TITOLO II - Del fallimento
Capo X - Del fallimento delle società

Art. 146

Amministratori, direttori generali, componenti degli organi di controllo, liquidatori e soci di società a responsabilità limitata (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Gli amministratori e i liquidatori della società sono tenuti agli obblighi imposti al fallito dall’articolo 49. Essi devono essere sentiti in tutti i casi in cui la legge richiede che sia sentito il fallito.

II. Sono esercitate dal curatore previa autorizzazione del giudice delegato, sentito il comitato dei creditori:

a) le azioni di responsabilità contro gli amministratori, i componenti degli organi di controllo, i direttori generali e i liquidatori;

b) l’azione di responsabilità contro i soci della società a responsabilità limitata, nei casi previsti dall’articolo 2476, comma settimo, del codice civile.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 130 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Amministratori di società fallita - Azioni di responsabilità - Legittimazione attiva del curatore fallimentare in sede civile e penale - Sussistenza - Danno da pagamento preferenziale - Inclusione - Fattispecie.
Il curatore fallimentare è legittimato, tanto in sede penale, quanto in sede civile, all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilità ammessa contro gli amministratori di società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione della "par condicio creditorum". (Nella specie, la S.C., nel ribadire tale principio, ha ritenuto che anche la condotta dell'amministratore che abbia trattenuto, a soddisfazione di un proprio credito per il rimborso di un finanziamento nei confronti della società, la somma ricevuta quale corrispettivo della vendita di una partecipazione societaria, possa costituire oggetto di azione di responsabilità a norma dell'art. 146 l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Ottobre 2018, n. 25610.


Società di capitali – Azione di responsabilità – Autonomia tra le due azioni di responsabilità di cui all’art. 2394 c.c. e di cui all’art. 2393 c.c. – Azione esercitata dal curatore – Conservazione della reciproca autonomia.
In tema di autonomia tra le due azioni di responsabilità, quella di cui all’art. 2394 c.c. e quella di cui all’art. 2393 c.c., deve essere esclusa la natura surrogatoria della prima rispetto alla seconda; in particolare, la corte di cassazione ha ribadito come integri addirittura una domanda nuova inammissibile, qualora proposta in corso di causa, la richiesta di risarcimento formulata, oltre che ai sensi della previsione di cui all’art 2393 c.c. anche ai sensi dell’art. 2394 c.c. “in considerazione della diversità delle due azioni di responsabilità, l’una regolata dall’art. 2393 c.c. di natura contrattuale, fondata sull’inadempimento dei doveri imposti agli organi sociali dalla legge o dall’atto costitutivo, l’altra disciplinata dall’art. 2394 c.c. di natura extracontrattuale, priva di carattere surrogatorio e dotata di un autonomo regime giuridico dell’onere della prova e della prescrizione” (cfr. cass. n. 13765/2007).

La decisione citata ha, in motivazione, evidenziato che “l’affermazione frequente nella giurisprudenza di questa Corte, secondo cui le due azioni di responsabilità rispettivamente previste dagli artt 2393 e 2394 c.c. quando sopravvenga il fallimento della società e siano congiuntamente esercitate dal curatore a norma dell’art. 146 L. Fall. costituiscono un’azione unica ed inscindibile, sta solo a significare che il medesimo curatore non potrebbe pretendere di esercitare separatamente tali azioni al fine di conseguire due volte il ripristino del patrimonio della società fallita, cui dette azioni concorrono, e significa che l’eventuale mancata specificazione del titolo per il quale il curatore agisce fa presumere che egli abbia inteso esercitare congiuntamente entrambe tali azioni. Quella espressione non può essere, invece, intesa nel senso della indifferenziazione delle domande proposte dall’organo della procedura ai sensi dell’art. 2393 o dell’art 2394; dette domande che, pur se ormai accomunate dalla comune legittimazione, continuano ad avere presupposti diversi, il danno prodotto alla società da ogni illecito doloso o colposo degli amministratori per violazione di doveri imposti dalla legge o dall’atto costitutivo, nell’uno caso, l’insufficienza patrimoniale cagionata dall’inosservanza di obblighi di conservazione del patrimonio sociale nell’altro, e ad essere soggette ad un diverso regime giuridico, non solo per quel che riguarda l’onere della prova, ove si tenga fermo che l’azione di responsabilità dei creditori sociali non ha carattere surrogatorio bensì diretto ed aquiliano, ma anche con riferimento ai termini di prescrizione ed alla loro decorrenza. Non altrimenti si spiegherebbe la pacifica possibilità che, anche in ambito concorsuale, un’azione risulti prescritta e l’altra possa ancora essere utilmente esercitata” (negli stessi termini cfr. cass. n. 10488/1998). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Catanzaro, 28 Marzo 2018.


Società a responsabilità limitata - Rimborso di finanziamenti postergati in violazione dell'art. 2467 c.c. - Responsabilità dell'amministratore.
E' responsabile nei confronti dei creditori, ai sensi dell'art. 2394 c.c., l'amministratore che abbia rimborsato a sé stesso e ad altro socio finanziamenti addirittura in anticipo rispetto alla scadenza ed altresì in un momento in cui la società si trovava in una situazione finanziaria in cui sarebbe stato invece ragionevole un conferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 05 Febbraio 2018.


Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Azione del curatore - Liquidazione equitativa del danno - Differenza tra passivo accertato e attivo liquidato - Condizioni - Cessione dell'amministratore a sé stesso a prezzo vile di rami d'azienda - Omessa tenuta delle scritture contabili - Rilevanza.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell'art. 146, comma 2, l.fall., il giudice può ricorrere alla liquidazione equitativa del danno, nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare, qualora il ricorso a tale parametro si palesi, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile, in quanto l'attore abbia allegato inadempimenti dell'amministratore – nella specie consistiti nella cessione a sé stesso, a prezzo vile, di rami d'azienda e nella pluriennale mancata tenuta delle scritture contabili – astrattamente idonei a porsi quali cause del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore medesimo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 Febbraio 2018, n. 2500.


Tribunale delle imprese - Competenza - Connessione oggettiva e soggettiva - Azione di simulazione e revocatoria, azione di responsabilità degli amministratori - Incompetenza funzionale delle sezioni ordinarie - Esclusione.
L’eccezione di incompetenza funzionale (per connessione) delle sezioni ordinarie civili chiamate a decidere una azione di revocatoria ordinaria e simulazione nei confronti degli amministratori di società fallita è infondata, posto che tale giudizio e quello riguardante l'azione di responsabilità contro gli stessi amministratori, non hanno comunanza di titolo né di causa petendi e non si trovano in rapporto di pregiudizialità. (Massimo Pellizzato) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 15 Gennaio 2018.


Fallimento – Organi – Curatore – Azione extracontrattuale per abusiva concessione di credito bancario – Legittimazione attiva del curatore – Azione di massa – Esclusione

Fallimento – Organi – Curatore – Azione contrattuale per violazione degli obblighi di buona fede e di protezione del sovvenzionato – Legittimazione attiva del curatore – Esclusione

Fallimento – Organi – Curatore – Azione di responsabilità ex artt. 146 l.f. e 2393 c.c. – Ricorso abusivo al credito – Banca concorrente con gli amministratori della società fallita – Legittimazione attiva del curatore – Sussistenza
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Il curatore fallimentare non è legittimato a proporre, nei confronti del finanziatore responsabile (in particolare la banca), l'azione da illecito aquiliano per il risarcimento dei danni causati ai creditori dall'abusiva concessione di credito diretta a mantenere artificiosamente in vita un'impresa decotta, suscitando così nel mercato la falsa impressione che si tratti d'impresa economicamente valida, perchè nel sistema della legge fallimentare la legittimazione del curatore ad agire in rappresentanza dei creditori è limitata alle azioni di massa finalizzate, cioè, alla ricostituzione del patrimonio del debitore nella sua funzione di garanzia generica e aventi carattere indistinto quanto ai possibili beneficiari del loro esito positivo, al cui novero non appartiene l'azione risarcitoria in questione, la quale, analogamente a quella prevista dall’art. 2395 c.c., costituisce strumento di reintegrazione del patrimonio del singolo creditore. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

L’affermata carenza di legittimazione attiva in capo al curatore in ordine alla responsabilità risarcitoria degli istituti di credito per abusiva concessione del credito comporta, stante l’eadem ratio, identica decisione anche in relazione all’ulteriore profilo di responsabilità, di natura contrattuale, per violazione dei doveri di buona fede e di quelli di protezione del sovvenzionato, atteso che la relativa azione si fonda pur sempre su circostanze di fatto e ragioni di diritto afferenti il rapporto di finanziamento inter partes dal cui inadempimento o inesatto adempimento, per le ragioni in precedenza esposte, può semmai derivare pregiudizio ai creditori uti singuli, la cui valutazione va condotta analiticamente, diversificando caso per caso. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Va invece riconosciuta al curatore fallimentare la legittimazione ad agire, a norma dell’art. 146 L.F., in correlazione con l’art. 2393 c.c., nei confronti della banca, quale terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società, senza che possa assumere rilievo il mancato esercizio dell'azione contro l'amministratore infedele. In questa prospettiva, la responsabilità (concorrente) della banca deve peraltro basarsi sul medesimo titolo di responsabilità dell’amministratore (ancorchè quest’ultimo non sia stato evocato nel medesimo giudizio), sicchè essa, per il tramite dei suoi funzionari, concorre nell’abusivo ricorso al credito da parte dell’amministratore ed il titolo di responsabilità dedotto deve essere, per ciò, quello della mala gestio di quest’ultimo. Il curatore, quindi, anche in questo particolare caso, deve, in concreto, strutturare, in fatto e in diritto, l’azione risarcitoria come se stesse esperendo l’azione di responsabilità verso gli amministratori a norma degli artt. 146 L.F. e 2393 c.c., e non già quella, contrattuale e/o extracontrattuale, verso la banca per la condotta illecita di quest’ultima. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 13 Luglio 2017.


Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Legittimazione del curatore – Sussistenza.
Il curatore è legittimato ad agire ai sensi dell’art. 146 l.f., in correlazione con l’art. 2393 c.c., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell’abusivo ricorso al credito da parte degli amministratori della società stessa. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Maggio 2017.


Fallimento – Azioni di massa – Abusiva concessione di credito che abbia danneggiato i creditori della società – Legittimazione del curatore – Esclusione.
Non rientra fra le azioni di massa, che il Curatore può esercitare in rappresentanza di creditori concorsuali, l’azione risarcitoria per un’abusiva concessione di credito che abbia danneggiato i creditori della società poi fallita, trattandosi di azione ricollegabile alla previsione di cui all’art. 2395 c.c., e pertanto non attribuita al Curatore dalla norma dell’art. 146 secondo comma l.fall., che si riferisce alle diverse azioni di cui agli artt. 2394 bis e 2476 c.c. (Edoardo STAUNOVO-POLACCO) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 02 Maggio 2017.


Fallimento – Ricorso abusivo al credito – Concorso della banca con l’amministratore – Accertamento responsabilità penale – Necessità.
La domanda risarcitoria del Curatore contro la banca quale concorrente dell’amministratore della società fallita, per ricorso abusivo al credito che abbia danneggiato la società, presuppone l’accertamento di una responsabilità penale concorrente dell’amministratore e del direttore della banca nella commissione del reato di cui all’art. 218 l.fall. (Edoardo STAUNOVO-POLACCO) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 02 Maggio 2017.


Fallimento – Concorso della banca nel ricorso abusivo al credito – Responsabilità solidale – Legittimazione del curatore – Sussistenza.
Il curatore fallimentare è legittimato ad agire ai sensi dell'art. 146 della legge fall., in correlazione con l'art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca, ove la posizione a questa ascritta sia di terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società (Cass. 13413/10).

Una simile precisazione è in linea con quanto dalle stesse sezioni unite implicitamente paventato (sentenze nn. 7029/2006, 7030/2006, 7031/2006) mercé l'affermazione, in quella sede rilevante, di novità di una domanda del genere, a fronte di quella risarcitoria da abusiva concessione di credito con lo scopo di mantenere artificiosamente in vita la società decotta.

Invero diversa è la conclusione ove il fallimento deduca a fondamento della sua pretesa la responsabilità del finanziatore verso il soggetto finanziato per il pregiudizio diretto e immediato causato al patrimonio di questo dall'attività di finanziamento, quale presupposto dell'azione che al curatore spetta come successore nei rapporti del fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2017.


Ricorso abusivo al credito – Violazione delle regole dell’accorta gestione – Concorso della banca – Obbligo di valutazione del merito creditizio.
Se il ricorso abusivo al credito va oltre i confini dell'accorta gestione imprenditoriale quanto all'amministratore della società finanziata, la stessa erogazione del credito, ove sia stata accertata la perdita del capitale di quella società, integra un concorrente illecito della banca, la quale è tenuta a seguire i principi di sana e prudente gestione valutando (art. 5 t.u.b.) il merito di credito in base a informazioni adeguate.

Dinanzi a una avventata richiesta di credito da parte degli amministratori della società che ha perduto interamente il capitale, e dinanzi a una altrettanto avventata o comunque imprudente concessione di credito da parte della banca, il comportamento illecito è concorrente ed è dotato di intrinseca efficacia causale, posto che il fatto dannoso si identifica nel ritardo nell'emersione del dissesto e nel conseguente suo aggravamento prima dell'apertura della procedura concorsuale.

Questo fatto integra un danno per la società in sé, oltre che per i creditori anteriori, e determina - siccome consequenziale al concorso di entrambi i comportamenti - l'insorgere dell'obbligazione risarcitoria in via solidale (art. 2055 cod. civ.), giacché gli elementi costitutivi della fattispecie di responsabilità sono correlabili alla mala gestio degli amministratori di cui le banche si siano rese compartecipi per il tramite dell'erogazione di quei medesimi finanziamenti, nonostante una condizione economica tale da non giustificarli. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2017.


Amministratori - Responsabilità - Continuazione della gestione in presenza di una causa di scioglimento della società - Perdita del capitale sociale - Successivo fallimento della società - Azione del curatore ex art. 146 l.fall. - Criteri per la liquidazione del danno.
In ipotesi di azione ex art. 146 l.fall. nei confronti dell'amministratore, ed ai fini della liquidazione del danno cagionato da quest'ultimo per aver proseguito l'attività ricorrendo abusivamente al credito pur in presenza di una causa di scioglimento della società, così violando l'obbligo di cui all'art. 2486 c.c., il giudice può avvalersi in via equitativa, nel caso di impossibilità di una ricostruzione analitica dovuta all’incompletezza dei dati contabili ovvero alla notevole anteriorità della perdita del capitale sociale rispetto alla dichiarazione di fallimento, del criterio presuntivo della differenza dei netti patrimoniali, a condizione che tale utilizzo sia congruente con le circostanze del caso concreto e che, quindi, l’attore abbia allegato un inadempimento dell’amministratore almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato ed abbia specificato le ragioni impeditive di un rigoroso distinto accertamento degli effetti dannosi concretamente riconducibili alla sua condotta. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Aprile 2017, n. 9983.


Fallimento – Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci – Dimissioni – Rilevanza – Limiti.
Il curatore del fallimento della società può agire ai sensi dell’art. 2394 c.c. contro gli amministratori e i sindaci, anche nel caso in cui gli stessi si siano dimessi; deve, infatti, ritenersi che la rinuncia non possa avere effetti immediati, ipotizzabili solo quando sia possibile l'automatica sostituzione del dimissionario con un sindaco supplente.

[Nel caso di specie, la S.C. ha inoltre affermato che non “può assegnarsi rilevanza all'iscrizione nel registro delle imprese del nome dei nuovi sindaci, posto che non risulta fosse stata ancora iscritta nel registro la cessazione dei dimissionari, prescritta già dal testo dell'art. 2400 c.c. all'epoca vigente. Mentre era noto ai dimissionari che i subentranti non potevano ritenersi immediatamente accettanti, in quanto non presenti in assemblea.”] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 Aprile 2017, n. 9416.


Fallimento – Società a responsabilità limitata – Applicabilità dell'art. 146 l.f..
L’art. 146 legge fall. è applicabile anche alle società a responsabilità limitata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 08 Marzo 2017.


Fallimento - Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità ex art. 146 L.F. - Natura contrattuale dell’azione esercitata dal curatore fallimentare - Riduzione del capitale al di sotto del limite legale art. 2482-ter c.c. - Prosecuzione dell’attività art. 2485, 2486 c.c. - Aggravamento del dissesto - Responsabilità solidale degli amministratori

Fallimento - Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità - Onere del curatore di allegazione - Indicazione dei singoli atti gestori e rilevanti

Fallimento - Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità - Valutazione equitativa del danno nella causa di merito - Differenza tra passivo fallimentare, attivo fallimentare e patrimonio netto negativo
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L'art. 146, co. 2, legge fall. prevede che il curatore è legittimato a esercitare cumulativamente contro gli amministratori sia lazione sociale di responsabilità che sarebbe stata esperibile dalla medesima società, se ancora in bonis, nei confronti dei propri amministratori, di natura contrattuale, sia l'azione che sarebbe spettata ai creditori sociali danneggiati dall'incapienza del patrimonio della società debitrice, che prevalentemente si ritiene di natura aquiliana. La conseguenza della natura contrattuale dell’azione sociale sul piano dell’onere probatorio è che il creditore è tenuto ad allegare l’inadempimento (qualificato, in quanto idoneo astrattamente a causare il danno), mentre il debitore è tenuto a dimostrare l’adempimento ovvero che l’inadempimento è dovuto a causa a lui non imputabile; sull’attore grava comunque l'onere di allegare, e poi di provare, gli elementi indispensabili per aversi responsabilità civile, che sono elementi costitutivi della domanda risarcitoria: danno e nesso di causalità. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Il criterio che appare utilizzabile ai fini di una valutazione equitativa del danno, resa necessaria dallo svolgimento di attività di gestione prolungata per quasi due anni dopo l’erosione del capitale sociale con importante aggravio delle perdite, senza che siano nel contempo individuabili singolarmente specifiche operazioni dannose, anche a causa della parziale mancanza della contabilità, è costituito dalla quantificazione del passivo accertato in sede fallimentare e dalla sottrazione da tale importo dell’attivo realizzato in sede fallimentare; così determinato lo sbilancio attivo – passivo fallimentare, da tale importo va detratto il patrimonio netto negativo accertato al momento della perdita del capitale sociale, al fine di ottenere l’importo finale relativo all’aggravio del passivo, costituente il risarcimento del danno. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 15 Febbraio 2017.


Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Legittimazione del curatore – Sussistenza

Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Concessione abusiva di credito – Concorso della banca – Responsabilità extracontrattuale – Condotta colposa
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Il curatore è legittimato ad agire nei confronti delle banche che abbiano concorso nella responsabilità dell’organo gestorio nella causazione del danno per concessione abusiva di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

In tema di concorso della banca nei fatti dell’amministratore che danno luogo a responsabilità per concessione abusiva di credito, non è necessaria la prova che le banca fosse consapevole dello scopo perseguito dell’amministratore; trattandosi di concorso a titolo di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., è, infatti, sufficiente che la condotta della banca sia connotata da colpa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 15 Febbraio 2017.


Fallimento - Azioni di responsabilità - Legittimazione unitaria del curatore.
Il curatore fallimentare ha legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa contro gli amministratori di qualsiasi società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori. Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2017, n. 1641.


Amministratore di società fallita – Responsabilità – Legittimazione attiva del curatore fallimentare in sede civile e penale – Danno da pagamento differenziale – Inclusione.
Va riconosciuta al curatore fallimentare la legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all’esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa nei confronti degli amministratori di qualsivoglia società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 Gennaio 2017, n. 1641.


Fallimento – Azione di responsabilità esercitata dal curatore ex art. 146 l.f. – Mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili – Determinazione del danno – Differenza tra attivo e passivo – Condizioni – Limiti.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore a norma dell'art. 146, comma 2, l. fall., la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, non giustifica la determinazione e liquidazione del danno risarcibile in misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato solo quale parametro per una liquidazione equitativa ove ne sussistano le condizioni, sempre che il ricorso ad esso sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, l'attore abbia allegato un inadempimento almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dei predetti soggetti. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Gennaio 2017, n. 38.


Amministratori - Responsabilità - Azione del curatore - Omessa o irregolare tenuta della contabilità - Determinazione del danno - Differenza tra passivo accertato e attivo liquidato - Criterio di liquidazione equitativa - Condizioni - Limiti.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore ai sensi dell'art. 146, comma 2, l.fall., la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato solo quale parametro per una liquidazione equitativa ove ne sussistano le condizioni, sempre che il ricorso ad esso sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, l'attore abbia allegato un inadempimento almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dei predetti soggetti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 Gennaio 2017, n. 38.


Società - Di capitali - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Istituto di credito - Amministratori - Concessione di credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza - Danno - Determinazione - Criteri.
Gli amministratori di un istituto di credito, ove abbiano concesso credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza, sono tenuti al risarcimento del danno attuale arrecato al patrimonio della banca e consistente, in ragione della svalutazione del portafoglio crediti e dei costi di gestione finalizzati al rientro, nella riduzione della sue capacità gestionali e di investimento, senza che sia, pertanto, necessario attendere l'esito infruttuoso delle azioni di cognizione e di esecuzione volte al recupero dei finanziamenti erogati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 2016, n. 23632.


Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - In genere - Fallimento della società - Azione del curatore ex art. 146 l.fall. - Contenuto e caratteristiche - Competenza del tribunale delle imprese - Configurabilità - Competenza del tribunale fallimentare - Esclusione - Ragioni.
L'azione di responsabilità esercitata dal curatore ex art. 146, comma 2, l.fall. cumula in sé le diverse azioni previste dagli artt. 2393 e 2394 c.c. a favore, rispettivamente, della società e dei creditori sociali, in relazione alle quali assume contenuto inscindibile e connotazione autonoma - quale strumento di reintegrazione del patrimonio sociale unitariamente considerato a garanzia sia degli stessi soci che dei creditori sociali - implicandone una modifica della legittimazione attiva, ma non dei presupposti, sicché, dipendendo da rapporti che si trovano già nel patrimonio dell'impresa al momento dell'apertura della procedura concorsuale a suo carico, e che si pongono con questa in relazione di mera occasionalità, non riguarda la formazione dello stato passivo e non è attratta alla competenza funzionale del tribunale fallimentare ex art. 24 l.fall., restando soggetta a quella del tribunale delle imprese, ex art. 3, comma 2, del d.lgs. n. 168 del 2003, propria di tutte le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori, da chiunque promosse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Settembre 2016, n. 19340.


Società – Fallimento – Prova dell’amministrazione 'di fatto' – Elementi indiziari.
Rappresentano un elemento rilevante al fine di poter qualificare un soggetto quale amministratore di fatto di una società le dichiarazioni rese al Curatore:
- da uno dei soci della fallita che ha individuato in altro soggetto il vero amministratore della fallita mentre non ricordava che l’amministratore di diritto avesse mai gestito la società;
- dal sindacalista della fallita che ha affermato che era un altro soggetto, diverso dall’amministratore di diritto, ad avere pieni poteri decisionali tanto che era questo a rassicurare i dipendenti circa le loro spettanze;
- da alcuni dipendenti della società fallita che hanno affermato di aver sempre preso ordini da altro soggetto - diverso dall’amministratore di diritto - il quale, gestiva i rapporti con i dipendenti e tentava di risolvere i problemi presentatisi, si poneva come punto riferimento della società che rassicurava i dipendenti sui pagamenti e deteneva finanche il libretto degli assegni già firmati dall’amministratore di diritto per i pagamenti relativi alla società fallita. (Lucia Paparo) (riproduzione riservata)

La circostanza che un soggetto provveda personalmente ai pagamenti ed ai rapporti con i dipendenti rassicurandoli in funzione del fondo anti usura a cui avrebbe personalmente acceduto fanno propendere per la sua qualità di amministratore di fatto. Ulteriori elementi sintomatici della amministrazione di fatto sono da considerarsi il rinvenimento delle scritture contabili, o di una loro parte, nel deposito cantinato di sua proprietà ed in prossimità della sua abitazione, nonché, la circostanza - per vero particolarmente rilevante - che lo stesso soggetto si è qualificato gestore della società fallita e abbia dichiarato fatti gravissimi compiuti da determinati soggetti nei suoi confronti, i quali, trovano giustificazione proprio in considerazione del ruolo di amministratore e non di mero preposto. (Lucia Paparo) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 14 Settembre 2016.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Natura della responsabilità - Contrattuale - Conseguenze in tema di riparto dell'onere della prova - Amministratori operativi - Diligenza esigibile ex art. 2392 c.c..
La responsabilità degli amministratori di società di capitali per i danni cagionati alla società amministrata ha natura contrattuale sicché la società (o il curatore, nel caso in cui l'azione sia proposta ex art. 146 l.fall.) deve allegare le violazioni compiute dagli amministratori ai loro doveri e provare il danno e il nesso di causalità tra la violazione e il danno, mentre spetta agli amministratori provare, con riferimento agli addebiti contestatigli, l'osservanza dei doveri previsti dal nuovo testo dell'art. 2392 c.c., modificato a seguito della riforma del 2003, con la conseguenza che gli amministratori dotati di deleghe (cd. operativi) - ferma l'applicazione della "business judgement rule", secondo cui le loro scelte sono insindacabili a meno che, se valutate "ex ante", risultino manifestamente avventate ed imprudenti - rispondono non già con la diligenza del mandatario, come nel caso del vecchio testo dell'art. 2392 c.c., ma in virtù della diligenza professionale esigibile ex art. 1176, comma 2, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Agosto 2016, n. 17441.


Responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata – Legittimazione del curatore – Sussistenza.
In tema di responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata, la riforma societaria di cui al D.Lgs. n. 6 del 2003, che pur non prevede più il richiamo, negli artt. 2476 e 2487 c.c., agli artt. 2392, 2393 e 2394 c.c., e cioè alle norme in materia di società per azioni, non spiega alcuna rilevanza abrogativa sulla legittimazione del curatore della società a responsabilità limitata che sia fallita, all'esercizio della predetta azione ai sensi dell’art. 146 legge fall., in quanto per tale disposizione, riformulata dal D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 130, tale organo è abilitato all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilità contro amministratori, organi di controllo, direttori generali e liquidatori di società, così confermandosi l'interpretazione per cui, anche nel testo originario, si riconosceva la legittimazione del curatore all'esercizio delle azioni comunque esercitabili dai soci o dai creditori nei confronti degli amministratori, indipendentemente dallo specifico riferimento agli artt. 2393 e 2394 c.c. Sicché, anche se si ritenesse che i creditori di società a responsabilità limitata non abbiano più l'azione ex art. 2393 c.c., nei confronti degli amministratori, rimarrebbe comunque esercitabile dal curatore fallimentare l'azione di responsabilità ex art. 2043 c.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 26 Agosto 2016, n. 17359.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Competenza territoriale - Applicabilità del foro facoltativo ex art. 20 c.p.c. - Sussistenza - Fondamento.
L'azione di responsabilità, esercitata dal curatore ai sensi dell'art. 146, comma 2, l.fall., cumula in sé le diverse azioni previste dagli artt. 2392-2393 c.c. e dall'art. 2394 c.c. a favore, rispettivamente, della società e dei creditori sociali. Ne consegue che, trattandosi di causa relativa ad obbligazioni risarcitorie, siano esse di natura contrattuale o extracontrattuale, ai sensi dell'art. 20 c.p.c. la competenza territoriale si determina, facoltativamente, anche in base al luogo in cui è stato posto in essere l'illecito su cui si fonda la domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Agosto 2016, n. 17197.


Concordato preventivo – Cessione dei beni – Liquidatore giudiziale – Azione sociale di responsabilità – Autorizzazione assembleare – Mancanza – Legittimazione ad agire – Esclusione.
In difetto di previa autorizzazione da parte dell’assemblea dei soci, l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società ammessa alla procedura di concordato preventivo per cessione dei beni esorbita dai poteri attribuiti al liquidatore giudiziale, in quanto esercitati su un oggetto estraneo al perimetro dei beni ceduti ai creditori con la domanda di ammissione alla procedura concordataria, in tal senso deponendo sia la previsione degli artt. 2394-bis c.c. e 146 l.fall. che, nel dettare una disciplina speciale in ordine alla legittimazione degli organi delle procedure concorsuali al fine dell’esercizio dell’azione di responsabilità, non operano alcun riferimento al liquidatore giudiziale, sia la conservazione di un’autonoma legittimazione ad agire in capo ai creditori concorsuali, sia infine la mancata previsione di uno specifico procedimento autorizzativo da parte del giudice delegato. (Luca Andretto) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 16 Agosto 2016.


Società - Di capitali - Società a responsabilità limitata - Organi sociali - Amministratore - Responsabilità per distrazione di beni - Configurabilità - Fondamento - Fattispecie.
La natura contrattuale della responsabilità dell'amministratore sociale consente alla società che agisca per il risarcimento del danno, o al curatore in caso di sopravvenuto fallimento di quest'ultima, di allegare l'inadempimento dell'organo gestorio quanto alla giacenze di magazzino, restando a carico del convenuto l'onere di dimostrare l'utilizzazione delle merci nell'esercizio dell'attività di impresa. (In applicazione dell'anzidetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che, attraverso l'esame del bilancio sociale, della relazione critica dei sindaci e delle divergenze esistenti con il bilancio fallimentare, aveva affermato la responsabilità dell'amministratore della società fallita quanto alla distrazione del magazzino contestatagli e da lui non convincentemente giustificata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2016, n. 16952.


Società di capitali - Azione di responsabilità sociale promossa dai soci in sostituzione processuale della società - Successivo fallimento della società - Curatore quale unico soggetto legittimato alla prosecuzione.
In tema di azione di responsabilità sociale promossa nei confronti degli amministratori e dei sindaci di società a responsabilità limitata, ai sensi dell'art. 2476 c.c., comma 3, dai soci in sostituzione processuale della società, nel caso di suo successivo fallimento, ai sensi dell'art. 146, comma 2, lett. a), l legge fall., è il curatore fallimentare l'unico soggetto legittimato a proseguire l'azione. Sicchè, quando nel corso dell'appello riassunto nei confronti del fallimento della società, il curatore non abbia inteso proseguire l'azione, la causa deve essere dichiarata senz'altro improcedibile, per sopravvenuto difetto di legittimazione attiva dei soci.
(Facendo applicazione del suddetto principio, la Suprema Corte ha cassato il capo della sentenza impugnata relativo alla condanna dei sindaci al risarcimento del danno, poiché il giudizio di appello non poteva essere proseguito). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 31 Maggio 2016, n. 11264.


Società – S.r.l. – Partecipazione a società di persone – Società di fatto – Delibera autorizzativa – Nullità – Amministratori – Rappresentanza – Limiti ai poteri

S.r.l. – Partecipazione a società di persone – Società di fatto – Delibera autorizzativa – Nullità – Liquidazione – Società di fatto in liquidazione

Partecipazione di società di capitali a società di persone – Società di fatto holding – Fallimento – Estensione – Soci illimitatamente responsabili – Società occulta – Art. 147 comma 5 l. fall. – Responsabilità da eterodirezione

Fallimento – Soggetti – Società di fatto – Partecipazioni di società – Affectio societatis – Vincolo sociale – Comune intento sociale – Prova – Prova a favore – Prova contraria

Imprenditore individuale – Imprenditore occulto – Società occulta – Estensione fallimento – Applicazione estensiva
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Non può ammettersi che la società di capitali che abbia svolto attività di impresa, operando in società di fatto con altri, possa in seguito sottrarsi alle eventuali conseguenze negative derivanti dal suo agire (ivi compreso il fallimento per ripercussione nel caso in cui sia accertata l’insolvenza della società di fatto) in forza di una violazione di legge perpetrata dai suoi amministratori non rispettando le disposizioni di cui all’art. 2361, 2° comma, c.c. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Quand’anche si volesse aderire all’opposta opinione, secondo cui il mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 2361, 2° comma, c.c. comporta l’invalidità o l’inefficacia dell’assunzione della partecipazione o del vincolo associativo, il fenomeno non resterebbe irrilevante per l’ordinamento, in quanto non varrebbe a determinare la caducazione retroattiva dell’esistenza dell’ente, attesa la disciplina peculiare del contratto di società, espressa dall’art. 2332 c.c., ritenuto applicabile anche alle società di persone. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Come è stato correttamente rilevato in dottrina, l’art. 147 l. fall. non si presta all’estensione al dominus (società o persona fisica) dell’insolvenza del gruppo di società organizzate verticalmente e da questi utilizzate in via strumentale, ma piuttosto all’estensione ad un gruppo orizzontale di società, non soggetto ad attività di direzione e coordinamento, che partecipano, eventualmente anche insieme a persone fisiche, e controllano una società di persone (la c.d. supersocietà di fatto). (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

La prova della sussistenza di tale società deve essere fornita in via rigorosa, in primo luogo attraverso la dimostrazione del comune intento sociale perseguito, che deve essere conforme, e non contrario, all’interesse dei soci. Il fatto che le singole società perseguano invece l’interesse delle persone fisiche che ne hanno il controllo (anche solo di fatto) costituisce, piuttosto, prova contraria all’esistenza della supersocietà di fatto e, viceversa, prova a favore dell’esistenza di una holding di fatto, nei cui confronti il curatore potrà eventualmente agire in responsabilità e che potrà eventualmente essere dichiarata autonomamente fallita, ove ne sia accertata l’insolvenza a richiesta di un creditore. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)

Il riferimento all’imprenditore individuale contenuto nell’art. 147, 5° comma l. fall. valenza meramente indicativa dello “stato dell’arte” dell’epoca in cui la norma, pur eccezionale, è stata concepita, che non può essere di ostacolo ad una sua interpretazione estensiva, tenuto conto del mutato contesto nel quale essa deve attualmente trovare applicazione, ne adegui la portata in senso evolutivo, includendovi fattispecie non ancora prospettabili alla data della sua emanazione. Un’interpretazione che conducesse all’affermazione dell’applicabilità della norma al solo caso (di fallimento dell’imprenditore individuale) in essa espressamente considerato, risulterebbe in contrasto col principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost. (Giovanni Esposito) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 20 Maggio 2016, n. 10507.


Liquidazione coatta amministrativa - Imprese soggette - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Liquidazione coatta amministrativa - Poteri e compenso del commissario - Amministrazione straordinaria - Commissario liquidatore - Promozione o prosecuzione dell'azione revocatoria fallimentare - Autorizzazione dell'autorità di vigilanza - Necessità - Esclusione - Fondamento.
Il commissario dell'amministrazione straordinaria di cui alla l. n. 95 del 1979 ha gli stessi poteri attribuiti a quello della liquidazione coatta amministrativa, in virtù del richiamo operato dall'art. 1 del d.l. n. 26 del 1979 (poi convertito nella menzionata legge) alle disposizioni della legge fallimentare, sicché egli, per intraprendere o proseguire l'azione revocatoria fallimentare, non necessita dell'autorizzazione dell'autorità di vigilanza, richiesta dall'art. 206 l.fall. - norma speciale ed esaustiva rispetto al rinvio generale ai poteri del curatore contenuto nell'art. 201 l.fall. - solo per il promovimento delle azioni di responsabilità di cui agli artt. 2393 e 2394 c.c. e per il compimento degli atti ex art. 35 l.fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Maggio 2016, n. 9453.


Omessa vigilanza sull'operato degli amministratori - Azione di responsabilità ex art. 146 l.fall. nei confronti dei sindaci - Litisconsorzio necessario con gli amministratori - Esclusione - Fondamento

Amministratori e sindaci - Azione di responsabilità dei creditori sociali - Termine di prescrizione - Decorrenza - Illegittima riduzione del capitale per esubero - Omessa vigilanza - Dalla delibera assembleare
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La responsabilità dei sindaci di una società, prevista dall'art. 2407, comma 2, c.c., per omessa vigilanza sull'operato degli amministratori, ha carattere solidale tanto nei rapporti con questi ultimi, quanto in quelli fra i primi, sicchè l'azione rivolta a farla valere non va proposta necessariamente contro tutti i sindaci e gli amministratori, ma può essere intrapresa contro uno solo od alcuni di essi, senza che insorga l'esigenza di integrare il contraddittorio nei confronti degli altri, in considerazione dell'autonomia e scindibilità dei rapporti con ciascuno dei coobbligati in solido. (massima ufficiale)

L'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali, spettante, ai sensi degli artt. 2394 e 2407 c.c., ai creditori sociali, ed altresì esercitabile dal curatore fallimentare ex art. 146 l.fall., è soggetta a prescrizione quinquennale decorrente dal momento in cui l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto, non richiedendosi, a tal fine, che essa emerga da un bilancio approvato dall'assemblea. Ne consegue che, ove ai sindaci sia stata contestata l'omessa vigilanza sulla illegittima riduzione per esuberanza del capitale sociale, che detta insufficienza abbia cagionato, quel termine comincia a decorrere già con la relativa delibera assembleare, la quale, in ragione della sua iscrizione presso il registro delle imprese e della contestuale esecuzione da parte degli amministratori, mediante il rimborso ai soci, costituisce il fatto complessivamente idoneo a rendere noto ai terzi lo squilibrio patrimoniale della società. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 14 Dicembre 2015, n. 25178.


Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Stato di insolvenza – Accertamento incidenter tantum da parte del giudice civile di responsabilità risarcitoria per fatto da reato

Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Prescrizione

Prosecuzione dell’attività – Aggravamento del dissesto – Responsabilità solidale degli amministratori e dei sindaci – Procedimento per sequestro conservativo

Fallimento – Società per azioni – Azione di responsabilità – Valutazione equitativa del danno in sede cautelare
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La responsabilità risarcitoria del fatto di reato previsto dagli artt. 217 e 224 L.F. può essere accertata incidenter tantum dal giudice civile, onde fondarvi l’azione risarcitoria relativa ai danni conseguenti. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Il credito risarcitorio fatto valere sulla scorta della prospettazione del fatto di reato di cui all’art. 217 L.F., si prescrive con il decorso del termine di sei anni decorrenti dalla commissione dell’illecito, a norma dell’art. 157 c.p. e dell’art. 2947, comma, 3 c.c., e quindi dalla dichiarazione di fallimento, essendo questo il momento in cui si arresta il peggioramento della condizione dei creditori tutelati dalla norma, posto che solo con l’accertamento giudiziale dell’insolvenza si viene a cristallizzare la situazione debitoria dell’impresa ed arrestato il suo depauperamento. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Sussiste l’obbligo degli amministratori di chiedere tempestivamente il fallimento e, nella loro inerzia, dei sindaci, che sono tenuti a controlli trimestrali e debbono rispondere dell’illecito omissivo degli amministratori, dovendo l’organo di sindacato attivarsi con attenzione e solerzia nel controllare l’evoluzione peggiorativa della situazione, anche mediante i mezzi messi a disposizione dall’art. 2409 c.c. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

L’illecito ex art. 217 L.F. comporta la sussistenza di responsabilità civile ex art. 2043 c.c. e il conseguente danno va determinato nell’aggravamento del dissesto, inteso come maggiore indebitamento della società che ha pregiudicato i creditori, in riferimento al patrimonio della società su cui soddisfarsi in modo concorrente. In sede cautelare è possibile determinare detto danno, in via equitativa e prudenziale, nell’importo riferito al maggiore indebitamento dell’impresa verso fornitori per forniture eseguite e rimaste non pagate, forniture che la tempestiva declaratoria di fallimento avrebbe evitato, essendo inoltre attestata nel ricorso per ammissione al concordato preventivo, presentato dall’imprenditore in bonis, l’insufficienza del patrimonio sociale al fine di soddisfare integralmente il ceto creditorio. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 11 Dicembre 2015.


Fallimento - Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci esercitata dal curatore - Caratteristiche - Esercizio di entrambe le azioni di cui agli articoli 2393 e 2394 c.c. - Prescrizione - Decorrenza - Insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei creditori - Manifestazione del decremento patrimoniale.
L'azione di responsabilità contro gli amministratori e sindaci, esercitata dal curatore del fallimento, a norma dell'art. 146 legge fall., compendia in sé le azioni contemplate dagli artt. 2393 e 2394 c.c. ed è diretta alla reintegrazione del patrimonio della società fallita, visto unitariamente come garanzia dei soci e dei creditori sociali; essa sorge nel momento in cui il patrimonio sociale risulti insufficiente per il soddisfacimento dei creditori della società (il che consente di affermare che il danno da essi subito costituisce la misura del loro interesse ad agire) e si manifesti il decremento patrimoniale (sotto forma di danno emergente e lucro cessante) costituente il pregiudizio che la società non avrebbe subito se non vi fosse stato il loro illegittimo comportamento commissivo od omissivo (Cass. n. 10937 del 1997, n. 10488 del 1998). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2015.


Fallimento - Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci esercitata dal curatore - Facoltà del curatore di esercitare una o entrambe le azioni di cui agli articoli 2393 e 2394 c.c..
Pur avendo un contenuto inscindibile (Cass. n. 17033 del 2008), nell'esercizio dell'azione di responsabilità contro amministratori e sindaci, il curatore può scegliere quale delle due azioni esercitare (l'una contrattuale a favore della società, l'altra extracontrattuale a favore dei creditori sociali), diversi essendo il regime della decorrenza del termine di prescrizione, l'onere della prova e i criteri di determinazione dei danni risarcibili (Cass. nn. 10378 e 15955 del 2012); si tratta evidentemente di una facoltà, ben potendo il curatore scegliere di esercitare entrambe le azioni. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2015.


Fallimento - Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci esercitata dal curatore - Prescrizione - Decorrenza dell'azione di cui all'articolo 2394 c.c. - Momento in cui i creditori sono stati posti in grado di conoscere lo squilibrio patrimoniale della società.
In tema di azione di responsabilità contro amministratori e sindaci promossa dal curatore ai sensi dell'articolo 146 legge fall., con riguardo alla decorrenza del termine di prescrizione (quinquennale per entrambe le azioni di cui agli articoli 2393 e 2394 c.c.), quella ex art. 2394 c.c. decorre non dal momento in cui i creditori abbiano avuto effettiva conoscenza dell'insufficienza patrimoniale - che, a sua volta, dipendendo dall'insufficienza della garanzia patrimoniale generica, non corrisponde allo stato di insolvenza di cui all'art. 5 legge fall. né alla perdita integrale del capitale sociale (che non implica necessariamente la perdita di ogni valore attivo del patrimonio sociale) - ma dal momento, che può essere anteriore o posteriore alla dichiarazione del fallimento, in cui essi siano stati in grado di conoscere lo stato di grave e definitivo squilibrio patrimoniale della società (Cass. n. 9619 del 2009, n. 20476 del 2008, n. 941 del 2005). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2015.


Fallimento - Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci esercitata dal curatore - Onere della prova - Oggetto della prova - Oggettiva percepibilità dell'insufficienza dell'attivo - Presunzione juris tantum e coincidenza della decorrenza della prescrizione con la dichiarazione di fallimento - Prova contraria - Ammissibilità.
In tema di azione di responsabilità contro amministratori e sindaci promossa dal curatore ai sensi dell'articolo 146 legge fall., in ragione dell'onerosità della prova a carico del curatore, avente ad oggetto l'oggettiva percepibilità dell'insufficienza dell'attivo a soddisfare i crediti sociali, sussiste una presunzione iuris tantum di coincidenza tra il dies a quo di decorrenza della prescrizione e la dichiarazione di fallimento, spettando all'amministratore convenuto nel giudizio, che eccepisca la prescrizione dell'azione di responsabilità, dare la prova contraria della diversa data anteriore di insorgenza dello stato di incapienza patrimoniale (Cass. n. 13378 del 2014). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2015.


Fallimento - Azione di responsabilità contro amministratori e sindaci esercitata dal curatore - Prescrizione - Insorgenza dello stato di incapienza patrimoniale - Bilancio di esercizio - Fatti sintomatici - Fattispecie.
La prova dell'insorgenza dello stato di incapienza patrimoniale, ai fini della decorrenza della prescrizione dell'azione di responsabilità promossa dal curatore ai sensi dell'articolo 146 legge fall., se è vero che può desumersi anche dal bilancio di esercizio (Cass. n. 20476 del 2008), deve pur sempre avere ad oggetto "fatti sintomatici di assoluta evidenza" (indicati da Cass. n. 8516 del 2009 nella chiusura della sede sociale, nell'assenza di cespiti suscettibili di esecuzione forzata, ecc.), nell'ambito di una valutazione che è riservata al giudice di merito e insindacabile in sede di legittimità, se non per vizi motivazionali che la rendano del tutto illogica o lacunosa. (Nella fattispecie, si è escluso che il dies a quo del termine prescrizionale potesse farsi decorrere da una data antecedente alla dichiarazione di fallimento, e cioè dalla pubblicazione di un determinato bilancio, dal momento che, a quell'epoca, l'incapienza patrimoniale non era oggettivamente percepibile da parte dei terzi, essendo stata verosimilmente occultata, come indirettamente risultava da una delibera che aveva disposto l'aumento del capitale sociale e il ripianamento delle perdite di esercizio). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2015.


Azione di responsabilità del curatore fallimentare contro gli amministratori di società fallita in caso di condotta omissiva a fronte di perdite che comportano la riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti di legge: presupposti - Responsabilità degli amministratori di società fallita che proseguono l’attività di impresa a fronte di perdite che comportano la riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti di legge: presupposti - Liquidazione in via equitativa del risarcimento del danno a favore della curatela fallimentare: ammissibilità - Condanna in via solidale degli amministratori di società fallita al risarcimento del danno in favore della curatela del fallimento: ammissibilità .
Sussiste l’antigiuridicità delle condotte di mala gestio contestate dalla curatela del fallimento agli organi gestori della società fallita, i quali abbiano omesso la convocazione dell’assemblea dei soci per l’adozione di una delibera che disponga la trasformazione, ovvero la ricapitalizzazione della società, ovvero in difetto la messa in liquidazione, ogniqualvolta la perdita di esercizio abbia l’effetto di ridurre il capitale sociale al di sotto dei limiti di legge; la condotta omissiva degli amministratori della società fallita viola l’obbligo che l’art. 2447 c.c. impone, unitamente agli artt. 2485 e 2486 c.c., all’organo di gestione della società.

Sussiste la responsabilità degli amministratori della società fallita che non abbiano posto in essere alcuna di tali condotte “conservative”, ma hanno invece continuato l’attività di impresa, anche dopo l’azzeramento del capitale sociale, ponendo in essere atti gestori che hanno determinato l’aumento delle perdite della società. La responsabilità degli amministratori emerge anche ragionando a contrario: qualora, infatti, gli amministratori avessero messo in liquidazione la società, o comunque questa fosse stata trasformata o ancora “ricapitalizzata” quando il capitale sociale si era azzerato non si sarebbero manifestate le perdite registrate dai bilanci della società fallita. Se la gestione dell’impresa non fosse proseguita sino al momento dell’apertura del concorso dei creditori, ma fosse cessata prima, la perdita di patrimonio sociale non si sarebbe verificata o, in ogni caso, si sarebbe verificata in misura ridotta. Ne deriva la responsabilità dell’organo gestorio della società fallita.

E’ ammissibile la liquidazione del risarcimento del danno in via equitativa, prendendo come parametro di riferimento le perdite registrate dai bilanci di esercizio della società fallita, predisposti dall’organo amministrativo, ed approvati dai soci.

Gli amministratori vanno condannati, in solido tra loro, al risarcimento del danno in favore della curatela del fallimento, non rilevando la più o meno breve permanenza di ciascun soggetto all’interno dell’organo amministrativo della società, posto che tale circostanza ha rilievo unicamente nei rapporti interni tra i debitori solidali, risultando invece inopponibile alla curatela fallimentare. (Alessandro Fontana) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 30 Ottobre 2015.


Fallimento - Opposizione a sentenza dichiarativa di fallimento - Legittimazione dell'amministratore di società di capitali - Legittimazione all'impugnazione - Qualità di parte - Necessità.
L'articolo 18 legge fall., attribuendo a qualunque interessato la facoltà di proporre opposizione avverso la sentenza dichiarativa di fallimento, consente di riconoscere la relativa legittimazione, iure proprio, anche all'amministratore di una società di capitali, il quale, pur non essendo direttamente assoggettato al fallimento, in virtù dell'autonoma soggettività giuridica di cui è dotata la società, è portatore di un interesse concreto ed attuale alla rimozione della relativa pronuncia, per gli effetti che possono derivarne a suo carico sia sul piano morale che su quello patrimoniale, in relazione all'eventuale contestazione di reati o alla proposizione di azioni di responsabilità, per i quali sia tenuto a rispondere personalmente, nonché alle particolari restrizioni previste nei suoi confronti del combinato disposto degli articoli 49 e 146 legge fall. Tale interesse, pur consentendogli non solo di proporre opposizione alla dichiarazione di fallimento emessa nei confronti della società, ma anche di spiegare intervento nel giudizio di opposizione promosso da quest'ultima, per sostenere le ragioni da essa fatte valere, non gli attribuisce tuttavia, nel caso in cui non sia stato egli stesso a promuovere il giudizio, la posizione di soggetto legittimato ad impugnare la relativa sentenza: qualora vi abbia partecipato, il suo intervento è infatti riconducibile non già al primo, ma al secondo comma dell'articolo 105 c.p.c. e gli consente pertanto di aderire all'impugnazione proposta dalla società fallita, ma non di impugnare autonomamente la sentenza emessa nei confronti di quest'ultima, dove essa non abbia esercitato la relativa facoltà o abbia prestato acquiescenza alla sentenza impugnata; nel caso in cui non abbia partecipato al giudizio, la sua legittimazione all'impugnazione non è invece ricollegabile agli articoli 110 e 111 c.p.c., non rivestendo egli la qualità di successore a titolo universale o particolare della società fallita, con la conseguenza che trova applicazione la regola generale secondo cui la qualità di parte legittimata a proporre appello o ricorso per cassazione, come a resistervi, spetta esclusivamente ai soggetti che abbiano formalmente assunto la veste di parte nel primo precedente grado di giudizio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Ottobre 2015, n. 19727.


Azione di responsabilità ex art. 146 l.f. e concorso del terzo.
La responsabilità risarcitoria del terzo extraneus per il concorso attivo nell’illecito perpetrato dagli amministratori di una società fallita, pur in assenza di una prova diretta del coinvolgimento del terzo, può fondarsi sugli elementi indiziari dotati di univocità e concordanza in quanto idonei a fondare un corretto ragionamento presuntivo del giudice ai sensi dell’art. 2729 c.c.. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 16 Luglio 2015.


Azione di responsabilità sociale promossa dalla curatela – Cass. Civ. SS. UU. N. 9100/2015 – Persistente applicabilità criterio risarcimento danno correlato alla differenza tra attivo e passivo – Fattispecie.
Anche dopo la rimeditazione di cui alla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 9100 del 2015, continua a rendersi applicabile il criterio del risarcimento del danno correlato alla differenza tra attivo e passivo, ove ne sussistano, in concreto, i presupposti (nella specie, la Corte d’Appello Etnea ha ritenuto applicabile il suindicato principio tenuto conto delle seguenti circostanze: il mancato deposito dei bilanci e delle scritture contabili, l’omessa tenuta della contabilità per tutta la durata della società sino al fallimento; la specifica tipologia della maggior parte dei crediti ammessi al passivo, costituiti da debiti verso l’erario, gli istituti previdenziali ed i lavoratori, che depongono per la sussistenza di una completa spoliazione degli utili societari e dell’aggravarsi del passivo imputabile all’organo amministrativo, l’ammanco di merce e la chiusura della sede sociale). (Paolo Calabretta) (riproduzione riservata) Appello Catania, 30 Giugno 2015.


Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Stato di insolvenza - Prosecuzione dell’attività - Aggravamento del dissesto - Responsabilità solidale degli amministratori, dei sindaci e dell’attestatore degli accordi di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F. - Procedimento per sequestro conservativo

Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Onere del curatore di allegazione - Indicazione dei singoli atti gestori e rilevanti

Fallimento - Società per azioni - Azione di responsabilità - Valutazione equitativa del danno in sede cautelare
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Sussiste la responsabilità ex art. 146 legge fall. e 2043 c.c., in relazione all’art. 217, comma 1, n. 4, legge fall., degli amministratori, con il concorso di responsabilità dell’attestatore degli accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F., e dei sindaci per difetto di vigilanza, nella omessa presentazione dell’istanza di fallimento dell'impresa già in crisi, come imposto dall'art. 217 legge fall., comma 1, n. 4, c.c., così essendo stato il fallimento medesimo ritardato proprio dalla presentazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

Il pregiudizio di cui il fallimento può lamentare la sussistenza nell'ipotesi dell’azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare, non può consistere nella differenza dei netti patrimoniali, essendo il fallimento onerato di allegare le attività gestorie che hanno determinato un maggiore indebitamento per la società, attività che non sarebbero state svolte ove il fallimento fosse stato dichiarato tempestivamente, così consolidandosi il patrimonio sociale e la relativa esposizione debitoria. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)

In sede cautelare nell’ambito di azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare, il danno può determinarsi in via equitativa nei debiti assunti dalla società che non sarebbero stati contratti ove il fallimento fosse stato dichiarato tempestivamente, ovvero nella decorrenza degli interessi maturati per debiti pregressi che con la dichiarazione di fallimento sarebbero stati evitati. (Alberto Rinaldi) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 19 Maggio 2015.


Società di capitali - Fallimento - Azione di responsabilità promossa dal curatore nei confronti dell'amministratore - Individuazione e liquidazione del danno risarcibile - Allegazione degli specifici inadempimenti - Necessità - Mancanza di scritture contabili della società - Liquidazione del danno nella differenza tra passivo e attivo - Allegazione delle ragioni che non hanno permesso l'accertamento di specifici effetti dannosi riconducibili alla condotta dell'amministratore.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento di una società di capitali nei confronti dell'amministratore della stessa, l'individuazione e la liquidazione del danno risarcibile dev'essere operata avendo riguardo agli specifici inadempimenti dell'amministratore, che l'attore ha l'onere di allegare, onde possa essere verificata l'esistenza di un rapporto di causalità tra tali inadempimenti ed il danno di cui si pretende il risarcimento.

Nelle predette azioni la mancanza di scritture contabili della società, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, di per sè sola non giustifica che il danno da risarcire sia individuato e liquidato in misura corrispondente alla differenza tra il passivo e l'attivo accertati in ambito fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato soltanto al fine della liquidazione equitativa del danno, ove ricorrano le condizioni perchè si proceda ad una liquidazione siffatta, purché siano indicate le ragioni che non hanno permesso l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dell'amministratore e purché il ricorso a detto criterio si presenti logicamente plausibile in rapporto alle circostanze del caso concreto. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Maggio 2015, n. 9100.


Fallimento - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori ex art. 146 l.f. - Oggettiva difficoltà di individuare le operazioni non coerenti con il fine conservativo - Onere della prova

Fallimento - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori ex art. 146 l.f. - Capitalizzazione dei costi accessori al contratto di leasing finanziario - Rilevazione in conto economico dei canoni come costi di periodo
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In presenza di una oggettiva difficoltà di individuare le singole operazioni non coerenti con il fine conservativo, l’onere di allegazione si potrà ritenere assolto quando la curatela abbia dedotto che la perdita del capitale sociale risalga ad un momento antecedente alla dichiarazione di fallimento o alla formale messa in stato di liquidazione della società ed abbia allegato che gli amministratori abbiano proseguito nella gestione del patrimonio sociale causando un danno pari alla maggior perdita registrata rispetto al momento in cui la società avrebbe dovuto cessare di operare in un’ottica di going concern. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata)

La capitalizzazione di costi accessori ad un contratto di leasing  finanziario in seno al bilancio sociale del locatario (redatto secondo i principi contabili nazionali) costituisce una falsa rappresentazione di attivo. La corretta contabilizzazione di tale operazione secondo il metodo patrimoniale, ex art. 2427 c.c., vede, infatti, la sola rilevazione in conto economico dei canoni corrisposti come costi di periodo e mai l’iscrizione nell’attivo dello stato patrimoniale delle immobilizzazioni e dei relativi ammortamenti. (Agrippina Blangiforti) (riproduzione riservata)
Tribunale Catania, 22 Gennaio 2015.


Azione di responsabilità ex art. 146 L.F. (art. 36 D.Lgs. 270/99) – Competenza territoriale – Cumulo soggettivo ex art. 33 c.p.c. – Applicabilità

Domanda riconvenzionale per la condanna del fallimento al pagamento di un credito – Improcedibilità per applicabilità del rito speciale ex artt. 93 ss. L.F. – Sussiste

Eccezione riconvenzionale di controcredito avverso la domanda di pagamento proposta dal curatore – Ammissibilità
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L’azione di responsabilità promossa dal curatore (o dal commissario straordinario) non costituisce un tertium genus, ma cumula in sé le azioni di cui agli artt. 2393 c.c. (azione sociale) e 2394 c.c. (azione dei creditori) ed è finalizzata alla reintegrazione del patrimonio della società, inteso unitariamente come garanzia dei soci e dei creditori sociali, fermi gli oneri probatori inerenti a ciascuna azione. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)

L’azione di responsabilità promossa dal curatore (o dal commissario straordinario), pertanto, non rientra nell’ambito applicativo dell’art. 24 L.F. (art. 13 D. Lgs. 270/99) restando sottratta alla competenza inderogabile del tribunale fallimentare, con conseguente applicazione degli ordinari criteri di competenza per valore e per territorio, ivi compreso quelle inerente alla modificazione della competenza territoriale semplice per cumulo di domande contro più persone presso il foro generale di una di esse. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)

Ove nell’ambito di un’azione ordinaria di recupero di un credito del fallito, il convenuto proponga domanda riconvenzionale per l’accertamento di un proprio credito nei confronti del fallimento e la relativa condanna, essa deve essere dichiarata inammissibile o improcedibile in quanto soggetta al rito speciale previsto dagli artt. 93 ss. L.F., mentre la domanda del curatore prosegue innanzi al giudice adito. Il convenuto può però sollevare eccezione riconvenzionale diretta esclusivamente a neutralizzare la domanda attrice, atteso che, in tal caso, non trattandosi di una pronuncia idonea al giudicato, non è soggetta al rito fallimentare di accertamento dei crediti. (Massimo Postiglione) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 08 Agosto 2014.


Responsabilità di direzione e coordinamento ex articolo 2497 c.c. - Presupposto per l'esercizio dell'azione da parte del creditore - Mancata soddisfazione da parte della società diretta o controllata - Rilevanza delle lesioni al patrimonio che impediscono di soddisfare le ragioni dei creditori sociali - Prescrizione - Decorrenza.
La disposizione contenuta nel terzo comma dell'articolo 2497 c.c., in tema di responsabilità della capogruppo per i danni provocati alle società controllate nello svolgimento dell'attività di direzione e coordinamento in violazione dei principi di corretta gestione, precisa che il creditore può agire contro la capogruppo solo se non è stato soddisfatto dalla società diretta o controllata, con la conseguenza che rilevano solo le lesioni alla integrità patrimoniale da cui derivi una insufficienza a soddisfare le ragioni dei creditori sociali. In ragione di ciò, il termine di prescrizione quinquennale dell'azione di cui all'articolo 2497 decorre dal momento in cui si verifica detta insufficienza patrimoniale come conseguenza dell'illecita condotta di direzione o coordinamento della holding e non dal verificarsi della mera lesione all'integrità del patrimonio, la quale, di per sé, non legittima l'esercizio dell'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 16 Luglio 2014.


Azione responsabilità contro amministratori – Azione promossa dal curatore fallimentare – Prescrizione – Conoscibilità esteriore della incapienza patrimoniale – Successivamente alla dichiarazione di fallimento – Ammissibilità – Sussiste.
In tema di azione di responsabilità contro gli amministratori promossa dal curatore fallimentare ex art. 146 legge fallimentare, nel testo anteriforma applicabile ratione temporis, è jus receptum che il termine di prescrizione decorre dalla conoscibilità esteriore dell'incapienza patrimoniale, e quindi dell'insufficienza dell'attivo sociale a soddisfare i debiti. (Cass., sez. I, 22 aprile 2009 n. 9619; Cass., sez. I, 8 aprile 2009 n. 8516; Cass., sez. I, 25 luglio 2008 n. 20.476). Ne consegue che l'insufficienza patrimoniale può in concreto rendersi palese prima, dopo, o al momento del fallimento. Neppure l'insolvenza conclamata, presupposto della dichiarazione di fallimento, può essere automaticamente identificata, infatti, con l'insufficienza patrimoniale, requisito per l'esercizio dell'azione di responsabilità dei creditori (art. 2394 cod. civ.): e ciò, perché l'incapacità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni non dipende prevalentemente dall'insufficienza della garanzia patrimoniale generica (art. 2740 cod. civ.), quanto piuttosto dall'impossibilità di ottenere ulteriore credito. L'onerosità della prova a carico del curatore ha indotto la giurisprudenza ad introdurre una presunzione iuris tantum di coincidenza del dies a quo con la dichiarazione di fallimento: salva la prova contraria, a carico dell'amministratore, della diversa data di insorgenza dello stato di incapienza patrimoniale (Cass., sez. I, 21 Luglio 2010 n.17121; Cass., sez. I 18 gennaio 2005 n. 941; Cass., sez. I, 28 maggio 1998 n. 5287). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2014.


Responsabilità degli amministratori - Dissesto della società - Determinazione del danno - Criterio della differenza tra attivo e passivo - Inversione dell'onere della prova - Rimessione della questione alle Sezioni unite - Impossibilità di dimostrare l'entità del danno a causa di un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato..
La prima sezione civile della Corte di cassazione ha ritenuto necessario rimettere alle Sezioni unite la questione se nei giudizi di responsabilità degli amministratori, sia corretto, in mancanza di prova contraria, quantificare il danno ricorrendo allo sbilancio tra attivo e passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'ordinanza che si segnala, indica la soluzione offerta dalla Corte con la sentenza n. 11316/2003, secondo la quale, in tema di responsabilità professionale del medico chirurgo, la difettosa tenuta da parte del professionista della cartella clinica consente, ove risulti provata la idoneità della condotta del medico a provocare l'evento lesivo, il ricorso alla presunzione (circa la sussistenza del nesso eziologico), come in ogni altro caso in cui la prova non possa essere data per un comportamento ascrivibile alla stessa parte contro la quale il fatto da provare avrebbe potuto essere invocato, tenuto conto del rilievo che assume nel quadro dei principi in ordine alla distribuzione dell'onere della prova, la "vicinanza della prova" stessa, cioè la effettiva possibilità per l'una o per l'altra parte di offrirla. La Corte segnala che questo criterio, il quale da un lato non appare estraneo all'ambito tematico specifico della responsabilità degli amministratori, merita ulteriori approfondimenti onde verificarne i limiti di applicabilità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 03 Giugno 2014, n. 12366.


Chiusura del fallimento - Effetti - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società fallita - Prosecuzione - Sussistenza - Fondamento.
La sopravvenuta chiusura del fallimento non determina l'improseguibilità delle azioni esercitate dal curatore che, come quelle di responsabilità spettanti alla società ed ai creditori sociali , sussistono anche al di fuori della procedura e non la presuppongono. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Marzo 2014, n. 6029.


Società di capitali - Amministratori - Responsabilità - Amministratori e sindaci - Liquidazione equitativa del danno - Determinazione degli interessi - Insindacabilità in cassazione - Fattispecie..
In tema di responsabilità degli organi sociali, l'esercizio in concreto del potere discrezionale del giudice di liquidare il danno in via equitativa, nonché l'accertamento del relativo presupposto, costituito dall'impossibilità o dalla rilevante difficoltà di precisare il danno nel suo esatto ammontare, sono il frutto un giudizio di fatto, non sindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato. (Nell'enunciare tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, che una volta ritenuto certo ed esistente il danno, individuato negli ulteriori interessi maturati sull'esposizione debitoria della società in conseguenza del ritardo con il quale il fallimento era stato dichiarato, ha provveduto alla liquidazione equitativa, dando rilievo alla notevole difficoltà dei conteggi, da operarsi sulle singole voci di credito ammesse al passivo, depurate dagli esiti delle contestazioni insorte e plausibilmente possibili con precisione solo al momento della chiusura del fallimento, anche in considerazione della difficoltà di reperimento della documentazione necessaria per ciascuna ragione di credito, applicando un tasso del venti per cento annuo sulla detta esposizione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 2013, n. 23233.


Società a responsabilità limitata - Legittimazione della società all'esercizio dell'azione di responsabilità di cui all'articolo 2476 c.c. - Sussistenza - Fondamento..
Nella società a responsabilità limitata, la legittimazione della società all'esercizio dell'azione di responsabilità di cui all'articolo 2476 c.c. deriva direttamente dal primo comma di quest'ultima norma, secondo il quale gli amministratori sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dall'inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge e dall'atto costitutivo; nonostante la mancata espressa previsione della facoltà di esercitare l'azione, si deve, infatti, ritenere che all'attribuzione del diritto sostanziale non possa che conseguire il riconoscimento dello strumento processuale dell'azione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 25 Luglio 2013.


Società a responsabilità limitata - Responsabilità degli amministratori - Fondamento dell'azione di responsabilità promossa dei creditori sociali - Articolo 2394 CC - Esclusione - Articolo 203 c.c. - Comportamento doloso o colposo dell'amministratore - Necessità..
In mancanza di una espressa previsione di legge, la legittimazione dei creditori sociali a promuovere l'azione di responsabilità per i danni derivanti dalla mancata conservazione del patrimonio sociale trova fondamento nell'articolo 2043 c.c. e non nell'articolo 2394 c.c., il quale non è applicabile in via analogica alle società a responsabilità limitata. Da ciò consegue che il comportamento dannoso dell'amministratore deve essere caratterizzato da dolo o colpa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16 Aprile 2012.


Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - legittimazione del curatore - Azione di natura unitaria ed inscindibile..
La riforma della legge fallimentare, nell'attribuire al curatore la legittimazione esclusiva all'esercizio di tutte le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori che trovino fondamento nella disciplina di diritto sostanziale ha confermato il principio espresso dalla giurisprudenza secondo il quale l'azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento ai sensi dell'articolo 146, legge fallimentare ha natura contrattuale e carattere unitario ed inscindibile, essendo il frutto della confluenza in un unico rimedio delle due diverse azioni di cui agli articoli 2393 e 2394 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16 Aprile 2012.


Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - dichiarazione di fallimento - Legittimazione esclusiva del curatore..
Lo scopo dell'azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare non è quello di reintegrare il patrimonio dei singoli creditori, bensì quello di attuare, per il tramite della ricostruzione del patrimonio del fallito, il concorso dei creditori anche sul patrimonio dell'amministratore. Da ciò consegue che il danno risarcibile non è quello cagionato al singolo creditore, ma quello subito dal patrimonio della società, con l'ulteriore conseguenza che, per effetto della dichiarazione di fallimento, diviene improcedibile il giudizio di responsabilità in precedenza promosso dal singolo creditore sociale, giudizio che potrà essere proseguito esclusivamente dal curatore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 16 Aprile 2012.


Società - Collegio sindacale - Dovere di vigilanza - Operazioni straordinarie - Potere di valutare la correttezza delle scelte degli amministratori - Esclusione - Verifica di conformità alla legge delle scelte - Sussistenza - Richiesta di integrazione della documentazione a verifica sostanziale delle informazioni necessarie a valutare la correttezza dell'operazione..
Benché non possa ritenersi compito del collegio sindacale verificare la correttezza delle valutazioni poste in essere dagli amministratori, si deve tuttavia ritenere che rientri nei poteri e dei doveri dei sindaci verificare che le valutazioni predisposte a supporto di operazioni straordinarie siano conformi ai criteri dettati dal legislatore, verifica, questa, che può essere condotta attraverso richieste di integrazione della documentazione posta a supporto di dette operazioni. Va, inoltre, precisato che la vigilanza del collegio non deve limitarsi alla verifica dell'esistenza fisica dei documenti relativi all'operazione straordinaria, ma deve estendersi alla idoneità dei medesimi a fornire quel livello minimo di qualità e quantità informativa necessarie a valutare la correttezza dell'intera operazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 20 Febbraio 2012.


Società a responsabilità limitata - Azione sociale di responsabilità - Esercizio da parte del curatore - Legittimazione del singolo socio - Intervento adesivo - Facoltà di proseguire l'azione rinunciata dal curatore - Esclusione..
La legittimazione a promuovere l'azione sociale di responsabilità che l'articolo 2476, comma 3, c.c. riconosce a ciascun socio, quale che sia l'entità della sua partecipazione al capitale sociale, ha natura derivativa rispetto a quella della società. Qualora, pertanto, detta azione venga esercitata dal curatore ai sensi dell'articolo 146, legge fallimentare, il singolo socio potrà tutt'al più svolgere nello stesso giudizio una domanda adesiva e non potrà subentrare nella posizione del curatore che abbia rinunciato a proseguire il giudizio in conseguenza di un intervenuto accordo transattivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 10 Febbraio 2012.


Società - Formazione fittizia del capitale - Illecito ex articolo 2632 c.c. - Sopravvalutazione rilevante del patrimonio della società - Rilevanza in sede civile ex articolo 2043 c.c...
Integra la fattispecie dell'illecito penale prevista dall'articolo 2632 c.c. il comportamento degli amministratori e dei soci che pongono in essere un fittizio aumento del capitale sociale mediante sopravvalutazione rilevante del patrimonio della società (nel caso di specie la sopravvalutazione ha riguardato il valore di un software) in occasione della sua trasformazione da società a responsabilità limitata in società per azioni. Detto comportamento comporta comunque un danno per la società e per i suoi creditori rilevante sotto il profilo dell'articolo 2043 c.c., in quanto viola il dovere di tutela del capitale sociale nella sua fondamentale funzione di garanzia; il danno causato può ritenersi coincidente con le perdite maturate negli anni di esercizio dell'attività che la società non avrebbe dovuto svolgere e non avrebbe svolto se i suddetti soggetti non lo avessero consentito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Fallimento - Azione di responsabilità del curatore - Azione sociale di responsabilità - Azione dei creditori sociali - Legittimazione - Sussistenza..
Ai sensi degli articoli 2394 bis c.c. e 146, legge fallimentare, il curatore fallimentare può esperire sia l'azione sociale di responsabilità sia l'azione spettante ai creditori sociali ai sensi degli articoli 2393 e 2394 c.c. nonché l'azione di responsabilità per fatti illeciti di cui all'articolo 2043 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Distrazioni poste in essere dagli amministratori - Mancanza di specifici poteri interdittivi dei sindaci - Responsabilità - Esclusione..
In mancanza di specifici poteri interdittivi, deve escludersi la responsabilità dei sindaci in ordine alle distrazioni effettuate dall'amministratore mediante prelievi ingiustificati dai conti correnti della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Responsabilità degli amministratori e dei sindaci - Responsabilità dei sindaci - Mancato rilievo dell'inesistenza del capitale sociale - Mancata adozione di opportune iniziative - Sopravvalutazione dell'unico cespite..
Rilevano ai fini della responsabilità dei sindaci di cui all'articolo 2407 c.c. il mancato rilievo dell'inesistenza della garanzia costituita dal capitale della società e l'omissione di opportune iniziative dirette a rimuovere tale situazione, tanto più grave quanto più risulti evidente la mancanza di corrispondenza alla realtà di una spropositata rivalutazione del valore di un cespite che costituisce l'intero attivo patrimoniale della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Società - Dovere di vigilanza e controllo dei sindaci - Inerzia dei sindaci di fronte a comportamenti censurabili posti in essere prima del loro insediamento..
Il dovere dell'organo di controllo di vigilare sull'esistenza e la permanenza delle condizioni per il corretto svolgimento dell'attività sociale deve essere osservato immediatamente, al momento dell'accettazione dell'incarico, e la eventuale   inerzia dei sindaci nell'assolvere ai compiti di vigilanza non può ritenersi giustificata dall'anteriorità al loro insediamento di comportamenti censurabili posti in essere dagli amministratori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Novembre 2011.


Fallimento di società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità ex art. 2394 c.c. - Legittimazione del curatore - Sussistenza..
Anche in caso di fallimento della società a responsabilità limitata, la legittimazione all’esercizio dell’azione sociale di responsabilità e dell’azione ex art. 2394 c.c. spetta esclusivamente al curatore, pur in difetto del richiamo dell’art. 2394 bis c.c. da parte dell’art. 2463 c.c., e ciò in conseguenza del disposto dell’art. 146 L.F., pacificamente applicabile anche alle società a responsabilità limitata (anche tenuto conto dell’espresso richiamo all’art. 2476 c.c. ivi contenuto). (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 06 Settembre 2011.


Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Mancata o irregolare tenuta della contabilità sociale - Produzione del pregiudizio - Sussistenza - Condizioni - Conseguente impossibilità di fornire la prova del nesso di causalità - Fondamento - Fattispecie relativa ad azione del curatore fallimentare.
In tema di azione di responsabilità promossa dal curatore fallimentare contro gli ex amministratori e sindaci della società fallita, compete a chi agisce dare la prova dell'esistenza del danno, del suo ammontare e del fatto che esso sia stato causato dal comportamento illecito di un determinato soggetto, potendosi configurare un'inversione dell'onere della prova solo quando l'assoluta mancanza ovvero l'irregolare tenuta delle scritture contabili rendano impossibile al curatore fornire la prova del predetto nesso di causalità; in questo caso, infatti, la citata condotta, integrando la violazione di specifici obblighi di legge in capo agli amministratori, è di per sè idonea a tradursi in un pregiudizio per il patrimonio. (Nell'affermare detto principio, la S.C. ha escluso la responsabilità degli organi societari perchè, nella specie, i libri sociali non potevano dirsi totalmente assenti e la documentazione, benchè incompleta e idonea a determinare l'inattendibilità dei bilanci e dei conti profitti e perdite, non era tale da precludere al curatore la possibilità di provare il nesso di causalità tra il comportamento omissivo degli amministratori ed il citato pregiudizio). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 04 Aprile 2011, n. 7606.


Fallimento - Cessione di quote di società a responsabilità limitata - Azione revocatoria ordinaria - Procedimento cautelare - Sequestro - Fattispecie..
  Tribunale Brescia, 01 Marzo 2011.


Fallimento - Società a responsabilità limitata - Responsabilità degli amministratori nei confronti dei creditori - Applicazione analogica dell'articolo 2394, c.c...
L'articolo 2394, codice civile, il quale prevede la responsabilità degli amministratori  delle società per azioni nei confronti dei creditori, in caso di fallimento, è applicabile in via analogica alle società a responsabilità limitata per effetto della previsione contenuta nell'articolo 146, legge fallimentare, norma che, attraverso il richiamo a tutte "le azioni di responsabilità contro gli amministratori", conferisce completezza ad un quadro normativo che non ha riprodotto, probabilmente a causa di una svista del legislatore, il richiamo contenuto nel vecchio testo dell'articolo 2487, codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Gennaio 2011.


Fallimento - Pagamenti preferenziali - Lesione della par condicio creditorum - Rilevanza per i singoli creditori - Danno alla massa - Esclusione..
La lesione della par condicio creditorum conseguente al pagamento preferenziale di un creditore al posto di un altro può tutt’al più generare una contesa tra le posizioni soggettive individuali dei singoli creditori ma non anche un pregiudizio per la massa creditoria considerata nel suo complesso, la quale mantiene comunque la medesima consistenza anche in caso di pagamento preferenziale, qualunque sia il creditore beneficiato dal pagamento lesivo della par condicio tra quelli aventi diritto di partecipare al concorso; ne consegue che il curatore non è legittimato ad agire per il ristoro del danno subito direttamente ed individualmente dal singolo creditore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Gennaio 2011.


Fallimento - Pagamenti preferenziali - Pregiudizio individuale di ciascun creditore - Determinazione al momento del riparto e dopo l'infruttuoso o insufficiente esercizio di azioni revocatorie o recuperatorie - Concorso del curatore per omesso esercizio delle azioni..
Il pregiudizio subito individualmente da ciascun creditore per effetto di pagamenti preferenziali eseguiti dall'imprenditore prima della dichiarazione di fallimento si delinea compiutamente e definitivamente solo con l'esecuzione del riparto finale nonché all'esito dell'esperimento infruttuoso o insufficiente di eventuali azioni revocatorie; tale danno sarebbe imputabile in via immediata e diretta agli amministratori solo nell'ipotesi in cui alla sua determinazione non abbia dato causa lo stesso curatore fallimentare che abbia omesso di esercitare per tempo le possibili azioni revocatorie e recuperatorie. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Gennaio 2011.


Fallimento - Responsabilità degli amministratori - Onere del curatore di allegazione - Indicazione dei singoli atti gestori e rilevanti - Necessità..
Il curatore fallimentare che voglia far valere la responsabilità degli amministratori per violazione del dovere di cui all'articolo 2486, codice civile, ha l'onere di specificare i singoli atti gestori concretamente adottati dagli amministratori in violazione del ricordato dovere e di provare il danno derivato da tali comportamenti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Gennaio 2011.


Fallimento - Responsabilità degli amministratori - Determinazione del danno - Criterio equitativo - Condizioni - Limiti..
Il danno provocato dagli amministratori che abbiano violato il dovere di cui all'articolo 2486, codice civile, può essere determinato in via equitativa nel caso di fallimenti di società per le quali si deduca una notevole anteriorità della perdita del capitale rispetto alla dichiarazione di insolvenza. In queste ipotesi, si tratta di valutare un complesso di attività, a volte attraverso documentazione contabile non del tutto chiara o completa, con particolare difficoltà nell'individuare in modo sufficientemente circostanziato le operazioni non coerenti con il fine conservativo, sicché si può fare ricorso a criteri presuntivi sintetici di allegazione e dimostrazione che si basano sulla verosimiglianza nel caso concreto dell'imputazione che sia causa di un certo risultato negativo nel patrimonio sociale. In tale ipotesi, si potrà dunque ritenere assolto l'onere di allegazione quando il curatore fallimentare deduca che la perdita del capitale e lo stato di scioglimento della società siano anteriori alla dichiarazione dello stato d'insolvenza, o alla formale messa in liquidazione della società e affermi che gli amministratori hanno proseguito l'attività d'impresa provocando un'ulteriore perdita, superiore rispetto a quella registrata al momento dello scioglimento di fatto alla luce della differenza tra i diritti patrimoniali individuati, da un lato, alla data di scioglimento di fatto e, dall'altro, alla data della dichiarazione di fallimento, salvo valutare se l'ipotizzato incremento dello sbilancio si sia effettivamente verificato alla luce di una corretta comparazione tra i due dati contabili. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Gennaio 2011.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Organi - Società a responsabilità limitata - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - Disciplina conseguente alla riforma del d.lgs. n. 6 del 2003 - Mancato richiamo alle norme in materia di società per azioni - Effetti sulla legittimazione del curatore - Irrilevanza - Ragioni - Interpretazione conforme alla riformulazione dell'art.146 legge fall. ex d.lgs. n. 5 del 2006..
In tema di responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata, la riforma societaria di cui al d. lgs. n. 6 del 2003, che pur non prevede più il richiamo, negli artt. 2476 e 2487 cod. civ., agli artt. 2392, 2393 e 2394 cod. civ., e cioè alle norme in materia di società per azioni, non spiega alcuna rilevanza abrogativa sulla legittimazione del curatore della società a responsabilità limitata che sia fallita, all'esercizio della predetta azione ai sensi dell'art. 146 legge fall., in quanto per tale disposizione, riformulata dall'art.130 del d. lgs. n. 5 del 2006, tale organo è abilitato all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilità contro amministratori, organi di controllo, direttori generali e liquidatori di società, così confermandosi l'interpretazione per cui, anche nel testo originario, si riconosceva la legittimazione del curatore all'esercizio delle azioni comunque esercitabili dai soci o dai creditori nei confronti degli amministratori, indipendentemente dallo specifico riferimento agli artt. 2393 e 2394 cod. civ.. (massima ufficiale)  Cassazione civile, sez. I, 21 Luglio 2010, n. 17121.


Consorzi con attività esterna – Fallimento – Responsabilità degli amministratori – Azione dei creditori sociali – Titolarità in capo al curatore del fallimento – Esclusione. (05/10/2010).
La Corte ha escluso che rientri nelle attribuzioni del curatore del fallimento di un consorzio con attività esterna – in mancanza di una norma ad hoc, sulla falsariga di quella prevista per le s.p.a. dall’art. 2394 cod. civ. e, per l’ipotesi di fallimento, dall’art. 2394 bis cod. civ. – l’esercizio dell’azione di responsabilità spettante ai creditori contro gli amministratori del consorzio con attività esterna. (massima ufficiale) Cassazione civile, 03 Giugno 2010, n. 13465.


Fallimento – Abusivo ricorso al credito in concorso con la banca finanziatrice – Azione risarcitoria verso la banca – Legittimazione del curatore – Sussistenza – Mancato esercizio dell'azione verso l'amministrazione – Ininfluenza – Fondamento. (05/10/2010).
Il curatore fallimentare è legittimato ad agire, ai sensi dell'art. 146 della legge fall. in correlazione con l'art. 2393 cod. civ., nei confronti della banca, quale terzo responsabile solidale del danno cagionato alla società fallita per effetto dell'abusivo ricorso al credito da parte dell'amministratore della predetta società, senza che possa assumere rilievo il mancato esercizio dell'azione contro l'amministratore infedele, in quanto, ai sensi dell'art. 2055 cod. civ., se un unico evento dannoso è imputabile a più persone, sotto il profilo dell'efficienza causale delle singole condotte, sorge a carico delle stesse un'obbligazione solidale, il cui adempimento può essere richiesto, per l'intero, anche ad un solo responsabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, 01 Giugno 2010, n. 13413.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Azione del socio e del terzo danneggiato - Esercizio - Condizioni - Danno al patrimonio del terzo (o del socio) - Diretta incidenza - Necessità - Fondamento..
In tema di azioni nei confronti dell'amministratore di società, a norma dell'art. 2395 cod. civ., il terzo (o il socio) è legittimato, anche dopo il fallimento della società, all'esperimento dell'azione (di natura aquiliana) per ottenere il risarcimento dei danni subiti nella propria sfera individuale, in conseguenza di atti dolosi o colposi compiuti dall'amministratore, solo se questi siano conseguenza immediata e diretta del comportamento denunciato e non il mero riflesso del pregiudizio che abbia colpito l'ente, ovvero il ceto creditorio per effetto della cattiva gestione, essendo altrimenti proponibile la diversa azione (di natura contrattuale) prevista dall'art. 2394 cod. civ., esperibile, in caso di fallimento della società, dal curatore, ai sensi dell'art. 146 della legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Marzo 2010, n. 6870.


Società a responsabilità limitata – Responsabilità degli amministratori – Prova del danno – Mancanza di elementi di contabilità – Liquidazione in via equitativa – Criterio della differenza tra attivo e passivo – Ammissibilità..
Quando ricorrono condizioni quali la totale mancanza di documentazione contabile relativa alla società ed alle convocazioni dell’assemblea, la mancata approvazione e deposito dei bilanci relativi a più anni ed il legale rappresentante della società abbia stipulato due contratti di cessione di azienda a prezzo irrisorio che hanno di fatto depauperato la società, è possibile ritenere provato il nesso di causalità tra la condotta degli amministratori ed altresì il danno da questi provocato per la liquidazione del quale è possibile far uso del criterio della differenza tra attivo e passivo fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 29 Ottobre 2009.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - Versi i creditori sociali - Fallimento - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - Prescrizione - Decorrenza - Condizioni - Oggettiva conoscibilità per i creditori dell'insufficienza patrimoniale - Fatti sintomatici - Fattispecie.

Azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare - Presupposti - Insufficienza del patrimonio sociale - Prescrizione - Decorrenza - Oggettiva conoscibilità dell'inefficienza da parte dei creditori - Fatti sintomatici - Fattispecie.
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In tema di azione di responsabilità contro gli amministratori, promossa dal curatore fallimentare ex art. 146 legge fall., nel testo "ratione temporis" vigente, la conoscibilità esteriore dell'incapienza patrimoniale, da cui dipende la decorrenza del termine di prescrizione dell'azione, va accertata, al di fuori dell'ipotesi in cui sia stata vanamente esercitata l'azione esecutiva, alla stregua di fatti sintomatici di assoluta evidenza, come la chiusura della sede, bilanci fortemente passivi, l'assenza di cespiti suscettibili di espropriazione forzata, mentre non assume rilievo l'eventuale impossibilità del conseguimento dell'oggetto sociale, ancorchè monotematico, la quale può presuntivamente ritenersi causa di scioglimento della società, ex art. 2448, primo comma, n. 2, cod. civ., ma non costituisce anche causa automatica di insolvenza o d'insufficienza della garanzia patrimoniale. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, nella parte in cui aveva escluso che, ai fini della decorrenza della prescrizione, assumesse rilievo la revoca di una convenzione per la vendita dei titoli di viaggio di un'azienda municipalizzata di trasporti, che costituiva la principale attività della società). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Aprile 2009, n. 8516.


Società - Di capitali - Società per azioni - Organi sociali - Amministratori - Responsabilità - In genere - Fallimento - Azione di responsabilità esercitata dal curatore - Natura contrattuale - Conseguenze - Novità delle operazioni intraprese dopo lo scioglimento della società - Onere della prova - Spettanza - A carico dell'attore

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Società e consorzi - Organi - Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori - Legittimazione del curatore - Natura contrattuale dell'azione - Conseguenze - Novità delle operazioni successive allo scioglimento della società - Onere della prova - Spettanza - A carico del curatore - Effetti
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L'azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento ai sensi dell'art. 146 legge fall., ha natura contrattuale e carattere unitario ed inscindibile, risultando frutto della confluenza in un unico rimedio delle due diverse azioni di cui agli artt. 2393 e 2394 cod. civ.; ne consegue che, mentre su chi la promuove grava esclusivamente l'onere di dimostrare la sussistenza delle violazioni ed il nesso di causalità tra queste ed il danno verificatosi, incombe, per converso, su amministratori e sindaci l'onere di dimostrare la non imputabilità a sè del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti; pertanto, l'onere della prova della novità delle operazioni intraprese dall'amministratore successivamente al verificarsi dello scioglimento della società per perdita del capitale sociale, compete all'attore e non all'amministratore convenuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Ottobre 2008, n. 25977.


Fallimento della società - Azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori ex art. 2393 e 2394 cod. civ. - Proposizione da parte del curatore - Effetti - Conformità dell'operato degli amministratori alla volontà dei soci - Irrilevanza.

Società di capitali - Bilancio - Valutazione dei crediti - Criteri e principi ispiratori - Scelta discrezionale degli amministratori - Insussistenza - Valutazione secondo principi di razionalità - Necessità - Fattispecie.

Società di capitali - Riduzione del capitale al di sotto del limite legale - Scioglimento della società - Divieto di compiere nuove operazioni - Violazione - Danni - Liquidazione - Criteri.
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Il curatore del fallimento, quando agisce ai fini della reintegrazione del patrimonio del fallito, esercita un'azione di massa e svolge un'attività distinta ed autonoma rispetto a quella che avrebbe potuto svolgere il fallito stesso, ponendosi perciò necessariamente nella posizione di terzo. Allorché egli eserciti l'azione di responsabilità contro gli amministratori della società fallita (art. 146, secondo comma del r.d. 16 marzo 1942, n. 267), secondo le norme degli artt. 2392 e 2393 del cod. civ., il contenuto delle azioni contemplate dai detti articoli diventa inscindibile, onde è irrilevante la questione relativa all'asserita conformità dell'operato (anche se illegittimo) dell'amministratore della società fallita alla volontà espressa dai soci del tempo, non essendo tale volontà opponibile al curatore. (fonte: CED, Corte di Cassazione)

L'art. 2425 n. 6 cod. civ. (nella vecchia formulazione), disponendo che, ai fini dell'iscrizione nell'attivo del bilancio di società per azioni, i crediti "devono essere valutati secondo il presumibile valore di realizzazione", non attribuisce agli amministratori una discrezionalità assoluta, ma implica una valutazione fondata sulla situazione concreta, secondo principi di razionalità. (Nella fattispecie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, nel valutare la responsabilità degli amministratori convenuti in giudizio ex art. 146 della legge fall. e 2449 cod. civ., aveva ritenuto che l'appostamento di un recupero crediti non era fondato su di una seria indagine sull'effettiva esperibilità di un'azione legale). (fonte: CED, Corte di Cassazione)

Nel caso in cui l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società trovi fondamento nella violazione del divieto di intraprendere nuove operazioni, a seguito dello scioglimento della società derivante dalla riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti previsti dall'art. 2447 cod. civ., non è giustificata, in mancanza di uno specifico accertamento in proposito, la liquidazione del danno in misura pari alla perdita incrementale derivante dalla prosecuzione dell'attività, poiché non tutta la perdita riscontrata dopo il verificarsi della causa di scioglimento può essere riferita alla prosecuzione dell'attività medesima, potendo in parte comunque prodursi anche in pendenza della liquidazione o durante il fallimento, per il solo fatto della svalutazione dei cespiti aziendali, in ragione del venir meno dell'efficienza produttiva e dell'operatività dell'impresa. (fonte: CED, Corte di Cassazione)
Cassazione civile, sez. I, 23 Maggio 2008, n. 17033.


Società a responsabilità limitata – Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori – Fondamento – Legittimazione del curatore – Sussistenza..
Benché, dopo la riforma del diritto societario di cui al d. lgs. 6/03, non vi sia più una norma di carattere generale che disciplina l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata – prevista invece per le società per azioni dall’art. 2394 cod. civ. –, si deve ritenere  che in virtù del divieto del neminem laedere disciplinato dall’art. 2043 c.c., i creditori sociali possano comunque agire nei confronti degli amministratori che con la loro condotta attiva o omissiva abbiano cagionato l’insufficienza del patrimonio sociale. In caso di fallimento della società, detta azione potrà essere pertanto esercitata dal curatore che, in forza dell’art. 146 legge fall., è legittimato a proporre un’azione unica ed inscindibile che cumula i presupposti di entrambe le azioni previste dagli artt. 2393 e 2394 cod. civ. ed è volta ad acquisire all’attivo fallimentare ciò che sia stato sottratto al patrimonio sociale per fatti imputabili agli amministratori. Tribunale Mantova, 20 Dicembre 2007, n. 0.


Responsabilità degli amministratori – Cessazione dalla carica – Opponibilità ai terzi – Iscrizione nel registro delle imprese – Necessità – Obbligo di vigilanza degli amministratori sull’iscrizione – Sussistenza..
In mancanza di iscrizione nel registro delle imprese, la cessazione degli amministratori – responsabili di non aver messo in liquidazione la società o, in alternativa, di non aver ricostituito il capitale sociale al minimo di legge – non è opponibile al curatore fallimentare e ciò anche se a tale iscrizione devono provvedere i sindaci, posto che gli amministratori hanno comunque l’onere di vigilare sul compimento dell’iscrizione medesima e di compierla in caso di omissione da parte dei sindaci. Tribunale Mantova, 20 Dicembre 2007, n. 0.


Responsabilità di amministratori e sindaci – Quantificazione del danno – Verifica del nesso di causalità tra condotta e danno – Necessità – Impossibilità di ricostruzione analitica degli effetti delle violazioni – Liquidazione equitativa – Imputazione causale dello sbilancio patrimoniale – Ammissibilità..
Poiché il pregiudizio derivante da specifici atti illegittimi imputabili ad amministratori e sindaci non può essere confuso con il risultato negativo della gestione della società divenuta poi insolvente, anche in tale ambito dovrà essere applicato il principio della necessaria individuazione di un preciso nesso di causalità tra comportamento illegittimo e danno. Ciò non toglie che possa essere utilizzato il criterio della liquidazione equitativa del danno ex art. 1226 cod. civ. ove venga accertata l’impossibilità di individuare in modo analitico gli specifici effetti pregiudizievoli procurati al patrimonio sociale dall’illegittimo comportamento degli organi della società e comunque la plausibilità logica nel caso concreto dell’imputazione causale dell’intero sbilancio patrimoniale al comportamento in questione. Tribunale Mantova, 20 Dicembre 2007, n. 0.


Società in amministrazione straordinaria - Azione di responsabilità promossa nei confronti dei "disciolti" organi sociali ex art. 72, quinto comma del d.lgs. n. 385 del 1993 dal commissario straordinario - Limitazione agli organi in carica al momento dell'assoggettamento ad amministrazione straordinaria - Esclusione - Estensione dell'azione agli organi sociali non più in carica - Ammissibilità

Liquidazione coatta amministrativa - Subentro del commissario liquidatore nel giudizio promosso ex art. 2393 cod. civ. dal commissario straordinario - Proposizione in prima udienza di trattazione di domanda ex art. 2394 cod. civ. - Domanda nuova -  Inammissibilità

Istituto di credito sottoposto ad amministrazione straordinaria - Azione di responsabilità degli organi sociali promossa dal commissario liquidatore - Verifica della capacità processuale da parte del giudice del merito - Provvedimento motivato di autorizzazione rilasciato dalla Banca d'Italia - Sufficienza - Sindacabilità del merito dell'autorizzazione - Inammissibilità

Conferimento di azienda bancaria in società per azioni ex artt. 1 e 16 d.lgs. n. 356 del 1990 - Successione a titolo particolare della società conferitaria nei crediti dell'azienda conferita - Estensione ai diritti di natura risarcitoria esercitabili nei confronti degli organi amministrativi e di controllo dell'azienda trasferita - Configurabilità

Istituto di credito assoggettato ad amministrazione straordinaria - Autorizzazione da parte della Banca d'Italia all'esercizio dell'azione di responsabilità verso i disciolti organi sociali - Estensione anche ai direttori generali - Configurabilità

Istituto di credito in amministrazione straordinaria - Autorizzazione rilasciata dalla Banca d'Italia per l'esercizio dell'azione di responsabilità verso gli organi sociali - Contenuto - Definizione

Azione di responsabilità nei confronti di sindaci e direttori generali - Applicabilità della sospensione ex art. 2941 n. 7 cod. civ. -  Esclusione
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In caso di sottoposizione di istituto di credito ad amministrazione straordinaria, l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità promossa ai sensi dell'art. 72 quinto comma del d.lgs. n. 385 del 1993, contro i membri dei "disciolti" organi amministrativi e di controllo nonché dei direttori generali, dal commissario straordinario, previa autorizzazione della Banca d'Italia, può essere rivolta anche nei confronti di amministratori, sindaci e direttori generali già cessati dalle funzioni, non riferendosi il termine "disciolti" esclusivamente alle persone in carica al momento della sottoposizione ad amministrazione straordinaria, ma agli organi sociali nel loro complesso, analogamente a quanto accade nell'azione sociale di responsabilità regolata dal codice civile, indubitabilmente esercitabile anche nei confronti di chi non era più in carica al tempo della citazione in giudizio. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il commissario liquidatore di un istituto bancario sottoposto a liquidazione coatta amministrativa che subentra all'amministrazione straordinaria del medesimo ente nel giudizio relativo all'azione di responsabilità nei confronti dei disciolti organi sociali promossa ex art. 2393 cod. civ., non può, in prima udienza di trattazione, richiedere che venga accertata la responsabilità degli amministratori anche ai sensi dell'art. 2394 cod. civ. a tutela dei creditori sociali, integrando tale domanda una "mutatio libelli" inammissibile, in considerazione della diversità delle due azioni di responsabilità, l'una regolata dall'art. 2393 cod. civ. di natura contrattuale, fondata sull'inadempimento dei doveri imposti agli organi sociali dalla legge o dall'atto costitutivo, l'altra, disciplinata dall'art. 2394 cod. civ. di natura extracontrattuale, priva di carattere surrogatorio e dotata di un autonomo regime giuridico dell'onere della prova e della prescrizione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di sottoposizione di istituto di credito ad amministrazione straordinaria a norma dell'art. 70 d.lgs. n. 385 del 1993, ai fini dell'accertamento della capacità processuale del commissario straordinario all'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti dei disciolti organi sociali, il giudice del merito deve verificare che la Banca d'Italia lo abbia preventivamente autorizzato nelle forme richieste dalla legge e che tale autorizzazione non sia priva di motivazione, dovendo in caso contrario disapplicare l'atto; non può, peraltro, sindacare il merito dell'atto medesimo, né valutare se la motivazione contenuta nel provvedimento autorizzatorio sia congrua, sufficiente, logica e non contraddittoria e tanto meno se siano condivisibili le ragioni di opportunità che la sostengono. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Il conferimento, ai sensi degli artt. 1 e 16 del d.lgs. n. 356 del 1990 di un'azienda bancaria (nella specie una Cassa di Risparmio) in una società per azioni determina la successione a titolo particolare della totalità dei crediti dell'azienda trasferita da parte della società conferitaria senza esclusione di quelli derivanti dal diritto al risarcimento dei danni provocato al patrimonio aziendale dalla "mala gestio" degli organi amministrativi e di controllo dell'ente conferente, in quanto componenti della "universitas" aziendale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di sottoposizione di istituto di credito ad amministrazione straordinaria, l'autorizzazione rilasciata dalla Banca d'Italia ai sensi dell'art. 72, quinto comma, d.lgs. n. 385 del 1993, al commissario straordinario per l'esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti dei disciolti organi sociali deve ritenersi comprensiva anche dei direttori generali, in considerazione della vicinanza di tale figura a quella dell'organo amministrativo nell'organizzazione dell'impresa com'è testimoniato dall'applicazione, ex art. 2396 cod. civ., ai direttori generali della disciplina della responsabilità propria degli amministratori. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In caso di sottoposizione di istituto di credito ad amministrazione straordinaria, l'autorizzazione rilasciata dalla Banca d'Italia al commissario straordinario ai sensi dell'art. 72, quinto comma, del d.lgs. n. 356/1990, per l'esercizio dell'azione di responsabilità dei disciolti organi sociali, copre tutte le pretese ed istanze strumentalmente pertinenti al conseguimento dell'obiettivo del giudizio cui il provvedimento si riferisce, anche se di natura accessoria e consequenziale, non essendo necessario che contenga nel dettaglio tutte le iniziative processuali da intraprendere ma esclusivamente l'enunciazione degli elementi essenziali, oggettivi e soggettivi, dell'azione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tema di prescrizione dell'azione di responsabilità degli amministratori, dei sindaci e dei direttori generali di società di capitali, l'art. 2941 n. 7 cod. civ., che stabilisce la sospensione del decorso della prescrizione finchè gli amministratori sono in carica, non si applica ai sindaci e ai direttori generali, trattandosi di previsione normativa di carattere eccezionale e tassativo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 12 Giugno 2007, n. 13765.


Azione di responsabilità del curatore nei confronti di amministratori e sindaci – Nozione astratta di danno – Non perfetta coincidenza con differenza tra attivo e passivo – Sospensione del giudizio in attesa della definizione delle azioni recuperatorie della curatela – Esclusione.

Bilancio di esercizio – Criteri di redazione in mancanza della contabilità – Enunciazione dei criteri adottati – Necessità.

Rimborso di finanziamento soci in situazione di crisi – Responsabilità di amministratori e sindaci – Rilevanza.

Azione di responsabilità del curatore ex art. 146 l.f. – Inattendibilità dei dati contabili – Individuazione del danno e del nesso di causalità – Valutazione equitativa – Ricorso al criterio dell’aumento del passivo – Ammissibilità.
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La nozione di danno correlata all’azione di responsabilità promossa dal curatore fallimentare ai sensi dell’art. 146 l.f. non coincide perfettamente né con il passivo concorsuale né con la mera differenza tra lo stesso e l’attivo liquidato e distribuito. Deve pertanto essere respinta la richiesta di sospensione del giudizio in attesa dell’esito delle altre azioni risarcitorie e recuperatorie promosse o promuovende dalla curatela. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini della redazione del bilancio di esercizio, la indisponibilità della contabilità e la precarietà delle altre fonti di informazione impongono una enunciazione di massima evidenza dei criteri adottati per la formazione delle varie poste e ciò anche nell’ipotesi di bilancio redatto in forma semplificata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Hanno l’effetto di diretto decremento del patrimonio sociale le operazioni di rimborso di finanziamenti soci effettuate in un periodo in cui è evidente lo stato di agonia finanziaria della società. Tali operazioni assumono quindi rilevanza ai fini dell’azione di responsabilità esercitata dal curatore ai sensi dell’art. 146 l.f. in quanto effettuate a creditori postergati a quelli concorsuali o comunque chirografari ed in ogni caso detentori di informazioni dirette e privilegiate sullo stato di insolvenza della società. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Nell’ambito dell’azione di responsabilità esercitata dal curatore ai sensi dell’art. 146 l.f. la differenza tra attivo liquidato o liquidabile nella procedura concorsuale e attivo accertato può costituire un criterio utile cui ricorrere nella ricostruzione del danno che dovrà essere effettuata in via equitativa qualora la società abbia operato in condizioni di strutturale sottocapitalizzazione, rappresentando dati falsi nei bilanci e sia quindi impossibile individuare in modo specifico il nesso esistente tra le singole violazioni ed il danno. In tale ipotesi, l’espressione del danno alla società ed ai creditori provocato dalla prosecuzione colpevole dell’attività e dall’inerzia dei sindaci può essere individuato nell’aumento del passivo su un patrimonio sociale realizzabile se immutato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bologna, 22 Maggio 2007.


Riforma del diritto societario – Società a responsabilità limitata – Fallimento – Azione di responsabilità nei confronti degli amministratori – Legittimazione del curatore – Sussistenza..
E’ ammissibile l’azione promossa dal Curatore fallimentare ex art. 146 l.f. nei confronti degli amministratori di società a responsabilità limitata. Tribunale Mantova, 14 Settembre 2005.


Fallimento - Azione di responsabilità - Azione nei confronti dei componenti del collegio sindacale - Danno - Determinazione - Criteri.
Nel caso di esercizio dell'azione di responsabilità nei confronti dei sindaci di una società di capitali, sottoposta a procedura concorsuale (nella specie a liquidazione coatta amministrativa), il danno loro imputabile non può essere identificato nella differenza tra attivo e passivo accertato in sede concorsuale, sia in quanto lo sbilancio patrimoniale della società insolvente può avere cause molteplici, non tutte riconducibili alla condotta illegittima dell'organo di controllo, sia in quanto questo criterio si pone in contrasto con il principio civilistico che impone di accertare l'esistenza del nesso di causalità tra la condotta illegittima ed il danno. Tuttavia, il criterio ancorato alla differenza tra attivo e passivo può costituire un parametro di riferimento per la liquidazione del danno in via equitativa, qualora sia stata accertata l'impossibilità di ricostruire i dati con la analiticità necessaria per individuare le conseguenze dannose riconducibili al comportamento dei sindaci, ma, in tal caso, il giudice del merito deve indicare le ragioni che non hanno permesso l'accertamento degli specifici effetti pregiudizievoli riconducibili alla condotta dei sindaci, nonchè, nel caso in cui la condotta illegittima non sia temporalmente vicina alla apertura della procedura concorsuale, la plausibilità logica del ricorso a detto criterio, facendo riferimento alle circostanze del caso concreto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 2005, n. 2538.


Azione di responsabilità esperita nei confronti di amministratori o sindaci della società - Presupposto - Insufficienza del patrimonio sociale - Termine prescrizionale - Decorrenza iniziale - Assoggettamento della società a fallimento - Necessaria coincidenza del "dies a quo" con l'apertura del fallimento - Esclusione - Individuazione del "dies a quo" - Onere probatorio - Ripartizione - Portata e contenute.
L'azione di responsabilità proposta dai creditori sociali ovvero, in caso di fallimento della società, dal curatore del fallimento, nei confronti degli amministratori e dei sindaci di una società di capitali è soggetta al termine di prescrizione quinquennale, che inizia a decorrere dal momento in cui il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti e può anche essere anteriore alla data dell'apertura della procedura concorsuale; l'onere di provare che l'insufficienza del patrimonio sociale si è manifestata ed è divenuta conoscibile prima della dichiarazione di fallimento grava sull'amministratore o sul sindaco che eccepisce la prescrizione e non può essere assolto mediante la generica deduzione, non confortata da utili elementi di fatto, secondo cui l'insufficienza patrimoniale si sarebbe manifestata già al momento della messa in liquidazione della società, in quanto questo procedimento non è necessariamente determinato dalla eccedenza delle passività sulle attività patrimoniali , mentre la perdita integrale del capitale sociale neppure implica la consequenziale perdita di ogni valore attivo del patrimonio sociale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 18 Gennaio 2005, n. 941.


Società di capitali - Amministratori e sindaci - Azione di responsabilità - Termine di prescrizione - Decorrenza.
In tema di decorrenza del termine di prescrizione per l'esercizio dell'azione di responsabilità verso amministratori e sindaci ai sensi dell'art. 2394 cod. civ., l'azione di responsabilità relativa può essere proposta dai creditori sociali dal momento in cui l'insufficienza del patrimonio sociale al soddisfacimento dei crediti risulti da qualsiasi fatto che possa essere conosciuto anche senza verifica diretta della contabilità della società, non richiedendosi a tal fine che essa risulti da un bilancio approvato dall'assemblea dei soci. (Principio espresso in fattispecie di azione di responsabilità esercitata dal curatore del fallimento, "ex" art. 146 legge fall.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2004, n. 20637.


Fallimento della società - Azione di responsabilità nei confronti dei sindaci - Questione di legittimità costituzionale dell'art. 146 legge fall., in riferimento all'art. 111 Cost. - Manifesta infondatezza.
In tema di fallimento delle società, è manifestamente infondata, in riferimento all'art. 111 Cost., sotto il profilo del principio del contraddittorio e del diritto di difesa, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 146 legge fall., nella parte in cui ammette l'azione di responsabilità nei confronti dei sindaci, sebbene costoro, diversamente dagli amministratori, non debbano essere sentiti nel procedimento di dichiarazione di fallimento. Invero, nell'azione di responsabilità promossa dagli organi della procedura fallimentare, e che si svolge secondo il rito ordinario, ai sindaci è riconosciuto dall'ordinamento il pieno esercizio del diritto di difesa, con la possibilità di contestare il valore, il significato e la rilevanza di tutte le prove addotte dalla curatela, di produrre prove contrarie dirette o indirette, e di sollecitare l'uso dei poteri d'ufficio del giudice, mentre le prove raccolte in altri processi, al di fuori del contraddittorio delle parti del giudizio di responsabilità, hanno valore di semplici elementi di valutazione rimessi all'apprezzamento del giudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2004, n. 20637.


Sindaci - Responsabilità solidale con gli amministratori - Rapporti esterni - Quantificazione della responsabilità in funzione del contributo causale apportato in concreto alla verificazione dell'evento - Esclusione.
Il controllo del collegio sindacale di una società per azioni non è circoscritto all'operato degli amministratori, ma si estende a tutta l'attività sociale (come è lecito desumere dal disposto di cui agli artt. 2403, 2405, 2377, secondo comma, cod. civ.), con funzione di tutela non solo dell'interesse dei soci, ma anche di quello, concorrente, dei creditori sociali. Il diverso rilievo causale di quanti (sindaci ed amministratori) abbiano concorso alla causazione del danno, inteso come insufficienza patrimoniale della società, assume, poi, rilievo nei soli rapporti interni tra coobbligati (ai fini dell'eventuale esercizio dell'azione di regresso), e non anche nei rapporti esterni che legano gli autori dell'illecito al danneggiato (società, creditori sociali, singoli soci e terzi), giusto il principio generale di solidarietà tra coobbligati di cui all'art. 2055, primo comma, c.c. (sancito espressamente in materia di responsabilità extracontrattuale, ma applicabile, altresì, in tema di responsabilità contrattuale, quand'anche il danno derivi dall'inadempimento di contratti diversi, quand'anche la responsabilità abbia, per alcuni dei danneggianti, natura contrattuale, e, per altri, natura extracontrattuale), ribadito, con specifico riguardo ai sindaci della società, dall'art. 2407, secondo comma, cod. civ., che esclude la legittimità di una commisurazione percentuale della responsabilità dei sindaci all'entità del loro concorso nella causazione dell'evento dannoso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Maggio 1998, n. 5287.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Effetti - Cessazione del fallimento di una società - Riacquisto della capacità di agire di quest'ultima - Conseguenze - Rappresentanza degli amministratori - Sussistenza.
Nell'ipotesi di chiusura del fallimento di una società (nella specie R.l.) per l'integrale pagamento dei creditori e delle spese della procedura fallimentare, la società riacquista la propria capacità di agire per il periodo successivo alla chiusura del fallimento e sino all'eventuale nomina di uno o più liquidatori, con la conseguenza che in tale periodo la rappresentanza della società spetta ai suoi amministratori i quali sono reintegrati nei loro poteri. ( V 5925/79, mass n 402601; ( V 4296/79, mass n 400812; ( V 2786/67, mass n 300343; ( V 1191/66, mass n 322380; ( Conf 1688/84, mass n 433755; ( Conf 2010/78, mass n 391370; ( Conf 5333/77, mass n 388994; ( Conf 1991/75, mass n 375697). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 26 Marzo 1986, n. 2161.


Sindaci - Responsabilità solidale con gli amministratori - Presupposto - Commisurazione del danno nell'insufficienza dell'attivo fallimentare - Responsabilità dei sindaci - Operatività - Limiti.
La responsabilità dei sindaci di una società, a norma dell'art 2407 secondo comma c.c., in solido con gli amministratori per i fatti e le omissioni di questi, postula l'inosservanza da parte dei sindaci medesimi dei doveri di vigilanza inerenti alla loro carica, nonché un rapporto di causalità fra tale inosservanza ed il danno. Ne consegue, in ipotesi di fallimento della società, e di conseguente commisurazione del danno nell'insufficienza dell'attivo fallimentare (differenza fra il passivo e l'attivo), che quella responsabilità opera nei limiti in cui detta insufficienza sia legata da nesso di causalità con l'indicato comportamento omissivo dei sindaci. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Luglio 1980, n. 4891.


Azione di responsabilità contro gli amministratori ed i sindaci - Prescrizione quinquennale - Decorrenza.
La prescrizione quinquennale dell'Azione di responsabilità dei creditori sociali, o del curatore del fallimento della società, contro gli amministratori ed i sindaci (artt. 2394, 2407 e 2949 cod civ) decorre non dal momento della commissione dei fatti produttivi della responsabilità medesima, ma dal successivo momento in cui quei fatti producano l'evento dannoso dell'insufficienza del patrimonio della società. (Nella specie, si verteva in tema di Azione di responsabilità promossa dal curatore del fallimento, ed i giudici del merito avevano affermato la decorrenza dell'indicato termine quinquennale dalla data del fallimento, non risultando che l'insufficienza patrimoniale della società si fosse determinata in epoca anteriore.) (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 1977, n. 2671.


Fallimento - Passività fallimentari - Accertamento del passivo - Decreto di approvazione - Efficacia - Utilizzazione in altro processo.
Il principio, in base al quale il decreto di approvazione dello stato passivo non ha efficacia di giudicato fuori del procedimento fallimentare, non osta a che il giudice del merito, in un diverso processo (nella specie, instaurato dal curatore del fallimento di una società con azione di responsabilità contro gli amministratori ed i sindaci), possa utilizzare le risultanze di quello stato passivo, come dati obiettivi su cui fondare il proprio convincimento (nella specie, al fine di stimare il danno prodotto dagli illeciti commessi da detti organi sociali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Giugno 1977, n. 2671.