LIBRO SECONDO
Delle successioni
TITOLO I
Disposizioni generali sulle successioni
CAPO VII
Della rinunzia all'eredità

Art. 524

Impugnazione della rinunzia da parte dei creditori
TESTO A FRONTE

I. Se taluno rinunzia, benché senza frode, a una eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l'eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.

II. Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia.


GIURISPRUDENZA

Fallimento – Successione – Legittimario pretermesso – Rinuncia all’azione  di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della quota di riserva – Impugnazione della rinuncia – Applicabilità dell’ art. 524 c.c. ai creditori e al curatore del fallimento del legittimario pretermesso.
In ossequio al principio costituzionale di eguaglianza, anche la rinuncia del legittimario pretermesso all’azione di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva può essere impugnata, a tutela delle rispettive ragioni, dai suoi creditori, in base a quanto stabilito all’art. 524 c.c., e dal curatore del fallimento del legittimario, in forza del combinato disposto degli artt. 66, co.1 l.fall. e 524 c.c. (Mariarosaria Coppola) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 12 Gennaio 2018.


Fallimento – Successione – Legittimario pretermesso – Rinuncia all’eredità – Rinuncia all’azione  di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della quota di riserva – Principio di eguaglianza – Impugnazione della rinuncia – Revoca – Applicabilità dell’ art. 524 c.c. ai creditori e al curatore del fallimento del legittimario pretermesso – Natura dell’ art. 524 c.c..
Sotto il profilo sostanziale, in virtù del principio di coerenza del sistema normativo e di quello di eguaglianza ex art. 3 Cost., pur non essendo il legittimario per ciò solo chiamato all’eredità, non v’è differenza tra la situazione dei creditori del legittimario pretermesso che abbia rinunciato all’azione di riduzione delle donazioni e delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva e quella dei creditori del legittimario semplicemente leso che abbia rinunciato all’eredità, dovendosi, pertanto, riconoscere ai creditori – o al curatore del fallimento – del legittimario pretermesso che abbia rinunciato all’azione di riduzione la possibilità di tutelare le loro ragioni – o, rispettivamente, le ragioni della massa dei creditori concorrenti nel fallimento – utilizzando, direttamente o analogicamente, il rimedio di cui all’art. 524 c.c. (Mariarosaria Coppola) (riproduzione riservata)

La necessità di garantire il rispetto del principio di eguaglianza sostanziale consente di negare il postulato carattere eccezionale della norma di cui all’art. 524 c.c. che, al contrario, pur presentando alcuni elementi di specialità, disciplina, in linea con i principi generali dell’ordinamento giuridico di cui è espressione, uno strumento di conservazione della garanzia patrimoniale affine a quelli previsti dagli artt. 2900 e 2901 c.c. (Mariarosaria Coppola) (riproduzione riservata)
Appello Napoli, 12 Gennaio 2018.


Impugnazione della rinunzia all’eredità (c.d. revoca della rinunzia) – Prescrizione del diritto di accettare l’eredità (art. 481 c.c.) o decadenza dal diritto di accettare l’eredità (art. 481 c.c.) – Rigetto della domanda del creditore.
La c.d. revoca della rinunzia all'eredità, di cui all'art. 524 c.c., è domanda che può essere accolta unicamente in caso di rinunzia vera e propria, e non di decadenza in seguito ad actio interrogatoria, o di prescrizione del diritto di accettare.
L’art. 524 c.c. menziona, per due volte, la sola rinunzia all’eredità, quale presupposto in fatto della domanda.
Il chiamato perde il diritto di accettare se lascia prescrivere il medesimo (art. 480 c.c.), o se decade (art. 481 e 487, co. 3, c.c.): non se rinunzia, almeno sintantoché l’eredità non sia stata acquistata da altro dei chiamati (art. 525 c.c.).
Se l’ipotesi della rinunzia, dunque, è diversa, per natura ed effetti, da quella della decadenza, si giustifica che non sia possibile ammettere l’esperimento dell’azione ex art. 524 c.c. in casi diversi da quello, appunto, della rinunzia, testualmente previsto (in senso contrario, ma senza una motivazione espressa e specifica sul punto, Cass. civ., Sez. III, 29.3.2007, n. 7735).
Si osservi, del resto, che il debitore, attraverso la rinunzia all’eredità, ed a differenza dai casi che consentono l’esercizio dell’actio pauliana, non dispone di beni o diritti già acquisiti al patrimonio, ma (almeno secondo la tesi prevalente, ed a differenza dell’ipotesi del legato) si sottrae all’acquisto, ancora non avvenuto, di beni o diritti (ove pure l’eredità non fosse formata di soli debiti): sicché il creditore non vede ridursi la garanzia del credito, ma ne vede solo la mancata espansione ai diritti, oggetto dell’asse.
Tale circostanza costituisce un ulteriore elemento nel senso che la disciplina dettata dall’art. 524 c.c. non debba essere applicata, per analogia, al caso della decadenza: l’istituto della c.d. accettazione da parte del creditore, infatti, è di diritto singolare, ed attribuisce a costui non uno strumento di tutela della garanzia patrimoniale (art. 2740 c.c.), di carattere generale, bensì un vantaggio ulteriore, consentendogli di soddisfarsi su beni neppure entrati nel patrimonio del debitore.
Si consideri, infine, che, essendo la già ratio dell’actio interrogatoria quella di far cessare lo stato d’incertezza, circa l’acquisto da parte di un chiamato, ammettere l’esperimento dell’azione, di cui all’art. 524 c.c., dopo che costui sia decaduto, e che un chiamato ulteriore abbia accettato, sarebbe contrario all’affidamento, che il medesimo chiamato ulteriore può riporre nella stabilità del proprio acquisto: affidamento che non deve essere vanificato per effetto di un’opinabile applicazione analogica, frutto di un’interpretazione giurisprudenziale non consolidata ed in presenza, per di più, di un orientamento difforme della dottrina che si occupa della materia. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 04 Ottobre 2015.


Azione revocatoria ordinaria - Azione di riduzione - Natura patrimoniale del diritto di legittima - Riconoscimento della legittimazione attiva all'azione di riduzione anche agli aventi causa dal legittimario.

Azione revocatoria e azione di riduzione - Revocabilità della rinuncia del legittimario - Esperibilità della revocatoria di cui all'articolo 2901 c.c. - Impugnazione della rinuncia all'eredità ai sensi dell'articolo 524 c.c. - Esclusione - Natura revocatoria del rimedio di cui all'articolo 524 c.c. - Esclusione - Irrilevanza del requisito della frode.
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La possibilità che il creditore agisca in riduzione surrogandosi al debitore deve ritenersi ammissibile sulla base della concezione che il diritto di legittima non rientri nel novero dei cosiddetti diritti inerenti alla persona, ma abbia carattere patrimoniale. Tale tesi trova conferma nella previsione dell'articolo 557 c.c., il quale riconosce la legittimazione attiva all'azione di riduzione anche agli aventi causa dal legittimario, intesi come cessionari del diritto di conseguire la quota di riserva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La rinuncia del legittimario all'azione di riduzione è atto revocabile mediante il rimedio generale previsto dall'articolo 2901 c.c. e non mediante la previsione dell'articolo 524 c.c. La revocabilità in base a quest'ultima disposizione va, infatti, esclusa perché l'istituto ivi previsto non è riconducibile al generale rimedio revocatorio in considerazione della irrilevanza del requisito soggettivo della frode ed anche in considerazione del fatto in base alla norma in questione i creditori esercitano un diritto proprio in via autonoma (quello di accettare l'eredità in nome e luogo del rinunciante), senza passare per la revoca della rinuncia del chiamato l'eredità, posto che in funzione dell'esercizio dell'azione surrogatoria è necessario che l'iniziativa del creditore vada ad incidere precipuamente sulla rinuncia, rendendola inefficace nei suoi riguardi, al fine di elidere l'ostacolo giuridico alla promuovibilità dell'azione surrogatoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Novara, 18 Marzo 2013.