Codice Civile


LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO II
Delle prove
CAPO IV
Delle presunzioni

Art. 2729

Presunzioni semplici
TESTO A FRONTE

I. Le presunzioni non stabilite dalla legge sono lasciate alla prudenza del giudice, il quale non deve ammettere che presunzioni gravi, precise e concordanti.

II. Le presunzioni non si possono ammettere nei casi in cui la legge esclude la prova per testimoni.


GIURISPRUDENZA

Valutazione delle prove raccolte – Vizio di cui all’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c. – “Convincimento” del giudice circa la maggiore o minore attendibilità delle fonti di prova – Censurabilità – Esclusione.
La valutazione delle prove raccolte, anche se si tratta di presunzioni, costituisce un'attività riservata in via esclusiva all'apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione, sicchè rimane estranea al vizio previsto dall'art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c. qualsiasi censura volta a criticare il "convincimento" che il giudice si è formato, a norma dell'art. 116, commi 1 e 2, c.p.c., in esito all'esame del materiale istruttorio mediante la valutazione della maggiore o minore attendibilità delle fonti di prova, atteso che la deduzione del vizio di cui all'art. 360 n. 5 c.p.c. non consente di censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali, contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa una diversa interpretazione al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimità degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Luglio 2021, n. 20553.


Sindacato del giudice di merito - Censurabilità in sede di legittimità - Vizio denunciabile - Violazione o falsa applicazione di norme di diritto - Limiti - Conseguenze - Fattispecie.
In tema di presunzioni, qualora il giudice di merito sussuma erroneamente sotto i tre caratteri individuatori della presunzione (gravità, precisione, concordanza) fatti concreti che non sono invece rispondenti a quei requisiti, il relativo ragionamento è censurabile in base all'art. 360, n. 3, c.p.c. (e non già alla stregua del n. 5 dello stesso art. 360), competendo alla Corte di cassazione controllare se la norma dell'art. 2729 c.c., oltre ad essere applicata esattamente a livello di declamazione astratta, lo sia stata anche sotto il profilo dell'applicazione concreta; nondimeno, per restare nell'ambito della violazione di legge, la critica deve concentrarsi sull'insussistenza dei requisiti della presunzione nel ragionamento condotto nella sentenza impugnata, mentre non può svolgere argomentazioni dirette ad infirmarne la plausibilità (criticando la ricostruzione del fatto ed evocando magari altri fatti che non risultino dalla motivazione), vizio valutabile, ove del caso, nei limiti di ammissibilità di cui all'art. 360 n. 5 c.p.c. (Nella specie, rispetto alla valorizzazione operata dal giudice di merito di un'ammissione effettuata dal contribuente, è stata reputata inammissibile la critica intesa ad infirmarne la validità contrapponendo un diverso elemento istruttorio, la cui valenza probatoria era stata espressamente disattesa, in tal modo prospettando surrettiziamente una rivalutazione del materiale acquisito al processo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 30 Giugno 2021, n. 18611.


Opposizione a decreto ingiuntivo bancario – Mancata produzione della serie completa degli estratti conto dall’apertura del conto corrente – Criterio presuntivo del saldo zero -  Applicabilità

Adeguamento clausole anatocistiche – Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e comunicazione al cliente – Insufficienza – Necessità nuova specifica approvazione

Eccezione di prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito – Individuazione rimesse solutorie su saldi ricalcolati
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Nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo per saldo passivo di conto corrente, è onere della banca dimostrare la formazione del saldo ed in caso di mancata produzione della serie completa di tutti gli estratti conto ed in presenza di nullità contrattuali, si applica il criterio presuntivo di azzeramento del primo saldo negativo.

Non basta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la comunicazione al cliente per la validità delle clausole anatocistiche, in quanto serve una nuova contrattualizzazione scritta con approvazione specifica.

L’individuazione delle rimesse solutorie prescritte deve effettuarsi sui saldi ricalcolati dopo essere stati depurati dagli addebiti illegittimi e non sui saldi risultanti dagli estratti conto. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 22 Dicembre 2020.


Mediatore - Diritto alla provvigione - Recesso da parte del venditore -  Presunzione di vessatorietà - Mancata conclusione del contratto - Compito del giudice valutare l’attività sia stata svolta dal mediatore.
La clausola che attribuisca al mediatore il diritto alla provvigione anche in caso di recesso da parte del venditore può presumersi vessatoria quando il compenso non trova giustificazione nella prestazione svolta dal mediatore. E' compito del giudice di merito valutare se una qualche attività sia stata svolta dal mediatore attraverso le attività propedeutiche e necessarie per la ricerca di soggetti interessati all'acquisto del bene.

Si presume vessatoria la clausola che consente al professionista di trattenere una somma di denaro versata dal consumatore se quest'ultimo non conclude il contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dal professionista il doppio della somma corrisposta se è quest'ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 18 Settembre 2020, n. 19565.


Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Eccezione di prescrizione dell’azione ai sensi del combinato disposto degli art. 10 e 147 secondo comma l. fall.: infondatezza

Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Condizioni

Impresa riferibile a società di cui l’imprenditore fallito è socio illimitatamente responsabile – Dichiarazione di fallimento di una società di fatto e occulta – Prova per presunzioni
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Non è fondata l’eccezione di prescrizione (formulata ai sensi del combinato disposto degli art. 10 e 147 secondo comma l. fall.) dell’azione promossa dal curatore del fallimento d’un imprenditore individuale, volta a far dichiarare il fallimento della società di fatto e occulta di cui il fallito sia risultato essere socio. Nella Relazione illustrativa al d.lgs. 5/2006 si prevede infatti, con riferimento all'art. 10 l.f., che le società non iscritte (società di fatto o irregolari e quindi, a fortiori, anche quelle occulte), continuano ad essere assoggettate a fallimento senza alcun limite temporale. Per la stessa Corte Costituzionale (ord. n. 321/2002), la necessità di dare certezza alle situazioni giuridiche “consente al legislatore di prevedere una diversa disciplina per le società ed i soci in regola con le disposizioni sulla pubblicità e per i soci e le società irregolari, se non occulti, essendo la mancata registrazione una scelta degli stessi associati, che in tal modo si espongono, per loro volontà, alle conseguenze di tale loro opzione". Né è applicabile alla società occulta il criterio di individuazione del momento di decorrenza del termine annuale ex art. 10 l.f. elaborato dalla Corte di Cassazione (Cass. n. 18618/2006), con riferimento alle società non iscritte nel registro delle imprese (i.e. momento in cui la cessazione dell’attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei o comunque sia stata dagli stessi conosciuta): infatti, nella società occulta, non essendo volutamente esteriorizzato il vincolo sociale, i terzi possono acquisire conoscenza dell’effettiva cessazione dell’attività sociale solo con l’accertamento giudiziale della sussistenza della società occulta.

Con riferimento a un rapporto sociale occulto, ai fini dell’accoglimento d’una domanda proposta ex art. 147 quinto comma l. fall., devono sussistere gli ordinari presupposti per la configurabilità di una società ai sensi dell’art. 2247 c.c. e dunque un elemento oggettivo (conferimenti di beni o servizi; esercizio in comune di un’attività economica; partecipazione agli utili e alle perdite) e un elemento soggettivo (cd. affectio societatis, o volontà di collaborare e di creare un vincolo proiettato al raggiungimento di un risultato comune), non trascurandosi che, una volta accertato l’elemento oggettivo, quello soggettivo ricorre ex se ogniqualvolta non sia ravvisabile un altro tipo di affectio (coniugale o familiare). La natura occulta del vincolo sociale, in ogni caso, esclude la sua esteriorizzazione mediante la spendita del nome, là dove, al contrario, il socio occulto, proprio in quanto tale cerca sempre di "mascherare" la propria qualità di socio, attribuendo ai propri atti un nomen iuris non societario (p.e. per giustificare il pagamento di debiti sociali, asserisce di aver erogato all'imprenditore individuale meri mutui o, per gestire gli affari sociali, spende la propria qualità di commercialista di fiducia dell'imprenditore individuale). Da ultimo, l’insolvenza da prendere in considerazione è quella già accertata nei confronti dell’imprenditore individuale, ma in realtà fallito come socio di una società occulta, perché l’insolvenza della società occulta è la stessa insolvenza dell’imprenditore apparentemente individuale già dichiarato fallito, onde non occorre provare l’insolvenza dei soci occulti, perché il loro fallimento è conseguenza automatica del fallimento sociale ex art. 147 primo comma l. fall.

L'esistenza del contratto sociale, oltre che da prove dirette, può risultare da manifestazioni esteriori rivelatrici delle componenti del rapporto societario, potendo il giudice accertare tale elemento mediante ogni mezzo di prova previsto dall'ordinamento, ivi comprese le presunzioni. In particolare, sono indici rivelatori le fideiussioni e i finanziamenti in favore dell’imprenditore individuale quando, per la loro sistematicità e per ogni altro elemento concreto, siano ricollegabili a una costante opera di sostegno all’impresa, qualificabile come collaborazione di un socio al raggiungimento degli scopi sociali, tenuto conto che la sistematicità non va intesa in senso meramente quantitativo, potendo pochi interventi di finanziamento costituire un indice rivelatore del rapporto societario in presenza di altre circostanze come, ad esempio, l’effettuazione in momenti decisivi per lo sviluppo dell’impresa o per evitarne la crisi; a maggior ragione quando i finanziamenti non siano giustificabili in relazione a vincoli di coniugio o parentela. (Mauro Meneghini) (Antonio Restiglian) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 29 Maggio 2020.


Abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998 - Prova della condotta illecita - Presunzioni - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di abuso di informazioni privilegiate ex art. 187-bis del d.lgs. n. 58 del 1998, non esiste alcuna incompatibilità tra tale condotta ed il suo accertamento mediante presunzioni semplici, essendo, piuttosto, la prova presuntiva spesso l'unica che consenta di accertare il possesso delle dette informazioni, dal momento che il trasferimento di queste si attua, di regola, con modalità che escludono attività di documentazione, mentre la rappresentazione dell'"insider trading" attraverso prove orali è eventualità per lo più esclusa dalla naturale riservatezza delle comunicazioni e dalla mancata conoscenza, da parte della Consob, di quanti, vicini all'incolpato, potrebbero fornire precise informazioni al riguardo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 Maggio 2020, n. 8782.


Danno all'immagine ed alla reputazione - Danno "in re ipsa" - Esclusione - Onere di allegazione e prova - Necessità - Quantificazione - Criteri - Ricorso alle presunzioni - Ammissibilità - Contestazione in sede di legittimità - Limiti - Fattispecie.
Il danno all'immagine ed alla reputazione (nella specie, per un articolo asseritamente diffamatorio), inteso come "danno conseguenza", non sussiste "in re ipsa", dovendo essere allegato e provato da chi ne domanda il risarcimento. Pertanto, la sua liquidazione deve essere compiuta dal giudice, con accertamento in fatto non sindacabile in sede di legittimità, sulla base non di valutazioni astratte, bensì del concreto pregiudizio presumibilmente patito dalla vittima, per come da questa dedotto e dimostrato, anche attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, che siano fondate, però, su elementi indiziari diversi dal fatto in sé, ed assumendo quali parametri di riferimento la diffusione dello scritto, la rilevanza dell'offesa e la posizione sociale della vittima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 18 Febbraio 2020, n. 4005.


Fallimento – Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova presuntiva – Valutazione complessiva degli elementi indiziari – Necessità

Fallimento – Revocatoria fallimentare – Scientia decoctionis – Prova presuntiva – Violazione di legge – Controllo di legittimità
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In tema di prova per presunzioni della scientia decoctionis del terzo contraente, la valutazione del giudice circa la sussistenza dei requisiti di gravità, precisione e concordanza ex art. 2729 c.c. non può fondarsi unicamente sull’apprezzamento atomistico degli elementi fattuali, ma deve essere ricavata anche dall’analisi complessiva e coordinata degli indizi.

In tema di prova per presunzioni, la valutazione compiuta in sede di merito riguardo agli elementi indiziari da cui non si riesca ad evincere chiaramente il criterio logico posto alla base della selezione dei fatti e del convincimento del giudice, costituisce violazione dell’art. 2729 c.c. censurabile in sede di legittimità. (Benedetta Bonfanti) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 11 Febbraio 2020, n. 3327.


Prove atipiche - Configurabilità - Valore probatorio - Casistica - CTU resa in altri giudizi .
L’elencazione delle prove civili contenuta nel codice di rito non è tassativa, e quindi devono ritenersi ammissibili le prove atipiche, la cui efficacia probatoria è quella di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova.

E’ prova atipica la CTU o la perizia resa in altri giudizi fra le stesse od altre parti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 06 Febbraio 2020.


Revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso - Pagamenti e garanzie - Presupposto soggettivo dell'azione - "Scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - Conoscenza effettiva - Desumibilità da elementi presuntivi - Valutazione complessiva - Necessità.
In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente, pur dovendo essere effettiva, può essere provata anche mediante elementi indiziari idonei a dimostrare per presunzioni detta effettività. All'uopo il giudice, prima è tenuto a selezionare analiticamente gli elementi presuntivi provvisti di potenziale efficacia probatoria, successivamente a sottoporre quelli prescelti ad una valutazione complessiva, tesa ad accertarne la concordanza, quindi ad appurare se la loro combinazione sia idonea a rappresentare una valida prova presuntiva. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza d'appello, che si era limitata ad esaminare singolarmente – e non complessivamente – tre soltanto degli elementi presuntivi tra quelli dedotti dalla curatela). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Novembre 2019, n. 29257.


Deduzione del fatto da provare da quello noto - Criteri.
Nella prova per presunzioni non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, essendo sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità, ovvero che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, la cui sequenza e ricorrenza possano verificarsi secondo regole di esperienza. Il giudice che ricorra alle presunzioni, nel risalire dal fatto noto a quello ignoto, deve rendere apprezzabili i passaggi logici posti a base del proprio convincimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 30 Maggio 2019, n. 14762.


Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Valutazione unitaria degli indizi

Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Documenti di bilancio

Revocatoria fallimentare – Prova della conoscenza dello stato di insolvenza – Prova per presunzioni – Condizione professionale dell’accipiens

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Modalità solutorie e tempi di pagamento

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Media dei pagamenti – Esclusione

Revocatoria fallimentare – Esenzione da revocatoria di pagamenti effettuati nei termini d’uso – Eccezione in senso proprio – Onere della prova
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In tema di revocatoria fallimentare di pagamenti l’esame dei singoli elementi presuntivi non deve essere condotto atomisticamente, necessitando gli stessi di una valutazione unitaria.

[Nel caso di specie, la valutazione di insieme e coordinata delle singole circostanze dimostrate dalla Curatela consente di cogliere l’esistenza di un contesto significativo, in termini di conoscenza dello stato di decozione, in capo alla fornitrice. Gli elementi presuntivi, complessivamente considerati in relazione alla condizione professionale dell’accipiens ed alla concreta condizione in cui essa si è trovata ad operare, devono presentare un livello di concordanza, precisione e gravità tale da farli assurgere a prova della esistenza della scientia decoctionis.]

Anche i bilanci delle imprese ben possono essere utilizzati al fine di dimostrare la scientia decoctionis dei creditori, considerata la loro pubblicazione nel registro delle imprese e dunque l’ampia conoscibilità da parte degli operatori economici.

Ai fini della dimostrazione della conoscenza dello stato di insolvenza dell’imprenditore assume rilevanza peculiare (tra l’altro) la condizione professionale dell’accipiens.

Per considerare i pagamenti compiuti nei termini abitualmente utilizzati occorre riscontare una congruità in senso sia modale che cronologico, avendo riguardo, da un lato, alle modalità solutorie e dall'altro, ai tempi di pagamento (normalmente) praticati tra i contraenti nei rapporti pregressi.

Non è corretto ancorare il rispetto dei termini d’uso ad un criterio di “media” dei termini di pagamento, trattandosi di criterio non previsto e non conforme ad alcun modello legale.
La stessa ondivaga prospettazione data dal convenuto in ordine ai tempi di pagamento esclude in sé la ricorrenza nel rapporto contrattuale tra le parti di un termine d’uso.

L’esenzione da revocatoria è eccezione in senso proprio perché determina un’estensione del thema decidendum alla verifica di circostanze di fatto non esaminabili d’ufficio poiché non inerenti alla sussistenza degli elementi costitutivi del diritto azionato e non costituenti mere difese; l’eccezione consiste infatti nell’allegazione di fatti modificativi, impeditivi o estintivi delle altrui pretese. Ciò comporta che l’esenzione di cui all’art. 67, co. III, lettera a, L.F., debba essere tempestivamente e specificamente allegata e provata da chi voglia avvalersene. (Marco Mariano) (riproduzione riservata)
Appello Salerno, 29 Maggio 2019.


Licenziamento ritorsivo - Insussistenza del dedotto giustificato motivo oggettivo - Efficacia di piena prova da annettersi alle presunzioni fondate su di una pluralità di circostanze gravi, precise e concordanti ex art. 2729 c.c..
In caso di richiesta di declaratoria di ritorsività del licenziamento, l’esame degli elementi indiziari allegati da parte del lavoratore, onerato della prova, non va effettuata in modo parcellizzato ma valutando la loro concatenazione anche in relazione alla infondatezza delle ragioni del licenziamento per giustificato motivo formalmente addotto dal datore di lavoro, tenuto conto del disposto dell’art. 2729 c.c. circa l' efficacia di piena prova da annettersi alle presunzioni fondate su di una pluralità di circostanze gravi, precise e concordanti. (Francesco Arlotti) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 30 Aprile 2019.


Azione di simulazione assoluta – Regime probatorio in capo al terzo – Presunzioni semplici – Fattispecie.
In materia di simulazione contrattuale l’attore terzo rispetto al contratto impugnato, nella specie creditore del venditore, può provare l’esistenza dell’accordo simulatorio con qualsiasi mezzo, comprese le presunzioni, purché gravi, precise e concordanti, quali l’entità del prezzo e le modalità della sua corresponsione (nella specie: la stipula dell’atto di compravendita poco tempo dopo che la banca attrice aveva comunicato al cliente futuro venditore il recesso dai rapporti bancari con contestuale richiesta di rientro dell’ingente esposizione debitoria; il corrispettivo era inferiore di circa il 10% rispetto al valore di mercato dell’immobile accertato dal CTU; l’avvenuto pagamento del 10% del prezzo a mezzo assegno bancario era stato quietanzato in sede di compravendita, sebbene nel corso del giudizio da informazioni assunte presso la banca trattaria sia stato accertato che quell’assegno non era mai stato incassato, risultando ancora in circolazione, né l’acquirente ha fornito la prova di un pagamento alternativo; il residuo 90% doveva essere pagato con accollo interno, non liberatorio, del mutuo in essere in capo al venditore al momento della compravendita, sebbene sia oltretutto emerso che talune rate successive alla compravendita fossero state pagate direttamente dal venditore; quest’ultimo, inoltre, aveva rinunciato espressamente all’ipoteca legale, pur non avendo appunto ricevuto il prezzo; l’acquirente aveva trasferito la sua residenza nell’immobile oltre un anno dopo la compravendita e a giudizio instaurato). Tribunale Roma, 15 Marzo 2019.


Accertamento della paternità - Prova critica - Prova di rapporti sessuali tra la madre ed il presunto padre - Rilevanza indiziaria - Sussiste - Attitudine a costituire piena prova - Insussistenza - Fattispecie.
In tema di dichiarazione giudiziale della paternità, la prova dell'esistenza di rapporti sessuali tra il presunto padre e la madre, nel periodo di concepimento del bambino, assume un elevato rilievo indiziario ma, ai sensi del disposto di cui all'art. 269, comma 4, c.c., non è sufficiente a provare la paternità, occorrendo anche l'accertamento almeno di un ulteriore dato indiziario, che sia stato correttamente declinato dal giudice di merito nel suo nucleo essenziale, individuato senza decontestualizzazioni, per una complessiva ed univoca lettura. (Nella specie la S.C. ha ritenuto che l'ulteriore dato indiziario, oltre l'esistenza dei rapporti sessuali non protetti tra le parti, valorizzato dalla Corte territoriale, e consistente nel versamento di somme cospicue dal presunto padre alla madre, non fosse stato adeguatamente valutato dal giudice di secondo grado, il quale non aveva tenuto conto della giustificazione dei versamenti fornita, e neppure aveva consentito l'espletamento delle prove ematologiche, sebbene il presunto padre si fosse assoggettato ai necessari prelievi, a causa dell'omesso versamento dell'anticipo dell'onorario al consulente ad opera dalle parti, quantunque l'ordinamento attribuisca all'ausiliario gli strumenti per il recupero di quanto a lui dovuto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Marzo 2019, n. 7197.


Azione revocatoria fallimentare - Presupposto soggettivo dell'azione - "Scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - Conoscenza effettiva - Necessità - Desumibilità della stessa da elementi presuntivi - Condizioni - Incensurabilità in cassazione.
In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente deve essere effettiva, ma può essere provata anche con indizi e fondata su elementi di fatto, purché idonei a fornire la prova per presunzioni di tale effettività. La scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3854.


Azione revocatoria - Presupposto soggettivo dell'azione - "Scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - Conoscenza effettiva - Necessità - Desumibilità della stessa da elementi presuntivi - Condizioni - Incensurabilità in cassazione.
In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato di insolvenza da parte del terzo contraente deve essere effettiva, ma può essere provata anche con indizi e fondata su elementi di fatto, purché idonei a fornire la prova per presunzioni di tale effettività. La scelta degli elementi che costituiscono la base della presunzione ed il giudizio logico con cui dagli stessi si deduce l'esistenza del fatto ignoto costituiscono un apprezzamento di fatto che, se adeguatamente motivato, sfugge al controllo di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2019, n. 3854.


Presunzioni semplici - Deduzione del fatto da provare da quello noto - Criteri - Fattispecie in tema di donazione.
Nella prova per presunzioni, ai sensi degli artt. 2727 e 2729 c.c., non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che dal fatto noto sia desumibile univocamente quello ignoto, alla stregua di un giudizio di probabilità basato sull'"id quod plerumque accidit", sicché il giudice può trarre il suo libero convincimento dall'apprezzamento discrezionale degli elementi indiziari prescelti, purché dotati dei requisiti legali della gravità, precisione e concordanza. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il giudice di merito, in applicazione di tali principi, avesse correttamente qualificato come donazioni simulate alcune vendite poste in essere dalla "de cuius" a favore di un figlio, deponendo in tal senso l'inverosimiglianza del prezzo indicato, notevolmente inferiore a quello di mercato, l'esistenza di un decadimento fisico della alienante al momento delle apparenti vendite, nonché la mancata prova dell'effettiva percezione del corrispettivo delle vendite, della provenienza della provvista relativa agli assegni consegnati in pagamento e della capacità reddituale degli acquirenti). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 06 Febbraio 2019, n. 3513.


Cd. servitù di parcheggio – Utilizzo dell’area per il posteggio dell’auto.
E’ configurabile, per accordo delle parti, un diritto di uso di un’area per fine di parcheggio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 17 Dicembre 2018, n. 32579.


Comunione di una via privata costituita "ex collatione agrorum privatorum" - Accertamento - Regime della prova.
L'accertamento della comunione di una via privata, costituita "ex collatione agrorum privatorum", non è soggetto al rigoroso regime probatorio della rivendicazione, potendo tale comunione, al pari di ogni "communio incidens", dimostrarsi con prove testimoniali e presuntive, comprovanti l'uso prolungato e pacifico della strada da parte dei frontisti e la rispondenza della stessa alle comuni esigenze di comunicazione in relazione alla natura dei luoghi, con la conseguente necessità di una valutazione complessiva degli elementi, anche indiziari, addotti, al fine di stabilire l'effettiva destinazione della via alle esigenze comuni di passaggio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Novembre 2018, n. 30723.


Sanzioni Consob – Collocamento di prestito obbligazionario – Mancata valutazione dell’adeguatezza rispetto al cliente – Riprofilatura strumentale della clientela – Prova per presunzioni – Presunzioni gravi, precise e concordanti – Assenza.
Può essere fatta valere in Cassazione la violazione delle regole in tema di presunzioni e tale violazione è integrata ove il giudice dell’opposizione abbia ritenuto accertato l’illecito in relazione alla normativa sul collocamento di un prestito obbligazionario di una banca in assenza di un’apprezzabile pluralità di presunzioni in tal senso. (Eva Desana) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. II, 22 Ottobre 2018.


Lettera raccomandata di costituzione in mora - Produzione in giudizio di copia e dell'avviso di ricevimento - Presunzione di coincidenza tra la missiva ricevuta e quella prodotta - Sussistenza.
Ai fini dell'interruzione della prescrizione, la produzione in giudizio di copia della lettera di costituzione in mora unitamente all'avviso di ricevimento "ex adverso" della relativa raccomandata implica una presunzione di corrispondenza di contenuto tra la copia prodotta e la missiva ricevuta dalla controparte, salva la prova, a carico del destinatario, di avere ricevuto una missiva di contenuto diverso o un plico privo di contenuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Ottobre 2018, n. 24149.


Prova civile - Prove indiziarie - Elementi assunti a fonte di presunzione - Necessaria pluralità - Esclusione - Fondamento - Relativa valutazione del giudice di merito - Incensurabilità in sede di legittimità - Condizioni.
In tema di presunzioni semplici, gli elementi assunti a fonte di prova non devono essere necessariamente più d'uno, dovendo il requisito della "concordanza" ritenersi menzionato dalla legge solo in previsione di un eventuale ma non necessario concorso di più elementi presuntivi, e potendo, di conseguenza, il convincimento del giudice fondarsi anche su di un solo elemento, purché grave e preciso, la valutazione della rilevanza del quale, peraltro, non è sindacabile in sede di legittimità ove sorretta da motivazione adeguata e logicamente non contraddittoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 27 Luglio 2018, n. 19987.


Sanzioni Consob – Insider trading secondario – Prova per presunzioni – Necessità che il ragionamento presuntivo sia espresso in termini di consequenzialità sufficiente – Assenza.
Gli elementi valorizzati dalla Consob al fine di fondare un ragionamento presuntivo volto a provare il passaggio di un’informazione privilegiata dal preteso insider primario al preteso insider secondario debbono essere caratterizzati da conseguenzialità sufficiente, anche alla stregua di canoni di ragionevole probabilità. Conseguentemente va annullata la Delibera Consob che abbia ritenuto accertato l’illecito valorizzando elementi noti non sufficienti a fondare un siffatto ragionamento presuntivo. (Eva Desana) (riproduzione riservata) Appello Torino, 04 Luglio 2018.


Proprietà – Occupazione sine titulo di immobile – Azioni personali a difesa della proprietà – Azione di reintegrazione in forma specifica – Azione di restituzione – Natura – Onere della prova – Risarcimento del danno – Danno in re ipsa – Presunzione iuris tantum .
L’azione di restituzione di un immobile occupato sine titulo da un terzo, essendo diretta a ottenere la rimozione di una situazione lesiva del diritto di proprietà, non accompagnata dalla contestuale richiesta di declaratoria del diritto reale, esorbita dai limiti della negatoria servitutis e può assumere la veste dell'azione di reintegrazione in forma specifica di natura personale. Ne consegue che il proprietario che esperisca tale azione non è gravato dall’onere di provare il proprio diritto ma può limitarsi a dimostrare l’avvenuta consegna del bene in base ad un titolo e del successivo venir meno, per qualsiasi causa, di quest’ultimo ovvero ad allegare l’insussistenza ab origine di qualsiasi titolo legittimante l’occupazione del terzo.

Il danno da occupazione illegittima di un immobile è in re ipsa, in ragione dell'utilità normalmente conseguibile nell'esercizio delle facoltà di godimento e di disponibilità del bene insite nel diritto dominicale, e costituisce oggetto di una presunzione iuris tantum, che può essere superata ove si dimostri che il proprietario si è intenzionalmente disinteressato dell'immobile ed abbia omesso di esercitare su di esso ogni forma di utilizzazione; la relativa liquidazione può essere operata dal giudice sulla base di presunzioni semplici, con riferimento al cosiddetto danno figurativo, qual è il valore locativo del bene usurpato. (Nel caso di specie il Tribunale di Como, accertata la mancanza di un titolo legittimante l’occupazione da parte del convenuto dell’immobile attoreo e ravvisata la sussistenza del danno in re ipsa, non avendo il convenuto – rimasto contumace – fornito la prova contraria, ha provveduto a quantificare quest’ultimo sulla base dei listini OMI allegati in atti dalla parte attrice). (Curzio Fossati) (riproduzione riservata)
Tribunale Como, 28 Marzo 2018.


Azione revocatoria fallimentare - Stato di insolvenza del debitore - "Scientia decoctionis" da parte del convenuto - Nozione - Concreta situazione psicologica - Configurabilità - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Condizione professionale dell'"accipiens" e modalità del pagamento - Rilevanza.
In tema di elemento soggettivo dell'azione revocatoria fallimentare ex art. 67, comma 2, l.fall., la "scientia decoctionis" in capo al terzo, come effettiva conoscenza dello stato di insolvenza, è oggetto di apprezzamento del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato, potendosi formare il relativo convincimento anche attraverso il ricorso alle presunzioni, alla luce del parametro della comune prudenza ed avvedutezza e della normale ed ordinaria diligenza, con rilevanza peculiare della condizione professionale dell'"accipiens" e del contesto nel quale gli atti solutori si sono realizzati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2018, n. 3081.


Notariato - Responsabilità professionale - Art. 49 della l. notarile (nel testo fissato dalla l. n. 333 del 1976) - Acquisizione da parte del notaio della certezza dell'identità del sottoscrittore nel momento della attestazione - Convincimento del notaio sulla base di elementi idonei secondo la diligenza professionale - Formazione tramite presunzione - Ammissibilità - Accertamento del giudice di merito - Incensurabilità in cassazione - Condizioni - Fattispecie.
L’art. 49 della l. notarile (nel testo fissato dall’art. 1 della l. n. 333 del 1976) secondo il quale il notaio deve essere certo della identità personale delle parti e può raggiungere tale certezza, anche al momento dell’attestazione, con la valutazione di "tutti gli elementi" atti a formare il suo convincimento, contemplando, in caso contrario, il ricorso a due fidefacienti da lui conosciuti, va interpretato nel senso che il professionista, nell’attestare l’identità personale delle parti, deve trovarsi in uno stato soggettivo di certezza intorno a tale identità, conseguibile, senza la necessaria pregressa conoscenza personale delle parti stesse, attraverso le regole di diligenza, prudenza e perizia professionale e sulla base di qualsiasi elemento astrattamente idoneo a formare tale convincimento, anche di natura presuntiva, purché, in quest'ultimo caso, si tratti di presunzioni gravi, precise e concordanti; l'accertamento relativo è demandato al giudice del merito, il cui giudizio è incensurabile in cassazione se motivato in maniera congrua e logica.(Nella specie, la S.C., in applicazione del principio, ha ritenuto non congruamente motivata la decisione impugnata che aveva ritenuto assolti gli obblighi incombenti in capo al notaio per essersi lo stesso limitato ad esaminare i documenti di identità, facendo affidamento sull’interesse della Banca alla stipula del mutuo e sul significativo rapporto di fiducia tra la medesima e l’acquirente, ed a verificare l’esistenza di una procura speciale a vendere, rivelatasi poi falsa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 07 Dicembre 2017, n. 29321.


Fallimento – Opposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento – Impossibilità di far decorrere il termine breve – Applicazione analogica del termine ex art. 327 c.p.c. – Esclusione della decadenza dall'impugnazione in caso di mancata conoscenza del processo – Contumace – Prova della mancata conoscenza del processo mediante presunzioni – Ammissibilità.
Qualora, per la mancanza di notificazione o comunicazione al debitore della sentenza dichiarativa del suo fallimento non possa decorrere il termine breve di opposizione, di cui all'art. 18 l.fall. (nel testo emendato dalla sentenza della Corte Cost. 27 novembre 1980, n. 151 ed anteriore alle modifiche di cui al d.lgs. n. 5 del 2006), trova applicazione analogica l'art. 327 c.p.c. (nella versione anteriore alla l. n. 69 del 2009) non solo nella parte in cui commina il termine annuale di decadenza, ma anche nella disciplina del suo comma 2 con riguardo alla esclusione della decadenza dall'impugnazione nelle ipotesi ivi previste di mancata conoscenza del processo. Perché dunque il contumace possa evitare la decadenza dal diritto di proporre impugnazione per decorso del termine annuale, non è sufficiente, ai sensi dell'art. 327, comma 2, c.p.c., la sola nullità della notificazione, ma occorre anche la prova della mancata conoscenza del processo a causa di tale nullità, prova che spetta al contumace fornire e che può essere data anche tramite il ricorso a presunzioni. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Novembre 2017, n. 26427.


Rivendicazione di beni - Onere della prova a carico del terzo rivendicante - Sussistenza - Regole probatorie applicabili - Disciplina di cui all'art. 621 c.p.c. - Portata.
In tema di rivendicazione di beni mobili rinvenuti nella casa o nell'azienda del fallito ed acquisiti dal curatore, incombe sul ricorrente, ex art. 103 l.fall., l'onere di dare dimostrazione del proprio diritto sui medesimi beni, trovando applicazione il regime probatorio previsto dall'art. 621 c.p.c., che sebbene si riferisca espressamente soltanto alla prova per testimoni, trova applicazione anche alla prova presuntiva, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 2729 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2017.


Clausole assicurative claims made - Sindacato di meritevolezza - claims made impure o miste - Presunzione semplice di nullità.
Le clausole assicurative claims made c.d. impure sono presuntivamente nulle in quanto clausole atipiche non meritevoli di tutela. La presunzione di nullità è correlata alla presunzione di immeritevolezza ed è la conseguenza della compressione del periodo di retroattività: nelle clausole claims made pure il periodo di retroattività è illimitato, mentre nelle clausole impure o miste detto periodo di operatività retroattiva è del tutto assente o limitato a qualche anno, rendendo di fatto eccessivamente contratta la manleva assicurativa e sostanzialmente inutile la copertura assicurativa medesima. E’ sempre ammessa la prova contraria volta a superare la presunzione di nullità della clausola. (Paolo Fortina) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 29 Aprile 2017.


Azienda - Cessione - Responsabilità del cessionario per debiti futuri - Debito derivante dalla sopravvenuta inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.
La Prima sezione civile della corte di cassazione ha chiesto alle Sezioni Unite un intervento chiarificatore sulla questione se la cessione dell'azienda comporti comunque per il cessionario l'accollo dei debiti anche futuri di cui risultino i presupposti e, in particolare, dei debiti che nasceranno dalla sopravvenuta dichiarazione di inefficacia di pagamenti di crediti aziendali risultanti dalla documentazione contabile al momento della cessione dell'azienda.

Nell'ordinanza di rimessione si osserva che, secondo la giurisprudenza prevalente, «l'art. 58 del d.lgs. 10 settembre 1993, n. 385, nel prevedere il trasferimento delle passività al cessionario, in forza della sola cessione e del decorso del termine di tre mesi dalla pubblicità notizia di essa (secondo quanto previsto dal comma 2 dello stesso art. 58), e non la mera aggiunta della responsabilità di quest'ultimo a quella del cedente, deroga all'art. 2560 c.c., su cui prevale in virtù del principio di specialità» (Cass., sez. III, 26 agosto 2014, n. 18258, m. 632303) e comporta perciò il trasferimento anche dei debiti per sanzioni irrogate dopo la cessione per fatti commessi in precedenza (Cass., sez. IL 29 ottobre 2010, n. 22199, m. 614833).

Sennonché, se è indiscutibile che l'art. 58 legge bancaria prevede la liberazione del cedente alla scadenza del termine di tre mesi (Cass., sez. I, 3 maggio 2010, n. 10653, m. 613303), questa deroga non esclude affatto che quello previsto dall'art. 2560 c.c. sia un accollo cumulativo con trasferimento dei debiti al cessionario. E se nel caso della cessione bancaria è la legge a prevedere che ne consegua il trasferimento di tutte le situazioni soggettive attive e passive, non si vede perché un analogo effetto traslativo non debba aversi anche per le cessioni delle altre aziende commerciali, almeno quando sia l'atto di cessione a includere espressamente, come nel caso in esame, «tutte le situazioni attive e passive quali risultanti dalle scritture contabili regolarmente tenute». (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2016, n. 8090.


Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - "Scientia decoctionis" da parte del terzo contraente - Conoscenza effettiva - Necessità - Desumibilità da elementi presuntivi - Limiti - Pluralità di protesti - Distribuzione dell'onere della prova tra curatore e creditore.
In tema di revocatoria fallimentare, la conoscenza dello stato d'insolvenza dell'imprenditore da parte del terzo contraente, che deve essere effettiva e non meramente potenziale, può essere provata dal curatore, su cui incombe il relativo onere, tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, ex artt. 2727 e 2729 c.c., desumibili anche dall'esistenza di protesti cambiari, in forza del loro carattere di anomalia rispetto al normale adempimento dei debiti d'impresa. Ne consegue che l'avvenuta pubblicazione di una pluralità di protesti può assumere rilevanza presuntiva tale da esonerare il curatore dal provare che gli stessi fossero noti al convenuto in revocatoria, su quest'ultimo risultando, in tal caso, traslato l'onere di dimostrare il contrario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2016, n. 526.


Azione di responsabilità ex art. 146 l.f. e concorso del terzo.
La responsabilità risarcitoria del terzo extraneus per il concorso attivo nell’illecito perpetrato dagli amministratori di una società fallita, pur in assenza di una prova diretta del coinvolgimento del terzo, può fondarsi sugli elementi indiziari dotati di univocità e concordanza in quanto idonei a fondare un corretto ragionamento presuntivo del giudice ai sensi dell’art. 2729 c.c.. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 16 Luglio 2015.


Intermediazione finanziaria – Comportamento illecito del promotore finanziario – Appropriazione del denaro contante ricevuto dal cliente con la prospettiva di investirlo in prodotto finanziario rivelatosi inesistente – Prova della consegna del denaro – Presenza di indizi gravi, precisi e concordanti – Sufficienza.
In materia di intermediazione finanziaria, allorché si imputi al promotore finanziario di essersi appropriato del denaro contante consegnatogli a più riprese dal cliente, approfittando del rapporto fiduciario col medesimo, con la prospettiva di impiegarlo nell’acquisto di strumento finanziario rivelatosi inesistente, la consegna delle dette somme può ritenersi provata in base ad una serie di circostanze gravi, precise e concordanti quali: 1) una missiva riferibile al promotore e diretta al deceptus contenente l’esplicito riferimento all’inesistente strumento finanziario e l’indicazione delle modalità con cui le consegne di contante sarebbero dovute avvenire; 2) una serie di documentati prelievi di denaro da parte del cliente presso gli sportelli di un istituto di credito; 3) una serie di ricevute di versamento redatte sui moduli intestati alla banca, sottoscritte dal promotore e rilasciate al cliente, recanti date e importi pressoché coincidenti con le date e gli importi dei prelievi effettuati; 4) falsi rendiconti verosimilmente predisposti dal promotore infedele che affermano esser stato sottoscritto l’inesistente strumento finanziario per un valore nominale pressoché coincidente con l’ammontare dei prelievi e delle ricevute predetti; 5) una delibera Consob che dispone la radiazione del medesimo promotore finanziario dal relativo albo per fatti precedenti e analoghi e quelli descritti in citazione; 6) il non essersi presentato il promotore finanziario a rendere l’interrogatorio formale deferitogli sui fatti addebitatigli. (Alessio Pottini) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 22 Dicembre 2014.


Prove atipiche - Configurabilità - Casistica - Scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale - Atti dell’istruttoria penale o amministrativa - Verbali di prove espletati in altri giudizi - Sentenze rese in altri giudizi civili o penali - Perizie stragiudiziali - Chiarimenti resi al CTU, informazioni da lui assunte e risposte eccedenti il mandato - CTU rese in altri giudizi.
L’elencazione delle prove civili contenuta nel codice di rito non è tassativa, e quindi devono ritenersi ammissibili le prove atipiche, la cui efficacia probatoria è quella di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Sono prove atipiche gli scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale; gli atti dell’istruttoria penale o amministrativa; i verbali di prove espletati in altri giudizi; le sentenze rese in altri giudizi civili o penali, comprese le sentenze di patteggiamento; le perizie stragiudiziali; i chiarimenti resi al CTU, le informazioni da lui assunte, le risposte eccedenti il mandato e le CTU rese in altri giudizi fra le stesse od altre parti. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 01 Dicembre 2014.


Fatto illecito – Lesione arrecata a persona di sesso maschile – Lavoro domestico – Esclusione secondo “l’ordine naturale delle cose” – Palese e grave contraddittorietà – Sussiste .
E’ viziata da motivazione contraddittoria la decisione che si fondi sul principio di diritto nel senso che: «non rientra nell'ordine naturale delle cose che il lavoro domestico venga svolto da un uomo». La prima ragione di illogicità è che (a prescindere da qualsiasi considerazione circa l'esistenza o meno d'un ordine "naturale" delle cose: felix qui potuit rerum cognoscere causas) non è certo madre natura a stabilire i criteri di riparto delle incombenze domestiche tra i coniugi. Tale riparto è ovviamente frutto di scelte soggettive e di costumi sociali. La seconda ragione di illogicità consiste nel fatto che l'affermazione è contraria al fondamentale principio giuridico di parità e pari contribuzione dei coniugi ai bisogni della famiglia, sancito dall'art. 143 c.c., commi 1 e 3: ed in mancanza di prove contrarie è ragionevole presumere che i cittadini conformino la propria vita familiare ai precetti normativi, piuttosto che il contrario. La terza ragione di illogicità consiste nel fatto che secondo l'id quod plerumque accidit qualunque persona non può fare a meno di occuparsi di una certa aliquota del lavoro domestico: non foss'altro per quanto attiene le proprie personali esigenze. Pertanto dal fatto noto che una persona sia rimasta vittima di lesioni che l'abbiano costretta ad un lungo periodo di rilevante invalidità, è possibile risalire al fatto ignorato che a causa dell'invalidità non abbia potuto attendere al ménage familiare. Il principio di diritto qui censurato capovolge, invece, tale deduzione logica, assumendo che dal fatto noto del sesso (maschile) dell'infortunato fosse possibile risalire al fatto ignorato che egli si disinteressasse completamente di qualsiasi attività domestica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 18 Novembre 2014, n. 24471.


Fondo patrimoniale – Bisogni della famiglia – Accertamento.
In tema di fondo patrimoniale ed esecuzione sui beni oggetto dello stesso, il disposto dell’art. 170 c.c., per il quale detta esecuzione non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei alla famiglia, va inteso non in senso restrittivo, vale a dire con riferimento alla necessità di soddisfare l’indispensabile per l’esistenza della famiglia, bensì nel senso di ricomprendere in tali bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 11 Luglio 2014, n. 15886.


Prove atipiche – Configurabilità – Casistica – Scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale – Atti dell’istruttoria penale o amministrativa – Verbali di prove espletati in altri giudizi – Sentenze rese in altri giudizi civili o penali – Perizie stragiudiziali – Chiarimenti resi al CTU, informazioni da lui assunte e risposte eccedenti il mandato – CTU rese in altri giudizi.
L’elencazione delle prove civili contenuta nel codice di rito non è tassativa, e quindi devono ritenersi ammissibili le prove atipiche, la cui efficacia probatoria è quella di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Sono prove atipiche gli scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale; gli atti dell’istruttoria penale o amministrativa; i verbali di prove espletati in altri giudizi; le sentenze rese in altri giudizi civili o penali, comprese le sentenze di patteggiamento; le perizie stragiudiziali; i chiarimenti resi al CTU, le informazioni da lui assunte, le risposte eccedenti il mandato e le CTU rese in altri giudizi fra le stesse od altre parti. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 02 Luglio 2014.


Responsabilità degli amministratori - Dissesto della società - Determinazione del danno - Criterio della differenza tra attivo e passivo - Inversione dell'onere della prova - Rimessione della questione alle Sezioni unite - Impossibilità di dimostrare l'entità del danno a causa di un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato..
La prima sezione civile della Corte di cassazione ha ritenuto necessario rimettere alle Sezioni unite la questione se nei giudizi di responsabilità degli amministratori, sia corretto, in mancanza di prova contraria, quantificare il danno ricorrendo allo sbilancio tra attivo e passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'ordinanza che si segnala, indica la soluzione offerta dalla Corte con la sentenza n. 11316/2003, secondo la quale, in tema di responsabilità professionale del medico chirurgo, la difettosa tenuta da parte del professionista della cartella clinica consente, ove risulti provata la idoneità della condotta del medico a provocare l'evento lesivo, il ricorso alla presunzione (circa la sussistenza del nesso eziologico), come in ogni altro caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato, tenuto conto del rilievo che assume nel quadro dei principi in ordine alla distribuzione dell'onere della prova, la "vicinanza della prova" stessa, cioè la effettiva possibilità per l'una o per l'altra parte di offrirla. La Corte segnala che questo criterio, il quale da un lato non appare estraneo all'ambito tematico specifico della responsabilità degli amministratori, merita ulteriori approfondimenti onde verificarne i limiti di applicabilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 Giugno 2014, n. 12366.


Prove atipiche - Configurabilità - Casistica - Scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale - Atti dell’istruttoria penale o amministrativa - Verbali di prove espletati in altri giudizi - Sentenze rese in altri giudizi civili o penali - Perizie stragiudiziali - Chiarimenti resi al CTU, informazioni da lui assunte e risposte eccedenti il mandato - CTU rese in altri giudizi..
Pur mancando nell’ordinamento civilistico una norma generale quale quella dell’art. 189 c.p.p. nel processo penale, tuttavia, l’assenza di una norma di chiusura nel senso dell’indicazione del numerus clausus delle prove, l’oggettiva estensibilità contenutistica del concetto di produzione documentale, l’affermazione del diritto alla prova ed il correlativo principio del libero convincimento del giudice, escludono che l’elencazione delle prove nel processo civile sia tassativa, e fanno ritenere quindi ammissibili le prove atipiche, con efficacia probatoria di presunzioni semplici ex art. 2729 c.c. od argomenti di prova. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Sono prove atipiche gli scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale; gli atti dell’istruttoria penale o amministrativa; i verbali di prove espletati in altri giudizi; le sentenze rese in altri giudizi civili o penali, comprese le sentenze di patteggiamento; le perizie stragiudiziali; i chiarimenti resi al CTU, le informazioni da lui assunte, le risposte eccedenti il mandato e le CTU rese in altri giudizi fra le stesse od altre parti. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 23 Maggio 2013.


Fallimento - Contratti stipulati dal fallito - Azione proposta dal curatore fallimentare in rappresentanza di quest'ultimo per il recupero di un suo credito - Eccezione di pagamento sollevata dalla controparte - Quietanza - Dimostrazione della sua simulazione da parte del curatore - Prova testimoniale - Ammissibilità - Esclusione.
In tema di simulazione, il curatore del fallimento che agisca in rappresentanza del fallito (nella specie per ottenere il pagamento di un residuo suo credito derivante da un contratto di appalto concluso dall'imprenditore "in bonis"), e non della massa dei creditori, non può provare per testimoni la simulazione della quietanza di pagamento rilasciata dal primo alla controparte contrattuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Marzo 2013, n. 7263.


Fallimento - Appalto - Corrispettivo - Pagamento - Simulazione - Quietanza - Opponibilità al curatore del sopravvenuto fallimento dell'appaltatore - Data certa - Necessità.
In tema di simulazione, la quietanza priva di data certa non è opponibile al curatore del fallimento che agisca per il recupero del corrispondente credito sorto in favore dell'imprenditore "in bonis", assumendone la simulazione del relativo pagamento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 22 Marzo 2013, n. 7263.


Procedimento civile – Esecuzione forzata – Pignoramento dei beni nella casa del genitore del debitore, con lo stesso convivente – Opposizione del terzo-genitore all'esecuzione – Divieto di provare per presunzioni semplici il diritto di proprietà del terzo opponente anche quando l'esistenza di tale diritto sia resa verosimile dal rapporto di convivenza fra terzo-genitore e figlio debitore esecutato – Denunciata violazione del principio di eguaglianza e del diritto di difesa – Insufficiente motivazione sulla rilevanza – Manifesta inammissibilità della questione..
È manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 621 cod. proc. civ. e 2729 cod. civ., censurato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui vieta la prova per presunzioni semplici, anche quando l'esistenza del diritto di proprietà del terzo opponente all'esecuzione dei beni pignorati sia resa verosimile dal rapporto di convivenza fra terzo-genitore e figlio debitore esecutato. Infatti, il rimettente non ha sufficientemente motivato in ordine alla rilevanza della questione, posto che nel giudizio a quo il creditore non ha sollevato eccezioni in merito alla prova per presunzioni su cui era articolata la difesa dell'opponente, con la conseguenza che, senza l'eccezione di parte, detta prova è ammissibile e la causa può essere decisa sulla base di essa. Corte Costituzionale, 02 Aprile 2009, n. 95.