Art. 337-ter

Provvedimenti riguardo ai figli (1).
TESTO A FRONTE

I. Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

II. Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, nei procedimenti di cui all'articolo 337-bis, il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole, ivi compreso, in caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, l'affidamento familiare. All'attuazione dei provvedimenti relativi all'affidamento della prole provvede il giudice del merito e, nel caso di affidamento familiare, anche d'ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare.

III. La responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la responsabilità genitoriale separatamente. Qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuterà detto comportamento anche al fine della modifica delle modalità di affidamento.

IV. Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando: 1) le attuali esigenze del figlio. 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori. 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore. 4) le risorse economiche di entrambi i genitori. 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

V. L'assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

VI. Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.



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(1) Articolo inserito, con effetto dal 7 febbraio 2014, dall'art. 55, d.lg. 28 dicembre 2013, n. 154.

GIURISPRUDENZA

Divorzio e cessazione degli effetti civili del matrimonio – Assegno divorzile – Nozione di mancanza di mezzi adeguati – Fattispecie.
Il divorzio, recidendo in nuce il vincolo matrimoniale, recide tutti gli obblighi che da esso derivano, sia di natura personale che patrimoniale, fatti salvi quegli obblighi di cui la legge medesima afferma la persistenza oltre il divorzio.

Vengono conseguentemente meno gli obblighi di reciproca cooperazione materiale e morale per la famiglia, e quindi anche il conseguente reciproco diritto alla condivisione del benessere economico prodotto con il comune apporto.

Il sesto comma dell’art. 5 L. 898/1970 introduce una eccezione al principio generale del venir meno di ogni legame personale e patrimoniale tra i coniugi divorziati, solo ed unicamente in quei casi in cui il coniuge più debole, nel ritornare alla dimensione economico-patrimoniale individuale, venga a trovarsi in una condizione di «mancanza di mezzi adeguati o di im-possibilità oggettiva di procurarseli»: previsione che, stante la sua natura eccezionale, non può essere applicata oltre i casi in esso considerati, né può essere estesa interpretativamente.

Il “tenore di vita” matrimoniale non è contemplato tra i presupposti tassati-vi che giustificano la concessione di un assegno divorzile, né può rientrarvi per via interpretativa, per la tassatività dei casi oltreché per incompatibilità logica; e non può rientrare tra i criteri di quantificazione, perché in conflitto con il limite posto dai predetti presupposti e perché in contrasto con la finalità assistenziale.

Il principio della «mancanza di mezzi adeguati», avendo funzione assistenziale, va interpretato con riferimento alla disposizione costituzionale che esplicitamente considera l’ipotesi della mancanza di mezzi adeguati, e cioè l’art. 38, secondo comma, Cost., per il quale «i lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati i mezzi adeguati alle loro esigenze di vita, in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria».

Il parametro reddituale standard minimo rappresentato dall’importo dell’assegno sociale, (che in prospettiva dovrebbe essere sostituito dal ReI, reddito di inclusione, di cui alla D.Lgs n. 147 del 15 settembre 2017), che ammonta, oggi, ad euro 453 mensili, che va poi corretto sulla base dei criteri indicati nella prima parte del sesto comma dellart. 5 L. 898/1970.

Il reddito del coniuge più abbiente costituisce il criterio cornice entro il quale, ed in proporzione al quale deve essere quantificato l’assegno, non po-tendo il soddisfacimento della finalità assistenziale del coniuge indigente pro-vocare l’impoverimento l’altro coniuge, e neppure dovendo realizzare una equiparazione patrimoniale, che stante la fine dell’unione familiare ha più ragion d’essere.

Le esigenze della prole non vanno ovviamente considerate nella determinazione dell’assegno divorzile, poiché ne è ben diverso il fondamento, e mentre l’assegno divorzile avendo natura assistenziale non va proporzionato al reddito del coniuge più abbiente, il mantenimento dei figli è invece per legge legato proporzionalmente al reddito di ciascun coniuge (art. 337-ter c.4 c.c.), ed in caso di forti disparità di reddito tra i due genitori i figli hanno pieno diritto di continuare a godere di un tenore di vita proporzionato a quello del genitore più abbiente.
Tribunale Matera, 07 Marzo 2018.


Separazione personale dei coniugi – Affidamento dei figli minori – Risoluzione dei conflitti genitoriali – Art. 337 ter c.c. – Provvedimenti relativi alla prole – Nomina di coordinatore genitoriale – Ammissibilità.
Nell’ambito del giudizio di separazione personale, ove non ricorrano le circostanze per disporre l’affidamento esclusivo dei figli a uno dei genitori, onde risolvere i conflitti che tra essi insorgono nei rapporti con i figli, nell’assumere i provvedimenti relativi alla prole ex art. 337 ter c.c., può disporsi il ricorso, per un periodo limitato di tempo, a una figura professionale esterna con il compito i) di monitorare l’andamento dei rapporti genitori/figli, fornendo le opportune indicazioni eventualmente correttive dei comportamenti disfunzionali dei genitori e intervenendo a sostegno di essi in funzione di mediazione; ii) di coadiuvare i genitori nelle scelte formative dei figli, vigilando in particolare sulla osservanza del calendario delle visite previsto per il genitore non collocatario assumendo al riguardo le opportune decisioni in caso di disaccordo; iii) di redigere relazione informativa sull’attività svolta, da trasmettere al Giudice Tutelare. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 05 Maggio 2017.


Famiglia – Separazione e divorzio – Figlio naturale – Affidamento congiunto – Collocamento del minore presso uno dei genitori – Diritti costituzionali del genitore collocatario – Valutazione dell’interesse del minore.
Nel caso di affidamento congiunto del minore, per il genitore collocatario stabilimento e trasferimento della propria residenza e sede lavorativa costituiscono oggetto di libera e non conculcabile opzione dell'individuo, espressione di diritti fondamentali, sicché, in casi del genere, il giudice è tenuto esclusivamente a stabilire quale sia la soluzione più opportuna per la prole. Il diritto del genitore di determinarsi liberamente in ordine al luogo di ubicazione della propria sede domiciliare e familiare, garantito dalla normativa costituzionale, non è suscettibile di essere valutato negativamente se non quando se ne ponga l'assoluta necessità ai fini della tutela del superiore interesse del minore e, cioè, quando il mutamento della residenza e della collocazione del minore stesso siano concretamente e comprovatamente incompatibili con le esigenze fondamentali personali di quest'ultimo, oltre che con l’interesse alla conservazione di un equilibrato e proficuo rapporto anche con il genitore che non sia prevalente collocatario. Il principio della “maternal preference”, non è inteso in senso assoluto, ma va valutato in relazione agli accertamenti di fatto del CTU. (Bruno Nigro) (riproduzione riservata) Appello Ancona, 27 Dicembre 2016.


PROCEDIMENTO DI DIVORZIO – PENDENZA DEL GIUDIZIO ECCLESIASTICO – PREGIUDIZIALITÀ – ESCLUSIONE – LESIONE DELLA FEDE CATTOLICA - ESCLUSIONE.
La decisione della giurisdizione italiana non ha alcuna incidenza sul matrimonio religioso né può attribuirsi alcuna rilevanza al credo cattolico della parte al fine di fondare la richiesta di pregiudizialità della giurisdizione ecclesiastica (cfr. Cass. Civ. sez. VI-1 ord. n. 2089 del 30 gennaio 2014, sez. I n. 17969 dell'11 settembre 2015) senza che ciò leda alcun precetto costituzionale. Cassazione civile, sez. VI, 14 Dicembre 2016, n. 25766.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di una somma mensile quale rimborso forfettario delle spese straordinarie – Rigetto.
Deve respingersi la domanda di una somma mensile di Euro 100,00 quale rimborso forfettario delle spese straordinarie di piccola entità necessarie per il mantenimento dei figli formulata dalla moglie. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione  – Domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore – Mancanza di allegazione di fatti – Rigetto.
Deve respingersi la domanda di modifica delle modalità di visita al figlio minore formulata dalla moglie in quanto destituita di fondamento visto che tale domanda è sfornita di qualunque supporto in punto di allegazioni di specifici fatti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Procedimento civile – Modifica delle condizioni di separazione – Domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio – Rifiuto di offerte di lavoro da parte del figlio – Rigetto – Costante ed effettivo disinteresse al lavoro da parte del figlio – Necessità.
Deve respingersi la domanda di revoca dell'assegno di mantenimento a favore del figlio, non ancora ventenne, quando quest'ultimo rifiuti delle offerte di lavoro reperitegli dal padre. E' fatta salva ogni futura diversa determinazione nel momento in cui dovesse emergere il costante ed effettivo disinteresse del figlio ad ogni ipotesi occupazionale. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 10 Maggio 2016.


Minori – Procedimento – “Prescrizione” ai genitori di sottoporsi a un sostegno psicoterapeutico individuale o a un percorso di sostegno alla genitorialità – Illegittima – Contrasto con l’art. 32 della Costituzione – Sussiste.
La prescrizione ai genitori di sottoporsi ad un percorso psicoterapeutico individuale e a un percorso di sostegno alla genitorialità da seguire insieme è lesiva del diritto alla libertà personale costituzionalmente garantito e alla disposizione che vieta l'imposizione, se non nei casi previsti dalla legge, di trattamenti sanitari. Tale prescrizione, pur volendo ritenere che non imponga un vero obbligo a carico delle parti, comunque le condiziona ad effettuare un percorso psicoterapeutico individuale e di coppia confliggendo così con l'art. 32 della Costituzione. Inoltre, la prescrizione di un percorso psicoterapeutico individuale e di sostegno alla genitorialità da seguire in coppia esula dai poteri del giudice investito della controversia sull'affidamento dei minori anche se viene disposta con la finalità del superamento di una condizione, rilevata dal CTU, di immaturità della coppia genitoriale che impedisce un reciproco rispetto dei rispettivi ruoli. Mentre infatti la previsione del mandato conferito al Servizio sociale resta collegata alla possibilità di adottare e modificare i provvedimenti che concernono il minore, la prescrizione di un percorso terapeutico ai genitori è connotata da una finalità estranea al giudizio quale quella di realizzare una maturazione personale dei genitori che non può che rimanere affidata al loro diritto di auto-determinazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 2015, n. 13506.


Separazione/Divorzio – Affidamento condiviso – Genitore collocatario – Diritto a percepire un assegno per i figli da parte del genitore non convivente – Sussiste

Separazione/Divorzio – Spese straordinarie – Indumenti e libri – Esclusione
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L’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori è istituto che, in quanto fondato sull'esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l'obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l'istituto stesso implichi, come conseguenza "automatica", che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze. La previsione di un assegno si rivela quantomeno opportuna, se non necessaria, quando l'affidamento condiviso preveda un collocamento prevalente presso uno dei genitori: assegno da porsi a carico del genitore non collocatario. Infatti, il genitore collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, avrà necessità di gestire, almeno in parte, il contributo al mantenimento da parte dell'altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all'acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie (indumenti, libri, ecc.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)

Gli indumenti e i libri non rientrano necessariamente nelle spese straordinarie. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 01 Luglio 2015, n. 13504.


Mantenimento dei figli – Assegno cd. perequativo – Assegno indiretto a carico del genitore convivente con i figli, in favore dei figli stessi per il tempo in cui sono con l’altro genitore – Ammissibilità – Sussiste.
Nel caso di evidente disparità di condizioni economiche tra i genitori, il genitore non convivente (genitore con il quale, dunque, i figli non convivono in modo prevalente), può comunque essere titolare di un limitato assegno di mantenimento indiretto per la prole, per il tempo in cui i fanciulli sono con lui (cd. assegno perequativo); assegno che può essere fissato dal giudice, in particolare, dove il genitore non convivente sia privo di occupazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Maggio 2015.


Modifica condizioni di separazione - Affido etero familiare parziale ex art. 337-ter, comma 2, c.c. - Madre residente all'estero - Padre sottoposto a procedura di amministrazione di sostegno - Criticità Espatrio minore.
L'art. 337 ter, comma II, c.c., nella parte in cui prevede che il tribunale possa adottare “ogni altro provvedimento relativo alla prole”, costituisce clausola di chiusura del sistema, prevista a tutela dell'interesse del minore. Il che consente al giudice di individuare, in considerazione delle particolarità del caso concreto, modalità di affidamento e di collocazione del minore anche diverse da quelle abituali (affido esclusivo/affido condiviso; collocazione residenziale prevalente presso l'uno o l'altro genitore) tali da garantire, in presenza di obiettive e comprovate difficoltà dei genitori di prendersi cura direttamente dei figli, un equo contemperamento tra l'esigenza di conservare in capo ai genitori medesimi, per quanto concretamente possibile, i diritti/doveri connessi all'esercizio della responsabilità genitoriale e l'esigenza di garantire al minore condizioni di cura, mantenimento e accudimento le più estese e tutelanti possibili. (Nella fattispecie, il Tribunale, constatata l'impossibilità del padre del minore residente in Italia di esercitare la responsabilità genitoriale a causa delle sue condizioni fisiche, l'impossibilità per la madre residente nel Regno Unito di accudire direttamente ed in modo costante il figlio, e la collocazione di fatto di quest'ultimo presso la zia materna in Italia, dimostratasi in grado di accudire in modo adeguato il nipote, ha accolto, ai sensi dell'art. 337-ter, comma 2, c.c., la concorde richiesta delle parti di affido condiviso del figlio alla zia paterna ed alla madre, residente all'estero, con collocamento prevalente presso la zia paterna in Italia. Il Tribunale ha altresì disposto che la responsabilità genitoriale in relazione all’ordinaria amministrazione venga esercitata separatamente dalle madre e dalla zia affidataria e che per il rilascio dei documenti validi per espatrio sia necessario anche il consenso dell'ADS del padre, ferma restando la preventiva autorizzazione all'espatrio del minore da parte delle affidatarie. (Francesca Mironi, Rachele Campanini) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 07 Maggio 2015.


Famiglia non fondata sul matrimonio – Partner (convivente) di persona che sia genitore di un minore – Relazione affettiva duratura (eteroaffettiva o omoaffettiva) – Interruzione della relazione – Effetti – Diritto del minore a intrattenere rapporti con il genitore cd. sociale – Sussiste.
In materia di famiglia, tutelata dall’art. 8 della CEDU, anche una relazione de facto può integrare un “rapporto familiare” e, conseguentemente, avere rilevanza giuridica, nell’interesse preminente del fanciullo, come accade nel caso in cui, oltre all’affetto generico, sussistano altri indici di stabilità, attuale o potenziale, quale potrebbe essere quello di una progettualità genitoriale comune (per i partners) e di una convivenza avutasi per un tempo significativo, anche se poi cessata. Invero, in questa prospettiva, la determinazione del carattere familiare delle relazioni di fatto deve tener conto di un certo numero di elementi, quali il tempo vissuto insieme, la qualità delle relazioni, così come il ruolo assunto dall’adulto nei confronti del bambino e la percezione che quest’ultimo ha dell’adulto. Al cospetto di questi elementi, la relazione “di fatto”, nonostante l’assenza di un rapporto giuridico di parentela, può rientrare nella nozione di vita familiare ai sensi dell'articolo 8 CEDU. E, peraltro, valorizzando il criterio guida del superiore interesse del fanciullo, il profilo della discendenza genetica non va più considerato determinante ai fini dell’attribuzione al minore del diritto di mantenere stabili relazioni con chi ha comunque rivestito nel tempo il ruolo sostanziale di genitore, pur non essendo legato da rapporti di appartenenza genetica o di adozione con il minore stesso (cd. genitore sociale). Quando il rapporto instauratosi tra il minore e il genitore sociale è tale da fondare l’identità personale e familiare del bambino stesso, questo rapporto deve essere salvaguardato, alla pari di quanto riconosce oggi l’art. 337 ter ai figli nei confronti dei genitori biologici. Questa interpretazione evolutiva si impone a maggior ragione nell’ipotesi della separazione personale della coppia omosessuale che abbia convissuto con i figli minori di uno dei due, instaurando un rapporto di genitorialità sociale con l’altro. Invero, in tali circostanze l’unico rapporto riconosciuto e tutelato dalla legge è quello con il genitore biologico, mentre il rapporto con il genitore sociale – sebbene avvertito e vissuto dal minore alla stregua dell’ “altra figura genitoriale” – non riceve alcun riconoscimento o tutela, con conseguente privazione del minore della doppia figura genitoriale, in spregio al principio fondante in ambito di crisi coniugale o della coppia di fatto del mantenimento di rapporti costanti con ambedue le figure genitoriali. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo, 06 Aprile 2015.


Procedimento di separazione / divorzio – Indagini di polizia tributaria – Accertamenti – Legge 162 del 2014 – Rilevanza – Sussiste (art. 337-ter c.c.).
Ai sensi dell’art. 5 comma IX, legge 1 dicembre 1970 n. 898, il Tribunale può disporre indagini sui redditi, sui patrimoni e sull'effettivo tenore di vita dei coniugi/genitori, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria. Gli accertamenti di polizia tributaria sono giustificati anche dall’art. 337-ter, comma VI, c.c., che ammette indagini nell’interesse dei figli. Pertanto, il giudice della famiglia può disporre indagini di Polizia Tributaria al fine di raccogliere le informazioni necessarie per i provvedimenti di cui all’art. 5 l. div. (moglie) e di cui all’art. 337-ter c.c. (figli). In tempi recenti, i poteri di accertamento del giudice dei conflitti coniugali/familiari sono stati ampliati dal Legislatore. Il decreto legge 12 settembre 2014 n. 132, convertito in legge 10 novembre 2014 n. 162, infatti, ha introdotto le seguenti modifiche: a) ha previsto che nei procedimenti in materia di famiglia il giudice possa accedere alle banche dati tramite i gestori ai sensi dell’art. 155-quinquies delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile; b) ha esteso le disposizioni speciali in materia di ricerca dei beni con modalità telematiche ai procedimenti in materia di famiglia (art. 155-sexies disp. att. c.p.c.); c) ha previsto, all’art. 7 comma IX del d.P.R. 605 del 1973, che le informazioni comunicate all’Agenzia Tributaria sono altresì utilizzabili dall’autorità giudiziaria nei procedimenti in materia di famiglia. Tenuto conto delle citate novità normative, il giudice della famiglia, per gli accertamenti tramite indagini di Polizia Tributaria, può delegare alla detta Autorità anche le verifiche portate dalle norme di nuovo conio. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Aprile 2015.


Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Collocamento provvisorio del minore in corso di CTU - Presso il genitore col quale si trova il minore - Sussiste.
Nelle more della CTU sui genitori diretta ad accertare quale genitore sia in grado di garantire il rispetto della figura dell'altro genitore, deve disporsi, in via provvisoria, il collocamento del minore presso l'abitazione del genitore col quale il minore ha vissuto da quando è cessata la convivenza more uxorio tra le parti. (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 31 Marzo 2015.


Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Assegno di mantenimento in favore dei figli - Criteri di determinazione - Redditi del genitore onerato.
Ciascuno dei genitori deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito netto. Per determinare l'assegno di mantenimento per il figlio a carico del genitore non convivente è necessario fare riferimento al reddito netto dello stesso ma occorre sottrarre le voci negative del genitore onerato. In particolare, dal reddito del genitore onerato va detratta la spesa per la rata di mutuo contratto per l'acquisto dell'abitazione ove vive tale genitore (nel caso di specie il giudice ha posto a carico del padre non convivente un assegno di mantenimento del figlio di Euro 250,00. Il padre percepisce un reddito mensile netto di Euro 1.400,00 decurtato però da un esborso mensile di Euro 520,00 per la rata di mutuo dell'abitazione ove lo stesso vive). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 31 Marzo 2015.


Figlio maggiorenne – Obbligo del mantenimento a carico del genitore non convivente – Sopravvenuta coabitazione – Caducazione dell’obbligo – Sussiste.
Il giudice della famiglia quando, nel pronunciare la separazione personale dei coniugi, “adotta i provvedimenti relativi alla prole… fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura e all’educazione dei figli”, dà concreta attuazione al disposto normativo ma la pronuncia non ha natura costituiva dell’obbligo, che discende direttamente dalla legge. La misura della ripartizione di detto obbligo tra i coniugi viene stabilita dal giudice della separazione (e poi, eventualmente, del divorzio) tenendo conto dei criteri indicati dalla legge e, ove manchi una statuizione giudiziale, il genitore che ha provveduto a sostenere per intero dette spese ha diritto al rimborso della metà di quanto pagato, trattandosi di obbligazione solidale. Pertanto, la mancanza di un provvedimento del giudice della separazione ha come conseguenza la ripartizione delle spese di mantenimento, sia ordinarie che straordinarie, in parti eguali ma non fa sorgere un’obbligazione esclusiva a carico del genitore con cui vive il figlio minore (od il figlio maggiorenne ed economicamente non autosufficiente). Pertanto, nel caso in cui il figlio maggiorenne cambi residenza e vada a vivere con quello che era, in origine, il genitore non convivente, la eventuale statuizione giudiziale che fissa un obbligo di mantenimento indiretto a suo carico deve ritenersi caducata. Di conseguenza, la ripartizione delle spese, in assenza di altri provvedimenti successivi del giudice, deve essere effettuata in misura paritaria tra i genitori e sussiste il diritto al rimborso. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 12 Marzo 2015.


Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Collocamento prevalente del minore - Presso la madre - Sussiste

Ricorso per l'affidamento ed il mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio - Assegno di mantenimento in favore dei figli - Criteri di determinazione - Redditi del genitore onerato
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Deve disporsi la collocazione prevalente presso la madre stante il disposto dell'art. 155 c.c. ed atteso che tale soluzione, avuto riguardo all'età della minore ed alla situazione delle parti, appare la più idonea a garantirne gli interessi morali e materiali (nel caso di specie la minore ha quattro anni, la madre è disoccupata mentre il padre lavora). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)

Ciascuno dei genitori deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito netto. Per determinare l'assegno di mantenimento per il figlio a carico del genitore non convivente è necessario fare riferimento al reddito netto dello stesso ma occorre sottrarre gli oneri abitativi, le utenze e le altre spese (tributi, trasporti, mantenimento proprio) del genitore onerato. In particolare, dal reddito del genitore onerato vanno detratti pro quota gli oneri abitativi (quota di spettanza delle rate di mutuo) dell'immobile ove vive con la propria madre (nel caso di specie il giudice ha posto a carico del padre non convivente un assegno di mantenimento della figlia di Euro 500,00. Il padre  percepisce un reddito mensile netto di Euro 1.749,17 decurtato però da un esborso mensile di Euro 438,00 per la rata di mutuo e per le utenze dell'abitazione ove lo stesso vive con la propria madre, reddito decurtato altresì da altre spese; la madre invece è invalida al 46% ed è priva di occupazione). (Luigi Cardillo) (riproduzione riservata)
Tribunale Monza, 11 Marzo 2015.


Residenza Abituale del minore – Trasferimento unilaterale attuato da uno solo dei genitori contro la volontà dell’altro – Lasso di tempo trascorso dal trasferimento – Assenza di contestazioni da parte del genitore dissenziente – Competenza del foro del luogo di nuova dimora dei fanciulli – Sussiste.
La domanda del genitore diretta ad ottenere una modifica dei provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale deve essere qualificata come domanda ex art. 333 comma 2 c.c, posto che le limitazioni ex art. 333 c.c. sono sempre modificabili e revocabili ai sensi del secondo comma della citata norma. L’art. 38 disp. att. c.c come modificato dalla legge 219/2012 ha previsto in via generale la competenza del Tribunale dei Minori per i procedimenti di cui all’art. 333 c.c senza operare alcuna distinzione tra le ipotesi di cui al primo e al secondo comma dell’art. 333 c.c, con la sola eccezione per cui i provvedimenti di cui alla suddetta disposizione vengono attratti alla competenza del Tribunale Ordinario nell’ipotesi in cui sia in corso tra le stesse parti un giudizio di separazione o divorzio o un giudizio ai sensi dell’art. 316 c.c. In altri termini, l’azione ex art. 333 comma 2 c.c. proposta in via autonoma non rientra nella competenza del Tribunale Ordinario, ipotizzabile sempre soltanto nel caso in cui penda un procedimento di separazione, divorzio o ex art. 316 c.c.c tra le stesse parti (v. art. 38, comma I, disp. att. c.c.) e la competenza del Tribunale per i Minorenni si estende anche al provvedimento di modifica o revoca delle limitazioni genitoriali, trovando la sua disciplina normativa in seno all’art. 333 comma 2 c.c., come richiamato anche in parte qua dall’art. 38 disp. att. c.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 11 Febbraio 2015.


Inidoneità temporanea dei genitori ad occuparsi del minore -  Collocamento presso terzi non legati da vincolo di parentale - Sussiste.
Nel caso di temporanea inidoneità dei genitori ad occuparsi del figlio minore, il tribunale può disporne il collocamento provvisorio presso terzi. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 05 Febbraio 2015.


Affidamento condiviso – Prescrizioni ai genitori – Ammissibilità – Sussiste.
Il provvedimento giudiziale non può assecondare comportamenti velleitari, ma deve richiamare i genitori ai loro doveri ed indicare il “dover essere”, salvo che le incapacità risultino irreversibilmente radicate e comunque emerga il rischio di gravi pregiudizi per i minori.  L’affidamento ad uno solo dei genitori può essere disposto solo quando il giudice ritenga che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore, risultando nei confronti del genitore escluso una sua condizione di manifesta carenza o di inidoneità educativa e comunque tale da rendere quell'affidamento in concreto pregiudizievole per il minore; inoltre, l’art. 337 ter c.c. consente al giudice di fissare le modalità della loro presenza presso ciascun genitore e di adottare ogni altro provvedimento ad essi relativo, attenendosi al criterio fondamentale rappresentato dal superiore interesse della prole, che assume rilievo sistematico centrale nell'ordinamento dei rapporti di filiazione. In tal senso pertanto  si giustificano, in traluni casi, le prescrizioni giudiziali imposte ai genitori, di modo che l’esercizio della responsabilità genitoriale costituisca espressione di conveniente protezione del preminente diritto dei figli alla salute e ad una crescita serena ed equilibrata (Cass. 9546/2012; Cass. 5108/2012). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 18 Dicembre 2014.


Residenza Abituale del minore – Trasferimento unilaterale attuato da uno solo dei genitori contro la volontà dell’altro – Lasso di tempo trascorso dal trasferimento – Assenza di contestazioni da parte del genitore dissenziente – Competenza del foro del luogo di nuova dimora dei fanciulli – Sussiste.
La residenza abituale del minore, intesa come luogo in cui questi ha stabilito la sede prevalente dei suoi interessi e affetti, costituisce uno degli «affari essenziali» (arg., ex art. 145, comma II, cod. civ.) per la vita del fanciullo. Il luogo di residenza abituale dei minori, pertanto, deve essere deciso dai genitori «di comune accordo» (art. 316, comma I cod. civ.), anche in caso di disgregazione della unione familiare (art. 337-bis, comma III, cod. civ.) e ciò pure là dove sia stato fissato un regime di affidamento monogenitoriale (art. 337-quater, comma III, cod. civ.). In caso di disaccordo, è dato ricorso al giudice: non è, cioè, ammissibile una decisione unilaterale del singolo genitore, salvo il caso eccezionale dell’affidamento monogenitoriale con concentrazione delle competenze genitoriali (cd. affido super-esclusivo: art. 337-quater, comma III, c.c.: v., Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 20 marzo 2014). In altri termini, il trasferimento unilaterale della prole realizzato da un genitore senza il consenso dell’altro integra un atto illecito (Trib. Milano, sez. IX, 16 settembre 2013, Pres. Servetti, est. Cosmai; Trib. Milano, sez. IX, 13 novembre 2013, Pres. Servetti, rel. Buffone; v. anche, Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 giugno 2012, n. 10174). La tutela del genitore che subisce il trasferimento unilaterale è, in linea di principio, integra in quanto il suddetto trasferimento è inidoneo a modificare il criterio di collegamento della competenza territoriale (v. Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 25 giugno 2013) e resta, dunque, dotato di potestas decidendi il Tribunale del luogo in cui il minore viveva abitualmente (Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 28 maggio 2014 n. 11915). Tali principi, tuttavia, cessano di avere rilevanza ove la nuova residenza abituale del minore – pur frutto di trasferimento unilaterale – si sia consolidata nel tempo per inerzia del genitore legittimato a dolersi del torto subito. In altri termini, la nuova residenza abituale del minore, frutto di scelta unilaterale, va contestata senza indugio dal genitore per potere evitare che la competenza territoriale del luogo di originario domicilio del fanciullo venga meno. In tempi recenti, la Suprema Corte di Cassazione ha precisato, in tal senso, che anche il trasferimento unilaterale di un genitore può radicare la competenza del tribunale del luogo di nuova dimora dei figli – nonostante il breve lasso di tempo – se deve ritenersi che già i minori abbiano realizzato una situazione di stabilità oggettiva (alla luce del lasso di tempo trascorso) e soggettiva (miglioramento della situazione materna, attesa la ragione dei trasferimento). Ne consegue che la competenza territoriale è del giudice del luogo di nuova dimora dei fanciulli: CASSAZIONE CIVILE, sez. VI-I, 5 settembre 2014 n. 7 – Pres. Di Palma, Est. Acierno – V.N. c M.C. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Dicembre 2014.


Figlio maggiorenne che abbia conseguito l’indipendenza – Perdita del lavoro – Riviviscenza del diritto al mantenimento – Esclusione.
Una volta conseguita da parte del figlio maggiorenne l’autonomia economica, mediante espletamento di una attività lavorativa che dimostri una capacità adeguata, è da escludere che possa rilevare la sopravvenienza di circostanze ulteriori che, pur determinando l'effetto di renderlo momentaneamente privo di sostentamento economico, non possono far risorgere un obbligo di mantenimento, i cui presupposti erano già venuti meno. (Cass. 26259/2005; Cass. 1761/2008; Cass.1585/2014). In simili casi, può eventualmente sorgere il diritto agli alimenti, basato su differenti presupposti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Catania, 26 Novembre 2014.


Separazione giudiziale – Accordo delle parti raggiunto in corso di processo – Conseguenze – Sentenza immediata – Sussiste.
Se nel corso del procedimento di separazione giudiziale, le parti raggiungono un accordo per la regolamentazione condivisa dei rapporti coniugali e genitoriali, successivi alla crisi del vincolo matrimoniale, il giudice può provvedere alla immediata definizione del processo con sentenza che recepisca, nei limiti indicati dal Tribunale, l'accordo intervenuto tra le parti. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 13 Novembre 2014.


Separazione – Mantenimento dei figli – Genitore non collocatario – Assegno di mantenimento in suo favore, per il tempo in cui i figli sono con lui – Cd. assegno perequativo – Condizioni .
L’art. 337-ter comma IV c.c. delega al giudice di fissare le misure economiche atte a garantire al minore: da un lato, la realizzazione del principio di proporzionalità; dall’altro, la conservazione del tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori. Ciò vuol dire che, in caso di redditi dei genitori particolarmente sperequati, il giudice, per garantire che il minore goda dello stesso tenore di vita, sia con il padre che con la madre, può porre a carico dell’uno (anche se collocatario) l’obbligo di versare all’altro, un emolumento economico da destinare a quelle esigenze essenziali del figlio – in ragione del tenore di vita goduto – che, altrimenti, il genitore debole non potrebbe garantire. Si deve trattare, però, di esigenze specifiche e chiare. Sarebbe, infatti, anche lesivo del diritto alla bigenitorialità, regolare i rapporti economici di modo che un bambino da un genitore possa godere di ogni utilità e benessere (alimentazione, abbigliamento, riscaldamento, internet, tv privata, giochi, etc.) e dall’altro non possa nemmeno avere utilità minime (la garanzia della casa): si tratta di una lesione della bigenitorialità perché, in questo modo, il bambino, tendenzialmente, sarebbe meno incoraggiato a frequentare il genitore debole e certamente identificherebbe il suo maggiore benessere allorché si trova con il genitore economicamente più forte. A favore dell’istituto dell’assegno perequativo, si è pronunciata di recente la Corte di Appello di Milano (Corte App. Milano, decreto 11 agosto 2014, est. Lo Cascio nel caso V.O. c/ L.C.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 03 Novembre 2014.


Residenza abituale del minore – Scelta della residenza – Decisione dei genitori – Accordo – Necessità – Sussiste – Eccezione – Affidamento esclusivo cd. Rafforzato.
La residenza abituale del minore, intesa come luogo in cui questi ha stabilito la sede prevalente dei suoi interessi e affetti, costituisce uno degli «affari essenziali» per la vita del fanciullo. Il luogo di residenza abituale dei minori, pertanto, deve essere stabilito dai genitori «di comune accordo» (art. 316, comma I cod. civ.). Trattandosi di una delle questioni di maggiore importanza per la vita del minore, anche in caso di disgregazione del nucleo familiare la scelta della residenza abituale deve essere assunta «di comune accordo» da padre e madre (art. 337-bis, comma III, cod. civ.) e ciò pure là dove sia stato fissato un regime di affidamento monogenitoriale (art. 337- quater, comma III, cod. civ.). In caso di disaccordo, è dato ricorso al giudice: non è, cioè, ammissibile una decisione unilaterale del singolo genitore, salvo il caso eccezionale dell’affidamento monogenitoriale con concentrazione delle competenze genitoriali (cd. affido esclusivo rafforzato: art. 337-quater, comma III, c.c.). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 08 Ottobre 2014.


Esercizio della responsabilità genitoriale – Collocamento dei minori contesi – Collocamento presso gli ascendenti – Possibilità – Sussiste.
Il collocamento del minore presso i nonni non costituisce una indebita ingerenza del giudice ordinario nella competenza del giudice minorile (art. 317-bis c.c.), ma costituisce una applicazione delle facoltà di cui agli artt. 337-ter, 333 c.c., in ragione della necessità di reperire, per il fanciullo, un luogo adatto al suo sviluppo psico-fisico. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Ottobre 2014.


Minori – Trasferimento del minore – Realizzato unilateralmente – Effetti – Condizioni specifiche del genitore che si trasferisce – Rilevanza – Sussiste.
Il trasferimento della prole realizzato unilateralmente da uno dei genitori, senza il consenso dell’altro, è idoneo a fissare la residenza abituale dei minori nel luogo in questi sono stati trasferiti, ove i fanciulli - nonostante il breve lasso di tempo - abbiano realizzato una situazione di stabilità oggettiva (frequenza regolare di una scuola con il corollario relazionale che ne consegue) e soggettiva (miglioramento della situazione materna, attesa la ragione dei trasferimento). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 05 Settembre 2014, n. 18817.


Mantenimento dei figli – Assegno cd. perequativo – Assegno indiretto a carico del genitore convivente con i figli, in favore dei figli stessi per il tempo in cui sono con l’altro genitore – Ammissibilità – Sussiste.
Nel caso di evidente disparità di condizioni economiche trai genitori, il genitore non convivente (genitore con il quale, dunque, i figli non convivono in modo prevalente), può comunque essere titolare di un limitato assegno di mantenimento diretto per la prole, per il tempo in cui i fanciulli sono con lui (cd. assegno perequativo); assegno che può essere fissato dal giudice anche limitatamente a periodi temporali di particolare ampiezza (es. periodi estivi e festivi). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Milano, 11 Agosto 2014.


Affidamento esclusivo – Passaggio all’affidamento condiviso – Mantenimento diretto – Automatismo – Esclusione – Riduzione automatica dell’assegno di mantenimento – Esclusione.
Il passaggio dal regime di affidamento esclusivo a quello di affidamento condiviso dei figli non comporta (e tanto meno automaticamente) una riduzione della misura del contributo al mantenimento dei figli disposto nel regime di affidamento esclusivo. Tale riduzione può essere disposta solo con riguardo a concrete evidenze di riduzione del carico di spesa e di impiego di disponibilità personali derivanti dall'affido condiviso. Va ribadito che l'affidamento congiunto dei figli ad entrambi i genitori è istituto che, in quanto fondato sull'esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l'obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l'istituto stesso implichi, come conseguenza "automatica", che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Luglio 2014.


Residenza Abituale del minore – Trasferimento unilaterale attuato da uno solo dei genitori contro la volontà dell’altro – Inibitoria – Inammissibilità – Altri provvedimenti interlocutori dell’Ufficio, in attesa della decisione – Ammissibilità – Sussiste .
La residenza abituale del minore, intesa come luogo in cui questi ha stabilito la sede prevalente dei suoi interessi e affetti, costituisce uno degli «affari essenziali» (arg., ex art. 145, comma II, cod. civ.) per la vita del fanciullo. Il luogo di residenza abituale dei minori, pertanto, deve essere deciso dai genitori «di comune accordo» (art. 316, comma I cod. civ.). Trattandosi di una delle questioni di maggiore importanza per la vita del minore, anche in caso di disgregazione della unione familiare la scelta della residenza abituale deve essere assunta «di comune accordo» da padre e madre (art. 337-bis, comma III, cod. civ.) e ciò pure là dove sia stato fissato un regime di affidamento monogenitoriale (art. 337-quater, comma III, cod. civ.). In caso di disaccordo, è dato ricorso al giudice: non è, cioè, ammissibile una decisione unilaterale del singolo genitore, salvo il caso eccezionale dell’affidamento monogenitoriale con concentrazione delle competenze genitoriali (cd. affido super-esclusivo: art. 337-quater, comma III, c.c.: v., Trib. Milano, sez. IX civ., ordinanza 20 marzo 2014). In altri termini, il trasferimento unilaterale della prole realizzato da un genitore senza il consenso dell’altro integra un atto illecito (Trib. Milano, sez. IX, 16 settembre 2013, Pres. Servetti, est. Cosmai; Trib. Milano, sez. IX, 13 novembre 2013, Pres. Servetti, rel. Buffone; v. anche, Cass. Civ., sez. I, sentenza 20 giugno 2012, n. 10174). In caso di trasferimento illecito in itinere, il Tribunale, in via d’urgenza, può disporre che venga data notizia al Comune di destinazione dei minori della illiceità del trasferimento stesso, per i provvedimenti di sua competenza. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 17 Giugno 2014.


Divorzio – Mantenimento dei figli – Genitore non collocatario – Assegno di mantenimento in suo favore, per il tempo in cui i figli sono con lui – Cd. assegno perequativo – Ammissibilità – Sussiste.
In caso di redditi dei genitori particolarmente sperequati, il giudice, per garantire che il minore goda dello stesso tenore di vita, sia con il padre che con la madre, può porre a carico dell’uno (anche se collocatario) l’obbligo di versare all’altro, un emolumento economico da destinare al figlio per il tempo in cui si trova assieme al genitore non collocatario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 19 Marzo 2014.


Procedimento penale a carico del padre per reati contro il figlio – Diritto di visita – Sussiste – In modo protetto – Decisioni rebus sic stantibus – Sospensione del diritto di visita sino alla fine del processo penale – Inammissibilità..
Nel caso in cui penda a carico del padre un procedimento penale per presunti reati ai danni della prole, è inammissibilità una sospensione del diritto di visita sino al termine del processo in cui si deve accertare la responsabilità penale. Sussistendo interesse per il minore alla ripresa dei rapporti, il diritto di visita del padre può essere realizzato con attente cautele, in modo protetto a mezzo di centro specializzato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2014, n. 372.


Separazione – Diritto di visita del padre – Tenera età del Bambino – Ammissibilità – Sussiste.
Il diritto di visita del padre può essere regolato dal giudice tenendo conto dell’età del minore, in particolare disciplinandolo diversamente prima e dopo i quattro anni, con graduale aumento dei tempi di frequentazione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 09 Gennaio 2014, n. 273.