Art. 337-quinquies

Revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli (1).
TESTO A FRONTE

I. genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo.



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(1) Articolo inserito, con effetto dal 7 febbraio 2014, dall'art. 55, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154.

GIURISPRUDENZA

Giudizio di divorzio introdotto dinanzi al giudice italiano - Domande inerenti la responsabilità genitoriale ed il mantenimento dei figli minori - Competenza giurisdizionale - Criterio determinativo - Residenza abituale del minore - Fondamento.
Qualora nel giudizio di divorzio introdotto innanzi al giudice italiano siano avanzate domande inerenti la responsabilità genitoriale (nella specie, con riferimento al diritto di visita) ed il mantenimento di figli minori non residenti abitualmente in Italia, ma in altro stato membro dell'Unione Europea (nella specie, la Germania), la giurisdizione su tali domande spetta, rispettivamente ai sensi degli artt. 8, par. 1, del Regolamento CE n. 2201 del 2003 e 3 del Regolamento CE n. 4 del 2009, all'A.G. dello Stato di residenza abituale dei minori al momento della loro proposizione, dovendosi salvaguardare l'interesse superiore e preminente dei medesimi a che i provvedimenti che li riguardano siano adottati dal giudice più vicino al luogo di residenza effettiva degli stessi, nonché realizzare la tendenziale concentrazione di tutte le azioni li riguardano, attesa la natura accessoria della domanda relativa al mantenimento rispetto a quella sulla responsabilità genitoriale. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 27 Novembre 2018, n. 30657.


Separazione/Divorzio – Modifica delle condizioni – Sopravvenienze – Necessità – Sussiste.
Il giudicato "rebus sic stantibus", che connota le pronunce relative a rapporti soggetti a mutamenti determinati da eventi successivi, è pur sempre dotato, fin quando non vengano accertate sopravvenienze tali da imporre delle modifiche o revoche, di autorità, intangibilità e stabilità, ancorché limitate nel tempo (Cass., 22 maggio 2009, n. 11913); in particolare, la revisione delle condizioni di separazione o divorzio richiede la dimostrazione di cc.dd. "sopravvenienze" successive al provvedimento giudiziale di cui si chiede la modifica. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 2015, n. 13514.


Separazione e divorzio – Richiesta di modifica dei provvedimenti temporanei e urgenti – Necessità di nuove circostanze sopravvenute – Sussiste.
Sebbene non sia più esplicitamente previsto dalla legge che la modifica (o la revoca) possano essere adottate solo in caso di ipotesi di mutamento nelle circostanze, un’interpretazione sistematica conduce a reputare, più verosimilmente, essere tuttora imposto dalla legge che il potere di revoca o modifica, in capo al Giudice Istruttore, sorga sul presupposto del sopravvenire di giustificati motivi (circostanze nuove, o preesistenti, ma incolpevolmente ignote).
Infatti:
- l’art. 156, co. 7, c.c., prevede che «Qualora sopravvengano giustificati motivi il giudice, su istanza di parte, può disporre la revoca o la modifica dei provvedimenti di cui ai commi precedenti»: sicché il Giudice che procede a modificare il regime dei rapporti patrimoniali fra coniugi separati, ai sensi dell’art. 710 c.p.c., deve rinvenire dei motivi sopravvenuti: e non si vede perché mai, allora, il solo Giudice Istruttore dovrebbe prescindere dalle sopravvenienze;
- l’art. 9, co. 1, l. 1°.12.1970, n. 898, prevede espressamente che «Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6»: sicché sono necessarie, anche in questo caso, delle sopravvenienze;
- l’art. 337 quinquies c.c., prevede che «I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo»: così introducendo una libera rivedibilità delle disposizioni, che costituisce un’evidente eccezione, rispetto alle norme già viste, giustificata dall’indisponibilità degli interessi dei figli minori, la cui cura è di evidente rilievo pubblico;
- l’art. 177, co. 3, n. 3, c.p.c. prevede che non possano essere revocate, o modificate, le ordinanze suscettibili di essere reclamate: sicché soltanto le sopravvenienze possono, nella materia della famiglia, giustificare la possibilità, nonostante la proponibilità del reclamo, della revoca o modifica: perché, in tale materia, vige il principio, secondo cui ogni decisione è adottata rebus sic stantibus (dunque, affinché una decisione possa essere modificata, occorre o un’impugnazione, oppure che siano dedotte novità);
- l’art. 669 decies c.p.c., prevede espressamente che l’ipotesi è ammessa unicamente «se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare; e i provvedimenti presidenziali assumono un carattere urgente e provvisorio, in vista di un successivo merito.
Non può negarsi che il sistema manifesti una coerenza, in tutti i suoi ambiti, ogniqualvolta si sia in presenza dello schema che prevede un provvedimento non definitivo, il reclamo avverso il medesimo, la revocabilità, o modificabilità, del primo. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 25 Marzo 2015.


Condizioni di divorzio – Modifica – Nuova valutazione – Esclusione – verifica delle sopravvenienze – Necessità – Sussiste – Decorso del tempo – Diminuzione del reddito – Sufficienza – Esclusione.
E’ principio consolidato che nel giudizio di revisione delle condizioni di divorzio il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti e dell'entità dell'assegno, ma deve limitarsi a verificare se e in che misura le circostanze sopravvenute abbiano alterato l'equilibrio così raggiunto (Cass. 14143/2014, Cass.10133/2007). Le statuizioni del giudizio di divorzio, a maggior ragione se concordate, e le valutazioni che dette statuizioni esplicitamente o implicitamente  presuppongono, non diventano prive di valore solo per il decorso del tempo.
Si deve tenere conto, inoltre, che la diminuzione del reddito non è in sufficiente, di per sé, a determinare la revisione dell’assegno se ciò non comporta una effettiva alterazione della condizione economica complessiva del soggetto obbligato (Cass. 20507/2011). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Appello Catania, 20 Novembre 2014.