LIBRO SECONDO
Delle successioni
TITOLO III
Delle successioni testamentarie
CAPO IV
Della forma dei testamenti
SEZIONE III
Della pubblicazione dei testamenti olografi e dei testamenti segreti

Art. 620

Pubblicazione del testamento olografo
TESTO A FRONTE

I. Chiunque è in possesso di un testamento olografo deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione, appena ha notizia della morte del testatore.

II. Chiunque crede di avervi interesse può chiedere, con ricorso al tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, che sia fissato un termine per la presentazione.

III. Il notaio procede alla pubblicazione del testamento in presenza di due testimoni, redigendo nella forma degli atti pubblici un verbale nel quale descrive lo stato del testamento, ne riproduce il contenuto e fa menzione della sua apertura, se è stato presentato chiuso con sigillo. Il verbale è sottoscritto dalla persona che presenta il testamento, dai testimoni e dal notaio. Ad esso sono uniti la carta in cui è scritto il testamento, vidimata in ciascun mezzo foglio dal notaio e dai testimoni, e l'estratto dell'atto di morte del testatore o copia del provvedimento che ordina l'apertura degli atti di ultima volontà dell'assente o della sentenza che dichiara la morte presunta.

IV. Nel caso in cui il testamento è stato depositato dal testatore presso un notaio, la pubblicazione è eseguita dal notaio depositario.

V. Avvenuta la pubblicazione, il testamento olografo ha esecuzione.

VI. Per giustificati motivi, su istanza di chiunque vi ha interesse, il tribunale può disporre che periodi o frasi di carattere non patrimoniale siano cancellati dal testamento e omessi nelle copie che fossero richieste, salvo che l'autorità giudiziaria ordini il rilascio di copia integrale.


GIURISPRUDENZA

Testamento olografo – Pubblicazione – Cancellazione di frasi di carattere non patrimoniale ex art.620 c.c. – Condizioni.
Esaminata – al fine di interpretare l’espressione “periodi o frasi di carattere non patrimoniale” – la Relazione della Commissione Parlamentare e la Relazione Ministeriale al Re, al n.301, sul testo definitivo del codice, da cui si evince che possono tenersi in considerazione – oltre, ovviamente, frasi direttamente ingiuriose, calunniose o integranti reato – anche espressioni che possono ledere il buon costume; tenuto presente che il principio che permea la materia rimane quello di rispetto della volontà del testatore, che trova la sua rilevante espressione nel principio di obbligatorietà della pubblicazione del testamento, di cui la norma in oggetto costituisce eccezione, escluso che le parole utilizzate dal de cuius possano avere valenza calunniosa, ingiuriosa o che possano integrare il reato, il giudice deve soltanto valutare se siano rivelatrici di intimità familiari da non rendere pubbliche, o comunque lesive del buon costume. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 12 Febbraio 2015.