LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO II
Delle persone giuridiche
CAPO II
Delle associazioni e delle fondazioni

Art. 23

Annullamento e sospensione delle deliberazioni
TESTO A FRONTE

I. Le deliberazioni dell'assemblea contrarie alla legge, all'atto costitutivo o allo statuto possono essere annullate su istanza degli organi dell'ente, di qualunque associato o del pubblico ministero.

II. L'annullamento della deliberazione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi di buona fede in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione medesima.

III. Il presidente del tribunale o il giudice istruttore, sentiti gli amministratori dell'associazione, può sospendere, su istanza di colui che ha proposto l'impugnazione, la esecuzione della deliberazione impugnata, quando sussistono gravi motivi. Il decreto di sospensione deve essere motivato ed è notificato agli amministratori.

IV. L'esecuzione delle deliberazioni contrarie all'ordine pubblico o al buon costume può essere sospesa anche dall'autorità governativa.


GIURISPRUDENZA

Fondazioni - Fondazioni bancarie - Nomina componente consiglio generale - Mancata ratifica della nomina - Istanza di sospensione della deliberazione ex art. 700 c.p.c. - Legittimazione ad agire - Art. 4 D.Lgs. 153/1999 - Interesse alla ratifica come diritto soggettivo

Fondazioni - Fondazioni bancarie - Nomina componente consiglio generale - Mancata ratifica della nomina - Impugnazione delibere illegittime - Art. 25 c.c. - Art. 23 c.c. - Giurisdizione del giudice ordinario

Fondazioni - Fondazioni bancarie - Nomina componente consiglio generale - Mancata ratifica della nomina - Casi di incompatibilità - Il potere di controllo dell'autorità governativa sulle fondazioni ex art. 25 c.c. e 11, 2 co. D.Lgs. 153/1999

Fondazioni - Fondazioni bancarie - Nomina componente consiglio generale - Mancata ratifica della nomina - Istanza di sospensione della deliberazione ex art. 700 c.p.c. - Diritti partecipativi - Periculum in mora - Ammissibilità dei provvedimenti anticipatori in caso di delibere negative - Natura della sospensiva
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Va qualificato in termini di diritto soggettivo l’interesse, giuridicamente rilevante, di colui che abbia accettato la nomina come componente di un organo collegiale di una fondazione a partecipare alla vita dell’organo e, quindi, a vedersi ratificata la nomina stessa. Conseguentemente, deve riconoscersi la legittimazione del medesimo soggetto ad agire a tutela di tale interesse e, quindi, ad impugnare i provvedimenti lesivi adottati dalla fondazione, e in generale dagli organi collegiali delle persone giuridiche, dinanzi al giudice ordinario. Ciò tanto più se si considera che in base a quanto stabilito all’art. 4 d.lgs. n. 153/1999 lo scollamento tra nominante e nominato rende quest’ultimo l’unico portatore dell’interesse giuridico a tutelare la propria carica. (Mariarosa Coppola) (riproduzione riservata)

In applicazione dei principi generali dell’ordinamento giuridico i provvedimenti assunti dalle fondazioni, tra cui le delibere illegittime, possono essere impugnati, pur in mancanza di una espressa previsione legislativa, innanzi al tribunale ordinario tutte le volte in cui risulti leso un diritto soggettivo. La tesi che affida all’art. 25 c.c. la disciplina completa ed esclusiva degli interna corporis delle fondazioni non è, pertanto, condivisibile poiché postula, erroneamente, l’inesistenza, in seno alle fondazioni, di diritti soggettivi. Tale conclusione non cambia anche a volere applicare, analogicamente, la disciplina sull’impugnazione delle delibere assembleari di cui all’art. 23 c.c. ovvero delle delibere degli organi collegiali delle persone giuridiche, a meno di non voler ipotizzare un’inammissibile quanto illegittimo vulnus di tutela. (Mariarosa Coppola) (riproduzione riservata)

Non impedisce l’assunzione della carica in quanto non configura un’ipotesi di conflitto di interessi c.d. reale la circostanza che il soggetto nominato componente del Consiglio Generale di una Fondazione, di fronte ad una illegittima condotta della stessa, abbia attivato un rimedio giudiziario volto a conseguire giudizialmente quanto avrebbe avuto diritto ad ottenere bonariamente.
Non è ravvisabile, altresì, una causa di incompatibilità nella condotta del soggetto nominato componente del Consiglio Generale di una Fondazione che abbia sollecitato, nell’esclusivo interesse della Fondazione, l’esercizio dei poteri di controllo spettanti all’autorità governativa in base sia all’art. 25 c.c. che all’art. 11, 2 co. D.lgs. 153/1999.
Tali poteri di vigilanza e di controllo sono, infatti, funzioni pubbliche destinate alla tutela delle fondazioni e sono esercitate dall’Amministrazione d’ufficio, nell’esercizio dei suoi poteri, esclusivamente in favore delle fondazioni stesse, restando escluso qualsiasi intervento a tutela dell’interesse dei singoli.La sollecitazione esterna del potere pubblico di controllo configura una mera segnalazione senza che ad essa corrisponda, in capo all’Amministrazione, un obbligo di provvedere ed, in capo al segnalante, una posizione meritevole di tutela. (Mariarosa Coppola) (riproduzione riservata)

Con riferimento ai diritti partecipativi il requisito del periculum in mora deve ritenersi (quasi) sussistente in re ipsa, in quanto assorbito dal fumus boni iuris, il cui riscontro è in grado di bilanciare anche l’eventuale irreversibilità degli effetti della misura cautelare a danno della parte intimata.
Quando è in gioco il diritto soggettivo a partecipare all’organo di indirizzo di una Fondazione, la sentenza di merito non sarà mai in grado di restituire le utilità medio tempore invocate dall’istante, cosicché, onde evitare che lo stesso continui a subire le ingiuste conseguenze di un provvedimento illegittimo, si rende necessario evitare, mediante la sospensione del provvedimento medesimo, il perpetuarsi della illegittima situazione nell’ambito dell’organo di indirizzo.
Non può dubitarsi dell’ammissibilità dei provvedimenti cautelari a carattere anticipatorio anche in caso di delibere negative. Così come, infatti, è riconosciuto al giudice dell’impugnativa di un siffatto provvedimento il potere di accertare la situazione sottostante, nella prospettiva del superamento del carattere meramente demolitorio dell’azione, così deve ammettersi la possibilità di una tutela cautelare anticipatoria rispetto a tale accertamento.
D’altronde la sospensiva è provvedimento giudiziario idoneo a tutelare tutte le posizioni soggettive, giacché non mira solo a conservare la situazione di fatto ma a determinare la produzione di effetti giuridici innovativi della realtà mediante l’anticipazione dei possibili effetti della sentenza di annullamento. (Mariarosa Coppola) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 05 Febbraio 2018.


Associazioni non riconosciute - Deliberazioni dell'assemblea contrarie alla legge, all'atto costitutivo o allo statuto - Annullabilità - Procedimento - Distinzione tra associazioni riconosciute e non riconosciute - Partecipazione del pubblico ministero.
L’art. 23 c.c., ove dispone che le deliberazioni dell’assemblea contrarie alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto possono essere annullate su istanza degli organi dell’ente e di qualunque associato, trova applicazione non solo al caso di deliberazioni assunte dall’assemblea degli associati, ma anche a quello di deliberazioni adottate dagli altri organi previsti dallo statuto dell’associazione medesima.

La disposizione, dettata espressamente con riferimento alle associazioni riconosciute, deve, poi, ritenersi analogicamente applicabile, nei limiti della compatibilità della relativa disciplina col mancato riconoscimento della personalità giuridica, anche nelle associazioni non riconosciute come persone giuridiche (salva, ovviamente, diversa previsione convenzionale), in considerazione dell’affinità fra i due tipi di associazione e della ricorrenza, in entrambi, della necessità di regolamentazione del medesimo bilanciamento di interessi (cfr. Cass. 4 febbraio 1993 n. 1408; Cass. 3 aprile 1978, n. 1498; Cass. 15 marzo 1975, n. 1018).

L’unico elemento di distinzione che la giurisprudenza ha avuto modo di tracciare tra le associazioni riconosciute e quelle non riconosciute con riguardo alla procedura prescritta dall’art. 23 c.c. riguarda la necessaria partecipazione al procedimento del pubblico ministero, il quale è parte necessaria (ex art. 70, primo comma, n. 1 c.p.c.) nei giudizi instaurati per l’annullamento delle delibere adottate dalla prima tipologia di associazione e non per quelle adottate dalle seconde. Infatti, il potere di impugnazione conferito dall’art. 23 c.c. al pubblico ministero e, quindi, di partecipazione necessaria al processo d’impugnazione da altri promosso, deve essere escluso quando la domanda di annullamento ha ad oggetto una deliberazione assunta da assemblea (ovvero da altro organo) di associazione non riconosciuta, essendo lo stesso ricollegabile all’assoggettamento delle associazioni riconosciute come persone giuridiche al controllo dell’autorità amministrativa; in quanto tale incompatibile con la mancanza di riconoscimento della personalità giuridica (cfr. Cass. 10 aprile 1990, n. 2983; Cass. 23 gennaio 2004, n. 1148).

Nell’ambito delle associazioni non riconosciute, la deliberazione contraria alla legge ovvero all’atto costitutivo è normalmente annullabile (cfr. Cass. 17 marzo 1975, n. 1018); al pari, del resto, della regola vigente (art. 2377 c.c.) per le deliberazioni di società di capitali (cfr., fra le molte, Cass. 22 luglio 1994, n. 6824; Cass. 23 marzo 1993, n. 3458; Cass. 24 gennaio 1990, n. 420). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 29 Aprile 2015.


Associazioni - Annullamento e sospensione delle deliberazioni - Sospensione prevista dal terzo comma dell'articolo 23 c.c. - Natura cautelare.
Ha indubbiamente natura cautelare il provvedimento di sospensione funzionale a conseguire anticipatamente parte degli effetti dell’azione di annullamento di cui al primo comma dell'art. 23 c.c., onde evitare che il tempo necessario alla decisione, con autorità di giudicato, in ordine alla proposta impugnazione possa vanificare gli effetti pratici cui l’azione è preordinata e, come tale, può essere adottato dal presidente del tribunale o dal giudice istruttore solamente ove sia stata proposta, nelle forme del processo ordinario di cognizione, impugnazione avverso la deliberazione di cui venga assunta la contrarietà alla legge, all’atto costitutivo o allo statuto dell’ente: il terzo comma dell’art. 23 c.c. prevede infatti espressamente che l’ordinanza di sospensione venga adottata “su istanza di colui che ha proposto l’impugnazione”, indicando nel giudice istruttore e nel presidente del tribunale (in caso di mancata designazione del giudice istruttore dopo l’iscrizione del causa sul ruolo degli affari contenziosi) l’organo giurisdizionale competente all’adozione del provvedimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Aprile 2015.


Procedimenti cautelari - Ante causam - Applicazione ai provvedimenti cautelari previsti da specifiche disposizioni contenute nel codice civile - Compatibilità - Necessità - Fattispecie in tema di provvedimenti relativi ad associazioni ex articolo 23, comma 3, c.c. - Prevalenza della disciplina speciale.
Le disposizioni relative al procedimento cautelare ante causam in tanto possono trovare applicazione ai provvedimenti di natura cautelare previsti da disposizione contenuta nel codice civile in quanto le prime siano “compatibili” con tali provvedimenti (art. 669 quaterdecies c.p.c.). Pertanto, nel rapporto fra le disposizioni rispettivamente contenute nell’art. 669 ter c.p.c. (in tema di competenza cautelare anteriore alla causa di merito) e nell’art. 23, terzo comma, c.c., le seconde prevalgono sulle prime perché costituenti, quanto al procedimento, diritto speciale derogativo del diritto generale; come tale esclusivamente applicabile in luogo del diritto generale, incompatibile con il procedimento previsto dalla norma speciale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 29 Aprile 2015.


Associazioni riconosciute - Impugnazione di delibere - Riserva di collegialità.
In materia di impugnazione di delibere assembleari di associazioni o di altri organi di associazioni riconosciute, la competenza a decidere spetta al collegio ex art. 50-bis, comma 1, n° 1, c.p.c., con la conseguenza che, sussistendo la legittimazione all’impugnazione anche in capo al pubblico ministero, esiste una riserva di collegialità in base al combinato disposto degli artt. 50-bis n° 1, 69 e 70, comma 1, n° 1, c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Associazioni riconosciute - Impugnazione di delibere - Applicazione delle norme dettate in materia di società di capitali - Assenza di un termine per la proposizione dell'impugnazione - Applicazione del termine di prescrizione quinquennale.
Pur essendo vero che, per giurisprudenza costante, in materia di invalidità delle deliberazioni assunte da un organo dell’associazione, si applicano, nei limiti della compatibilità, quelle disposizioni codicistiche, dettate in materia di società di capitali, che disciplinano i singoli vizi che afferiscono alle deliberazioni dell’assemblea, va rilevato che l’art. 23 c.c., a differenza dell’art. 24 c.c. in materia di impugnazione di delibere di esclusione, non prevede alcun termine per la proposizione dell’impugnazioni di delibere dell’assemblea o di altro organo dell’ente, per cui deve applicarsi la prescrizione quinquennale, dettata in generale per le domande di annullamento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Associazioni riconosciute - Impugnazione di delibere - Procedimento - Applicazione alle ipotesi di nullità ed anche a quelle di annullabilità.
L’art. 23, comma 1, c.c. prevede una speciale forma di annullabilità e delinea la procedura che l’interessato deve seguire al fine di impugnare la delibera che egli ritiene viziata: tale procedura -come parallelamente avviene in materia di impugnazione delle deliberazioni, siano esse nulle o annullabili, assunte dalle assemblee di società di capitali (art. 2378 c.c.)- ben si attaglia sia alle ipotesi di nullità della deliberazione che a quelle di annullabilità (cfr. Cass. 1498/78 proprio sulla applicabilità dell’art. 23 c.c. con riferimento ad entrambe le fattispecie di invalidità). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Associazioni riconosciute - Impugnazione di delibere - Inesistenza - Applicazione del procedimento di cui all'articolo 23 c.c..
La riforma del diritto societario intervenuta nel 2004 (e l’evoluzione giurisprudenziale intervenuta sul punto) ha, da una parte, manifestato l’intenzione di eliminare la categoria, di creazione giurisprudenziale, dell’inesistenza dell’atto, codificando le ipotesi in passato ad essa riconducibili come cause di nullità ed ha, dall’altra parte, evidenziato il carattere tassativo dei vizi sanzionati con la nullità stessa, categoria ridotta ad ipotesi eccezionali, con tutti gli effetti conseguenti in tema di interpretazione ed applicazione; ne consegue che, nell’ambito del mutato quadro normativo di riferimento, anche la deliberazione nulla costituisce un atto giuridico, comunque esistente, che andrà eventualmente rimosso dall’autorità giurisdizionale sulla base di una istanza promossa, per le associazioni, dall’interessato con il procedimento previsto dall’art. 23 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Sentenza di annullamento - Delibere assembleari - Efficacia retroattiva - Passaggio in giudicato - Necessità.
Le sentenze di annullamento, ivi comprese quelle di delibere assembleari, hanno natura ed efficacia costitutiva, con la conseguenza che le stesse producono effetti retroattivi solo a seguito del passaggio in giudicato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Annullamento di delibere assembleari - Efficacia retroattiva della sentenza di annullamento - Limiti dei rapporti medio tempore sorti.
La efficacia retroattiva delle sentenze di annullamento passate in giudicato incontra i limiti dei rapporti medio tempore sorti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 23 Febbraio 2015.


Società e associazioni - Organi collegiali - Discussione di argomenti non inseriti all'ordine del giorno - Onere di contestazione dei componenti non tempestivamente informati - Discussione nel merito - Sanatoria del vizio di errata convocazione dell'organo - Fattispecie - Abbandono della seduta prima della votazione.
Comporta la sanatoria del vizio afferente la convocazione dell'organo collegiale il comportamento assunto dai componenti (nella specie consiglio direttivo Confapi) che, al momento della discussione della proposta del presidente di adottare una determinata decisione, non hanno evidenziato l'incompletezza dell'ordine del giorno. Infatti, in ipotesi di discussione su un argomento non indicato nell'ordine del giorno, il soggetto che partecipa ai lavori dell'organo collegiale ha l'onere di dichiarare di non essere adeguatamente informato su quello specifico argomento e di richiedere all'assemblea di soprassedere alla relativa discussione. Egli non può dapprima partecipare ai lavori entrando nel merito della vicenda per poi successivamente, in sede di impugnativa della deliberazione, far valere il vizio afferente alla convocazione, poiché un tale comportamento costituisce violazione del divieto, di ordine generale, di venire contro factum proprium che, a sua volta, è espressione del divieto di abusare di un proprio diritto attraverso un uso strumentale di esso. (Nel caso di specie, il consiglio direttivo aveva provveduto all'avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del direttore generale dell'associazione nonché alla revoca e sostituzione del medesimo; il Tribunale di Roma, in prima istanza e quindi in sede di reclamo, rilevava che i consiglieri, i quali avevano addotto di non essere stati adeguatamente informati degli argomenti all'ordine del giorno e di non aver pertanto avuto il tempo di ponderare la gravità delle conseguenze e degli effetti della decisione proposta, avevano partecipato alla discussione omettendo far rilevare di non essere stati adeguatamente informati ed avevano infine abbandonato la seduta, in segno di protesta, poco prima della votazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 28 Febbraio 2014.