Codice Civile


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO II
Del lavoro nell'impresa
CAPO III
Delle imprese commerciali e delle altre imprese soggette a registrazione
SEZIONE III
Disposizioni particolari per le imprese commerciali
PARAGRAFO 2
Delle scritture contabili

Art. 2220

Conservazione delle scritture contabili
TESTO A FRONTE

I. Le scritture devono essere conservate per dieci anni dalla data dell'ultima registrazione.

II. Per lo stesso periodo devono conservarsi le fatture, le lettere e i telegrammi ricevuti e le copie delle fatture, delle lettere e dei telegrammi spediti.

III. Le scritture e i documenti di cui al presente articolo possono essere conservati sotto forma di registrazioni su supporti di immagini, sempre che le registrazioni corrispondano ai documenti e possano in ogni momento essere rese leggibili con i mezzi messi a disposizione dal soggetto che utilizza detti supporti.


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Esonero dalla fallibilità - Requisiti dimensionali ex art. 1, comma 2, l.fall. - Sussistenza anche al momento della presentazione dell’istanza e della dichiarazione di fallimento - Necessità - Bilancio non ancora approvato - Irrilevanza - Conseguenze.
In tema di fallimento, i requisiti dimensionali per l'esonero dalla fallibilità dell'imprenditore, previsti dall'art. 1, comma 2, l.fall., devono sussistere anche al tempo dell'istanza e della dichiarazione di fallimento, avendo il compito di esprimere una caratteristica sostanzialmente stabile dell'impresa, senza che abbia rilievo il fatto che, per l'esercizio in corso, non sia ancora depositato il bilancio, potendo l'imprenditore avvalersi dell'intero arco documentale costituito dalle scritture contabili provenienti dalla sua impresa, come pure di qualunque altra documentazione, formata anche da terzi, che possa nel concreto risultare utile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2021, n. 21188.


Fallimento – Valutazione dell’insolvenza – Bilancio – Rilevanza – Indagine da estendersi a tutta la documentazione – Necessità.
Se il bilancio di esercizio rimane il "canale privilegiato" per la valutazione di cui all'art. 1, comma 2, ciò è solo nel senso che la sua funzione specifica è proprio quella di rappresentare la situazione patrimoniale e finanziaria dell'impresa a cui fa riferimento, secondo quanto puntualizzato dalla norma dell'art. 2423, comma 2, c.c..

La verifica della sussistenza dei requisiti di non fallibilità è in realtà campo di indagine aperto e disponibile, con la conseguenza che a contare a tal fine non e', dunque, l'effettiva sussistenza di un dato, particolare documento quanto piuttosto la rappresentazione storica dei fatti e dei dati economici e patrimoniali dell'impresa medesima, comunque raggiungibile.

E’ pertanto possibile avvalersi dell'intero arco documentale costituito dalle scritture contabili provenienti dalla medesima impresa del cui fallimento si discute (ivi compresa pure la c.d. corrispondenza d'impresa di cui all'art. 2220 c.c.), come pure di qualunque altra documentazione, formata da terzi o dalla parte stessa, che possa nel concreto risultare utile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2021, n. 21188.


Contratti e operazioni bancarie in genere – Conto Corrente – Conto corrente di corrispondenza in genere – Conto corrente e scritture contabili.
Nel giudizio di opposizione la banca non può beneficiare del privilegio probatorio posto in suo favore dall’art. 50 T.U.B., applicabile soltanto in sede monitoria, e ciò in virtù del ruolo di attrice in senso sostanziale ricoperto in tale sede dall’istituto per cui ha l’onere di provare puntualmente il credito vantato tramite l’integrale e continuativa produzione in giudizio di tutti gli estratti conto afferenti il rapporto contrattuale. Solo in tal modo si può verificare la giustificazione contabile del saldo richiesto, depurato dagli interessi e dagli altri addebiti illegittimi eventualmente posti in essere. La banca non può neppure sottrarsi a tale assolvimento invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservazione delle scritture contabili oltre i 10 anni, atteso come non possa confondersi l’onere di conservazione della documentazione contabile, ex artt. 2220 c.c. e 119, co. 4, T.U.B., con quello di prova del proprio credito (cfr. Cass. n. 13258/2017). (Monica Mandico) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì, 29 Aprile 2021.


Legittimazione eredi fideiussore – Contratto di conto corrente – Interessi – Usurarietà originaria – Verifica del saldo iniziale – Onere della prova.
La mancata segnalazione dell’evento interruttivo ad opera del procuratore costituito nell’ambito del segmento processuale in cui l’evento morte si è manifestato non preclude agli eredi la valida costituzione nel grado successivo del giudizio, conferendo nuovo mandato al procuratore.

La verifica della correttezza del saldo esige la ricostruzione dell’andamento del rapporto e questa, a sua volta, deve essere effettuata partendo dal saldo iniziale.

Il primo estratto conto disponibile anche se a credito del correntista è irrilevante per indeterminatezza ai fini di tale verifica; anzi, la considerazione di ordine logico-deduttivo fondata sull’osservazione della costituzione in favore della banca della garanzia fideiussoria costituisce segnale evidente della concessione di una qualche forma di finanziamento in assenza del quale l’istituto di credito non avrebbe avvertito l’esigenza di tutelare le proprie ragioni creditorie.

Va riconosciuta l’usura genetica anche se il rapporto è instaurato in epoca antecedente l’entrata in vigore della L. 108/96 quando le convenzioni succedute lungo l’arco di vigenza tra le parti hanno novato in senso oggettivo il regolamento contrattuale. Integra pattuizione rilevante a tal fine sia la stipula del contratto iniziale sia quella di patti successivi.

Al saggio degli interessi, per determinare il carico complessivo che grava le operazioni di credito fuori fido, deve sommarsi anche la commissione di massimo scoperto fuori fido. (Silvia Dragotta) (riproduzione riservata)
Appello Palermo, 28 Gennaio 2019.


Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Prova del credito della banca da (asserito) saldo negativo di conto – Produzione da parte della banca degli estratti conto relativi al rapporto al fine di ricostruire il saldo – Necessità – Decorso del termine decennale di conservazione delle scritture contabili – Irrilevanza – Distruzione dei documenti per decorso del termine decennale – Violazione del precetto di sana e prudente gestione ex art. 5 T.U.B. – Sussistenza.
La banca non può sottrarsi all’onere di provare il preciso ammontare del credito vantato nei confronti di un cliente, e da quest’ultimo contestato in giudizio, invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre i dieci anni dall’ultima registrazione. D’altro canto, il comportamento della banca che si disfa della documentazione afferente a un credito di cui non ha ancora ottenuto soddisfacimento integra una negligenza grave, che viola apertamente il dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del T.U.B. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Febbraio 2018, n. 4102.


Contratti bancari – Rapporto di conto corrente – Opposizione a decreto ingiuntivo – Approvazione tacita dell’estratto conto – Estensione alla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti – Non sussiste

Contratti bancari – Rapporto di conto corrente – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere della prova a carico della banca – Obbligo di produzione integrale degli estratti conto da parte della banca – Sussiste

Contratti bancari – Opposizione a decreto ingiuntivo – Onere della prova a carico della Banca – Onere di conservazione delle scritture contabili oltre dieci anni – Sussiste

Contratti bancari – Pattuizione di interessi non dovuti – Presunzione di avvenuta applicazione della clausola invalida nel periodo non documentato dagli estratti conto in assenza di prova contraria da parte della banca – Sussiste
.
L’approvazione degli estratti conto non implica l'insussistenza di addebiti illegittimi da parte della banca. Come è noto, infatti, l'approvazione tacita dell'estratto di conto corrente non si estende alla validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti, ma ha la funzione di certificare la verità storica dei dati riportati nel conto. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità della pattuizione relativa agli interessi a carico del correntista, la banca ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura di conto, né essa banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Soltanto la produzione degli estratti conto a partire dall’apertura del conto corrente consente di determinare il credito della banca. Allo stesso risultato non si può pervenire con la prova del saldo, comprensivo di capitali ed interessi, al momento della chiusura del conto. Infatti, tale saldo non solo non consente di conoscere quali addebiti, nell’ultimo periodo di contabilizzazione, siano dovuti ad operazioni passive per il cliente e quali alla capitalizzazione degli interessi, ma esso a sua volta discende da una base di computo che è il risultato di precedenti capitalizzazioni degli interessi. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)

Una volta accertata la pattuizione di interessi non dovuti, il giudice di merito non può ritenere che la disposizione contrattuale non abbia trovato applicazione nel periodo non documentato dagli estratti conto, salvo che la banca non alleghi e non provi il fatto modificativo o estintivo che determini la caducazione, totale o parziale, della disposizione sessa o comunque la sopravvenuta sua inettitudine a regolamentare il rapporto in conformità di quanto in essa prescritto. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 25 Maggio 2017, n. 13258.


Contratti bancari - Rapporto di conto corrente - Opposizione a decreto ingiuntivo - Onere della prova a carico della banca - Obbligo di produzione integrale degli estratti conto da parte della banca - Sussiste

Contratti bancari - Opposizione a decreto ingiuntivo - Onere della prova a carico della Banca - Onere di conservazione delle scritture contabili oltre dieci anni - Sussiste
.
Nei rapporti bancari in conto corrente, una volta che sia stata esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi anatocistici a carico del correntista, la banca ha l’onere di produrre gli estratti a partire dall’apertura di conto; né essa banca può sottrarsi all’assolvimento di tale onere invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni, perché non si può confondere l’onere di conservazione della documentazione contabile con quello di prova del proprio credito. (Massimo Falabella) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 2017, n. 1584.


Operazioni bancarie in conto corrente - Obbligo di conservazione delle scritture contabili per un decennio - Onere della prova limitato al detto periodo - Esclusione - Fondamento.
Nei rapporti bancari in conto corrente, la banca non può sottrarsi all'onere di provare il proprio credito invocando l'insussistenza dell'obbligo di conservare le scritture contabili oltre dieci anni dalla data dell'ultima registrazione, in quanto tale obbligo, volto ad assicurare una più penetrante tutela dei terzi estranei all'attività imprenditoriale, non può sollevarla dall'onere della prova piena del credito vantato anche per il periodo ulteriore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2016, n. 7972.


Contestazione relativa a validità ed efficacia di pattuizione di interessi ultralegali – Giudizio ordinario di cognizione – Produzione degli estratti conto da parte della banca – A partire dall’avvio del rapporto – Anche oltre il decennio.

Obbligo di conservazione decennale delle scritture contabili – Illegittimità costituzionale degli artt. 2220 cod. civ. e 50 TUB  in relazione agli art. 3 e 4 Cost. – Manifesta infondatezza della questione.
.
Superata la fase monitoria, in cui è possibile produrre solo gli estratti conto relativi all’ultima fase di movimentazione del conto ai sensi dell’art. 50 TUB, nel successivo giudizio a cognizione piena - ove sia contestata per mancanza di requisiti di legge la pattuizione degli interessi legali - la banca è tenuta a produrre gli estratti conto a partire dall’apertura del conto anche oltre il decennio, perché non si può confondere l’obbligo di conservazione della documentazione contabile con l’onere di fornire prova in giudizio del proprio credito. La produzione di estratti conto per una frazione temporale unilateralmente individuata dalla banca è radicalmente inidonea ad assolvere l’onere probatorio che sta a suo carico. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)

L’obbligo di conservazione delle scritture contabili di cui all’art. 2220 c.c. costituisce uno strumento di tutela per i terzi estranei all’attività imprenditoriale, che risulta volto a garantire l’accesso, la conoscibilità e la trasparenza delle attività di impresa. Pertanto, la previsione della durata decennale di tale obbligo non può essere interpretata come una limitazione legale dell’onere probatorio posto a carico di chi è tenuto a dare la prova integrale del proprio credito. E’ dunque manifestamente infondata l’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 2220 c.c., come correlato all’art. 50 TUB, dovendosi ribadire la radicale diversità delle esigenze probatorie della fase monitoria da quelle del giudizio a cognizione piena. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 02 Agosto 2013, n. 18541.


Conservazione delle scritture contabili - Imprenditore commerciale -  Prova giudiziale..
Se è vero che l'imprenditore commerciale non è tenuto ai sensi dell'articolo 2220 c.c. a conservare la documentazione contabile per un periodo superiore a 10 anni dall'ultima operazione, è tuttavia evidente che la norma non può essere invocata allo scopo di esimersi dal fornire in giudizio la prova del proprio credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Patti, 13 Settembre 2010.