Codice Civile


LIBRO PRIMO
Delle persone e della famiglia
TITOLO IX
Della potestà dei genitori

Art. 316

Esercizio della potestà dei genitori (1)
TESTO A FRONTE

I. Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che é esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore.

II. In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei.

III. Il giudice, sentiti i genitori e disposto l'ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell'interesse del figlio e dell'unità familiare. Se il contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l'interesse del figlio.

IV. Il genitore che ha riconosciuto il figlio esercita la responsabilità genitoriale su di lui. Se il riconoscimento del figlio, nato fuori del matrimonio, è fatto dai genitori, l'esercizio della responsabilità genitoriale spetta ad entrambi.

V. Il genitore che non esercita la responsabilità genitoriale vigila sull'istruzione, sull'educazione e sulle condizioni di vita del figlio.



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(1) L'art. 39, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154, ha sostituito l'articolo con effetto dal 7 febbraio 2014. Il testo dell'articolo sostituito recitava: «Esercizio della potestà dei genitori. I. Il figlio è soggetto alla potestà dei genitori sino all'età maggiore o alla emancipazione. II. La potestà è esercitata di comune accordo da entrambi i genitori. III. In caso di contrasto su questioni di particolare importanza ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice indicando i provvedimenti che ritiene più idonei. IV. Se sussiste un incombente pericolo di un grave pregiudizio per il figlio, il padre può adottare i provvedimenti urgenti ed indifferibili. V. Il giudice, sentiti i genitori ed il figlio, se maggiore degli anni quattordici, suggerisce le determinazioni che ritiene più utili nell'interesse del figlio o dell'unità familiare. Se il contrasto permane, il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo caso, ritiene il più idoneo a curare l'interesse del figlio».

GIURISPRUDENZA

Tribunale per i minorenni - Procedimento ex art. 330 c.c. - Successiva proposizione avanti al tribunale ordinario di domanda ex art.316 c.c. - Attrazione della competenza da parte del tribunale per i minorenni - Esclusione - Fondamento.
La proposizione, ex art. 316 c.c., avanti al tribunale ordinario da parte di uno dei genitori di una domanda per l'affidamento esclusivo di un minore, ai sensi degli artt. 337 quater e 316 bis c.c., nella pendenza avanti al tribunale per i minorenni di un procedimento per la decadenza dalla responsabilità genitoriale dell'altro genitore, pur escludendo l'attrazione al tribunale ordinario del procedimento "de potestate", in quanto anteriormente instaurato, non determina l'attrazione della competenza sul procedimento per l'affidamento del figlio al tribunale minorile, senza che rilevi la circostanza che, nella specie, l'oggetto della domanda, proposta ai sensi dell'art. 316 c.c., sia costituito unicamente dall'adozione dei provvedimenti nell'interesse della prole, poichè il carattere tassativo delle competenze attribuite al tribunale per i minorenni e la mancata previsione di una "vis attractiva" in favore dello stesso, impongono di ritenere che il giudizio successivamente promosso dinanzi al tribunale ordinario resti attribuito alla sua competenza, ferma restando la necessità di tener conto nell'adozione dei provvedimenti nell'interesse della prole delle determinazioni assunte dal giudice specializzato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 Giugno 2021, n. 16340.


Affidamento del figlio - Interesse del minore - Valutazione - Individuazione del genitore più idoneo - Criteri - Apprezzamento del giudice di merito - Sindacabilità in cassazione - Limiti.
In materia di affidamento dei figli minori, il giudice deve attenersi al criterio fondamentale rappresentato dall'esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo il pregiudizio derivante dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore. L'individuazione di tale genitore deve essere fatta sulla base di un giudizio prognostico circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio, che potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riguardo alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché sull'apprezzamento della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell'ambiente che è in grado di offrire al minore. La questione dell'affidamento della prole è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice di merito, il quale, ove dia sufficientemente conto delle ragioni della decisione adottata, esprime un apprezzamento di fatto non suscettibile di censura in sede di legittimità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 04 Novembre 2019, n. 28244.


Conflitto genitoriale sull'educazione religiosa del minore - Provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti di libertà dei genitori - Possibilità - Condizioni - Osservazione e ascolto del minore - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
In tema di affidamento dei figli minori, il criterio fondamentale cui deve attenersi il giudice nel fissarne le relative modalità di esercizio è quello del superiore interesse della prole, atteso il diritto preminente dei figli ad una crescita sana ed equilibrata. Ne consegue che, in caso di conflitto genitoriale sull'educazione religiosa del minore, possono essere adottati anche provvedimenti contenitivi o restrittivi dei diritti individuali di libertà religiosa dei genitori purché intervengano all'esito di un accertamento in concreto, basato sull'osservazione e sull'ascolto del minore, dell'effettiva possibilità che l'esercizio di tali diritti possa compromettere la salute psico-fisica o lo sviluppo dei figli minori. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione di merito che aveva inibito alla madre, convertitasi alla fede geovista, d'impartire al figlio insegnamenti contrastanti con quelli della la religione cattolica, basando il giudizio solo su astratte valutazioni delle due religioni e dando rilievo all'iniziale trasmissione al figlio, da parte di entrambi i genitori, della fede cattolica come religione comune della famiglia, senza svolgere alcun accertamento in concreto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Agosto 2019, n. 21916.


Affidamento condiviso - Deroghe - Motivazione - Necessità - Requisiti - Oggettiva distanza tra i luoghi di residenza dei genitori - Rilevanza - Esclusione

Figlio di genitori non coniugati - Affidamento condiviso - Conflittualità tra i genitori - Rilevanza ai fini dell'affidamento esclusivo - Condizioni - Limiti
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In tema di affidamento dei figli nati fuori del matrimonio, alla regola dell'affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti "pregiudizievole per l'interesse del minore", con la duplice conseguenza che l'eventuale pronuncia di affidamento esclusivo dovrà essere sorretta da una motivazione non più solo in positivo sulla idoneità del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneità educativa ovvero manifesta carenza dell'altro genitore, e che l'affidamento condiviso non può ragionevolmente ritenersi precluso dalla oggettiva distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori, potendo detta distanza incidere soltanto sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore.

La mera conflittualità riscontrata tra i genitori non coniugati, che vivono separati, non preclude il ricorso al regime preferenziale dell'affidamento condiviso dei figli ove si mantenga nei limiti di un tollerabile disagio per la prole, mentre può assumere connotati ostativi alla relativa applicazione, ove si esprima in forme atte ad alterare e a porre in serio pericolo l'equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli, e, dunque, tali da pregiudicare il loro interesse. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 06 Marzo 2019, n. 6535.


Procedura per la regolamentazione dei rapporti patrimoniali e personali tra i genitori ed i figli nati fuori dal matrimonio - Istanza di anticipazione dell'udienza già fissata - Presupposti - Gravi motivi - Sussistono.
Va accolta l'istanza di anticipazione dell'udienza, già in precedenza fissata per la comparizione delle parti dinanzi al giudice delegato, in presenza di circostanze di fatto gravi (nel caso di specie la madre non permetteva al padre di vedere il minore ed aveva usato violenza verso il padre, in presenza del minore). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 20 Novembre 2017.


Procedimento civile – Azione ex art. 263 c.c. Impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità – Domanda relativa all'esercizio della responsabilità genitoriale – Inammissibile.
Deve dichiararsi inammissibile nel presente giudizio la domanda svolta dalla madre in relazione all’esercizio della responsabilità genitoriale paterna. Tale domanda è estranea al presente giudizio, come la difesa della madre non poteva non sapere e come evidenziato alla stessa dal Giudice Istruttore da ultimo all’udienza di precisazione delle conclusioni.  E' la stessa madre che dà atto di avere proposto ricorso ex artt. 316 c.c. e 337quater c.c. per ottenere l’affido esclusivo della figlia. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 10 Maggio 2017.


Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Percorsi di mediazione, psicologici e di sostegno alla genitorialità – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Sussiste.
In attesa dello svolgimento del percorso di mediazione intrapreso dalle parti, del percorso di psicoterapia della madre, del percorso psicologico del padre e del percorso di sostegno alla genitorialità iniziato da entrambi, il padre ha il diritto ad incontrare la figlia  al fine di evitare il rischio di un pregiudizio per la minore. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Marzo 2017.


Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Regolamentazione visite padre-figlia – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Incontri in spazio neutro – Sussiste.
Il padre ha il diritto ad incontrare la figlia in uno spazio neutro al fine di evitare il rischio di un pregiudizio per la minore, la quale sin dalla nascita non ha una relazione con il padre. I Servizi Sociali territorialmente competenti dovranno predisporre gli incontri con cadenza all’inizio quindicinale e modulando nel proseguo le modalità ed i tempi in relazione allo sviluppo e all’esito degli accertamenti disposti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Marzo 2017.


Procedimento ex art. 316 c.c. e ss. (Regolamento dei figli nati fuori dal matrimonio) – Provvedimenti provvisori – Regolamentazione visite padre-figlia – Diritto del padre ad incontrare la figlia – Incontri con l’aiuto di un educatore privato – Sussiste.
Nelle more dell’attivazione degli incontri in spazio neutro da parte dei Servizi Sociali territorialmente competenti, il padre ha il diritto ad incontrare la figlia secondo le modalità indicate da un educatore privato, scelto di comune accordo dalle parti e con ripartizione al 50% delle relative spese. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 24 Marzo 2017.


Famiglia - Potestà dei genitori - Responsabilità genitoriale - Competenza giurisdizionale - Criterio determinativo - Residenza abituale del minore - Nozione - Fattispecie.
In tema di responsabilità genitoriale, al fine di stabilire la competenza giurisdizionale, occorre dare rilievo - per principio generale - al criterio della residenza abituale del minore al momento della domanda, intendendo come tale il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale, e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto. (Nella specie, applicando l'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito, per la quale doveva considerarsi abitualmente residente in Brasile il minore che vi aveva vissuto fra i tre e i sei anni di età, periodo intensamente relazionale, con un intervallo di appena sei mesi, trascorso in Italia). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 Settembre 2016, n. 17676.


Responsabilità genitoriale - Competenza giurisdizionale - Criterio determinativo - Residenza abituale del minore - Nozione - Fattispecie.
In tema di responsabilità genitoriale, al fine di stabilire la competenza giurisdizionale, occorre dare rilievo - per principio generale - al criterio della residenza abituale del minore al momento della domanda, intendendo come tale il luogo del concreto e continuativo svolgimento della vita personale, e non quello risultante da un calcolo puramente aritmetico del vissuto. (Nella specie, applicando l'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito, per la quale doveva considerarsi abitualmente residente in Brasile il minore che vi aveva vissuto fra i tre e i sei anni di età, periodo intensamente relazionale, con un intervallo di appena sei mesi, trascorso in Italia). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 18 Marzo 2016, n. 5418.


Figli nati fuori da matrimonio – Minore in tenera età (nel caso di specie: 2 anni) – Presunzione di non idoneità del padre ad occuparsene come la madre – Esclusione

Figli nati fuori da matrimonio – Provvedimenti provvisori – Ammissibilità – Sussiste
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Solo esercitando il ruolo genitoriale un genitore matura e affina le proprie competenze genitoriali; il fatto che, al cospetto di una bimba di due anni, un padre non sarebbe in grado di occuparsene, è una conclusionale fondata su un pregiudizio che confina alla diversità (e alla mancanza di uguaglianza) il rapporto che sussiste tra i genitori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In materia di figli nati fuori da matrimonio, nel procedimento ex art. 316 comma IV c.c., il Tribunale può assumere provvedimenti provvisori ai quali va riconosciuta una finalità urgente e temporanea, rispondente all’esigenza di approntare per il minore un assetto di vita tutelante e rispettoso dei suoi bisogni primari, in vista di statuizioni definitive. L’ammissibilità dei provvedimenti provvisori, nel rito ex artt. 38 disp. att. c.c. e 737 c.p.c. discende da una interpretazione costituzionalmente orientata e more communitario del combinato disposto delle due norme. Il potere di disporre misure interlocutorie, nella fattispecie, rientra nell’ambito della tutela cautelare latu sensu intesa: sono state, infatti, le stesse Sezioni Unite (Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 26 aprile 2013, n. 10064) a chiarire (seppure nel rito della separazione/divorzio) che i provvedimenti cd. provvisori hanno natura cautelare. Ebbene, la ratio ispiratrice della tutela cautelare è ravvisabile nell’esigenza di evitare che la durata del processo si risolva in un pregiudizio per la parte che dovrebbe vedere riconosciute le proprie ragioni (Corte cost. sentenze n. 26 del 2010, n. 144 del 2008 e n. 253 del 1994). Le misure cautelari a contenuto anticipatorio o conservativo, hanno, dunque, funzione strumentale all’effettività della stessa tutela giurisdizionale, sicché sono legate a doppio filo al diritto fondamentale garantito dall’art. 24, secondo comma, Cost. «in ogni stato e grado del procedimento» (Corte cost. sentenza 23 luglio 2010 n. 281) e non possono, quindi, essere precluse o negate in un contesto in cui garantiscono la stessa vitalità del “diritto”. Peraltro, la tutela cautelare, in quanto preordinata ad assicurare l'effettività della tutela giurisdizionale, in particolare a non lasciare vanificato l'accertamento del diritto, è uno strumento fondamentale e inerente a qualsiasi sistema processuale, «anche indipendentemente da una previsione espressa» (Corte di giustizia delle Comunità Europee, sentenza del 19 giugno 1990, causa C-213/89, Factortame). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 14 Gennaio 2015.


Conflitti genitoriali – Cd. sindrome di alienazione genitoriale (PAS) – Fondamento scientifico – Esclusione – Conseguenze sul processo – Accertamenti peritali per accertare la Pas – Inammissibilità.
La cd. sindrome di alienazione genitoriale (P.A.S.) è priva di fondamento sul piano scientifico (Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 marzo 2013 n. 7041), così come si appura dallo sfoglio della letteratura scientifica di settore (da ultimo v. DSM-V). Ne consegue che il comportamento del genitore che sia “alienante” può rilevare sotto altri e diversi profili ma non come “patologia” del minore (non comprendendosi, peraltro, perché se “litigano” i genitori, gli accertamenti diagnostici debbano essere condotti su chi il conflitto lo subisce e non su chi lo crea: v. Trib. Varese, 1 luglio 2010). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 13 Ottobre 2014.


Figli nati fuori dal matrimonio – Provvedimenti provvisori assunti dal Collegio in attesa della decisione conclusiva – Reclamabilità – Inammissibilità – Sussiste.
In materia di figli nati fuori dal matrimonio, nel procedimento ex art. 316, comma 4, c.c., il tribunale può assumere provvedimenti provvisori ai quali va riconosciuta una finalità urgente e temporanea, rispondente all’esigenza di approntare per il minore un assetto di vita tutelante e rispettoso dei suoi bisogni primari, in vista di statuizioni definitive. Il provvedimento che contenga statuizioni provvisorie, in quanto emesso in via interinale, non è suscettibile di immediata impugnazione, difettando di autonomia decisoria e inserendosi, dato il sottolineato carattere di provvisorietà e mera strumentalità, nel più ampio e complesso procedimento di merito inteso alle declaratorie finali, le quali sono le uniche avverso le quali è esperibile il rimedio del reclamo ex art. 739 c.p.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Appello Milano, 01 Ottobre 2014.


Rilascio di titolo valido per l’espatrio in favore di minore – Contraddittorio – Necessità – Sussiste – Condizioni – Limiti.
In materia di rilascio, in favore del minore, di titolo valido per l’espatrio, in difetto di consenso dell’altro genitore, perché ad esempio irreperibile, il genitore convivente deve: o attivarsi per ottenere un provvedimento di affidamento esclusivo o superesclusivo della prole, ex artt. 316, comma IV, 337-bis c.c., oppure ancora fornire la prova certa dello stato di irreperibilità; oppure ancora interpellare il genitore e dimostrare che si è disinteressato rispetto alla scelta del minore. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Luglio 2014.


Mantenimento dei figli – Aumento delle esigenze dei figli con l’aumento dell’età – Dimostrazione probatoria – Necessità – Esclusione.

Dichiarazione dei redditi – Reddito mensile netto – Spese vive superiori sostenute per un considerevole lasso di tempo – Inattendibilità dei Redditi – Sussiste.
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L’aumento delle esigenze dei figli è, notoriamente, legato alla loro crescita, anche in termini di bisogni alimentari, ed allo sviluppo della loro personalità in svariati ambiti, ivi compreso quello della formazione culturale e della vita sociale senza che sia necessario, per la dimostrazione di tale, notorio, assunto, dispiegare alcun arsenale probatorio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Sono inattendibili le dichiarazioni dei redditi dove portino ad una posta mensile netta inferiore alla spesa che, per un considerevole lasso di tempo, il dichiarante ha sostenuto abitualmente (senza peraltro dimostrare, in processo, elargizioni da parte di terzi o altri elementi in fatto utili per una diversa valutazione). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 19 Marzo 2014.