TITOLO II - Del fallimento
Capo I - Della dichiarazione di fallimento

Art. 16

Sentenza dichiarativa di fallimento (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Il tribunale dichiara il fallimento con sentenza, con la quale:

1) nomina il giudice delegato per la procedura;

2) nomina il curatore;

3) ordina al fallito il deposito dei bilanci e delle scritture contabili e fiscali obbligatorie, nonché dell’elenco dei creditori, entro tre giorni, se non è stato ancora eseguito a norma dell'articolo 14;

4) stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo, entro il termine perentorio di non oltre centoventi giorni dal deposito della sentenza, ovvero centottanta giorni in caso di particolare complessità della procedura;

5) assegna ai creditori e ai terzi, che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito, il termine perentorio di trenta giorni prima dell’adunanza di cui al numero 4 per la presentazione in cancelleria delle domande di insinuazione.

II. La sentenza produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione ai sensi dell’articolo 133, primo comma, del codice di procedura civile. Gli effetti nei riguardi dei terzi si producono dalla data di iscrizione della sentenza nel registro delle imprese ai sensi dell’articolo 17, secondo comma.

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(1) Articolo sostituito dall’art. 2 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La norma è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data della sua entrata in vigore, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Procedure concorsuali – Dichiarazione di apertura – Effetti per i terzi e per gli organi della procedura – Distinzione – Principio della c.d. zero hour rule – Fattispecie in tema di amministrazione straordinaria ALITALIA-LAI – Inefficacia dei pagamenti eseguiti prima della pubblicazione del provvedimento di apertura nel registro imprese.
Ai sensi dell'art. 16, comma 2, legge fall., la sentenza dichiarativa di fallimento produce i suoi effetti non dalla data della sua pubblicazione (la quale rileva, invece, per gli effetti che interessano il fallito e gli organi della procedura), ma da quella di iscrizione nel registro delle imprese, e non vi è dubbio che tra gli effetti della sentenza di fallimento che si riverberano nella sfera giuridica dei terzi si debbono considerare quelli riconducibili all'inefficacia comminata dall'art. 44 ai pagamenti eseguiti dal fallito a loro favore.

Se è vero che l’art. 1 del dpcm 29 agosto 2008 dispone l’ammissione di ALITALIA-LAI alla procedura di amministrazione straordinaria con decorrenza immediata, tuttavia detta norma non consente di prescindere dalla distinzione attualmente operata dall'art. 16, comma 2, legge fall. tra efficacia interna ed efficacia esterna della sentenza di fallimento e dei provvedimenti che determinano l'apertura delle procedure concorsuali.

Pertanto, per la procedura di amministrazione straordinaria ALITALIA-LAI, così come per ogni procedura concorsuale (cfr. art. 168 legge fall. per la procedura di concordato preventivo, l'art. 182-bis legge fall. per gli accordi di ristrutturazione, nonché Trib. Milano 10 dicembre 2010 per i procedimenti di liquidazione coatta amministrativa), devono distinguersi, sulla scorta del principio generale sancito dall’art. 16, comma 2, legge fall., gli effetti che riguardano l'impresa e gli organi della procedura, da quelli che incidono sulla sfera giuridica dei terzi; i primi si determinano ipso giure, con la formazione del titolo giudiziale o amministrativo che sancisce l'apertura della procedura, i secondi, al contrario, si producono a partire dalla pubblicazione del titolo nel registro delle imprese. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 31 Ottobre 2018.


Opposizione allo stato passivo - Decreto ingiuntivo non munito di esecutorietà ex art. 647 c.p.c. prima del fallimento - Opponibilità alla procedura - Esclusione - Violazione dell'art. 1, protocollo n. 1, CEDU - Esclusione - Ragioni - Fattispecie.
Non è opponibile alla procedura fallimentare il decreto ingiuntivo non munito, prima della dichiarazione di fallimento, di esecutorietà ex art. 647 c.p.c., poiché, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, solo in virtù della dichiarazione giudiziale di esecutorietà il decreto passa in giudicato, non rilevando l'avvenuta concessione della provvisoria esecutorietà ex art. 642 c.p.c. o la mancata tempestiva opposizione alla data della dichiarazione di fallimento; né ciò viola l'art. 1, protocollo n. 1, della CEDU (che tutela sia i "beni" che i valori patrimoniali, compresi i crediti) poiché l'aspettativa dell'ingiungente di tutela del diritto di credito in via privilegiata non ha base legale di diritto interno alla luce della suddetta consolidata giurisprudenza. (Nella specie, l'ingiungente aveva proposto opposizione all'ammissione del proprio credito in chirografo allegando l'aspettativa di tutela indotta dall'opponibilità al debitore del decreto ingiuntivo e dal riconoscimento della prelazione ipotecaria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 03 Settembre 2018, n. 21583.


Preliminare di vendita immobiliare - Facoltà di scioglimento del curatore del promittente venditore - Limiti di esercizio - Trascrizione della domanda ex art. 2932 c.c. da parte del promissario acquirente - Trascrizione anche della sentenza di accoglimento della domanda - Effetto ostativo - Sussistenza - Fondamento.
Il curatore fallimentare del promittente venditore di un immobile non può sciogliersi dal contratto preliminare ai sensi dell'art. 72 l.fall. con effetto verso il promissario acquirente, se quest'ultimo abbia trascritto prima del fallimento la domanda ex art. 2932 c.c. e successivamente anche la sentenza di accoglimento della stessa, in quanto, a norma dell'art. 2652, n. 2, c.c., detta trascrizione prevale sull'iscrizione della sentenza di fallimento nel registro delle imprese. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Maggio 2018, n. 13687.


Abusiva concessione di credito ad imprenditore in stato di insolvenza - Azione da illecito aquiliano nei confronti del finanziatore (banca) per il risarcimento del danno causato ai creditori - Responsabilità nei confronti dei terzi che abbiano confidato sulla solvibilità dell’imprenditore - Sussistenza - Condizioni.
In tema di concessione abusiva di credito, sussiste la responsabilità della banca, che finanzi un'impresa insolvente e ne ritardi perciò il fallimento, nei confronti dei terzi che, in ragione di ciò, abbiano confidato nella sua solvibilità ed abbiano continuato ad intrattenere rapporti contrattuali con essa, allorché sia provato che i terzi non fossero a conoscenza dello stato di insolvenza e che tale mancanza di conoscenza non fosse imputabile a colpa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 2018, n. 11695.


Fallimento - Stato d'insolvenza - In genere - Accertamento - Rilevanza delle cause - Esclusione - Fattispecie.
Ai fini della dichiarazione di fallimento, l'accertamento dello stato di insolvenza prescinde dalle cause che lo hanno determinato, anche se non imputabili all'imprenditore. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di fallimento di una società a responsabilità limitata reputando irrilevante che la relativa insolvenza fosse stata determinata dall'inagibilità, imputabile a terzi, del capannone dove sarebbe dovuta avvenire la produzione). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 14 Gennaio 2017, n. 441.


Concordato preventivo - Inammissibilità - Dichiarazione di fallimento - Previo deposito del decreto di inammissibilità del concordato - Necessità.
È nulla la sentenza dichiarativa di fallimento emessa in conseguenza della pronuncia ex art. 162, comma 2, l.fall. sulla domanda di concordato preventivo ed in difetto del previo deposito del decreto di sua inammissibilità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Novembre 2016, n. 24144.


Dichiarazione di fallimento - Regolamento di competenza ex art. 45 c.p.c. - Esperibilità - Fondamento - Art. 9 ter l.fall. - Impedimento - Esclusione.
In tema di fallimento, il regolamento di competenza di ufficio è esperibile, in applicazione analogica dell'art. 45 cod. proc. civ., in presenza di un conflitto di competenza sia reale positivo che meramente virtuale, attesa l'inderogabilità della previsione dell'art. 9 l.fall. e la conseguente rilevabilità di ufficio ed in ogni tempo della sua violazione, cui non osta l'eventuale avvenuta pronuncia, in uno dei due giudizi, della sentenza di fallimento, anche se divenuta cosa giudicata. Né, in contrario, può invocarsi l'art. 9 ter l.fall., che, nell'enunciare il principio della prevenzione quale criterio per l'individuazione del giudice innanzi al quale deve proseguire la procedura ove il fallimento sia stato dichiarato da più tribunali, postula che questi ultimi siano tutti ugualmente competenti ex art. 9 l.fall., sicché è inutilizzabile se quello pronunciatosi per primo abbia affermato la propria competenza in relazione ad una sede dell'impresa non corrispondente a quella principale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 29 Settembre 2016, n. 19343.


Fallimento - Efficacia - Ora zero del giorno della sua pubblicazione - Fondamento - Fattispecie.
Nella disciplina anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006, la legge non prescrive, tra gli elementi di individuazione della data della sentenza dichiarativa di fallimento, l'annotazione della ora in cui è stata emessa la decisione, sicché il fallito resta privo dell'amministrazione e della disponibilità dei beni sin dall'ora zero del giorno della sua pubblicazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, ritenendo inefficace il pagamento effettuato dal terzo pignorato in favore del creditore pignorante in esecuzione di un'ordinanza di assegnazione emessa lo stesso giorno della pubblicazione della sentenza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016, n. 14779.


Procedimento di mediazione – Accordo accertativo di usucapione – Trascritto dopo l’iscrizione della sentenza di fallimento – Opponibilità al fallimento – Non sussiste.
In virtù degli artt.2644 c.c., 2650 c.c. e dell’art.45 L.F., coordinato con l’art.16, ult. comma, L.F., gli accordi di mediazione che accertino l’usucapione sono opponibili alla procedura concorsuale soltanto se trascritti nei registri immobiliari prima dell’iscrizione della sentenza dichiarativa di fallimento nel registro delle imprese. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 09 Giugno 2016.


Fallimento - Desistenza o rinuncia del creditore istante - Rilascio in data successiva alla dichiarazione si fallimento - Effetti - Accoglimento del reclamo - Esclusione.
La desistenza o rinuncia dell'unico creditore istante rilasciata in data successiva alla dichiarazione di fallimento non è idonea a determinare l'accoglimento del reclamo e, conseguentemente, la revoca della sentenza di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Maggio 2016, n. 8980.


Fallimento - Domanda di ammissione al passivo - Termini per la presentazione - Sospensione feriale - Applicabilità.
Il termine perentorio per la presentazione delle domande di insinuazione al passivo fallimentare previsto dagli articoli 16, comma 1, n. 5, e 93, comma 1, legge fall., è soggetto alla sospensione feriale dei termini, così come è possibile desumere dagli articoli 92 regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12 e 36-bis legge fall., in quanto si tratta di termine processuale entro il quale il giudizio deve necessariamente essere proposto, non essendo concessa altra forma di tutela del diritto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Marzo 2016, n. 4408.


Ricorso per cassazione - Termine per il ricorso - Sospensione durante il periodo feriale - Sentenza d'appello reiettiva dell'impugnazione della dichiarazione di fallimento - Applicabilità - Esclusione - Fondamento.
La sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale, prevista dall'art. 1 della l. n. 742 del 1969, non si applica (ai sensi del successivo art. 3 della citata legge, in relazione all'art. 92 dell'ordinamento giudiziario, approvato con r.d. n. 12 del 1941) alle "cause inerenti alla dichiarazione e revoca fallimento", senza alcuna limitazione o distinzione fra le varie fasi ed i diversi gradi del giudizio, sicché neppure opera con riguardo al ricorso per cassazione contro la sentenza di rigetto pronunciata in sede d'appello avverso la dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016, n. 622.


Procedimento per dichiarazione di fallimento – Società in liquidazione – Accertamento dello stato di insolvenza

Procedimento per dichiarazione di fallimento – Società in liquidazione – Accertamento dello stato di insolvenza – Mancato deposito dei bilanci di esercizio
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Quando la società debitrice è in liquidazione, la valutazione del giudice, ai fini dell’applicazione dell’art. 5 l.f., deve essere diretta unicamente ad accertare se gli elementi attivi del patrimonio sociale consentano di assicurare l’uguale ed integrale soddisfacimento dei creditori sociali, e ciò in quanto non è più richiesto che la società in liquidazione disponga, come invece la società in piena attività, di credito e di risorse, e quindi di liquidità, necessari per soddisfare le obbligazioni contratte. (Riccardo Cammarata) (riproduzione riservata)

Depone senza dubbio in senso sfavorevole alla società debitrice il mancato deposito presso il registro delle imprese, prima da parte dell’amministratore e poi da parte del liquidatore, dei bilanci di esercizio sin dal 2012, circostanza questa, invero, già di per sé altamente sintomatica del superamento in negativo, per la società in liquidazione, del rapporto tra l’attivo e il passivo. (Riccardo Cammarata) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 19 Marzo 2015.


Fallimento – Estinzione della società – Cancellazione dal Registro delle Imprese – Mandato fiduciario.
Il mandato con il quale un fiduciante incarica un fiduciario di detenere per suo conto una quota di una determinata società di capitali, non cessa di avere effetto per il solo fatto del fallimento della società partecipata: la dichiarazione di fallimento non è infatti causa di scioglimento del contratto sociale. Pertanto, in mancanza di revoca del mandato, il fiduciario mantiene la sua qualità di socio, e ha diritto a ricevere il relativo compenso per l’attività svolta, finché la società partecipata non è estinta. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 13 Gennaio 2015.


Procedimento per dichiarazione di fallimento - Desistenza del creditore o del pubblico ministero - Rinuncia temporanea alla decisione del merito

Dichiarazione di fallimento - Preclusione derivante da precedenti decisioni di rigetto o di revoca del fallimento - Ne bis in idem - Esame delle circostanze del caso concreto e del contenuto del precedente provvedimento
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Nell'ambito del procedimento per dichiarazione di fallimento, la desistenza da parte del creditore o del pubblico ministero dall'istanza consiste in una mera rinuncia a carattere temporaneo alla decisione del merito, per cui la pronuncia del giudice che ne consegue non può essere equiparata al rigetto che segue all'esame della istanza con richiesta di fallimento e dei suoi presupposti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La questione se la riproposizione dell’istanza di fallimento possa ritenersi preclusa da una precedente decisione di rigetto o di revoca del fallimento e, quindi, ogni riflessione sul principio del ne bis in idem con riguardo alla riproposizione di una domanda di fallimento già respinta con provvedimento divenuto formalmente inoppugnabile deve essere risolta avendo riguardo alle singole circostanze del caso concreto ed al contenuto del provvedimento in precedenza adottato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 18 Giugno 2014, n. 13909.


Fallimento - Procedimento - Istanza di fallimento rivolta contro più imprenditori - Trattazione in unico procedimento - Ammissibilità - Ragioni.
La trattazione in un unico procedimento dell'istanza di fallimento rivolta verso una pluralità di imprenditori deve ritenersi ammissibile in applicazione dei principi generali in materia di connessione, compatibili con la disciplina del procedimento camerale e, in particolare, con quella dettata dall'art. 15 legge fall., ferma restando la necessità che, all'esito dell'unitario procedimento, gli eventuali fallimenti dichiarati restino distinti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2013.


Provvedimenti del giudice civile - Sentenza - Contenuto - Motivazione - Pluralità di argomentazioni - Inammissibilità di una domanda, o di un capo di essa o di un motivo di gravame - Motivazione anche sul merito - "Potestas iudicandi" - Insussistenza - Motivo di ricorso per cassazione solo sotto tale secondo profilo - Inammissibilità - Fattispecie..
Qualora il giudice che abbia ritenuto inammissibile una domanda, o un capo di essa, o un singolo motivo di gravame, così spogliandosi della "potestas iudicandi" sul relativo merito, proceda poi comunque all'esame di quest'ultimo, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di impugnazione della sentenza da lui pronunciata che ne contesti solo la motivazione, da considerarsi svolta "ad abundantiam", su tale ultimo aspetto. (Nella specie, una società trasferita all'estero aveva censurato la sentenza reiettiva del reclamo da essa proposto avverso la sua dichiarazione di fallimento per avere, tra l'altro, ritenuto possibile una siffatta declaratoria in assenza della notifica, nei suoi confronti, del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza prefallimentare, malgrado tale decisione di rigetto fosse stata preceduta da una valutazione di inammissibilità, per asserita genericità, dello stesso motivo di reclamo, successivamente non investita dal proposto ricorso per cassazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Ottobre 2013, n. 24469.


Fallimento - Iniziativa - Procedimento prefallimentare - Domanda di parte - Necessità - Desistenza dell'unico creditore istante anteriore alla pubblicazione della sentenza di fallimento ma prodotta solo in sede di reclamo avverso quest'ultima - Rilevanza - Conseguenze - Revoca del fallimento.
Il nuovo procedimento per la dichiarazione di fallimento, non prevedendo alcuna iniziativa d'ufficio, suppone, affinché il giudice possa pronunciarsi nel merito, che la domanda proposta dal soggetto a tanto legittimato sia mantenuta ferma, cioè non rinunciata, per tutta la durata del procedimento stesso, derivandone, quindi, che la desistenza dell'unico creditore istante intervenuta anteriormente alla pubblicazione della sentenza di fallimento, pur se depositata solo in sede di reclamo avverso quest'ultima, determina la carenza di legittimazione di quel creditore e la conseguente revoca della menzionata sentenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Settembre 2013, n. 21478.


Dichiarazione di fallimento - Pregiudizio alla possibilità di cessione dell'azienda - Esercizio provvisorio limitato all'adempimento degli ordinativi in corso..
Qualora la pur momentanea interruzione dell'attività di impresa possa pregiudicarne l'avviamento e la possibilità di far luogo alla cessione dell'azienda nel suo complesso e non vi sia rischio di pregiudizio delle ragioni dei creditori, è possibile autorizzare l'esercizio provvisorio limitatamente all'adempimento degli ordinativi in corso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Lecco, 09 Luglio 2013.


Fallimento - Revoca del fallimento - Cessazione degli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento - Presupposto - Passaggio in giudicato della sentenza di revoca - Precedente sospensione dell'attività liquidatoria - Facoltà discrezionale - Sussistenza - Riforme del 2006 e del 2007 - Ininfluenza..
Gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento - la cui esecutività in via provvisoria, disposta dall'art. 16, secondo comma, legge fall., non è suscettibile di sospensione, in considerazione della finalità della procedura fallimentare, diretta a privilegiare gli interessi generali dei creditori rispetto all'interesse del debitore - possono essere rimossi, sia quanto alla determinazione dello "status" di fallito e sia quanto agli aspetti conservativi che al medesimo si ricollegano, soltanto col passaggio in giudicato della successiva sentenza di revoca resa in sede di opposizione, mentre anteriormente a tale momento può provvedersi, in via esclusivamente discrezionale, alla sospensione dell'attività liquidatoria, principi su cui non hanno inciso le riforme del 2006 e del 2007. Risultano, infatti, ancora in vigore sia l'art. 16, secondo comma, legge fall. sia il principio della non sospensione della sentenza di fallimento per effetto della proposizione del reclamo, restando possibile, in tale caso, solo sospendere, ex art. 19 legge fall., la liquidazione dell'attivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Maggio 2013.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Giudice delegato - Poteri - Giudice delegato che abbia autorizzato il curatore a proporre istanza per la dichiarazione di fallimento in estensione - Successiva partecipazione del medesimo giudice al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso - Possibilità - Esclusione - Fattispecie successiva all'entrata in vigore del d.lgs. n. 5 del 2006 e 169 del 2007..
Il giudice delegato che abbia autorizzato il curatore, ex art. 25, primo comma, n. 6, legge fall. (nel testo, utilizzabile "ratione temporis", risultante dalle modifiche apportategli dai d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e 12 settembre 2007, n. 169), a richiedere, alla stregua dell'art. 147, quarto comma, della medesima legge, l'estensione del fallimento in danno del socio accomandante asseritamente ingeritosi nell'amministrazione della società in accomandita semplice, non può, poi, partecipare al collegio chiamato a pronunciarsi sul corrispondente ricorso, trovando anche in tal caso piena e diretta applicazione il secondo comma del suddetto art. 25, la cui chiara portata precettiva impedisce a quel giudice di trattare i giudizi che abbia autorizzato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2013, n. 10732.


Fallimento – Inefficacia ex lege – Espropriazione presso terzi – Ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. – Sentenza dichiarativa di fallimento – Contestualità temporale – Prevalenza funzionale della Sentenza di fallimento..
Non è opponibile al fallimento l’ordinanza di assegnazione ai sensi dell’art. 553 c.p.c.  sottoscritta dal giudice dell’esecuzione il medesimo giorno del deposito della sentenza dichiarativa di fallimento: la prevalenza di quest’ultima, in una prospettiva funzionale, discende dalla priorità attribuita dal legislatore a suoi effetti su quelli, eventualmente concorrenti, dell’esecuzione individuale, posto che “salvo diversa disposizione della legge, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento” (art. 51 l. fall. nel testo anteriore alla riforma). (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Appello Torino, 21 Marzo 2011.


Nuova legge fallimentare – Regime transitorio – Distinzione tra fasi del procedimento – Conseguenze..
La procedura fallimentare deve essere distinta in due fasi: quella pre-fallimentare, introdotta con ricorso e definita con la sentenza dichiarativa di fallimento, e quella concorsuale, aperta con la medesima sentenza e terminata con la chiusura del fallimento. Da ciò consegue che la sentenza di fallimento emessa dopo l’entrata in vigore del d. lgs. n. 5/2006 deve contenere i requisiti di cui all’art. 16 nel testo modificato dal citato d. lgs. e ciò anche se il ricorso per fallimento è stato depositato prima dell’entrata in vigore del medesimo decreto legislativo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Mondovì, 23 Ottobre 2006.


Fallimento – Ricorso anteriore al 16 luglio 2006 – Dichiarazione successiva al 16 luglio 2006 – Nuovo rito – Applicabilità (art. 16 l.f.; art. 146 dpr 30 maggio 2002 n.115)..
Le dichiarazioni di fallimento pronunciate dopo il 16 luglio 2006 sulla base di ricorsi depositati in epoca anteriore, così come le procedure ad esse conseguenti, sono regolate dalle nuove norme della legge fallimentare. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 12 Ottobre 2006.


Difetto di giurisdizione del giudice italiano - Sussistenza - Illeciti commessi dalla predetta società, nella confederazione elvetica - Azione di risarcimento danni promossa dal curatore del fallimento dell'imprenditore italiano - Giurisdizione del giudice italiano - Esclusione - Limiti - Insinuazione da parte della società straniera, dei propri crediti nel fallimento - Difetto di giurisdizione - Sussistenza

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Con riguardo alla controversia, promossa dal curatore del fallimento di imprenditore italiano, nei confronti di società con Sede nella Confederazione elvetica, per conseguire declaratoria d'Invalidità od inefficacia di pagamenti di crediti verso il fallito, ottenuti dalla convenuta in esito a procedure esecutive su beni siti in detto stato estero , ed altresì per conseguire condanna al risarcimento del danno, in relazione ad illeciti assertivamente commessi in tale stato estero dalla convenuta medesima, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano, tenuto conto, quanto alla prima domanda, che la materia fallimentare si sottrae alla disciplina della convenzione italo-svizzera del 3 gennaio 1933 (resa esecutiva con legge 15 giugno 1933 n. 743), e che il curatore, il quale intenda acquisire il risultato utile della esecuzione individuale su beni del fallito situati all'estero, deve attivarsi davanti al giudice del "forum rei sitae", alla stregua dell'imprescindibile relazione fra ubicazione dei beni ed esecuzione forzata ad essi inerente, ed inoltre, con riguardo alla seconda domanda, che la giurisdizione italiana può essere riconosciuta, ai sensi dell'art. 4 n. 2 cod. proc. civ., solo se in Italia si sia verificato il fatto dannoso. Il suddetto difetto di giurisdizione non resta escluso, sotto il profilo della accettazione tacita della giurisdizione italiana a norma dell'art. 4 n. 1 cod. proc. civ., dalla circostanza che la società straniera abbia insinuato i propri crediti nel fallimento, in considerazione della non coincidenza dell'oggetto di tale domanda con quello della pretesa formulata dalla curatela. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Dicembre 1990, n. 12031.


Procedimento civile - Interruzione del processo - Perdita della capacità processuale di una delle parti - Costituzione in giudizio del fallimento - Chiusura della procedura concorsuale dopo la sentenza di primo grado - Notificazione dell'atto d'appello al procuratore costituito del fallimento - Validità - Interruzione del processo - Momento determinante.
Nel procedimento in cui sia parte il fallimento, in persona del curatore, la sopravvenuta chiusura della procedura concorsuale, implicando la cessazione dalla carica del curatore medesimo ed il conseguente venir meno della sua capacità processuale, configura evento interruttivo regolato dal disposto dell'art. 300 cod. proc. civ.. pertanto, quando il fallimento si sia costituito in primo grado per mezzo di procuratore, il verificarsi di detto evento, dopo la sentenza del primo giudice, non osta a che il processo d'appello venga validamente instaurato con atto notificato a quel procuratore e prosegua ritualmente nei confronti del fallimento, fino al momento in cui, secondo le Disposizioni del citato art. 300 cod. proc. civ., l'evento medesimo non sia certificato dall'ufficiale giudiziario, ovvero dichiarato o notificato dal procuratore (il quale resta a tal fine legittimato anche quando il fallimento rimanga contumace in Sede di gravame), tenendo conto che solo nel suddetto momento si determina l'interruzione del processo e l'inizio del decorso del termine per la sua riassunzione o prosecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Giugno 1984, n. 3360.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Sopravvenienza della riabilitazione civile del fallito nelle more del giudizio di opposizione - Cessazione della materia del contendere - Configurabilità - Esclusione .
Nel giudizio di opposizione avverso la dichiarazione di fallimento, diretto a contestare la ricorrenza dei presupposti per lo assoggettamento del debitore alla procedura concorsuale, la materia del contendere non puo ritenersi cessata per il solo fatto della sopravvenuta riabilitazione civile del fallito, ai sensi degli artt 142 e 143 del RD 16 marzo 1942 n 267, atteso che tale riabilitazione integra una mera rimozione delle incapacita personali che colpiscono il debitore per effetto di un fallimento giustamente subito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Ottobre 1979, n. 5111.