TITOLO II - Del fallimento
Capo III - Degli effetti del fallimento
Sez. III - Degli effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori

Art. 70

Effetti della revocazione
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. La revocatoria dei pagamenti avvenuti tramite intermediari specializzati, procedure di compensazione multilaterale o dalle società previste dall’ articolo 1 della legge 23 novembre 1939, n. 1966 , si esercita e produce effetti nei confronti del destinatario della prestazione.

II. Colui che, per effetto della revoca prevista dalle disposizioni precedenti, ha restituito quanto aveva ricevuto è ammesso al passivo fallimentare per il suo eventuale credito.

III. Qualora la revoca abbia ad oggetto atti estintivi di posizioni passive derivanti da rapporti di conto corrente bancario o comunque rapporti continuativi o reiterati, il terzo deve restituire una somma pari alla differenza tra l’ammontare massimo raggiunto dalle sue pretese, nel periodo per il quale è provata la conoscenza dello stato d’insolvenza, e l’ammontare residuo delle stesse, alla data in cui si è aperto il concorso. Resta salvo il diritto del convenuto d’insinuare al passivo un credito d’importo corrispondente a quanto restituito. (1)

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(1) Comma modificato dall’art. 4 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).

GIURISPRUDENZA

Revocatoria fallimentare - Escussione da parte di un creditore della garanzia pignoratizia - Restituzione del ricavato al fallimento per effetto del positivo esperimento dell’azione - Conseguenze - Ammissione del credito al passivo in via chirografaria ex art. 70, comma 2, l.fall. - Sussistenza - Reviviscenza della prelazione pignoratizia - Esclusione - Ragioni.
Qualora a seguito del positivo esperimento di un'azione revocatoria fallimentare, il creditore pignoratizio che abbia escusso la garanzia, incamerando il ricavato della vendita di titoli ottenuti in pegno, sia condannato a restituirne l'importo, lo stesso ha diritto ad insinuarsi al passivo solo in via chirografaria nella misura del pagamento revocato, senza che possa rivivere l'originaria garanzia, dal momento che il credito che può essere insinuato ai sensi dell'art. 70, comma 2, l. fall. non è quello originario, ma un credito nuovo che nasce dall'effettiva restituzione e trova fonte direttamente nella legge. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 05 Ottobre 2018, n. 24627.


Concordato preventivo - Legittimazione del P.M. - Richiesta di fallimento depositata dal P.M. dopo l'apertura del procedimento di revoca del concordato - Successiva rinuncia alla domanda di ammissione al concordato - Effetti - Chiusura del procedimento - Esclusione - Conseguenze.
La rinuncia alla proposta di concordato preventivo, formulata dal debitore nel corso del procedimento di revoca del concordato medesimo, non determina di per sé, prima di una formale dichiarazione di improcedibilità ad opera del tribunale, la chiusura del procedimento, sicché il P.M., che, a seguito della comunicazione ex art. 173 l.fall., partecipa ordinariamente al procedimento, nel rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa delle altre parti, ben può rassegnare le proprie conclusioni che comprendono, oltre alla valutazione negativa della proposta concordataria, anche l'eventuale richiesta di fallimento in ragione della ritenuta insolvenza dell'imprenditore di cui sia venuto a conoscenza a seguito di tale partecipazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Maggio 2018, n. 12010.


Fallimento - Accertamento del passivo - Compensazione - Credito da revocatoria ex art. 70 l.f. - Restituzione della somma - Necessità.
La struttura del procedimento di verifica del passivo è compatibile con l'esame della compensazione, la quale, se può diventare oggetto di esame nel procedimento di verifica quando è sollevata dagli organi fallimentari, allo stesso modo può diventarlo se è il creditore che partecipa al concorso ad aver effettuato la compensazione, sicchè al giudice residua il potere di escluderla.

Tuttavia, qualora il creditore chieda l'ammissione al passivo di un credito comprensivo dell'importo oggetto di revocatoria ai sensi dell'art. 70, comma 2, l.fall., occorre che venga fornita la prova dell'avvenuta restituzione delle somme oggetto di revocatoria, posto che la citata norma non consente la compensazione con i crediti nascenti da revocatoria che non sia stata ancora accolta. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2018, n. 379.


Fallimento – Azione revocatoria – Di rimesse su conto corrente bancario – Onere di indicazione delle singole rimesse – Esclusione.
In tema di revocatoria fallimentare, non occorre l’indicazione delle singole rimesse da revocare, che la banca è ben in grado di individuare, essendo in possesso della relativa documentazione contabile.
Secondo il nuovo regime introdotto dal decreto legge n.35/2005, il conto corrente bancario, ai fini della revocatoria delle rimesse, va ormai considerato nel complesso delle operazioni in esso transitate, secondo una visione unitaria, e il curatore ha solo l’onere di dimostrarne la scopertura, rispetto al limite dell’affidamento su di esso accordato, mentre la banca, per sottrarsi all’obbligo di restituzione, deve provare che i versamenti non abbiano ridotto in maniera “consistente” e “durevole” l’esposizione debitoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Trieste, 28 Ottobre 2016.


Azione revocatoria delle rimesse bancarie - Consistenza - Durevolezza - Significato.
Ai fini dell’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., la riduzione consistente e durevole dell’esposizione debitoria della società fallita verso la banca nel semestre antecedente la dichiarazione di fallimento va accertata con riguardo: a) all’entità iniziale, finale e massima dell’esposizione debitoria suddetta; b) alla differenza fra l’ammontare massimo e quello esistente alla data del fallimento delle pretese creditorie della banca nel periodo considerato; c) all’entità delle rimesse bancarie effettuate nel suddetto periodo di importo non inferiore al 10% del massimo revocabile ai sensi dell’art. 70 l. fall. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 18 Aprile 2016.


Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Limite all’obbligazione restitutoria dell’accipiens – Necessità di identificare le rimesse durevoli e consistenti – Sussistenza

Azione revocatoria delle rimesse bancarie – Consistenza – Durevolezza – Significato
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L’identificazione delle rimesse durevoli e consistenti è accertamento tuttora necessario al fine di identificare le rimesse revocabili ai sensi dell’art. 67 co. 3 lett. b) l.f., avendo l’art. 70 co. 3 l.f. introdotto unicamente il limite all’obbligazione restitutoria dell’accipiens. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’esenzione ex art. 67 co. 3 lett. b) l.f., il requisito della consistenza va accertato tenendo in considerazione diversi parametri, senza poter identificare un limite percentuale preciso, ma considerando il valore della rimessa rapportato al rientro complessivo nel periodo sospetto, tenendo conto dell’ammontare del debito nel momento in cui la singola rimessa è stata effettuata, l’entità massima dell’esposizione debitoria del conto corrente, l’entità media dei movimenti in entrata e in uscita dal conto. La durevolezza va intesa invece come relazione che sussiste tra un accredito e i successivi addebiti, definendosi durevole una rimessa che non sia stata seguita, in un lasso di tempo breve, da movimenti in uscita dal conto tali da portare la rimessa al di sotto del limite di consistenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 23 Marzo 2016.


Accertamento del passivo - Dichiarazione di esecutività dello stato passivo - Giudicato endofallimentare - Impedimento alla revocatoria degli acconti - Esclusione

Ammissione di un credito residuo rispetto ad un altro precedentemente soddisfatto - Effetti - Preclusione di azione revocatoria riguardante pagamenti parziali precedentemente percepiti dalla creditrice - Esclusione - Fondamento - Fattispecie
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Il giudicato endofallimentare formatosi per effetto della dichiarazione di esecutività dello stato passivo, pur rendendo incontestabile l'ammissione al passivo del credito fatto valere dalla ricorrente a titolo di saldo del corrispettivo per lavori eseguiti per conto della società fallita, non può considerarsi ostativo dell'esercizio dell'azione revocatoria nei confronti del pagamento in acconto ricevuto dalla creditrice, il cui esito positivo non è destinato ad incidere in alcun modo sul relativo accertamento, comportando per la ricorrente esclusivamente la facoltà di insinuare al passivo il proprio credito, previa restituzione delle somme percepite. (Franco Benassi) (riproduzione riservata).

L'ammissione al passivo di un credito residuo rispetto ad un altro precedentemente soddisfatto, ancorché disposta in via definitiva e senza riserve, implica soltanto un accertamento dell'esistenza del titolo giustificativo del primo e non anche dell'insussistenza di un credito maggiore poiché prescinde da indagini sulla validità ed opponibilità alla massa di pagamenti parziali percepiti dal creditore, sicché non preclude la dichiarazione di inefficacia di questi ultimi, lasciando impregiudicate le relative questioni. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso che il giudicato endofallimentare formatosi sull'ammissione al passivo del credito relativo al saldo del corrispettivo dei lavori svolti per conto della fallita impedisse l'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare con riguardo al pregresso pagamento, da parte della medesima fallita, di un acconto relativo agli stessi lavori). (Massima ufficiale)
Cassazione civile, sez. I, 29 Settembre 2015, n. 19319.


Revocatoria fallimentare – Esenzione per i pagamenti nei termini d’uso ex art. 67, comma 3, lett. a), l.fall. – Prassi di pagamento non conforme ai termini pattizi o legali – Esclusione.
Il rispetto dei termini contrattuali o legali e l’uso di mezzi ordinari di pagamento consentono l’operatività della causa di esenzione dalla revocatoria ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. a), l.fall., in quanto permette di conciliare l’esigenza di continuità dell’impresa debitrice con il rispetto della par condicio.

La prassi di posticipare i pagamenti rispetto ai termini pattizi e legali, secondo termini non compiutamente definiti e variamente oscillanti, legati alla discrezionalità del debitore, confligge con i connotati generali della condotta tipica ipotizzata dal legislatore ai fini dell’esenzione da revocatoria ai sensi dell’art. 67, comma 3, lett. a), l.fall..

In presenza di espressi termini pattizi, una prassi posticipatoria dei pagamenti non può essere considerata uso contrattuale o deroga pattizia ai termini di adempimento, rimanendo confinata nella sfera di mera tolleranza dei creditori, e quindi non consente di avvalersi della causa di esenzione da revocatoria per pagamenti nei termini d’uso.

Non può configurarsi il regolamento in termini d’uso in caso di pagamento con mezzi anormali, non ordinari e non fisiologici rispetto a quelli di consueto adoperati (nel caso in esame, è stata ravvisata la anormalità nella percezione di assegni postdatati o nella richiesta da parte del creditore, difforme rispetto alle precedenti condizioni di pagamento, di assegni circolari o bonifici). (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Tribunale Salerno, 03 Febbraio 2015.


Revocatoria fallimentare – Rimesse bancarie – Conto scoperto conto passivo differenza irrilevanza – Onere prova riparto – Rientro consistente e durevole – Nozione – Criterio differenziale art 70 applicabilità periodo precedente – Interpretazione .
Alle revocatorie instaurate a seguito di fallimento dichiarato in epoca successiva alla data del 17 marzo 2005 e prima della data del 1° gennaio 2008 si applica la previsione di cui all’art 70 L. Fall. nella formulazione del DLGS n 169 del 2007 che ha natura interpretativa. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Con riguardo alle revocatorie di rimesse bancarie instaurate secondo la nuova formulazione dell’art 67, comma 3, L. Fall. non opera più la distinzione tra conto scoperto e conto passivo e tra funzione ripristinatoria e solutoria dato che l’unico criterio è costituito dal rientro finalizzato a ridurre l’esposizione debitoria nei confronti della banca. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

A carico della Curatela sussiste l’onere di provare la conoscenza dello stato di insolvenza della fallita da parte della banca nonché, sotto il profilo oggettivo, di provare la consistenza e durevolezza della riduzione, mentre è onere della banca eccepire tempestivamente il limite differenziale previsto dall’art 70 L.Fall.. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

La nozione di consistenza e durevolezza della riduzione esprime un concetto economico dinamico sia quantitativo che temporale la verifica del quale può essere fatta all’esito di un esame complessivo di tutti gli accrediti e degli addebiti, tenendo conto dell’importo medio delle rimesse dato dalla somma delle stesse divisa per il loro numero, rapportate all’importo medio del saldo  debitore computato all’inizio e a fine del periodo di riferimento; la percentuale che ne emerge individua un criterio di valutazione della consistenza delle rimesse medesime che, rapportata alla loro durata può fornire elementi di valutazione sulla rilevanza delle stesse. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)

Il riferimento al cosiddetto limite differenziale di cui all’art 70 L.Fall. opera solo una volta accertata la sussistenza di rimesse consistenti e durevoli e non integra un criterio sostitutivo di tale indagine imprescindibile. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata)
Tribunale Piacenza, 23 Dicembre 2014.


Revocatoria fallimentare - Esenzioni di cui all’articolo 67, comma 3, L.F. - Eccezioni al principio generale della revocabilità di pagamenti di debiti liquidi ed esigibili di cui all’articolo 67, comma 2, L.F. - Rilevanza della distinzione tra rimesse ripristinatorie e solutorie anche dopo la riforma del 2005

Revocatoria fallimentare - Versamenti per anticipazioni in conto corrente - Atti di pagamento anormali - Esclusione

Revocatoria fallimentare - Versamenti per anticipazioni in conto corrente - Atti solutori anomali - Esclusione - Natura solutoria del pagamento della banca - Distinzione

Operazioni bancarie - Anticipo dietro presentazione di ricevuta bancaria, di fattura con cessione di credito o mandato all’incasso in rem propria con patto di compensazione - Mezzo di pagamento anormale - Esclusione - Rilevanza delle operazioni bancarie considerate nella loro globalità

Revocatoria fallimentare - Significato dell’aggettivo “durevole” - Stabilità nel tempo dell’effetto solutorio - Determinazione del periodo successivo mediante criterio relativo e non assoluto - Rilevanza della frequenza delle movimentazioni del conto

Revocatoria fallimentare - Significato dell’aggettivo “consistente” – idoneità dell’atto a ledere la par condicio creditorum - Utilizzo di parametri interni al rapporto di conto corrente - Ampio spettro di criteri utilizzabili dal giudice con inevitabile valutazione discrezionale - Rilevanza dell’entità massima dell’esposizione debitoria nel semestre antecedente, dell’entità media delle rimesse, dell’ammontare dell’esposizione debitoria
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Le fattispecie di esonero dall’azione revocatoria di cui all’articolo 67, comma 3, L.F. sono eccezioni al principio generale della revocabilità di pagamenti di debiti liquidi ed esigibili espresso dall’art. 67, comma 2, L.F. Pertanto, la distinzione tra rimesse ripristinatorie della provvista e rimesse solutorie, mantiene rilievo anche dopo la riforma del 2005 della disciplina delle azioni revocatorie, con la conseguenza che la natura solutoria della rimessa è e rimane un presupposto indispensabile per la sua potenziale revocabilità, ulteriormente condizionata dai requisiti della consistenza e durevolezza della riduzione dell’esposizione debitoria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Ai fini dell’azione revocatoria fallimentare, i versamenti corrispondenti ad anticipazioni dietro presentazione di ricevute bancarie o fatture su conto affidato non possono essere di per sé considerati atti solutori anormali, in quanto l’accreditamento eseguito dalla banca sul conto corrente costituisce un ordinario atto di ripristino della provvista assicurata dall’affidamento, secondo una dinamica che risponde alla fisiologia dei rapporti tra la banca e il suo cliente commerciale, ma soprattutto secondo lo schema contrattuale in essere tra banca e cliente affidato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Le anticipazioni effettuate dalla banca in conto corrente sono prestiti ad utilizzo ripetuto, in cui ad una pluralità di finanziamenti consegue una pluralità di estinzioni, così che gli accrediti possono essere considerati atti di natura solutoria soltanto ove vengano effettuati a copertura di precedenti anticipazioni rimaste insolute. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L’anticipo dietro presentazione di ricevuta bancaria o fattura, accompagnato dalla cessione del credito o da un mandato all’incasso in rem propriam con patto di compensazione, non può rappresentare un mezzo di pagamento anormale perché interviene quale atto esecutivo di un contratto tra le parti, banca e cliente. Sono, in realtà, le operazioni bancarie considerate nella loro globalità, comprensive quindi della contestuale cessione di credito, o dalla compensazione tra il credito della banca originato dall’anticipazione ed il debito della banca dipendente dall’incasso del credito per conto del cliente che possono essere considerati atti di pagamento anomali, ma non l’anticipazione che li precede, salvo che quest’ultima vada a coprire eventuali precedenti anticipi seguiti da insoluti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Il significato dell’aggettivo “durevole”, contenuto nell’articolo 67, comma 3, L.F. deve essere individuato nel concetto di stabilità nel tempo dell’effetto solutorio e si risolve nel ritenere che soltanto il versamento (con effetto retroattivo consistente) che non venga compensato da successivi prelevamenti (non necessariamente di importo corrispondente, ma anche superiore, o inferiore ma non tali da ridurre il ripianamento al di sotto della individuata soglia di consistenza), abbia l’effetto di determinare la durevole riduzione dell’esposizione debitoria. Nella determinazione del periodo successivo rilevante ai detti fini, si deve far ricorso ad un criterio relativo e non assoluto, dipendente dalla valutazione della frequenza delle movimentazioni del conto, per cui è innegabile che lo stesso periodo possa avere una rilevanza diversa se riferito ad un conto caratterizzato da un’intensa movimentazione o piuttosto ad un conto con movimentazioni occasionali. Ne deriva che qualche giorno di stabilità sarà sufficiente solo in presenza di un conto con rimesse e prelevamenti infra giornalieri, non nell’ipotesi in cui il conto sia caratterizzato da movimentazioni più rarefatte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Per stabilire quale sia la soglia oltre la quale la restituzione alla banca possa dirsi consistente, deve escludersi che sia possibile riferirsi ad un criterio quantitativo assoluto, che prescinda cioè dagli elementi caratterizzanti la fattispecie concreta. La premessa pare difficilmente contestabile, rispondendo ad una regola interpretativa imperniata sul buon senso e sulla considerazione, in apparenza convincente, secondo cui la revocabilità in concreto di un atto potenzialmente pregiudizievole per la massa dei creditori va necessariamente fatta dipendere dalla sua idoneità a ledere la par condicio in misura apprezzabile e non trascurabile. Tuttavia, se l’intento del legislatore fosse davvero soltanto quello di escludere dall’ambito di applicazione della norma di cui all’art. 67, comma 2 l. fall. quelle operazioni che non siano idonee, da un lato a depauperare il patrimonio del fallito in maniera significativa, dall’altro a compromettere in misura altrettanto significativa il diritto dei creditori concorsuali ad un soddisfacimento imparziale, la revocabilità potrebbe essere esclusa anche in presenza di rimesse per importi rilevanti, in ragione dell’entità complessiva del dissesto, ove quest’ultima sia tale da ridurre l’impatto pregiudizievole della rimessa sulla singola posizione creditoria concorsuale. In altri termini, l’entità del dissesto finirebbe per condizionare, dall’esterno, la revocabilità della rimessa, il che non pare accettabile, pur considerando l’indubbia indeterminatezza del criterio normativo. Più corretto deve quindi ritenersi che il legislatore abbia voluto tutelare la banca rispetto ad obblighi restitutori eccessivi, ed abbia espresso tale esigenza di contenimento sia con la previsione della necessaria consistenza (e durevolezza) della rimessa, sia con la norma di chiusura di cui all’art. 70, comma terzo L.F., che limita l’obbligo restitutorio alla differenza tra la massima esposizione debitoria nel semestre sospetto e quella cristallizzata al momento di apertura del concorso dei creditori del correntista. Per escludere la revocabilità della rimessa è pertanto necessario riferirsi esclusivamente a parametri interni al rapporto (di conto corrente) in essere tra banca e correntista poi dichiarato fallito. Ne consegue un inevitabile ampio spettro di criteri utilizzabili dal giudice, la cui discrezionalità si rivela inevitabilmente ampia. Tali parametri possono essere integrati dall’entità massima dell’esposizione debitoria del conto corrente nel semestre antecedente al fallimento, dall’entità media delle rimesse (ed eventualmente anche dei prelevamenti) sul conto, nel periodo sospetto o nel periodo immediatamente antecedente al semestre, dall’ammontare dell’esposizione debitoria nel momento in cui la rimessa della cui consistenza si tratta è stata effettuata, infine dall’importo massimo di cui possa essere chiesta la restituzione, così come individuato applicando il principio di cui all’art. 70, ultimo comma L.F.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Bergamo, 28 Aprile 2014.


Assegnazione della casa familiare ex art. 155 quater primo comma c.c. – Revocabilità: presupposti. .
Gli atti suscettibili di azione revocatoria, anche fallimentare ai sensi dell’art. 2901 cod. civ. devono avere un contenuto di disposizione patrimoniale, vale a dire devono comportare l’uscita del bene (anche parziale) o del credito dal patrimonio del debitore ed è quindi escluso che vi rientrino atti come l’assegnazione della casa familiare a mente dell’art. 155 quater primo comma c.c. che non hanno contenuto patrimoniale, ma sono espressione di un dovere imposto dalla legge ai genitori nei confronti dei figli attinente a mantenimento, istruzione, educazione della prole. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)

L’atto di assegnazione della casa familiare a mente dell’art. 155 quater primo comma è revocabile solo nel caso in cui abbia costituito un diritto di abitazione perpetuo a favore del coniuge non fallito, andando a sostituire in tutto o in parte l’obbligo di mantenimento, eventualmente anche in assenza di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, a regolamentazione esclusiva delle condizioni patrimoniali della separazione e dei rapporti fra i coniugi, e non nel caso in cui l’assegnazione della casa familiare sia chiaramente connessa con l’interesse del minore che continua a risiedervi insieme alla madre affidataria.  In quest’ultima ipotesi la curatela fallimentare – a prescindere dai termini delle azioni revocatorie – può sempre chiedere - ove cessino le condizioni previste dall’art. 155 quater cod. civ. - di procedere alla divisione dell’immobile, previo accertamento della sopravvenuta inopponibilità ai terzi anche eventuali futuri acquirenti dello stesso del provvedimento di assegnazione debitamente trascritto. (Francesco Gabassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 17 Giugno 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Modifiche introdotte dal d.l. n. 35 del 2005 - Applicazione retroattiva - Esclusione - Art. 70 legge fall. - Norma innovativa - Conseguenze - Applicabilità solo alle azioni proposte in relazione a procedure aperte dopo il cit. d.l...
Le modifiche apportate all'istituto della revocatoria fallimentare a seguito dell'art. 2, comma 2, del d.l. n. 35 del 2005 (convertito nella legge n. 80 del 2005) si applicano soltanto alle azioni proposte nell'ambito di procedure concorsuali iniziate dopo l'entrata in vigore del decreto stesso, trattandosi di norme innovative che introducono una disciplina diversa per situazioni identiche. Analogicamente l'art. 70 legge fall. relativa alla revocabilità delle rimesse bancarie, è norma irretroattiva, a carattere innovativo e non d'interpretazione autentica. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2010, n. 20834.


Revocatoria fallimentare - Limite quantitativo previsto dall'art. 70, l.f. - Oggetto dell'obbligo di restituzione - Sommatoria delle singole rimesse - Esclusione..
Nell’ipotesi prevista dall'articolo 70, legge fallimentare, l'obbligo di restituzione della banca non ha ad oggetto la somma delle singole rimesse revocabili, bensì la differenza tra l'ammontare massimo delle sue pretese e l'importo delle stesse al momento del fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 2010, n. 20834.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Revocatoria di rimesse bancarie su conto corrente - Regime anteriore al d.l. n. 35 del 2005 - Applicazione del criterio del c.d. massimo scoperto - Esclusione - Fondamento..
In tema di revocatoria fallimentare delle rimesse su conto corrente bancario, non è applicabile in via retroattiva il criterio del c.d. massimo scoperto (il quale consiste nella differenza tra il massimo del saldo passivo raggiunto dal conto nell'anno antecedente il fallimento ed il saldo finale alla data della sentenza di fallimento), introdotto nel terzo comma dell'art. 70 della l. fall. dall'art. 2 del d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. nella legge 14 maggio 2005, n. 80: ne deriva che, nel regime anteriore alla nuova disciplina, le rimesse devono essere revocate, ricorrendone le condizioni, nella loro sommatoria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 03 Settembre 2010, n. 19043.


Nuova revocatoria fallimentare – Rimesse in conto corrente bancario – Applicazione del tetto massimo revocabile di cui all’art. 70 L.F. – Esclusione..
L’art. 70 della legge fallimentare, secondo il quale, qualora la revoca abbia oggetto rapporti continuativi, il terzo deve restituire l’importo corrispondente all’effettivo rientro, non è applicabile ai rapporti di conto corrente bancario. (Azione revocatoria promossa in relazione ad un fallimento dichiarato il 6 dicembre 2005). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 Maggio 2009, n. 0.


Fallimento – Nuova revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Natura solutoria delle rimesse – Necessità.

Fallimento – Nuova revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Nozione di riduzione consistente – Criterio percentuale riferito alla differenza tra il massimo scoperto nel periodo sospetto ed il saldo finale.

Fallimento – Nuova revocatoria di rimesse in conto corrente bancario – Nozione di riduzione durevole – Apprezzabile stabilità nel tempo – Criterio relativo dipendente dalla frequenza delle movimentazioni del conto.
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Anche dopo le modifiche apportate dal d. lgs. 35/2005, le rimesse in conto corrente bancario oggetto di azione revocatoria devono avere natura solutoria, nel senso che devono essere intervenute su conto scoperto o non assistito da contratto di apertura di credito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Poiché si deve ritenere che l’intento del legislatore fosse quello di escludere dall’ambito di applicazione della revocatoria fallimentare quelle operazioni che non sono idonee a depauperare in modo significativo il patrimonio del fallito, il criterio di valutazione della natura consistente della restituzione alla banca può essere espresso in termini percentuali e, in mancanza di indicazioni da parte del legislatore, riferito all’importo massimo revocabile indicato dall’art. 70 legge fall. (Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto che dovessero essere considerate rimesse con effetto solutorio consistente quelle superiori al 10% della differenza tra il massimo scoperto nel periodo cd. sospetto ed il saldo al momento del fallimento). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La natura durevole di una rimessa in conto corrente bancario oggetto di azione revocatoria fallimentare andrà individuata nell’apprezzabile stabilità nel tempo dell’effetto solutorio e detta stabilità dovrà essere valutata facendo ricorso ad un criterio relativo dipendente dalla frequenza delle movimentazioni del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 27 Marzo 2008.