TITOLO II - Del fallimento
Capo V - Dell'accertamento del passivo e dei diritti reali mobiliari dei terzi

Art. 101

Domande tardive di crediti
Testo a fronte Mass. ragionato
TESTO A FRONTE

I. Le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, trasmesse al curatore (1) oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica del passivo e non oltre quello di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo sono considerate tardive; in caso di particolare complessità della procedura, il tribunale, con la sentenza che dichiara il fallimento, può prorogare quest’ultimo termine fino a diciotto mesi.

II. Il procedimento di accertamento delle domande tardive si svolge nelle stesse forme di cui all’articolo 95. Il giudice delegato fissa per l’esame delle domande tardive un’udienza ogni quattro mesi, salvo che sussistano motivi d’urgenza (2). Il curatore dà avviso a coloro che hanno presentato la domanda, della data dell’udienza. Si applicano le disposizioni di cui agli articoli da 93 a 99.

III. Il creditore ha diritto di concorrere sulle somme già distribuite nei limiti di quanto stabilito nell’articolo 112. Il titolare di diritti su beni mobili o immobili, se prova che il ritardo è dipeso da causa non imputabile, può chiedere che siano sospese le attività di liquidazione del bene sino all’accertamento del diritto.

IV. Decorso il termine di cui al primo comma, e comunque fino a quando non siano esaurite tutte le ripartizioni dell’attivo fallimentare, le domande tardive sono ammissibili se l’istante prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile.

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(1) L'art. 17 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in legge dalla l. 17 dicembre 2012, n. 221, ha sostituito le parole "depositate in cancelleria" con le parole "trasmesse al curatore". La nuova disposizione si applica dal 19 dicembre 2012 (data di entrata in vigore della citata legge di conversione) anche alle procedure di fallimento, di concordato preventivo, di liquidazione coatta amministrativa e di amministrazione straordinaria pendenti, rispetto alle quali, alla stessa data, non e' stata effettuata la comunicazione rispettivamente prevista dagli articoli 92, 171, 207 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 e dall'articolo 22 decreto legislativo 8 luglio 1999, n. 270. Per le procedure in cui, alla data 19 dicembre 2012, sia stata effettuata la comunicazione suddetta, la nuova disposizione si applica a decorrere dal 31 ottobre 2013. Il curatore, il commissario giudiziale, il commissario liquidatore e il commissario straordinario entro il 30 giugno 2013 comunicano ai creditori e ai terzi titolari di diritti sui beni il loro indirizzo di posta elettronica certificata e li invitano a comunicare, entro tre mesi, l'indirizzo di posta elettronica certificata al quale ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, avvertendoli di rendere nota ogni successiva variazione e che in caso di omessa indicazione le comunicazioni sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria.
(2) Periodo inserito dall’art. 6 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Insinuazione al passivo del credito della banca - Onere di deposito degli estratti conto - Sussistenza - Contestazioni specifiche del curatore - Onere di integrazione documentale della banca - Sussistenza - Mancanza di contestazioni - Presa d'atto delle risultanze degli estratti conto da parte del giudice delegato o del tribunale fallimentare, in caso di opposizione allo stato passivo - Sussistenza - Limiti.
In tema di ammissione al passivo fallimentare, nell'insinuare il credito derivante da saldo negativo di conto corrente, la banca ha l'onere di dare conto dell'intera evoluzione del rapporto tramite il deposito degli estratti conto integrali; il curatore, eseguite le verifiche di sua competenza, ha l'onere di sollevare specifiche contestazioni in relazione a determinate poste, in presenza delle quali la banca ha, a sua volta, l'onere ulteriore di integrare la documentazione, o comunque la prova, del credito avuto riguardo alle contestazioni in parola; il giudice delegato o, in sede di opposizione, il tribunale, in mancanza di contestazioni del curatore, è tenuto a prendere atto dell'evoluzione storica del rapporto come rappresentata negli estratti conto, pur conservando il potere di rilevare d'ufficio ogni eccezione non rimessa alle sole parti che si fondi sui fatti in tal modo acquisiti al giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Settembre 2018, n. 22208.


Rivendicazione di beni - Onere della prova a carico del terzo rivendicante - Sussistenza - Regole probatorie applicabili - Disciplina di cui all'art. 621 c.p.c. - Portata.
In tema di rivendicazione di beni mobili rinvenuti nella casa o nell'azienda del fallito ed acquisiti dal curatore, incombe sul ricorrente, ex art. 103 l.fall., l'onere di dare dimostrazione del proprio diritto sui medesimi beni, trovando applicazione il regime probatorio previsto dall'art. 621 c.p.c., che sebbene si riferisca espressamente soltanto alla prova per testimoni, trova applicazione anche alla prova presuntiva, in virtù del richiamo contenuto nell'art. 2729 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2017.


Domanda tardiva di rivendica d’immobile – Articolo 31, comma 2 l.fall. – Autorizzazione a stare in giudizio – Necessità – Esclusione – Fattispecie.
In tema di domanda tardiva di rivendica d’immobile, a norma dell’art. 31 l. fall., il curatore può stare in giudizio senza l’autorizzazione del giudice delegato. (Nella specie, la domanda di rivendica risultava proposta dopo che era stata disposta la vendita e il ritardo non era giustificato a norma dell’art. 101, comma 3, l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Agosto 2017, n. 19748.


Fallimento - Accertamento del passivo - Dichiarazioni tardive -  Domanda cd. supertardiva - Causa non imputabile - Accertamento di fatto - Conseguenze - Fattispecie relativa a crediti di lavoro derivanti da licenziamento oggetto di impugnazione - Fattispecie.
In caso di domanda tardiva di ammissione al passivo ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 101 l.fall., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile, che giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto, rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C.ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la decisione del tribunale che aveva rigettato l'opposizione al passivo proposta dal lavoratore ben oltre l'anno dalla dichiarazione di esecutorietà, stante la possibilità di depositare in termini l'istanza di ammissione prima della conclusione del giudizio avanti al giudice del lavoro, potendo ottenere un'ammissione con riserva o una sospensione del giudizio di ammissione innanzi al tribunale fallimentare nelle more della causa di licenziamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19017.


Fallimento – Domande tardive – Causa non imputabile – Contestazione di mera irregolarità.
La rimessione in termini ai sensi dell’art. 101 l.fall. non può essere concessa a chi non abbia contestato la ricezione della comunicazione del curatore ex art. 92 c.p.c., ma semplicemente l’irregolarità della stessa perché non inviata alla sede legale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 Luglio 2017, n. 17416.


Fallimento – Accertamento del passivo – Domande tardive – Carattere unitario – decreto di esecutività – Impugnazione.
In materia di fallimento, anche il procedimento di accertamento dello stato passivo riguardante le domande di insinuazione tardiva ai sensi dell’art. 101 l.fall., benchè la loro trattazione sia frazionabile in più udienze, si conclude con il decreto di esecutività reso ex art. 96, ultimo comma, l.fall., unico e tipico provvedimento a contenuto precettivo, il cui termine per l'impugnazione decorre solo dalla sua comunicazione, mentre è inammissibile un’impugnazione del provvedimento di ammissione di singoli crediti perché in contrasto con l’esigenza di definizione unitaria di tutte le questioni concernenti lo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Giugno 2017, n. 13886.


Fallimento - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Appello - Deposito di nuovi documenti ex art. 345 c.p.c. - Ammissibilità - Limiti.
Nel procedimento di dichiarazione tardiva di credito ex art. 101 l.fall. (nel testo, applicabile “ratione temporis”, anteriore alle modifiche intervenute con il d.lgs. n. 5 del 2006), l’ammissibilità, ex art. 345 c.p.c., di documenti nuovi in appello richiede una valutazione circa l’indispensabilità della prova che ben può essere effettuata dalla S.C. in quanto detto giudizio non attiene al merito della decisione ma al rito, atteso che la corrispondente questione rileva ai fini dell'accertamento della preclusione processuale eventualmente formatasi in ordine all'ammissibilità di una richiesta istruttoria di parte. Ne consegue che, quando venga dedotta, in sede di legittimità, l'erroneità dell'ammissione o della dichiarazione di inammissibilità di una prova documentale in appello, la Cassazione, chiamata ad accertare un “error in procedendo”, è giudice anche del fatto, ed è, quindi, tenuta a stabilire se si trattasse di prova indispensabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2017, n. 3309.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Opposizione allo stato passivo - Inammissibilità - Qualificazione della domanda come insinuazione tardiva - Ammissibilità - Fondamento.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, l'opposizione allo stato passivo, ove inammissibile come tale, dev'essere qualificata, in ossequio ai principi generali di conservazione degli atti giuridici e di economia dei mezzi processuali, come domanda di insinuazione tardiva, ove della stessa abbia tutti i requisiti di ammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Novembre 2016, n. 22880.


Fallimento - Ammissione al passivo - Domanda cd. supertardiva - Conoscenza della pendenza della procedura fallimentare da parte del socio amministratore di società di persone - Imputabilità alla società - Assenza di limitazioni ai poteri di amministrazione - Applicabilità dell'art. 1391 c.c..
La domanda cd. supertardiva proposta, ex art. 101, comma 4, l.fall., da una società in accomandita semplice assumendo di non aver ricevuto l'avviso di cui all'art. 92 l.fall., è inammissibile ove il suo socio accomandatario e legale rappresentante, di cui nemmeno risultino limitazioni statutarie o assembleari dei pieni poteri di amministrazione e rappresentanza spettantigli, fosse comunque a conoscenza della pendenza della procedura concorsuale, valendo anche per le società di persone il principio, desumibile dall'art. 1391 c.c., dell'attribuibilità della conoscenza di un fatto di pertinenza della società sulla base dell'atteggiamento psichico delle persone che la rappresentano. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Ottobre 2016, n. 20120.


Fallimento - Notifica dell’avviso di accertamento - Interesse del curatore ad agire mediante impugnazione - Manifestazione della volontà dell’amministrazione finanziaria di insinuarsi al passivo.
Ai sensi dell'art. 100 c.p.c., l'interesse concreto ed attuale del curatore ad agire, mediante l'impugnazione dell'avviso di accertamento, insorge solo a fronte della (e successivamente alla) manifestazione della volontà dell'amministrazione finanziaria, o per essa dell'agente della riscossione, di insinuarsi al passivo fallimentare, la quale non può certo desumersi dalla precedente notifica dell'avviso al contribuente in bonis, sia perché questa assolve tutt'altra funzione e finalità, sia perché, sino a quando la pretesa tributaria non venga espressamente azionata nei confronti della massa, con la domanda di ammissione al passivo ex art. 93 legge fall., il curatore non sarebbe nemmeno legittimato a tutelarne gli interessi, in quanto in ipotesi nemmeno in astratto pregiudicabili. Tra l'altro, ove si trattasse di domanda presentata dall'amministrazione finanziaria oltre il termine fissato dall'art. 101, comma 1, legge fall. (c.d. domanda ultratardiva), essa avrebbe notevoli probabilità di essere dichiarata preliminarmente inammissibile, stante l'estremo rigore della giurisprudenza di questa Corte in ordine alla "prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile", di cui è onerato l'istante (art. 101, comma 4, legge fall.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 Settembre 2016.


Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Esdebitazione - Giudizio - Integrazione del contraddittorio con i creditori ammessi - Subingresso dei soci alla società estinta nella titolarità di un credito insinuato - Onere di insinuazione tardiva - Necessità - Mancanza - Conseguenze.
Il subingresso dei soci alla società estinta nella titolarità di un credito ammesso al passivo fallimentare, non li dispensa, se si tratta di procedura fallimentare anteriore alla riforma di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, dall'onere di insinuarsi al passivo ai sensi dell'art. 101 l.fall., sicché essi, in mancanza di insinuazione, non sono litisconsorti necessari nel giudizio di esdebitazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Agosto 2016, n. 16620.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Ammissione tempestiva di un credito in collocazione chirografaria - Domanda tardiva per il riconoscimento di una prelazione - Non ammissibilità - Fondamento - Onere del curatore di provare la pregressa insinuazione - Ragione.
Il sistema della legge fallimentare - in ragione del principio generale che riconosce carattere giurisdizionale e decisorio al procedimento di verificazione del passivo - esclude la possibilità di una duplice insinuazione, ordinaria e tardiva, di uno stesso credito, sicché, dovendosi identificare il "petitum" della domanda di ammissione al passivo nel riconoscimento del diritto a partecipare al concorso per un credito individuato e con un certo rango, una volta collocato definitivamente al passivo in via chirografaria, è preclusa, la formulazione di una successiva domanda tardiva per il riconoscimento di un diritto di prelazione sul medesimo credito, fermo restando che l'onere di provare che la domanda di ammissione tardiva si riferisce ad un credito già insinuato incombe sul curatore, trattandosi di fatto impeditivo all'ammissione al concorso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Luglio 2016.


Decreto di esecutorietà dello stato passivo - Preventivo esame di tutte le domande - Necessità - Conseguenze - Fondamento.
La formazione dello stato passivo, ed il relativo decreto di esecutività, presuppongono - come risulta dall'art. 96, comma 4, l.fall. - che sia completato l'esame di tutte le istanze, dovendosi escludere che, in relazione alle domande esaminate nella prima udienza, e nelle successive eventuali di rinvio, possano essere adottati altrettanti provvedimenti di esecutività, sicché il termine per l'eventuale opposizione di un creditore escluso (nella specie, per credito di lavoro), anche in relazione ad istanza di insinuazione tardiva, ai sensi dell'art. 101, comma 1, l.fall., decorre dalla data di deposito del decreto di esecutività emesso dopo l'esame di tutte le domande. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 11 Luglio 2016, n. 14099.


Fallimento - Accertamento del passivo - Rinuncia alla domanda tempestiva prima della decisione nel merito - Riproponibilità in via tardiva.
Può essere riproposta in via tardiva la domanda di ammissione al passivo che in sede di verifica delle domande tempestive sia stata oggetto di rinuncia prima della pronuncia di una decisione nel merito. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Aprile 2016.


Procedimento civile - Compensazione delle spese in mancanza di soccombenza reciproca o di gravi ed eccezionali ragioni.
Deve essere riformata e può essere decisa nel merito la sentenza che abbia errato nel compensare le spese processuali in mancanza di soccombenza reciproca o di "gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione". (Nel caso di specie, la Suprema Corte ha riformato la decisione del tribunale che, in sede di opposizione allo stato passivo, ha accolto la domanda dell'opponente e compensato le spese di lite). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 27 Aprile 2016.


Fallimento - Decreto reiettivo del reclamo avverso provvedimento del giudice delegato di rigetto dell'istanza ex art. 111 bis, comma 3, l.fall. stante la contestazione del relativo credito - Ricorribilità ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento - Fattispecie successiva alle novelle di cui al d.lgs. n. 5 del 206 ed al d.lgs. n. 169 del 2007.
Il decreto reiettivo del reclamo avverso il provvedimento con cui il giudice delegato, a fronte della contestazione del curatore circa l'ammontare del credito vantato, abbia respinto la richiesta di pagamento in prededuzione ex art. 111 bis, comma 3, l.fall., non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, trattandosi di statuizione che, in quanto meramente ricognitiva del difetto dei presupposti per il pagamento invocato, non decide in via definitiva sul diritto del creditore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Febbraio 2016, n. 3483.


Fallimento - Accertamento del passivo -  Esecutività dello stato passivo - Successiva rinuncia di un creditore ammesso - Possibilità di insinuazione tardiva del medesimo credito - Sussistenza - Fondamento - Anche da parte del cessionario.
La rinuncia all'ammissione al passivo da parte del creditore ivi già ammesso non incide sul diritto di credito azionato, sicché non preclude la possibilità di far valere nuovamente, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione in via tardiva, il diritto sostanziale già dedotto, anche da parte di chi, nelle more, se ne sia reso cessionario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Gennaio 2016, n. 814.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Avviso ex art. 92 l.fall. ricevuto oltre il termine di cui all'art. 101, comma 1, l.fall. - Domanda cd. ultratardiva - Ammissibilità - Limiti temporali - Valutazione del giudice di merito.
Il creditore che abbia ricevuto l'avviso ex art. 92 l.fall. oltre il termine annuale di cui al successivo art. 101, comma 1, può chiedere di insinuarsi al passivo ai sensi dell'ultimo comma della medesima disposizione, ma deve farlo nel tempo necessario a prendere contezza del fallimento ed a redigere la suddetta istanza, dovendo quel tempo essere indicato non già in un termine predeterminato, ma essere rimesso alla valutazione del giudice di merito, secondo un criterio di ragionevolezza, in rapporto alla peculiarità del caso concreto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Novembre 2015, n. 23975.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Domanda cd. supertardiva - Omesso avviso del curatore ex art. 92 l.fall. - Ritardo per causa non imputabile al creditore - Facoltà del curatore di provare la conoscenza del fallimento da parte del ricorrente - Sussistenza - Accertamento in fatto riservato al giudice di merito - Fattispecie.
Ai fini dell'ammissibilità della domanda cd. supertardiva, di cui all'ultimo comma dell'art. 101 l.fall., il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dall'art. 92 l.fall., integra la causa non imputabile del ritardo da parte del ricorrente, ma il curatore ha facoltà di provare che il creditore, pur in mancanza del predetto avviso, abbia comunque avuto notizia del fallimento, spettando al giudice di merito la valutazione del relativo accertamento di fatto, che, se congruamente e logicamente motivata, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C. ha respinto il ricorso per cassazione avverso il decreto con cui il tribunale aveva ritenuto l'effettiva conoscenza da parte del creditore, oltre che del fallimento della società, anche di quelli personali dei soci, nei quali intendeva tardivamente insinuarsi, in ragione della comunicazione della sentenza di fallimento e della trasmissione della stessa via fax). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Novembre 2015.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Domanda cd. supertardiva - Inammissibilità - Questione di illegittimità costituzionale - Manifesta infondatezza - Ragioni.
È manifestamente infondata la questione di illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 47 Cost., dell'ultimo comma dell'art. 101 l.fall., nella parte in cui prevede che la domanda di ammissione tardiva non può essere proposta oltre il termine stabilito dal comma 1, posto che la menzionata disposizione, consentendo la rimessione in termini al ricorrente che provi che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile, non implica il sacrificio assoluto del diritto di credito, ma bilancia il suo esercizio con le esigenze di speditezza della procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Novembre 2015.


Ammissione al passivo - Insinuazione cd. supertardiva - Ammissibilità - Ritardo non imputabile al creditore - Necessità - Omesso avviso del curatore ex art. 92 l.fall. - Integrazione della causa non imputabile - Configurabilità - Facoltà per il curatore di provare la conoscenza del fallimento "aliunde" - Ammissibilità - Fattispecie.
Ai fini dell'ammissibilità della domanda tardiva di cui all'ultimo comma dell'art. 101 l.fall. (cd. supertardiva), il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dall'art. 92 l.fall., integra la causa non imputabile del ritardo da parte del creditore; peraltro, il curatore ha facoltà di provare, ai fini dell'inammissibilità della domanda, che, indimente dalla ricezione dell'avviso, il creditore abbia avuto comunque notizia del fallimento. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto ammissibile la domanda proposta dalla banca istante, avendo quest'ultima ricevuto l'avviso ex art. 92 l.fall. allorquando non era ancora subentrata, a seguito di fusione per incorporazione, all'originario creditore della società fallita, non potendo ritenersi che il rapporto di controllo preesistente tra le due società implicasse anche la trasmissione della conoscenza del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 20 Ottobre 2015, n. 21316.


Accertamento del passivo - Domanda di rivendica, restituzione o separazione di determinati beni - Domanda di sospensione della liquidazione dei beni - Strumento di natura cautelare - Strumento interno al procedimento di rivendica, restituzione o separazione che si conclude con il decreto che forma lo stato passivo - Richiesta di sospensione formulata in sede di opposizione allo stato passivo - Inammissibilità.
La facoltà, riconosciuta dall'art. 93, comma 7, legge fall. a colui che chiede, in sede di accertamento del passivo, la rivendica, restituzione o separazione di un determinato bene onde evitare il danno irreparabile derivante dalla perdita del bene conseguente alla sua liquidazione in sede fallimentare per il tempo necessario alla decisione sulla sua domanda, costituisce uno strumento di natura cautelare interno al procedimento di separazione, restituzione o rivendicazione, laddove il decreto che forma lo stato passivo è il provvedimento definitivo di merito che chiude la fase avanti al giudice delegato. Da ciò consegue che qualora il giudice delegato abbia già proceduto a decidere nel merito la domanda rigettandola, non vi è più spazio, in sede di opposizione allo stato passivo, per l'emissione del provvedimento cautelare in questione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Ottobre 2015.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Sospensione della liquidazione per gravi motivi ex articolo 108 legge fall. - Sospensione della liquidazione di cui all'articolo 93, comma 7, legge fall. per i beni oggetto di rivendica, restituzione o separazione - Distinzione.
La facoltà, riconosciuta a qualunque interessato, di chiedere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto di liquidazione ai sensi dell'articolo 108 legge fall., riguarda ipotesi diverse da quella prevista dall'articolo 93, comma 7, legge fall. che consente al creditore di ottenere la sospensione della liquidazione dei beni oggetto di rivendica, restituzione o separazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 07 Ottobre 2015.


Fallimento - Domanda tardiva di ammissione al passivo - Valutazione della sussistenza di una causa non imputabile che giustifichi il ritardo - Accertamento di fatto rimesso alla valutazione del giudice di merito e insindacabile in sede di legittimità.
In caso di domanda tardiva di ammissione al passivo ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 101 L.F., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile, la quale giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto, rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 Ottobre 2015.


Fallimento - Domanda tardiva di ammissione al passivo - Valutazione del tempo impiegato per proporre la domanda.
Costituisce un metodo razionale di verifica della ammissibilità di domande tardive di ammissione al passivo ai sensi dell'articolo 101 L.F. quello di valutare il tempo impiegato per proporre dette domande qualora lo stesso appaia manifestamente eccessivo senza che sia stata addotta alcuna valida giustificazione. (Nel caso di specie, la Corte ha confermato la decisione del giudice di merito che ha ritenuto inammissibile la domanda tardiva di ammissione al passivo del credito per TFR proposta oltre due anni dopo il sorgere del credito e non avendo il ricorrente addotto alcuna valida giustificazione del ritardo). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 01 Ottobre 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Fallimento della società e fallimento del singolo socio - Estensione degli effetti al privilegio generale che assiste il credito - Estensione degli effetti del privilegio speciale - Esclusione.
La domanda di ammissione al passivo nel fallimento della società estende automaticamente i suoi effetti anche allo stato passivo del fallimento del singolo socio e tale estensione vale anche per il privilegio generale che eventualmente assista il credito in ragione della causa del credito stesso e dell'unicità del rapporto da cui sorge. Detto principio di automaticità non opera, invece, a causa di limiti intrinseci, quando la prelazione non consegue dallo stesso rapporto, ma da un rapporto accessorio, come nel caso di pegni o ipoteche costituiti dalla società o dal socio, così come accade anche quando la prelazione non riguarda genericamente i beni del debitore, sia esso la società o il socio, ma riguarda specifici beni della società, individuati dalla legge, ovvero specifici beni della società o del socio individuati con il rapporto accessorio costitutivo della garanzia reale. In questi casi, allora, la prelazione che assiste il credito grava su beni che appartengono al patrimonio soltanto di uno dei soggetti obbligati e non può, in mancanza di un collegamento tra la prelazione ed il patrimonio, intendersi dichiarata anche nel fallimento di un soggetto diverso. È quindi possibile concludere che la prelazione può e deve essere fatta valere soltanto nello stato passivo del soggetto cui appartiene il bene che ne è gravato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda tardiva di credito già ammesso in via chirografaria allo scopo di far valere la prelazione - Esclusione.
È inammissibile la domanda tardiva di un credito ammesso in via chirografaria svolta allo scopo di far valere una causa di prelazione in relazione ad una sola delle masse passive. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Fallimento - Domanda di rivendicazione di somme acquisite al fallimento - Accertamento dei crediti vantati nei confronti della massa - Applicazione del procedimento previsto dagli articoli 93 e seguenti e 101 L.F..
La domanda di rivendicazione di somme già acquisite ad un fallimento deve essere proposta nelle forme previste dagli articoli 93 e seguenti o 101 della legge fallimentare, in quanto il relativo procedimento è l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Anche l'accertamento dei crediti vantati nei confronti della massa deve, pertanto, aver luogo con il medesimo rito previsto per i crediti concorsuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2015.


Ammissione al passivo - Credito tributario - Insinuazione tardiva - Termine annuale - Applicabilità - Termini per la formazione dei ruoli e per l'emissione delle cartelle - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie.
Per far valere il credito tributario nei confronti del fallimento l'Amministrazione finanziaria o l'esattore devono presentare l'istanza di insinuazione tardiva nel termine annuale previsto dall'art. 101 l.fall., senza che i diversi e più lunghi termini per la formazione dei ruoli e per l'emissione delle cartelle, ai sensi dell'art. 25 del d.P.R. n. 602 del 1973, costituiscano di per sé ragioni di scusabilità del ritardo, potendosi considerare, a tal fine, esclusivamente i tempi strettamente necessari all'Amministrazione finanziaria per predisporre i titoli per la tempestiva insinuazione dei propri crediti al passivo. (Nella specie, la S.C., confermando il decreto di esclusione del credito impugnato dall'esattore in quanto insinuato oltre l'anno dall'esecutività dello stato passivo, ha ritenuto irrilevante, perché riguardante il rapporto interno tra esattore ed ente impositore, l'imputabilità del ritardo a quest'ultimo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Settembre 2015, n. 17787.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione - Progetto - Deposito del progetto di riparto - Comunicazione ai creditori - Destinatari - Creditori ammessi tardivamente - Sussistenza.
In tema di fallimento, alla luce della nuova disciplina del subprocedimento di riparto dell'attivo prevista dall'art. 110 l.fall. (come modificato dal d.lgs. n. 169 del 2007), il giudice delegato deve ordinare il deposito in cancelleria del progetto di riparto delle somme disponibili predisposto dal curatore ed inoltre, al fine di un eventuale reclamo, la sua comunicazione non solo ai creditori ammessi al passivo fallimentare e a quelli che abbiano proposto impugnazione allo stato passivo, ma anche ai creditori ammessi tardivamente prima del decreto di esecutività del progetto di riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2015, n. 16633.


Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Crediti successivi al fallimento - Insinuazione tardiva - Termine di decadenza previsto dall'art. 101, primo e ultimo comma, l.fall. - Applicazione - Esclusione.
L'insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta al termine di decadenza previsto dall'art. 101, commi primo ed ultimo, l.fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2015, n. 16218.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Cessione di credito ipotecario con accollo non liberatorio del cedente - Fallimento del cedente - Insinuazione al passivo del credito in via chirografaria - Sopravvenuta risoluzione della cessione - Retrocessione del bene ipotecato nel patrimonio del fallito - Domanda tardiva volta a far valere la prelazione - Ammissibilità - Fondamento.
E' ammissibile la domanda tardiva con la quale il cessionario di un credito garantito da ipoteca, ceduto unitamente all'azienda con accollo non liberatorio del cedente e già ammesso al passivo del fallimento di quest'ultimo in via chirografaria, chieda l'ammissione dello stesso credito in privilegio ipotecario a seguito della risoluzione del contratto di cessione dell'azienda e della conseguente retrocessione del bene immobile su cui grava il diritto di prelazione nel patrimonio dell'imprenditore fallito. Invero, trova applicazione in via analogica il principio secondo cui, in presenza di una legge retroattiva che introduca nuove ipotesi di crediti privilegiati , quest'ultimi assistono anche i crediti sorti anteriormente alla sua entrata in vigore, a prescindere dal tempo in cui siano stati azionati in sede concorsuale e, quindi, anche i crediti prima chirografari, e come tali ammessi al passivo fallimentare, con la conseguenza che tale privilegio può esercitarsi anche dopo l'approvazione dello stato passivo e fino a quando il riparto non sia divenuto definitivo, con le forme dell'insinuazione ex art. 101 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Giugno 2015, n. 13090.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda tardiva - Pendenza in appello di giudizio promosso dal creditore - Sospensione del termine previsto dall'art. 101 L.F. - Esclusione - Ammissione con riserva.
La domanda di ammissione al passivo deve essere proposta, a pena di decadenza, entro il termine previsto dall'art. 101, ultimo comma, della legge fallimentare anche nel caso in cui sia pendente in grado d'appello il giudizio anteriormente promosso dal preteso creditore nei confronti del debitore ancora in bonis. La pendenza di tale giudizio, infatti, non incide su detto termine e non ne determina l'automatica sospensione sino all'esito del gravame e ciò anche quando il processo di secondo grado si svolga in contraddittorio con il curatore. In tale ipotesi, trova applicazione l'articolo 96, comma 2 n. 3 LF, il quale stabilisce che sono ammessi al passivo con riserva i crediti accertati con sentenza di primo grado non passata in giudicato ma pronunciata prima della dichiarazione di fallimento, con la precisazione che la norma va interpretata estensivamente e riferita anche al caso in cui la pretesa creditoria sia stata respinta dal primo giudice. Ne consegue che il creditore che intenda far valere nel fallimento il credito di cui si controverte in appello, al fine di non incorre nella decadenza comminata dall'art. 101 ultimo comma LF, è tenuto a chiedere l'ammissione con riserva non oltre il termine di un anno dalla dichiarazione di esecutività dello stato passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 Aprile 2015, n. 7426.


Domande di pagamento del capitale e degli interessi - Determinazione dei due crediti con criteri differenti - Separata proponibilità.
Qualora la determinazione del credito per sorte capitale e per interessi debba effettuarsi sulla base di criteri differenti, in misura fissa, con riferimento alla sorte capitale, nel primo caso, ed con incremento progressivo per quanto attiene all'obbligazione accessoria per interessi, è possibile risolvere in senso affermativo la questione della separata proponibilità delle relative domande, per compenso e per interessi, rispettivamente in sede di verifica dello stato passivo ed in via tardiva ai sensi dell'articolo 101 L.F. Ad opposta soluzione si deve, invece, pervenire nella fattispecie in cui il debito per interessi resti inscindibilmente legato alla sorte capitale, al punto da poter essere anche liquidato d'ufficio senza vizio di ultrapetizione. (Fattispecie in tema di richiesta di pagamento di credito per compenso professionale derivante dal contratto d'opera intellettuale e di domanda accessoria per interessi moratori). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015, n. 6060.


Formazione dello stato passivo - Partecipazione del creditore - Domanda ex art. 208 legge fall. ovvero osservazioni o istanze ex art. 207 legge fall. - Silenzio del commissario - Implicito rigetto - Opposizione allo stato passivo - Necessità - Mancanza di domande o osservazioni del creditore - Crediti non inseriti - Possibilità di domanda tardiva - Configurabilità.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, la partecipazione del creditore al procedimento di formazione dello stato passivo, attraverso la formulazione di domande ai sensi dell'art. 208 legge fall. ovvero di osservazioni o istanze ex art. 207 legge fall., è solo eventuale ma, ove esperita, comporta l'obbligo del commissario liquidatore di provvedere su di esse. Ne consegue che il silenzio mantenuto dal commissario liquidatore in ordine alle richieste formulate dal creditore e il mancato inserimento del credito nell'elenco previsto dall'art. 209, primo comma, legge fall. assume valore implicito di rigetto, contro il quale, per evitare il formarsi di una preclusione, il creditore deve proporre opposizione allo stato passivo ai sensi dell'art. 98 legge fall., mentre, ove sia mancata ogni specifica domanda od osservazione alla comunicazione del commissario liquidatore, resta proponibile la domanda tardiva del credito che non sia stato inserito nel suddetto elenco. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Ammissione tempestiva del credito al capitale - Effetti - Domanda tardiva del credito agli interessi - Preclusione - Esclusione - Fondamento - Limiti - Fattispecie in tema di compenso per prestazioni professionali.
La proposizione tardiva della domanda di ammissione al passivo fallimentare del credito accessorio agli interessi moratori, in quanto fondata sul ritardo nell'adempimento, non è preclusa, stante la diversità della rispettiva "causa petendi", dalla definitiva ammissione in via tempestiva del credito relativo al capitale (nella specie, a titolo di compenso per attività professionale), salvo che gli interessi costituiscano una mera componente della pretesa già azionata, come nel caso del credito risarcitorio da illecito aquiliano. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 26 Marzo 2015.


Procedura fallimentare - Giudizio di irragionevolezza della durata della procedura - Termine iniziale - Ammissione del credito allo stato passivo.
In tema di equa riparazione per irragionevole durata del procedimento fallimentare, il "dies a quo" in relazione al quale valutare la durata del processo deve essere riferito alla domanda di ammissione al passivo in quanto il singolo creditore diventa parte solo da tale momento, sicché, in caso di istanza ex art. 101 della legge fall., ai fini del giudizio di equa riparazione non assume rilevanza il precedente periodo di svolgimento della procedura concorsuale cui il creditore è rimasto estraneo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 19 Marzo 2015, n. 5502.


Fallimento – Insinuazione al passivo – Giudicato endofallimentare – Pegno regolare – Revocabilità.
Il giudicato endofallimentare cristallizzatosi su di una domanda di insinuazione al passivo che non abbia in sé l’enunciazione degli elementi costitutivi della compensazione parziale, non ha alcun effetto preclusivo in merito alla successiva azione revocatoria esercitata dalla curatela fallimentare. (Filippo Lo Presti) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 05 Marzo 2015.


Accertamento del passivo - Domanda tardiva - Inammissibilità - Esclusione della sospensione feriale dei termini - Decisione fondata su questione mista, di fatto e di diritto, rilevata d'ufficio - Omessa sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti - Nullità della decisione - Sussistenza - Condizioni - Fattispecie.
La mancata segnalazione da parte del giudice di una questione, rilevata d'ufficio per la prima volta in sede di decisione, che comporti nuovi sviluppi della lite non presi in considerazione dalle parti, modificando il quadro fattuale, determina nullità della sentenza per violazione del diritto di difesa delle parti, private dell'esercizio del contraddittorio e delle connesse facoltà di modificare domande ed eccezioni, allegare fatti nuovi e formulare richieste istruttorie sulla questione decisiva ai fini della deliberazione. Pertanto se la violazione si sia verificata nel giudizio d'appello, la sua deduzione come motivo di ricorso in sede di giudizio di legittimità, determina la cassazione con rinvio della pronuncia impugnata, affinchè ai sensi dell'art. 394 c.p.c., comma 3 possano essere esplicate le attività processuali che la parte abbia lamentato di non aver potuto svolgere a causa della decisione solitariamente adottata dal giudice.

Nella fattispecie, la questione della applicabilità della sospensione feriale dei termini di cui alla L. n. 742 del 1969 è stata dalla Corte ritenuta intimamente connessa con l'altra questione (di fatto) concernente la qualificazione del rapporto controverso e della sua assoggettabilità al rito del lavoro, questione che non può prescindere dall'interpretazione del contratto anche alla luce delle deduzioni delle parti. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 01 Ottobre 2014, n. 20725.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Sospensione della procedura nelle more dell'ammissione del credito ex art. 101 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione - Accantonamento ex art. 113 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione.
L'art. 101 legge fall., nel prevedere che i creditori possono chiedere l'ammissione al passivo fino a che non siano esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, pone solo un limite cronologico all'esercizio di tale diritto potestativo, ma non riconosce al creditore l'ulteriore diritto a non vedersi pregiudicato il futuro soddisfacimento del credito, nelle more dell'ammissione, dall'attuazione della ripartizione. Ne consegue che la domanda d'insinuazione tardiva di un credito non comporta una preclusione per gli organi della procedura al compimento di ulteriori attività processuali, ivi compresa la chiusura del fallimento per l'integrale soddisfacimento dei creditori ammessi o per l'esaurimento dell'attivo, nè genera un obbligo per il curatore di accantonamento di una parte dell'attivo a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi, atteso che tale evenienza non è considerata tra le ipotesi di accantonamento previste dall'art. 113 legge fall., la cui previsione è da ritenersi tassativa, in quanto derogante ai principi generali che reggono il processo fallimentare, e perciò insuscettibile di applicazione analogica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Settembre 2014, n. 18550.


Concordato fallimentare - Decreto di omologazione - Creditore non ammesso al passivo - Pendenza del giudizio di insinuazione tardiva - Legittimazione al ricorso straordinario ex art. 111 Cost. - Ammissibilità - Limiti - Opposizione all'omologazione - Ammissibilità - Fondamento.
Il creditore che abbia proposto domanda di ammissione tardiva al passivo fallimentare ai sensi dell'art. 101 legge fall. (nella formulazione vigente anteriormente al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5) non ha, in pendenza del relativo giudizio, la legittimazione ad impugnare il decreto di omologazione del concordato fallimentare con il ricorso straordinario ex art. 111 Cost. , facendo valere non già vizi propri dell'atto impugnato, ma questioni attinenti all'opportunità e/o alla convenienza dello stesso. Tali ultime questioni, infatti, possono essere proposte dal creditore non ancora ammesso al passivo, quale soggetto interessato, solo con l'opposizione prevista dall'art. 129 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Maggio 2014, n. 11887.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Decreto di fissazione dell'udienza - Mancata conoscenza da parte del ricorrente per causa a lui non imputabile - Notificazione del ricorso al curatore in violazione del termine a comparire fissato nel decreto - Richiesta di rimessione in termini - Necessità - Esclusione - Differimento anche d'ufficio dell'udienza.
Nell'insinuazione tardiva al passivo fallimentare, come regolata dall'art. 101 legge fall., nel testo anteriore alla riforma attuata con d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, il ricorrente, ove non abbia avuto (per fatto a lui non imputabile) tempestiva conoscenza del decreto del giudice delegato di fissazione dell'udienza ed abbia, per l'effetto, provveduto a notificare il ricorso al curatore in violazione del termine a comparire ivi fissato, non ha l'onere, ove l'udienza sia stata comunque celebrata con la comparizione delle parti o anche del solo ricorrente, di richiedere la rimessione in termini, dovendo il giudice disporre, anche d'ufficio, il differimento dell'udienza al fine di consentire al curatore di godere dell'intero termine stabilito nel decreto di convocazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Aprile 2014, n. 7878.


Fallimento - Accertamento del passivo - Rinuncia a domanda proposta in sede tempestiva - Riproposizione in sede tardiva - Ammissibilità..
È ammissibile la domanda tardiva di ammissione al passivo già proposta come domanda tempestiva ma fatta oggetto di rinuncia prima del deposito del decreto di esecutività dello stato passivo del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 23 Gennaio 2014.


IRAP - Privilegio ex art. 2752, primo comma, cod. civ., come modificato dall'art. 39 del d.l. n. 159 del 2007 - Applicazione anche ai crediti sorti in epoca anteriore alla modifica - Fondamento - Art. 23, comma 37, del d.l. n. 98 del 2011 - Sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2013 - Effetti.
Il privilegio generale sui mobili, per quanto riguarda l'IRAP, deve essere riconosciuto anche per il periodo antecedente alla intervenuta modifica dell'art. 2752, primo comma, cod. civ., che ha esteso il privilegio a tale credito, ad opera dell'art. 39 del d.l. 1° ottobre 2007, n. 159, conv. con modif. nella legge 29 novembre 2007, n. 222, dovendosi ritenere la previsione del privilegio implicitamente inclusa in tale norma, in forza di una consentita interpretazione estensiva della stessa, come confermato dall'art. 23, comma 37, del d.l. del 6 luglio 2011, n. 98, conv. con modif. nella legge 15 luglio 2011, n. 111. Né su tale interpretazione ha inciso la dichiarazione di incostituzionalità dell'ultimo periodo del comma citato (e del comma 40) ad opera della sentenza della Corte costituzionale del 4 luglio 2013, n. 170, i cui effetti devono ritenersi limitati all'ipotesi in cui le menzionate norme consentivano, in epoca successiva alla maturazione della preclusione endofallimentare, il riconoscimento della causa di prelazione anche ai crediti erariali già ammessi definitivamente al passivo in via chirografaria, e non si estendono ai casi in cui tale preclusione non si sia ancora verificata, per l'essere ancora in corso l'accertamento del passivo (come, nel caso di specie, in pendenza di opposizione allo stato passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 2013, n. 26125.


Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda cd. ultratardiva - Credito sorto successivamente alla scadenza del termine - Credito di lavoro riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto di azienda - Ammissibilità..
E' ammissibile, anche se ultratardiva, la domanda di insinuazione per crediti di lavoro se il fatto generatore del credito che si vuole insinuare al passivo fallimentare è sorto in un momento successivo allo spirare del termine decadenziale essendo riconducibile alla sopravvenuta risoluzione del contratto di affitto d’azienda ed alla conseguente retrocessione dell’azienda e del rapporto di lavoro in capo al fallimento. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 19 Novembre 2013.


Domanda di ammissione al passivo con riserva - Riserva atipica - Idoneità ai fini della interruzione della prescrizione - Sussistenza - Fondamento.
La richiesta di ammissione al passivo con riserva, in ipotesi di riserva atipica, non determina la nullità della domanda, bensì la sua infondatezza e non incide sull'idoneità dell'atto ai fini della interruzione della prescrizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Novembre 2013, n. 25286.


Fallimento - Domanda di ammissione al passivo - Supertardiva - Causa non imputabile di ritardo - Omessa comunicazione ex articolo 92 L.F. - Irrilevanza - Presunzioni - Onere della prova.
L’omessa tempestiva comunicazione da parte del curatore dell’avviso di cui all’articolo 92 L.F. non è sufficiente ad integrare una causa non imputabile di ritardo nella presentazione della domanda di ammissione al passivo ai sensi dell’articolo 101 L.F. qualora il curatore abbia allegato l’esistenza di presunzioni gravi, precise e concordanti tali da portare a considerare come verosimile la pregressa conoscenza o la conoscibilità del fallimento da parte del creditore. In tale ipotesi, sarà onere di quest’ultimo allegare e provare l’esistenza di altri fatti tali da mettere in discussione la gravità, precisione e la concordanza delle predette presunzioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 29 Ottobre 2013.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Valutazione della causa non imputabile del ritardo - Accertamento di fatto rimesso alla valutazione del giudice di merito.
In caso di domanda tardiva di ammissione al passivo ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 101 legge fall., la valutazione della sussistenza di una causa non imputabile, la quale giustifichi il ritardo del creditore, implica un accertamento di fatto, rimesso alla valutazione del giudice di merito, che, se congruamente e logicamente motivato, sfugge al sindacato di legittimità. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'enunciato principio, ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione avverso la decisione del tribunale che aveva specificamente ravvisato nella grave malattia della figlia del creditore, nel concomitante sfratto per morosità subito, nonché nell'esiguo tempo a disposizione, idonei fattori impeditivi della tempestiva presentazione della domanda). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Settembre 2013, n. 20686.


Fallimento - Stato passivo - Domanda di insinuazione tardiva - Crediti derivanti da rapporto contrattuale oggetto di sentenza impugnata in appello - Art. 95, terzo comma, legge fall., nel testo anteriore alla sostituzione disposta dal d.lgs. n. 5 del 2006 - Interpretazione estensiva - Configurabilità - Sospensione necessaria del procedimento di ammissione al passivo in attesa della definizione del gravame - Legittimità - Esclusione - Fondamento.
In tema di rapporti tra accertamento del passivo e giudizi pendenti innanzi ad altro giudice, la norma dettata dall'art. 95, comma terzo, legge fall. (nel testo applicabile "ratione temporis"), secondo cui è necessaria l'impugnazione se non si vuole ammettere il credito risultante da sentenza non passata in giudicato, va interpretata estensivamente, trovando applicazione anche nel caso in cui il fallimento sopravvenga alla sentenza, di accoglimento o di rigetto, anche parziale, della pretesa del creditore della parte dichiarata fallita, con conseguente illegittimità dell'ordinanza di sospensione ex art. 295 cod. proc. civ. del procedimento di ammissione al passivo, nelle more della definizione del giudizio di appello. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 22 Luglio 2013, n. 17834.


Fallimento - Controversie concernenti l'ammissione al passivo - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento - Fattispecie.
In tema di fallimento, ai sensi del combinato disposto dell'art. 92 del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 e degli artt. 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, le controversie aventi ad oggetto l'ammissione al passivo non si sottraggono al principio della sospensione dei termini durante il periodo feriale, fatta eccezione per quelle riguardanti crediti di lavoro, le quali, pur dovendo essere trattate con il rito fallimentare, sono assoggettate al regime previsto dal citato art. 3, che, escludendo l'applicabilità della sospensione alle controversie previste dagli artt. 409 e ss. cod. proc. civ., fa riferimento alla natura specifica della controversia, avente ad oggetto un rapporto individuale di lavoro. (Nella specie, la S.C. ha applicato il principio al credito derivante dal rapporto tra l'amministratore e la società per azioni poi fallita, qualificato come di lavoro parasubordinato). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 02 Luglio 2013, n. 16494.


Domande cd. ultratardive - Domanda dell'amministrazione finanziaria - Valutazione della causa non imputabile del ritardo - Canoni interpretativi di cui all'articolo 1218 c.c..

Domande cd. ultratardive - Domanda della dell'amministrazione finanziaria - Termini di decadenza previsti dalla legge per l'attività di accertamento nel diritto tributario - Interferenza con quelli stabiliti dalla legge fallimentare per il deposito delle domande di insinuazione al passivo.
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La verifica della causa non imputabile richiesta dall'art. 101, comma 4, L.F. per l'ammissibilità della domanda cd. ultratardiva è da compiere sulla base dei canoni interpretativi di cui all'art. 1218 c.c in tema di responsabilità contrattuale, con la conseguenza che la ultratardività può essere giustificata solo allorquando il creditore dimostri che la causa del ritardo dipende non dall'assenza di colpa, bensì da elementi oggettivi ed estranei al creditore ricorrente, ossia da fattori causali esterni alla posizione debitoria vantata, in quanto dovuta a forza maggiore, caso fortuito o errore incolpevole, fatturi tutti riconducibili all'impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile ai sensi dell'articolo 1218 c.c. (Nel caso di specie l'amministrazione finanziaria era venuta a conoscenza dell'intervenuto fallimento per effetto della dichiarazione fiscale presentata dal curatore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

I termini di decadenza previsti dalla legge per l'attività di accertamento nel diritto tributario non possono in alcun modo interferire su quelli stabiliti per il deposito delle domande di insinuazione al passivo del fallimento, i quali non possono subire deroghe per effetto dei termini più lunghi di scadenza concessi all'erario per procedere all'accertamento dei redditi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 20 Maggio 2013.


Domande cd. ultratardive - Domanda dell'amministrazione finanziaria - Valutazione della causa non imputabile del ritardo - Canoni interpretativi di cui all'articolo 1218 c.c..
La verifica della causa non imputabile richiesta dall'art. 101, comma 4, L.F. per l'ammissibilità della domanda cd. ultratardiva è da compiere sulla base dei canoni interpretativi di cui all'art. 1218 c.c in tema di responsabilità contrattuale, con la conseguenza che la ultratardività può essere giustificata solo allorquando il creditore dimostri che la causa del ritardo dipende non dall'assenza di colpa, bensì da elementi oggettivi ed estranei al creditore ricorrente, ossia da fattori causali esterni alla posizione debitoria vantata, in quanto dovuta a forza maggiore, caso fortuito o errore incolpevole, fatturi tutti riconducibili all'impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile ai sensi dell'articolo 1218 c.c. (Nel caso di specie l'amministrazione finanziaria era venuta a conoscenza dell'intervenuto fallimento per effetto della dichiarazione fiscale presentata dal curatore). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 20 Maggio 2013.


Domande cd. ultratardive - Domanda della dell'amministrazione finanziaria - Termini di decadenza previsti dalla legge per l'attività di accertamento nel diritto tributario - Interferenza con quelli stabiliti dalla legge fallimentare per il deposito delle domande di insinuazione al passivo.
I termini di decadenza previsti dalla legge per l'attività di accertamento nel diritto tributario non possono in alcun modo interferire su quelli stabiliti per il deposito delle domande di insinuazione al passivo del fallimento, i quali non possono subire deroghe per effetto dei termini più lunghi di scadenza concessi all'erario per procedere all'accertamento dei redditi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 20 Maggio 2013.


Insinuazione al passivo – Domande tardive – Termine ultimo – Decadenza – Domande ultratardive – Ritardo non imputabile – Riammissione in termini – Art. 294 c.p.c...
Il termine ultimo per la presentazione delle domande tardive di insinuazione al passivo è un termine perentorio di decadenza, superabile solo nel caso di non imputabilità del ritardo, che introduce una deroga processuale al principio della par condicio creditorum, non diversamente da quanto previsto nell’esecuzione individuale per i creditori che non siano muniti di titolo. Infatti, la riserva di ammissibilità della domanda c.d. supertardiva o ultratardiva va considerata una forma di riammissione in termini, con applicazione dei principi fissati dall’art. 294 c.p.c. in tema di mancata conoscenza dell’esistenza del processo a causa della nullità dell’atto di citazione o della sua notificazione, sempre che tali nullità non siano sanate dal raggiungimento dello scopo. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 08 Maggio 2013.


Insinuazione al passivo – Domande tardive – Termine di dodici o diciotto mesi – Decorrenza dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo – Decorrenza dalla data in cui viene meno la causa non imputabile..
Il termine ultimo per la presentazione delle domande tardive di dodici (o diciotto) mesi non necessariamente deve decorrere dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, ma può anche decorrere – in determinate ipotesi – dalla data in cui viene meno la causa non imputabile che ha determinato l’impedimento alla presentazione della domanda tempestiva, quale ad esempio l’incolpevole non conoscenza dell’apertura della procedura nel caso in cui non sia stato dato avviso al creditore da parte del curatore, atteso che lo stesso legislatore ha previsto un termine lungo per il deposito delle domande tardive, implicitamente riconoscendo che situazioni soggettive particolari del creditore (si pensi ai creditori esteri) o domande particolarmente complesse possono necessitare di tempi dilatati per la loro predisposizione e deposito. Tuttavia, una volta venuta meno la causa che impediva la presentazione della domanda, il creditore incolpevole non ha diritto a un termine pari a quello spettante ai creditori tempestivi, vale a dire di 120 o di 90 giorni (ove si voglia sottrarre il termine di 30 giorni per la presentazione delle domande in cancelleria), dato che è lo stesso legislatore a fissare il termine lungo di dodici (o diciotto) mesi per le domande tardive e vi è comunque un termine ultimo, rappresentato dalla ripartizione finale dell’attivo, oltre il quale non si può andare. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 08 Maggio 2013.


Insinuazione al passivo – Domande ultratardive – Art. 101 LF – Termine di insinuazione – Avviso ex art. 92 LF – Conoscenza del creditore dell’apertura del concorso – Causa non imputabile – Insussistenza..
L’art. 101, ultimo comma, LF consente al creditore che non abbia avuto la possibilità di attivarsi senza sua colpa per ragioni connesse alla natura del credito o ad altre cause parimenti non imputabili (mancato avviso del curatore) di insinuarsi con la domanda ultratardiva nel termine fissato dal primo comma del medesimo articolo, decorrente dalla data in cui è venuta meno la ragione ostativa alla presentazione dell’istanza, salvo che il curatore non dimostri che il creditore era comunque a conoscenza dell’apertura del concorso, in particolare per essere stato avvisato ai sensi dell’art. 92 LF. (Nel caso di specie il creditore – un ente impositore – non poteva addurre come cause a lui non imputabili i ritardi derivanti dall’organizzazione interna del servizio di riscossione, con l’invio all’Esatto s.p.a. degli avvisi di accertamento e il tardivo avviso di quest’ultima del mancato pagamento, poiché era stato tempestivamente avvertito dell’apertura della procedura concorsuale e della data di verifica delle domande tempestive). (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 08 Maggio 2013.


Insinuazione al passivo – Termini – Domande tardive – Domande ultratardive – Termini della legislazione tributaria – Ininfluenza sulle decadenze stabilite dalla legge fallimentare..
La legislazione fallimentare non può subire deroghe derivanti da eventuali termini più lunghi di decadenza previsti dalla legislazione tributaria del diritto dell’ente locale di procedere all’accertamento delle imposte dovute, nonché di iscrizione a ruolo e riscossione dei relativi tributi evasi. Infatti, il termine ultimo entro cui può essere effettuata l’attività di accertamento del tributo, che è un termine di decadenza dell’attività accertativa dell’ufficio, nonché l’analogo termine per l’iscrizione a ruolo dello stesso, non impedisce in alcun modo la decorrenza dei termini previsti dalla legge fallimentare. (Irma Giovanna Antonini – Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 08 Maggio 2013.


Accertamento del passivo - Crediti da rapporto di lavoro subordinato - Pluralità di domande - Principio di infrazionabilità del credito - Limiti - Fondamento..
In materia di insinuazione al passivo di crediti derivanti da un unico rapporto di lavoro subordinato, il principio di infrazionabilità del credito determina l'inammissibilità della domanda frazionata solamente nel caso in cui il rapporto si sia concluso, con conseguente definizione delle rispettive posizioni di debito e credito, ed il creditore abbia dichiarato, nonostante l'unitaria contezza delle proprie spettanze, di voler agire soltanto per una parte di esse, dovendosi, per contro, ritenere ammissibili una pluralità di domande, ove il creditore non abbia effettuato, senza essere in colpa, una considerazione unitaria di distinte voci di credito, ciascuna con autonomi elementi costitutivi, sia pure nella cornice di un unitario rapporto, restando esclusa, in tal caso, una connotazione di abusività della condotta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Aprile 2013, n. 9317.


Fallimento - Formazione dello stato passivo - Curatore fallimentare - Posizione di terzo - Sussistenza - Art. 2704 cod. civ. - Applicabilità..
In sede di formazione dello stato passivo il curatore deve considerarsi terzo rispetto al rapporto giuridico posto a base della pretesa creditoria fatta valere con l'istanza di ammissione, conseguendone l'applicabilità della disposizione contenuta nell'art. 2704 cod. civ. e la necessità della certezza della data nelle scritture allegate come prova del credito. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 Febbraio 2013, n. 4213.


Liquidazione coatta amministrativa - Ripartizione dell'attivo - Domande tardive - In genere..
In tema di appalto di opere pubbliche, la preventiva effettuazione del collaudo condiziona, ex art. 44 del d.P.R. 16 luglio 1962, n. 1063, l'esperimento sia dell'arbitrato che dell'azione giudiziaria, ma la sua carenza non determina "ipso iure" l'improponibilità della domanda poichè costituisce un presupposto processuale da qualificarsi più propriamente in termini di "eccezione processuale", non integrante una condizione necessaria per l'instaurazione del rapporto processuale. Da una siffatta natura deriva, quindi, che devono escludersi la rilevabilità di ufficio della carenza del collaudo, ove la parte interessata non abbia sollevato la relativa eccezione chiedendo di non procedersi, e la deducibilità di tale carenza come causa di nullità del lodo, ove la improponibilità della domanda non sia stata eccepita in sede arbitrale (Nella specie la S.C., facendo applicazione di tale principio, essendo pacifica in causa la tempestiva formulazione della predetta eccezione da parte della cooperativa controricorrente, ha confermato la sentenza impugnata che aveva dichiarato improcedibile la domanda del ricorrente, ex artt. 101 e 209 l. fall., di ammissione al passivo della liquidazione coatta amministrativa di quest'ultima per asseriti crediti derivanti da contratti di appalto con essa intercorsi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2013, n. 3068.


Ammissione al passivo ai sensi dell’art. 101, ultimo comma, L.F. - Onere del creditore di dedurre la causa di non imputabilità del ritardo - Omissione - Inammissibilità del ricorso..
Il creditore che intenda formulare domanda di insinuazione al passivo oltre il termine di cui all’art. 101 L.F., ha l’onere di rappresentare - e dimostrare - le circostanze da cui possa evincersi la non imputabilità del ritardo. Di tali ragioni giustificative, infatti, dovrà tenersi conto ai fini della predisposizione del progetto di stato passivo, di guisa da garantire a tutti i soggetti interessati, prima dell’udienza fissata per l’esame, di prendere adeguata posizione al riguardo. Il difetto di tale allegazione (così come previsto, simmetricamente, per l’omessa indicazione di uno dei requisiti previsti dall’art. 93 L.F.) comporta la declaratoria di inammissibilità dell’istanza, rilevabile d’ufficio anche nell’eventuale, successivo, giudizio di opposizione. (Giampiero Tronci) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 20 Dicembre 2012.


Fallimento - Domande tardive e supertardive - Distinzione - Prova della non imputabilità del ritardo - Effetti..
L'elemento di distinzione tra le domande tardive semplici e le supertardive risiede proprio dell'effetto della prova della non imputabilità del ritardo. Per le prime, infatti, essa ha effetti unicamente sul piano del trattamento in sede di riparto, in quanto consente al creditore tardivo incolpevole e non privilegiato di prelevare, nei limiti del residuo disponibile, le quote che gli sarebbero spettate nelle precedenti ripartizioni. Nelle seconde, invece, la stessa è vera e propria condizione di ammissibilità della domanda, essendo precluso al creditore supertardivo colpevole ogni diritto al concorso e potendo egli unicamente promuovere giudizio nei confronti del fallito tornato in bonis che non abbia chiesto ed ottenuto l'esdebitazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 05 Dicembre 2012.


Domande supertardive di crediti - Causa non imputabile del ritardo - Significato - Colpa del creditore - Fattispecie..
In tema di domande tardive di crediti, la locuzione “causa non imputabile” del ritardo di cui all'articolo 101, legge fallimentare deve essere interpretata nel senso di causa non riferibile a colpa del creditore e, dunque, non riconducibile ad incuria, negligenza, trascuratezza e malafede, ovvero ricollegabile ad un fatto involontario, dovuto a forza maggiore, caso fortuito o ad errore incolpevole di fatto. Devono, quindi, ritenersi irrilevanti, ai fini della prova della non imputabilità del super-ritardo, la complessità dell'organizzazione interna del debitore o l'intervenuto mutamento giurisprudenziale circa la necessità di proposizione della domanda da parte dell'istante. Non versa, invece, in una situazione di super-ritardo imputabile il creditore che, insinuatosi tempestivamente, sia stato ammesso unicamente all'esito del giudizio di opposizione ex articolo 98, legge fallimentare, il creditore che abbia dovuto svolgere tutti i gradi di giudizio per accertare la sua pretesa obbligatoria, il creditore che, per errore o disguido scusabile, sia venuto a conoscenza del proprio credito in tempo non utile per insinuarsi tempestivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 05 Dicembre 2012.


Domande tardive di crediti - Supertardiva del concessionario per la riscossione dei tributi - Ritardata trasmissione dei ruoli - Motivo di esclusione dell'imputabilità del ritardo - Esclusione..
Qualora la domanda supertardiva sia presentata dalla società concessionaria della riscossione, in relazione ai crediti tributari vantati dall'Agenzia delle entrate o da altro ente impositore, la circostanza che l'esattore abbia ricevuto in ritardo dall'amministrazione finanziaria i ruoli portanti crediti tributari oggetto di insinuazione non costituisce, di per sé sola, motivo di esclusione dell'imputabilità al creditore del ritardo nella presentazione della domanda di ammissione al passivo. La causa non imputabile deve, infatti, riguardare fattori causali esterni alla posizione debitoria, che possono attingere alla forza maggiore, al caso fortuito o all'errore inconsapevole del creditore. Conseguentemente l’agente della riscossione non può dedurre, quale causa non imputabile del ritardo, l'iscrizione a ruolo protrattasi nel tempo, pur nella consapevolezza dell'apertura della procedura fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 05 Dicembre 2012.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità.
In tema di formazione del passivo fallimentare, al termine annuale di cui all'art. 101 legge fall. si applica la sospensione feriale, di cui agli art. 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2012.


Domanda d'ammissione al passivo - Inammissibilità dichiarata "de plano" per tardività - Opposizione ai sensi degli artt. 98 e 99 legge fall. - Proponibilità - Fattispecie.
Il decreto del giudice delegato che, senza fissazione di udienza, sancisca l'inammissibilità della domanda tardiva di credito, perché formulata oltre il termine di cui all'art. 101 l. fall., così impedendo alla parte istante di fornire la prova della non imputabilità ad essa del ritardo, è impugnabile con l'opposizione di cui all'art. 99 legge fall., trattandosi di provvedimento che concorre alla formazione definitiva dello stato passivo ed incide sul diritto alla partecipazione al concorso del creditore. (Nella specie, la S.C., in applicazione di tale principio, ha cassato la sentenza impugnata, che aveva erroneamente riqualificato come reclamo ex art. 26 legge fall. l'opposizione, invece correttamente proposta dal creditore). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Dicembre 2012.


Opposizione allo stato passivo - Inapplicabilità delle norme dettate per l'appello - Mancata comparizione della parte opponente già costituita - Conseguenze - Procedibilità dell'opposizione.
L'opposizione allo stato passivo è regolata dall'art. 99 della legge fall., anche in relazione alle domande tardive non accolte, per il rinvio operato dall'art. 101 della legge fall. Pertanto, stante l'inapplicabilità delle norme dettate per l'appello al giudizio di opposizione allo stato passivo, la mancata comparizione della parte opponente, la quale si sia costituita nei termini, in udienza successiva alla prima, peraltro fissata dal tribunale per l'ammissione dei mezzi di prova, non può dar luogo a pronuncia di improcedibilità dell'opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Novembre 2012, n. 19145.


Fallimento – Stato passivo – Domanda tardiva – Ultratardiva – Credito di lavoro – Decorrenza del termine annuale ex art. 1010 l.f. – Cessazione del rapporto di lavoro dopo il fallimento – Causa di non imputabilità dell’ultraritardo – Sussistenza. .
Il termine annuale di cui all’art. 101 l.f. è a favore della procedura, per evitare l’incontrollata diluizione nel tempo delle domande tardive, ma anche in favore del creditore, che disponga di un tempo ragionevole per preparare la domanda, specie nel caso in cui i conteggi dipendano dall’attività di terzi (INPS), sicché la cessazione del rapporto di lavoro dopo il fallimento costituisce causa di non imputabilità dell’ultraritardo ed il termine annuale decorre dalla stessa. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 24 Settembre 2012.


Ammissione al passivo - Istanza di ammissione tardiva - Diversità di "petitum" e "causa petendi" rispetto all'istanza di ammissione tempestiva - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Ultrattività della procura speciale - Esclusione.
In tema di ammissione al passivo fallimentare, la domanda di insinuazione tardiva è ammissibile solo se diversa, per "petitum" e "causa petendi", rispetto alla domanda di insinuazione ordinaria, essendo altrimenti preclusa dal giudicato interno formatosi sull'istanza tempestiva. Ne consegue che la procura speciale alle liti rilasciata a margine del ricorso per l'ammissione ordinaria, seppure attribuisca al procuratore "tutti i poteri inerenti al mandato", non estende i suoi effetti all'istanza di ammissione tardiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 28 Giugno 2012, n. 10882.


Chiusura del fallimento - Pendenza di giudizio di opposizione o di domande tardive di ammissione al passivo - Impedimento alla chiusura - Esclusione..
Deve essere confermato l'orientamento della giurisprudenza di legittimità, formatosi in epoca precedente la riforma della legge fallimentare, secondo il quale la chiusura del fallimento, nei casi espressamente previsti, può essere dichiarata nonostante la pendenza di giudizi di opposizione allo stato passivo o di domande tardive di ammissione al passivo. L'applicazione di questo principio comporta che neppure la sopravvenuta ammissione al passivo della domanda proposta in via tardiva possa far venir meno la causa di chiusura del fallimento e comportare l'obbligo di accantonamento dell'importo ammesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Chiusura del fallimento - Casi di chiusura previsti dall'articolo 118 l.f. - Discrezionalità degli organi fallimentari di protrarre la chiusura - Esclusione..
In presenza di una delle ipotesi previste dall'articolo 118, legge fallimentare nessuna facoltà discrezionale e data agli organi fallimentari di protrarre la procedura e di differirne chiusura. (Stefano de' Micheli) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Chiusura del fallimento - Causa di chiusura prevista dall'articolo 118, comma 1, n. 1, l.f. - Domande tempestive di ammissione al passivo..
Il termine della presentazione delle domande di ammissione al passivo cui fa riferimento l'articolo 118, comma 1, n. 1, legge fallimentare, il quale prevede la causa di chiusura della procedura di fallimento, è esclusivamente quello di trenta giorni anteriori all'udienza fissata per l'accertamento delle domande tempestive. (Stefano de' Micheli) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 15 Giugno 2012.


Fallimento – Accertamento dello stato passivo – Domanda tardiva – Termine di decadenza ex art. 101, commi 1 e 4, L. Fall. – Sospensione dei termini nel periodo feriale – Applicabilità.

Fallimento – Accertamento dello stato passivo – Domanda avente ad oggetto un credito di lavoro – Sospensione dei termini nel periodo feriale – Applicabilità – Fondamento.
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La sospensione feriale dei termini processuali prevista dall’art. 1, comma 1, della legge 7 ottobre 1969, n. 742 trova applicazione anche nel procedimento endofallimentare di accertamento del passivo davanti al giudice delegato e, pertanto, anche in relazione ai termini di decadenza previsti, per il deposito delle domande tardive, dall’art. 101, commi 1 e 4, L. Fall.. (Andrea Mannoni) (riproduzione riservata)

Alla sospensione feriale dei termini processuali prevista dall’art. 1, primo comma, della legge 7 ottobre 1969, n. 742 non si sottraggono le domande di ammissione allo stato passivo aventi ad oggetto crediti di lavoro, dovendo l’istituto della sospensione trovare applicazione uniforme in relazione a tutte le domande di insinuazione (e quindi anche per quelle relative a crediti di lavoro), sì da rendere possibile, nel corso dell’udienza di discussione, la realizzazione del contradditorio incrociato previsto dall’art. 95 L. Fall.. (Andrea Mannoni) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 02 Maggio 2012.


Ammissione al passivo - Domanda di ammissione tardiva del credito - Conseguenze - Rischio di parziale incapienza - Inserimento immediato nello stato passivo - Ammissibilità - Fondamento.
L'ammissione tardiva al passivo del credito comporta solo il rischio di parziale incapienza, con la conseguenza che è legittimo il provvedimento del giudice delegato che disponga l'inserimento immediato nello stato passivo di una domanda di ammissione tardiva, alla stessa maniera di quelle tempestive; infatti, la fissazione di una nuova adunanza, pur in mancanza di particolari ragioni ostative alla decisione nell'adunanza già fissata, contrasterebbe con l'obbiettivo del sollecito espletamento delle operazioni di verifica dei crediti perseguito dalla legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Marzo 2012, n. 4792.


Ammissione al passivo - Ammissione del credito per capitale - Ammissione tardiva per gli interessi legali già maturati e prima non richiesti - Preclusione - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare relativamente agli interessi già maturati alla data del fallimento non è preclusa in conseguenza della già avvenuta richiesta ed ammissione dello stesso credito per il solo capitale; infatti il credito degli interessi, per quanto accessorio sul piano genetico a quello del capitale, è un credito autonomo, azionabile separatamente, anche successivamente al credito principale già riconosciuto con decisione passata in giudicato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Marzo 2012, n. 4554.


Ammissione al passivo - Insinuazione cd. supertardiva - Ammissibilità - Ritardo non imputabile al creditore - Necessità - Omesso avviso del curatore ex art. 92 legge fall. - Integrazione della causa non imputabile - Configurabilità - Facoltà per il curatore di provare la conoscenza del fallimento "aliunde" - Ammissibilità - Effetti.
Ai fini dell'ammissibilità della domanda tardiva di ammissione del credito ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 101 legge fall. (cd. supertardiva), il mancato avviso al creditore da parte del curatore del fallimento, previsto dall'art. 92 legge fall., integra la causa non imputabile del ritardo da parte del creditore; peraltro, il curatore ha facoltà di provare, ai fini dell'inammissibilità della domanda, che il creditore abbia avuto notizia del fallimento, indimente dalla ricezione dell'avviso predetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Marzo 2012, n. 4310.


Ammissione al passivo - Contribuente fallito - Ammissione al passivo fallimentare - Azione diretta dell'Amministrazione finanziaria - Legittimazione - Sussistenza - Fondamento.
In tema di fallimento, alla legittimazione del concessionario a far valere il credito tributario nell'ambito della procedura fallimentare deve essere attribuita una valenza esclusivamente processuale, nel senso che il potere rappresentativo attribuito agli organi della riscossione non esclude la concorrente legittimazione dell'Amministrazione finanziaria, la quale conserva la titolarità del credito azionato e la possibilità di agire direttamente per farlo valere in sede di ammissione al passivo. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 15 Marzo 2012, n. 4126.


Insinuazione al passivo del fallimento - Termine per la presentazione della domanda - Crediti sorti successivamente al fallimento - Applicazione di un diverso termine rispetto ai crediti già sorti - Esclusione..
L'art. 101 della legge fallimentare, il quale prevede che le domande di ammissione al passivo, di restituzione o di rivendicazione devono essere depositate in cancelleria non oltre il termine di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo delle domande tempestive, non distingue tra crediti sorti prima del fallimento e crediti sorti successivamente, così che il creditore "sopravveniente" è anch'egli tenuto a rispettare detto termine. La norma in questione non opera, infatti, alcuna distinzione in base al momento in cui è sorto il credito ma introduce una disciplina di salvaguardia esclusivamente in considerazione del momento in cui la domanda è proposta, consentendo che il creditore che senza sua colpa sia incorso nel ritardo possa proporre la propria istanza anche successivamente al termine sopra indicato, purché ciò abbia luogo in un termine congruo rispetto al momento in cui il diritto di credito è venuto ad esistenza e poteva quindi essere fatto valere. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 26 Gennaio 2012.


Ammissione al passivo - Insinuazione tardiva - Ammissione al passivo del credito con sentenza ed esclusione del rimborso delle spese processuali - Regola di sopportazione delle spese a carico del creditore ex art. 101 legge fall. - Ambito - Riferibilità alle sole spese specificamente connesse al ritardo della domanda - Spese del procedimento contenzioso - Diritto al rimborso - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
L'art. 101 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente prima delle modifiche del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5), nel disporre che, nel caso di dichiarazione tardiva di credito, il creditore sopporta le spese conseguenti al ritardo della domanda, salvo che il ritardo sia dipeso da causa a lui non imputabile, si ispira all'esigenza di tenere indenne l'amministrazione del fallimento da spese dovute a colpa del creditore che si insinui tardivamente. Questa esigenza sussiste esclusivamente per quelle spese all'insinuazione tardiva che non siano richieste all'insinuazione tempestiva, perché soltanto tali spese possono ritenersi causate dal ritardo e quindi giustificano una responsabilità del creditore; essa non ricorre, invece, per le spese del procedimento contenzioso che sia eventualmente promosso con l'opposizione dall'insinuazione tardiva, trovando applicazione in tal caso, per la soccombenza della curatela, la regola ordinaria di cui all'art. 91 cod. proc. civ., per la quale le spese del giudizio debbono far carico alla parte che ad esso ha dato ingiustamente causa. (Principio affermato dalla S.C. in caso di ammissione del credito con sentenza, e non con decreto ex art. 101, comma terzo, legge fall., sulla opposizione del curatore alla domanda, essendo irrilevante la sua contumacia nella fase contenziosa del processo di primo grado ed in sede d'appello). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Dicembre 2011, n. 28443.


Liquidazione coatta amministrativa - Verificazione dei crediti - Procedimento amministrativo - Sussistenza - Deposito dello stato passivo - Osservazioni dei creditori - Presupposto di ammissibilità dell'opposizione - Esclusione.
Nella liquidazione coatta amministrativa , la verificazione dei crediti consiste in un procedimento amministrativo, mentre il deposito dello stato passivo integra il presupposto per le contestazioni da parte dei creditori innanzi al giudice ordinario; da ciò consegue che, come anche risulta sulla base della interpretazione letterale dell'art. 207 legge fall., la presentazione delle osservazioni e delle istanze da parte dei creditori, dopo aver ricevuto la comunicazione del commissario liquidatore, costituisce una mera facoltà d'intervento nel procedimento amministrativo, ma non già un onere o un obbligo, a pena d'inammissibilità dell'opposizione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2011, n. 26359.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Fallimento del datore di lavoro - Giudicato interno su credito retributivo insinuato tempestivamente - Preclusione all'insinuazione tardiva di credito retributivo inerente periodo diverso del medesimo rapporto - Insussistenza - Fondamento - Fattispecie.
La pretesa retributiva inerente un segmento temporale del rapporto di lavoro è differente per "petitum" e "causa petendi" dalla pretesa retributiva inerente altro segmento temporale del medesimo rapporto, sicché il giudicato interno, formatosi per l'una pretesa in sede di ammissione tempestiva al passivo fallimentare del datore di lavoro, non impedisce di esercitare l'altra pretesa con insinuazione tardiva, salvo il regolamento delle spese per l'ipotesi di frazionamento ingiustificato della domanda. (Affermando il principio, la S.C. ha cassato la declaratoria di inammissibilità della domanda tardiva per l'ammissione del credito relativo alle ultime tre mensilità di retribuzione proposta da un lavoratore già tempestivamente insinuatosi nel fallimento del datore di lavoro per altre mensilità, oltre che per il trattamento di fine rapporto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2011, n. 26377.


Fallimento - Accertamento del passivo - Termine per la presentazione della domanda di insinuazione al passivo - Amministrazione finanziaria - Scusabilità del ritardo - Rispetto dei termini stabiliti dalla legge per le procedure di accertamento e di emissione dei ruoli delle cartelle - Irrilevanza - Onere della prova della scusabilità del ritardo a carico del creditore..
Nel caso dei crediti tributari che vengono insinuati tardivamente al passivo non può condividersi l'assunto secondo cui non può ritenersi colpevole il comportamento dell'amministrazione finanziaria e del concessionario che si attengano ai termini stabiliti dalla legge per le procedure di accertamento e di emissione dei ruoli e delle cartelle. Deve infatti ritenersi che l'Amministrazione finanziaria, come tutti gli altri creditori, debba rispettare il termine annuale di cui all’art. 101, legge fall. per la presentazione delle istanze tardive di insinuazione, senza che i diversi e più lunghi termini previsti per la formazione dei ruoli e la emissione delle cartelle possano costituire una esimente di carattere generale dal rispetto del termine in esame. Va poi precisato che ai fini della presentazione della istanza di insinuazione al passivo è sufficiente l'esistenza del ruolo, che costituisce titolo valido attestante il credito, senza dovere attendere la formazione e la notifica della cartella esattoriale; l'Ufficio finanziario può, pertanto, presentare istanza di ammissione al passivo - sia pure con documentazione incompleta con riserva di produzione dei documenti. E', quindi, in relazione ai tempi strettamente necessari per lo svolgimento della predetta attività che deve valutarsi la scusabilità del ritardo -il cui onere probatorio grava sull'Amministrazione - in caso presentazione ultra annuale dell'istanza rispetto alla data di esecutività dello stato passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 13 Ottobre 2011, n. 21189.


Ammissione al passivo - Credito tributario - Insinuazione tardiva - Termine annuale - Applicabilità - Termini per la formazione dei ruoli e per l'emissione delle cartelle - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie.
Per far valere il credito tributario nei confronti del fallimento l'Amministrazione finanziaria o l'esattore debbono presentare l'istanza di insinuazione tardiva nel termine annuale previsto dall'art. 101 legge fall., senza che i diversi e più lunghi termini per la formazione dei ruoli e per l'emissione delle cartelle, ai sensi dell'art. 25 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, possano di per sé costituire ragioni di scusabilità del ritardo la quale va, invece, valutata - in caso di presentazione ultra annuale dell'istanza rispetto alla data di esecutività dello stato passivo - in relazione ai tempi strettamente necessari all'Amministrazione finanziaria per predisporre i titoli per la tempestiva insinuazione dei propri crediti al passivo. (Nella specie, è stato cassato il decreto con il quale il tribunale, adito con opposizione allo stato passivo dall'esattore, il cui credito era stato escluso dal giudice delegato in ragione della tardività dell'istanza di ammissione, proposta oltre l'anno, aveva ritenuto scusabile il ritardo, essendo stati consegnati i ruoli, formati a seguito di controllo della dichiarazione fiscale, quando l'anno per l'insinuazione tardiva era ormai scaduto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 11 Ottobre 2011, n. 20910.


Infrazionabilità del credito - Ammissione tardiva al passivo - Presupposti - Diversità di "petitum" e "causa petendi" - Diversità di titolo - Conseguenze - Fattispecie relativa a crediti restitutori e risarcitori sorti da un contratto di appalto pubblico rescisso.
In tema di ammissione al passivo in una procedura di amministrazione straordinaria, il principio di infrazionabilità del credito, secondo cui un credito, per poter essere insinuato in via tardiva, deve essere diverso per "petitum" e "causa petendi" da quello fatto valere in via tempestiva, non può essere interpretato in maniera formalistica, così da determinare la preclusione di qualsiasi domanda che, pur trovando la propria fonte nel medesimo fatto storico dal quale è sorto il credito già ammesso in sede di verifica, sia fondata su un titolo diverso, integrante una nuova fattispecie giuridica sostanziale, alla quale si ricolleghi un diverso tema di indagine e di decisione. (Nella specie, la S.C. ha confermato, pur correggendone la motivazione, la sentenza impugnata che aveva accolto la domanda di ammissione tardiva di un credito vantato - verso la società appaltatrice insolvente - a titolo di risarcimento del danno conseguente alla rescissione di un contratto di appalto pubblico, riconoscendo la diversità di titolo rispetto al credito restitutorio, facente capo allo stesso appaltante e già ammesso in via tempestiva, a seguito della menzionata rescissione, operata unilateralmente dalla committente ex art. 340 della legge n. 2248 del 1865, All. F). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Settembre 2011, n. 18962.


Fallimento - Accertamento del passivo - Dichiarazioni tardive - Subingresso del cessionario al cedente nella titolarità di un credito concorsuale - Necessità di insinuazione al passivo - Insussistenza - Fondamento..
Il cessionario di un credito concorsuale già ammesso al passivo in seno ad una procedura fallimentare non è tenuto a presentare domanda di insinuazione ex art. 101 legge fall., attesa la mancanza di novità del credito ed alla luce del nuovo testo dell'art. 115, secondo comma, legge fall. risultante dalle modifiche apportate dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169, che espressamente individua le modalità di partecipazione al riparto nelle ipotesi di mero mutamento soggettivo nella titolarità di un credito già ammesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2011, n. 15660.


Stato passivo - Domanda - Indicazione delle ragioni della prelazione - Necessità - Richiesta successiva al deposito del progetto di stato passivo da parte del curatore - Inammissibilità - Fondamento - Validità come insinuazione tardiva - Esclusione.
In tema di accertamento del passivo, la domanda di insinuazione presentata senza specifica richiesta del privilegio , non può essere integrata mediante ulteriore atto successivo al deposito, da parte del curatore, dello stato passivo ex art. 95, secondo comma, legge fall., configurando tale richiesta, in fattispecie regolata dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, una "mutatio" e non una "emendatio libelli" e derivandone, nella fase sommaria e per la perentorietà dei termini ivi previsti, la considerazione del credito stesso come chirografo; la non sanabilità dell'omissione (o dell'assoluta incertezza) delle ragioni della prelazione implica altresì, da un lato, che lo stesso credito - con la richiesta del privilegio e senza un ritiro della domanda tempestiva - non possa essere insinuato in via tardiva e, dall'altro, il rigetto dell'opposizione allo stato passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Luglio 2011, n. 15702.


Fallimento - Domande tardive - Termine di presentazione - Decorrenza dal venir meno della causa non imputabile che ha impedito la presentazione della domanda..
Il termine ultimo di dodici (o diciotto) mesi per la presentazione delle domande tardive non deve necessariamente decorrere dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, ma può anche decorrere - in determinate ipotesi - dalla data in cui viene meno la causa non imputabile, che ha determinato l'impedimento alla presentazione della domanda tempestiva. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011.


Fallimento - Domande tardive - Crediti sorti durante la procedura - Decorrenza del termine per la presentazione della domanda..
Per i crediti che sono sorti solo durante la procedura fallimentare o comunque che potevano essere fatti valere solo in corso di procedura, dopo il decorso del termine di cui all'art 101, quarto comma, il termine di dodici o di diciotto mesi per la presentazione della domanda non può che iniziare a decorrere dalla data in cui è sorto il diritto alla pretesa creditoria o è venuta meno la causa che impediva la presentazione della domanda. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011.


Fallimento - Domanda tardiva dell'Agenzia delle entrate - Liquidazione dell'imposta basata sulla dichiarazione presentata dal curatore - Decorrenza del termine per la presentazione della domanda - Presentazione della dichiarazione dei redditi..
Il termine di dodici mesi per il deposito della domanda tardiva, avente ad oggetto il credito che sia conseguenza della liquidazione operata dall'Agenzia delle Entrate ai sensi dell'art. 36 bis del dpr. n. 600/73 della dichiarazione modello 770 (se presentata in corso di procedura dallo stesso curatore, successivamente al deposito del decreto di esecutività dello stato passivo), inizia a decorrere dalla data in cui il curatore presenta la dichiarazione dei redditi, atteso che è da quel momento che l'Agenzia delle Entrate è posta in grado di verificare la dichiarazione ed eventualmente rettificarla in sede di liquidazione, ai sensi del richiamato art. 36 bis del dpr. n. 600/73. (Giulia Gabassi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 09 Maggio 2011.


Fallimento – Accertamento del passivo – Domanda supertardiva – Reclamo ex art.26  L.F. – Inammissibilità..
E’ inammissibile il reclamo avverso il decreto con il quale il giudice delegato ha dichiarato improcedibile ex art. 101, comma 4, legge fallimentare la domanda tardiva di credito depositata oltre il termine di 12 mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo, laddove sia richiesta al tribunale in sede di reclamo unicamente l’ammissione del credito, essendo devoluto in via esclusiva agli organi della procedura fallimentare nelle forme di cui agli artt. 95 ss., legge fallimentare il vaglio circa la sussistenza del credito ed il relativo rango. (Laura De Simone) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 10 Febbraio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - Esecutività dello stato passivo - Ammissione del credito in via tardiva ex art. 101 legge fall. - Impugnazione ex art. 100 legge fall. da parte di altro creditore - Rigetto - Regolazione delle spese processuali - Criterio - Soccombenza..
In tema di accertamento dello stato passivo nel fallimento, il creditore ammesso al passivo - tempestivamente o in sede di insinuazione tardiva (come nella specie avvenuto) - è legittimato ad impugnare gli altri crediti ammessi; tuttavia in sede di impugnazione, ai sensi dell'art.100 legge fall. (nel testo "ratione temporis" vigente), non possono essere sollevate, nei suoi confronti, eccezioni che sarebbero dovute essere proposte in sede di verificazione, essendosi formato, sul credito già ammesso, il giudicato endofallimentare. Ne consegue che, in caso di rigetto dell'impugnazione di credito ammesso tardivamente, la regolazione delle spese di tale giudizio segue il criterio della soccombenza, non potendo, come nella specie, trovare compensazione a motivo della tardività dell'insinuazione del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Dicembre 2010, n. 25548.


Fallimento - Insinuazione tardiva al passivo - Concessionario per la riscossione - Imputabilità del ritardo - Consegna dei ruoli..
Non ricorre la causa non imputabile del ritardo prevista dall'art. 101, comma 4, legge fallimentare, nell'ipotesi in cui il concessionario per la riscossione dei tributi abbia proposto domanda di ammissione al passivo ben oltre il termine di 12 mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo qualora abbia ricevuto la consegna dei ruoli prima dello spirare del termine ed avesse, pertanto, la possibilità di insinuarsi tempestivamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Novembre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Opposizioni - Richiesta di ammissione al passivo di un credito per capitale ed interessi - Ammissione in via privilegiata del solo capitale - Autonoma insinuazione tardiva per gli interessi - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Opposizione ex art. 98 legge fall. - Necessità..
Nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa, l'insinuazione tardiva è ammissibile esclusivamente per quei crediti per i quali non sia stata già richiesta tempestivamente l'ammissione al passivo, perché, in caso contrario, avverso il mancato accoglimento, in tutto o in parte, della relativa domanda, unico rimedio consentito è l'opposizione allo stato passivo, ai sensi dell'art. 98 legge fall., richiamato dal successivo art. 209, secondo comma; ne consegue l'inammissibilità della domanda ex art. 101 legge fall. per gli interessi relativi al credito già ammesso tempestivamente al passivo, in via privilegiata, con provvedimento, non appellato, al contempo dichiarativo della inammissibilità della domanda per interessi. (Nella fattispecie l'inammissibilità della domanda relativa agli interessi era stata affermata per la tardiva richiesta formulata solo in corso di causa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2010, n. 21241.


Accertamento del passivo - Termine per la presentazione della domanda di ammissione al passivo - Domande tardive - Domanda del concessionario per la riscossione dei tributi - Consegna dei ruoli al concessionario del servizio - Questione di legittimità costituzionale - Contrasto con il principio di ragionevolezza e con l'articolo 3 della Costituzione - Non manifesta infondatezza..
È rilevante ed ammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 101, regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nel testo modificato dall'articolo 86, comma 1, del decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, per contrasto con l'articolo 3 della costituzione e con il canone della ragionevolezza nella parte in cui fa dipendere l'ammissibilità dell'accertamento del credito da una circostanza del tutto casuale quale la data di consegna del ruolo al concessionario del servizio di riscossione ovvero la data di dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza, 06 Ottobre 2010.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell'attivo - In genere - Creditore non ammesso al passivo - Vendita in sede fallimentare del bene oggetto della garanzia - Contestazione, in sede di piano di riparto dell'attivo, di atti della liquidazione - Inammissibilità - Fattispecie. .
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare non è possibile rimettere in discussione l'importo dei crediti ammessi e le cause di prelazione riconosciute o escluse in sede di verificazione del passivo, attesa l'efficacia preclusiva, nell'ambito della procedura concorsuale, del decreto di approvazione dello stato passivo, nè sono ammesse contestazioni attinenti ad altre fasi della procedura, in quanto il giudice delegato deve limitarsi a risolvere le questioni relative alla graduatoria dei privilegi e, comunque, alla collocazione dei diversi crediti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Settembre 2010, n. 20180.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - In genere - Contributi previdenziali - Ammissione al passivo chiesta dal lavoratore in via prudenziale o in caso di inerzia dell'INPS nell'esercizio dell'azione ex artt. 93 e 101 legge fall. - Configurabilità - Condizioni - Fondamento - Principio dell'integrità della retribuzione - Conseguenza - Riconoscimento al lavoratore della retribuzione lorda - Limiti - Riserva di rivalsa..
In caso di fallimento dell'azienda, il lavoratore, qualora il datore di lavoro non abbia pagato la retribuzione (o vi abbia provveduto in ritardo) ovvero non abbia effettuato i versamenti contributivi o, comunque, abbia operato ritenute non dovute, può chiedere direttamente - in via prudenziale o in caso di inerzia dell'INPS nell'esercizio dell'azione ex artt. 93 e 101 della legge fall. - l'ammissione al passivo, oltre che di quanto a lui spettante a titolo di retribuzione, anche della somma corrispondente alla quota dei contributi previdenziali posti a carico del medesimo, rispondendo tale soluzione al principio dell'integrità della retribuzione, che, altrimenti, resterebbe frustata senza giustificazione causale alcuna, dovendosi escludere che il curatore, ove l'INPS non si sia insinuato al passivo, possa trattenere dette somme mediante accantonamenti in prevenzione, neppure previsti dalla normativa vigente. Ne consegue che, qualora non vi sia stata insinuazione al passivo da parte dell'INPS, il curatore - su cui incombe l'onere di coordinare le richieste avanzate dall'Istituto previdenziale con quelle del lavoratore - non può portare in detrazione le trattenute per contributi previdenziali, ma deve riconoscere al lavoratore la retribuzione lorda, salva la possibilità del successivo esercizio del diritto di rivalsa onde evitare il duplice pagamento del medesimo credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 Maggio 2010, n. 12964.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Mancata o tardiva costituzione del creditore istante - Estinzione del procedimento - Sussistenza - Estinzione dell'azione - Esclusione - Fondamento..
L'estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito, per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore, non preclude, di per sè, la possibilità di far valere successivamente, anche nell'ambito della stessa procedura concorsuale, mediante riproposizione dell'istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto, in applicazione della regola, stabilita dall'art. 310, primo comma, cod. proc. civ., secondo cui, in via di principio, l'estinzione del processo non incide sui diritti sostanziali fatti valere in giudizio e sul diritto di riproporli in altro giudizio, rispondendo tale soluzione al principio di autonomia dell'azione rispetto al processo, applicabile anche alla fase, speciale e sommaria ma di natura giurisdizionale, destinata a concludersi con decreto. Invero non può essere estesa in via analogica all'insinuazione tardiva la decadenza dall'azione (in conseguenza dell'"abbandono" della domanda ai sensi dell'art. 98, terzo comma, della legge fall.), la quale si verifica solo per l'opposizione a stato passivo in considerazione della sua natura - estranea all'insinuazione tardiva - di rimedio impugnatorio soggetto al rispetto di termini perentori, senza che assumano rilievo eventuali esigenze di speditezza e celerità, poichè la pendenza dell'insinuazione tardiva non impedisce la chiusura della procedura concorsuale, nè ha effetto in ordine agli accantonamenti previsti dall'art. 113 della legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 26 Maggio 2010, n. 12855.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - In genere - Debito di massa - Contestazione - Verifica attraverso il procedimento di cui agli artt. 93 o 101 della legge fall. - Necessità - Conseguenze - Attivazione del procedimento camerale endofallimentare - Istanza al giudice delegato - Rigetto - Reclamo - Impugnazione per cassazione del provvedimento del tribunale - Nullità dell'intero procedimento - Rilevabilità d'ufficio da parte della Corte di cassazione - Sussistenza - Fattispecie..
La domanda di rivendicazione di somme già acquisite ad un fallimento deve essere proposta nelle forme previste dagli artt. 93 e segg. o 101 della legge fall., in quanto il relativo procedimento è l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Ne consegue che se il creditore che pretende d'essere soddisfatto in prededuzione non si sia avvalso dei mezzi apprestati per l'accertamento del passivo, ma, a fronte della contestazione in ordine alla prededucibilità del credito, abbia attivato il procedimento camerale endofallimentare con l'istanza al giudice delegato ed abbia poi reclamato al tribunale il provvedimento negativo emesso al riguardo, il procedimento tutto è affetto da radicale nullità, che il giudice di legittimità (investito del ricorso ex art. 111 Cost. contro il decreto di rigetto del tribunale) è tenuto pregiudizialmente a rilevare d'ufficio, cassando senza rinvio, poiché la domanda non poteva essere proposta con l'originaria istanza diretta al giudice delegato (attivato nell'ambito dei suoi poteri ex art. 25 legge fall.), ma la controversia doveva essere promossa nelle forme di cui agli artt. 93 o 101 della legge fall. (Fattispecie relativa alla richiesta di restituzione di somma versata sul conto corrente intestato al fallito dopo l'apertura del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2010, n. 9623.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Pagamento dei creditori - Ritardo nel pagamento della somma attribuita nel piano di riparto - Interessi compensativi o moratori - Maturazione - Esclusione - Fondamento..
In tema di fallimento, il ritardo nel pagamento della somma spettante al creditore ammesso in base al piano di riparto non gli attribuisce il diritto di percepire gli interessi compensativi o moratori per il periodo compreso tra la data di esecutività del piano ed il pagamento, in quanto l'ammissione del credito al passivo e l'inclusione del relativo importo nel piano di riparto non determinano una novazione del credito, né lo trasformano in un credito nei confronti della massa, con la conseguenza che gli interessi maturati e maturandi, dovendo considerarsi pur sempre accessori di un credito nei confronti del fallito, non possono dar vita ad un autonomo e distinto credito nei confronti della massa, ostandovi d'altronde sia la disciplina dettata dagli artt. 54 e 55 della legge fall., sia, per gli interessi moratori, il carattere satisfattivo della procedura concorsuale, incompatibile con la mora nell'adempimento delle obbligazioni pecuniarie. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Aprile 2010, n. 8185.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Istanza di sostituzione di creditore già ammesso allo stato passivo con altro soggetto - Inammissibilità - Opposizione allo stato passivo o insinuazione tardiva - Necessità - Fondamento.
In sede di ripartizione dell'attivo fallimentare, e con riguardo alla disciplina antecedente alla riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, il giudice delegato deve limitarsi a risolvere le questioni relative alla graduatoria dei privilegi ed alla collocazione dei crediti, mentre non può apportare modifiche allo stato passivo, essendo detto provvedimento ormai coperto dal giudicato interno; pertanto, un soggetto che, per qualsiasi titolo, intenda surrogarsi nella posizione di un creditore già ammesso al passivo , non può proporre la relativa istanza nella predetta sede, ma deve farlo secondo le regole processuali stabilite dalla legge fallimentare, e, dunque, tramite l'opposizione allo stato passivo o l'insinuazione tardiva di cui all'art. 101 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2010, n. 393.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento.
Procedimento civile - Termini processuali - Sospensione - Fallimento - Dichiarazione tardiva di crediti - Sospensione dei termini nel periodo feriale - Applicabilità - Eccezioni - Accertamento di crediti di lavoro - Inapplicabilità - Fondamento.
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In tema di fallimento, ai sensi del combinato disposto dell'art. 92 del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 e degli artt. 1 e 3 della legge 7 ottobre 1969, n. 742, le controversie aventi ad oggetto l'ammissione tardiva dei crediti al passivo non si sottraggono al principio della sospensione dei termini durante il periodo feriale, fatta eccezione per quelle riguardanti crediti di lavoro, le quali, pur dovendo essere trattate con il rito fallimentare, sono assoggettate al regime previsto dall'art. 3 cit., che, escludendo l'applicabilità della sospensione alle controversie previste dagli artt. 409 e ss. cod. proc. civ., fa riferimento alla natura specifica della controversia, avente ad oggetto un rapporto individuale di lavoro. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 24 Novembre 2009, n. 24665.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - In genere - Insinuazione tardiva di credito - Udienza di trattazione - Proposizione di ulteriore dichiarazione tardiva di credito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Comportamento processuale del commissario liquidatore - Rilevanza - Esclusione - Fattispecie..
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, è inammissibile la dichiarazione tardiva di credito avanzata all'udienza di trattazione di altra insinuazione tardiva in precedenza proposta, sottraendosi altrimenti al commissario liquidatore lo "spatium deliberandi", intercorrente tra la notifica del ricorso e l'udienza stessa, per esaminare la domanda e stabilire se contestarla o meno; tale giudizio è infatti caratterizzato da una prima fase, avente natura amministrativa, che può culminare, se il commissario non si oppone ed il giudice lo ritiene, nell'ammissione al passivo del credito con semplice decreto di tale giudice, mentre se insorgono contestazioni il giudice designato assume le vesti di giudice istruttore ed il giudizio prosegue con le forme del rito ordinario, per cui lo stesso credito non può più essere ammesso con decreto, dovendo su di esso pronunciarsi con sentenza il collegio. Né la predetta inammissibilità è esclusa quando, come nella specie, il commissario abbia omesso di opporsi ad un rinvio dell'udienza per valutare se contestare o meno l'ammissione del credito, essendo anche un'ipotetica non contestazione irrilevante nel giudizio contenzioso, poiché in quest'ultimo ogni attività processuale è riservata al difensore tecnico, che non potrebbe peraltro interloquire riguardo ad un credito non ricompreso nel mandato alle liti ricevuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 2009, n. 17295.


Fallimento – Insinuazione tardiva oltre il termine, c.d. ultratardiva – Sistema di formazione automatica del ruolo – Causa non imputabile al creditore Agenzia delle Entrate – Insussistenza. (13/07/2010).
Il sistema automatico di formazione del ruolo della riscossione costituisce una causa di ritardo riferibile all’organizzazione dell’Ente creditore, dunque una ragione che, anziché esentare da colpa per il ritardo, costituisce specificamente una causa imputabile al creditore. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 08 Maggio 2009.


Fallimento – Insinuazione tardiva oltre il termine, c.d. ultratardiva – Sistema di formazione automatica del ruolo – Causa non imputabile al creditore Agenzia delle Entrate – Insussistenza. (19/04/2010).
Il sistema automatico di formazione del ruolo della riscossione costituisce una causa di ritardo riferibile all’organizzazione dell’Ente creditore, dunque una ragione che, anziché esentare da colpa per il ritardo, costituisce specificamente una causa imputabile al creditore. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 23 Aprile 2009.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Conseguenze - Sospensione della procedura nelle more dell'ammissione del credito ex art. 101 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione - Accantonamento ex art. 113 legge fall. - Ammissibilità - Esclusione..
L'art. 101 legge fallimentare, nel prevedere che i creditori possono chiedere l'ammissione al passivo fino a che non siano esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, pone solo un limite cronologico all'esercizio di tale diritto potestativo (limite logicamente giustificato in considerazione dell'interesse alla domanda, non configurabile con riguardo ad un attivo inesistente), ma non riconosce al creditore l'ulteriore diritto a non vedersi pregiudicato il futuro soddisfacimento del credito, nelle more dell'ammissione, dall'attuazione della ripartizione; ne consegue che la domanda d'insinuazione tardiva di un credito non comporta una preclusione per gli organi della procedura al compimento di ulteriori attività processuali, ivi compresa la chiusura del fallimento per l'integrale soddisfacimento dei creditori ammessi o per l'esaurimento dell'attivo, nè comporta un obbligo per il curatore di accantonamento di una parte dell'attivo a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi, atteso che tale evenienza non è considerata tra le ipotesi di accantonamento previste dall'art. 113 legge fall., la cui previsione è da ritenersi tassativa, in quanto derogante ai principi generali che reggono il processo fallimentare, e perciò insuscettibile di applicazione analogica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2009, n. 5304.


Fallimento – Chiusura – Processi pendenti – Effetti – Improcebilità – Sussistenza. (28/04/2010).
La chiusura del fallimento, senza che sia stata dichiarata l’interruzione del processo pendente, determina l’inutilità dell’accertamento del diritto al concorso nei confronti della inesistente massa dei creditori e la dichiarazione di improcedibilità della relativa domanda per cessazione della materia del contendere. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 02 Marzo 2009.


Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Insinuazione tardiva ex art. 101 legge fall. - Cessione del credito insinuato - Termine ex art. 2 legge n. 89 del 2001 - Computo - Dal momento dell'originaria insinuazione ovvero della cessione - Fondamento..
In tema di equa riparazione, nell'ipotesi di cessione del credito successiva all'insinuazione tardiva ex art. 101 legge fall. al passivo fallimentare, deve computarsi il termine ex art. 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, dal momento della cessione, poiché la definitiva ammissione al passivo fallimentare, risultando finalizzata alla realizzazione del concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, postula una valutazione del credito non nella sua astratta oggettività, ma in relazione ad un ben determinato soggetto, la cui concreta individuazione non è irrilevante per il debitore che, in caso di errore, è esposto al rischio della mancata liberazione dall'obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Febbraio 2009, n. 3654.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Tardiva presentazione – Imputabilità al creditore del ritardo – Condizioni – Pubblicazione della sentenza di fallimento nel registro imprese – Irrilevanza..
L’omissione dell’avviso di cui all’art. 92 legge fallim. o il ritardo dell’avviso medesimo che abbia reso impossibile la presentazione della domanda tempestiva di ammissione al passivo costituiscono causa di non imputabilità del ritardo al creditore che si sia tardivamente insinuato; tale principio può essere applicato anche al creditore tardivo che abbia presentato domanda oltre il termine di dodici mesi (o di diciotto) previsto dall’art. 101 legge fallim., posto che la presunzione di conoscenza derivante dalla pubblicazione nel registro delle imprese della sentenza dichiarativa di fallimento non è sufficiente a giustificare le conseguenze che derivano dalla tardività, oltre i suddetti termini, della domanda. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 10 Febbraio 2009, n. 0.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Omessa o tardiva comunicazione del fallimento – Congruità del termine a disposizione del creditore – Criteri di valutazione..
Se l’omissione dell’avviso di cui all’art. 92 legge fallim. comporta la presunzione (fino a prova contraria) di non conoscenza della pendenza del fallimento e quindi della pendenza dei termini per la presentazione delle domande tempestive e tardive, il ritardo nella comunicazione di tale avviso deve, invece, essere valutato con riferimento al tempo effettivamente a disposizione del creditore per la presentazione della domanda, tenendo presente che, ai sensi degli artt. 16 e 93 legge fallimentare, il creditore tempestivamente avvisato ha normalmente a disposizione novanta (o centocinquanta) giorni e che sono di norma irrilevanti aspetti attinenti alla organizzazione interna del creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 10 Febbraio 2009, n. 0.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Amministrazione dello Stato - Dichiarazione tardiva di credito a mezzo di funzionario - Successiva fase istruttoria - Mancata costituzione in giudizio dell'Avvocatura dello Stato - Omessa costituzione anche del curatore - Conseguenze - Inammissibilità della domanda - Esclusione - Cancellazione della causa dal ruolo - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
In tema di dichiarazione tardiva di credito al passivo fallimentare, una volta che la creditrice Amministrazione dello Stato, agendo attraverso un suo funzionario, abbia debitamente introdotto il giudizio, la mancata costituzione dell'Avvocatura dello Stato nella fase istruttoria della causa e l'omessa costituzione del curatore determinano una situazione che è di sostanziale sopravvenuta contumacia delle parti; trova dunque applicazione l'art.307 cod. proc. civ., essendo la situazione del tutto analoga a quella della mancata costituzione in termini di entrambe le parti, con la conseguenza che dev'essere ordinata la cancellazione della causa dal ruolo, alla quale può far seguito la riassunzione ad opera della parte interessata alla prosecuzione del giudizio. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, ritenendo che l'appello proposto dall'Amministrazione equivalesse al predetto atto di impulso, e che il giudice di secondo grado dovesse quindi decidere nel merito, riformando la sentenza del tribunale che aveva invece dichiarato inammissibile la domanda). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Giugno 2008, n. 16649.


Insinuazione tardiva di credito – Estinzione del procedimento per mancata o tardiva costituzione del creditore – Estinzione del diritto – Esclusione – Possibilità di riproporre la domanda nello stesso procedimento – Sussistenza..
In mancanza di una deroga espressa alla regola dettata dall’art. 310, I comma c.p.c., a mente del quale l’estinzione del processo non estingue l’azione, si deve escludere che l’estinzione del procedimento di insinuazione tardiva del credito per effetto della mancata o non tempestiva costituzione del creditore precluda la possibilità di far valere, successivamente, anche nell’ambito della stessa procedura concorsuale e perciò mediante riproposizione dell’istanza di insinuazione, il diritto sostanziale dedotto. Tribunale Milano, 03 Marzo 2008, n. 0.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Contestazione del curatore - Decreto del giudice delegato di non ammissione al passivo - Natura - Atto radicalmente inesistente - Configurabilità - Fondamento - Conseguenze - Rimedi.
Il decreto con il quale il giudice delegato, in presenza dell'opposizione del curatore, in luogo di provvedere alla istruzione della causa e rimettere la decisione al collegio, direttamente escluda, in tutto o in parte, il credito oggetto della domanda d'insinuazione tardiva al passivo della procedura fallimentare o comunque neghi il rango privilegiato richiesto, è atto radicalmente inesistente, in quanto emesso da un giudice privo di poteri decisori, e pertanto insuscettibile di produrre effetti giuridici; ne consegue che il giudice davanti al quale esso venga impugnato con uno dei mezzi previsti dal codice di rito non può pronunciare nel merito né rimettere le parti dinanzi al primo giudice, ma deve limitarsi a dichiarare l'inesistenza del provvedimento impugnato, restituendo le parti nella situazione in cui esse si trovavano prima della pronuncia del provvedimento dichiarato inesistente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2008, n. 3013.


Fallimento – Ammissione al passivo del credito del Concessionario della riscossione delle imposte per diritti e spese di insinuazione – Esclusione..
Con riferimento alle domande tardive di credito del Concessionario, non devono essere ammessi al passivo i “diritti di insinuazione” e ciò nonostante la tabella A approvata dal d.m. 21 novembre 2000, n. 1160 preveda la somma minima fissa di £.300.000 per i crediti fino a due milioni, da aumentarsi proporzionalmente per importi superiori. Le norme del citato d.m., infatti, non possono avere alcuna valenza derogatoria del disposto dell’art. 101 l. fall., trattandosi di fonte regolamentare, di rango inferiore e in quanto tale inidonea a modificare una norma di legge. Allo stesso modo, non potranno essere ammesse al passivo le “spese di insinuazione” sia per il rispetto del principio dell’art. 3 Cost, che impone parità di trattamento di tutti i creditori (il ritardo nella insinuazione al passivo del concessionario non è assistito da certezza o da rilevante probabilità di non colpevolezza – v. Cass. N. 5662/1996), sia perché anche nelle domande tempestive al creditore che si insinua al passivo le spese eventualmente sostenute non vengono riconosciute – salvo eventuali spese borsuali opportunamente documentate – in considerazione del principio della cristallizzazione del passivo al momento dell’apertura del concorso, che è uno dei cardini del sistema fallimentare e che si desume da norme come gli artt. 52, 55 e 59 l. fall., le quali riservano il ricavato della liquidazione dei beni al soddisfacimento dei crediti sorti prima della dichiarazione di fallimento. Tribunale Milano, 07 Febbraio 2008, n. 0.


Fallimento – Domanda tardiva di insinuazione al passivo – Omessa costituzione del creditore istante – Decadenza – Esclusione..
La decadenza prevista dall'art. 98, comma terzo, l. fall., per l'ipotesi di mancata costituzione almeno cinque giorni prima dell'udienza del creditore che propone opposizione allo stato passivo, non è applicabile al procedimento per la proposizione della domanda tardiva di credito. Tribunale Milano, 15 Gennaio 2008, n. 0.


Fallimento – Domanda tardiva di insinuazione al passivo – Riconoscimento delle spese per la presentazione della domanda – Esclusione..
In base al principio della cristallizzazione del passivo alla data della dichiarazione di fallimento, al creditore che proponga istanza di insinuazione tardiva non spettano le spese sostenute per la presentazione della domanda medesima, salvo quelle borsuali purché opportunamente documentate. Tribunale Milano, 15 Gennaio 2008, n. 0.


Fallimento – Rimborso al concessionario delle spese di insinuazione al passivo -   Disposizioni di cui al D.M. 21 novembre 2000, n. 160 – Deroga all'art. 101 l. fall. - Esclusione..
Le disposizioni del D.M. 21 novembre 2000, n. 1160, le quali prevedono (Allegato A, n. 5) il rimborso al concessionario delle spese di insinuazione nelle procedure concorsuali non derogano al disposto dell'art. 101 l. fall., trattandosi di fonte regolamentare inidonea a modificare una norma di legge. Tribunale Milano, 15 Gennaio 2008, n. 0.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentare (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - In genere

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Domanda d'insinuazione tardiva - Incidenza sulla chiusura del fallimento per estinzione dei crediti ammessi al passivo - Esclusione
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La domanda d'insinuazione tardiva al passivo fallimentare non impedisce al curatore di richiedere la chiusura del fallimento ai sensi del n. 2 dell'art. 118 legge fall., per estinzione dei crediti ammessi, riferendosi la norma esclusivamente a quelli sottoposti alla verifica dello stato passivo; infatti, la presentazione tardiva, sottratta al contraddittorio e al sindacato proprio dell' ammissione al passivo, non può ritardare la chiusura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2007, n. 25624.


Azione risarcitoria promossa nei confronti del curatore - Creditore non ammesso al concorso fallimentare - Omesso avviso ex art. 92 legge fall. - Nesso di causalità con il danno - Prova - Necessità.
L'azione risarcitoria promossa nei confronti del curatore per l'esclusione dal concorso fallimentare di un credito per prestazioni professionali, tardivamente insinuato al passivo, richiede l'accertamento del nesso di causalità tra il danno lamentato e la condotta colposa o dolosa ascrivibile all'autore dell'illecito. Quando tale condotta consista nell'omissione del formale avviso previsto dall'art. 92 legge fall. ma risulti pacificamente la tempestiva conoscenza della pendenza della procedura fallimentare e della data d'udienza di verifica dello stato passivo da parte del professionista, deve escludersi l'efficienza causale del comportamento omissivo lamentato e conseguentemente il collegamento eziologico con il danno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Dicembre 2007, n. 25624.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Domanda di ammissione al passivo in pendenza di procedura di limitazione del debito dell'armatore - Reiezione per inammissibilità - Successiva estinzione della procedura prevista dagli artt. 621 a 640 cod. nav. - Riproposizione della domanda di ammissione al passivo fallimentare - Ammissibilità.
La reiezione di una domanda di ammissione al passivo per esclusive ragioni di rito, consistenti nell'impedimento dovuto alla contemporanea pendenza di identica domanda d'insinuazione nella procedura di limitazione del debito dell'armatore, ancora , ai sensi degli artt.da 621 a 640 cod. nav., non preclude la proponibilità della medesima domanda sotto forma d'insinuazione tardiva, nel caso in cui sia sopravvenuta l'estinzione del procedimento concorsuale disciplinato dal codice della navigazione, trattandosi di domanda relativa ad un credito nuovo per la prima volta azionabile nel corso della procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Novembre 2007, n. 25020.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Subentro nei contratti di locazione finanziaria da parte del curatore - Dichiarazione successiva all'adunanza di verificazione del passivo - Domanda di accertamento in prededuzione dei canoni scaduti prima del fallimento - Questione non dedotta nè esaminata nella verifica del passivo - Preclusione - Non sussistenza - Fondamento - Condizioni.
La domanda avente ad oggetto la prededucibilità di un credito può essere dedotta per la prima volta con lo strumento dell'insinuazione tardiva al passivo, laddove i necessari presupposti fattuali siano maturati solo successivamente al decreto con cui il giudice delegato ha dichiarato esecutivo lo stato passivo (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto inammissibile la questione del grado del credito, affermato in prededuzione ai sensi dell'art.101 legge fall., in quanto tale qualità era sorta in conseguenza dell'esercizio da parte del curatore, della facoltà di subentro nel contratto di locazione finanziaria in corso , esercizio comunicato al creditore solo dopo l'adunanza di verifica dello stato passivo; la preclusione del giudicato interno non è di ostacolo all'esercizio da parte del curatore della facoltà di subentro nel contratt o e quindi essa neppure può essere invocata per negare l'accertamento di un diritto del creditore, che sul quel medesimo atto trovi il prospettato fondamento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Ottobre 2007, n. 22013.


Liquidazione coatta amministrativa del preponente - Domanda giudiziale proposta dall'agente - Competenza del giudice del lavoro - Limiti.
In caso di sottoposizione della società preponente a liquidazione coatta amministrativa, ai fini della determinazione della competenza a giudicare sulle domande proposte dall'agente nei confronti di società di assicurazione, deve distinguersi tra le domande che mirano a pronunce di mero accertamento oppure costitutive e domande dirette alla condanna al pagamento di denaro: per le prime va affermata la perdurante competenza del giudice del lavoro, mentre per le seconde, a differenza di quanto accade in caso di procedura fallimentare, non opera la "vis attractiva" del foro fallimentare e si applica, invece, la regola della temporanea improcedibilità o improseguibilità della domanda davanti al giudice ordinario per la durata della fase amministrativa di accertamento dinanzi ai competenti organi della procedura (ferma restando l'assoggettabiltà del provvedimento attinente allo stato passivo ad opposizione davanti al tribunale fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 10 Agosto 2007, n. 17602.


Cessione del credito successiva al pignoramento - Annotazione - Trasmissione del vincolo ipotecario - Efficacia nei confronti dei creditori - Fondamento - Applicabilità analogica della disciplina dettata in materia fallimentare - Esclusione.
In tema di negozi dispositivi dell' ipoteca (presi in considerazione dal primo comma dell'art. 2843 cod. civ.) l'annotazione nei registri immobiliari del trasferimento, da farsi a margine dell'iscrizione ipotecaria, ha carattere necessario e, quindi, costitutivo del nuovo rapporto ipotecario dal lato soggettivo, rappresentando un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento, con l'effetto di sostituire al cedente o surrogante il cessionario o surrogato, non solo nella pretesa di credito (che già opera in ragione del negozio), ma altresì nella prelazione nei confronti dei creditori concorrenti, per cui la mancata annotazione nei confronti dei terzi priva di effetti la trasmissione del vincolo; tuttavia, la regola di efficacia è diversa, avuto riguardo alla distribuzione della somma ricavata dalla esecuzione, non applicandosi anche l'art. 2916 cod. civ. ma esclusivamente l'art.2843 cod. civ., in base al quale viene imposta l'annotazione ai fini identificativi del soggetto cessionario del credito e della garanzia , senza alcuna valenza costitutiva della garanzia in sè, che già è presente ed iscritta; con la conseguenza che tale trasmissione, non determinando alcun pregiudizio per i creditori, è efficace nei confronti di questi ultimi; nè sussistono elementi di identità di fattispecie tali da affermare una applicazione, al di fuori della disciplina concorsuale, della più rigorosa norma di cui all'art.45 legge fall., che non opera distinzioni in seno alle formalità necessarie a rendere opponibili gli atti ai terzi, comprensive dunque non solo di quelle iscrizionali dell'ipoteca, se posteriori al fallimento, ma anche di quelle di annotazione del vincolo in favore di nuovo soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2007, n. 17644.


Domanda tardiva di ammissione al passivo - Rigetto - Appello - Revoca del fallimento - Interruzione del giudizio - Riassunzione nei confronti dei soci già falliti - Domanda di accertamento del credito e di condanna al pagamento - Diversità tra le due domande - Non sussistenza - Fattispecie.
In tema di riassunzione, da parte del creditore, del giudizio di appello interposto avverso la sentenza di rigetto della originaria domanda di insinuazione tardiva al passivo fallimentare, dopo la sua interruzione per effetto della revoca del fallimento, la domanda con cui si chiede l'accertamento del credito verso i soci già falliti tornati "in bonis" e la condanna degli stessi anche al pagamento di quanto dovuto non riveste carattere di novità rispetto all'azione originariamente dedotta, trattandosi per entrambe di espressioni processuali diverse di un giudizio unico; infatti anche la domanda di insinuazione al passivo tende all'accertamento del credito e la sua deduzione in funzione esecutiva mira solo ad assicurarne, nel concorso con gli altri creditori, la collocazione utile. Così la revoca del fallimento importa, quale effetto proprio della interruzione del processo in cui era parte il curatore, il riacquisto della capacità processuale del fallito che può (o nei cui confronti appare ammissibile) promuovere la prosecuzione della medesima controversia (con salvezza degli atti legalmente compiuti dagli organi fallimentari ex art. 21 legge fall.), non potendo assumersi una generale diversità di regime probatorio, caratteristica attinente ai soli giudizi che presuppongono la esistenza stessa di una procedura fallimentare e riguardano interessi propri della massa dei creditori e non del soggetto fallito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Luglio 2007, n. 15934.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Di credito - Sentenze relative - Impugnazioni - Modalità e termini - Riduzione dei termini ex art. 99 legge fallimentare - Applicabilità - Esclusione - Successive domande aventi oggetto diverso - Ammissibilità - Fattispecie.
Le cause introdotte a seguito di dichiarazioni tardive di credito (ex art. 101 legge fallimentare) non rappresentano, a differenza delle opposizioni allo stato passivo, lo sviluppo, in sede contenziosa, della precedente fase di verificazione e di accertamento dei crediti, ma presentano i caratteri del normale giudizio di cognizione, da istruirsi a norma dell'art. 175 e seguenti cod. proc. civ., e soggetto, come tale, ai principi del rito ordinario anche con riferimento alle modalità ed ai termini per la proposizione delle impugnazioni, con conseguente esclusione della riduzione dei termini stessi, prevista dall'art. 99 della legge fallimentare per i giudizi di opposizione allo stato passivo. Ne discende che il creditore può proporre una domanda tardiva per altri crediti che non siano stati comunque oggetto di precedenti giudizi, anche se fondati sul medesimo rapporto, quando si sia in presenza di un distinto oggetto sostanziale dell'azione. (Nella specie, relativa a una prima domanda per conseguire il t.f.r. e di successiva domanda di ammissione al passivo per crediti diversi - differenze paga, mensilità aggiuntive, ferie, etc. - la S.C. ha cassato la sentenza di merito, rilevando che i due giudizi introdotti dalla lavoratrice erano contraddistinti da assoluta diversità per "petitum" e "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 02 Marzo 2007, n. 4950.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Fideiussore del fallito - Azione di regresso - Eccezione di inefficacia della garanzia - Prova dell'onerosità - Atto scritto avente data certa - Necessità - Fondamento.
Nel giudizio di insinuazione tardiva promosso dal fideiussore che ha pagato un debito del fallito , qualora il curatore del fallimento abbia eccepito l'inefficacia della garanzia ai sensi dell'art. 64 della legge fall., la prova della sussistenza di un apprezzabile interesse del fideiussore, necessaria affinché la concessione della garanzia possa essere qualificata come atto a titolo oneroso, dev'essere fornita mediante atto scritto avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento: il curatore, infatti, riveste la qualità di terzo, tanto rispetto al fallito quanto rispetto ai creditori di quest'ultimo, sia in sede di formazione dello stato passivo e dello stato delle revindiche del fallimento che in sede di revocatoria degli atti a titolo gratuito od oneroso compiuti dal fallito, onde in entrambi i casi è necessaria, in applicazione dell'art. 2704 cod. civ., la certezza della data nelle scritture allegate come prova della pretesa fatta valere nei confronti del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Febbraio 2007, n. 4770.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Ammissione ordinaria e tardiva al passivo fallimentare - Diverse fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale - Insinuazione tardiva - Presupposto - Diversità del credito per "petitum"e per "causa petendi" - Fattispecie.
L'ammissione ordinaria e quella tardiva al passivo fallimentare sono altrettante fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale, sicché, rispetto alla decisione concernente una insinuazione tardiva di credito, le pregresse decisioni, riguardanti la insinuazione ordinaria, hanno valore di giudicato interno, Ne consegue che un credito, per potere essere insinuato tardivamente, deve essere diverso, in base ai criteri del "petitum" e della "causa petendi", da quello fatto valere nella insinuazione ordinaria. (Nella specie, in applicazione del principio di cui alla massima , la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto inammissibile la domanda di ammissione tardiva di crediti verso la società fallita per una somma ritenuta spettante all'esito di acquisto in danno di merci alla fornitura delle quali la società "in bonis" si era resa inadempiente, sull'assunto che, avendo il creditore già proposto in via ordinaria domanda di ammissione dello stesso credito ed essendo stata detta domanda respinta dal g.d., per la illiquidità ed eventualità del credito, con pronuncia non gravata, ne discendeva la preclusione a riproporre nello stesso processo istanze fondate sul medesimo titolo, essendo la ragione di entrambe costituita dall'allegazione, quali danni derivanti dall'inadempimento, della stessa "species" di eventi - i danni da riacquisto a maggior prezzo, quantificati nella presumibile differenza tra prezzo contrattuale e maggior prezzo di riacquisto - , la prima domanda prospettandoli come presumibili e futuri e la seconda come certi e verificati). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Novembre 2006, n. 24049.


Fallimento - Accertamento del passivo - Dichiarazioni tardive - Partecipazione alle ripartizioni precedenti - Ritardo dipeso da causa non imputabile al creditore - Fattispecie relativa a mutamento giurisprudenziale.
I creditori ammessi a norma dell'art. 101 legge falliment. concorrono sulle ripartizioni anteriori alla loro ammissione solo se il "ritardo è dipeso da causa ad essi non imputabile". (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che non costituisca causa non imputabile un mutamento di indirizzo giurisprudenziale in ordine ad un principio peraltro già affermato da precedenti pronunce della stessa S.C.) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Giugno 2006, n. 13830.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Ammissione ordinaria e tardiva al passivo fallimentare - Diverse fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale - Insinuazione tardiva - Presupposto - Diversità del credito per "petitum" e "causa petendi" - Tributo e sanzione pecuniaria - Autonomia delle rispettive obbligazioni - Fondamento - Conseguenze.
L'ammissione ordinaria e quella tardiva al passivo fallimentare sono altrettante fasi di uno stesso accertamento giurisdizionale, sicché, rispetto alla decisione concernente una insinuazione tardiva di credito, le pregresse decisioni, riguardanti la insinuazione ordinaria, hanno valore di giudicato interno e quindi un credito, per potere essere insinuato tardivamente, deve essere diverso, in base ai criteri del "petitum" e della "causa petendi", da quello fatto valere nella insinuazione ordinaria (e tale principio é estensibile alle insinuazioni tardive in progressione successiva). A tal riguardo, il fatto generatore della ragione del credito non può dirsi identico per l'imposta evasa come per la sanzione pecuniaria solo perché entrambi i titoli provengono da un unico rapporto d'imposta (nella fattispecie, IVA). E ciò perché mentre il tributo è espressione della potestà dello Stato di incidere fiscalmente su operazioni che esprimono produzione o passaggio di ricchezza e, dunque, capacità contributiva, le sanzioni discendono da irregolarità e violazioni di legge del contribuente, in termini di omissioni, ritardi o infedeltà, sia nella fase accertativa che in quella della riscossione, per cui, attesane la funzioni tipicamente afflittiva, non possono partecipare alla natura del tributo stesso. Ne consegue la sostanziale autonomia delle rispettive obbligazioni (tributo e sanzione), come tali esecutibili separatamente senza poter essere considerate momenti di esercizio frazionato di una unica pretesa fiscale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 31 Marzo 2006, n. 7661.


Fallimento della società contribuente - Assuntore del concordato fallimentare - Avviso di mora contenente la pretesa di pagamento degli interessi sulle imposte dovute dalla società fallita - Legittimità - Esclusione - Specifica domanda di ammissione al passivo - Necessità - Fondamento.
In tema di riscossione delle imposte non è legittimo l'avviso di mora, emesso nei confronti dell'assuntore del concordato fallimentare, contenente la pretesa di pagamento degli interessi maturati sulle imposte dovute dalla società fallita, giacché la responsabilità dell'assuntore è circoscritta al pagamento delle sole obbligazioni comprese nel passivo accertato e gli interessi - finanche quelli relativi a credito garantito da ipoteca, oggetto del trattamento preferenziale di cui all'art. 2855, terzo comma, cod. civ., che prevede l'estensione agli accessori del grado ipotecario - non si sottraggono alla necessità di una specifica domanda di ammissione al passivo, da proporsi nelle forme e nel rispetto dei termini di cui agli artt. 93 e seguenti e 101 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Marzo 2006, n. 6642.


Fallimento – Dichiarazione tardiva di credito – Udienza ex art. 180 c.p.c...
Nel giudizio per ammissione tardiva del credito ex art. 101 l.f., l’udienza ex art. 180 c.p.c. è quella che viene fissata in prosecuzione dopo la conclusione della fase cd. amministrativa, nella quale il curatore può presenziare senza avere l’onere di costituirsi e che si può chiudere con l’ammissione del credito ove né il curatore né il giudice delegato vi si oppongano. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 21 Febbraio 2006.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Ordine di distribuzione - Ripartizione - Progetto - Credito indicato nel riparto in quantità inferiore a quella risultante dallo stato passivo - Osservazione al progetto di riparto da parte del creditore quale forma di tutela preventiva - Ammissibilità - Possibilità per il creditore di proporre comunque reclamo contro il decreto - Ammissibilità.
In tema di fallimento, le osservazioni al progetto di riparto (art. 110 comma terzo, legge fall.) devono essere limitate alla graduazione dei vari crediti e all'ammontare della somma distribuita, con esclusione di qualsiasi questione relativa all'esistenza, qualità e quantità dei crediti e dei privilegi, atteso che tali questioni - per la correlazione esistente tra le subprocedure di accertamento del passivo e di riparto dell'attivo liquidato - devono essere proposte, a pena di preclusione, con le forme impugnative e contenziose dello stato passivo esecutivo. Tuttavia, allorché il riparto attribuisca al credito un importo inferiore alla misura ammessa allo stato passivo, l'osservazione al progetto di riparto costituisce il mezzo ordinario, e come tale ammissibile, per ottenerne modifica in forma di tutela preventiva, prima che esso diventi esecutivo, facendo divenire incontestabile il decreto del giudice delegato, salva comunque la possibilità per il creditore di proporre reclamo contro il decreto che rende esecutivo il progetto di riparto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Febbraio 2006, n. 2438.


Fallimento – Accertamento del passivo – Debito "di massa" – Contestazione – Verifica attraverso il procedimento di cui agli artt. 93 e 101 legge fall. – Necessità – Conseguenze – Attivazione del procedimento camerale endofallimentare – Istanza al giudice delegato – Rigetto – Reclamo – Impugnazione per cassazione del provvedimento del tribunale – Nullità dell'intero procedimento – Rilevabilità d'ufficio da parte della Corte di cassazione – Sussistenza – Fattispecie in tema di richiesta di restituzione di somme versate per spese della procedura di concordato preventivo. .
Nel fallimento, anche il debito cosiddetto "di massa", che sia controverso per non essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento, deve essere verificato attraverso il procedimento previsto dagli artt. 93 e segg. e 101 legge fall., come l'unico idoneo ad assicurare il principio della concorsualità anche nella fase di cognizione, implicando esso la necessaria partecipazione ed il contraddittorio di tutti i creditori. Ne consegue che se il creditore che pretenda d'essere soddisfatto in prededuzione non si sia avvalso dei mezzi apprestati per l'accertamento del passivo, ma, a fronte della contestazione in ordine alla prededucibilità del credito, abbia attivato il procedimento camerale endofallimentare con l'istanza al giudice delegato ed abbia poi reclamato al tribunale il provvedimento negativo al riguardo, il procedimento tutto è affetto da radicale nullità, che il giudice di legittimità (investito del ricorso "ex" art. 111 Cost. contro il decreto di rigetto del tribunale) è tenuto pregiudizialmente a rilevare d'ufficio, cassando senza rinvio, poiché la domanda non poteva essere proposta con l'originaria istanza diretta al giudice delegato (attivato nell'ambito dei suoi poteri "ex" art. 25 legge fall.), ma la controversia doveva essere promossa nelle forme di cui agli artt. 93 o 101 legge fall. (Fattispecie relativa alla richiesta di restituzione, da parte di alcuni acquirenti di alloggi, della somma da essi versata nella cancelleria a copertura delle spese della procedura di concordato preventivo cui il venditore era stato precedentemente ammesso, nell'intento di evitare il fallimento di quest'ultimo). (fonte CED – Corte di Cassazione) Cassazione civile, sez. I, 07 Settembre 2005, n. 17839.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - In genere - Conseguenze - Inefficacia (per improseguibilità) di tutti i giudizi di insinuazione tardiva pendenti - Configurabilità - Interruzione del processo ex art. 300 cod. proc. civ. - Effetti limitati al regolamento sulle spese.
In tema di fallimento, il giudizio di ammissione (tempestiva o tardiva) al passivo è controversia che trova nella procedura fallimentare il suo necessario presupposto, e che quindi, con la chiusura del fallimento, viene inevitabilmente a perdere la propria ragion d'essere (onde la sentenza che, come nella specie, ne abbia definito il relativo giudizio d'appello deve ritenersi "inutiliter data"), poichè la chiusura del fallimento determina la inefficacia, per improseguibilità, di tutti i giudizi pendenti per insinuazione al passivo (nella specie, tardiva), sicchè la previsione di una interruzione del processo ex art.300 cod. proc. civ., con subingresso al curatore del fallito tornato "in bonis", ha soltanto la funzione di provocare - con la pronuncia di improseguibilità - il regolamento delle spese processuali. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Settembre 2004, n. 19394.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Partecipazione dei creditori tardivi - Ammissione al passivo ai sensi dell'art. 71 legge fall. - Ipotesi legale di non imputabilità del ritardo - Configurabilità - Esclusione.
In tema di partecipazione al riparto dell'attivo fallimentare dei creditori tardivi, l'art. 71 legge fall. - che prevede l'ammissione al passivo di chi, per effetto del positivo esperimento dell'azione revocatoria da parte del curatore, abbia restituito quanto aveva ricevuto dal fallito - non configura una ipotesi di accertamento "ex lege" della non imputabilità al creditore del ritardo nella insinuazione al passivo, atteso che ciò - risolvendosi nell'assunto della specialità dei crediti concorsuali nascenti dall'esito positivo della revocatoria e, quindi, della retroattività assoluta della loro insinuazione, con effetto dirompente sull'attività di accertamento del passivo e di riparto dell'attivo - è privo di riscontro nel sistema, il quale, se non considera illecita la prestazione del fallito soggetta a revocatoria, non apprezza, però, nella posizione del convenuto soccombente in revocatoria, ragioni meritevoli di particolare tutela. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Giugno 2004, n. 10578.


Liquidazione coatta amministrativa - Liquidazione - Formazione dello stato passivo - Mancata ammissione integrale del credito al passivo - Rimedi a disposizione del creditore - Presupposti.
Nella procedura di liquidazione coatta amministrativa, in cui il commissario liquidatore dispone di un potere officioso per la formazione dello stato passivo (senza, cioè, che vi sia necessità di apposita domanda di ammissione da parte dei creditori), al fine di stabilire in concreto quale sia il rimedio di cui dispone il creditore, il cui credito non venga ammesso per intero (come nel caso di mancata ammissione degli interessi), occorre verificare se il creditore stesso abbia proposto domanda di ammissione o anche soltanto formulato le sue osservazioni ai sensi dell'art. 207 legge fall.: in tal caso, egli non ha altro rimedio che l'opposizione ai sensi dell'art. 98 legge fall., perché il provvedimento di esclusione, assunto anche implicitamente dal commissario, ha valore di rigetto, contro cui, per evitare la preclusione endofallimentare, occorre reagire ai sensi della norma da ultima richiamata; al di fuori di tali ipotesi, e cioè quando il credito non sia stato dedotto dal creditore, ovvero, anche in mancanza di domanda o osservazioni, non sia stato espressamente escluso d'ufficio, la proponibilità della domanda tardiva non incontra preclusione, perché il credito non è stato preso in considerazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda di ammissione al passivo - Giudicato interno nella procedura di accertamento del passivo - Sussistenza - Conseguenze - Successiva domanda di insinuazione tardiva - Novità in base al "petitum" e alla "causa petendi" - Necessità - Fattispecie in tema di interessi.
L'ammissione tardiva al passivo fallimentare rappresenta, al pari di quella ordinaria, una fase del medesimo procedimento giurisdizionale, sicché le determinazioni prese in tale ultima sede hanno valore di giudicato interno rispetto alla domanda tardiva, la quale, pertanto, deve avere ad oggetto un credito del tutto diverso - sia per "petitum" che per "causa petendi" - da quello già ammesso, coprendo il giudicato endofallimentare sia il dedotto che il deducibile. (Nella fattispecie, la S.C. ha escluso l'ammissibilità della domanda tardiva relativa agli interessi sul capitale richiesto in sede ordinaria, avendo le due pretese la medesima "causa petendi"). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 2003.


Fallimento - Sussistenza e prededucibilità di un credito - Disconoscimento del giudice delegato con decreto ex art. 111 legge fall. - Conseguenze - Insinuazione del credito nello stato passivo - Richiesta - Necessità.
Qualora la sussistenza e la prededucibilità di un credito nei confronti della massa vengano disconosciute dal giudice delegato con decreto ex art. 111 legge fallimentare, il preteso creditore, per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, deve chiedere l'insinuazione del vantato credito allo stato passivo secondo le regole ordinarie, sottoponendo la propria pretesa alla verifica endofallimentare; in mancanza, non può dolersi della mancata comunicazione del rendiconto del curatore, che è dovuto, ai sensi dell'art. 116 legge fallimentare, soltanto a chi risulti creditore in esito alla procedura di verificazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Febbraio 2001, n. 1500.


Fallimento - Accertamento del passivo - Avviso ai creditori - Omissione - Esecutività dello stato passivo - Impugnazione per Cassazione del creditore non convocato - Esclusione - Fondamento - Rimedi.
Il decreto del giudice delegato di approvazione dello stato passivo è provvedimento privo di carattere decisorio rispetto ai crediti per cui non è presentata domanda di ammissione al passivo. Ne consegue che il creditore cui non sia stato fatto l'avviso ex art. 92 legge fallimentare. non è, per questa sola ragione, abilitato al ricorso per cassazione contro il detto decreto, mentre può proporre domanda di insinuazione tardiva al passivo senza esser pregiudicato, neppure per le spese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 1999, n. 11969.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Conseguenze - Esclusione del creditore tardivo dai riparti anteriori sia alla sua domanda che al provvedimento di ammissione al passivo del suo credito - Portata.
Il principio di cui all'art. 112 della legge fallimentare, che esclude il creditore tardivo dai riparti anteriori non solo alla sua domanda di insinuazione ma anche all'ammissione al passivo del suo credito, comporta che il detto creditore assume su di sè il doppio rischio della tardività della domanda e della durata del processo tardivamente iniziato, processo che non blocca i riparti parziali o finali verificatisi nel corso della sua pendenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Febbraio 1999, n. 1391.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentare (accertamento del passivo) - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Conseguenze - Sospensione della procedura nelle more dell'ammissione del credito tardivamente insinuato - Esclusione - Accantonamento ex art. 113 legge fallimentare a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi - Esclusione.
L'art. 101 legge fallimentare nel prevedere che i creditori possono chiedere l'ammissione al passivo fino a che non siano esaurite tutte le ripartizioni dell'attivo fallimentare, pone solo un limite cronologico all'esercizio di tale diritto potestativo (limite logicamente giustificato in considerazione dell'interesse alla domanda, non configurabile con riguardo ad un attivo inesistente), ma non riconosce al creditore l'ulteriore diritto a non vedersi pregiudicato il futuro soddisfacimento del credito, nelle more dell'ammissione, dall'attuazione della ripartizione; ne consegue che la domanda di insinuazione tardiva di un credito non comporta una preclusione per gli organi della procedura al compimento di ulteriori attività processuali, ivi compresa la chiusura del fallimento per l'integrale soddisfacimento dei creditori ammessi o per l'esaurimento dell'attivo, ne' comporta un obbligo per il curatore di accantonamento di una parte dell'attivo a garanzia del creditore tardivamente insinuatosi, atteso che tale evenienza non è considerata tra le ipotesi di accantonamento previste dall'art. 113 legge fallimentare, la cui previsione è da ritenersi tassativa in quanto derogante i principi generali che reggono il processo fallimentare e perciò insuscettibile di applicazione analogica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Agosto 1998, n. 8575.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale - Onere del nuovo creditore - Insinuazione tardiva ex art. 101 legge fall. - Necessità - Fondamento.
Il subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di un credito concorsuale già ammesso al passivo in seno ad una procedura fallimentare non dispensa il nuovo creditore dall'onere di presentare domanda di insinuazione ex art. 101 legge fall., a prescindere dalla causa del subingresso (cessione di credito ovvero surrogazione "ex lege" in favore del terzo che abbia eseguito il pagamento), poiché la definitiva ammissione al passivo fallimentare, risultando finalizzata alla realizzazione del concorso dei creditori sul patrimonio del fallito, postula una valutazione del credito non nella sua astratta oggettività, ma riferita ad un ben determinato soggetto, la cui concreta individuazione non è irrilevante per il debitore che, in caso di errore, è esposto al rischio della mancata liberazione dall'obbligazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Luglio 1998, n. 6469.


Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Riscossione delle imposte - Concessionario del servizio - Insinuazione tardiva nella procedura concorsuale - Compensi del Concessionario - Predeterminazione ex art. 61 quarto comma del d.P.R. n. 43 del 1988 - Deroga all'art. 101 quarto comma legge fall.- Esclusione - Conseguenze.
In tema di riscossione delle imposte, l'art. 61 quarto comma del d.P.R. 28 gennaio 1988 n. 43, il quale, integrato con i decreti ministeriali emanati in base alla delega con esso conferita, accorda al concessionario del relativo servizio compensi predeterminati (non forfettizzati), pure con riferimento al caso della insinuazione tardiva in procedura concorsuale, non deroga all'art. 101 quarto comma della legge fallimentare. Ne consegue, in applicazione di quest'ultima norma, che anche detto concessionario sopporta le spese inerenti al ritardo nella presentazione della domanda di ammissione al passivo, ove non ne provi la dipendenza da fatto non imputabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Giugno 1996, n. 5662.


Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Domanda - In genere - Mancata ammissione al passivo di un credito - Omessa opposizione allo stato passivo - Reclamo ex art. 26 legge fall. in sede di riparto - Ammissibilità - Esclusione.
Il provvedimento di ammissione di un credito al passivo fallimentare costituisce per ogni creditore il titolo necessario per trovare soddisfazione coattiva sul patrimonio del debitore fallito. In mancanza, quindi, di un provvedimento di ammissione adottato nella procedura prevista dagli artt. 93 e segg. legge fallimentare, il creditore, che non abbia proposto opposizione allo stato passivo, può soltanto chiedere l'ammissione al passivo di detto credito in via tardiva, qualora non si sia verificata una preclusione, mentre non gli è consentito proporre reclamo ex art. 26 legge fallimentare avverso la mancata previsione del credito in sede di riparto, ancorché trattasi di credito prededucibile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Marzo 1996, n. 2566.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato passivo - Opposizioni - Crediti per i quali non sia stata richiesta l' ammissione al passivo - Insinuazione tardiva - Ammissibilità - Crediti per i quali sia stata respinta l' ammissione al passivo - Opposizione ex art. 98 legge fall. - Necessità.
Nel procedimento di liquidazione coatta amministrativa, l'insinuazione tardiva è ammissibile esclusivamente per quei crediti per i quali non sia stata già richiesta tempestivamente l'ammissione al passivo, perché, in caso contrario, avverso il mancato accoglimento, in tutto o in parte, della relativa domanda, unico rimedio consentito è l'opposizione allo stato passivo, ai sensi dell'art. 98 della legge fallimentare, richiamato dal successivo art. 209, secondo comma. (Nella specie, trattavasi di insinuazione tardiva per il maggior importo di un credito per prestazioni professionali, calcolato in base alla tariffa vigente all'epoca delle prestazioni, anziché in base alla precedente tariffa, erroneamente applicata nell'istanza di ammissione al passivo. La S.C. ha ritenuto che il dato quantitativo conseguente all'applicazione della nuova tariffa non integrasse il requisito della diversità del credito, per petitum e causa petendi, dovendo la diversità investire entrambi gli elementi). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Novembre 1995, n. 11600.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Casi di chiusura - Chiusura per estinzione dei crediti ammessi al passivo - Pendenza di procedimento per opposizione ad insinuazione tardiva di credito - Irrilevanza.
La pendenza di un procedimento per insinuazione tardiva di un credito alla cui ammissione la curatela si sia opposta (art. 101 legge fall.) non impedisce la chiusura del fallimento per estinzione dei crediti ammessi al passivo, ex art. 118 comma 2 legge fall., nemmeno in caso di soddisfazione stragiudiziale dei creditori ammessi, atteso che l'insinuazione tardiva, ai sensi dell'art. 112 legge fall., non ha carattere sospensivo ne' dei riparti non satisfattivi ne' del riparto finale satisfattivo, al quale va equiparata l'ipotesi della soddisfazione stragiudiziale emergente a livello della procedura concorsuale con le rinunzie e le dichiarazioni dei creditori ammessi. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Settembre 1995, n. 9506.


Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi - Esenzione esattoriale successiva a tale provvedimento - Ammissibilità - Esclusione.
In caso di ammissione del contribuente alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, l'iscrizione a ruolo di tributi diretti, pur costituendo titolo per l'insinuazione del credito tributario al passivo della procedura, non può rappresentare strumento per l'inizio dell'esecuzione esattoriale , in quanto l'art. 4, secondo comma, D.L. n. 414 del 1981, conv. nella legge n. 544 del 1981, prevede l'impossibilità di iniziare o proseguire, dopo l'emanazione del provvedimento di apertura della procedura, ogni azione esecutiva individuale, anche in deroga a quanto stabilito da leggi speciali (senza che possa operare, quindi, l'art. 51 d.P.R. n. 602 del 1973); con conseguente inapplicabilità all'impresa in amministrazione straordinaria dell'indennità di mora di cui all'art. 30 d.P.R. n. 602 cit., relativa a crediti tributari (nella specie, per I.R.P.E.G. e I.L.O.R.) iscritti a ruolo successivamente all'apertura dell'indicata procedura. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 09 Giugno 1995, n. 6498.


Surrogazione - Legale - Operatività senza il consenso del creditore originario e del debitore - Domanda del terzo pagante di volersi surrogare al creditore soddisfatto - Necessità - Potere del cessionario di far valere le sue ragioni mediante insinuazione tardiva ex art. 101 legge fallimentare - Persistenza.
Il principio per cui, nell'ipotesi di cessione del credito, successiva alla definitiva ammissione nel passivo fallimentare, il cessionario può far valere le sue ragioni non già con una mera notificazione della cessione al fallimento, bensì mediante insinuazione tardiva ai sensi dell'art. 101 della legge fallimentare, essendo indispensabile il previo controllo dell'effettività della cessione e dell'insussistenza di cause preclusive del credito nei confronti del fallimento in relazione al nuovo titolare, si applica non soltanto alle ipotesi di surrogazione convenzionale ma anche a quelle di surrogazione legale (nella specie la surrogazione prevista dall'art. 2 comma settimo, della legge 29 maggio 1982 n. 297 a favore del Fondo di garanzia per il trattamento di fine rapporto istituito presso l'INPS); pertanto la disposizione di cui all'art. 1203 cod.civ., in base alla quale la surrogazione legale ha luogo di diritto, va intesa nel senso che essa opera anche senza il consenso del creditore originario e del debitore, e non invece nel senso che la sua concreta attuazione possa prescindere dalla rituale domanda del terzo che ha pagato di volersi surrogare al creditore soddisfatto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 22 Febbraio 1995, n. 1997.


Ammissione al passivo - Domanda - Effetti - Prescrizione - Interruzione - Ammissibilità - Durata - Efficacia interruttiva nei confronti dei coobbligati solidali del fallito - Ammissibilità.
La domanda di ammissione al passivo fallimentare attua l'interruzione permanente della prescrizione fino alla data del provvedimento di chiusura del processo esecutivo concorsuale e tale effetto si produce anche nei confronti dei coobbligati solidali del fallito, ai sensi dell'art. 1310, primo comma cod. civ.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 1992, n. 4304.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - Partecipazione dei creditori tardivi - Effetti dell'ammissione tardiva - Decorrenza.
In tema di fallimento, ai fini della partecipazione del creditore ammesso tardivamente alla successiva ripartizione dell'attivo (art. 112 legge fall.) gli effetti dell'ammissione tardiva del credito con decreto del giudice delegato non possono decorrere dalla data della domanda di ammissione al passivo ovvero alla data della prima udienza successiva, fissata dal giudice delegato, ma si verificano solo dopo la realizzazione delle condizioni richieste dall'art. 101, terzo comma, legge fall., e cioè quando in mancanza di contestazioni da parte del curatore circa l'ammissione del nuovo credito il giudice delegato lo ritenga fondato, ancorché tali condizioni intervengano con ritardo rispetto alla detta udienza precludendo così la partecipazione del creditore ad un riparto "medio tempore" espletato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Maggio 1991, n. 4988.


Fallimento - Accertamento al passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Posizione del creditore.
Il creditore ammesso tardivamente al passivo del fallimento (art. 101 legge fall.) può partecipare solo ai piani di riparto dell'attivo dichiarati esecutivi dopo la definitiva ammissione del credito, ed unicamente nei limiti della disponibilità residua esistente in tali riparti e per la percentuale che i creditori di pari grado ricevono nello stesso riparto, senza che, in presenza di crediti che siano in corso di accertamento, debba procedersi ad accantonamenti - e senza quindi debba provvedersi alla sospensione del riparto finale in attesa della previa definizione delle relative controversie - non essendo tali accantonamenti normativamente previsti, ne' essendo consentita l'applicazione analogica od estensiva dell'art. 113 legge fall. con un risultato interpretativo non contrastante con gli artt. 24 e 3 Cost.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Marzo 1991, n. 2186.


Fallimento - Passività fallimentari - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Termine finale.
Il termine finale per l'insinuazione tardiva dei crediti nello stato passivo del fallimento si identifica con quello con cui diviene definitivo il provvedimento del giudice delegato che approva e rende esecutivo il piano di riparto finale dell'attivo (art. 117 legge fallimentare), senza che sia richiesto l'esaurimento delle ripartizioni dell'attivo fallimentare con il pagamento dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Marzo 1988, n. 2201.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Crediti accertati solo nell'an e non anche nel quantum - Ammissione al riparto - Esclusione - Istanza per la sospensione dell'esecutività del piano di riparto in attesa dell'accertamento del quantum - Controversia su diritti soggettivi - Insussistenza - Decisione negativa del giudice delegato - Reclamo - Decisione del tribunale - Impugnabilità per cassazione - Esclusione.
I creditori, il cui diritto sia stato giudizialmente accertato solo nell'an e non anche nel quantum, nel caso di fallimento del debitore non possono, data l'illiquidita e l'incertezza dei loro crediti, essere ammessi al riparto neppure con dichiarazioni tardive. Pertanto, l'istanza di tali creditori per la sospensione della esecutivita del piano di riparto in attesa dell'accertamento del quantum dei loro diritti non involge una controversia su diritti soggettivi e cosi non importa che la decisione negativa del giudice delegato abbia effetti decisori su posizioni di diritto soggettivo, con la ulteriore conseguenza che la successiva decisione del tribunale fallimentare sul reclamo dei predetti creditori non e impugnabile in Cassazione a norma dell'art 111 cost. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Settembre 1979, n. 4999.


Fallimento - Passività fallimentari - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Dichiarazioni tardive - Mancato o intempestivo avviso ex art. 92 Legge Fallimentare al creditore insinuatosi tardivamente - Spese - Addossamento - Esclusione - Limiti.
A norma dell'art 101, ultimo comma legge fallimentare, non e tenuto a sopportare le spese conseguenti alla tardiva presentazione della domanda di ammissione al passivo del fallimento, il creditore cui l'avviso previsto dall'art 92 della legge stessa non sia pervenuto o gli sia stato comunicato con un ritardo che non gli abbia consentito di provvedere all'insinuazione del credito prima dell'esaurimento delle operazioni dell'adunanza dei creditori, di cui al successivo art 96. Tuttavia, poiche la citata disposizione dell'art 101 legge fallimentare ha lo scopo di apprestare, in ordine alle spese, una giusta tutela soltanto al creditore effettivamente incolpevole, e consentito al curatore di dimostrare che il creditore, avendo avuto notizia del fallimento, indipendentemente dalla ricezione dell'avviso anzidetto, avrebbe potuto procedere tempestivamente all'insinuazione del credito per il quale abbia chiesto l'ammissione tardiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Settembre 1979, n. 4735.