LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO VI
Del matrimonio
CAPO VI
Del regime patrimoniale della famiglia
SEZIONE VI
Dell'impresa familiare

Art. 230-bis

Impresa familiare
TESTO A FRONTE

I. Salvo che sia configurabile un diverso rapporto, il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell'impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato. Le decisioni concernenti l'impiego degli utili e degli incrementi nonché quelle inerenti alla gestione straordinaria, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell'impresa sono adottate, a maggioranza, dai familiari che partecipano alla impresa stessa. I familiari partecipanti alla impresa che non hanno la piena capacità di agire sono rappresentati nel voto da chi esercita la potestà su di essi.

II. Il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell'uomo.

III. Ai fini della disposizione di cui al primo comma si intende come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo.

IV. Il diritto di partecipazione di cui al primo comma è intrasferibile, salvo che il trasferimento avvenga a favore di familiari indicati nel comma precedente col consenso di tutti i partecipi. Esso può essere liquidato in danaro alla cessazione, per qualsiasi causa, della prestazione del lavoro, ed altresì in caso di alienazione dell'azienda. Il pagamento può avvenire in più annualità, determinate, in difetto di accordo, dal giudice.

V. In caso di divisione ereditaria o di trasferimento dell'azienda i partecipi di cui al primo comma hanno diritto di prelazione sulla azienda. Si applica, nei limiti in cui è compatibile, la disposizione dell'articolo 732.

VI. Le comunioni tacite familiari nell'esercizio dell'agricoltura sono regolate dagli usi che non contrastino con le precedenti norme.


GIURISPRUDENZA

Impresa familiare – Esercizio in forma societaria – Compatibilità – Esclusione .
L’impresa familiare è incompatibile con la disciplina delle società di qualunque tipo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Novembre 2014, n. 23676.


Impresa familiare – Configurabilità di società di fatto – Necessità di ulteriori elementi significativi del rapporto societario – Sussiste.
La prestazione, in modo continuativo, di attività di lavoro nell’impresa facente capo ad un congiunto e la partecipazione agli utili della stessa impresa caratterizzano l’istituto di cui all’art.230 bis c.c. e, in difetto degli elementi effettivamente significativi (fondo comune costituito dai conferimenti finalizzati all’esercizio congiunto di un’attività economica, alea comune dei guadagni e delle perdite, ed affectio societatis) per l’accertamento, nei rapporti interni, del vincolo sociale, non possono considerarsi sufficienti per apprezzare l’esistenza di una società di fatto.
[Nella fattispecie, il Tribunale aveva negato che l’impresa oggetto del giudizio potesse configurare una società di fatto, con la conseguenza che alla morte del titolare dell’impresa familiare i beni di pertinenza erano caduti in successione tra gli eredi, e che dovevano ritenersi nulle le deliberazioni assunte dalla sedicente assemblea dei soci.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 12 Aprile 2012.


Impresa familiare - Fallimento del titolare - Estensione agli altri componenti - Condizioni - Esistenza di una società di fatto - Accertamento - Necessità - Fondamento.

Fallimento del titolare - Estensione agli altri componenti - Condizioni - Esistenza di una società di fatto - Accertamento - Necessità - Fondamento.
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Ai fini dell'estensione del fallimento del titolare dell'impresa familiare agli altri componenti della stessa è necessario il positivo accertamento dell'effettiva costituzione di una società di fatto, attraverso l'esame del comportamento assunto dai familiari nelle relazioni esterne all'impresa, al fine di valutare se vi sia stata la spendita del "nomen" della società o quanto meno l'esteriorizzazione del vincolo sociale, l'assunzione delle obbligazioni sociali ovvero un complessivo atteggiarsi idoneo ad ingenerare nei terzi un incolpevole affidamento in ordine all'esistenza di un vincolo societario, mentre non assume rilievo univoco né la qualificazione dei familiari come collaboratori dell'impresa familiare, né l'eventuale condivisione degli utili, trattandosi d'indicatori equivoci rispetto agli elementi indefettibili della figura societaria costituiti dal fondo comune e dalla "affectio societatis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Giugno 2010, n. 14580.