Codice Civile


LIBRO SESTO
Della tutela dei diritti
TITOLO V
Della prescrizione e della decadenza
CAPO I
Della prescrizione
SEZIONE IV
Del termine della prescrizione
PARAGRAFO 2
Delle prescrizioni brevi

Art. 2948

Prescrizione di cinque anni
TESTO A FRONTE

I. Si prescrivono in cinque anni:

1) le annualità delle rendite perpetue o vitalizie;

1-bis) il capitale nominale dei titoli di Stato emessi al portatore;

2) le annualità delle pensioni alimentari;

3) le pigioni delle case, i fitti dei beni rustici e ogni altro corrispettivo di locazioni;

4) gli interessi e, in generale, tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi;

5) le indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro.


GIURISPRUDENZA

Riscossione mediante ruolo e coattiva – Entrate tributarie dello Stato – Prescrizione.
La prescrizione quinquennale trova piena operatività con riguardo a tutti gli atti, in qualsiasi modo denominati, di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva, inclusi dunque anche i crediti relativi ad entrate tributarie dello Stato nonchè le sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie.

La ratio di questa interpretazione si fonda nel principio secondo cui il termine entro il quale deve essere fatta valere l'obbligazione principale tributaria e quello relativo a quella accessoria, ovvero la sanzione nel caso di specie, deve essere unitario.

Sarebbe, infatti, [?] nell'ambito della stessa materia dei diritti camerali, prevedere termini quinquennali per le sanzioni e termini decennali per i diritti camerali dalla cui violazione conseguono le sanzioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. V, tributaria, 25 Maggio 2021, n. 14244.


Rapporto di agenzia - Indennità sostitutiva del preavviso - Prescrizione quinquennale - Applicabilità - Fondamento.
In tema di contratto di agenzia, l'indennità sostitutiva del preavviso, spettante all'agente al momento della cessazione del rapporto, è assoggettata alla prescrizione quinquennale ex art. 2948, n. 5, c.c. e non all'ordinario termine decennale, in ragione dell'esigenza di evitare le difficoltà probatorie derivanti dall'eccessiva sopravvivenza dei diritti sorti in occasione della chiusura del rapporto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 21 Maggio 2021, n. 14062.


Filiazione naturale – Riconoscimento giudiziale della paternità – Obbligo di mantenimento – Retroattività – Prescrizione – Responsabilità per inadempimento degli obblighi genitoriali – Prova del danno – Valutazione equitativa.
Il genitore che, omettendo il riconoscimento, obbliga il figlio ad intraprendere l’azione giudiziale per l’accertamento del rapporto di filiazione non può giovarsi del conseguente ritardo: ne deriva che la prescrizione del diritto al mantenimento non decorre dalla nascita, ma dal momento dell’accertamento giudiziale della paternità (o maternità). Tuttavia, poiché la prestazione degli alimenti in favore dei figli costituisce un’obbligazione di durata, il termine quinquennale per la prescrizione non decorre unitariamente, bensì dalla data delle singole scadenze in relazione alle quali sorge l’interesse a ciascun adempimento.

Premesso che la sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento, essa comporta per il genitore l’adempimento degli obblighi derivanti dalla filiazione legittima, compreso l’obbligo di mantenimento il quale ha efficacia retroattiva.

Il dovere di mantenere, istruire ed educare i figli sussiste per il solo fatto di averli generati, e non viene meno neppure per il fatto che l’altro genitore abbia provveduto integralmente alle esigenze dei figli. L’inadempimento di quegli obblighi costituisce un illecito civile riconducibile nell’alveo delle previsioni dell’art.2043 c.c., con la conseguente esperibilità, laddove determini la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, dell’azione per il ristoro del danno non patrimoniale.

Il danno da privazione della figura paterna determina una grave lesione della sfera dei diritti della persona tutelati dalle previsioni costituzionali, e può essere provato attraverso il ricorso a presunzioni semplici nonché attraverso il ricorso a nozioni di comune esperienza. Esso deve essere quantitativamente determinato con il criterio equitativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 04 Luglio 2017.


Cooperativa edilizia – Esclusione del socio prima dell’assegnazione dell’immobile concessogli – Obbligo di corresponsione dell’indennità di occupazione – Natura giuridica – Applicabilità della prescrizione decennale – Correlativo obbligo di restituzione del prezzo pagato dal socio.
La delibera di esclusione è idonea a produrre l’effetto dello scioglimento del sodalizio sociale fra la cooperativa e il socio, per cui sin da allora sorge il diritto conseguente all’indennizzo per occupazione.
Non può ritenersi applicabile la prescrizione speciale ex art.2948 n.3 c.c., posto che essa si applica solo per le obbligazioni che ab origine sorgono come canoni. Invece il fondamento giuridico della domanda di pagamento dell’indennizzo risiede nelle restituzioni che devono seguire allo scioglimento di un contratto di cooperativa edilizia: non potendosi restituire l’avvenuto godimento del bene da parte del socio inadempiente, il suo equipollente risiede inevitabilmente nel suo equivalente monetario. Solo ai fini della quantificazione si fa ricorso poi all’istituto del canone figurativo: i due profili vanno però tenuti distinti.
Il credito da restituzione del godimento è poi unitario, nel senso che sorgendo nella sua interezza dalla avvenuta delibera di esclusione, non può che riguardare tutto il periodo in cui la detenzione dei beni risultava, pur se una ragione sopravvenuta, indebita. Ma è garantita anche la restituzione delle somme versate dal socio escluso nell’eguale periodo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Taranto, 26 Maggio 2016.


Opposizione all’esecuzione ex art. 615, 2° comma, c.p.c. - Opposizione all’atto di pignoramento dei crediti verso terzi art. 72 bis D.P.R. 602/1973 - Sospensione procedura esecutiva esattoriale -  Sussistenza periculum e fumus - Prescrizione quinquennale della cartella di pagamento.
La cartella di pagamento non ha la medesima natura giuridica della sentenza e non è titolo giudiziale. Pertanto il termine di prescrizione è regolato dal termine prescrizionale del credito in essa portato. Ne consegue che l’art. 2953 C.C. è applicabile solo laddove il diritto di credito sia divenuto definitivo in seguito ad una pronuncia giurisdizionale passata in giudicato, diversamente dovrà applicarsi la prescrizione breve. (Stanislao Capone) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti, 09 Dicembre 2015.


Contratto di mutuo - Prescrizione dei ratei e dei relativi interessi - Prescrizione quinquennale di cui all'articolo 2948 n. 4 c.c. - Esclusione..
La prescrizione quinquennale, prevista dall’art. 2948 n. 4 c.c., opera con riguardo ai debiti che devono essere soddisfatti periodicamente ad anno, od in termini più brevi, mentre resta esclusa dalla previsione della citata norma l’ipotesi di debito unico, rateizzato in più versamenti periodici. La prescrizione quinquennale non si applica, quindi, ai ratei di mutuo fondiario ed ai relativi interessi, non trattandosi di prestazioni periodiche dovute ad un’unica causa continuativa, bensì degli adempimenti parziali dell’unico debito derivante dal mutuo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 30 Novembre 2012.