Codice Civile


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO II
Dell'impresa agricola
SEZIONE I
Disposizioni generali

Art. 2135

Imprenditore agricolo
TESTO A FRONTE

I. È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse.

II. Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

III. Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.


GIURISPRUDENZA

Sovraindebitamento - Impresa agricola - Non fallibilità - Requisiti - Onere della prova - Condizioni.
L'esenzione dell'imprenditore agricolo dal fallimento deve essere dimostrata dal debitore, non già argomentando dall'iscrizione nel registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio, bensì provando la sussistenza delle condizioni per ricondurre l'attività di commercializzazione dei prodotti agricoli esercitata nell'ambito di cui all'art. 2135, comma 3, c.c. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Velletri, 17 Agosto 2021.


Dichiarazione di fallimento - Imprenditore agricolo - Esenzione dal fallimento - Onere della prova - Attività di commercializzazione dei prodotti agricoli - Limiti.
L'esenzione dell'imprenditore agricolo dal fallimento postula la prova - da parte di chi la invoca in ossequio all'art. 2697, comma 2, c.c. e del principio di vicinanza della prova - della sussistenza delle condizioni per ricondurre l'attività di commercializzazione dei prodotti agricoli esercitata nell'ambito di cui all'art. 2135, comma 3, c.c., dovendosi segnatamente dimostrare che essa ha come oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2021, n. 1049.


Fallimento – Impresa agricola – Esercizio di attività commerciale non prevalente – Esclusione.
L’esercizio di attività imprenditoriale di tipo agricolo non impedisce il contemporaneo esercizio di attività commerciale, dovendosi, in tale caso, effettuare un giudizio di prevalenza per comprendere quale sia la disciplina applicabile all’imprenditore; invero, l’imprenditore agricolo può svolgere anche attività di commercio dei propri prodotti e di prodotti acquistati da terzi - purché in misura non prevalente rispetto alle attività di cui al citato art. 2135 c.c. – senza perdere la propria natura di imprenditore agricolo e, dunque, rimanendo estraneo alla disciplina del fallimento (sulla applicazione del criterio di prevalenza ai fini dell’assoggettamento al fallimento cfr. da ultimo, Cass. I sez. 22.2.2019 n.5342).

Con la nuova formulazione dell’art. 2135 c.c., ai fini della configurabilità del carattere agricolo dell’impresa, lo sfruttamento del fondo è solo un’eventualità, atteso che il necessario collegamento funzionale con il fondo è stato sostituito dalla mera "possibilità" di una utilizzazione dello stesso; è peraltro irrilevante la circostanza che la debitrice sia mera affittuaria dei terreni su cui insistono gli immobili aziendali.

Il carattere intensivo dell'allevamento in batteria di pollame non nuoce alla qualificazione dell’attività come agricola, essendo la stessa legata solo alla cura di un ciclo biologico della vita dell'animale o anche di una fase del ciclo stesso, a prescindere dalla quantità di animali allevati e rilevando la vendita delle uova come attività connessa ex art. 2135 c.c. conseguente all’allevamento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 25 Febbraio 2020.


Società semplice - Attività agricola - Liquidazione - Compimento di nuove operazioni - Attività commerciale - Fallibilità - Fattispecie.
L'esenzione dal fallimento dell'impresa societaria agricola viene meno quando quest'ultima, pure trovandosi in stato di liquidazione, assuma un nuovo rischio d'impresa esercitando un'attività tipicamente ausiliaria ai sensi dell'art. 2195, comma 1, c.c. (Nella specie la S.C. ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società semplice agricola che, dopo aver ceduto a terzi i terreni su cui esercitava l'attività produttiva, quando era stata ormai posta in liquidazione aveva intrapreso l'attività commerciale di compravendita di piante). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 2019, n. 28984.


Imprenditore agricolo - Somministrazione di alimenti e bevande da consumarsi al di fuori dell'azienda - Attività agrituristica - Esclusione - Regime forfettario di determinazione del reddito e dell'IVA - Applicabilità - Esclusione.
La somministrazione di pasti e bevande svolta al di fuori dei locali (edifici o parti già esistenti del fondo) dell'azienda agricola, ove non rientri nelle attività di cui all'art. 2, comma 3, lett. d), della l. n. 96 del 2006, non costituisce attività agrituristica, con conseguente inapplicabilità del regime fortettario di determinazione del reddito di impresa e dell' IVA di cui all'art. 5, comma 2, della l. n. 413 del 1991. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 30 Settembre 2019, n. 24271.


Fallimento - Fallimento - Impresa agricola organizzata in forma societaria - Attività agricola contemplata in via esclusiva dall’oggetto sociale - Esercizio di attività commerciale - Assoggettabilità al fallimento - Sussiste - Cessazione dell’attività commerciale prima della domanda di fallimento - Irrilevanza .
Risulta soggetta a fallimento l'impresa agricola costituita in forma societaria, quando risulti accertato in sede di merito l'esercizio in concreto di attività commerciale, in misura prevalente sull'attività agricola contemplata in via esclusiva dall'oggetto sociale, nonostante la sopravvenuta cessazione dell'attività commerciale al momento del deposito della domanda di fallimento nei suoi confronti. Cassazione civile, sez. I, 22 Febbraio 2019, n. 5342.


Prelazione agraria - Legittimazione attiva - Attività di stabile coltivazione del fondo - Qualità di imprenditore agricolo - Automatica legittimazione ai fini del riscatto ai sensi dell'art. 8 Legge 590/1965 - Esclusione

Allevamento di fauna selvatica erbivora - Qualità di imprenditore agricolo - Sussistenza
.
E’ imprenditore agricolo chi, in forma organizzata e rivolta al mercato, non solo curi cicli biologici di carattere animale, ma li curi attraverso l'utilizzazione del fondo rustico ovvero dei suoi prodotti vegetali. Ne consegue che debba escludersi dall'impresa agricola l’allevamento di animali carnivori (come gatti, visoni, volpi ecc.), mentre vi rientrano a pieno titolo gli animali erbivori e gli uccelli con ali inette al volo (animali da cortile).

Deve ritenersi incluso nella definizione di “allevamento agricolo” anche l'allevamento della fauna selvatica erbivora, tanto a fini venatori (l. 11.2.92 n. 157) che a fini alimentari, quale l'allevamento di lepri, il cui legame al terreno è riconoscibile nell'intero ciclo biologico.
Il riconoscimento della qualità di imprenditore agricolo non comporta l'automatica legittimazione ai fini del riscatto ai sensi dell'art. 8 Legge 590/1965.

L'art. 8 Legge 590/1965 è norma di stretta interpretazione. Pertanto, non solo il conduttore del fondo deve essere titolare di un valido contratto d'affitto, ma deve altresì trattarsi di affitto che abbia per oggetto fondi su cui si svolga attività di "coltivazione" in senso stretto, conformemente al requisito della coltivazione biennale posto dallo stesso comma 1 dell’art. 8. l. 590/1965.

Restano esclusi dall’applicabilità dell'art. 8 Legge 590/1965 l'affitto di terreno pascolativo, di terreni boschivi o i contratti di vendita di erbe -così come non forniscono titolo per la prelazione la locazione di vasche per itticoltura o la soccida di pascolo-. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 06 Febbraio 2019.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Imprenditore agricolo – Requisiti per fallibilità – Onere della prova.
L’onere della prova relativo alla dimostrazione di fatti impeditivi od esimenti dell’applicabilità dell’art. 1 l. fall., quali l’esistenza dello status di imprenditore agricolo, grava in capo al debitore, il quale non può limitarsi a fare affidamento al dato formale della propria qualifica, come desunta dalla iscrizione camerale, ma dovrà dimostrare in concreto lo svolgimento di attività agricola esercitata, o altra attività strettamente connessa a quest’ultima. (Nicola Carù) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 04 Ottobre 2018.


Fallimento - Imprese soggette - Società avente ad oggetto l’esercizio di un’attività commerciale - Effettivo esercizio di attività agricola - Esenzione dal fallimento - Non sussiste - Fondamento.
Ai fini dell'esenzione dal fallimento di un'impresa, costituita in forma societaria ed avente quale oggetto statutario l'esercizio di attività commerciale, non rileva l'attività agricola effettivamente esercitata, poiché tali società acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, in considerazione di quanto previsto nello statuto, diversamente dall'imprenditore commerciale individuale, che assume la qualifica solo in conseguenza dell'esercizio effettivo dell'attività. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Settembre 2018, n. 23157.


Società cooperative e consorzi di produttori aventi ad oggetto attività agricole - Esenzione dal fallimento - Valutazione del giudice - Contenuto.
Ai fini dell’esonero dal fallimento delle società cooperative fra imprenditori agricoli e dei consorzi di produttori che commercializzano i prodotti degli associati, occorre procedere alla verifica: a) della forma sociale e della qualità dei soci; b) dello svolgimento di attività agricole in senso proprio o di attività “connesse” alle prime, anche in via esclusiva, da parte della società o del consorzio, ai sensi dell’art. 2135, comma 3, c.c.; c) dell’apporto prevalente dei soci o della destinazione prevalente a questi ultimi di beni e servizi diretti alla cura ed allo sviluppo del ciclo biologico, ai sensi dell’art. 2, comma 2, d.lgs. n. 228 del 2001. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2018, n. 831.


Fallimento - Imprenditore agricolo - Affitto dell'azienda - Attività di importazione e rivendita di prodotti.
Non può considerarsi imprenditore agricolo ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2135 c.c. il soggetto che, dopo aver affittato a terzi l'azienda agricola, abbia modificato l'attività svolgendo esclusivamente quella di importazione dall'estero di prodotti poi rivenduti all'affittuaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bolzano, 18 Luglio 2017.


Fallimento – Società agricola – Assenza di attività commerciale all’epoca della domanda di fallimento – Fallibilità – Esclusione.
Qualora la società debitrice abbia come oggetto sociale l'esercizio esclusivo delle attività agricole previste dall’articolo 2135 del codice civile, per l'assoggettabilità al fallimento deve essere accertato che essa svolga attività commerciale, e tale verifica deve essere effettuata con riferimento alla situazione in essere all'epoca della presentazione della domanda di fallimento, senza che possa invece farsi riferimento ai criteri temporali posti dall'articolo 1, comma 2, Legge fallimentare, che opera invece una distinzione all'interno della categoria degli imprenditori commerciali. (1)

[La Corte ha con questa motivazione riformato la sentenza del tribunale che aveva dichiarato fallita una società vitivinicola che aveva cessato l’attività di commercializzazione di vini oltre due anni prima della domanda di fallimento.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Brescia, 12 Agosto 2016.


Fallimento - Imprenditore agricolo - Esenzione dal fallimento - Limiti - Imprenditore agricolo per connessione - Requisiti - Onere della prova - Fattispecie.
L'esenzione dell'imprenditore agricolo dal fallimento viene meno ove non sussista, di fatto, il collegamento funzionale della sua attività con la terra, intesa come fattore produttivo, o quando le attività connesse di cui all'art. 2135, comma 3, c.c. assumano rilievo decisamente prevalente, sproporzionato rispetto a quelle di coltivazione, allevamento e silvicoltura, gravando su chi invochi l'esenzione, sotto il profilo della connessione tra la svolta attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli e quella tipica di coltivazione ex art. 2135, comma 1, c.c., il corrispondente onere probatorio. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione impugnata, che aveva negato la qualità di imprenditore agricolo alla odierna ricorrente in mancanza di prova che le attività di conservazione e commercializzazione da lei esercitate riguardassero prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del proprio fondo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2016, n. 16614.


Fallimento – Impresa agricola – Svolgimento di attività commerciale – Sottrazione al fallimento – Esclusione.
La sottrazione dell’impresa agricola al fallimento non impedisce che la stessa venga ciò nonostante dichiarata fallita qualora svolga anche attività commerciale.

[Nel caso di specie, l’impresa aveva svolto attività commerciale per alcuni mesi per un volume d’affari superiore a quello dell’attività agricola.] (1)



(1) La decisione è stata riformata dalla Corte d’Appello di Brescia con sentenza 12 agosto 2016, la quale è stata però cassata dalla
Corte di cassazione con la sentenza 22 febbraio 2019, n. 5342, in questa Rivista così massimata “Una volta accertato l'esercizio in concreto di attività commerciale, in misura prevalente sull'attività agricola contemplata in via esclusiva dall'oggetto sociale di un'impresa agricola costituita in forma societaria, questa resta assoggettabile a fallimento nonostante la sopravvenuta cessazione dell'esercizio di detta attività commerciale prevalente al momento del deposito di una domanda di fallimento a suo carico.” Tribunale Mantova, 06 Aprile 2016.


Sovra indebitamento - Ente morale di diritto pubblico - Attività svolta -  Attività agricola.
Può accedere alla procedura di sovra indebitamento di cui alla legge 3/2012 l’ente morale di diritto pubblico che non abbia mai adottato forme privatistiche attraverso le quali perseguire le proprie finalità, che non eserciti attività di impresa commerciale e ove l’unica attività economica esercitata (peraltro in modo del tutto minoritario e servente rispetto alla più ampia finalità pubblicistica) sia da ricondurre a quella di carattere agricolo, pure essa notoriamente sottratta alle procedure concorsuali anche se svolta in forma di impresa, ex art. 2135 c.c., ed esplicitamente indicata dall’art. 7, co. 2 bis della citata legge. a proposito dei soggetti legittimati a proporre ai propri creditori un accordo di composizione della crisi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 15 Febbraio 2016.


Sovra indebitamento - Imprenditore agricolo - Accesso diretto ad entrambi gli istituti di composizione della crisi da sovra indebitamento.
Gli imprenditori agricoli possono accedere al procedimento di liquidazione del patrimonio di cui agli artt. 14-ter e ss. della l. 3/2012 anche in assenza di espressa previsione dell’art. 7, comma 2-bis, potendo la liquidazione seguire ad una vicenda patologica dell’accordo relativo al sovraindebitamento, per conversione, ed anche a richiesta dello stesso debitore ex art. 14-quater, per cui appare evidente che gli imprenditori agricoli possano accedere ad entrambi gli istituti di composizione della crisi da sovra indebitamento in modo diretto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna, 15 Febbraio 2016.


Fallimento - Imprenditore agricolo - Insufficienza qualifica formale - Attività commerciale prevalente od esclusiva.
La sola qualifica formale di imprenditore agricolo non legittima l’esclusione dal fallimento, essendo invece necessario che l’impresa non eserciti in modo esclusivo o prevalente un’attività commerciale e che un’attività commerciale può dirsi connessa ai sensi per gli effetti di cui all’art. 2135 c.c. solo se deriva in via prevalente dall’esercizio dell’attività agricola. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 14 Novembre 2014.


Fallimento - Presupposto - Natura imprenditore commerciale - Applicazione del principio di non contestazione .
La natura di imprenditore commerciale soggetto al fallimento ai sensi dell’art. 1 L.F. è da considerarsi il presupposto stesso posto a fondamento del ricorso del creditore ai sensi dell’art. 6 L.F. per cui, in assenza di contestazioni e di elementi in senso contrario, eventualmente desumibili dagli atti, la circostanza deve considerarsi alla stregua di un elemento di fatto acquisito. (Tommaso Sannini, Tommaso Stanghellini) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia, 14 Novembre 2014.


Fallimento - Impresa agrituristica - Accertamento della connessione con l'attività agricola - Requisiti - Indicazioni evincibili dalle singole leggi regionali - Applicabilità - Limiti - Parametri normativi di riferimento e criteri di valutazione.
L'indagine sulla natura, commerciale o agricola, di un'impresa agrituristica, ai fini della sua assoggettabilità a fallimento, ai sensi dell'art. 1 legge fall., va condotta sulla base di criteri uniformi valevoli per l'intero territorio nazionale, e non già sulla base di criteri valutativi evincibili dalle singole leggi regionali, che possono fungere solo da supporto interpretativo. L'apprezzamento, in concreto, della ricorrenza dei requisiti di connessione tra attività agrituristiche ed attività agricole, nonché della prevalenza di queste ultime rispetto alle prime, va condotto alla luce dell'art. 2135, terzo comma, cod. civ., integrato dalle previsioni della legge 20 febbraio 2006, n. 96 sulla disciplina dell'agriturismo, tenuto conto che quest'ultima costituisce un'attività para-alberghiera, che non si sostanzia nella mera somministrazione di pasti e bevande, onde la verifica della sua connessione con l'attività agricola non può esaurirsi nell'accertamento dell'utilizzo prevalente di materie prime ottenute dalla coltivazione del fondo e va, piùttosto, compiùta avuto riguardo all'uso, nel suo esercizio, di dotazioni (quali i locali adibiti alla ricezione degli ospiti) e di ulteriori risorse (sia tecniche che umane) dell'azienda, che sono normalmente impiegate nell'attività agricola. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Aprile 2013, n. 8690.


Fallimento - Imprenditore agricolo - Attività agricola connessa - Criteri di qualificazione - Collegamento con lo sfruttamento del fattore terra - Necessità - Difetto - Attività commerciale - Configurabilità - Fattispecie.
A norma dell'art. 2135 cod. civ. - nel testo, "ratione temporis" applicabile, anteriore alla novella di cui al d.lgs. 18 maggio 2001, n. 228 - è qualificabile come attività agricola quella diretta alla coltivazione del fondo e costituente forma di sfruttamento del fattore terra, sia pure con l'ausilio delle moderne tecnologie, nonché quella connessa a tale coltivazione, che si inserisca nel ciclo dell'economia agricola; ha, invece, carattere commerciale o industriale ed è, quindi, soggetta al fallimento, se esercitata sotto forma di impresa grande e media, quell'attività che, oltre ad essere idonea a soddisfare esigenze connesse alla produzione agricola, risponda a scopi commerciali o industriali e realizzi utilità del tutto indipendenti dall'impresa agricola o, comunque, prevalenti rispetto ad essa. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto correttamente e congruamente motivata la decisione della corte territoriale che aveva qualificato come commerciale e, quindi, soggetta a fallimento, l'attività dell'associazione di cerealicoltori che, oltre a non svolgere in via diretta alcuna attività propriamente agricola, raccoglieva in modo sistematico, con personale ed ausiliari, i mezzi finanziari per i propri associati, anticipando ad essi i contributi pubblici e commercializzando in proprio partite di grano e concimi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Marzo 2011, n. 6853.


Imprese agricole - Individuazione - Criteri - Art. 2135 cod. civ. - Testo anteriore alla modifica ex D.Lgs. n. 228 del 1991 - Carattere innovativo della modifica introdotta dal D.Lgs. n. 228 del 2001 - Fattispecie in tema di gestione di agriturismo.
La nozione d'imprenditore agricolo contenuta nell'art. 2135 cod. civ., alla quale occorre fare riferimento per il richiamo contenuto nell'art. 1 legge fall., - nel testo (applicabile nella specie "ratione temporis") precedente alla modifica introdotta dal D.Lgs. n. 228 del 2001, che ha innovato la pregressa nozione allo scopo di rafforzare la posizione imprenditoriale dell'operatore agricolo, soprattutto per le attività connesse, - presuppone che l'attività economica ruoti attorno al "fattore terra", con la conseguenza che deve ritenersi estranea all'attività agricola l'attività di realizzazione e gestione di villaggi turistici, la gestione, locazione e vendita d'appartamenti, bungalows, alberghi e sale di convegni (in applicazione del principio, la Corte Cass. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva escluso la qualità d'imprenditore agricolo del ricorrente, sottolineando che, peraltro, l'attività sopra precisata non era neppure riconducibile a quella di valorizzazione del territorio e del patrimonio rurale e forestale prevista dall'art. 2135, cod. civ., nel testo modificato dal D.Lgs. citato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 2005, n. 8849.


Imprese agricole - Individuazione - Criteri - Fattispecie in tema di attività ortoflorovivaistica.
La nozione di imprenditore agricolo contenuta nell'art. 2135 cod. civ. (nel testo precedente alla novella di cui al D.Lgs. n. 228 del 2001), alla quale occorre necessariamente fare riferimento per il richiamo contenuto nell'art. 1 legge fall. (Imprese soggette al fallimento), presuppone che l'attività economica sia svolta con la terra o sulla terra e che l'organizzazione aziendale ruoti attorno al "fattore terra". Ne consegue che il riferimento al solo ciclo biologico del prodotto (pur se esatto dal punto di vista tecnico) non esaurisce il tema d'indagine devoluto al giudice di merito per l'accertamento, ai fini della soggezione al fallimento, della natura dell'impresa (la S.C. ha così cassato la sentenza che aveva ritenuto che l'attività di ortoflorovivaistica potesse essere qualificata agricola, non in base alla coltivazione diretta del fondo, bensì in relazione al fatto che la produzione dipende da un ciclo biologico che, nonostante le tecniche di perfezionamento, non è mai controllabile e, rispetto al quale, il fondo può ridursi a sede dell'attività produttiva). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Dicembre 2002, n. 17251.


Agricolo - Impresa avicola - Riconducibilità - Condizioni - Previsione contenuta nell'art. 206 del d.P.R. n. 1124 del 1965 - Irrilevanza - Collegamento funzionale dell'attività con il fondo - Necessità.
A norma dell'art. 2135 cod. civ., l'attività di allevamento del bestiame può considerarsi agricola anziché commerciale, quando si presenta in collegamento funzionale con il fondo, nel senso che essa trae occasione e forza dallo sfruttamento del fondo stesso. Conseguentemente, per quanto riguarda l'impresa avicola, astrattamente riconducibile all'attività di allevamento del bestiame, ai fini della qualificazione dell'avicoltore quale imprenditore agricolo non assoggettabile a fallimento, mentre resta irrilevante la previsione contenuta a fini assicurativi nell'art. 206 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, come modificato dalla legge 20 novembre 1986, n. 778, occorre che egli svolga la sua attività in collegamento funzionale con il fondo agricolo (Nel caso di specie la S.C. ha ritenuto insussistente la qualifica di imprenditore agricolo relativamente ad un avicultore che esercitava l'allevamento di polli con strutture di ampie dimensioni e capacità, senza collegamento con il fondo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 1997, n. 6911.


Agricolo - Impresa avicola - Requisiti.
Le norme speciali, - come i regolamenti della CEE - che in vista di particolari scopi considerano determinate attività d'impresa come agricole anziché commerciali, non apprestano a tali attività una qualificazione di imprenditore agricolo suscettibile di generale applicazione, sicché ai fini della soggezione al fallimento la qualificazione di un'attività d'impresa come commerciale o agricola va operata in base alle norme del codice civile che definiscono i due tipi di impresa: ne deriva che l'impresa avicola è suscettibile di essere dichiarata fallita quante volte non possa essere qualificata come agricola alla stregua dell'art. 2135 cod. civ. per la Mancanza d'un collegamento funzionale tra un fondo rustico e l'attività di allevamento, quando cioè l'allevamento non tragga occasione e forza dallo sfruttamento (diretto o indiretto, parziale o totale, ma comunque determinante) del fondo agricolo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 1989, n. 18.


Imprese soggette a fallimento - Attività di allevamento del bestiame - Impresa agricola - Configurabilità - Accertamento - Criteri.
Al fine di stabilire se un'attività di allevamento del bestiame integri un'impresa agricola, anziche un'impresa commerciale, si da non essere soggetta a procedura fallimentare, occorre fare esclusivo riferimento ai principi evincibili dall'art 2135 cod civ, secondo i quali ricorre la prima ipotesi solo quando sussiste un collegamento, ancorche non in termini di stretta connessione, fra allevamento e conduzione del fondo agricolo, nel senso che questo concorra o partecipi apprezzabilmente ad alcuno dei processi economici riguardanti l'allevamento (nutrizione, riproduzione, utilizzazione di concimi naturali, ecc), e non anche, pertanto, quando il fondo medesimo venga utilizzato come mero sedime dell'azienda di allevamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Novembre 1980, n. 5914.


Compravendita di bestiame includente le operazioni di ricovero, cura ed alimentazione per il periodo tra l'acquisto e la rivendita - Impresa commerciale - Configurabilità - Condizioni.
Al fine dell' assoggettamento alla procedura fallimentare, la attività di compravendita di bestiame, che comprenda le operazioni di ricovero, cura ed alimentazione degli animali, anche per il loro accrescimento corporeo, nel tempo fra l'acquisto e la rivendita, integra un'impresa commerciale, non agricola, qualora dette operazioni non abbiano carattere prevalente, nella complessiva economia aziendale, ma si pongano su un piano marginale ed accessorio rispetto a quella attività di intermediazione nella circolazione degli animali medesimi, in relazione alle esigenze derivanti dalla loro precaria permanenza nel fondo in attesa della rivendita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Aprile 1980, n. 2100.


Fallimento - Pollicultore - Esclusione - Limiti.
La pollicultura rientra di norma nelle attività agricole e non da percio luogo ad impresa commerciale, soggetta in quanto tale a fallimento, a meno che non sia di dimensioni sproporzionate rispetto al fondo o esercitata al di fuori di esso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Dicembre 1976, n. 4577.


Fallimento - Impresa per l'acquisto, l'allevamento e la rivendita di vitelli - Autonomia rispetto ad una distinta azienda agricola dello stesso imprenditore con i cui prodotti vengono alimentati i vitelli - Natura commerciale della impresa - Assoggettamento al fallimento.
Ha natura commerciale non agricola e può essere, pertanto, soggetta a dichiarazione di fallimento, l'impresa consistente nell'acquisto e nell'alimentazione di vitelli appena nati, al fine di rivenderli lucrando sulla differenza di peso, quando tale attività si svolga in modo autonomo, e non complementare od accessorio, rispetto ad una distinta azienda agricola gestita dal medesimo imprenditore, la quale venga utilizzata ai fini dell'allevamento, soltanto per il ricovero dei vitelli e per il loro nutrimento, con i suoi prodotti che, tuttavia, potrebbero essere acquistati anche altrove. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Dicembre 1974, n. 4228.