LIBRO TERZO
Della proprietà
TITOLO II
Della proprietà
CAPO II
Della proprietà fondiaria
SEZIONE VI
Delle distanze nelle costruzioni, piantagioni e scavi, e dei muri, fossi e siepi interposti tra i fondi

Art. 873

Distanze nelle costruzioni
TESTO A FRONTE

I. Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore.


GIURISPRUDENZA

Veduta illegittima - Eliminazione - Giudice - Poteri - Applicazione ai soli casi di specifica violazione delle distanze delle vedute e non di quelle tra costruzioni - Fondamento.
Il principio per cui l'eliminazione delle vedute abusive può essere realizzata non solo con la demolizione delle porzioni immobiliari con le quali si verifica la violazione di legge lamentata, ma anche attraverso idonei accorgimenti che impediscano di esercitare la veduta sul fondo altrui, come l'arretramento del parapetto o l'apposizione di idonei pannelli che rendano impossibili il "prospicere" e l'"inspicere in alienum", opera esclusivamente nei casi di violazione delle distanze delle vedute e non pure di quelle tra costruzioni, per le quali la presenza delle vedute è mero presupposto fattuale per l'applicazione della disciplina più restrittiva prevista dall'art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 19 Febbraio 2019, n. 4834.


Esecuzione forzata - Ricorso al pretore per la determinazione delle modalità di esecuzione - Mancato rispetto delle distanze o dei confini - Necessità di demolizione delle sole parti dell'opera che superano i limiti di legge - Omessa specificazione della misura della violazione - Soggetto competente al relativo accertamento - Giudice dell'esecuzione.
Ove sia realizzata una costruzione in violazione delle distanze o dei confini, la riconosciuta illegittimità della stessa non ne comporta necessariamente la demolizione integrale, ma, unicamente, la riduzione entro i limiti di legge, con demolizione delle sole parti che superano tali limiti. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui venga ordinata la demolizione della costruzione illegittima, senza specificare l'esatta misura della inosservanza di distanze o confini, il relativo accertamento può essere effettuato esclusivamente dal giudice dell'esecuzione, nell'esercizio dei poteri previsti dall'art. 612 c.p.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 28 Novembre 2018, n. 30761.


Distanze legali nelle costruzioni - Volume tecnico - Nozione - Vano scala - Esclusione.
In tema di distanze legali tra edifici, costituisce volume tecnico, non computabile nella volumetria della costruzione, solo l'opera edilizia priva di autonomia funzionale, anche potenziale, perché destinata a contenere impianti serventi di un edificio principale, per esigenze tecnico funzionali dell'abitazione, che non possono essere ubicati nello stessa (come quelli connessi alla condotta idrica e termica). Pertanto, non rientra in tale nozione il vano scale, il quale è parte integrante del fabbricato, ossia corpo di fabbrica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 27 Novembre 2018, n. 30708.


Proprietà - Rapporti di vicinato - Norme urbanistiche non ancora approvate dall'organo preposto - Distanza dal confine - Rilevanza delle misure di salvaguardia, anteriormente alla loro approvazione, nei rapporti tra privati - Esclusione - Fondamento.
Poiché le norme urbanistiche acquistano efficacia vincolante non alla data della loro adozione da parte dei competenti enti pubblici territoriali, ma solo quando, compiuto l'"iter" previsto dalla legge, vengano approvate dall'organo a ciò preposto, prima di tale approvazione, le disposizioni in esse contenute, essendo prive dell'efficacia propria delle norme giuridiche, non valgono a integrare sostitutivamente la disposizione fondamentale dettata dall'art. 873 c.c. in tema di rapporti di vicinato, con la conseguenza che, fino a detta approvazione conclusiva, tali rapporti restano regolati dalle precedenti norme locali tuttora in vigore o, in mancanza, dal codice civile o da leggi speciali, non rilevando l'obbligatoria applicazione delle misure di salvaguardia di cui agli artt. 1 della l. n. 1902 del 1952 e 3 della l. n. 675 del 1967 (che ha integrato l'art. 10 della l. n. 1150 del 1942), atteso che tali misure sono rivolte ai Sindaci ed ai Prefetti per fini di interesse pubblico e non interferiscono, quindi, sulla disciplina dei rapporti privati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 13 Settembre 2018, n. 22374.


Distanze tra costruzioni – Applicabilità art. 9 D.M. 1444/1968 nei rapporti tra privati per inserzione automatica – Condizioni – Suddivisione del territorio in zone omogenee – Sussistenza.
L’inserzione automatica della disciplina delle distanze legali prevista dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, art. 9, nello strumento comunale opera non solo quando lo strumento urbanistico stesso violi le distanze prescritte, prevedendo una distanza inferiore a quella minima prescritta, ma anche quando lo strumento urbanistico, dopo aver individuato le zone territoriali omogenee, nulla preveda relativamente ad esse. (Nel caso specifico, il Tribunale di Napoli, facendo applicazione di tale principio, ha ritenuto che l’art. 9 D.M. 1444/68 entrasse a far parte, per inserzione automatica, del Piano Regolatore del Comune di Pozzuoli, il quale, pur suddividendo il territorio in zone omogenee, nulla prevede in termini di distanze tra costruzioni). (Fabio Internicola) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 18 Giugno 2018.


Distanze tra edifici – Inferiori a quelle legali – Costruzioni separate da striscia di terreno di terzi – Diritto ad ottenere l’arretramento dal confine – Sussiste.
La presenza di una striscia di proprietà aliena tra due costruzioni poste a distanza inferiore a quella minima non preclude la possibilità di invocare il rispetto delle distanze in questione, sebbene con l’adozione di opportuni accorgimenti al fine di ripartire equamente l’onere del rispetto delle distanze, alla luce dell’esistenza del fondo alieno interposto.

Non opera il principio della prevenzione, non essendo oggettivamente configurabile l’ipotesi di una costruzione “sul confine”, giacché quella eretta sulla demarcazione tra ciascun fondo e lo spazio intermedio si presenta, rispetto all’altro fondo, come distaccata dal confine medesimo, ma trova piuttosto applicazione la disciplina delle costruzioni “con distacco”. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 08 Maggio 2018, n. 11011.


Esecuzione forzata - Obblighi di fare e di non fare - Violazione delle norme sulle distanze tra edifici - Spostamento della costruzione a distanza legale - Limiti all'esecuzione forzata ex art. 2933, comma 2, c.c. - Esclusione - Fondamento.
L'art. 2933, comma 2, c.c., che limita l'esecuzione forzata degli obblighi di non fare, vietando la distruzione della cosa che sia di pregiudizio all'economia nazionale, va riferito alle sole fonti di produzione o distribuzione della ricchezza dell'intero paese e, pertanto, non è invocabile per evitare lo spostamento di una costruzione alla distanza prescritta dalle norme in materia, comportando la persistenza di detta costruzione, al contrario, una lesione di pur rilevanti interessi individuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 31 Ottobre 2017, n. 25890.


Distanze legali - Distanze nelle costruzioni - Criterio della prevenzione - Norme dei regolamenti edilizi - Portate integrativa delle disposizioni del codice civile - Meccanismo della prevenzione - Rilevanza - Facoltà di esclusione da parte dei regolamenti edilizi.
Se è vero che le norme regolamentari, così come in concreto strutturate, postulano solo l'esigenza del rispetto di una distanza minima tra fabbricati, non vi è alcun valido motivo per negare a colui che costruisca per primo la possibilità di avvalersi delle facoltà connesse al principio di prevenzione in base alla disciplina codicistica. Le norme dei regolamenti edilizi che fissano le distanze tra le costruzioni in misura diversa da quelle stabilite dal codice civile, infatti, in virtù del rinvio contenuto nell'art. 873 c.c., hanno portata integrativa delle disposizioni dettate in materia dal codice civile; e tale portata non si esaurisce nella sola deroga alle distanze minime previste dal codice, ma si estende all'intero impianto di regole e principi dallo stesso dettato per disciplinare la materia, compreso il meccanismo della prevenzione, che i regolamenti locali possono eventualmente escludere, prescrivendo una distanza minima delle costruzioni dal confine o negando espressamente la facoltà di costruire in appoggio o in aderenza. Ne discende che un regolamento locale che si limiti a stabilire una distanza tra le costruzioni superiore a quella prevista dal codice civile, senza imporre un distacco minimo delle costruzioni dal confine, non incide sul principio della prevenzione, come disciplinato dal codice civile, e non preclude, quindi, al preveniente la possibilità di costruire sul confine o a distanza dal confine inferiore alla metà di quella prescritta tra le costruzioni, nè al prevenuto la corrispondente facoltà di costruire in appoggio o in aderenza, in presenza dei presupposti previsti dagli artt. 874, 875 e 877 c.c.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Maggio 2016, n. 10318.