Codice Civile


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO I
Dell'impresa in generale
SEZIONE III
Del rapporto di lavoro
PARAGRAFO 4
Dell'estinzione del rapporto di lavoro

Art. 2125

Patto di non concorrenza
TESTO A FRONTE

I. Il patto con il quale si limita lo svolgimento dell'attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo.

II. La durata del vincolo non può essere superiore a cinque anni, se si tratta di dirigenti, e a tre anni negli altri casi. Se è pattuita una durata maggiore, essa si riduce nella misura suindicata.


GIURISPRUDENZA

Lavoro - Disciplina limitatrice - Pattuizione del corrispettivo - Requisiti - Determinatezza o determinabilità - Necessità - Manifesta iniquità o sproporzione - Rilevanza - Fondamento - Conseguenze - Nullità del patto - Configurabilità.
Al fine di valutare la validità del patto di non concorrenza, in riferimento al corrispettivo dovuto, si richiede, innanzitutto, che, in quanto elemento distinto dalla retribuzione, lo stesso possieda i requisiti previsti in generale per l'oggetto della prestazione dall'art. 1346 c.c.; se determinato o determinabile, va verificato, ai sensi dell'art. 2125 c.c., che il compenso pattuito non sia meramente simbolico o manifestamente iniquo o sproporzionato, in rapporto al sacrificio richiesto al lavoratore e alla riduzione delle sue capacità di guadagno, indipendentemente dall'utilità che il comportamento richiesto rappresenta per il datore di lavoro e dal suo ipotetico valore di mercato, conseguendo comunque la nullità dell'intero patto alla eventuale sproporzione economica del regolamento negoziale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 01 Marzo 2021, n. 5540.


Rapporto di lavoro – Patto di non concorrenza – Sviamento di clientela.
È legittimo il patto di non concorrenza che ha quale oggetto l’esercizio di specifiche mansioni, nell’arco di 18 mesi a decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro, all’interno di una sola regione italiana e per un corrispettivo pari ad un terzo dello stipendio annuale lordo, da erogarsi in tranches mensili (1). (Fabrizio Daverio) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 31 Ottobre 2016.