TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. I - Degli effetti del fallimento per il fallito


Art. 42

Beni del fallito
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La sentenza che dichiara il fallimento, priva dalla sua data il fallito dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni esistenti alla data di dichiarazione di fallimento.

II. Sono compresi nel fallimento anche i beni che pervengono al fallito durante il fallimento, dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi.

III. Il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori, può rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura fallimentare qualora i costi da sostenere per il loro acquisto e la loro conservazione risultino superiori al presumibile valore di realizzo dei beni stessi. (1)

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(1) Comma introdotto dall’art. 40 del D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5. La modifica è entrata in vigore il 16 luglio 2006.

GIURISPRUDENZA

Amministrazione straordinaria – Contratti pendenti – Conto corrente bancario – Facoltà di scioglimento – Ordine di bonifico – Opponibilità ai creditori.
Se è vero che ai sensi del d.l. 23 dicembre 2003 n. 347, il decreto ministeriale che dispone l’amministrazione straordinaria determina lo spossessamento del debitore e produce gli effetti di cui agli artt. 42 e 44 legge fall., tuttavia, per effetto del richiamo dell’art. 8 del citato decreto alle norme del d.l.vo n. 270/1999, i contratti ad esecuzione continuata o periodica ancora ineseguiti o non interamente eseguiti da entrambe le parti (tra i quali si annovera, indubbiamente, quello di conto corrente) continuano ad avere esecuzione fino a quando il commissario straordinario non esercita la facoltà di scioglimento.

[Nel caso di specie, è stato ritenuto legittima ed efficace nei confronti dei creditori una disposizione di bonifico in quanto non solo precedente allo spossessamento del debitore ma perché i commissari straordinari non avevano esercitato la facoltà di sciogliersi dal contratto di conto corrente bancario.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 31 Ottobre 2018.


Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare – Esclusione tra le spese liquidabile ex art. 2770 c.c. delle spese del curatore fallimentare

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all'art.2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art.2770 c.c.
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In sede esecutiva l’assegnazione al fondiario delle somme ricavate dalla vendita sconta unicamente l’anteposizione dei crediti per atti conservativi o di espropriazione di cui all’art.2770 c.c., quali sono le spese di giustizia strumentali all'espropriazione forzata immobiliare. Le spese sostenute dalla curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori, senz’altro prededucibili in sede concorsuale, non lo sono in sede esecutiva in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata di cui si tratta. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Quando il Curatore interviene nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario, a mente dell’art.41 II co. TUB, il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del c.p.c. e ad assegnare il ricavato al Fallimento non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

Al Giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art.42 l.f. (Laura De Simone) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 03 Settembre 2018.


Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il codice di rito – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art. 2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Subentro da parte del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art. 2770 c.c.
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Quando il Curatore sceglie di subentrare nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito, a mente dell’art. 107, comma 6, l.f. il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del codice di rito e ad assegnare il ricavato al fallimento, non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Al giudice dell’esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare, ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art. 42 l.f. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 05 Luglio 2018.


Fallimento - Effetti - Beni del fallito - Nuova attività di impresa esercitata dal fallito dopo la data di apertura della procedura concorsuale - Operazioni finanziarie gestite su un conto corrente già in precedenza aperto dalla società "in bonis" - Disciplina dei relativi atti - Applicabilità dell’art. 42, comma 2, l. fall. - Conseguenze.
Qualora il fallito, dopo la data di apertura della procedura concorsuale, intraprenda una nuova attività d'impresa, avvalendosi per le operazioni finanziarie ad essa inerenti di un conto corrente bancario già in precedenza aperto in capo alla società "in bonis", i relativi atti non ricadono nella sanzione di inefficacia dell'art. 44 l.fall., ma restano disciplinati dall'art. 42, comma 2, l. fall., riguardante la sopravvenienza di ulteriori beni per titolo successivo al fallimento. Ne consegue che la curatela, in applicazione di tale ultima norma, ha facoltà di appropriarsi dei soli risultati positivi dell'indicata attività, al netto delle spese incontrate per la loro realizzazione, e, pertanto, può reclamare dalla banca il versamento del solo saldo attivo del predetto conto corrente, corrispondente all'utile dell'impresa, non anche la restituzione delle somme fuoriuscite dal conto per operare pagamenti nell'esercizio della nuova impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Maggio 2018, n. 11541.


Accordo di composizione della crisi – Opponibilità dei contratti di cessione del quinto dello stipendio e di delegazione di pagamento – Esclusione – Equiparazione tra decreto di fissazione dell’udienza e pignoramento con effetto di spossessamento per i crediti sorti successivamente

Natura concorsuale della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento – Falcidiabilità dei crediti chirografari per prestiti da estinguersi con cessione di quote di stipendio

Convenienza della proposta – Parametro di raffronto rappresentato dalla procedura liquidatoria di cui agli artt 14-ter ss L.3/2012 – Credito da stipendio utilizzabile solo nella misura eccedente a quanto occorre per il mantenimento ex art 14-ter comma 6 lett b) L 3/2012
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Il contratto di cessione di un quinto dello stipendio e la delegazione del pagamento divengono inopponibili alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento per effetto del decreto di fissazione dell’udienza di omologazione dell’accordo, in quanto equiparato all’atto di pignoramento per espressa previsione dell’art 10 co5 L. 3/2012.
Il contratto di cessione di crediti futuri (quali i crediti di lavoro) produce alla stipula effetti obbligatori, dovendosi ritenere quelli traslativi subordinati al venire ad esistenza dei crediti ceduti. Diventa quindi inopponibile per l’effetto di spossessamento prodotto dal pignoramento (e dal decreto di fissazione di udienza), che impedisce al cessionario di far valere l’acquisto di crediti sorti successivamente, poiché l’effetto traslativo dovrebbe prodursi in relazione a un diritto di cui il cedente ha perso la disponibilità.
L’equiparazione al pignoramento e gli effetti di spossessamento sono coerenti con la natura concorsuale dell’accordo di composizione della crisi: come accade per i fallimenti (in cui non può dubitarsi che anche i crediti da lavoro siano acquisiti all’attivo fallimentare) anche nell’accordo di composizione della crisi e nel piano del consumatore si crea un vincolo di destinazione sul patrimonio del debitore opponibile ai terzi, con spossessamento attenuato già ante omologa nel caso di accordo di composizione.
Ritenere inoltre che il contratto di cessione del quinto sia opponibile alla procedura di sovraindebitamento appare in radicale contrasto con l’effetto sospensivo (addirittura) delle procedure esecutive in corso che la presentazione del ricorso produce.
Posto che ex art 7 L 3/2012 è possibile la non integrale soddisfazione dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca, a fortiori deve affermarsi la falcidiabilità dei crediti chirografari e tra questi quelli relativi a prestiti da estinguersi con quote di stipendio.
Eventuali contestazioni in punto di convenienza della proposta devono avere quale parametro di raffronto la procedura liquidatoria degli artt 14-ter ss L.3/2012, per effetto della quale il credito da stipendio è utilizzabile solo nella misura eccedente a quanto occorre per il mantenimento. Tale limite opera pure in presenza di atti di disposizione di tale credito.
Peraltro se gli accordi volontariamente raggiunti in precedenza tra debitore e creditore dovessero essere ritenuti vincolanti, gli stessi impedirebbero l’accesso a queste procedure, consentendo il soddisfacimento integrale di singoli creditori e la proporzionale riduzione del patrimonio da destinare al soddisfacimento di tutti gli altri. La natura concorsuale del procedimento rende incoerente il non assoggettamento del cessionario del quinto a una riformulazione dell’adempimento prevista per gli altri chirografari. (Emanuela Scaleggi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 15 Marzo 2018.


Fallimento del debitore esecutato - Pendenza di procedura esecutiva mobiliare individuale - Automatica acquisizione dei beni oggetto di pignoramento in favore della massa fallimentare - Art. 42 L.F. - Intervento del curatore fallimentare nella procedura esecutiva - Non necessario intervento - Sufficienza della comunicazione in forma libera di non voler subentrare all'esecuzione - Improcedibilità della stessa - Chiusura anticipata del processo ex art. 532 comma II terzo periodo c.p.c. - Compenso all’ufficiale giudiziario: non dovuto - Art. 122 comma III dPR n. 129/1959.
In caso di fallimento della società debitrice, precedentemente ammessa alla procedura di concordato preventivo, la sentenza dichiarativa di fallimento determina il cd. spossessamento dell’imprenditore ai sensi dell’art. 42 L.F., sicché all’interno del patrimonio fallimentare debbono essere ricompresi anzitutto i beni preesistenti di qualsiasi natura che si trovano nel patrimonio del fallito, anche se in possesso di terzi, nonché i beni sopravvenuti.
I beni sopravvenuti entrano automaticamente nella massa attiva fallimentare, principio desumibile dall'introduzione del comma 3 dell'art. 42 l.f. (comma aggiunto dall’art. 40 del D.L.vo 9 gennaio 2006 n. 5), laddove, stabilendo che gli organi della procedura possono rinunciare ad acquisire i beni che pervengono al fallito durante la procedura, il legislatore ha chiaramente optato per un’acquisizione immediata ed automatica degli stessi.
Data l’automaticità dell’acquisizione dei beni sopravvenuti, tra cui è ricompreso il denaro, non sarà necessaria da parte del curatore fallimentare la consultazione e/o consenso del comitato dei creditori, la cui autorizzazione è invece richiesta, ai sensi dell'art. 42, III comma, per la rinunzia qualora i costi da sostenere per l'acquisto e la conservazione risultino superiori al presumibile valore di realizzo del bene;
Non è nemmeno necessario un vero e proprio intervento da parte del curatore fallimentare nella procedura esecutiva individuale (con l’assistenza di un legale), potendo il curatore limitarsi a rilasciare una comunicazione (nella forma più libera, ma con obbligo di portarla a conoscenza della cancelleria competente) di non voler subentrare all’esecuzione mobiliare pendente ex art. 107 comma VI l.f. con conseguente dichiarazione di improcedibilità da parte del GE ed acquisizione dei beni o delle somme ricavate dalla vendita mobiliare al fallimento;
La dichiarazione del curatore di non subentrare nell’esecuzione mobiliare (manifestazione che sollecita il potere del GE all’emissione di un provvedimento avente ad oggetto una dichiarazione di improcedibilità ex art. 107 comma VI l.f.,) è ipotesi assimilabile ad una chiusura anticipata del processo esecutivo di cui all’art. 532 comma II terzo periodo c.p.c. e, pertanto, il compenso all’Ufficiale Giudiziario non è dovuto a norma dell’art. 122 comma III dPR n. 129/1959. (Giuseppe De Filippo) (riproduzione riservata)
Tribunale Aosta, 21 Novembre 2017.


Fallimento – Spossessamento beni fallito e responsabilità personale – Differenza – Subentro Curatore posizioni soggettive fallito – Responsabilità oggettiva – Insussistenza.
La curatela fallimentare non subentra negli obblighi più strettamente correlati alla responsabilità dell’imprenditore fallito, in quanto il potere di disporre di beni fallimentari (secondo le particolari regole della procedura concorsuale e sotto il controllo del giudice delegato) non comporta necessariamente il dovere di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti (ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 30 giugno 2014 n. 3274). Ne consegue che alcun dovere del curatore di adottare particolari comportamenti attivi, finalizzati alla tutela sanitaria degli immobili destinati alla bonifica da fattori inquinanti (cfr. T.a.r. Lombardia, Milano, sez. III, 3 marzo 2017 n. 520). Infatti la responsabilità del proprietario e di coloro che a qualunque titolo abbiano la disponibilità dell’area interessata dall’abbandono dei rifiuti non è qualificabile come una forma di responsabilità oggettiva, essendo necessario che la responsabilità, sia accertata, in contraddittorio con i soggetti interessati dai soggetti preposti al controllo (Consiglio di Stato, sez. V, 22 febbraio 2016 n. 705). A tale riguardo, occorre rilevare che il curatore fallimentare non ha la disponibilità giuridica del compendio aziendale della società fallita, essendo legittimato ad esercitare in funzione tutoria il possesso e potendo compiere atti di disposizione solo sulla base della autorizzazione del giudice delegato (cfr. T.a.r. Lombardia, Milano, sez. III, 3 novembre 2014 n. 2623). (Luca Caravella) (riproduzione riservata) T.A.R. Napoli, 20 Giugno 2017.


Dichiarazione di fallimento – Effetti – Spossessamento dei beni – Sequestro preventivo per equivalente – Inammissibilità – Legittimazione attiva all’impugnazione in capo al curatore – Sussistenza.
Nel settore delle cautele reali il concetto di disponibilità di cui all’art. 322-ter c.p. va inteso in senso sostanziale e fattuale, corrispondente all’istituto di matrice civile del possesso, analogamente al potere esercitato dal curatore fallimentare sull’attivo fallimentare in forza della sentenza dichiarativa di fallimento, che ha l’effetto di privare il fallito dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni.

Va dunque affermata la legittimazione attiva del curatore a proporre richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo per equivalente che colpisce i beni componenti l’attivo fallimentare.

Successivamente alla sentenza di fallimento, i beni facenti parte della massa attiva non sono più sequestrabili, stante la carenza in capo al reo del requisito della disponibilità dei beni richiesto dall’art. 322-ter c.p.

In definitiva quindi, con sentenza dichiarativa di fallimento si realizza uno “spossessamento” del reo in favore della curatela e, da quel momento, sulla massa attiva non è più imprimibile il vincolo del sequestro ai sensi dell’art. 322- ter c.p.

(La decisione del Tribunale di Rimini aderisce al più recente orientamento giurisprudenziale in punto alla legittimazione del curatore ad impugnare il provvedimento di sequestro penale di beni appresi al fallimento, v. Cass. pen. 2016/42469). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
Tribunale Rimini, 22 Maggio 2017.


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L'art. 43 della legge fallimentare ha natura innovativa e non si applica alle dichiarazioni di fallimento intervenute prima della sua entrata in vigore (16/7/2006 ). Ne consegue che ai fini della tempestività della riassunzione si applica l'art. 300 cod. proc, civ, ed il termine decorre dalla dichiarazione in udienza del procuratore costituito. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Febbraio 2017.


Tributi - "Solve Et Repete" - Contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - Procedimento - Legittimazione processuale del contribuente fallito - Durante la procedura fallimentare - Incapacità relativa - Rilevabilità solo su eccezione della curatela fallimentare.
In tema di contenzioso tributario, sussiste la legittimazione processuale del contribuente dichiarato fallito (nella specie successivamente alla notifica dell'atto impositivo), atteso che la sua incapacità processuale ha carattere meramente relativo e può essere fatta valere solo dal curatore fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 28 Dicembre 2016, n. 27277.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore che agisca in ripetizione dell'indebito pagato dal fallito "in bonis" - Identità tra le posizioni del curatore e del fallito - Fondamento - Conseguenze - Inapplicabilità dell'art. 2704 c.c..
Il curatore fallimentare che agisce in giudizio per la ripetizione di una somma indebitamente pagata dal fallito in epoca antecedente all'apertura del fallimento esercita un'azione rinvenuta nel patrimonio del fallito, collocandosi nella sua stessa posizione, sostanziale e processuale. Ne consegue che il terzo convenuto in giudizio dal curatore può a questi legittimamente opporre tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre all'imprenditore fallito, comprese le prove documentali da questi provenienti, senza i limiti di cui all'art. 2704 c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Novembre 2016, n. 23630.


Riscossione delle imposte - Società concessionaria del servizio - Fallimento - Somme riscosse e depositate presso la Cassa Depositi e Prestiti - Domanda del curatore di accertamento di spettanza alla massa - Giurisdizione della Corte dei conti - Sussistenza - Fondamento.
La società concessionaria del servizio di riscossione delle imposte può qualificarsi come contabile, essendo un agente incaricato, in virtù di una concessione contratto, di riscuotere danaro di spettanza dello Stato o di enti pubblici e del quale la stessa ha il maneggio nel periodo compreso tra la riscossione ed il versamento. Ne consegue che, allorquando tale società, cessato il rapporto concessorio, sia stata dichiarata fallita, la domanda con la quale il curatore chiede l'accertamento della spettanza alla massa fallimentare delle somme riscosse e depositate presso la Cassa Depositi e Prestiti è devoluta alla giurisdizione contenziosa della Corte dei conti, essendo questa l'autorità giurisdizionale deputata - in base alle norme degli artt. 13 e 44 del r.d. n. 1214 del 1934 ed alle successive di cui al d.P.R. n. 603 del 1973 ed al d.P.R. n. 858 del 1963, le quali non risultano abrogate dalla l. n. 657 del 1986 e dal successivo d.P.R. n. 43 del 1988 - alla verifica dei rapporti di dare ed avere tra esattore delle imposte ed ente impositore e del risultato contabile finale di detti rapporti. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Novembre 2016, n. 23302.


Pignoramento di crediti – Effetti – Eccezione di compensazione proposta dal terzo obbligato – Condizioni di ammissibilità – Coesistenza e reciprocità in data anteriore al pignoramento – Necessità e sufficienza.
Il pignoramento comporta ex art. 2917 c.c. l'indisponibilità e la separazione dal restante patrimonio del credito pignorato, che resta, pertanto, insensibile a tutte le posteriori cause di estinzione, ivi compresa la compensazione legale. Perché il terzo obbligato possa far salva l'eccezione di compensazione non è necessario che sussistano in data anteriore alla notifica del pignoramento (o al fallimento) tutte le condizioni per il fondato esercizio dell'eccezione (certezza, liquidità ed esigibilità), ma è sufficiente che la coesistenza (art. 1241 c.c.) tra i reciproci crediti e debiti si sia verificata prima del pignoramento. Non si verifica coesistenza tra crediti anteriore al pignoramento, e quindi non è consentito al terzo obbligato esercitare la compensazione legale, se il credito nei confronti del debitore: 1) non è ancora nato al momento del pignoramento; 2) esiste, ma appartiene ad altri, avendone il terzo acquistato la titolarità, o notificato l’acquisto, soltanto dopo il pignoramento. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Agosto 2016.


Fallimento – Effetti del fallimento sui creditori – Compensazione – Credito acquistato successivamente alla dichiarazione di fallimento (o alla presentazione della domanda di concordato preventivo) – Inammissibilità.
L’inammissibilità della compensazione per crediti sorti o acquistati dopo la dichiarazione di fallimento – o dopo la presentazione della domanda di concordato preventivo – trova fondamento nell’effetto di pignoramento generale prodotto dal fallimento (cfr. artt. 42 ss. l.f.) e specificamente nell’art. 2917 c.c. che rende insensibile il credito oggetto di esecuzione a cause estintive sopravvenute. Il principio, nella sua larghezza, trova applicazione indifferentemente a crediti scaduti e non scaduti alla data di apertura del concorso, pur essendo menzionato dall’art. 56 co. 2 l.f. soltanto per quanto concerne i crediti scaduti. Resta ferma l’eccezionalità dell’art. 56 co. 2 l.f. nella parte in cui prevede l’inefficacia per acquisto per atto tra vivi nell’anno anteriore al fallimento di crediti bensì di “radice causale” anteriore, ma non ancora scaduti al momento del fallimento. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 05 Agosto 2016.


Polizza vita Unit Linked – Natura finanziaria – Titolarità dell’azione in capo alla Curatela in caso di fallimento del contraente.
I diritti di credito vantati dal Fallimento nei confronti di una compagnia assicurativa, derivanti da una polizza unit linked qualificata come prodotto finanziario, sono esclusi dall’ambito applicativo degli art.li 1923, I co, c.c. e 46, I co, n. 5 l.f. (Giovanni Cedrini, Francesca Corsano) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 28 Luglio 2016.


Dichiarazione di fallimento - Sentenza - Decorrenza degli effetti - Ora zero del giorno della pubblicazione - Inefficacia nei confronti dei creditori degli atti compiuti e pagamenti eseguiti o ricevuti.
Poiché la legge non prescrive, tra gli elementi di individuazione della data della sentenza dichiarativa di fallimento, l’annotazione dell’ora in cui la decisione è stata emessa, detta sentenza produce i suoi effetti dall’ora zero del giorno della sua pubblicazione, con la conseguenza che dall’inizio di tale giorno il fallito è privato dell’amministrazione e della disponibilità dei suoi beni e sono inefficaci nei confronti dei creditori concorsuali tutti gli atti da lui compiuti e i pagamenti da lui eseguiti o ricevuti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016.


Fallimento – Prescrizione dei diritti del fallito nei confronti dei terzi – Interruzione – Esclusione.
Gli articoli 2941 e 2942 c.c. non contemplano il fallimento tra le ipotesi di sospensione della prescrizione, la cui dichiarazione, pertanto, non impedisce, per la durata della procedura, il decorso del termine di prescrizione nei rapporti con i terzi, dal momento che i diritti vantati dal fallito nei confronti dei propri debitori o sui beni compresi nel fallimento possono essere esercitati dal curatore, in virtù della legittimazione attribuita di dagli articoli 42 e 43 legge fall., mentre l’inerzia o il disinteresse degli organi della procedura legittimano il fallito ad agire, in via eccezionale, per la tutela dei propri diritti, senza che i terzi possano opporre il difetto di capacità processuale previsto esclusivamente la tutela degli interessi della massa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 19 Luglio 2016.


Fallimento - Efficacia - Ora zero del giorno della sua pubblicazione - Fondamento - Fattispecie.
Nella disciplina anteriore al d.lgs. n. 5 del 2006, la legge non prescrive, tra gli elementi di individuazione della data della sentenza dichiarativa di fallimento, l'annotazione della ora in cui è stata emessa la decisione, sicché il fallito resta privo dell'amministrazione e della disponibilità dei beni sin dall'ora zero del giorno della sua pubblicazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, ritenendo inefficace il pagamento effettuato dal terzo pignorato in favore del creditore pignorante in esecuzione di un'ordinanza di assegnazione emessa lo stesso giorno della pubblicazione della sentenza di fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016, n. 14779.


Equa riparazione per irragionevole durata della procedura concorsuale - Lucro cessante del fallito - Configurabilità - Esclusione - Fondamento.
Ai fini dell'equa riparazione, l'irragionevole durata della procedura concorsuale di per sè non causa al fallito un lucro cessante, in quanto egli non è privato della capacità di svolgere attività lavorativa, né l'eventualità che i proventi siano appresi all'attivo fallimentare rappresenta un danno ingiusto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Giugno 2016, n. 12864.


Fallimento - Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Eccezione della controparte o rilievo di ufficio - Ammissibilità - Esclusione - Conseguenze.
La perdita della capacità processuale del fallito, a seguito della dichiarazione di fallimento, non è assoluta, ma relativa alla massa dei creditori, alla quale soltanto è consentito eccepirla, sicché, se il curatore rimane inerte, il processo continua validamente tra le parti originarie, tra le quali soltanto avrà efficacia la sentenza finale (salva la facoltà del curatore di profittare dell'eventuale risultato utile del giudizio in forza del sistema di cui agli artt. 42 e 44 l.fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Gennaio 2016.


Ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c. - Pagamento del terzo "debitor debitoris " successivamente al fallimento del debitore esecutato - Inefficacia ex art. 44 l.fall. - Sussistenza nei limiti del rapporto tra fallito e creditore procedente - Obbligo di quest'ultimo alla restituzione.
In caso di assegnazione ai sensi dell'art. 553 c.p.c., il pagamento eseguito dal terzo "debitor debitoris" in favore del creditore assegnatario estingue sia il suo debito nei confronti del debitore esecutato che quello di quest'ultimo verso il creditore predetto, sicché, ove lo stesso sia successivo al fallimento del menzionato debitore, è privo di effetti, ex art. 44 l.fall., ma solo nel rapporto obbligatorio tra il fallito e quel creditore, che, pertanto, è l'unico soggetto obbligato alla restituzione al curatore di quanto ricevuto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 17 Dicembre 2015, n. 25421.


Procedure concorsuali - Natura coattiva o meno delle vendite - Distinzione - Criterio - Trasferimento del bene a prescindere dal consenso del proprietario.
Ciò che qualifica le vendite come coattive non è la riconducibilità del trasferimento ad un decreto del giudice dell'esecuzione o del giudice delegato al fallimento, bensì la circostanza che il trasferimento della proprietà del bene avvenga a prescindere dal consenso del soggetto titolare del diritto di proprietà. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Procedure concorsuali - Vendite coattive - Norme applicabili.
La qualificazione della vendita come forzata (o coattiva) comporta esclusivamente l'applicazione ad essa della speciale disciplina prevista dagli articoli 2919 e seguenti c.c. e non la necessità di rispettare le norme di cui agli articoli 570 e seguenti c.p.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Procedure concorsuali - Vendite poste in essere dal curatore a prescindere dal procedimento disciplinato dal codice di procedura civile - Preferenza per la procedura di vendita snella.
L'articolo 107 legge fall., ove autorizza il curatore a prescindere dalla procedura della vendita senza incanto, così come disciplinata dal codice di procedura civile, esprime la preferenza per una procedura di vendita maggiormente snella, la quale deve considerarsi la regola, rispetto all'opzione più formalistica che conduca alla necessaria applicazione dei principi codicistici che governano le vendite forzate. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Procedure concorsuali - Valutazione di legittimità della procedura di vendita attuata con forme diverse da quelle del codice di procedura civile - Valutazione svincolata dal rispetto delle prescrizioni codicistiche - Principi cardine - Pubblicità e natura competitiva del procedimento.
La valutazione di legittimità della procedura di vendita attuata con forme negoziali alternative a quelle previste dal codice di procedura civile, consentita dalla previsione dell'articolo 107 legge fall., è svincolata dal rigido rispetto delle prescrizioni codicistiche ed è ancorata esclusivamente al rispetto dei due principi che governano la liquidazione dell'attivo fallimentare qualora le vendite siano eseguite dal curatore con forme negoziali: l'idoneità della pubblicità che deve precedere la vendita e la natura competitiva del procedimento utilizzato per l'individuazione del soggetto acquirente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Procedure concorsuali - Vendite del curatore attuate con criteri diversi da quelli previsti dal codice di procedura civile - Proroga del termine per il versamento del prezzo - Ammissibilità.
Il fatto che le vendite siano poste in essere dal curatore ai sensi dell'articolo 107 legge fall., al di fuori delle rigide prescrizioni procedimentali dettate dal codice di procedura civile, consente la concessione di una proroga del termine previsto per il versamento del prezzo tutte le volte che ciò risponda a valutazioni di opportunità effettuate nell'interesse della massa dei creditori o, nel caso la vendita riguardi un'azienda, dai lavoratori già assunti dalla società aggiudicataria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 10 Settembre 2015.


Fallimento - Accertamento del passivo - Opposizione allo stato passivo - Interrogatorio formale o giuramento del fallito - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie relativa al cd. regime intermedio.
Nel giudizio di opposizione allo stato passivo (nel regime cd. intermedio di cui al d.lgs. n. 5 del 2006), il fallito, per quanto destinatario della notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza, non assume la qualità di parte del giudizio e non può, quindi, rendere interrogatorio formale sui fatti oggetto della domanda, né gli è deferibile il giuramento suppletorio o decisorio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Luglio 2015, n. 15570.


Responsabilità amministrativa delle società e degli enti - Sequestro e confisca - Rapporti con la procedura fallimentare - Acquisizione dei beni oggetto di sequestro finalizzato alla confisca alla massa attiva del fallimento - Comparazione tra i contrapposti interessi - Legittimazione del curatore all'impugnazione del provvedimento di sequestro - Verifica delle ragioni dei terzi di buona fede - Competenza del giudice penale.
Il curatore fallimentare non è legittimato a proporre impugnazione contro il provvedimento di sequestro adottato ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 231 del 2001.

La verifica delle ragioni dei terzi al fine di accertare la buona fede spetta al giudice penale e non al giudice fallimentare. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione penale, 17 Marzo 2015, n. 11170.


Fallimento - Pagamenti ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento - Inefficacia - Presupposti.
In tema di pagamenti ricevuti dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, la disposizione dell'articolo 44, comma 2, L.F. deve essere coordinata con quelle dettate dagli articoli 42, comma 2, e 46, comma 1 n. 2, L.F., così che il pagamento ricevuto dal fallito quale corrispettivo per una attività svolta dopo la dichiarazione di fallimento non è inefficace quanto all'importo delle passività connesse a detta attività e neppure quanto al residuo netto, ove non sia stato emesso il decreto con cui il giudice delegato fissa i limiti entro i quali ciò che il fallito guadagna con la sua attività occorre al mantenimento suo e della sua famiglia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il fatto che le somme sopra indicate non possano dalla curatela fallimentare essere acquisite presso il fallito esclude che le stesse possano essere ripetute presso il terzo che ha effettuato il pagamento al fallito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 29 Gennaio 2015, n. 1724.


Fallimento – Prosecuzione attività da parte del fallito – Inefficacia degli atti compiuti ex art. 44 L.F. – Non sussiste – Acquisizione dei beni pervenuti successivamente – Detrazione passività – Applicabilità art. 42 L.F..
La prosecuzione di fatto dell'attività d'impresa dopo la dichiarazione di fallimento determina l'applicabilità dell'art. 42 L.F., in quanto gli atti ed i pagamenti compiuti dall’imprenditore non rientrano tra quelli inefficaci ex art. 44 L.F., con la conseguenza che il curatore potrà reclamare l'acquisizione al fallimento del solo saldo attivo, detratte le passività incontrate. (Antonio De Simone) (riproduzione riservata) Appello Catanzaro, 15 Luglio 2014.


Fallimento del contribuente - Atti del procedimento tributario successivi a tale dichiarazione - Intestazione alla curatela - Necessità - Fattispecie in tema di notificazione di cartella esattoriale a società fallita.
La dichiarazione di fallimento non comporta il venir meno dell'impresa, ma solo la perdita della legittimazione sostanziale e processuale da parte del suo titolare, nella cui posizione subentra il curatore fallimentare. Ne consegue che gli atti del procedimento tributario formati in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento del contribuente, ancorché intestati a quest'ultimo, sono opponibili alla curatela, mentre quelli formati in epoca successiva debbono indicare quale destinataria l'impresa assoggettata alla procedura concorsuale e, quale legale rappresentante della stessa, il curatore. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto che l'accertamento notificato, dopo la dichiarazione di fallimento, alla società fallita non costituisse valido presupposto per una cartella esattoriale a carico del fallimento). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Giugno 2014, n. 12789.


Polizza vita con natura finanziaria – Applicazione art. 1923 c.c. – Insussistenza.
I premi versati dal contraente, successivamente fallito in proprio, possono essere acquisiti dalla procedura fallimentare ai sensi e per gli effetti dell’art. 42 l.f. se la polizza vita ha natura finanziaria e non previdenziale non trovando in tale ipotesi applicazione l’art. 1923 c.c.. (Giovanni Cedrini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini, 03 Aprile 2014.


Concordato preventivo - Liquidazione dell'attivo - Natura degli atti di liquidazione.

Concordato preventivo - Atti di liquidazione dell'attivo - Applicazione della sanatoria di cui all'articolo 40 legge n. 47 del 1985 - Esclusione.

Concordato preventivo - Fattibilità giuridica - Fattibilità degli atti negoziali prospettati dal debitore - Vendite immobiliari - Conformità catastale e urbanistica.
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Il procedimento di liquidazione dell'attivo nel concordato preventivo è il frutto di atti di autonomia privata dei quali il debitore è proponente e che non presuppongono lo spossessamento del debitore stesso così come previsto per la procedura fallimentare dall'articolo 42, comma 1, L.F.. (Erika Volpini) (riproduzione riservata)

Agli atti di liquidazione posti in essere nell'ambito del concordato preventivo non è applicabile la previsione di cui all'articolo 40, ultimo comma, della legge n. 47 del 1985, secondo la quale, quando l'immobile è oggetto di trasferimento nell'ambito di una procedura esecutiva, la domanda di sanatoria di eventuali abusi edilizi può essere presentata nel termine di giorni 120 dall'atto di trasferimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Rientra nei compiti del tribunale quello di verificare la fattibilità giuridica del concordato e quindi degli atti negoziali prospettati dal debitore per la sua esecuzione, con particolare riferimento alla non contrarietà della proposta concordataria alle norme imperative che disciplinano la circolazione dei beni immobili. (Nel caso di specie, il concordato preventivo è stato dichiarato inammissibile per mancanza della documentazione comprovante la conformità catastale e urbanistica degli immobili e conseguentemente la loro alienabilità). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena, 02 Aprile 2014.


Condono fiscale - Art. 16 della legge n. 289 del 2002 - Chiusura delle liti fiscali pendenti - Fallimento del contribuente - Istanza di definizione agevolata - Legittimazione del fallito - Sussistenza - Fondamento.
In tema di condono fiscale, e con riferimento alla chiusura delle liti fiscali pendenti prevista dall'art. 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, legittimato a proporre istanza di definizione agevolata, a seguito del fallimento del contribuente, dev'essere considerato, in caso d'inerzia del curatore, anche il fallito; quest'ultimo, infatti, non è privato, per effetto della dichiarazione di fallimento, della qualità di soggetto passivo del rapporto tributario, restando esposto ai riflessi anche sanzionatori che conseguono alla definitività dell'atto impositivo, ed essendo per tale motivo legittimato, nell'inerzia degli organi fallimentari, anche a ricorrere alla tutela giurisdizionale, tenuto conto che la perdita della capacità processuale derivante dalla dichiarazione di fallimento ha carattere relativo, potendo essere fatta valere soltanto dal curatore, nell'interesse della massa dei creditori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 18 Marzo 2014, n. 6248.


Conto bancario - Prelievi del fallito e pagamenti a terzi ad opera della banca - Inefficacia verso i creditori ex art. 44 legge fall. - Limite delle somme ricevute - Pagamenti e prelievi ex art. 42 legge fall. - Differenza

Fallimento - Atti successivi alla dichiarazione - Inefficacia verso i creditori - Decorrenza degli interessi dai singoli versamenti - Fondamento
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I prelievi dal conto corrente bancario fatti dal correntista fallito e i pagamenti eseguiti dalla banca a terzi sullo stesso conto sono, a norma dell'art. 44 legge fall., inefficaci verso i creditori, per cui la banca, nei confronti degli organi della procedura, non può sottrarsi alla restituzione invocando l'uso fatto delle somme versate nel conto ed è tenuta a restituire quanto ricevuto dal fallito a qualsiasi titolo, senza poter dedurre dall'obbligo di restituzione - nei limiti delle somme ricevute - i prelievi e i pagamenti eseguiti per conto del fallito, in ciò differenziandosi dall'ipotesi regolata dall'art. 42 legge fall. che, ove le rimesse costituiscano proventi di un'attività d'impresa (autorizzata), legittima la curatela a reclamare dalla banca la restituzione del solo saldo attivo del conto, corrispondente all'utile di impresa. (massima ufficiale)

A seguito dell'azione proposta dal curatore fallimentare contro il terzo per la restituzione dei pagamenti eseguiti a suo favore dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento - azione che ha natura di accertamento dell'inefficacia dei pagamenti medesimi - sugli importi in restituzione sono dovuti gli interessi legali dalle date dei singoli pagamenti. (massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 27 Novembre 2013, n. 26501.


Conto corrente bancario - Apertura di credito regolata in conto garantita da pegno - Collegato conto anticipi fatture - Scioglimento del conto corrente per fallimento del correntista - Esposizioni del conto anticipi addebitate sul conto ordinario dopo la sentenza dichiarativa di fallimento - Estensione della prelazione pignoratizia - Esclusione - Fondamento.
Il fallimento del correntista, determinando "ipso iure" lo scioglimento del contratto di conto corrente bancario e la cristallizzazione, alla corrispondente data, dei rapporti di debito/credito tra le parti, impedisce l'estensione della prelazione pignoratizia da lui concessa alla banca per un'apertura di credito regolata sul medesimo conto anche al credito per le esposizioni del collegato conto anticipi affluite sul primo dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, inefficace rivelandosi, rispetto ai creditori, ogni addebito (o accredito) ivi eseguito successivamente ad essa, indipendentemente dalla sua lesività per la massa; nè rileva, in contrario, che gli addebiti per l'utilizzazione (nei limiti sanciti dalla descritta garanzia) dell'apertura di credito siano già stati effettuati, prima della suddetta pronuncia, con l'iscrizione della somma nel conto anticipi, poiché la natura di mera evidenza contabile provvisoria di quest'ultima esclude qualsivoglia assimilazione tra addebiti del conto anticipi e del conto ordinario, il secondo costituendo un atto ulteriore produttivo di effetti ben diversi da quelli nascenti dal primo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Agosto 2013, n. 19325.


Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - Processo equo - Termine ragionevole - In genere - Disciplina dell'equa riparazione di cui alla legge n. 89 del 2001 - Applicabilità alla procedura fallimentare - Sussistenza - Titolarità del diritto alla ragionevole durata in capo al fallito - Configurabilità - Fondamento..
La disciplina dell'equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo, di cui alla legge 24 marzo 2001, n. 89, trova applicazione anche nel caso in cui il ritardo lamentato si riferisca al procedimento esecutivo concorsuale cui dà vita la dichiarazione di fallimento, ed anche in favore del fallito, il quale, in quanto parte del processo fallimentare, è titolare del diritto alla ragionevole durata di esso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 30 Maggio 2013, n. 13605.


Fallimento - Azione di riduzione - Legittimazione attiva del curatore fallimentare del legittimario - Spettanza - Fondamento.
In tema di successione necessaria, il curatore fallimentare del legittimario può esercitare azione di riduzione , in virtù della legittimazione a stare in giudizio per i rapporti di diritto patrimoniale compresi nel fallimento attribuitagli dall'art. 43 legge fall., oltre che per effetto dello spossessamento fallimentare che priva il fallito della disponibilità di suoi beni (tra i quali sono da ricomprendere i diritti patrimoniali spettanti al fallito quale legittimario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 15 Maggio 2013, n. 11737.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - In genere - Somme affluite su conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento - Diritto del curatore all'acquisizione alla massa - Sussistenza - Avvenuto pagamento con dette somme in favore di terzi - Operazioni compiute dal depositario del conto in forza di pregressi rapporti con il fallito - Ammissibilità - Limiti - Conseguenze - Fattispecie..
In tema di efficacia della dichiarazione di fallimento sulla capacità patrimoniale del debitore, se è vero che compete al curatore la legittimazione alla restituzione di tutte le somme affluite sul conto del fallito ed ivi pervenute dopo la predetta sentenza ai sensi dell'art.44 legge fall., tale circostanza non instaura di per sè una preclusione normativa a che altro soggetto (nella specie, le Poste Italiane) provveda da detto conto (mediante emissione e consegna di assegni) al pagamento di terzi, in ragione di pregressi rapporti giuridici con il fallito; occorre invero stabilire se vi sia stata corretta effettuazione di tale pagamento, al fine di accertare un eventuale credito restitutorio del fallimento, previa identificazione del soggetto "solvens" ovvero del beneficiario del pagamento stesso, quale legittimato all'azione della curatela, tenuto conto che l'art. 42, primo comma, legge fall. si limita a sancire la perdita della capacità del fallito di disporre dei suoi beni dalla data del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Marzo 2011, n. 5230.


Procedimento civile - Interruzione del processo - In genere - Rappresentanza legale del minore - Raggiungimento della maggiore età - Successiva dichiarazione di fallimento - Interruzione del processo - Sua prosecuzione da parte del curatore fallimentare - Notifica dell'atto di riassunzione al genitore del minore ed al fallito - Necessità - Esclusione - Fondamento. .
In tema di processo instaurato dal minore legalmente rappresentato dal genitore esercente la potestà parentale, al raggiungimento della maggiore età da parte del rappresentato che venga successivamente dichiarato fallito, con conseguente interruzione del procedimento, l'iniziativa del curatore fallimentare che intenda riassumere il predetto processo non necessità di essere promossa con atto di riassunzione nè nei confronti del genitore (che ha perso la rappresentanza processuale e non è perciò contraddittore necessario), nè nei confronti del fallito (la cui capacità processuale è relativa, in quanto subordinata all'eventuale inerzia del curatore, cui spetta la legittimazione a far valere gli interessi della massa). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Settembre 2010, n. 20285.


Locazione - In genere (nozione, caratteri, distinzioni) - Locazione finanziaria di attività industriali - Art. 83 del d.P.R. n. 218 del 1978 - Contributi pubblici in conto canoni - Accreditamento alla società locatrice dopo il fallimento della società conduttrice - Applicabilità degli artt. 42 e 44 legge fall. - Esclusione - Fondamento..
In tema di locazione finanziaria di attività industriali, disciplinata dall'art. 83 del d.P.R. 6 marzo 1978, n. 218 nell'ambito degli interventi a favore delle imprese operanti nel Mezzogiorno d'Italia, qualora i contributi pubblici agevolativi in conto canoni siano stati accreditati (dal Ministero dell'industria, subentrato all'Agenzia per la promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno) alla società locatrice dopo il fallimento dell'impresa conduttrice, non sono applicabili gli artt. 42 e 44 della legge fall., atteso che - sulla base della richiamata norma speciale - i suddetti contributi non sono mai entrati a far parte del patrimonio della impresa fallita, essendosi il contratto "sciolto" ai sensi del settimo comma dell'art. 83 cit. alla data del fallimento, né sono mai divenuti di proprietà della società locatrice, la quale, sulla base della convenzione con l'ente pubblico, agisce quale incaricata di pubblico servizio rispetto all'erogazione di denaro sottoposto a vincolo di destinazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Aprile 2010, n. 9619.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Locazione - Contratto relativo ad immobile destinato ad abitazione del fallito e della sua famiglia - Assoggettabilità al fallimento - Esclusione - Conseguenze - Azione di ripetizione promossa dal fallito per l'eccedenza dei canoni pagati - Legittimazione - Sussistenza - Condizioni - Fattispecie..
La locazione, quando abbia ad oggetto un immobile destinato esclusivamente ad abitazione propria del fallito e della sua famiglia, non integra un rapporto di diritto patrimoniale compreso nel fallimento del conduttore, secondo la previsione dell'art. 43 legge fall., ma un rapporto di natura strettamente personale, ai sensi dell'art. 46 n. 1 del citato testo di legge, rivolto al soddisfacimento di un'esigenza primaria di vita, il quale è indifferente per il fallimento e resta correlativamente sottratto al potere di recesso del curatore; ne consegue che il conduttore fallito è da considerarsi legittimato all'esercizio, ex art. 79 della legge n. 392 del 1978, dell'azione di ripetizione dell'eccedenza dei canoni convenzionali pagati rispetto a quelli dovuti, la cui relativa somma non può, peraltro, ritenersi acquisita al fallimento stesso prima che la suddetta azione sfoci in una sentenza di condanna del locatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 Settembre 2009, n. 20804.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - In genere - Interessi legittimi e diritti soggettivi acquisiti a seguito di provvedimenti amministrativi - Concessione demaniale - Acquisizione alla massa fallimentare - Mezzi di tutela della Pubblica Amministrazione..
Per effetto della dichiarazione di fallimento, fatte salve le ipotesi di cui all'art. 46 della legge fall. e salva l'applicazione di normative particolari di diritto amministrativo in materia, tutte le attività del fallito vengono acquisite alla massa, ivi comprese le situazioni di interesse legittimo nei confronti della P.A. ovvero di diritto acquisite per effetto di provvedimenti amministrativi, come quelle che sorgono dalla concessione dei beni del demanio marittimo, senza necessità di accertamento da parte degli organi fallimentari o di indicazione specifica da parte della sentenza di omologazione del concordato; l'interesse pubblico risulta, infatti, tutelato dal potere dell'Amministrazione di disporre la revoca o la decadenza della concessione, ai sensi degli artt. 42 e 47 cod. nav., e, in caso di vendita o di esecuzione forzata, di dare o non dare il gradimento al subentro nella concessione da parte dell'acquirente o dell'aggiudicatario delle opere o degli impianti costruiti dal concessionario, senza necessità del consenso di quest'ultimo, ai sensi dell'art. 46, secondo comma, cod. nav. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Maggio 2009, n. 12140.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell’attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Sussistenza - Aggiudicazione dei beni a terzi - Danni da custodia - Responsabilità della massa - Sussistenza - Conseguenze..
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione e, se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente in capo al curatore, ex artt. 42 legge fall. e 559 cod. proc. civ.. Ne consegue che, in caso di danni subiti da un immobile acquistato all'incanto in sede di esecuzione individuale e rimasto privo di custodia tra l'aggiudicazione e la consegna, della relativa obbligazione risarcitoria risponde la massa, dovendosi pertanto ammettere il relativo credito, ove insinuato al passivo, tra quelli prededucibili ex art. 111 n. 1 legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2009, n. 10599.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - In genere - Espropriazione forzata su beni del fallito iniziata prima del fallimento - Dichiarazione di fallimento - Conseguenze - Sostituzione automatica del curatore al creditore istante - Sussistenza - Aggiudicazione dei beni a terzi - Danni da custodia - Responsabilità della massa - Sussistenza - Conseguenze.
Nell'ipotesi in cui, prima della dichiarazione di fallimento, sia stata iniziata da un creditore l'espropriazione di immobili del fallito, a norma dell'art. 107 legge fall., il curatore si sostituisce al creditore istante, e tale sostituzione opera di diritto, senza che sia necessario un intervento da parte del curatore o un provvedimento di sostituzione da parte del giudice dell'esecuzione e, se non sia stato nominato un custode diverso dal debitore, anche la custodia dei beni pignorati si trasferisce immediatamente in capo al curatore, ex artt. 42 legge fall. e 559 cod. proc. civ. Ne consegue che, in caso di danni subiti da un immobile acquistato all'incanto in sede di esecuzione individuale e rimasto privo di custodia tra l'aggiudicazione e la consegna, della relativa obbligazione risarcitoria risponde la massa, dovendosi pertanto ammettere il relativo credito, ove insinuato al passivo, tra quelli prededucibili ex art. 111 n. 1 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2009, n. 10599.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - In genere - Condono differito di cui all'art. 40 della legge n. 47 del 1985 (e succ. mod.) - Presupposti - Applicazione limitata alle procedure in corso all'epoca di entrata in vigore della legge - Esclusione - Anteriorità del credito per cui si procede o si interviene rispetto all'entrata in vigore della legge - Necessità - Sussistenza - Fattispecie..
La disposizione di cui all'ultimo comma dell'art. 40 della legge n. 47 del 1985 (introdotto dal d.l. n. 146 del 1985, n. 146, conv. con mod. dalla legge n. 298 del 1985, poi ulteriormente modificata) - secondo la quale nella ipotesi in cui l'immobile rientri nelle previsioni di sanabilità e sia oggetto di trasferimento derivante da procedure esecutive, la domanda di sanatoria può essere presentata entro centoventi giorni dall'atto di trasferimento dell'immobile - trova applicazione, anche nel caso in cui la vendita forzata abbia luogo nell'ambito di una procedura fallimentare, purché il credito per il quale si procede (o insinuato al passivo) sia sorto anteriormente all'entrata in vigore della legge n. 47 del 1985 (a prescindere dalla data delle successive sue modificazioni) e, quindi, non limitatamente alle procedure in corso alla predetta data, non rilevando la data di inizio della procedura di vendita forzata del bene. (Principio di diritto enunciato dalla S.C. rigettando il motivo di ricorso proposto da un comune avverso la decisione del tribunale che, in sede di reclamo avverso il provvedimento del giudice delegato, aveva ritenuto che l'apertura della procedura concorsuale consentiva al terzo acquirente di un immobile irregolarmente edificato di avvalersi del cosiddetto condono differito, l'esercizio del quale faceva venir meno la precedente acquisizione dell'immobile ad opera del medesimo comune, la quale non era impeditiva dello svolgersi e dell'esito naturale della procedura di vendita del bene in ambito fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4640.


Tributi (in generale) - Contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - Procedimento - Procedimento di primo grado - Termini per ricorrere - Decorrenza - In genere - Avviso di accertamento tributario inerente a crediti antecedenti al fallimento - Notifica al solo curatore - Omessa impugnazione - Legittimazione del fallito - Fondamento - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Rapporti processuali - Avviso di accertamento tributario inerente a crediti antecedenti al fallimento - Notifica anche al fallito - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
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L'accertamento tributario, se inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d'imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore - in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare, o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione delle attività e dei beni acquisiti al fallimento - ma anche al contribuente, il quale non è privato, a seguito della dichiarazione di fallimento, della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario e resta esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, che conseguono alla definitività dell'atto impositivo; ne consegue che il fallito, nell'inerzia degli organi fallimentari ed a prescindere dalla valutazione da essi compiuta sul predetto accertamento, è eccezionalmente abilitato ad esercitare egli stesso tale tutela, una volta che abbia piena cognizione anche dei motivi della pretesa tributaria. (In base a detto principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che da un lato aveva negato la legittimazione dei ricorrenti e dall'altro lato aveva fatto decorrere, per i contribuenti non destinatari dell'avviso di accertamento, il termine per proporre il ricorso sin dalla verifica dello stato passivo, anzichè, semmai, dalla trasmissione ai medesimi dell'intera documentazione relativa alle pretese erariali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 Febbraio 2009, n. 2910.


Autorizzazione al fallito alla prosecuzione di attività professionale - Pagamenti eseguiti dal fallito a terzi - Efficacia - Condizioni - Acquisizione all'attivo della procedura di un reddito - Necessità - Sussistenza - Accertamento - Onere della prova - A carico del percipente - Omissione - Conseguenze - Inefficacia dei pagamenti - Fattispecie.
Qualora il fallito, dopo l'apertura della procedura concorsuale, intraprenda una nuova attività economica autorizzata e si avvalga della collaborazione di un terzo, i pagamenti in favore di quest'ultimo eseguiti dal fallito ricadono nel regime generale di inefficacia dell'art. 44 della legge fall. se non viene dimostrato, da parte di chi ne invoca l'immunità dalle iniziative recuperatorie della curatela, la natura di costi inerenti alle operazioni che, ai sensi della diversa disposizione di cui all'art. 42 secondo comma del citato decreto,sono destinate ad incrementare l'attivo concorsuale con beni sopravvenuti al fallito. (La S.C. ha affermato il principio per cui la curatela ha facoltà di ottenere la restituzione degli esborsi del fallito ad un terzo, in difetto di una qualsiasi prova di effettiva acquisizione all'attivo fallimentare di un reddito proveniente dall'attività autorizzata, di cui quei pagamenti costituissero passività). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 24 Gennaio 2008, n. 1600.


Perdita della legittimazione sostanziale e processuale - Conseguenze - Atti del procedimento tributario - Intestazione alla curatela - Necessità - Fattispecie in tema di notificazione di cartella esattoriale a società fallita.
La dichiarazione di fallimento non comporta il venir meno dell'impresa, ma solo la perdita della legittimazione sostanziale e processuale da parte del suo titolare, nella cui posizione subentra il curatore fallimentare: pertanto gli atti del procedimento tributario formati in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento del contribuente, ancorché intestati a quest'ultimo, sono opponibili alla curatela, mentre quelli formati in epoca successiva debbono indicare quale destinataria l'impresa assoggettata alla procedura concorsuale, e quale legale rappresentante della stessa il curatore. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva annullato una cartella esattoriale emessa nei confronti di una società dopo la dichiarazione di fallimento della stessa, ed intestata al curatore, al quale era stata notificata). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 01 Giugno 2007, n. 12893.


Tributi (in generale) - Contenzioso tributario (disciplina posteriore alla riforma tributaria del 1972) - Procedimento - Procedimento di primo grado - Termini per ricorrere - Decorrenza - In genere - Avviso di accertamento in tema di IVA inerente a crediti antecedenti al fallimento - Notifica anche al fallito - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Impugnazione diretta dell'atto impositivo - Ammissibilità - Limiti

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Rapporti processuali - Avviso di accertamento in tema di IVA inerente a crediti antecedenti al fallimento - Notifica anche al fallito - Necessità - Fondamento - Conseguenze - Impugnazione diretta dell'atto impositivo - Ammissibilità - Limiti
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L'accertamento tributario in materia di I.V.A., ove inerente a crediti i cui presupposti si siano determinati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo d'imposta in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore - in ragione della partecipazione di detti crediti al concorso fallimentare, o, comunque, della loro idoneità ad incidere sulla gestione delle attività e dei beni acquisiti al fallimento - ma anche al contribuente, il quale non è privato, a seguito della dichiarazione di fallimento, della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario e resta esposto ai riflessi, anche di carattere sanzionatorio, che conseguono alla "definitività" dell'atto impositivo. Da ciò deriva che il fallito, nell'inerzia degli organi fallimentari - ravvisabile, ad es., nell'omesso esercizio, da parte del curatore, del diritto alla tutela giurisdizionale nei confronti dell'atto impositivo -, è eccezionalmente abilitato ad esercitare egli stesso tale tutela alla luce dell'interpretazione sistematica del combinato disposto degli art. 43 della legge fallimentare e dell'art. 16 del d.P.R. n. 636 del 1972, conforme ai principi, costituzionalmente garantiti (art. 24, comma primo e secondo, Cost.) del diritto alla tutela giurisdizionale ed alla difesa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 24 Febbraio 2006, n. 4235.


Accertamento della violazione del termine ragionevole - Condanna al pagamento di una somma - Natura - Prestazione patrimoniale - Conseguenze - Fallimento - Acquisizione alla massa della somma già liquidata o da liquidare per riparazione - Conseguenze in tema di legittimazione - Del curatore - Sussistenza - Del fallito - Esclusione - Limiti - Assoluta inerzia degli organi fallimentari - Nozione - Oneri probatori a carico del fallito - Contenuto.
Il diritto all'equa riparazione dei danni patrimoniali sofferti per l'eccessiva durata di un processo, pur se ancorato all'accertamento della violazione dell'art. 6 della Convenzione CEDU e cioè di un evento "ex se" lesivo di un diritto della persona alla definizione del processo in un termine ragionevole, ha per oggetto un indennizzo per il pregiudizio sofferto dal soggetto per il periodo eccedente tale durata. Il suddetto diritto, peraltro, si trasforma in diritto patrimoniale all'adempimento di un'obbligazione, riconducibile, ai sensi dell'art. 1173 cod. civ., agli altri atti o fatti idonei a produrla, secondo l'ordinamento giuridico e, quindi, in diritto a percepire la somma sostitutiva. Ne consegue che, in caso di fallimento dell'istante, poichè il relativo credito, se costituente bene sopravvenuto al fallimento, deve essere automaticamente acquisito alla massa fallimentare, e, se derivante da pronuncia sulla domanda di equa riparazione intervenuta prima della dichiarazione di fallimento, costituisce un bene compreso nella massa fallimentare, legittimato a proporre la relativa azione, nel termine perentorio stabilito dagli artt. 4 e 6 della legge 24 marzo 2001, n. 89, è solo il curatore fallimentare, dovendosi peraltro riconoscere al fallito una legittimazione straordinaria o suppletiva - che vale ad escludere la violazione dell'art. 24 Cost. - solo nel caso di inerzia degli organi fallimentari (che deve tuttavia essere allegata dal fallito stesso e che deve ritenersi integrata dal totale disinteresse degli organi fallimentari, non potendo essa discendere dalla negativa valutazione, da parte dei medesimi organi della convenienza di iniziare una controversia). Nè la legittimazione del fallito può ritenersi sussistente nel caso in cui il procedimento della cui irragionevole durata egli si lamenta sia costituito da un giudizio di opposizione ad una precedente dichiarazione di fallimento, giacchè la legittimazione del fallito a proporre l'opposizione, ai sensi dell'art. 18 legge fall., in tanto si giustifica, in quanto è finalizzata a rimuovere gli effetti riflessi che il soggetto abbia ricevuto o possa ricevere in futuro dalla dichiarazione di fallimento: finalità, questa, che non ricorre nell'azione di cui alla legge n. 89 del 2001, avendo essa comunque ad oggetto un'acquisizione patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Febbraio 2005, n. 3117.


Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Carattere relativo - Rilevabilità d'ufficio o eccezione della controparte - Esclusione - Presupposti.
La perdita della capacità processuale del fallito a seguito della dichiarazione di fallimento non è assoluta ma relativa alla massa dei creditori, alla quale soltanto - e per essa al curatore - è concesso eccepirla, con la conseguenza che se il curatore rimane inerte ed il fallito agisce per conto proprio, la controparte non è legittimata a proporre l'eccezione ne' il giudice può rilevare d'ufficio il difetto di capacità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Agosto 2004, n. 17418.


Esecuzione specifica dell'obbligo di concludere il contratto - Trascrizione della relativa domanda giudiziaria - Rilevanza - Nel caso di successivo fallimento del promissario inadempiente - Conseguenze - Opponibilità alla massa dei creditori della sentenza di accoglimento - Preclusione della scelta del curatore "ex" art. 72 legge fall. - Sussistenza.
Quando la domanda diretta ad ottenere l'esecuzione in forma specifica dell'obbligo di concludere il contratto è stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento, la sentenza che l'accoglie, anche se trascritta successivamente, è opponibile alla massa dei creditori e impedisce l'apprensione del bene da parte del curatore del contraente fallito, che non può quindi avvalersi del potere di scioglimento accordatogli, in via generale, dall'art. 72 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 07 Luglio 2004.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Rapporti processuali - Perdita della capacità di stare in giudizio - Limiti - Condizioni - Azioni in giudizio nei confronti del fallimento e del fallito - Inammissibilità della domanda nei confronti del fallito - Sussistenza - Fondamento - Chiusura del fallimento - Libero esercizio nei confronti del debitore per le obbligazioni insoddisfatte - Sussistenza.
La perdita della capacità processuale del fallito (dalla dichiarazione di fallimento alla chiusura della procedura) non è assoluta, ma relativa, onde è ancora possibile ottenere la condanna del fallito, sempre che, però, essa sia fondata su di un rapporto di cui gli organi fallimentari si siano disinteressati, e purché il creditore procedente si sia mantenuto estraneo alla procedura concorsuale, optando esclusivamente per la tutela post - fallimentare; la temporanea perdita di capacità processuale del fallito è invece incontestabile nell'ipotesi in cui il creditore abbia citato in giudizio sia il fallito che il suo fallimento, atteso, tra l'altro, che il creditore non avrebbe alcun interesse a munirsi di un titolo anche nei confronti del fallito, giacché la chiusura del fallimento non implica la liberazione di quest'ultimo dalle obbligazioni non soddisfatte nel corso della procedura concorsuale, onde, dopo la chiusura del fallimento, i creditori possono sempre agire per ottenere dal fallito tornato in BONIS il pagamento dei crediti che, accertati nei confronti del fallimento, non abbiano trovato (completa) soddisfazione nel corso della procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 05 Marzo 2003, n. 3245.


Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Eccezione della controparte o rilievo di ufficio - Ammissibilità - Esclusione - Conseguenze - Decreto ingiuntivo in favore del fallito notificato dopo il fallimento - Valida instaurazione del rapporto processuale - Sussistenza.
La perdita della capacità processuale del fallito, a seguito della dichiarazione di fallimento, non è assoluta, ma relativa alla massa dei creditori, alla quale soltanto - e per essa al curatore - è consentito eccepirla, con la conseguenza che, se il curatore rimane inerte e il fallito agisce per proprio conto, la controparte non è legittimata a proporre l'eccezione, ne' il giudice può rilevare d'ufficio il difetto di capacità, e il processo continua validamente tra le parti originarie, tra le quali soltanto avrà efficacia la sentenza finale (salva la facoltà del curatore di profittare dell'eventuale risultato utile del giudizio in forza del sistema di cui agli artt. 42 e 44 legge fall.). Pertanto, nel caso di decreto ingiuntivo emesso prima della dichiarazione di fallimento del richiedente e notificato, dal difensore di quest'ultimo, al debitore dopo la dichiarazione di fallimento, il relativo rapporto processuale è validamente instaurato con la predetta notifica e prosegue tra le parti originarie, anche in sede di opposizione, sino a quando il difensore dichiari in giudizio l'evento interruttivo o il curatore si costituisca. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Febbraio 2003, n. 2965.


Somme affluite su conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento - Diritto del curatore all'immediata acquisizione alla massa - Sussistenza - Rimesse sul conto costituenti provento della prosecuzione dell'attività d'impresa dopo il fallimento - Prova da parte della banca - Ammissibilità - Conseguenze.
In tema di fallimento, deve riconoscersi al curatore la legittimazione ad appropriarsi immediatamente di tutte le somme affluite su di un conto corrente del fallito in epoca successiva al fallimento e delle quali non risulti provato il titolo di acquisizione (somme da ritenersi "beni sopravvenuti al fallito in corso di fallimento", ex art. 42, secondo comma, legge fall.), mentre la banca convenuta per la restituzione delle somme stesse può opporre, in via di eccezione (restando, per l'effetto, onerata della relativa prova), che le rimesse sul conto abbiano costituito provento della gestione di un'attività d'impresa esercitata dal fallito dopo la dichiarazione di fallimento, sicché (trattandosi di beni pervenuti a quest'ultimo durante il corso della procedura fallimentare) dall'importo dei versamenti debbono essere detratti i pagamenti eseguiti a terzi mediante assegni bancari tratti sul conto "de quo", quali passività sostenute dal fallito per la produzione del reddito affluito sul conto stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Giugno 2002, n. 8274.


Perdita della capacità processuale del fallito - Processi in corso - Interruzione automatica - Esclusione - Dichiarazione in giudizio dell'evento interruttivo - Necessità - Sentenza emessa nei confronti del fallito - Nullità - Esclusione - Inopponibilità ai creditori - Sussistenza.
L'inizio della procedura fallimentare non produce effetti interruttivi automatici sui processi in corso in cui il fallito sia parte , atteso che la perdita della capacità processuale a seguito di dichiarazione di fallimento non si sottrae alla disciplina di cui all'art. 300 cod. proc. civ., prevedente, a tal fine, la necessità della dichiarazione in giudizio dell'evento; in difetto di tale dichiarazione, il processo prosegue tra le parti originarie (almeno fino a quando non si costituisca il soggetto legittimato) e l'eventuale sentenza pronunciata nei confronti del fallito non è nulla, ne' "inutiliter data", bensì soltanto inopponibile alla massa dei creditori, rispetto ai quali il giudizio in tal modo proseguito costituisce "res inter alias acta". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 2000, n. 8363.


Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Carattere relativo - Rilevabilità d'ufficio o esecuzione della controparte - Esclusione - Presupposti.
La perdita della capacità processuale del fallito a seguito della dichiarazione di fallimento non è assoluta ma relativa alla massa dei creditori, alla quale soltanto - e per essa al curatore - è concesso eccepirla, con la conseguenza che se il curatore rimane inerte ed il fallito agisce per conto proprio, la controparte non è legittimata a proporre l'eccezione ne' il giudice può rilevare d'ufficio il difetto di capacità. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 21 Luglio 1998, n. 7132.


Rapporto di conto corrente bancario senza fido - Instaurazione dopo il fallimento - Versamenti eseguiti sul conto - Integrale restituzione al curatore - Necessità - Operazioni corrispondenti ai movimenti finanziari di una nuova impresa del fallito - Banca - Obbligo di restituzione dei versamenti - Limite.
Quando il fallito, dopo l'apertura della procedura concorsuale, instauri un rapporto di conto corrente bancario senza fido con una banca, i versamenti su di esso eseguiti devono essere integralmente restituiti al curatore anche nell'ipotesi in cui la banca abbia utilizzato in tutto o in parte la provvista per effettuare il pagamento di assegni a favore di terzi. Tale regola può subire eccezioni solo quando le operazioni compiute sul conto corrispondano ai movimenti finanziari di una nuova impresa di cui il fallito sia titolare, nel qual caso la banca dovrà restituire soltanto il saldo attivo risultante dalla differenza tra i versamenti ricevuti e i pagamenti effettuati in funzione di passività affrontate per la gestione dell'impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 1997, n. 4345.


Avviso di accertamento per crediti conseguenti a presupposti verificatisi prima della dichiarazione di fallimento - Relativa notifica anche al fallito - Necessità - Impugnazione - Legittimazione del fallito - Ammissibilità - Condizioni - Termini per l'impugnazione - Decorrenza dalla data dell'avvenuta consegna dell'accertamento - Configurabilità - Impugnazione del fallito - Rimessione in termini del curatore - Esclusione.
L'accertamento tributario inerente a crediti, i cui presupposti si siano verificati prima della dichiarazione di fallimento del contribuente o nel periodo in cui tale dichiarazione è intervenuta, deve essere notificato non solo al curatore, ma anche al contribuente il quale non è privato, a seguito della dichiarazione di fallimento, della sua qualità di soggetto passivo del rapporto tributario e resta esposto ai riflessi, anche sanzionatori, che conseguono alla definitività dell'atto impositivo. Da ciò deriva che il fallito, nell'inerzia degli organi fallimentari, è eccezionalmente abilitato a provvedere alla tutela giurisdizionale ad essi correlata, sicché, pur in mancanza di una esplicita prescrizione normativa al riguardo, deve ritenersi che il curatore non è gravato da un mero onere di informazione nei confronti del fallito, ma è obbligato a trasmettergli tutti gli atti relativi a quelle situazioni giuridiche che siano suscettibili di incidere, dopo la chiusura del fallimento, nella sua sfera patrimoniale; pertanto, allorquando il curatore si sia disinteressato del rapporto tributario sorto nei confronti del fallito, il termine per impugnare l'atto di accertamento non decorre nei suoi confronti se non dal momento in cui l'accertamento stesso sia portato a sua conoscenza. Peraltro la opposizione del fallito non vale a rimettere in termini il curatore che, ricevuta la notificazione dell'avviso di accertamento, abbia tralasciato di attivarsi con la proposizione dell'opposizione nei termini di legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Aprile 1997, n. 3667.


Fallimento - Pendenza - Versamenti su un conto corrente del fallito - Titolo di acquisizione - Prova - Mancanza - Conseguenze.
Il versamento su un conto corrente del fallito, in pendenza del fallimento, di somme delle quali non sia provato il titolo di acquisizione, importa che dette somme costituiscono bene sopravvenuto al fallito nel corso del fallimento e, pertanto, si considerano automaticamente acquisite alla massa, ai sensi dell'art. 42, secondo comma, legge fallimentare. La Banca, pertanto, è tenuta a restituirle al fallimento che ne faccia richiesta, senza poter dedurre l'ammontare dei pagamenti che essa su ordine del fallito ha eseguito a favore di terzi (ove non provi che i pagamenti effettuati dal fallito a mezzo assegni tratti sul conto corrente costituissero costi sostenuti per realizzare il reddito confluito sul conto) e senza poter invocare esonero da responsabilità per il fatto di aver osservato gli obblighi previsti dall'art. 124 R.D. 21 dicembre 1934 n. 1736 (introdotto dall'art. 141 della legge 24 novembre 1981 n. 689 e modificato dall'art. 6 della legge 15 dicembre 1990 n. 386) nella consegna al cliente dei moduli di assegno bancario, atteso che la finalità di queste ultime disposizioni è solo quella di rafforzare l'attuazione del divieto di emissione di assegni da parte di soggetti per i quali è stabilito il divieto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Settembre 1995, n. 10056.


Controversie relative a rapporti di diritto patrimoniale - Interrogatorio formale del fallito - Inammissibilità.
Nelle controversie relative a rapporti di diritto patrimoniale l'interrogatorio formale del fallito è inammissibile, atteso che costui (tranne che nella ipotesi prevista dal II comma dell'art. 43 legge fallimentare) non assume la veste di parte e l'interrogatorio è finalizzato ad una confessione che sarebbe relativa a diritti di cui il fallito non può, nella pendenza del fallimento, disporre. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 1995, n. 629.


Pagamento ad una banca da parte del trattario di una cambiale tratta non accettata e girata dal traente per lo sconto alla banca - Azione causale della curatela del fallimento dichiarato anteriormente a detto pagamento - Opposizione da parte del trattario della propria buona fede per l'ignoranza della dichiarazione di fallimento - Inammissibilità.
Nel caso di cambiale tratta non accettata, girata dal traente per lo sconto ad una banca ed a questa pagata dal trattario dopo la dichiarazione di fallimento del traente, la curatela puo esercitare l'azione causale per il recupero del credito nei confronti del trattario "solvens", senza che questi possa conseguire effetti liberatori, nei confronti della massa, ai sensi dell'art. 1189 cod. civ., opponendo la propria buona fede nell'esecuzione del pagamento per l'ignoranza della dichiarazione di fallimento, atteso che gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento, consistenti nella indisponibilità del patrimonio del fallito, si producono, secondo la disciplina della legge fallimentare, automaticamente "erga omnes", indipendentemente dalla conoscenza effettiva che si abbia della dichiarazione medesima. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 1994.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - In genere - Girata per lo sconto di una tratta non accettata - Fallimento del traente successivo allo sconto ed anteriore all'accettazione od al pagamento - Debito del traente nei confronti del trattario - Acquisizione alla massa.
La girata per lo sconto di una tratta non accettata esprime una delegazione passiva, e precisamente una "delegatio promittendi" del credito cambiario, con la conseguenza che il fallimento del traente, successivo allo sconto ed anteriore all'accettazione od al pagamento da parte del trattario, impedisce il perfezionamento della delegazione e lascia acquisito alla massa il debito del traente nei confronti del trattario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Giugno 1994.


Prova civile - Testimoniale - Capacità a testimoniare - Persone aventi interesse nel giudizio - Rapporti patrimoniali compresi nel fallimento - Controversie inerenti - Fallito - Capacità a testimoniare - Esclusione.
La perdita della legittimazione processuale attiva e passiva del fallito, conseguente alla dichiarazione di fallimento, non impedisce allo stesso fallito di conservare la titolarità dei rapporti patrimoniali compresi nel fallimento e, quindi, la qualità di parte in senso sostanziale nelle controversie inerenti a tali rapporti. Ne consegue che nei predetti giudizi il fallito non può assumere la veste di testimone, operando nei suoi confronti il generale principio di incompatibilità tra la qualità di teste e quella di parte nel medesimo giudizio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 1993, n. 2680.


Titoli di credito - Cambiale (o pagherò) - Tratta. Mancata accettazione - Sconto - Girata del traente ad una banca - Pagamento dopo la dichiarazione di fallimento del traente - Curatela - Esercizio dell'azione causale nei confronti del trattario - Ammissibilità - Pagamento in buona fede del trattario - Irrilevanza.
Nel caso di cambiale tratta non accettata, girata dal traente per lo sconto ad una banca ed a questa pagata dal trattario dopo la dichiarazione di fallimento del traente, la curatela può esercitare l'azione causale per il recupero del credito nei confronti del trattario solvens, senza che questi possa conseguire effetti liberatori, nei confronti della massa, ai sensi dell'art. 1189 cod. civ., opponendo la propria buona fede nell'esecuzione del pagamento per l'ignoranza della dichiarazione di fallimento atteso che gli effetti della sentenza dichiarativa di fallimento, che comportano l'indisponibilità del patrimonio del fallito, si producano automaticamente, erga omnes, indipendentemente dalla conoscenza effettiva che si abbia della dichiarazione medesima. V. 6777/88, mass. n. 461034, sulla seconda parte; V. 4434/81, mass. n. 415138, sulla seconda parte; V. 3782/79, mass. n. 400226, sulla seconda parte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Gennaio 1991, n. 334.


Difetto di giurisdizione del giudice italiano - Sussistenza - Illeciti commessi dalla predetta società, nella confederazione elvetica - Azione di risarcimento danni promossa dal curatore del fallimento dell'imprenditore italiano - Giurisdizione del giudice italiano - Esclusione - Limiti - Insinuazione da parte della società straniera, dei propri crediti nel fallimento - Difetto di giurisdizione - Sussistenza

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Con riguardo alla controversia, promossa dal curatore del fallimento di imprenditore italiano, nei confronti di società con Sede nella Confederazione elvetica, per conseguire declaratoria d'Invalidità od inefficacia di pagamenti di crediti verso il fallito, ottenuti dalla convenuta in esito a procedure esecutive su beni siti in detto stato estero , ed altresì per conseguire condanna al risarcimento del danno, in relazione ad illeciti assertivamente commessi in tale stato estero dalla convenuta medesima, deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano, tenuto conto, quanto alla prima domanda, che la materia fallimentare si sottrae alla disciplina della convenzione italo-svizzera del 3 gennaio 1933 (resa esecutiva con legge 15 giugno 1933 n. 743), e che il curatore, il quale intenda acquisire il risultato utile della esecuzione individuale su beni del fallito situati all'estero, deve attivarsi davanti al giudice del "forum rei sitae", alla stregua dell'imprescindibile relazione fra ubicazione dei beni ed esecuzione forzata ad essi inerente, ed inoltre, con riguardo alla seconda domanda, che la giurisdizione italiana può essere riconosciuta, ai sensi dell'art. 4 n. 2 cod. proc. civ., solo se in Italia si sia verificato il fatto dannoso. Il suddetto difetto di giurisdizione non resta escluso, sotto il profilo della accettazione tacita della giurisdizione italiana a norma dell'art. 4 n. 1 cod. proc. civ., dalla circostanza che la società straniera abbia insinuato i propri crediti nel fallimento, in considerazione della non coincidenza dell'oggetto di tale domanda con quello della pretesa formulata dalla curatela. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 19 Dicembre 1990, n. 12031.


Conto corrente bancario - Dichiarazione di fallimento del correntista - Risoluzione del contratto - Pagamenti effettuati dalla banca - Inefficacia.
Con riguardo a contratto di conto corrente bancario la dichiarazione di fallimento del correntista comporta la risoluzione del contratto a norma dell'art. 78 legge fallimentare, con la conseguente Estinzione degli obblighi della banca per l'esecuzione del mandato inerente al conto corrente, nonché l'acquisizione alla massa del fallimento dei relativi accreditamenti, restando salva a norma dell'art. 42, secondo comma, legge fallimentare la detrazione delle sole spese per la tenuta e conservazione del conto corrente ma non dei pagamenti eseguiti dalla banca per conto del correntista successivamente al suo fallimento ed al conseguente venir meno della sua disponibilità delle somme depositate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Gennaio 1988, n. 407.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Incapacità - Carattere relativo - Conseguenze - Notifica di decreto ingiuntivo da parte di un creditore estraneo alla massa - Mancata difesa del fallito - Decorso dei termini di opposizione - Definitività ed esecutività del provvedimento - Limiti.
La perdita della capacita processuale che consegue alla dichiarazione di fallimento non e assoluta, ma e relativa alla massa dei creditori, dimodoche il creditore che si mantenga estraneo alla procedura concorsuale ben puo agire contro il fallito per ottenere un provvedimento che pur non essendo opponibile al momento, alla massa dei creditori, diviene eseguibile quando il debitore ritorna in bonis. Conseguentemente, se il fallito non si difende a seguito della notifica di un decreto ingiuntivo da parte di un creditore estraneo alla massa, il provvedimento, decorsi i termini di opposizione, diviene definitivo ed acquista esecutivita dopo la chiusura del fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 27 Aprile 1981, n. 2542.


Fallimento - Effetti - Sui rapporti preesistenti - Vendita - Preliminare di vendita - Promovimento o prosecuzione da parte del promissario d'un giudizio ordinario per l'esecuzione in forma specifica dell'impegno a contrattare - Inammissibilità - Insinuazione al passivo del credito - Necessità - Facoltà del curatore.
A seguito della sopravvenuta dichiarazione di fallimento di chi abbia promesso, con contratto preliminare, la vendita di bene acquisito all'attivo del fallimento medesimo, il promissario non puo promuovere o proseguire un giudizio ordinario per l'esecuzione in Forma specifica di detto impegno a contrattare, stante il venir meno della legittimazione del fallito a disporre di quel bene, ma puo solamente chiedere l'ammissione al passivo del proprio credito, ai sensi e nelle forme di cui agli artt 92 e segg della legge fallimentare, ferma restando la facolta del curatore di scegliere fra l'esecuzione o lo scioglimento del contratto (art 72, quarto comma, della legge fallimentare). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 Febbraio 1977, n. 547.