LIBRO TERZO
Della proprietà
TITOLO II
Della proprietà
CAPO II
Della proprietà fondiaria
SEZIONE VI
Delle distanze nelle costruzioni, piantagioni e scavi, e dei muri, fossi e siepi interposti tra i fondi

Art. 873

Distanze nelle costruzioni
TESTO A FRONTE

I. Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore.


GIURISPRUDENZA

Distanze tra costruzioni – Applicabilità art. 9 D.M. 1444/1968 nei rapporti tra privati per inserzione automatica – Condizioni – Suddivisione del territorio in zone omogenee – Sussistenza.
L’inserzione automatica della disciplina delle distanze legali prevista dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, art. 9, nello strumento comunale opera non solo quando lo strumento urbanistico stesso violi le distanze prescritte, prevedendo una distanza inferiore a quella minima prescritta, ma anche quando lo strumento urbanistico, dopo aver individuato le zone territoriali omogenee, nulla preveda relativamente ad esse. (Nel caso specifico, il Tribunale di Napoli, facendo applicazione di tale principio, ha ritenuto che l’art. 9 D.M. 1444/68 entrasse a far parte, per inserzione automatica, del Piano Regolatore del Comune di Pozzuoli, il quale, pur suddividendo il territorio in zone omogenee, nulla prevede in termini di distanze tra costruzioni). (Fabio Internicola) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 18 Giugno 2018.


Distanze tra edifici – Inferiori a quelle legali – Costruzioni separate da striscia di terreno di terzi – Diritto ad ottenere l’arretramento dal confine – Sussiste.
La presenza di una striscia di proprietà aliena tra due costruzioni poste a distanza inferiore a quella minima non preclude la possibilità di invocare il rispetto delle distanze in questione, sebbene con l’adozione di opportuni accorgimenti al fine di ripartire equamente l’onere del rispetto delle distanze, alla luce dell’esistenza del fondo alieno interposto.

Non opera il principio della prevenzione, non essendo oggettivamente configurabile l’ipotesi di una costruzione “sul confine”, giacché quella eretta sulla demarcazione tra ciascun fondo e lo spazio intermedio si presenta, rispetto all’altro fondo, come distaccata dal confine medesimo, ma trova piuttosto applicazione la disciplina delle costruzioni “con distacco”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 08 Maggio 2018, n. 11011.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Violazione delle norme sulle distanze tra edifici - Spostamento della costruzione a distanza legale - Limiti all'esecuzione forzata ex art. 2933, comma 2, c.c. - Esclusione - Fondamento.
L'art. 2933, comma 2, c.c., che limita l'esecuzione forzata degli obblighi di non fare, vietando la distruzione della cosa che sia di pregiudizio all'economia nazionale, va riferito alle sole fonti di produzione o distribuzione della ricchezza dell'intero paese e, pertanto, non è invocabile per evitare lo spostamento di una costruzione alla distanza prescritta dalle norme in materia, comportando la persistenza di detta costruzione, al contrario, una lesione di pur rilevanti interessi individuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Ottobre 2017, n. 25890.


Distanze legali - Distanze nelle costruzioni - Criterio della prevenzione - Norme dei regolamenti edilizi - Portate integrativa delle disposizioni del codice civile - Meccanismo della prevenzione - Rilevanza - Facoltà di esclusione da parte dei regolamenti edilizi.
Se è vero che le norme regolamentari, così come in concreto strutturate, postulano solo l'esigenza del rispetto di una distanza minima tra fabbricati, non vi è alcun valido motivo per negare a colui che costruisca per primo la possibilità di avvalersi delle facoltà connesse al principio di prevenzione in base alla disciplina codicistica. Le norme dei regolamenti edilizi che fissano le distanze tra le costruzioni in misura diversa da quelle stabilite dal codice civile, infatti, in virtù del rinvio contenuto nell'art. 873 c.c., hanno portata integrativa delle disposizioni dettate in materia dal codice civile; e tale portata non si esaurisce nella sola deroga alle distanze minime previste dal codice, ma si estende all'intero impianto di regole e principi dallo stesso dettato per disciplinare la materia, compreso il meccanismo della prevenzione, che i regolamenti locali possono eventualmente escludere, prescrivendo una distanza minima delle costruzioni dal confine o negando espressamente la facoltà di costruire in appoggio o in aderenza. Ne discende che un regolamento locale che si limiti a stabilire una distanza tra le costruzioni superiore a quella prevista dal codice civile, senza imporre un distacco minimo delle costruzioni dal confine, non incide sul principio della prevenzione, come disciplinato dal codice civile, e non preclude, quindi, al preveniente la possibilità di costruire sul confine o a distanza dal confine inferiore alla metà di quella prescritta tra le costruzioni, nè al prevenuto la corrispondente facoltà di costruire in appoggio o in aderenza, in presenza dei presupposti previsti dagli artt. 874, 875 e 877 c.c.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Maggio 2016, n. 10318.