando derivi da un fatto illecito, sia quando scaturisca da un inadempimento contrattuale. Infatti, in caso di danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, il danno non patrimoniale è risarcibile anche quanto non sussiste un fatto-reato né ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: a) che l’interesse leso – e non il pregiudizio sofferto – abbia rilevanza costituzionale; b) che la lesione dell’interesse sia grave; c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti immaginari, come quello alla qualità della vita o alla felicità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il “diritto alla memoria” è un diritto immaginario, non idoneo ad essere fonte di un obbligo risarcitorio in relazione al danno non patrimoniale. [Nella fattispecie, la Corte ha escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale derivante dalla perdita, da parte del fotografo, del servizio scattato al matrimonio dei ricorrenti.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 29 Maggio 2018.


Responsabilità medica - Obbligo di acquisire il consenso informato - Violazione - Lesione del diritto all’autodeterminazione - Autonoma risarcibilità - Sussistenza - Necessità di prova specifica - Esclusione.
Dalla lesione del diritto fondamentale all'autodeterminazione conseguente alla violazione, da parte del sanitario, dell'obbligo di acquisire il consenso informato deriva, secondo il principio "id quod plerumque accidit" un danno-conseguenza autonomamente risarcibile - costituito dalla sofferenza e dalla contrazione della libertà di disporre di sé stesso psichicamente e fisicamente - che non necessita di una specifica prova, salva la possibilità di contestazione della controparte e di allegazione e prova, da parte del paziente, di fatti a sé ancora più favorevoli di cui intenda giovarsi a fini risarcitori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 15 Maggio 2018, n. 11749.


Risarcimento del danno – Causato da reato – Necessità di allegazione e prova – Sussiste – Prova mediante presunzioni – Ammissibilità.
Anche quando il fatto illecito integra gli estremi del reato, Il danno non patrimoniale, costituendo anch’esso un danno-conseguenza, deve essere specificamente allegato e provato ai fini risarcitori, anche mediante presunzioni, non potendo mai considerarsi in re ipsa.

L’art. 2059 c.c. opera esclusivamente sul piano della limitazione della risarcibilità del danno non patrimoniale ai soli casi previsti dalla legge, lasciando integri gli elementi della fattispecie costitutiva dell’illecito ex art. 2043 c.c.. Occorre distinguere l’ambito della risarcibilità del danno non patrimoniale, che si ricava dall’individuazione delle norme che prevedono siffatta tutela, dalla verifica giudiziale di tale pregiudizio, che deve compiersi attraverso gli ordinari criteri di accertamento dei fatti previsti dall’ordinamento giuridico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 10 Maggio 2018, n. 11269.


Risarcimento del danno – Danno non patrimoniale – Unitarietà e onnicomprensività – Criteri di valutazione – Danno parentale – Nozione – Liquidazione di danno biologico e danno esistenziale – Duplicazione – Sussiste.
Il danno da perdita parentale si concreta nel vuoto costituito dal non potere più godere della presenza e del rapporto con chi è venuto meno, e perciò nell’irrimediabile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla condivisione, sulla rassicurante quotidianità dei rapporti, nel non poter più fare ciò che per anni si è fatto, nonché nell’alterazione che una scomparsa del genere inevitabilmente produce anche nelle relazioni tra i superstiti. In presenza di una liquidazione del danno morale, laddove siffatti aspetti relazionali non siano stati presi in considerazione, dal relativo ristoro non può prescindersi.

La natura unitaria e onnicomprensiva del danno non patrimoniale deve essere interpretata nel senso: di unitarietà rispetto a qualsiasi lesione di un interesse o valore costituzionalmente protetto e non suscettibile di valutazione economica; di onnicomprensività intesa come obbligo di tenere conto, a fini risarcitori, di tutte le conseguenze derivanti dall’evento di danno, procedendo, a seguito di articolata, compiuta ed esaustiva istruttoria, ad un accertamento concreto e non astratto del danno, all’uopo dando ingresso a tutti i necessari mezzi di prova.

Nel procedere all’accertamento e alla quantificazione del danno risarcibile, il giudice deve valutare tanto l’aspetto interiore del danno sofferto quanto quello dinamico-relazionale. Costituisce pertanto duplicazione risarcitoria la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno cd. esistenziale, mentre una differente ed autonoma valutazione andrà compiuta con riferimento alla sofferenza interiore patita dal soggetto in conseguenza della lesione del suo diritto alla salute.

In presenza di un danno permanente alla salute, la misura standard del risarcimento può essere aumentata, nella sua componente dinamico-relazionale, solo in presenza di conseguenze dannose del tutto anomale, eccezionali ed affatto peculiari. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 13 Aprile 2018, n. 9196.


Testimoni – Citazione dei testi – Udienza di mere rinvio

Valutazione del quantum debeatur – Considerazione dei fattori sociali – Sussiste
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L’articolo 104 disp. att. c.p.c., comma 1 nell’attuale formulazione (applicabile ai giudizi instaurati dopo la data di entrata in vigore della L. 18 giugno 2009, n. 69), prevede che “se la parte senza giusto motivo non fa chiamare i testimoni davanti al giudice, questi la dichiara, anche d’ufficio, decaduta dalla prova, salvo che l’altra parte dichiari di avere interesse all’audizione”. Prima della modifica legislativa, il testo della norma recitava: “se la parte senza giusto motivo non fa chiamare i testimoni davanti al giudice, questi la dichiara decaduta dalla prova”. Con riferimento a giudizi instaurati prima dell’entrata in vigore della novella del 2009, la sanzione di decadenza dalla prova di cui all’articolo 104 disp. att. c.p.c. è predisposta non per ragioni di ordine pubblico ma nell’interesse delle parti, e la norma in esame, da interpretarsi in coordinazione sistematica con l’articolo 250 c.p.c., deve essere intesa nel senso che la decadenza dalla prova, nel caso di omessa citazione dei testi, senza giusto motivo, per l’udienza fissata per il raccoglimento della prova, deve essere pronunziata quando tale omissione venga posta in essere in relazione all’udienza nella quale la prova deve essere assunta e deve essere eccepita dalla parte interessata nella stessa udienza alla quale si riferisce la inattività, che ne costituisce il presupposto di fatto, salvo che sussista un valido motivo per rinviare all’udienza successiva la proposizione dell’eccezione. Nel caso di udienza di mero rinvio, costituisce, a tacer d’altro, regola improntata ad un ineludibile “garbo” istituzionale e ad una elementare etica processuale quella che consenta di evitare ai testi chiamati a deporre (i quali, in ipotesi, potrebbero dover sottoporsi a lunghi, defatiganti e costosi spostamenti) una convocazione finalizzata al solo scopo di comunicar loro l’inutilità della loro presenza, volta che l’udienza nella quale ne era stata prevista la deposizione non potrebbe comunque essere celebrata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il giudice civile, nella valutazione e liquidazione del quantum debeatur, non può e non deve ignorare, – quasi che la dimensione della giurisdizione si collochi entro un asettico territorio di pensiero tanto avulso dal reale, quanto insensibile ai mutamenti sociali e culturali in cui essa viene esercitata (in argomento, tra le altre, Cass. 21619/2007, che discorre di “dimensione storica” dei criteri di causalità; Cass. 5146/2018, che ricostruisce espressamente il risarcimento da perdita di chance in termini di scelta “di politica del diritto”) – il preoccupante clima di intolleranza e di violenza, non soltanto verbale, nel quale vivono oggi coloro cui è demandato il processo educativo e formativo delle giovani e giovanissime generazioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 12 Aprile 2018, n. 9059.


Contratti finanziari – Vendita di titoli-spazzatura in assenza di adeguata informazione – Risoluzione per inadempimento – Responsabilità della banca – Danno morale – Onere della prova – Sussiste.
L’art. 2059 c.c. opera esclusivamente sul piano della limitazione della risarcibilità del danno non patrimoniale ai soli casi previsti dalla legge, lasciando integri gli elementi della fattispecie costitutiva dell’illecito ex art.2043 c.c. Ne consegue che può affermarsi che il danno non patrimoniale costituendo anch’esso pur sempre un danno-conseguenza, deve essere specificamente allegato e provato ai fini risarcitori, anche mediante presunzioni, non potendo mai considerarsi in re ipsa.

[Nella fattispecie, la Corte ha rigettato la richiesta di condanna dell’istituto di credito al risarcimento del danno morale per avere indotto una cliente all’acquisto di titoli-spazzatura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Aprile 2018, n. 9004.


Contratto di trasporto – Risarcimento del danno – Da ritardo prolungato del volo aereo – Prova del danno – In re ipsa – Risarcibilità del danno non patrimoniale – Esclusione – Spese sostenute per eventi non goduti a causa del ritardo – Diritto al rimborso – Sussiste.
Il diritto alla compensazione pecuniaria prevista dall’art.7 comma 1 del Regolamento 261/04 scaturisce al verificarsi di un ritardo prolungato del volo aereo, e quindi il danno è in re ipsa, non dovendo il passeggero fornire la prova di ulteriori circostanze, se non quella di avere acquistato il biglietto del volo aereo e del ritardo prolungato.

Il danno non patrimoniale deve escludersi, non essendo ipotizzabile un’ipotesi di reato, non rientrando in un’ipotesi di danno risarcibile espressamente prevista dalla legge e non essendo riconducibile alla lesione di diritti inviolabili della persona oggetto di tutela costituzionale.
Va invece riconosciuto il rimborso della spesa sostenuta per la partecipazione ad un evento non goduto a causa del ritardo del volo. [Nella fattispecie, il biglietto di ingresso ad un parco di divertimenti, non utilizzato a causa del ritardo.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 07 Aprile 2018.


Risarcimento del danno - Morte di congiunti parenti della vittima - Danno morale - Presunzione “iuris tantum” - Conseguenze - Onere del convenuto di dimostrarne l’inesistenza - Configurabilità - Insussistenza di un rapporto di convivenza e di vicinanza tra vittima e superstiti - Irrilevanza.
L'uccisione di una persona fa presumere da sola, ex art. 2727 c.c., una conseguente sofferenza morale in capo ai genitori, al coniuge, ai figli od ai fratelli della vittima, a nulla rilevando né che la vittima ed il superstite non convivessero, né che fossero distanti (circostanze, queste ultime, le quali potranno essere valutate ai fini del "quantum debeatur"). Nei casi suddetti è pertanto onere del convenuto provare che vittima e superstite fossero tra foro indifferenti o in odio, e che di conseguenza la morte della prima non abbia causato pregiudizi non patrimoniali di sorta al secondo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Febbraio 2018.


Risarcimento del danno - Danni morali - Liquidazione equitativa del danno non patrimoniale - Criteri - Realtà socioeconomica della vittima - Irrilevanza - Fondamento - Fattispecie.
In materia di illecito aquiliano, ai fini della liquidazione equitativa del danno non patrimoniale, il giudice del merito non deve tenere conto della realtà socio-economica nella quale la somma da liquidare è presumibilmente destinata a essere spesa, poiché tale elemento è estraneo al contenuto dell'illecito e, ove considerato, determinerebbe una irragionevole lesione del valore della persona umana. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha ritenuto ininfluente - ai fini della liquidazione del danno conseguente ad un sinistro stradale con esito mortale - la residenza in Romania dei soggetti danneggiati). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 15 Febbraio 2018.


Separazione e divorzio – Risarcimento del danno da illecito endofamiliare – Connessione con domanda di separazione – Esclusione – Rilevabilità entro la prima udienza – Affermazione.
La domanda di risarcimento dei danni da illecito endofamiliare e la domanda di separazione personale, poiché soggette a riti processuali diversi e solo parzialmente connesse per causa petendi, non sono di regola cumulabili nel medesimo giudizio; tuttavia, tale difetto di connessione qualificata può essere eccepita dalle parti o rilevata dal giudice non oltre la prima udienza: in difetto, è ammissibile la simultanea trattazione delle due domande nel medesimo giudizio.
Reiterati comportamenti ingiuriosi, violenti e gravemente intimidatori del coniuge nei confronti dell’altro fanno senz’altro ritenere integrata la fattispecie risarcitoria ex art.2059 c.c. sub a). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ragusa, 15 Novembre 2017.


Filiazione naturale – Riconoscimento giudiziale della paternità – Obbligo di mantenimento – Retroattività – Prescrizione – Responsabilità per inadempimento degli obblighi genitoriali – Prova del danno – Valutazione equitativa.
Il genitore che, omettendo il riconoscimento, obbliga il figlio ad intraprendere l’azione giudiziale per l’accertamento del rapporto di filiazione non può giovarsi del conseguente ritardo: ne deriva che la prescrizione del diritto al mantenimento non decorre dalla nascita, ma dal momento dell’accertamento giudiziale della paternità (o maternità). Tuttavia, poiché la prestazione degli alimenti in favore dei figli costituisce un’obbligazione di durata, il termine quinquennale per la prescrizione non decorre unitariamente, bensì dalla data delle singole scadenze in relazione alle quali sorge l’interesse a ciascun adempimento.

Premesso che la sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento, essa comporta per il genitore l’adempimento degli obblighi derivanti dalla filiazione legittima, compreso l’obbligo di mantenimento il quale ha efficacia retroattiva.

Il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli sussiste per il solo fatto di averli generati, e non viene meno neppure per il fatto che l’altro genitore abbia provveduto integralmente alle esigenze dei figli. L’inadempimento di quegli obblighi costituisce un illecito civile riconducibile nell’alveo delle previsioni dell’art.2043 c.c., con la conseguente esperibilità, laddove determini la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, dell’azione per il ristoro del danno non patrimoniale.

Il danno da privazione della figura paterna determina una grave lesione della sfera dei diritti della persona tutelati dalle previsioni costituzionali, e può essere provato attraverso il ricorso a presunzioni semplici nonché attraverso il ricorso a nozioni di comune esperienza. Esso deve essere quantitativamente determinato con il criterio equitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 04 Luglio 2017.


Liquidazione del danno non patrimoniale – Mancata applicazione tabelle milanesi – Violazione di legge – Tabelle milanesi come parametro di conformità alla valutazione equitativa ex artt. 1226 e 2056 cc.
È ammissibile, in sede di legittimità, quale violazione di legge, la doglianza avente ad oggetto la errata valutazione del danno non patrimoniale in base a criteri diversi da quelli derivanti dall’applicazione della tabelle milanesi purché nella fase di merito ci si sia espressamente doluti della mancata applicazione delle predette tabelle e queste abbiano formato oggetto di produzione nel giudizio di merito.
Il danno non patrimoniale deve essere risarcito nella sua interezza a seguito di una sua complessiva analisi e verifica in tutte le sue, per quanto complesse, componenti e sfaccettature, non potendosi limitare il giudice di secondo grado “ad aggiungere una cifra per un aspetto non adeguatamente considerato dal giudice di primo grado, perché ciò contrasta con la valutazione unitaria del danno non patrimoniale, finalizzata al suo risarcimento integrale”.
“Nella liquidazione del danno non patrimoniale non è consentito, in mancanza di criteri stabiliti dalla legge, il ricorso ad una liquidazione equitativa pura, non fondata su criteri obiettivi, i soli idonei a valorizzare le singole variabili del caso concreto e a consentire la verifica “ex post” del ragionamento seguito dal giudice in ordine all’apprezzamento della gravità del fatto, delle condizioni soggettive della persona, dell’entità della relativa sofferenza e del turbamento del suo stato d’animo, dovendosi ritenere preferibile, per garantire l’adeguata valutazione del caso concreto e l’uniformità di giudizio a fronte di casi analoghi l’adozione del criterio di liquidazione predisposto dal Tribunale di Milano, al quale la S.C. riconosce la valenza, in linea generale e nel rispetto dell’art. 3 della Cost., di parametro di conformità della valutazione equitativa del danno non patrimoniale alle disposizioni di cui agli artt. 1226 e 2056 c.c., salva l’emersione di concrete circostanze che ne giustifichino l’abbandono”. (Fabio Massimo Orlando) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 18 Maggio 2017, n. 12470.


Danno non patrimoniale - Danno da perdita del rapporto parentale - Liquidazione del danno - Criteri oggettivi - Intensità del legame

Responsabilità medica - Omissione della diagnosi - Danno da perdita di chances di sopravvivenza - Consistenza

Danno da perdita di chances di sopravvivenza - Liquidazione - Criterio equitativo puro - Durata dello scarto temporale
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Il danno da perdita del rapporto parentale non si risolve nella mera sussistenza di un rapporto parentale, dovendosi basare su riscontri di carattere oggettivo circa la consistenza dei rapporti familiari, anche al fine di graduare il risarcimento del danno in funzione dell’intensità del legame. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

Nel danno da perdita di chances di sopravvivenza, l’omissione della diagnosi di un processo morboso nega al paziente la possibilità non solo di scegliere una terapia adeguata, ma altresì di programmare la vita residua fino all’esito infausto. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)

La liquidazione del danno da perdita di chances di sopravvivenza si effettua secondo un criterio equitativo puro, ex art. 1226 c.c., e deve altresì tenere conto della durata dello scarto temporale tra la sopravvivenza effettiva e quella possibile in caso di intervento medico corretto. (Giuseppe D’Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 23 Giugno 2016.


Avvocato - Responsabilità civile - Errori ed omissioni - Tardiva proposizione di appello avverso sentenza di condanna a pena detentiva - Impossibilità per l'imputato di fruire di una riduzione di pena - Liquidazione del danno - Applicazione della disciplina sull'ingiusta detenzione - Esclusione - Liquidazione equitativa - Necessità.
In tema di responsabilità professionale dell'avvocato per tardiva impugnazione di una sentenza penale di condanna, cui consegua l'impossibilità per il cliente di ottenere una riduzione della pena detentiva in sede di gravame (nella specie, per non potere accedere al cd. "patteggiamento in appello"), il pregiudizio di carattere non patrimoniale patito dal condannato non può essere risarcito applicando automaticamente i criteri elaborati dalla giurisprudenza penale per il ristoro del danno da ingiusta detenzione - trattandosi di condanna legalmente data e, quindi, di detenzione legittima - ma va liquidato in via equitativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 15 Giugno 2016, n. 12280.


Contratti di telefonia – Fornitura di servizio inadeguato a studio professionale – Malfunzionamento del servizio per un anno – Violazione degli obblighi informativi – Risoluzione del contratto e risarcimento del danno.
Nel caso in cui il gestore telefonico faccia sottoscrivere un contratto di fornitura di servizi di telefonia ad uno studio professionale senza verificare eventuali incompatibilità tecniche con gli impianti esistenti e senza informare l’utente dei possibili problemi che potrebbero insorgere, il medesimo gestore viola l’obbligo informativo afferente la qualità del servizio. La violazione di detto obbligo informativo e il malfunzionamento del servizio telefonico per oltre un anno comportano grave inadempimento con conseguente risoluzione del contratto e risarcimento del danno. L’utente telefonico deve provare la fonte negoziale del rapporto allegando l’inadempimento o l’inesatto adempimento delle obbligazioni che incombono sul gestore. Il risarcimento comprende il danno emergente rappresentato dalle spese sostenute per interventi tecnici per il ripristino del servizio e l’eventuale lucro cessante che deve essere adeguatamente provato in relazione alla diminuzione del fatturato e alla perdita dalla clientela subita dallo studio professionale. Va riconosciuto anche il danno non patrimoniale rappresentato dallo stato di preoccupazione, agitazione e di stress subiti dal professionista che veda con impotenza lo studio isolato dalla propria clientela trovandosi nell’impossibilità di accedere agli strumenti tecnologici ormai indispensabili nella quotidianità. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 16 Marzo 2016.


Danno da lesione del rapporto parentale - Riconducibilità all’area normativa dell’ art. 2059 c.c. - Riconoscimento del danno non patrimoniale alla convivente di fatto della madre - Nozione di vita familiare ex art.8 CEDU - Estensione alle unioni omosessuali - Polizze assicurative infortuni caso morte - Non applicabilità dell’art.1916 c.c..
Il danno da lesione del rapporto parentale va ricondotto nell’alveo dell’art.2059 c.c. e deve essere riconosciuto alla convivente di fatto della madre del soggetto deceduto purchè sussista un significativo e duraturo legame affettivo con la cd. vittima primaria.

La questione dell’esistenza o dell’assenza di una “vita familiare” ex art.8 CEDU, in assenza di qualsiasi vincolo di parentela, è anzitutto una questione di fatto e ricomprende anche le unioni omosessuali.

Nel caso di polizza infortuni qualora si verifichi il caso morte si applica la disciplina propria delle assicurazioni sulla vita che non incontra il limite del principio indennitario con conseguente non applicabilità dell’art.1916 c.c.. (Simona Boiardi) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 02 Marzo 2016.


Contratto di telefonia – Modello contrattuale – Mancanza o indeterminabilità dell’oggetto – Nullità – Disattivazione della linea telefonica – Illecito extracontrattuale – Risarcimento del danno.
Nel caso di sottoscrizione di un modello contrattuale per telefonia in cui non siano chiare le prestazioni spettanti alle parti, sia in termini di indicazione del servizio a cui si obbliga il gestore, sia in termini di corrispettivo per l’utente, il contratto è nullo per mancanza dell’oggetto. La disattivazione della linea telefonica di uno studio professionale legale per il tempo di due mesi sulla scorta di un contratto nullo, rappresenta un illecito extracontrattuale che comporta il risarcimento sia per danno non patrimoniale, per i disagi e lo stress sopportati dal professionista (parificato in questa materia al consumatore come utente finale), sia per danno patrimoniale valutabile in termini di diminuzione del fatturato per l’impossibilità di relazionarsi con la clientela. Il danno può essere valutato complessivamente in termini equitativi. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 22 Febbraio 2016.


Morte immediata della vittima – Diritto al risarcimento del danno iure hereditatis – Danno cd. tanatologico – Risarcibilità – Esclusione.
La vita è bene meritevole di tutela nell’interesse della collettività e ciò giustifica la sanzione penale, la cui funzione peculiare è appunto quella di soddisfare esigenze punitive e di prevenzione generale della collettività nel suo complesso. La perdita di essa vita, tuttavia, non consente il risarcimento del danno non patrimoniale in favore del suo titolare, per il venir meno del soggetto nel momento stesso in cui sorgerebbe il credito risarcitorio. Il danno tanatologico non è risarcibile. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Luglio 2015, n. 15350.


Volo cancellato o ritardato - Prolungata permanenza in aeroporto - Risarcimento del danno non patrimoniale per i danni subiti a causa della mancata assistenza - Esclusione.
Laddove il passeggero con volo cancellato o lungamente ritardato, sia soggetto ad una prolungata permanenza in aeroporto durante la quale la compagnia aerea non gli abbia prestato l'assistenza prescritta dall'art. 9 del Reg. CE n. 261 del 2004, la sua domanda di risarcimento del danno non patrimoniale derivante dai disagi subiti a causa della mancata assistenza va incontro ai limiti interni alla risarcibilità del danno non patrimoniale fissati da Cass. S.U. n. 26972 del 2008; di conseguenza essa deve escludersi, non essendo neppure ipotizzata né ipotizzabile una ipotesi di reato, non rientrando in una ipotesi di danno non patrimoniale risarcibile espressamente prevista dalla legge (interna o sovranazionale) e non essendo riconducibile alla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 10 Giugno 2015, n. 12088.


Ragionevole durata del processo - Procedimento fallimentare - Durata ragionevole stimata in cinque anni, elevabile fino a sette nelle procedure di notevole complessità - Criteri

Irragionevole durata del processo - Procedimento fallimentare - Criteri di liquidazione - Indicazioni della Corte Europea dei diritti dell'uomo - Potere del giudice di discostarsene - Motivazione - Necessità
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La durata ragionevole delle procedure fallimentari può essere stimata in cinque anni per quelle di media complessità, elevabile fino a sette anni allorquando il procedimento si presenti notevolmente complesso; ipotesi, questa, ravvisabile in presenza di un numero elevato di creditori, di una particolare natura o situazione giuridica dei beni da liquidare (partecipazioni societarie, beni indivisi ecc.), della proliferazione di giudizi connessi alla procedura, ma autonomi e quindi a loro volta di durata condizionata dalla complessità del caso, oppure della pluralità delle procedure concorsuali interdipendenti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di risarcimento del danno derivante dalla irragionevole durata del processo, il giudice nazionale deve, in linea di principio, uniformarsi ai criteri di liquidazione elaborati dalla Corte Europea dei diritti dell'uomo (secondo cui, data l'esigenza di garantire che la liquidazione sia satisfattiva di un danno e non indebitamente lucrativa, la quantificazione del danno non patrimoniale deve essere, di regola, non inferiore a Euro 750,00 per ogni anno di ritardo, in relazione ai primi tre anni eccedenti la durata ragionevole, e non inferiore a Euro 1.000,00 per quelli successivi), permane, tuttavia, in capo allo stesso giudice, il potere di discostarsene, in misura ragionevole, qualora, avuto riguardo alle peculiarità della singola fattispecie, ravvisi elementi concreti di positiva smentita di detti criteri, dei quali deve dar conto in motivazione.

In tema di risarcimento del danno derivante dalla irragionevole durata del processo, la Corte d'appello, pur potendo discostarsi dagli ordinari criteri di liquidazione, non può assumere come vincolante e come limite massimo il valore del credito ammesso al passivo, in quanto, secondo la costante giurisprudenza Corte di cassazione, la maggiore o minore entità della posta in gioco può incidere sulla misura dell'indennizzo, consentendo al giudice di scendere anche al di sotto della soglia minima, ma non anche di parificare la liquidazione al valore della causa in cui si è verificata la violazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 19 Maggio 2015, n. 10233.


Risarcimento danno non patrimoniale - Danno tanatologico - Breve lasso di tempo fra fatto ed evento morte - Danno morale subiettivo distinto da danno biologico - Danno trasmissibile jure hereditario - Applicazione - Indennità INAIL (IPSEMA) - Liquidazione rendita vitalizia eredi lavoratore defunto - Quota indennità comprendente anche danno tanatologico - Esclusione.
Il cd. danno tanatologico, che entra far parte del patrimonio del soggetto deceduto ed è trasmissibile jure hereditatis, si basa sulla sofferenza della vittima che lucidamente assiste allo spegnersi della propria vita (cfr. Cass. 13 gennaio 2009 n. 458; Cass. 24 marzo 2011 a 6754; Cass, 21) aprile 2012 n6273). Il presupposto della risarcibilità è dunque, che sussista la prova di uno spatium vivendi fra l’evento causativo e il decesso della vittima, e clic quest’ultima abbia avuto la coscienza per soffrire dell’imminente fine. La valutazione dell’angoscia della vittima di fronte alla prospettiva della morte prematura non si deve risolvere in una pura e semplice quantificazione cronologica, ma deve basarsi sull’accertamento della sussistenza di uno stato dì coscienza della persona nei breve intervallo tra il sinistro e la morte.

Quanto al rapporto tra rendita vitalizia erogata dall’inail e risarcimento dei danni non patrimoniali (ivi compresi quello alla salute o biologico e quello morale) conseguenti ad infortunio sul lavoro, in conseguenza dell’estraneità di tali manifestazione di danno alla copertura dell’assicurazione obbligatoria disciplinata dal D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124 e in applicazione dei principi affermati nelle sentenze della Corte costituzionale n. 87, 35n e 485 del 1991, le limitazioni poste dall’art. 10, D.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124 all’azione risarcitoria del lavoratore infortunato nei confronti del datore di lavoro — sia in punto di an (responsabilità penale) sia in quanto di quantum (danno differenziale) - riguardano solo il danno patrimoniale collegato alla capacità lavorativa generica, mentre esse non si applicano al danno alla salute o biologico e del danno morale ex art. 2059 cc., entrambi di natura non patrimoniale esulanti dalla copertura assicurativa obbligatoria (mentre secondo la disciplina successiva, introdotta dall’art. 13, D.Lg. 23 febbraio 2000 n. 38, anche il danno biologico è coperto da tale norma assicurativa) sicchè il lavoratore ha diritto al loro risarcimento integrale in presenza dei presupposti della relativa responsabilità del datore di lavoro. Dunque, il risarcimento integrale di queste voci di danno costituisce un diritto del lavoratore infortunato da far valere autonomamente, e non già a titolo differenziale, nei confronti del proprio datore di lavoro, indipendentemente dall’entità dell’indennizzo erogato dall’istituto assicuratore, nei casi di infortunio o malattia professionale addebitabili ad una colpa, anche se concorrente e non di rilievo penale, del datore di lavoro o di un qualsiasi altro suo sottoposto ci cui egli debba rispondere civilmente, con la sola esclusione- secondo le regole generali- di casi in cui l’evento sia riconducibile a caso fortuito, a forza maggiore, o a colpa esclusiva dello stesso lavoratore” (Consiglio di Stato, sez. IV, 19/01/2011, n. 365; Cassazione Civile, sez. lav. 05/05/2010, n. 10834; Cassazione Civile, sez. lav., 29 gennaio 2002, n. 1114).

Il danno tanatologico, da ricondurre nell’alveo del danno morale (Cass. SS. UU. 11711/2008, n. 26972; Cass. 13/01/2009, n. 458) configura una voce risarcitoria distinta dal danno biologico (nella nozione recepita dal D. Lgs. 23 febbraio 200,n.38) ragion per cui al suo integrale ristoro non può ritenersi deputata la somma liquidata agli eredi dei lavoratori deceduti dall’Ipsema per le causali illustrate in ricorso. (Alessio Muscolino) (riproduzione riservata)
Appello Palermo, 25 Marzo 2015.


Danno alla persona – Responsabilità medica – Omissione di diagnosi – Ritardo nella possibilità di offrire un intervento palliativo – Pregiudizio risarcibile – Sussiste.
In tema di danno alla persona, conseguente a responsabilità medica, l'omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, sul quale sia possibile intervenire soltanto con un intervento cosiddetto palliativo, determinando un ritardo della possibilità di esecuzione dello stesso, cagiona al paziente un danno alla persona per il fatto che, nelle more, egli non ha potuto fruire di tale intervento e, quindi, ha dovuto sopportare le conseguenze del processo morboso e particolarmente il dolore, posto che la tempestiva esecuzione dell'intervento palliativo avrebbe potuto, sia pure senza la risoluzione del processo morboso, alleviare le sue sofferenze. Il danno in questione, di natura non patrimoniale, va necessariamente liquidato in via equitativa ex art. 1226 c.c. Poiché esso consiste in un pregiudizio che non si è cristallizzato in una stabile compromissione dell’integrità psicofisica del danneggiato bensì in un aggravamento della malattia in corso, in una maggior sofferenza subita durante il processo patologico culminato nel decesso e in un peggioramento generale della vita di relazione, non può che essere determinato in concreto facendo riferimento ai comuni valori risarcitori con cui si procede alla liquidazione del cd danno biologico da temporanea, espressi nella nota tabella elaborata dal tribunale di Milano e comunemente applicata per la liquidazione del danno alla persona. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 15 Gennaio 2015.


Danno non patrimoniale – Danno alla persona derivante da lesione permanente alla salute – Liquidazione – Criteri da seguire e regole metodologiche .
Il danno non patrimoniale è categoria unitaria che si differenzia nei criteri di accertamento e di liquidazione, a seconda dell'interesse concreto su cui vada a cadere. La proclamata natura unitaria del pregiudizio tuttavia non può restare un mero ossequio formale alla dogmatica: e dunque non è consentito moltiplicare le voci di danno chiamando con nomi diversi pregiudizi identici (Sez. U, Sentenza n. 26972 del 11/11/2008). Applicando i suddetti principi alla materia del danno alla persona derivante da una lesione permanente della salute, nella liquidazione di tale pregiudizio, occorre in astratto tenere conto: (a) dell'invalidità permanente causata dalle lesioni (danno biologico permanente), la cui liquidazione comprende necessariamente tutti i pregiudizi normalmente derivanti da quei tipo di postumi; (b) delle sofferenze che, pur traendo occasione dalle lesioni, non hanno un fondamento clinico (la medicina parla, al riguardo, di "dolore non avente base nocicettiva"): si tratterà, ad esempio, della vergogna, della prostrazione, del revanchismo, della tristezza, della disperazione. Per "tenere conto" di tutte queste circostanze il giudice di merito deve: (-) liquidare il danno alla salute applicando un criterio standard ed uguale per tutti, che consenta di garantire la parità di trattamento a parità di danno; (-) variare adeguatamente, in più od in meno, il valore risultante dall'applicazione del criterio standard, al fine di adeguare il risarcimento alle specificità del caso concreto (c.d. "personalizzazione del risarcimento"). L'una e l'altra di tali operazioni vanno compiute senza automatismi risarcitori, juxta alligata et probata, e soprattutto sulla base di adeguata motivazione che spieghi: - quali pregiudizi sono stati accertati; - con quali criteri sono stati monetizzati; - con quali criteri il risarcimento è stato personalizzato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 07 Novembre 2014, n. 23778.


Danno alla salute – Lesione cd. micropermanente – Incidente diverso da sinistro – Tabelle elaborate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano – Applicazione – Sussiste .
In caso di lesione cd. micropermanente (inferiore al 9%), ove non si tratti di sinistro stradale, trovano applicazione le tabelle di liquidazione del danno alla salute elaborate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 Luglio 2014.


Danno cd. endofamiliare – Responsabilità civile – Sussiste – Risarcimento del danno – Privazione della figura genitoriale – Criteri risarcitori – Tabelle di Milano – Parametro di riferimento – Sussiste .
La violazione dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso la prole, a causa del disinteresse mostrato nei confronti dei figli per lunghi anni, integra gli estremi dell'illecito civile, cagionando la lesione di diritti costituzionalmente protetti, e dà luogo ad un'autonoma azione dei medesimi figli volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell'art. 2059 c.c. In particolare, è un comportamento rilevatore di responsabilità genitoriale l’avere deprivato i figli della figura genitoriale paterna, che costituisce un fondamentale punto di riferimento soprattutto nella fase della crescita, e idoneo ad integrare un fatto generatore di responsabilità aquiliana. La voce di pregiudizio in esame sfugge a precise quantificazioni in moneta e, pertanto, si impone la liquidazione in via equitativa ex art. 1226 cod. civ.. In merito alla quantificazione in concreto, in caso di danno endofamiliare da privazione del rapporto genitoriale, può essere applica, come riferimento liquidatorio, la voce ad hoc prevista dalle tabelle giurisprudenziali adottate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano (“perdita del genitore”). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 23 Luglio 2014.


Danno cd. endofamiliare – Responsabilità civile – Sussiste – Risarcimento del danno – Privazione della figura genitoriale – Criteri risarcitori – Tabelle di Milano – Parametro di riferimento – Sussiste.
La violazione dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso la prole, a causa del disinteresse mostrato nei confronti dei figli per lunghi anni, integra gli estremi dell'illecito civile, cagionando la lesione di diritti costituzionalmente protetti, e dà luogo ad un'autonoma azione dei medesimi figli volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell'art. 2059 c.c. In particolare, è un comportamento rilevatore di responsabilità genitoriale l’avere deprivato i figli della figura genitoriale paterna, che costituisce un fondamentale punto di riferimento soprattutto nella fase della crescita, e idoneo ad integrare un fatto generatore di responsabilità aquiliana. La voce di pregiudizio in esame sfugge a precise quantificazioni in moneta e, pertanto, si impone la liquidazione in via equitativa ex art. 1226 cod. civ. In merito alla quantificazione in concreto, in caso di danno endofamiliare da privazione del rapporto genitoriale, può essere applica, come riferimento liquidatorio, la voce ad hoc prevista dalle tabelle giurisprudenziali adottate dall’Osservatorio sulla Giustizia Civile di Milano (“perdita del genitore”). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2014, n. 16657.


Danno da vacanza rovinata – Struttura alberghiera – Mancanza delle caratteristiche promesse in catalogo – Risarcimento danni.
Sussiste il diritto al risarcimento del danno subito dal turista-viaggiatore nel caso in cui l’hotel descritto in catalogo come cinque stelle non presenti di fatto le caratteristiche proprie della categoria di lusso. (Katia Ventura) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 18 Luglio 2014.


Malessere accusato dal turista viaggiatore – Scarse condizioni igieniche della struttura alberghiera – Nesso di causalità – Risarcimento danni non patrimoniali.
Sussiste nesso di causalità tra il malessere accusato dal turista viaggiatore che abbia dovuto ricorrere alle cure sanitarie per via di acuta enterite e le scarse condizioni igieniche della struttura alberghiera. Ne consegue il diritto al risarcimento del danno ex art. 1226 c.c.. (Katia Ventura) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 18 Luglio 2014.


Lesione del diritto di interrompere la gravidanza – Risarcibilità – Condizioni – Danno in re ipsa – Esclusione.
Nel nostro ordinamento non esistono danni in re ipsa, risarcibili sol perché si dimostri l'avvenuta lesione d'un diritto. La lesione dei diritto è il presupposto necessario, ma non sufficiente per pretendere il risarcimento del danno: ad esso dovrà necessariamente conseguire una perdita, patrimoniale o di altro tipo. L'eventuale lesione del diritto di interrompere la gravidanza è dunque giuridicamente irrilevante se la gestante, quand'anche informata, avrebbe comunque verosimilmente scelto di non abortire. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 17 Luglio 2014, n. 16401.


Illegittima segnalazione del debitore alla centrale rischi – Risarcimento del danno non patrimoniale – Sussiste – Anche dell'ente – Sussiste – Condizioni.
In ipotesi di illegittima segnalazione del debitore alla centrale rischi, possono essere risarciti sia il danno non patrimoniale alla persona, anche giuridica, con riguardo ai valori della reputazione e dell'onore (essendo anche i soggetti collettivi titolari dei diritti della personalità a tutela costituzionale ex art. 2 Cost.), sia il danno al patrimonio, che può essere oggetto della prova presuntiva, quale conseguenza per l'imprenditore di un peggioramento della sua affidabilità commerciale, essenziale anche per l'ottenimento e la conservazione dei finanziamenti, con lesione del diritto ad operare sul mercato secondo le regole della libera concorrenza (cfr., per tali principi, le decisioni Cass. 30 agosto 2007, n. 18316; 4 giugno 2007, n. 12929; 18 aprile 2007, n. 9233; 28 giugno 2006, n. 14977; 3 aprile 2001, n. 4881; 23 marzo 1996, n. 2576; v. pure Cass. 18 settembre 2009, n. 20120, in tema di assicurazione contro i danni). In particolare, anche nei confronti dell'ente collettivo è configurabile la risarcibilità del danno non patrimoniale, intesa come qualsiasi conseguenza pregiudizievole di un illecito che, non prestandosi ad una valutazione monetaria basata su criteri di mercato, non possa essere oggetto di risarcimento ma di riparazione: allorquando, cioè, il fatto lesivo incida su di una situazione giuridica dell'ente che sia equivalente ai diritti fondamentali della persona umana garantiti dalla costituzione (Cass. 1 ottobre 2013, n. 22396; 12 dicembre 2008, n. 29185; 4 giugno 2007, n. 12929). Entrambi tali danni, inoltre, possono essere liquidati in via equitativa ai sensi dell'art. 1226 c.c. (cfr. Cass. 2 settembre 2008, n. 22061). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15609.


Perdita dell’animale d’affezione – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Sussiste – Condizioni – Danno patrimoniale – Risarcibilità – Sussiste – Condizioni.
Il danno morale da “perdita dell’animale da affezione è esclusivamente risarcibile nei casi in cui il fatto illecito sia riconducibile (anche solo astrattamente) ad una figura tipica di reato (in particolare, il delitto ex art. 544-ter c.p.). Quanto al danno patrimoniale, qualora il proprietario si prodighi in spese veterinarie per curare il proprio animale (seppure quest'ultimo privo di valore economico), tale condotta è finalizzata indubbiamente al mantenimento e al “ripristino” del rapporto affettivo con l’animale; dunque, non pone in essere una condotta conforme ai delineati principi di diligenza e correttezza chi affronti spese veterinarie addirittura superiori al possibile risarcimento del danno compensativo della perdita di tale rapporto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 30 Giugno 2014.


Danno non patrimoniale per la paura di morire – Risarcibilità – condizioni.
E’ risarcibile il danno non patrimoniale per la paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali, soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 13 Giugno 2014, n. 13537.


Danno non patrimoniale – Morte in conseguenza di lesioni – Attesa della Morte – Paura di Morire per la fine imminente – Risarcibilità – Condizioni – Persona in grado di comprendere che la morte è imminente – Sussiste .
La paura di dover morire, provata da chi abbia patito lesioni personali e si renda conto che esse saranno letali, è un danno non patrimoniale risarcibile soltanto se la vittima sia stata in grado di comprendere che la propria fine era imminente; in difetto di tale consapevolezza non è nemmeno concepibile l’esistenza del danno in questione, a nulla rilevando che la morte sia stata effettivamente causata dalle lesioni. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità percepita dal superstite in conseguenza della morte del congiunto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 13 Giugno 2014, n. 13537.


Responsabilità genitoriale - Illecito endofamiliare - Abbandono del figlio - Diritto alla qualità di figlio - Danno non patrimoniale di natura esistenziale - Danno biologico.
La responsabilità (già potestà) genitoriale, declinata secondo gli obblighi specificati dagli artt. 147 e 148 c.c., di diretta derivazione costituzionale (artt. 2 e 30 Cost.) sorge al momento della nascita del figlio, discende dal mero fatto della procreazione e non cessa per effetto della separazione o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. La consapevole condotta abbandonica del genitore, purché abbia natura dolosa, è una chiara violazione dei doveri nascenti dal rapporto di filiazione e dà luogo ad illecito endofamiliare e al conseguente risarcimento del danno non patrimoniale ex artt. 2043 e 2059 c.c. derivante dalla lesione del diritto alla qualità di figlio, rientrante nel novero dei diritti costituzionalmente garantiti. Non esiste, però, alcun automatismo tra detta violazione e il risarcimento del danno poiché quest’ultimo non è in re ipsa ma è necessario che la condotta del genitore abbia prodotto un danno ingiusto da perdita, privazione e preclusione, inquadrabile nella categoria del danno non patrimoniale di natura esistenziale. Nessun rilievo ha, invece, la circostanza che la condotta genitoriale non abbia prodotto nel figlio anche un danno (biologico) alla salute apprezzabile in termini di malattia. (Irene Crea) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Giugno 2014.


Responsabilità genitoriale - Illecito endofamiliare - Abbandono del figlio - Danno non patrimoniale - Liquidazione equitativa - Quantificazione .
Il danno non patrimoniale derivante da illecito endofamiliare essendo riconnesso alla lesione del diritto alla qualità di figlio, valore inerente la persona, deve essere liquidato in via equitativa ex artt. 1226 e 2056 c.c. Il giudice ancora l’entità del risarcimento ai dati di fatto acquisiti al processo e parametra lo stesso alla gravità e alla durata delle violazioni genitoriali e alle ricadute negative sulla vita e sulla salute del figlio. Un valido criterio di riferimento è costituito dal minimo tabellare in uso per la liquidazione del danno da morte del padre. Tale parametro, però, deve essere assoggettato a una serie di correttivi, i quali tengano conto, da un lato della ontologica differenza tra lutto da morte (che può essere solo elaborato) e lutto da abbandono (teoricamente emendabile), dall’altra delle effettive conseguenze negative sulla vita del minore. (Irene Crea) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Giugno 2014.


Separazione giudiziale dei coniugi – Coesistenza di addebito e  risarcimento del danno – Quantificazione del danno – Liquidazione equitativa.
In caso di separazione tra coniugi  possono coesistere  la pronuncia di addebito e risarcimento del danno, considerati i presupposti e le finalità differenti. Il comportamento doloso o colposo del coniuge che incide su beni essenziali della vita produce un danno ingiusto ex art. 2 Cost., art. 2043 c.c. e 2059 c.c. (nella specie consistente in un peggioramento delle condizioni di vita caratterizzate da incertezza precarietà e sofferenza, aggravate dalla presenza di due figli minori conviventi e dallo stato di disoccupazione ed una lesione del diritto fondamentale all’onore ed al decoro) e dà diritto al risarcimento, la cui domanda può essere proposta anche nel giudizio di separazione e che, in mancanza di parametri oggettivi cui ancorare la determinazione del quantum del risarcimento del danno non patrimoniale (complessivamente inteso, sebbene derivante da plurime condotte illecite), va liquidato ai sensi dell'art. 1226 c.c.. (Maria Marta Cristoni) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 27 Marzo 2014.


Danni civili – Liquidazione equitativa – Danno non patrimoniale – Tabelle milanesi – Applicabilità..
La liquidazione equitativa del danno non patrimoniale conseguente alla lesione dell’integrità psico-fisica deve essere effettuata da tutti i giudici di merito, in base a parametri uniformi, che vanno individuati nelle tabelle elaborate dal tribunale di Milano, da modularsi secondo le circostanze del caso concreto in osservanza dei principi sanciti da Cass., 7 giugno 2011, n. 12408. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Appello Roma, 25 Marzo 2014.


Fatto illecito del terzo durante la gestazione della madre – Diritto al risarcimento del danno nato dopo la morte del padre – Ammissibilità – Sussiste.

Domanda di risarcimento dei danni «morali e materiali» – Inclusione del danno biologico – Sussiste – Presentazione in appello – Novità – Esclusione.
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Anche il soggetto nato dopo la morte del padre naturale, verificatasi per fatto illecito di un terzo durante la gestazione, ha diritto nei confronti del responsabile al risarcimento del danno per la perdita del relativo rapporto e per i pregiudizi dì natura non patrimoniale e patrimoniale che gli siano derivati. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La domanda di risarcimento «dei danni morali e materiali» costituisce una domanda risarcitoria comprensiva di tutti i danni subiti. In tale situazione, è dunque inclusa la domanda di risarcimento del danno biologico che non può essere giudicata inammissibile in appello dove così specificata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 10 Marzo 2014, n. 5509.


Danno biologico – Danno morale – Liquidazione separata – Sussiste..
Il danno biologico inteso quale lesione del diritto alla salute ed il danno morale inteso quale sofferenza conseguente all'illecito non costituiscono, di per sè, voci automaticamente sovrapponibili, sicchè la separata liquidazione delle stesse non determina, di per sè, alcuna indebita duplicazione (sentenze 12 settembre 2011, n. 18641, 16 febbraio 2012, n. 2228, e 3 ottobre 2013, n. 22585). Infatti, sebbene il danno non patrimoniale costituisca una categoria unitaria, le tradizionali sottocategorie di danno biologico e danno morale continuano a svolgere una funzione, per quanto solo descrittiva, del contenuto pregiudizievole preso in esame dal giudice al fine di dare contenuto e parametrare la liquidazione del danno risarcibile. Pertanto è erronea la sentenza di merito, la quale a tali sottocategorie abbia fatto riferimento, solo se, attraverso il ricorso al danno biologico ed al danno morale, siano state risarcite due volte le medesime conseguenze pregiudizievoli (ad esempio ricomprendendo la sofferenza psichica sia nel danno "biologico" che in quello "morale"); se, invece, facendo riferimento alle tradizionali locuzioni, il giudice abbia avuto riguardo a pregiudizi concretamente diversi, la decisione non può considerarsi erronea in diritto" (così la sentenza 19 febbraio 2013, n. 4043). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 04 Febbraio 2014.


Morte istantanea – Danno della vittima – Tesi dell’irrisarcibilità – Criticità – Radicamento del diritto risarcitorio nella sfera della vittima – Intervallo fra la condotta illecita e l’evento mortale – Frazione di secondo – Sufficienza.

Morte istantanea – Danno della vittima – Tesi dell’irrisarcibilità – Criticità – Vita e salute – Diversità ontologica – In configurabilità.

Morte istantanea – Danno della vittima – Tesi dell’irrisarcibilità – Criticità – Conseguenze – Irrisarcibilità del diritto alla vita – Presupposto implicito di ogni situazione giuridica soggettiva riconosciuta dall'ordinamento.

Morte istantanea – Danno della vittima – Tesi dell’irrisarcibilità – Criticità – Trasmissibilità – Configurabilità.

Morte istantanea – Danno della vittima – Tesi dell’irrisarcibilità – Criticità – Trasmissibilità – Configurabilità – Eventuali eccezioni.

Diritto alla vita – Fondamento costituzionale – Art. 2059 – Lettura conforme a Costituzione – Necessità.

Art. 2 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo (“Diritto alla vita”) – Efficacia diretta – Efficacia mediata, quale parametro del giudizio di costituzionalità – Configurabilità.

Art. 2 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo (“Diritto alla vita”) – Trattato di Lisbona – Regime proprio delle norme comunitarie – Applicabilità – Disapplicazione – Configurabilità.

Art. 2 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo (“Diritto alla vita”) – Trattato di Lisbona – Valenza quale  principio generale del diritto comunitario – Configurabilità.
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La tesi che nega dignità risarcitoria al danno della vittima, nell’ipotesi di morte istantanea non va condivisa, verificandosi immediatamente l’iscrizione del diritto relativo, a contenuto risarcitorio, nella sfera giuridica del danneggiato e rappresentando, per contro, una forzatura logica il ritenere che, per il radicamento di un diritto in capo ad un qualunque soggetto, sia necessario che fra la condotta illecita e l’evento mortale, intercorra anche solo una frazione di secondo. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

La tesi che nega dignità risarcitoria al danno della vittima, nell’ipotesi di morte istantanea (c.d. tanatologico) non va condivisa dal momento che, con il pretesto della diversità ontologica fra salute e vita, si perviene a negare tutela ad un bene, il secondo, qualitativamente “superiore” al primo, almeno secondo una gerarchia astratta di valori; ciò obliterando che la vita e la salute sono dimensioni dell’essere umano assolutamente connesse ed imprescindibili l’una dall’altra, la salute appalesando uno stato di esistenza biologica. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

La tesi che nega dignità risarcitoria al danno della vittima, nell’ipotesi di morte istantanea non va condivisa; producendo, peraltro, la conseguenza paradossale di rendere irrisarcibile il diritto alla vita quale diritto soggettivo (al pari del diritto di proprietà), facente parte del patrimonio di ogni individuo e rappresentante il presupposto implicito di ogni situazione giuridica soggettiva riconosciuta dall'ordinamento. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

La tesi dell’irrisarcibilità - che nega il risarcimento per quanto la riparazione monetaria rappresenti la forma di tutela “minima” di ogni diritto di rilievo costituzionale - è criticabile anche sotto il profilo della c.d. intrasmissibilità del diritto al risarcimento, perché ad essere leso sarebbe un bene personalissimo in quanto ciò che si trasmette agli eredi non è il diritto personale alla vita, qual è anche quello alla salute, ma il diritto di credito al risarcimento del danno che, avendo natura patrimoniale, è senza dubbio trasmissibile, occorrendo distinguere la fonte genetica del danno (ovvero la lesione alla vita) dalla natura specifica del rimedio che ad esso vi riconnette l’ordinamento e che è, invece, patrimoniale. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

In ogni caso, alla luce delle acquisizioni medico-legali più recenti, deve ritenersi che l’evento-morte, come distruzione delle cellule cerebrali, sia effettivamente istantaneo solo nelle ipotesi di decapitazione e spappolamento del cervello, per cui, in ogni altra ipotesi, la trasmissione del credito risarcitorio deve essere possibile. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

Il diritto alla vita é riconosciuto dal nostro ordinamento - etero-integrato anche dal livello di tutela comunitaria - che, a garanzia dello stesso, predispone una serie di norme di rango costituzionale, direttamente precettive, come l’art. 2 cost. o l’art. 32 cost.., per cui la lettura conforme a Costituzione dell’art. 2059 c.c. deve indurre a sancire la dignità risarcitoria del bene alla vita. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

Deve considerarsi l’efficacia, se non diretta - per lo meno in termini di norma interposta del giudizio di costituzionalità - dell’art. 2 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, in materia di “Diritto alla vita”, secondo cui il diritto di ogni persona alla vita è protetto dalla legge.» (art. 2, CEDU), norma dalla portata estremamente generica e ricomprensiva di ogni possibile declinazione del bene-vita, incluse le condizioni materiali e giuridiche perché la stessa possa svolgersi in modo dignitoso, così come gli strumenti processuali per ottenere la riparazione del danno. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

E’ ammissibile un’opzione ricostruttiva secondo cui le norme Cedu, e, quindi, anche l’art. 2 - dopo le modifiche introdotte dal Trattato di Lisbona - beneficiano del medesimo statuto di garanzia delle norme comunitarie, essendo non mere norme internazionali e mero parametro “interposto” di legittimità costituzionale di norme domestiche ex art. 117 Cost., bensì norme comunitarie (in quanto “comunitarizzate” con il Trattato di Lisbona); con conseguente legittimità del ricorso, per l’interprete, non più al solo strumento della rimessione alla Corte Costituzionale, per violazione dell’art. 117 Cost., primo comma, della norma interna che non consenta una tutela (idonea) – e compatibile coi dettami comunitari – di un diritto fondamentale di rilevanza comunitaria, ma al più incisivo meccanismo della disapplicazione, quale mezzo idoneo a consentire un controllo diffuso di compatibilità comunitaria. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)

I diritti sanciti dalla C.e.d.u. sono tutelabili, quali principi generali del diritto comunitario, di fronte agli organi comunitari e a quelli degli stati membri. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata)
Tribunale Brindisi, 12 Dicembre 2013.


Danno non patrimoniale – Danno morale – Codice di altro ordinamento che non preveda la copertura del danno da perdita del congiunto (nel caso di specie, art. 1327 Codice Austriaco) – Contrasto con l’ordine pubblico internazionale – Sussiste..
Il principio di risarcibilità del danno morale da uccisione del congiunto, attenendo alla tutela dei diritti fondamentali della persona, appartiene all’ordine pubblico internazionale, sicché non può trovare applicazione nell’ordinamento italiano la norma straniera – quale l’art. 1327 cod. civ. austriaco – che tale risarcibilità escluda. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 22 Agosto 2013, n. 19405.


Risarcimento del danno non patrimoniale – Art. 2059 c.c. interpretato secundum constitutionem – Risarcibilità del danno non patrimoniale anche nei casi non previsti ex ante dalla legge in ipotesi di lesioni di diritti inviolabili – Diritto Vivente.

Risarcimento del danno non patrimoniale – Nell’ambito delle relazioni familiari – Tutela risarcitoria – Ammissibilità – Comportamenti di minima efficacia lesiva – Esclusione.

Risarcimento del danno non patrimoniale – Nell’ambito delle relazioni familiari – Tutela risarcitoria – Ammissibilità – Nell’ambito delle unioni familiari di Fatto – Ammissibilità – Sussiste.
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Nei due fondamentali arresti del 2003 (sentt. n. 8827 e n. 8828) si è espresso l'orientamento della Corte di Cassazione, secondo il quale la lettura costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ. va tendenzialmente riguardata non già come occasione di incremento generalizzato delle poste di danno (e mai come strumento di duplicazione di risarcimento degli stessi pregiudizi), ma soprattutto come mezzo per colmare le lacune nella tutela risarcitoria della persona, che va ricondotta al sistema bipolare del danno patrimoniale e di quello non patrimoniale, quest'ultimo comprensivo del danno biologico in senso stretto (configurabile solo quando vi sia una lesione dell'integrità psico - fisica secondo i canoni fissati dalla scienza medica), del danno morale soggettivo come tradizionalmente inteso (il cui ambito resta esclusivamente quello proprio della mera sofferenza psichica e del patema d'animo) nonché dei pregiudizi, diversi ed ulteriori, purché costituenti conseguenza della lesione di un interesse di rango costituzionale relativo alla persona. In tale prospettiva, nell'ambito dell'art. 2059 c.c. trovano collocazione e protezione tutte quelle situazioni soggettive relative a perdite non patrimoniali subite dalla persona, per fatti illeciti determinanti un danno ingiusto e per la lesione di valori costituzionalmente protetti o specificamente tutelati da leggi speciali: ciò vale a dire che il rinvio recettizio dell'art. 2059 c.c. ai casi determinati dalla legge non riguarda le sole ipotesi del danno morale soggettivo derivante da reato, ma vale ad assicurare la tutela anche alla lesione di diritti fondamentali della persona, atteso che in forza del rilievo costituzionale di tali diritti il risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla loro lesione non è soggetto alla riserva di legge posta dalla norma richiamata. Sulla base di tale impostazione, che ha ricevuto l'avallo della Corte Costituzionale con la sentenza n. 233 del 2003, e che è stata seguita dalle successive pronunce della Cassazione (v. S.U., sent. n. 26972 del 2008, e le successive Sez. Lav., sent. n. 12593 del 2010, Sez. 3, sentt. n. 450 del 2001, n. 543 del 2012), il danno non patrimoniale è risarcibile non solo nei casi individuati ex ante dalla legge ordinaria, ma anche in quelli, da selezionare caso per caso ad opera del giudice, di lesione di valori della persona costituzionalmente protetti, non potendo il legislatore ordinario rifiutare, per la forza implicita nell'inviolabilità di detti diritti, la riparazione mediante indennizzo, che costituisce la forma minima ed essenziale di tutela. E, dunque, assume rilievo essenziale, non solo in relazione alla risarcibilità del danno non patrimoniale, ma anche, e prima ancora, ai fini della esperibilità dell'azione di responsabilità, l'indagine se il diritto oggetto di lesione sia riconducibile a quelli meritevoli di tutela secondo il parametro costituzionale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Come già sottolineato nella sentenza della Cassazione, n. 9801 del 2005 - che ha ampliato le frontiere della responsabilità civile nelle relazioni familiari -, il principio di indefettibilità della tutela risarcitoria trova spazio applicativo anche all'interno dell'istituto familiare, pur in presenza di una specifica disciplina dello stesso, configurandosi la famiglia come sede di autorealizzazione e di crescita, segnata dal reciproco rispetto ed immune da ogni distinzione di ruoli, nell'ambito della quale i singoli componenti conservano le loro essenziali connotazioni e ricevono riconoscimento e tutela, prima ancora che come coniugi, come persone, in adesione al disposto dell'art. 2 Cost., che, nel riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, delinea un sistema pluralistico ispirato al rispetto di tutte le aggregazioni sociali nelle quali la personalità di ogni individuo si esprime e si sviluppa (v., sul punto, anche la successiva Cass., sent. n. 18853 del 2011).  E pertanto il rispetto della dignità e della personalità, nella sua interezza, di ogni componente del nucleo familiare assume i connotati di un diritto inviolabile, la cui lesione da parte di altro componente della famiglia, così come da parte del terzo, costituisce il presupposto logico della responsabilità civile, non potendo chiaramente ritenersi che diritti definiti come inviolabili ricevano diversa tutela a seconda che i loro titolari si pongano o meno all'interno di un contesto familiare. La richiamata sentenza ha altresì precisato che non vengono qui in rilievo i comportamenti di minima efficacia lesiva, suscettibili di trovare composizione all'interno della famiglia in forza di quello spirito di comprensione e tolleranza che è parte del dovere di reciproca assistenza, ma unicamente quelle condotte che per la loro intrinseca gravità si pongano come fatti di aggressione ai diritti fondamentali della persona. Deve pertanto escludersi che la mera violazione dei doveri matrimoniali o anche la pronuncia di addebito della separazione possano di per sé ed automaticamente integrare una responsabilità risarcitoria; così come deve affermarsi la necessità che sia accertato in giudizio il danno patrimoniale e non patrimoniale subito per effetto della lesione, nonché il nesso eziologico tra il fatto aggressivo ed il danno. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La violazione dei diritti fondamentali della persona è configurabile anche all'interno di una unione di fatto, che abbia, beninteso, caratteristiche di serietà e stabilità, avuto riguardo alla irrinunciabilità del nucleo essenziale di tali diritti, riconosciuti, ai sensi dell'art. 2 Cost., in tutte le formazioni sociali in cui si svolge la personalità dell'individuo (v., in tal senso, Cass., sent. n. 4184 del 2012). Del resto, ferma restando la ovvia diversità dei rapporti personali e patrimoniali nascenti dalla convivenza di fatto rispetto a quelli originati dal matrimonio, è noto che la legislazione si è andata progressivamente evolvendo verso un sempre più ampio riconoscimento, in specifici settori, della rilevanza della famiglia di fatto. Siffatto percorso è stato in qualche misura indicato, e sollecitato, dalla giurisprudenza costituzionale, la quale, già nella sentenza n. 237 del 1986, ebbe ad affermare che “un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare - anche a sommaria indagine - costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle formazioni sociali e alle conseguenti intrinseche manifestazioni solidaristiche”. L'affermazione secondo la quale per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico, si trova poi ribadita nella sentenza n. 138 del 2010. Analoghe considerazioni sono alla base delle pronunce della Cassazione che hanno, tra l'altro, riconosciuto il diritto del convivente di soggetto deceduto a causa di un terzo al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale (v. sent. n. 12278 del 2011, n. 23725 del 2008), e attribuito rilievo, ai fini della cessazione (rectius: quiescenza) del diritto all'assegno di mantenimento o divorzile, ovvero ai fini della determinazione del relativo importo, alla instaurazione, da parte del coniuge (o ex coniuge) beneficiario dello stesso, di una famiglia, ancorché di fatto (v. sentt. n. 3923 del 2012, n. 17195 del 2011). Né può, infine, sottacersi l’interpretazione dell'art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, il quale tutela il diritto alla vita familiare, fornita dalla Corte EDU, che ha chiarito che la nozione di famiglia cui fa riferimento tale disposizione non è limitata alle relazioni basate sul matrimonio, e può comprendere altri legami familiari di fatto, se le parti convivono fuori dal vincolo di coniugio (v., per tutte, sentenza 24 giugno 2010, Prima Sezione, caso Schalk e Kopft contro Austria). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 2013, n. 15481.


Perdita del congiunto – Risarcimento del danno non patrimoniale – Morte dell’ascendente – Risarcimento del danno subito dai nipoti – Ammissibilità – Condizioni..
Il fatto illecito, costituito dalla uccisione del congiunto, dà luogo ad un danno non patrimoniale presunto, consistente nella perdita del rapporto parentale, allorché colpisce soggetti legati da uno stretto vincolo di parentela, la cui estinzione lede il diritto all'intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che caratterizza la vita familiare nucleare. Perché, invece, possa ritenersi risarcibile la lesione del rapporto parentale subita da soggetti estranei a tale ristretto nucleo familiare (quali i nonni, i nipoti, il genero, o la nuora) è necessario che sussista una situazione di convivenza, in quanto connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l'intimità delle relazioni di parentela, anche allargate, contraddistinte da reciproci legami affettivi, pratica della solidarietà e sostegno economico, solo in tal modo assumendo rilevanza giuridica il collegamento tra danneggiato primario e secondario, nonché la famiglia intesa come luogo in cui si esplica la personalità di ciascuno, ai sensi dell'art. 2 Cost.. (Cass. n. 4253 del 2012). E’ dunque risarcibile il danno non patrimoniali per i nipoti, in caso di uccisione della nonna, nel caso in cui sia stato provato, nel processo, che questi trascorrevano buona parte della giornata con l’ascendente, che li accudiva, provvedendo al soddisfacimento dei loro bisogni materiali ed affettivi, essendo i genitori impegnati in attività lavorativa (Il giudice liquida euro 30.000,00 per nipote). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 26 Aprile 2013.


Danno da diminuzione della capacità lavorativa specifica – Risarcibilità – Onere della prova – A carico del danneggiato.

Danno esistenziale – Risarcibilità – Esclusione.
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L’accertamento di postumi, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta l'automatico obbligo del danneggiante di risarcire il pregiudizio patrimoniale, conseguenza della riduzione della capacità di guadagno derivante dalla ridotta capacità lavorativa specifica e, quindi, di produzione di reddito. Detto danno patrimoniale sussiste solo se tale invalidità abbia prodotto una riduzione della capacità lavorativa specifica e deve, perciò, essere accertato in concreto; a tal fine, il danneggiato è tenuto a dimostrare, anche tramite presunzioni, di svolgere un'attività produttiva di reddito e di non aver mantenuto, dopo l'infortunio, una capacità generica di attendere ad altri lavori confacenti alle sue attitudini personali. Occorre, in altre parole, la dimostrazione che la riduzione della capacità lavorativa si sia tradotta in un effettivo pregiudizio patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Nel nostro ordinamento non esiste l'autonoma categoria del danno "esistenziale", in quanto, ove in essa si ricomprendano i pregiudizi che scaturiscono dalla lesione di interessi di rango costituzionale della persona, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell'art. 2059 cod.civ.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 12 Febbraio 2013, n. 3290.


Danno cagionato da animali – Risarcimento del danno – Rapporto fra uomo e animale – Lesione o uccisione dell’animale da affezione – Danno non patrimoniale – Risarcibilità – Sussistenza..
Anche in considerazione della legge n. 201/2010, con cui lo Stato Italiano ha ratificato la Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia (la quale valorizza l’importanza di questi ultimi a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società), il rapporto tra padrone ed animale da affezione deve essere oggi ritenuto espressione di una relazione che costituisce occasione di completamento e sviluppo della personalità individuale e, quindi, come vero e proprio bene della persona, tutelato dall’art. 2 della Costituzione. Laddove allegato, provato e dotato dei necessari requisiti di gravità, è pertanto risarcibile il danno non patrimoniale subito a causa della perdita dell’animale d’affezione o della sua lesione. Tale danno ha natura di debito di valore ed è pertanto suscettibile di rivalutazione monetaria. (Fabrizio De Francesco) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Ottobre 2012.


Risarcimento del danno non patrimoniale – Astratta configurabilità del reato – Accertamento del giudice civile..
In tema di responsabilità civile e di richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale, quando è prospettato un illecito, astrattamente riconducibile a fattispecie penalmente rilevanti, (come nella specie, nella quale il danneggiato assume come causa del danno il pignoramento mobiliare eseguito, per un credito accertato come inesistente, nonostante la espressa richiesta al Comune e al Concessionario di interruzione del procedimento per il recupero del credito, e in mancanza di risposta a tale richiesta per spiegarne le ragioni, ed è ipotizzabile la fattispecie di reato prevista dall'art. 328, secondo comma, cod. pen.) per il quale la risarcibilità del danno non patrimoniale è espressamente prevista dalla legge, ai sensi degli artt. 2059 cod. civ. e 185 cod. pen., spetta al giudice accertare, incindenter tantum e secondo la legge penale, la sussistenza degli elementi costitutivi del reato, indipendentemente dalla norma penale cui l'attore riconduce la fattispecie; accertamento che è logicamente preliminare all'indagine sull'esistenza di un diritto leso di rilievo costituzionale (cui sia eventualmente ricollegabile il risarcimento del danno non patrimoniale, secondo l'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ. sostenuta dalla giurisprudenza di legittimità oramai consolidata) potendo quest'ultimo venire in rilievo solo dopo l'esclusione della configurabilità di un reato; accertamenti, entrambi, preliminari alla indagine in ordine alla sussistenza in concreto (alla prova) del pregiudizio patito dal titolare dell'interesse tutelato”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 Giugno 2012, n. 9445.


Danneggiato – Decesso in corso di giudizio per causa indipendente – Liquidazione del danno – Rilevanza della età media statistica – Soggetto che abbia superato tale età .
In materia di liquidazione del danno biologico, quando la durata della vita futura del danneggiato cessa di essere un valore ancorato alla probabilità statistica e diventa un dato noto per essere il soggetto deceduto, allora il danno biologico (riconoscibile tutte le volte che la sopravvivenza sia durata per un tempo apprezzabile rispetto al momento delle lesioni) va correlato alla durata della vita effettiva, essendo lo stesso costituito dalle ripercussioni negative (di carattere non patrimoniale) della permanente lesione della integrità psicofisica del soggetto per l'intera durata della sua vita residua" (Cass. 22338/2007). Tuttavia, per tutti i casi in cui il decesso si verifichi per altra causa nel corso del giudizio, e, al momento del decesso, il danneggiato abbia superato la durata media della vita, in via equitativa potrebbe suggerirsi, quale utile criterio generale - in via alternativa o correttiva del menzionato criterio finora adottato e correlato al calcolo proporzionale all'aspettativa di vita - una somma ricompresa nel range fra un minimo di € 15.000,00 ed un massimo di € 22.500,00, per ciascun anno di danno permanente del bene salute nella misura del 100%. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 09 Settembre 2011.


Danno morale e sofferenze morali – Autonoma considerazione ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale – Necessità..
Anche a seguito delle pronunce a Sezioni Unite del 2008 deve ritenersi che, in presenza di una domanda di risarcimento per danno biologico, rimanga suscettibile di separata considerazione, quanto meno al momento della liquidazione, quella diretta ad ottenere il ristoro della sofferenza morale del danneggiato, dovendosi in proposito distinguere fra danno morale quale tipo di danno non patrimoniale discendente dalla lesione del diritto inviolabile alla dignità ed integrità morale della persona (cfr. art. 2 Cost.) e sofferenze morali che costituiscono possibili manifestazioni di quello come di altro tipo di danno non patrimoniale, compreso il danno alla salute. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 04 Dicembre 2009, n. 0.


Danno morale – Dolore fisico a base organica e sofferenza emotiva – Distinzioni..
Nell’ambito del c.d. danno morale occorre distinguere il dolore fisico a base organica causato dalla lesione e dalle cure (c.d. dolor), suscettibile di accertamento e valutazione ad opera della medicina legale quale componente del danno biologico, e la sofferenza emotiva che sussiste a prescindere da una base organica (c.d. aegritudo) che non è obiettivabile sotto un profilo medico-legale e corrisponde allo spavento, all’indignazione, al senso dell’offesa, all’ansia derivante per le proprie condizioni di salute, alla perduta stima di sé, al rimpianto per il perduto benessere. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 04 Dicembre 2009, n. 0.


Danno morale – Mezzi di prova – Tipologia – Gravità del pregiudizio – Parametri di riferimento..
Al fine di accertare la sussistenza di un danno morale è possibile fare ricorso sia a prove dirette che presuntive nonché alle nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza mentre, al fine di determinare la gravità del pregiudizio, occorre postulare parametri di riferimento quali l’entità oggettiva del danno, le condizioni personali della vittima, le circostanze di fatto con cui si è verificato l’impatto lesivo, i profili soggettivi dell’illecito. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 04 Dicembre 2009, n. 0.


Danno morale – Liquidazione – Utilizzazione delle c.d. tabelle milanesi – Limiti..
Nella liquidazione del danno morale è possibile utilizzare le c.d. tabelle milanesi, con l’avvertenza che le percentuali ivi indicate vanno considerate non quali indici medi ma tendenzialmente massimi da cui è doveroso discostarsi non tanto in aumento (tuttavia consentito) bensì in diminuzione fino all’azzeramento in relazione a fattispecie di danno particolarmente tenui o nelle quali se ne possa presumere l’insussistenza e ciò in quanto quei valori appaiono correlati solamente all’entità delle lesioni. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria, 04 Dicembre 2009, n. 0.


Danneggiato – Decesso in corso di giudizio per causa indipendente – Liquidazione del danno – Chiarimenti.
In materia di liquidazione del danno biologico, nella ipotesi in cui il danneggiato muoia, in corso di procedimento, per causa indipendente, posto che nel caso in cui il danno biologico venga risarcito tempestivamente dal responsabile a seguito di liquidazione negoziale il successivo decesso del danneggiato non assume nessuna rilevanza giuridica, dare rilievo al decesso del creditore/danneggiato allorché il danno biologico non sia stato risarcito né liquidato equivale a far ricadere sugli eredi la tardiva liquidazione del danno – anche conseguente ai tempi del processo – e sembra non tenere in debita considerazione che il diritto di credito conseguente all’illecito aquiliano è certo ed attuale pur non essendo liquido e che il danneggiante responsabile è obbligato a risarcire il danno sin dal momento del suo verificarsi. Ritenere rilevante il sopravvenuto decesso del danneggiato nella liquidazione del danno biologico finisce del tutto ingiustificatamente per favorire il responsabile del danno - posto che la probabilità di vita del danneggiato ovviamente decresce con il passare del tempo – anche in casi (come quello in esame) in cui il danno è conseguenza della circolazione stradale, il danneggiato ha inviato la richiesta risarcitoria ex art. 22 L.990/1969 ed ha atteso inutilmente il decorso del termine di sessanta giorni previsto dal legislatore per il risarcimento da parte del responsabile e dell’assicuratore solidalmente obbligati. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 09 Settembre 2005.