LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia

TITOLO VII
Dello stato di figlio (1)
(1) Rubrica sostituita dall'art. 7, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154. La rubrica sostituita era «Della filiazione».

CAPO IV
Del riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio (1)
(1) Rubrica sostituita dall'art. 7, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154. La rubrica sostituita era «Capo II."Della filiazione naturale e della legittimazione"» .


Art. 250

Riconoscimento
TESTO A FRONTE

I. Il figlio nato fuori del matrimonio puo' essere riconosciuto, nei modi previsti dall'articolo 254, dalla madre e dal padre, anche se gia' uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento. Il riconoscimento puo' avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente. (1)

II. Il riconoscimento del figlio che ha compiuto i quattordici anni (2) non produce effetto senza il suo assenso.

III. Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto i quattordici anni (2) non può avvenire senza il consenso dell'altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento.

IV. Il consenso non puo' essere rifiutato se risponde all'interesse del figlio. Il genitore che vuole riconoscere il figlio, qualora il consenso dell'altro genitore sia rifiutato, ricorre al giudice competente, che fissa un termine per la notifica del ricorso all'altro genitore. Se non viene proposta opposizione entro trenta giorni dalla notifica, il giudice decide con sentenza che tiene luogo del consenso mancante; se viene proposta opposizione, il giudice, assunta ogni opportuna informazione, dispone l'audizione del figlio minore che abbia compiuto i dodici anni, o anche di eta' inferiore, ove capace di discernimento, e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l'opposizione non sia palesemente fondata. Con la sentenza che tiene luogo del consenso mancante, il giudice assume i provvedimenti opportuni in relazione all'affidamento e al mantenimento del minore ai sensi dell'articolo 315-bis e al suo cognome ai sensi dell'articolo 262. (3)

V. Il riconoscimento non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all'interesse del figlio (4).



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(1) Comma sostituito dall'art. 1 della legge 10 dicembre 2012, n. 219, con effetto dal 1 gennaio 2013.
(2) L'art. 1 della legge 10 dicembre 2012, n. 219, ha sostituito le parole "sedici anni" con le parole "quattoridci anni", con effetto dal 1 gennaio 2013.
(3) Comma sostituito dall'art. 1 della legge 10 dicembre 2012, n. 219, con effetto dal 1 gennaio 2013.
(4) L'art. 1 della legge 10 dicembre 2012, n. 219, ha aggiunto alla fine del comma, con effetto dal 1 gennaio 2013, le seguenti parole «, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all'interesse del figlio».
Prima della modifica l'articolo disponeva:

"Art. 250 (Riconoscimento)

I. Il figlio naturale può essere riconosciuto, nei modi previsti dall'articolo 254, dal padre e dalla madre, anche se già uniti in matrimonio con altra persona all'epoca del concepimento. Il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente.

II. Il riconoscimento del figlio che ha compiuto i sedici anni non produce effetto senza il suo assenso.

III. Il riconoscimento del figlio che non ha compiuto i sedici anni non può avvenire senza il consenso dell'altro genitore che abbia già effettuato il riconoscimento.

IV. Il consenso non può essere rifiutato ove il riconoscimento risponda all'interesse del figlio. Se vi è opposizione, su ricorso del genitore che vuole effettuare il riconoscimento, sentito il minore in contraddittorio con il genitore che si oppone e con l'intervento del pubblico ministero, decide il tribunale con sentenza che, in caso di accoglimento della domanda, tiene luogo del consenso mancante.

V. Il riconoscimento non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno di età. "


GIURISPRUDENZA

Fallimento - Scissione societaria mediante assegnazione di parte del patrimonio della società scissa ad una società beneficiaria di nuova costituzione - Revocatoria fallimentare - Inammissibilità.
E’ inammissibile l’azione revocatoria fallimentare dell’atto di scissione societaria realizzata mediante assegnazione di parte del patrimonio della società scissa ad una società beneficiaria di nuova costituzione, non avendo tale scissione natura traslativa di beni e diritti in senso proprio ma meramente riorganizzativa dei soggetti giuridici interessati ed esistendo, inoltre, un complesso sistema di tutela tipico e specifico dei creditori della società scissa (costituito dalla possibilità di opporsi all’operazione ex art. 2503 cod. civ., dal regime di responsabilità solidale di ciascuna delle società interessate dalla scissione per i debiti della società scissa previsto dall’ art. 2506 quater cod. civ. nonché dal diritto dei soci e dei terzi danneggiati dalla scissione al risarcimento dei danni cagionati dal compimento dell’operazione ex art. 2504 quater cod. civ.) sotteso a salvaguardare la stabilità della operazione di ristrutturazione  societaria ed avente natura assorbente rispetto alla tutela apprestata dall’azione revocatoria. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Appello Catania, 19 Settembre 2017.


Famiglia – Filiazione – Riconoscimento – Rifiuto del consenso da parte dell’altro genitore – Modalità di esercizio del diritto al riconoscimento.
La manifestazione della volontà di riconoscere il figlio nato fuori dal matrimonio, irrevocabile ai sensi dell’art. 256 c.c., avviene secondo le forme previste dall’art. 254 c.c. o, in difetto del consenso dell’altro genitore che lo abbia già effettuato, con la notifica del ricorso ai sensi dell’art. 250, comma 4 c.c. che instaura un procedimento regolato dal rito camerale che si conclude con una sentenza con cui, ove l’opposizione sia ritenuta infondata, il tribunale ordinario detterà contestualmente i provvedimenti ritenuti opportuni ai sensi degli artt. 315 – bis e 262 c.c. dando atto del perfezionamento dell’efficacia della volontà di riconoscere il figlio palesata con la proposizione del ricorso e non revocabile ed ordinando all’Ufficiale di Stato Civile l’annotazione nell’atto di nascita del minore ai sensi dell’art. 49, comma 1 lett k) del DPR 396/2000. (Marco Valecchi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 26 Luglio 2017.


Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Accertamento incidenter tantum in ordine alla veridicità del riconoscimento – Ammissibilità – Sussiste.
L’accertamento in ordine alla veridicità del riconoscimento esula dal procedimento previsto dall'art. 250 cod. civ., comma 4, tuttavia un'indagine in tal senso può essere svolta, in tale giudizio, incidenter tantum, al limitato fine di verificare la legittimazione attiva del richiedente. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2014.


Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Nomina del curatore speciale – Obbligo – Sussiste.
Al minore "va riconosciuta la qualità di parte nel giudizio di opposizione di cui all'art. 250 c.c., di regola rappresentata dal genitore che per primo ha effettuato il riconoscimento, ma per la quale può essere nominato un curatore speciale, ai sensi della norma generale di cui all'art. 78 c.p.c., tutte le volte in cui si profili in concreto un conflitto d'interesse con il genitore rappresentante. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2014.


Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Opposizione al riconoscimento – Procedimento ex art. 250 c.c. – Autorizzazione al riconoscimento e provvedimenti sui rapporti genitoriali – Scissione – Modello bifasico – Sussiste – Sentenza parziale di autorizzazione al riconoscimento – Successiva fase giudiziale previa acquisizione della prova dell’intervenuto riconoscimento..
Il provvedimento giudiziale che autorizza il padre al riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio si limita ad autorizzare il genitore istante a riconoscere il minore, ma non equivale a riconoscimento, non potendosi escludere affatto che la parte, pur ottenuta l’autorizzazione, non dia corso al riconoscimento, proprio ed anche in ragione delle determinazioni giudiziali in punto di affidamento o di mantenimento, con la conseguenza che le statuizioni adottate, anche eventualmente in via provvisoria, rimarrebbero di fatto prive di effetto, in una situazione di efficacia quiescente rimessa alla volontà discrezionale della parte, situazione non compatibile con l’efficacia propria dei provvedimenti giurisdizionali, oltre a creare una situazione di potenziale pregiudizio per il minore con l’introduzione nella sua vita di una figura che poi non lo riconosce. Ne deriva che nell’interesse superiore del minore a vedersi immediatamente e in modo genuino riconosciuto dal genitore deve procedersi ad autorizzare il riconoscimento con una pronuncia parziale, disponendo la prosecuzione del giudizio in modo da consentire alla parte ricorrente di versare in atti la prova dell’avvenuto riconoscimento e di adottare poi, espletati, se del caso, i necessari accertamenti, tutti i provvedimenti ex art. 315bis e 262 c.c, come previsto dall’art. 250 comma 2 ultimo capoverso c.c, introdotto dalla Legge 219/2012. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 16 Aprile 2014.


Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Ricorso del genitore che intende riconoscere – Opposizione del genitore che ha già riconosciuto – Giudizio ex art. 250 c.c. – Rappresentanza del minore nel processo – Nomina di un curatore speciale – Conflitto di interessi – Necessità della nomina – Sussiste..
Essendo implicati nel procedimento ex art. 250 c.c. rilevanti diritti ed interessi del minore, ed in primo luogo quello all’accertamento del rapporto genitoriale con tutte le implicazioni connesse, questi, anche se di età inferiore a sedici anni, costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica: sicché, in caso di opposizione dell’altro genitore al riconoscimento, egli gode di piena tutela dei suoi diritti ed interessi; ne deriva che al detto minore va riconosciuta la qualità di parte nel giudizio di opposizione di cui all’art. 250 cod. civ. e qualora si prospettino situazioni di conflitto di interessi, anche in via potenziale, la tutela della sua posizione può essere in concreto attuata soltanto se sia autonomamente rappresentato e difeso in giudizio, mediante nomina di un curatore speciale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 20 Gennaio 2014.


Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Richiesta del padre portatore di un cognome evocativo di una appartenenza ad una nota famiglia affiliata alla ‘ndrangheta – Opposizione della madre – Diritto del padre al riconoscimento – Sussiste. .
Il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio costituisce oggetto di un diritto soggettivo del genitore, costituzionalmente garantito dall'art. 30 Cost., che non si pone in termini di contrapposizione con l'interesse del minore, ma come misura ed elemento di definizione dello stesso sì che il mancato riscontro di un interesse effettivo e concreto del minore non costituisce ostacolo all'esercizio del diritto del genitore ad ottenere il riconoscimento, nel caso di opposizione del genitore che per primo ha proceduto al riconoscimento, in quanto detto interesse va valutato in termini di attitudine a sacrificare la genitorialità, riscontrabile soltanto qualora si accerti l'esistenza di motivi gravi ed irreversibili che inducano a ravvisare la forte probabilità di una compromissione dello sviluppo del minore, che giustifichi il sacrificio totale del diritto alla genitorialità. Ne consegue che il sacrificio del diritto alla genitorialità può avvenire soltanto in presenza di un fatto impeditivo di importanza proporzionata al valore de diritto sacrificato cioè a dire laddove si dimostri (con ovvio giudizio prognostico ex ante) che il secondo riconoscimento possa determinare un 'trauma così grave da pregiudicare in modo serio lo sviluppo psicofisico de minore'. Va peraltro chiarita la distinzione dei  piani concettuali e giuridici tra l’attribuzione di genitorialità (diritto primario costituzionalmente garantito che si realizza attraverso l’accesso al riconoscimento) e l’effettivo e concreto esercizio della funzione genitoriale: all’accertata inesistenza di una gravissima ed attuale controindicazione all’attribuzione di genitorialità, non consegue necessariamente l’ordinario sviluppo del rapporto genitoriale ove successivamente si accertino, nel genitore che procede al riconoscimento, situazioni tali da richiedere la limitazione (o l’ablazione) dell’esercizio della responsabilità genitoriale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Dicembre 2013.


Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Giudizio di opposizione – Art. 250 c.c. come interpretato dalla Consulta (sentenza 83/2011) – Nomina di un rappresentante del minore – Sussiste.

Riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio – Giudizio di opposizione – Art. 250 c.c. – Interesse del minore ostativo al riconoscimento – Condizioni.
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Nella interpretazione che è stata offerta dalla Corte costituzionale all’art. 250 c.c., con la sentenza n. 83 del 2011 - che ne ha per tale via confermato la conformità a Costituzione - essendo implicati nel procedimento de quo rilevanti diritti ed interessi del minore, ed in primo luogo quello all’accertamento del rapporto genitoriale con tutte le implicazioni connesse, questi, anche se di età inferiore a sedici anni, costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica: sicché, in caso di opposizione dell’altro genitore al riconoscimento, egli gode di piena tutela dei suoi diritti ed interessi. Ne deriva che al detto minore va riconosciuta la qualità di parte nel giudizio di opposizione di cui all’art. 250 cod. civ.. E, se di regola la sua rappresentanza sostanziale e processuale è affidata al genitore che ha effettuato il riconoscimento (artt. 317-bis e 320 cod. civ.), qualora si prospettino situazioni di conflitto di interessi, anche in via potenziale, la tutela della sua posizione può essere in concreto attuata soltanto se sia autonomamente rappresentato e difeso in giudizio, mediante nomina di un terzo rappresentante. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

L’opposizione al riconoscimento ex art. 250 c.c. può essere accolta in caso di giudizio di inidoneità genitoriale del padre e di pericolo di compromissione dello sviluppo psico-fisico della minore in caso di riconoscimento della stessa da parte del genitore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 11 Dicembre 2013, n. 27729.


Riconoscimento da parte di genitore infrasedicenne – Competenza del tribunale per i Minorenni – Sussiste..
Ai sensi del comma quinto dell’art. 250 del codice civile, come novellato dall’art. 1 della legge 10/12/12 n. 219, il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio non può essere fatto dai genitori che non abbiano compiuto il sedicesimo anno d’età, salvo che il giudice li autorizzi, valutate le circostanze e avuto riguardo all’interesse del figlio. La competenza alla autorizzazione spetta al Tribunale dei Minorenni, ai sensi dell’art. 251 c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Genova, 05 Dicembre 2013.


Domanda presentata dal genitore per il riconoscimento del figlio non matrimoniale – Genitore infrasedicenne – Autorizzazione giudiziale – Richiesta – Art. 250 c.c. (Legge 219/2012) – Legittimazione attiva – Minore-genitore – Sussiste..
Il materia di procedimento di riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio, in caso di minore di anni 16, l’autorizzazione giudiziale va richiesta dal genitore interessato che gode di legittimazione attiva. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 02 Dicembre 2013.


Domanda presentata dal genitore per il riconoscimento del figlio non matrimoniale – Art. 250 c.c. (Legge 219/2012) – Costituzione del genitore che ha già riconosciuto il quale sollevi eccezioni di rito (es. incompetenza) – Valore dell’atto come “opposizione” – Esclusione – Conseguenze..
Il materia di procedimento di riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio, non ha valore di opposizione la difesa della parte resistente che, costituendosi, si limiti ad eccepire la incompetenza dell’ufficio adito. Ne consegue che il procedimento può essere definito nelle forme semplificate ex art. 250, comma IV, c.c. e l’esigenza di celere definizione (nelle forme snelle indicate) esclude l’adozione di altri provvedimenti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Giugno 2013.


Domanda presentata dal genitore per il riconoscimento del figlio non matrimoniale – Genitore infrasedicenne – Autorizzazione giudiziale – Richiesta – Art. 250 c.c. (Legge 219/2012) – Legittimazione attiva – Minore-genitore – Sussiste..
Il materia di procedimento di riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio, in caso di minore di anni 16, l’autorizzazione giudiziale va richiesta dal genitore interessato che gode di legittimazione attiva. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Giugno 2013.


Riconoscimento del figlio da parte del genitore infrasedicenne – Legge 219/2012 – Autorizzazione del giudice – Competenza – Giudice tutelare..
La legge 219/2012, modificando l’art. 250 c.c., ha ammesso il riconoscimento del figlio da parte del genitore infrasedicenne, sotto condizione dell’autorizzazione del giudice. Nel silenzio della legge, l’autorizzazione deve ritenersi demandata alla competenza del Giudice Tutelare. In primo luogo, la legge ha attribuito al Giudice Tutelare il potere di accertamento della capacità naturale degli individui, al fine di verificarne l’idoneità al compimento di determinati atti. Inoltre, in questo senso, depone la particolare snellezza e deformalizzazione dei procedimenti di competenza del Giudice Tutelare, che assicurano di norma una particolare celerità nella decisione e si presentano, pertanto, del tutto idonei alle esigenze di speditezza che simili casi richiedono. Per la competenza del giudice tutelare depone anche la circostanza che il provvedimento nel caso di specie richiesto all’Autorità Giudiziaria non risolve una questione contenziosa ma ha la funzione, in quanto autorizzatorio, di rimuovere un limite posto dall’ordinamento nei confronti di un soggetto superando, attraverso l’accertamento in concreto, la presunzione di incapacità ritenuta dal legislatore. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 05 Marzo 2013.


Ordinamento penitenziario – Benefici penitenziari – Permessi ordinari – Presupposti – Fattispecie.
Poiché il riconoscimento del figlio naturale può essere fatto pure nella località di detenzione dell’interessato, va rigettata l’istanza di permesso motivata dalla necessità per il detenuto di recarsi a tal fine presso il luogo di nascita del figlio stesso. (Giuseppe Vignera) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 22 Agosto 2012.