Codice Civile


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO III
Del lavoro autonomo
CAPO II
Delle professioni intellettuali

Art. 2233

Compenso
TESTO A FRONTE

I. Il compenso, se non è convenuto dalle parti e non può essere determinato secondo le tariffe o gli usi, è determinato dal giudice, sentito il parere dell'associazione professionale a cui il professionista appartiene.

II. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera e al decoro della professione.

III. Sono nulli, se non redatti in forma scritta, i patti conclusi tra gli avvocati ed i praticanti abilitati con i loro clienti che stabiliscono i compensi professionali.


GIURISPRUDENZA

Avvocato – Compenso – Determinazione – Forma – Art. 2233 c.c. e art. 13 legge 247/2012 – Distinzione.
A pena di nullità, il patto di determinazione del compenso dell’avvocato deve essere redatto in forma scritta ai sensi dell’art. 2233 c.c., comma 3, c.c., prescrizione che non può ritenersi implicitamente abrogata dalla L. n. 247 del 2012, art. 13, comma 2, la quale stabilisce che il compenso spettante al professionista sia pattuito di regola per iscritto, norma, questa, che non si riferisce alla forma del patto, ma indica che il momento in cui stipularlo è quello del conferimento dell'incarico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 08 Settembre 2021, n. 24213.


Società professionali - Credito per prestazioni professionali - Ammissione al passivo - Privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, c.c. - Spettanza - Condizioni.
La domanda di insinuazione al passivo fallimentare proposta da uno studio associato fa presumere l'esclusione della personalità del rapporto d'opera professionale da cui quel credito è derivato e, dunque, l'insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, c.c., salvo che l'istante dimostri che il credito si riferisca ad una prestazione svolta personalmente dal professionista, in via esclusiva o prevalente, e sia di pertinenza dello stesso professionista, pur se formalmente richiesto dall'associazione professionale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Aprile 2021, n. 10977.


Responsabilità professionale forense – Obbligazione di mezzi – Omessa impugnazione di sentenza – Prova del danno – Necessità – Diritto al compenso.
Nel caso in cui l’avvocato ometta di proporre appello avverso una sentenza sfavorevole per il cliente, sussiste errore professionale; il cliente che agisca nei confronti del professionista per far valere la responsabilità conseguente a tele omissione deve, tuttavia, allegare gli elementi di critica della sentenza impugnata attraverso l’indicazione specifica dei motivi di impugnazione che avrebbero condotto alla probabile riforma della decisione, poiché in difetto difetta la prova del danno subito.

Nel caso in cui sussista l’errore professionale ma non sia accertato il danno subito dal cliente, l’avvocato ha diritto al compenso maturato nella causa. (Paolo Doria) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 05 Febbraio 2021.


Geometri - Costruzioni civili in cemento armato - Progettazione e direzione dei lavori - Competenza del geometra - Esclusione - Fondamento - Conseguenze.
A norma dell'art. 16, lett. m), r.d. 11 febbraio 1929, n. 274, che non è stato modificato dalla legge n. 1068 del 1971, la competenza dei geometri è limitata alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione di quelle che comportino l'adozione - anche parziale - di strutture in cemento armato, mentre, in via d'eccezione, si estende anche a queste strutture, a norma della lett. l) del medesimo articolo, solo con riguardo alle piccole costruzioni accessorie nell'ambito degli edifici rurali o destinati alle industrie agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per le persone, essendo riservata agli ingegneri la competenza per le costruzioni civili, anche modeste, che adottino strutture in cemento armato. Pertanto, la progettazione e la direzione di opere da parte di un geometra in materia riservata alla competenza professionale degli ingegneri o degli architetti sono illegittime, a nulla rilevando in proposito che un progetto redatto da un geometra sia controfirmato o vistato da un ingegnere ovvero che un ingegnere esegua i calcoli in cemento armato, atteso che il professionista competente deve essere altresì titolare della progettazione, trattandosi di competenze inderogabilmente affidate dal committente al professionista abilitato secondo il proprio statuto professionale, sul quale gravano le relative responsabilità. Ne consegue che, qualora il rapporto professionale abbia avuto ad oggetto una costruzione per civili abitazioni, è affetto da nullità il contratto anche relativamente alla direzione dei lavori affidata a un geometra, quando la progettazione - richiedendo l'adozione anche parziale dei calcoli in cemento armato - sia riservata alla competenza degli ingegneri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 08 Gennaio 2021, n. 100.


Professioni intellettuali - Recesso - Del cliente - Previsione negoziale di un compenso forfettario - Recesso del cliente - Diritto al compenso per le prestazioni eseguite - Sussistenza - Determinazione - In misura proporzionale all'intero compenso.
In materia di prestazioni professionali, il recesso del cliente, giustificato o meno, non incide sulla determinazione della misura del compenso, se non nel senso che esso è dovuto non per tutta l'opera commessa, ma solo per l'opera svolta. Sicché, in caso di pattuizione forfettaria del corrispettivo, correttamente la parte di esso spettante per le prestazioni rese alla data del recesso viene determinata in misura proporzionale rispetto all'intero compenso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 29 Dicembre 2020, n. 29745.


Compensi al difensore – Liquidazione – Limiti al ricorso per cassazione – Denunciabilità della violazione del limite di cui all’art. 2233, comma 2, c.p.c. .
In tema di spese processuali, è ammissibile il ricorso per cassazione, per violazione dell'art. 2233, comma 2, c.c., avverso la sentenza che liquida i compensi al difensore, al netto degli esborsi, con somme praticamente simboliche, non consone al decoro della professione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Dicembre 2020, n. 28113.


Avvocato – Contratto d’opera professionale – Conclusione – Decorrenza della prescrizione.
Il contratto d’opera professionale è caratterizzato dal principio della "postnumerazione” di cui agli artt. 2225 e 2233 c.c., in virtù del quale principio il diritto dell’avvocato al pagamento del compenso professionale sorge solo quando la sua prestazione è esaurita, e la sua prestazione deve ritenersi esaurita quando il giudice dinanzi al quale ha svolto il patrocinio deposita la sentenza conclusiva del giudizio.

E poiché l’art. 2957 c.c., comma 2, fa decorre la prescrizione presuntiva del diritto all’onorario professionale dalla conclusione del giudizio per il quale l’opera professionale è stata svolta, solo da tale momento l’obbligazione può dirsi "scaduta", ed il relativo diritto può essere fatto valere.

[Nel caso di specie, la Corte d’Appello ha errato nel ritenere che la sola presentazione all’ordine degli avvocati del parere di congruità della parcella costituisse il momento di "scadenza dell’obbligazione" ai sensi dell’art. 2957 c.c.; per le stesse ragioni, e per i medesimi fini, irrilevante era il momento in cui l’avvocato depositò la propria comparsa conclusionale, in quanto il dies a quo del termine di decadenza andava ravvisato nel deposito della sentenza conclusiva del giudizio.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 21 Febbraio 2020, n. 4595.


Lettera nella quale l’avvocato quantifichi il compenso dovutogli per una serie di incarichi precisando che era stato concordato – Sua idoneità ad integrare il requisito della forma scritta previsto dall’art. 2233, ultimo comma, c.c. – Esclusione – Conseguenze.
Non integra il requisito della forma scritta ad substantiam, richiesto dall’art. 2233, ultimo comma, c.c. per l’accordo tra avvocato e cliente sull’entità del compenso professionale una lettera indirizzata dal professionista al cliente nel quale il primo riepiloghi  le cause che, fino a quel momento, aveva seguito per conto del cliente e quantifichi  compensi che gli erano dovuti per tali attività, precisando che si trattava di posizioni per le quali erano “stati concordati i relativi importi dovuti”. Anche a voler attribuire a tale dichiarazione valenza di confessione stragiudiziale del convenuto essa non sarebbe idonea ad integrare il predetto requisito formale atteso che, secondo il consolidato orientamento della Cassazione: “Quando, per l'esistenza di un determinato contratto, la legge richieda, a pena di nullità, la forma scritta, alla mancata produzione in giudizio del relativo documento non può supplire il deposito di una scrittura contenente la confessione della controparte in ordine alla pregressa stipulazione del contratto "de quo", nemmeno se da essa risulti che quella stipulazione fu fatta per iscritto” (ex plurimis Cass. sez. II, 21/02/2017, n.4431). Tale principio peraltro non è esattamente attinente al caso di specie atteso che la dichiarazione in esame fa riferimento alla conclusione di un accordo orale e non scritto sul compenso. La conseguenza è che il compenso spettante all’avvocato in tale caso va determinato sulla base dei parametri forensi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 05 Dicembre 2019.


Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Liquidazione - Criteri ex art. 2233 c.c. - Discrezionalità del giudice - Esclusione relativamente alle tariffe fisse - Determinazione vincolante da parte del professionista - Esclusione.
In tema di compenso del professionista, le tariffe obbligatorie che, ai sensi degli artt. 2233 c.c. e 636, comma 1, ultima parte c.p.c., escludono la discrezionalità del giudice sulla determinazione del concreto ammontare dei compensi sono solo quelle fisse e non quelle con determinazione del massimo e del minimo, le quali hanno la funzione di stabilire i limiti dell'autonomia privata nella determinazione del compenso dettando anche i criteri di liquidazione che, in mancanza di accordo, il giudice deve rispettare e non anche di attribuire al professionista l'unilaterale potestà di indicare il compenso dovuto e fissare, così, l'oggetto principale dell'obbligazione del proprio cliente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Novembre 2019, n. 29212.


Avvocato - Onorari - Tariffe professionali - Convenzione tra un'associazione sindacale ed un avvocato per la difesa dei lavoratori - Gratuità dell'incarico - Natura ed effetti - Configurabilità di una rinuncia preventiva dell'avvocato alle proprie spettanze - Nullità della convenzione- Esclusione - Fondamento.
La convenzione stipulata fra un'associazione sindacale di lavoratori ed un avvocato o procuratore, la quale preveda che quest'ultimo difenda in giudizio gli assistiti percependo il solo importo delle spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice in caso di vittoria, è idonea a vincolare il professionista nei confronti del lavoratore che gli conferisca l'incarico della difesa in giudizio, nel presupposto della qualità di assistito del predetto sindacato ed in riferimento a quella convenzione, secondo la disciplina del contratto a favore di terzo, di cui all'art. 1411 c.c. e, quindi, indipendentemente sia da un'accettazione della convenzione da parte del lavoratore stesso (la quale rileva al diverso fine di rendere irrevocabile il beneficio da parte dello stipulante), sia da un'ulteriore specifica manifestazione di volontà nei suoi confronti da parte del professionista medesimo. Peraltro, la circostanza che la suddetta convenzione possa tradursi, in caso di conclusione del giudizio con esito sfavorevole o compensazione delle spese, in una rinuncia preventiva dell'avvocato o procuratore alle proprie spettanze, non ne comporta la nullità, per violazione del principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari (art. 24 l. n.794 del 1942), qualora tale rinuncia risulti giustificata da un fine di liberalità od uno spirito di solidarietà sociale, meritevole di tutela, e non si presenti come mero strumento del legale per conseguire maggiori vantaggi economici attraverso un non consentito accaparramento di affari futuri. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 16 Ottobre 2019, n. 26212.


Diritto al compenso degli arbitri per l’attività espletata in presenza di eventuali vizi del provvedimento decisorio adottato – Sussistenza

Compenso determinato alla stregua dei principi imposti dall’art. 2233 co. 2 cod. civ. in misura adeguata all’importanza dell’opera prestata – Criteri equitativi – Applicabilità
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Non costituisce impedimento alla statuizione richiesta dagli arbitri la circostanza che il lodo arbitrale è stato impugnato avanti alla Corte di Appello e che la stessa ne ha disposto la sospensione dell’efficacia esecutiva.

La mera pendenza del giudizio di impugnazione del lodo non può paralizzare il diritto degli arbitri alla quantificazione e riscossione del loro onorario in ragione dell’attività espletata. La Corte di legittimità (sentenza n. 14799/2008) ha predicato la sussistenza del credito per l’onorario, a favore dell’arbitro, non è impedita da eventuali vizi del provvedimento decisorio adottato, da far valere a norma dell’art. 829 cod. civ.

In relazione ai criteri da osservare per la determinazione del compenso, va considerato che non può farsi riferimento al d.m. 398/2000, poichè tale norma trova applicazione esclusivamente per le controversie arbitrali in materia di lavori pubblici mentre nella fattispecie si tratta di un appalto tra privati; e nemmeno può spiegare efficacia il d.m. 585/1994 in materia di compensi per l’attività forense anche stragiudiziale, che riguarda i componenti del collegio arbitrale che rivestano la qualità di avvocati, mentre nella fattispecie si tratta di ingegneri.

Ed allora può farsi ricorso a criteri equitativi ritenuti più adeguati all’oggetto e al valore della controversia, nonchè alla natura e al’importanza dei compiti attribuiti agli arbitri, anche attraverso il ricorso, ma solo come utile parametro di riferimento, alle tariffe di alcune categorie professionali (Cass. n. 11128/2006; Cass. n. 7764/2004). Sulla base delle considerazioni che precedono il compenso dovuto al collegio può essere determinato alla stregua dei principi imposti dall’art. 2233 co. 2 cod. civ., in misura adeguata all’importanza dell’opera prestasta ed al decoro della loro professione (ingegneri). (Claudio Alviggi) (riproduzione riservata)
Tribunale Avellino, 20 Giugno 2019.


Compenso dovuto al professionista - Obbligazione dedotta in giudizio - "Forum contractus" facoltativo - Determinazione - Criteri.
Quando l'obbligazione dedotta in giudizio è il compenso dovuto al professionista (nella specie, avvocato), per la determinazione del "forum contractus" facoltativo, ai sensi dell'art. 20 c.p.c., deve farsi riferimento al luogo in cui il contratto è stato concluso e, quindi, a norma dell'art. 1326 c.c., a quello ove il proponente ha avuto conoscenza dell'accettazione dell'altra parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Marzo 2019, n. 7674.


Accertamento del passivo – Mandato professionale – Prova testimoniale – Ammissibilità.
Il mandato professionale per l'espletamento di attività di consulenza e, comunque, di attività stragiudiziale non deve essere provato necessariamente con la forma scritta, ad substantiam ovvero ad probationem, poiché può essere conferito in qualsiasi forma idonea a manifestare il consenso delle parti e il giudice, in sede di accertamento del relativo credito nel passivo fallimentare, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza, può ammettere l'interessato a provare, anche con testimoni, sia il contratto che il suo contenuto.

Inoltre, l'inopponibilità, per difetto di data certa ex art. 2704 c.c., non riguarda il negozio, ma la data della scrittura prodotta, sicché il negozio e la sua stipulazione in data anteriore al fallimento possono essere oggetto di prova, prescindendo dal documento, con tutti gli altri mezzi consentiti dall'ordinamento, salve le limitazioni derivanti dalla natura e dall'oggetto del negozio stesso (Cass. n. 2319/2016 e Cass. n. 4705/2011).

Nè osta all'ammissione di una simile prova il disposto dell'art. 2233 c.c., comma 3, che prescrive la forma scritta per i patti che stabiliscono i compensi professionali degli avvocati, in quanto questa prescrizione riguarda non l'esistenza del mandato professionale, ma la sola misura del compenso, da determinarsi, in caso di mancato ricorso alla forma necessaria per la validità della pattuizione, secondo i criteri previsti dall'art. 2233 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 16 Novembre 2018, n. 29614.


Compenso professionale avvocato – Convenzione per il pagamento delle prestazioni – Manifesta eccessività – Riduzione d’ufficio del giudice – Buona fede integrativa.
La buona fede integrativa permette al giudice di ridurre d’ufficio il compenso professionale dell’avvocato pattuito con il cliente quando risulti manifestamente eccessivo, facoltà che trova il suo fondamento nella tutela dell’interesse generale dell’ordinamento all’equità contrattuale, al fine di ricondurre l’autonomia negoziale nei limiti in cui essa appaia meritevole di tutela.

Il Giudice, pertanto, ha un potere di controllo sulle pattuizioni delle parti mediante la clausola generale della buona fede integrativa, che si concreta in una duplice direzione, prevedendo l’obbligo per entrambi i contraenti di salvaguardare l’utilità della controparte nel limite dell’apprezzabile sacrificio.

Il rapporto obbligatorio è caratterizzato quindi da una struttura complessa, in quanto il principio di correttezza si pone come fonte di doveri ulteriori che vincolano le parti, nonostante questi non risultino specificamente dal titolo. In particolare, il creditore ha il divieto di abusare del proprio diritto e, allo stesso tempo, l’obbligo di attivarsi per evitare o contenere gli imprevisti aggravi della prestazione o le conseguenze dell’inadempimento. (Giulia Travan) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 08 Ottobre 2018.


Esecuzione del contratto nullo - Patto di quota lite - Indennizzo per indebito arricchimento - Configurabilità.
Dall'esecuzione di un contratto nullo può derivare il diritto all'indennizzo ai sensi dell'art. 2041 c.c., poiché il concreto modo in cui il rapporto è risultato attuato può determinare l'arricchimento di una parte, con corrispondente depauperamento dell'altra. Pertanto, nell'ambito di un rapporto professionale, la nullità del patto di quota lite, non comportando l'invalidità dell'intero accordo, non preclude la richiesta di ripetizione di un eventuale spostamento patrimoniale non giustificato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Luglio 2018, n. 20069.


Società professionali - Avvocato - Credito per prestazioni professionali - Ammissione al passivo - Privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, c.c. - Spettanza - Condizioni - Fattispecie.
La domanda di insinuazione al passivo fallimentare proposta da uno studio associato fa presumere l'esclusione della personalità del rapporto d'opera professionale da cui quel credito è derivato e, dunque, l'insussistenza dei presupposti per il riconoscimento del privilegio ex art. 2751 bis, n. 2, c.c., salvo che l'istante dimostri che il credito si riferisca ad una prestazione svolta personalmente dal professionista, in via esclusiva o prevalente, e sia di pertinenza dello stesso professionista, pur se formalmente richiesto dall'associazione professionale.

(Nella specie, in applicazione del suesposto principio, la S.C. ha confermato il decreto che aveva ammesso il credito al chirografo, atteso che l'avvocato aveva chiesto l'ammissione al passivo nella qualità di socio e legale rappresentante di una società tra professionisti deducendo, ma non provando, di aver svolto la prestazione professionale "materialmente e personalmente" in forza di mandato congiunto con altro legale non facente parte della predetta società). (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2018, n. 9927.


Concordato preventivo - Compenso del professionista - Erogazione dell’intero corrispettivo pattuito a prescindere dal completamento dell’opera professionale - Esclusione - Ragioni.
In tema di concordato preventivo, in caso di mancato completamento della prestazione avente ad oggetto l'assistenza resa da un legale nella procedura, in virtù della correlazione tra pattuizione negoziale e corrispettivo di cui all'art. 2233, comma 2,c.c., e tenuto conto della causa concreta di detta pattuizione, il credito del professionista deve essere determinato sulla base di un criterio di corrispettività, ovvero valutando la reale consistenza della prestazione compiuta, attesa la nullità parziale della clausola che preveda l'insindacabilità della quantificazione (c.d. compenso a forfait). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Marzo 2018, n. 7974.


Tariffe professionali - Richiesta di compenso maggiore di quello precedentemente richiesto nel rispetto dei limiti tariffari - Accettazione della prima richiesta o preventivo accordo sul compenso - Mancanza - Conseguenze - Vincolatività della prima richiesta - Esclusione - Giustificabilità della seconda richiesta - Valutazione del giudice – Necessità.
Qualora l'avvocato, dopo avere presentato al proprio cliente una parcella per il pagamento dei compensi ad esso spettanti, redatta in conformità ai minimi tabellari, successivamente richieda, per le stesse attività, un pagamento maggiore sulla base di una nuova parcella, il giudice di merito, richiesto della liquidazione, ben può valutare, salva l'ipotesi in cui la prima parcella abbia carattere vincolante in quanto conforme ad un pregresso accordo o espressamente accettata dal cliente, se esistono elementi - discrezionalmente apprezzabili - che facciano ritenere giustificata e legittima la maggiore richiesta, fermo restando il necessario apprezzamento di congruità degli onorari richiesti sulla base ed in funzione dei parametri previsti dalla tariffa professionale, il quale, se adeguatamente motivato, non è sindacabile in sede di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 02 Febbraio 2018, n. 2575.


Prestazione professionale - Inutilità della prestazione - Eccezione di inadempimento - Eccezione in senso stretto - Rilevo d'ufficio - Esclusione - Fattispecie in tema di ammissione al passivo di credito professionale per l'assistenza nel tentativo di soluzione negoziata della crisi d'impresa.
L'eccezione di inadempimento della prestazione svolta dal professionista non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, trattandosi di eccezione in senso stretto che, come tale, deve essere sollevata dalla parte richiesta del pagamento (nella specie il curatore del fallimento in sede di verifica della domanda di ammissione al passivo del professionista). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21848.


Avvocato - Onorari - Parere del Consiglio dell'Ordine - Spese sostenute per ottenere il parere del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati - Addebito al professionista - Condizioni - Fattispecie.
In una controversia avente ad oggetto il pagamento del compenso in favore di un avvocato per le prestazioni professionali rese in favore del cliente, le spese sostenute per ottenere il parere del Consiglio dell'Ordine sotteso alla propria richiesta devono restare a carico del professionista, ove la relativa pretesa sia in tutto, ovvero in parte, infondata. (Principio affermato con riferimento ad un caso di opposizione a decreto ingiuntivo adottato sulla base del parere reso dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, conclusasi con la revoca del decreto medesimo, conseguente all'accoglimento, solo parziale, della pretesa del difensore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Maggio 2017, n. 12681.


Avvocato - Onorari - Assistenza di un unico cliente contro le domande di identico contenuto proposte da più parti - Compenso dovuto all'avvocato - Misura - Determinazione del valore della causa - Cumulo del valore delle varie domande - Esclusione - Applicazione analogica dell'art. 5 del d.m. n. 585 del 1994 - Configurabilità - Sussistenza.
Il compenso dovuto all'avvocato che abbia difeso un solo cliente dalle identiche domande proposte da più attori va determinato sulla base non del valore cumulato delle varie domande, ma sulla base del valore di una sola domanda maggiorato del 20% per ciascuna domanda, fino ad un massimo di dieci (ovvero del 5% per ciascuna domande oltre la decima, fino ad un massimo di venti), in applicazione analogica del criterio previsto dall'art. 5 del d.m. n. 585 del 1994, per l'ipotesi dell'avvocato che assista più parti aventi un'identica posizione processuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 21 Dicembre 2016, n. 26614.


Avvocato - Onorari - Patto tra avvocato e cliente in ordine al compenso professionale - Prova testimoniale - Divieti ex artt. 2722 e 2723 cod. civ. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie anteriore alla sostituzione dell'art. 2233, terzo comma, cod. civ., ad opera dell'art. 2, comma 2 bis, del d.l. n. 223 del 2006.
È ammissibile la prova per testimoni avente per oggetto il patto intervenuto tra un avvocato ed il proprio cliente al fine di stabilire il compenso professionale in misura diversa da quella determinabile secondo le tariffe (nel regime anteriore all'art. 2233, terzo comma, cod. civ., come sostituito dall'art. 2, comma 2 bis, del d.l. 4 luglio 2006, n. 223, conv., con modifiche, nella legge 4 agosto 2006, n. 248, inapplicabile "ratione temporis"), atteso che la nozione di "documento", alla quale fanno riferimento i divieti della prova testimoniale previsti dagli artt. 2722 e 2723 cod. civ., va intesa nel senso di atto scritto avente un contenuto convenzionale, con il quale contrasti il patto aggiunto o contrario che si vuole dimostrare con i testimoni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 04 Giugno 2015, n. 11597.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Ammissione tempestiva del credito al capitale - Effetti - Domanda tardiva del credito agli interessi - Preclusione - Esclusione - Fondamento - Limiti - Fattispecie in tema di compenso per prestazioni professionali.
La proposizione tardiva della domanda di ammissione al passivo fallimentare del credito accessorio agli interessi moratori, in quanto fondata sul ritardo nell'adempimento, non è preclusa, stante la diversità della rispettiva "causa petendi", dalla definitiva ammissione in via tempestiva del credito relativo al capitale (nella specie, a titolo di compenso per attività professionale), salvo che gli interessi costituiscano una mera componente della pretesa già azionata, come nel caso del credito risarcitorio da illecito aquiliano. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015.


Onorario di avvocato per prestazioni giudiziali – Competenza prevista dall’art. 14 del d.lgs 150/2011 – Ambito.
L’art. 14 del d.lgs 150/2011 ha inciso solo sul rito e deve ritenersi applicabile unicamente nell’ipotesi in cui si controverta sul quantum del compenso spettante al professionista e non invece ove la vertenza riguardi anche l’an della pretesa, nel qual caso trovano applicazione le ordinarie regole del processo di cognizione che deve, pertanto, svolgersi avanti al giudice monocratico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 16 Dicembre 2014.


Abrogazione tacita degli artt. 633, n. 2 e 3 e 636 c.p.c. a seguito della entrata in vigore della c.d. riforma parametri.

Natura dei parametri introdotti dal d.m. 140/2012 – Criterio meramente orientativo, utile al giudice per adeguare la liquidazione alle caratteristiche del caso concreto – Necessità di una verifica da parte del giudice sull’effettiva esecuzione delle attività, giudiziali o stragiudiziali, asserite dal professionista.

Effetti abrogativi taciti della legge 27/2012 – Permanenza del potere di opinamento della parcella da parte dei consigli degli ordini professionali per i contratti di prestazione d’opera professionale conclusi a decorrere dal 25 gennaio 2012 – Esclusione.
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L’art. 9, comma 5, della l.27/2012 ha avuto una portata parzialmente abrogatrice dell’art. 2233, primo comma, c.c. atteso che non menziona gli usi e esclude implicitamente la necessità, per l’organo giurisdizionale che debba procedere alla liquidazione, di sentire l’associazione professionale cui si riferisce l’art. 2233 c.c.” (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)

Se, sotto il profilo normativo, può ritenersi tacitamente abrogata, ai sensi dell’art. 15 disp. preleggi la norma, di diritto sostanziale, che richiedeva il coinvolgimento dell’associazione professionale nella determinazione del compenso del professionista, la medesima sorte hanno avuto le disposizioni processuali che di quella costituivano una specifica applicazione (l’artt. 633, commi 1, nn. 2 e 3 e l’art. 636 c.p.c.) e tutte quelle che contemplavano il potere di opinamento delle associazioni professionali, perlomeno rispetto ai contratti di prestazione d’opera professionale conclusi dopo la data di entrata in vigore (25 gennaio 2012) di tale testo normativo e per i quali il credito del professionista vada determinato in base ai parametri introdotti dal d.m. 140/2012. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 25 Settembre 2013.


Professionisti – Avvocato – Credito per compenso professionale – Giudizio ordinario – Parere Consiglio dell’Ordine..
In materia di compenso professionale, con riguardo al recupero del credito per le prestazioni professionali svolte dal professionista, alla luce del disposto dell’art. 2233, primo comma, c.c., allorquando il medesimo opti per il recupero del suo compenso professionale per il giudizio ordinario, anziché per il procedimento monitorio, ed il credito stesso sia stato determinato sulla base di una tariffa approvata nelle forme di legge (nel caso di specie ai sensi del D.M. 127/2004) non è necessaria la preventiva acquisizione del parere del Consiglio dell’Ordine. (Michela Forte) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16 Ottobre 2012.


Contratto di compravendita – Inadempimento – Diffida ad adempiere – Condotte rilevanti.

Contratto di compravendita – Inadempimento – Prova – Quantum debeatur.

Spese processuali – Compensi professionali – Determinazione – Valutazione equitativa.
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In materia di inadempimento del contratto, la condotta meramente dilatoria di una delle parti, nonostante le ripetute sollecitazioni dell’altra, soddisfa i requisiti dell’art. 1455 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

Quando una delle parti di un giudizio avente ad oggetto l’inadempimento di un contratto di compravendita abbia provveduto a dare contezza probatoria al danno patito nei suoi estremi costitutivi, pur nella evidente difficoltà di darne esatta quantificazione, per la determinazione del quantum debeatur deve farsi ricorso alla previsione di cui all’art. 1226 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)

In seguito all’abrogazione delle tariffe professionali, le spese processuali per compensi professionali vanno liquidate a norma dell’art. 2233 c.c.. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 16 Febbraio 2012.