LIBRO PRIMO
Disposizioni generali
TITOLO IV
Dell'esercizio dell'azione

Art. 100

Interesse ad agire
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi interesse.


GIURISPRUDENZA

Trust - Azione revocatoria - Legittimazione passiva dei beneficiari - Esclusione - legittimazione del trustee - Sussistenza - Rilevanza della eventuale diversa  previsione dell'atto di conferimento.
L'interesse alla corretta amministrazione del patrimonio in trust non integra una posizione di diritto soggettivo attuale in favore dei beneficiari ai quali siano attribuite dall'atto istitutivo soltanto facoltà, non connotate da realità, assoggettate a valutazioni discrezionali del trustee; conseguentemente, deve escludersi che i beneficiari non titolari di diritti attuali sui beni siano legittimati passivi e litisconsorti necessari nell'azione revocatoria avente ad oggetto i beni conferiti nel trust, spettando invece la legittimazione, oltre che al debitore, al trustee, in quanto unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi.

Il trustee è legittimato passivamente nell'azione revocatoria in funzione della sua titolarità di poteri di gestione sui beni, mentre i beneficiari non sono titolari di un diritto soggettivo attuale alla corretta amministrazione dei beni, a meno che l'atto di conferimento non stabilisca diversamente. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2018.


Divorzio - Procedimento di divorzio - Morte di uno dei coniugi - Cessazione della materia del contendere - Anche in pendenza del giudizio di legittimità - Giudicato sullo "status" - Irrilevanza - Fondamento.
In tema di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, la morte del coniuge, anche nel corso del giudizio di legittimità, fa cessare la materia del contendere sia nel giudizio sullo "status" che in quello relativo alle domande accessorie, compreso il giudizio sulla richiesta di assegno divorzile, non assumendo alcun rilievo, in senso contrario, l'intervenuto passaggio in giudicato della sentenza non definitiva di divorzio, posto che l'obbligo di corresponsione di tale assegno è personalissimo e non trasmissibile agli eredi, trattandosi di posizione debitoria inscindibilmente legata a uno "status" personale, che può essere accertata solo in relazione alla persona cui detto "status" si riferisce. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Febbraio 2018, n. 4092.


Condomino - Controversie relative alla gestione di un servizio comune o alla soddisfazione di esigenze soltanto collettive - Legittimazione esclusiva dell'amministratore - Sussistenza - Legittimazione ad agire e ad impugnare del singolo condomino - Esclusione - Fondamento - Fattispecie in tema di impugnazione della deliberazione di ripartizione di spese per un servizio comune.
Nelle controversie aventi ad oggetto l'impugnazione di deliberazioni della assemblea condominiale relative alla ripartizione delle spese per le cose e per i servizi comuni, unico legittimato passivo è l’amministratore di condominio, sicchè non è ammissibile il gravame avanzato da un singolo condomino avverso la sentenza che abbia visto soccombente il condominio, trattandosi di controversie aventi ad oggetto non i diritti su di un bene o un servizio comune, bensì la gestione di esso, e, dunque, intese a soddisfare esigenze soltanto collettive della comunità condominiale, nelle quali non v’è correlazione immediata con l’interesse esclusivo d’uno o più condomini. (Nella fattispecie, la S.C., in una controversia avente ad oggetto l’impugnazione di una deliberazione assembleare relativa alla ripartizione delle spese per il servizio di auto spurgo, ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto da alcuni condomini, affermando che la mancata impugnazione della sentenza da parte dell’amministratore del condominio escludeva la possibilità, ad opera dei singoli condomini, di proporre gravame). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 12 Dicembre 2017, n. 29748.


Fallimento - Organi - Giudice delegato - Provvedimenti - Reclami - Interesse ex art. 100 c.p.c. - Necessità - Sussistenza - Fallimento di società di capitali - Provvedimenti sulla liquidazione dei beni sociali – Sospensione della vendita - Legittimazione del legale rappresentante - Esclusione - Ragioni.
Il legale rappresentante della società fallita, a differenza di quest'ultima, non è legittimato a proporre reclamo ex art. 26 l.fall. avverso il provvedimento del giudice delegato che abbia negato la sospensione della vendita coattiva dei beni sociali, in quanto egli non vanta alcun reale diritto su quei beni, essendo perciò titolare non del necessario interesse ex art. 100 c.p.c., bensì di un mero interesse di fatto alla conservazione del patrimonio sociale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Settembre 2017, n. 21837.


Esecuzione forzata - Consegna o rilascio - Rilascio - Opposizione all’esecuzione - Rigetto dell’istanza di sospensione - Conclusione della procedura con rilascio dell'immobile - Cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione - Esclusione - Fondamento -  Conseguenze.
In tema di esecuzione forzata per rilascio, la conclusione della procedura mediante il rilascio dell’immobile da parte dell’esecutato, anche se avvenuto spontaneamente, ma non in base ad un accordo tra le parti, bensì al solo scopo di evitare l’esecuzione coattiva, non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione pendente, il cui accoglimento, al contrario, comporta la caducazione degli atti esecutivi e fa sorgere il diritto dell’esecutato a rientrare nella disponibilità del bene del quale sia stato illegittimamente spossessato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017, n. 20924.


Esecuzione forzata – Opposizioni – All'esecuzione (Distinzione dall'opposizione agli atti esecutivi) – Rigetto dell’istanza di sospensione – Prosecuzione del procedimento esecutivo – Cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione – Esclusione – Fondamento.
La conclusione della procedura esecutiva, proseguita, in pendenza di opposizione, a seguito di rigetto dell’istanza sospensiva proposta ai sensi dell’art. 624 c.p.c., non determina la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione, permanendo l’interesse dell'opponente ad una decisione sull'insussistenza del diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata, anche ai fini della dichiarazione di inefficacia degli atti del processo esecutivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017, n. 20924.


Procedimento d’ingiunzione - Condizioni di ammissibilità - Credito fondato su titolo esecutivo stragiudiziale e garantito da ipoteca volontaria - Interesse ad agire in via monitoria - Configurabilità - Fondamento.
Il creditore munito di titolo esecutivo stragiudiziale e che abbia iscritto ipoteca volontaria a garanzia del proprio diritto non perde l'interesse ad agire in via monitoria, sia perché l'ipoteca giudiziale iscritta a seguito dell'emissione del decreto ingiuntivo potrebbe riguardare anche ulteriori beni del debitore, diversi da quelli su cui è stata originariamente iscritta l'ipoteca volontaria ed acquisiti successivamente, sia perché la stabilità tipica dell'accertamento giudiziale assicura alla successiva esecuzione coattiva basi più solide, restringendo i margini di errore e di possibile opposizione da parte del debitore. (Valentina Tonsi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 02 Settembre 2017.


Disciplina della magistratura - Procedimento disciplinare - Impugnazioni - Decisione disciplinare impugnata in Cassazione - Irrogazione della sanzione della rimozione in altro procedimento disciplinare - Cessazione della materia del contendere - Condizioni.
L’irrogazione della sanzione disciplinare della rimozione del magistrato, che determina la cessazione del rapporto di servizio, deve essere attuata, ai sensi dell’art. 11 del d.lgs. n. 109 del 2006, tramite decreto del Presidente della Repubblica, alla cui adozione, pertanto, è subordinata la cessazione della materia del contendere e, per l'effetto, l'inammissibilità, per sopravvenuta carenza di interesse, del ricorso per cassazione proposto contro altra decisione della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura nei confronti dello stesso magistrato. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 12 Giugno 2017, n. 14552.


Impugnazioni civili - Appello - Legittimazione - Parte del giudizio di merito - Individuazione - Criteri - Fattispecie.
La legittimazione a proporre l’impugnazione, o a resistere ad essa, spetta solo a chi abbia assunto la veste di parte nel giudizio di merito, secondo quanto risulta dalla decisione impugnata, tenendo conto sia della motivazione che del dispositivo, a prescindere dalla sua correttezza e corrispondenza alle risultanze processuali nonché alla titolarità del rapporto sostanziale, purché sia quella ritenuta dal giudice nella sentenza della cui impugnazione si tratta. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il corrispondente motivo di ricorso ritenendo che l’Agenzia delle entrate, pur non avendo partecipato al giudizio di primo grado, era comunque legittimata a proporre appello in ragione della sua qualificazione come parte desumibile dalla sentenza impugnata e che, peraltro, dato l’oggetto della controversia - riguardante non soltanto vizi della procedura di riscossione ma anche la pretesa tributaria considerata nella sua sussistenza e fondatezza sostanziale - la stessa era anche litisconsorte necessario). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 30 Maggio 2017, n. 13584.


Esecuzione forzata – Mobiliare – Presso terzi – Accertamento dell'obbligo del terzo – Giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo – Oggetto – Diritti sussistenti in via alternativa – Domanda cumulativa di accertamento – Ammissibilità – Ragioni – Fattispecie.
Nel giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 549 c.p.c., il creditore procedente può proporre una domanda di accertamento cumulativa anche di una pluralità di diritti la cui sussistenza sia alternativa, nel senso che la venuta ad esistenza di uno di essi esclude la sussistenza di altri. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha riconosciuto l’interesse del creditore procedente ad impugnare la sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo in relazione sia al credito del debitore esecutato nascente da sentenza costitutiva, ex art. 2932 c.c., del diritto al pagamento del prezzo di vendita di titoli obbligazionari, sia al credito – eventuale e provvisorio, in quanto dipendente dal mancato pagamento del corrispettivo pattuito – alla restituzione dei titoli, in ragione della risoluzione del contratto preliminare di vendita). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 04 Aprile 2017, n. 8682.


Fallimento - Fallimento del datore di lavoro successivo al licenziamento - Interesse del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro - Sussistenza - Fattispecie.
In caso di fallimento dell'impresa datrice di lavoro, persiste l’interesse del lavoratore in precedenza licenziato alla reintegrazione nel posto di lavoro, previa dichiarazione giudiziale dell'illegittimità del licenziamento, in quanto una tale pronuncia ha ad oggetto, non solo il concreto ripristino della prestazione di lavoro, ma anche le possibili utilità connesse al rapporto lavorativo, benchè posto in uno stato di quiescenza, quali la ripresa del lavoro o l’eventuale ammissione ad una serie di benefici previdenziali. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione impugnata che, respinta la domanda di reintegra per la cessazione dell'attività della società fallita, aveva impedito di fatto al ricorrente il passaggio, insieme agli altri dipendenti, alla ditta che ne aveva preso in affitto un ramo d’azienda). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 Febbraio 2017, n. 2975.


Giudizio di cognizione – Valore economico infimo della pretesa – Azionabile con un’azione di classe – Interesse ad agire dell’azione individuale – Sussiste.
Qualora l’oggetto della controversia sia riconducibile a quello per cui il legislatore ha previsto la c.d. azione di classe – esercitabile senza alcuna limitazione per il valore del singolo consumatore o utente che vi partecipino, potendo così accadere che singolarmente il valore economico degli identici diritti tutelati sia infimo – poiché l’azione di classe non è obbligatoria e il consumatore o utente può agire singolarmente, è palese che l’assenza di limitazioni di valore economico della pretesa non può non operare anche in sede di esercizio di azione individuale. [Nella fattispecie, la Corte aveva ritenuto ammissibile il ricorso in materia di restituzione dell’importo di € 0,11 pari all’Iva applicata sulle spese postali di spedizione di una fattura.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 25 Gennaio 2017, n. 1925.


Condominio negli edifici (nozione, distinzioni) – Azioni giudiziarie – Rappresentanza giudiziale del condominio – Legittimazione dell'amministratore – In genere – Condominio degli edifici – Controversie aventi ad oggetto la riscossione degli oneri condominiali – Legittimazione ad agire e ad impugnare – Attribuzione esclusiva dell’amministratore – Sussistenza – Fondamento.
La legittimazione ad agire per il pagamento degli oneri condominiali, nonché a proporre l'eventuale impugnazione, spetta all’amministratore e non anche ai singoli condomini, poiché il principio per cui l’esistenza dell’organo rappresentativo unitario non priva i singoli condomini del potere di agire in difesa dei diritti connessi alla loro partecipazione, né di intervenire nel giudizio in cui tale difesa sia stata legittimamente assunta dall’amministratore, non trova applicazione nelle controversie aventi ad oggetto non già un diritto comune, ma la sua gestione, ovvero l'esazione delle somme a tal fine dovute da ciascun condomino, siccome promosse per soddisfare un interesse direttamente collettivo, senza correlazione immediata con quello esclusivo di uno o più partecipanti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 18 Gennaio 2017, n. 1208.


Cassazione (ricorso per) - Legittimazione - Attiva - Parte dei precedenti gradi di giudizio o suo successore a titolo universale o particolare - Liquidatore nella procedura di concordato preventivo - Qualità di successore - Esclusione.
La legittimazione al ricorso per cassazione di un soggetto che non ha partecipato al grado precedente del giudizio può essere riconosciuta soltanto se egli sia un successore, a titolo universale o particolare, nel diritto controverso; non possiede la qualità di successore a titolo particolare il liquidatore nella procedura di concordato preventivo, il quale subentra soltanto nella gestione dei beni ceduti e, più in generale, nelle questioni attinenti alla liquidazione ed al carattere concorsuale del credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 12 Gennaio 2017, n. 681.


Processo civile - Proposizione nello stesso processo di più domande in via principale - Deroga alla competenza territoriale - Requisiti - Connessione per oggetto o per titolo - Interesse ad agire.
Qualora nello stesso processo vengano proposte più domande in via principale, la competenza del giudice adito andrà verificata con riferimento a ciascuna di esse, tenendo conto che, nel caso in cui per alcune tale competenza non sussista, sarà possibile derogare ai criteri di competenza territoriale e trattarle tutte congiuntamente in un simultaneus processus solo qualora le varie domande siano connesse per oggetto o per titolo e purché le parti abbiano un reale e concreto interesse alla pronuncia giurisdizionale richiesta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Dicembre 2016.


Processo civile - Domanda di mero accertamento di rapporto contrattuale - Mancata allegazione di contestazioni o di fattori di incertezza in ordine alla sussistenza del rapporto - Interesse ad agire - Esclusione.
Deve escludersi l’esistenza dell’interesse ad agire in presenza di una domanda di mero accertamento di vigenza di un rapporto contrattuale che non sia accompagnata dall’allegazione di alcuna contestazione della vigenza del rapporto e qualora non risulti comunque che alcuno dei convenuti abbia messo in dubbio la validità e l’efficacia di quel rapporto, mancando, in tal caso, quello stato di incertezza oggettiva sull’esistenza o sull’esatta portata dei diritti degli obblighi da esso rapporto scaturenti la cui rimozione rappresenta un risultato utile, giuridicamente rilevante e non conseguibile se non con l’intervento del giudice. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 09 Dicembre 2016.


Intermediazione finanziaria – Azione di nullità e/o annullamento del contratto quadro – Risoluzione del contratto – Inammissibilità – Cessione dei titoli – Convalida del contratto.
In tema di giudizi relativi alla domanda di declaratoria di nullità, annullabilità e risoluzione di un contratto unico per la prestazione di servizi d’investimento, l’intervenuta cessione a terzi, da parte dell’attore, dei titoli per cui è causa, deve condurre al rigetto della domanda per sopravvenuta mancanza di presupposti della stessa, comportando, in caso di un eventuale accoglimento, effetti restitutori divenuti ormai inattuabili e, valutata con riguardo all’azione di annullamento, un’ipotesi di convalida del contratto ai sensi del 1444 c.c. (Alessandro Giorgetta) (Giulio Di Fabio) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 17 Ottobre 2016.


Condominio di edifici – Costituisce un ente di gestione – Sussiste potere dei singoli condomini di azione a tutela dei diritti di partecipazione – Rappresentanza reciproca” o “legittimazione sostitutiva” del singolo condomino – Condomino che agisce non a tutela del bene comune, ma per reintegrare il proprio patrimonio – Esclusione.
Nel condominio di edifici, che costituisce un ente di gestione, l'esistenza dell'organo rappresentativo unitario non priva i singoli condomini del potere di agire in difesa dei diritti connessi alla loro partecipazione, né quindi del potere di intervenire nel giudizio in cui tale difesa sia stata legittimamente assunta dall'amministratore e di avvalersi dei mezzi di impugnazione per evitare gli effetti sfavorevoli della sentenza pronunciata nei confronti dell'amministratore stesso che vi abbia fatto acquiescenza, salvo che relativamente alle controversie aventi ad oggetto la gestione di un servizio comune.

Il principio della c.d. "rappresentanza reciproca" e della "legittimazione sostitutiva" - in base al quale il condomino può agire a tutela dei diritti comuni nei confronti dei terzi - non può essere invocato qualora il condomino, nel chiedere il rimborso anche delle spese anticipate dagli altri comproprietari rimasti estranei al giudizio, agisca non a tutela di un bene comune, bensì per far valere l'interesse personale alla reintegrazione del proprio patrimonio individuale. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. II, 07 Ottobre 2016, n. 19796.


Fallimento - Notifica dell’avviso di accertamento - Interesse del curatore ad agire mediante impugnazione - Manifestazione della volontà dell’amministrazione finanziaria di insinuarsi al passivo.
Ai sensi dell'art. 100 c.p.c., l'interesse concreto ed attuale del curatore ad agire, mediante l'impugnazione dell'avviso di accertamento, insorge solo a fronte della (e successivamente alla) manifestazione della volontà dell'amministrazione finanziaria, o per essa dell'agente della riscossione, di insinuarsi al passivo fallimentare, la quale non può certo desumersi dalla precedente notifica dell'avviso al contribuente in bonis, sia perché questa assolve tutt'altra funzione e finalità, sia perché, sino a quando la pretesa tributaria non venga espressamente azionata nei confronti della massa, con la domanda di ammissione al passivo ex art. 93 legge fall., il curatore non sarebbe nemmeno legittimato a tutelarne gli interessi, in quanto in ipotesi nemmeno in astratto pregiudicabili. Tra l'altro, ove si trattasse di domanda presentata dall'amministrazione finanziaria oltre il termine fissato dall'art. 101, comma 1, legge fall. (c.d. domanda ultratardiva), essa avrebbe notevoli probabilità di essere dichiarata preliminarmente inammissibile, stante l'estremo rigore della giurisprudenza di questa Corte in ordine alla "prova che il ritardo è dipeso da causa a lui non imputabile", di cui è onerato l'istante (art. 101, comma 4, legge fall.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 Settembre 2016.


Fallimento - Notifica dell’avviso di accertamento - Attualità dell’interesse del curatore ad impugnare il titolo della pretesa tributaria - Decisione del giudice delegato in sede di accertamento del passivo.
Nel sistema della riscossione ridisegnato dal D.Lgs. n. 46 del 1999, l'interesse concreto del curatore ad impugnare il titolo della pretesa tributaria sembrerebbe divenire attuale solo all'esito della decisione del giudice delegato, in sede di accertamento del passivo fallimentare. Infatti, la previsione del novellato D.P.R. n. 602 del 1973, art. 88, comma 1, per cui "se sulle somme iscritte a ruolo sorgono contestazioni, il credito è ammesso al passivo con riserva", attesta che, a fronte della insinuazione al passivo del credito tributario, ed all'esito del c.d. "contraddittorio incrociato" tra le parti (disciplinato dall'art. 96 legge fall. ante riforma, ed ora dall'art. 95 della legge fallimentare riformata), il giudice delegato potrebbe anche statuire l'ammissione integrale del credito - provvedimento che tra l'altro la riforma fallimentare ha assoggettato anche all'impugnazione del curatore, divenuto parte a tutti gli effetti, ai sensi del novellato art. 98, comma 3, legge fall., - in alternativa alla sua ammissione "con riserva", in attesa che la contestazione sul merito della pretesa sia risolta dinanzi al giudice tributario competente, su impulso della parte interessata, in vista della successiva modifica dello stato passivo, ai sensi dell'art. 113-bis legge fall. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 Settembre 2016.


Fallimento - Notifica dell’avviso di accertamento al contribuente in bonis - Decorrenza del termine per l’impugnazione nei confronti del curatore del fallimento sopravvenuto in pendenza del termine - Esclusione.
Deve escludersi che la notifica dell'avviso di accertamento effettuata al contribuente in bonis sia idonea a far decorrere il termine per la sua impugnazione anche nei confronti del curatore del fallimento sopravvenuto in pendenza di detto termine, ed in ultima analisi che l'intervenuta definitività dell'atto medesimo sia opponibile alla massa dei creditori, ritenendo invece necessario che il curatore sia messo direttamente in condizione, tramite apposita notifica a lui indirizzata, di esercitare le azioni a tutela della massa dei creditori. E ciò a prescindere dagli ulteriori rilievi svolti sulla ritenuta superfluità, in sede fallimentare, della notifica della cartella di pagamento, e della possibilità per il curatore di impugnare autonomamente il ruolo sulla cui base sia stata proposta domanda di ammissione al passivo, dovendosi in ogni caso ritenere che l'interesse concreto ed attuale del curatore a contestare l'atto impositivo insorga solo a seguito dell'insinuazione al passivo del credito tributario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 14 Settembre 2016.


Società - Di persone fisiche - Società in accomandita semplice - Soci accomandanti - Legittimazione dell'accomandante ad impugnare i contratti sociali - Esclusione - Fondamento.
Nelle società in accomandita semplice, il socio accomandante può far valere il suo interesse al potenziamento ed alla conservazione del patrimonio sociale esclusivamente con strumenti interni, quali l'azione di responsabilità contro il socio accomandatario, la richiesta di estromissione di quest'ultimo per gravi inadempienze, l'impugnativa del rendiconto, o la revoca per giusta causa dell'amministratore, mentre non è legittimato ad agire nei confronti dei terzi per far annullare o dichiarare nulli i negozi intercorsi fra questi ultimi e la società, non sussistendo un interesse proprio del socio accomandante, autonomo e distinto rispetto a quello della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 Settembre 2016, n. 17691.


Fallimento - Effetti - Per il fallito - Beni del fallito - Interessi legittimi e diritti soggettivi acquisiti a seguito di provvedimenti amministrativi - Concessione demaniale marittima - Acquisizione alla massa fallimentare - Mezzi di tutela della P.A..
Per effetto della dichiarazione di fallimento, fatte salve le ipotesi di cui all'art. 46 l.fall. e l'applicazione di normative particolari di diritto amministrativo, tutte le attività del fallito vengono acquisite alla massa, comprese le situazioni di interesse legittimo nei confronti della P.A., ovvero di diritto acquisite per effetto di provvedimenti amministrativi, ivi comprese quelle che sorgono dalla concessione dei beni del demanio marittimo. Non v'è, dunque, necessità di accertamento da parte degli organi fallimentari o di specifica indicazione nella sentenza di omologazione del concordato fallimentare, in quanto l'interesse pubblico risulta tutelato dal potere dell'amministrazione di disporre la revoca o la decadenza della concessione, ai sensi degli art. 42 e 47 cod. nav., e, in caso di vendita o di esecuzione forzata, di dare o non dare il gradimento al subentro nella concessione da parte dell'acquirente o dell'aggiudicatario delle opere o degli impianti costruiti dal concessionario, senza bisogno del consenso di quest'ultimo, ai sensi dell'art. 46, comma 2, cod. nav. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Luglio 2016, n. 15698.


Fallimento - Azione di inefficacia del curatore per gli atti compiuti successivamente alla dichiarazione - Legittimazione passiva dell’accipiens.
L’azione di inefficacia proposta ai sensi dell’articolo 44 legge fall. deve essere esercitata nei confronti dell’accipiens, ovvero di colui che ha effettivamente beneficiato del negozio satisfattivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016.


Fallimento - Pignoramento presso terzi - Ordinanza di assegnazione - Azione di inefficacia - Legittimazione passiva dei creditori pignoranti - Terzo pignorato - Esclusione.
L’azione proposta allo scopo di far dichiarare l’inefficacia dell’ordinanza di assegnazione somma intervenuta a seguito di pignoramento presso terzi successivamente alla pubblicazione della sentenza che dichiara il fallimento del debitore deve essere proposta nei confronti dei creditori pignoranti che hanno ricevuto il pagamento e non nei confronti del terzo pignorato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 19 Luglio 2016.


Interesse ad agire e procedimento d’urgenza - Articolo 100 c.p.c. - Accertamento in astratto.
L'accertamento dell'interesse ex art. 100 non può che compiersi in astratto con riguardo all'utilità del provvedimento giudiziale richiesto rispetto alla lesione denunciata. Indipendentemente dalla fondatezza delle allegazioni e delle argomentazioni addotte a sostegno della domanda giudiziale, l'interesse ad agire sussiste allora qualora dall'ipotetico accoglimento delle istanze possa conseguire un vantaggio giuridicamente apprezzabile per l'istante. In base ai principi generali in materia di condizioni dell'azione, desumibili dall'art. 24, co. 1, Cost. e dall'art. 100 c.p.c., l'interesse processuale presuppone, nella prospettazione della parte istante, una lesione concreta ed attuale dell'interesse sostanziale dedotto in giudizio e l'idoneità del provvedimento richiesto al giudice a tutelare e soddisfare il medesimo interesse sostanziale. In mancanza dell'uno o dell'altro requisito, l'azione è inammissibile. Sarebbe infatti del tutto inutile, ai fini giuridici, prendere in esame una domanda giudiziale se nella fattispecie prospettata non si rinvenga affermata una lesione della posizione giuridica vantata nei confronti della controparte, ovvero se il provvedimento chiesto al giudice sia inadeguato o inidoneo a rimuovere la lesione. (Antonio Simeone) (riproduzione riservata) Tribunale Cassino, 27 Maggio 2016.


Intermediazione finanziaria - Risarcimento del danno per violazione degli obblighi informativi relativi alla negoziazione di obbligazioni - Contitolarità - Legittimazione ad agire di ciascuno dei contitolari - Sussistenza - Eccezioni.
Ciascuno dei contitolari delle obbligazioni controverse è legittimato ad agire per il risarcimento dei danni derivanti dalla violazione degli obblighi di informazione imposti alla banca dal d.lgs. n. 58/1998, perché l'azione di responsabilità extracontrattuale non postula necessariamente un'identità fra il titolo al risarcimento ed il titolo giuridico di proprietà o di godimento (Cass., sez. II, 5 novembre 1975, n. 3705, m. 377918, Cass., sez. III, 14 maggio 1979, n. 2780, m. 399083); e nel caso di comproprietà la legittimazione ad agire del singolo deve essere esclusa solo quando, a seguito dell'intervento in causa degli altri partecipanti, si accerti l'esistenza di un contrasto (Cass., sez. III, 23 gennaio 1976, n. 218, m. 378874). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 2016.


Procedimenti sommari - Opposizione - In genere - Procedimenti sommari - D'ingiunzione - Decreto - Opposizione - In genere - Opposizione a decreto ingiuntivo - Interruzione per fallimento dell'opponente - Interesse alla riassunzione da parte dell'opposto per far dichiarare l'estinzione del processo - Sussistenza - Ragioni .
Nel caso in cui il debitore sia dichiarato fallito nelle more dell'opposizione da lui proposta contro il decreto ingiuntivo e venga conseguentemente dichiarata l'interruzione del processo , il creditore opposto ha interesse alla riassunzione allo scopo di farne dichiarare l'estinzione, onde munire il decreto di efficacia esecutiva e renderlo opponibile al debitore una volta tornato "in bonis". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Novembre 2015, n. 23394.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento successiva alla proposizione dell'azione revocatoria - Subentro del curatore fallimentare - Esclusività del diritto di proseguire il giudizio - Limiti - Giudizio coinvolgente un terzo - Legittimazione del creditore originario - Permanenza - Fondamento.
Il principio secondo cui, una volta intervenuta la dichiarazione di fallimento dopo la proposizione dell'azione revocatoria ordinaria , ove il curatore subentri nel giudizio, ai sensi dell'art. 66 della l.fall., vengono meno la legittimazione e l'interesse ad agire dell'attore originario, opera solo quando si tratti di azione revocatoria ordinaria proposta esclusivamente nei confronti del debitore poi fallito, sicché, qualora l'originaria domanda sia stata proposta anche nei confronti di un terzo, rispetto al quale la curatela fallimentare non vanta alcuna pretesa, il creditore che ha introdotto il giudizio è legittimato a riassumerlo dopo l'interruzione conseguente alla dichiarazione di fallimento nei confronti del litisconsorte non attinto dalla procedura. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 27 Ottobre 2015, n. 21810.


Trust – Azione di nullità – Interesse ad agire – Fattispecie.
Il legittimario del disponente defunto ha interesse ad agire per la declaratoria di nullità di un trust da quest’ultimo istituito in vita allorché tale negozio: a) sia redatto in modo tale da rendere incerto se all’attore competa o meno la qualifica di beneficiario; b) abbia natura discrezionale, poiché attribuisce al trustee il potere di decidere a quale beneficiario ed in quale misura attribuire i beni in trust. (Saverio Bartoli) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 17 Agosto 2015.


Trust - Azione di nullità - Interesse ad agire - Qualità di futuro erede in base a patti successori vietati.
Dev'essere respinta l'azione di nullità del trust, per mancanza di interesse ex articolo 100 c.p.c., prospettata sotto il profilo del vizio della volontà in ragione delle precarie condizioni fisiche e dell'età avanzata del disponente, proposta da chi non deduca il proprio interesse ad agire e si limiti ad allegare la propria qualità di futuro e erede del disponente medesimo in base a patti successori vietati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Oristano, 27 Luglio 2015.


Processo civile – Cancellazione della Società − Estinzione della Società – Bilancio finale di Liquidazione − Successione – Interesse ad agire.
Ai sensi dell’art. 2495 cod. civ. le obbligazioni residuanti in capo alla società estinta per effetto della cancellazione dal registro delle imprese si trasferiscono ai soci, che ne rispondono solo nei limiti di quanto riscosso in base al bilancio finale di liquidazione. Nell’ipotesi in cui il limite di responsabilità posto dall’art. 2495 cod. civ. renda evidente l’inutilità dell’azione nei confronti del socio ciò può al limite riflettersi sul requisito dell’interesse ad agire ma non sulla legittimazione processuale del socio stesso.

Nel caso in cui, a seguito dell’approvazione del bilancio finale di liquidazione, nessuna attività residua venga ripartita a favore dei soci, la parte attrice che riassume il giudizio nei confronti di questi ultimi risulta carente di interesse ad agire. (Vincenzo d'Ambra) (Maria Giulia Musardo) (riproduzione riservata)
Tribunale Reggio Emilia, 23 Luglio 2015.


Conto corrente – Opposizione a decreto ingiuntivo – Fideiussione – Contratto autonomo di garanzia – Natura e contenuto – Clausola di pagamento a semplice richiesta – Rilevanza

Opposizione a decreto ingiuntivo – Fideiussore – Domanda riconvenzionale di ripetizione d'indebito – Eccezione di compensazione – Difetto di legittimazione – Sussistenza
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L'inserzione nel contratto di clausole che prevedano il pagamento a semplice richiesta scritta del creditore, evidentemente incompatibile con la proponibilità da parte del garante di eccezioni relative al rapporto tra creditore e debitore, determina l'impossibilità di qualificare il rapporto come fideiussione ordinaria, se non in presenza di altre clausole contrattuali dalle quali emerga in maniera evidente una diversa volontà delle parti. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

E' da escludersi che il fideiussore, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, possa formulare domanda riconvenzionale per ottenere la condanna della banca opposta alla restituzione delle somme indebitamente corrisposte dal correntista, come anche che possa eccepire la compensazione tra il credito restitutorio da ripetizione d'indebito che sarebbe sorto - in tesi - in capo al correntista e quanto preteso dal creditore, poiché trattasi di diritti estranei alla sfera giuridica propria del garante. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 16 Giugno 2015.


Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Fideiussori – Legittimazione attiva – Esclusione

Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Interessi usurari – Onere di allegazione – Necessità

Conto corrente – Azione di ripetizione di indebito – Onere della prova – Produzione documenti contrattuali ed estratti conto – Necessità
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I fideiussori che agiscono per l'accertamento delle nullità relative al rapporto intercorrente tra il creditore e il debitore principale, ove la banca convenuta contesti la loro qualità di garanti, devono fornire la prova della loro legittimazione attiva mediante la produzione del contratto di garanzia. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

Nelle azioni di ripetizione d'indebito, l'attore che deduce l'applicazione di interessi usurari ha l'onere di allegare e indicare con precisione i modi, i tempi, e la misura del superamento del c.d. tasso soglia e, più precisamente, i tassi in concreto applicati dall'istituto di credito, i trimestri nei quali si sarebbe verificato il superamento, con le relative percentuali. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)

Nel caso in cui sia il correntista ad agire in giudizio per la ripetizione delle somme indebitamente versate alla banca a titolo di interessi anatocistici e/o usurari, incombe su costui l'onere di allegare i fatti posti a base della domanda mediante la produzione del contratto di conto corrente e degli estratti conto relativi a tutto il rapporto contrattuale: infatti, soltanto la produzione dell'intera sequenza degli estratti conto consente di ricostruire in maniera puntuale il rapporto contrattuale intercorso tra le parti e, quindi, di verificare la pattuizione e la concreta applicazione di interessi anatocistici e/o usurari. (Simone Roggeri) (riproduzione riservata)
Tribunale Cagliari, 16 Giugno 2015.


Contratti bancari – Rinnovazione del contratto – Con riporto del saldo negativo precedente – Azione di nullità – In assenza di domanda di ripetizione – Interesse ad agire – Sussistenza.
Se le clausole in odore di nullità risultino superate dalla rinnovazione del contratto e conseguente riconduzione del rapporto a liceità, un residuo interesse ex art.100 c.p.c. all’esperimento di un’azione di nullità in mancanza di azione di ripetizione si deve identificare pur sempre nel vantaggio rappresentato dal veder riconosciuto un saldo più favorevole. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 15 Aprile 2015.


Esecuzione forzata in genere – Credito azionato di valore minimo e non connesso con interessi di natura non patrimoniale – Interesse all’azione esecutiva – Irrilevanza giuridica.
L'interesse a proporre l'azione esecutiva non può ricevere tutela giuridica quando ha ad oggetto un credito di valore oggettivamente minimo e di natura esclusivamente patrimoniale, nemmeno indirettamente connesso ad interessi giuridicamente protetti di natura non economica; si giustifica, in tal caso, il giudizio di irrilevanza giuridica dell'interesse stesso. (Nella specie, il creditore, dopo aver ricevuto il pagamento della complessiva somma portata in precetto, pari ad euro 17.854,94, ha ugualmente avviato la procedura esecutiva, deducendo l'esistenza di un residuo credito compreso tra euro 12 e 21, a titolo di interessi maturati tra la data di notifica del precetto e la data del pagamento). (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 Marzo 2015, n. 4228.


Esecuzione forzata in genere – Credito azionato di valore minimo e non connesso con interessi di natura non patrimoniale – Interesse all’azione esecutiva – Irrilevanza giuridica .
L'interesse a proporre l'azione esecutiva, quando abbia ad oggetto un credito di natura esclusivamente patrimoniale, nemmeno indirettamente connesso ad interessi giuridicamente protetti di natura non economica, non diversamente dall'interesse che deve sorreggere l'azione di cognizione, non può ricevere tutela giuridica se l'entità del valore economico è oggettivamente minima e quindi tale da giustificare il giudizio di irrilevanza giuridica dell'interesse stesso. Poiché la giurisdizione è, notoriamente, risorsa statuale limitata ben può la legge, esplicitamente o implicitamente, limitare il ricorso al giudice per far valere pretese di natura meramente patrimoniale, tenendo anche conto che il numero delle azioni giudiziarie non può non influire, stante la limitatezza delle risorse disponibili, sulla durata ragionevole dei giudizi, che è bene protetto dall'art. 111 Cost. e dall'art. 6 della CEDU. (Nella specie, il creditore, dopo aver ricevuto il pagamento della complessiva somma portata in precetto, pari ad euro 17.854,94, ha ugualmente avviato la procedura esecutiva, deducendo l'esistenza di un residuo credito compreso tra euro 12 e 21, a titolo di interessi maturati tra la data di notifica del precetto e la data del pagamento). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 03 Marzo 2015.


Finanziamento soci - Legittimazione ad agire del creditore - Azione revocatoria - Restituzione o postergazione ex articolo 2467 c.c. - Irrilevanza.
La possibilità che il finanziamento effettuato dal socio possa o meno rientrare nella previsione normativa dell'articolo 2467 c.c., e che sia quindi soggetto all'obbligo di restituzione o alla postergazione, non incide sulla legittimazione attiva del creditore che agisce in revocatoria, poiché la degradazione di tale credito non può pregiudicare le azioni a poste a tutela dei creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 25 Febbraio 2015.


Finanziamento soci - Azione revocatoria - Postergazione ex articolo 2467 c.c. - Irrilevanza.
La questione della postergazione di un credito da finanziamento soci non è questione che riguarda il giudice dell'azione revocatoria, chiamato non già ad emettere una statuizione di condanna al pagamento, ma un accertamento di natura costitutiva circa l'inefficacia relativa dell'atto dispositivo che rechi pregiudizio alle ragioni del creditore. L'esperimento dell'azione revocatoria costituisce, infatti, un mezzo di tutela giudiziale rimesso alla scelta di ciascun creditore, con la conseguenza che, laddove il creditore di grado anteriore non ritenga di avvalersene, non per questo potrà essere pregiudicato il diritto dei creditori di grado posteriore di tutelare il proprio diritto, così come riconosciuto dall'art. 24 della Costituzione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 25 Febbraio 2015.


Trust - Legittimazione ad agire del trustee in rappresentanza del trust - Esclusione.
Il difetto di soggettività giuridica del trust comporta che il trustee non è legittimato ad agire in sua rappresentanza. L'effetto del trust validamente costituito non è, infatti, quello di dar vita ad un nuovo soggetto giuridico, ma unicamente di istituire un patrimonio destinato al fine prestabilito; il trust non è un soggetto giuridico dotato di propria personalità ed il trustee è l'unico soggetto di riferimento nei rapporti con i terzi, non quale "legale rappresentante" di un soggetto (che non esiste), ma come soggetto che dispone del diritto conferito in trust. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 02 Febbraio 2015.


Venir meno del dovere di pronuncia sulla domanda originariamente proposta da parte del Giudice, come conseguenza del venir meno dell’interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. delle parti del giudizio.
Posto che le condizioni dell’azione devono sussistere al momento della decisione, qualora nel corso del giudizio l’unica pretesa dedotta sia quella dell’attore, e venga spontaneamente soddisfatta in corso di causa da uno dei due convenuti, citati in giudizio come coobbligati (a cui fa seguito la rinuncia ex art. 306 c.p.c. alla domanda ed agli atti da parte dell’attore, così soddisfatto), per il giudice viene meno il dovere di pronunziare sul merito dell’unica domanda proposta, essendo cessato per tutte le parti l'interesse ex art. 100 c.p.c. a tale pronunzia, e sorge l’interesse di chiudere il giudizio con una pronunzia di rito che accerti la cessazione della materia del contendere, a nulla rilevando il mero (irrilevante ex art. 100 c.p.c.) interesse dell’altro convenuto (litisconsorte facoltativo passivo, citato in giudizio dall’attore come coobbligato) ad ottenere una pronunzia di merito nel senso dell’infondatezza originaria della domanda attorea nei suoi confronti. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 23 Gennaio 2015.


Contratto di sub trasporto - Perdita delle cose trasportate - Possibilità per il submittente di far valere in via diretta verso il subtrasportatore la responsabilità risarcitoria del vettore anche senza essere stato chiamato a risarcire il mittente - Sussiste..
Nell’ambito del contratto di subtrasporto, il submittente, in caso di perdita delle cose trasportate, può fare valere la responsabilità risarcitoria del suo vettore, indipendentemente dal fatto che il mittente abbia o meno esperito l’azione. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 23 Settembre 2014.


Divorzio – Accordi negoziali – Clausola di trasferimento di immobile – Validità.
La clausola di trasferimento di un immobile tra i coniugi, contenuta nei verbali di separazione o recepita dalla sentenza di divorzio congiunto o, ancora, sulla base di conclusioni uniformi – come è accaduto nel caso di specie – è valida tra le parti e nei confronti dei terzi, essendo soddisfatta l’esigenza della forma scritta. (Adelaide Caravaglios) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Agosto 2014, n. 18066.


Dichiarazione di fallimento - Reclamo - Interesse ad agire - Interesse concreto giuridicamente rilevante - Interesse al reclamo dei dipendenti per il pregiudizio causato dal diverso trattamento previdenziale e assistenziale - Esclusione.
L'interesse che, in base all'articolo 18 L.F., consente ai soggetti diversi dal debitore di proporre reclamo contro la sentenza che dichiara il fallimento, è quello riconducibile alla previsione dell'articolo 100 c.p.c. e deve, dunque, trattarsi di un interesse giuridicamente rilevante, consistente nella minaccia di un pregiudizio scaturente direttamente dal provvedimento emesso, concreto e meritevole di tutela giuridica a fronte degli effetti giuridici, anche riflessi o diffusi, conseguenti al fallimento. (Nel caso di specie, la Corte ha negato l’interesse al reclamo dei dipendenti dell’impresa fallita per il pregiudizio loro derivante dal fallimento a causa del diverso trattamento previdenziale e assistenziale). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Torino, 06 Maggio 2014.


Società a responsabilità limitata - Impugnazione di delibera assembleare - Legittimazione passiva del socio - Esclusione.
Il principio per cui il socio di una società per azioni non è legittimato a resistere all'azione di impugnazione di una delibera assembleare ex articolo 2377 c.c., spettando la legittimazione passiva alla sola società e dovendo, per specifica disposizione di legge, il socio non impugnante e non parte in causa, sottostare all'eventuale annullamento della deliberazione, va applicato anche all'analoga azione promossa nei confronti di una delibera di una società a responsabilità limitata. In dette ipotesi, l'intervento del socio per resistere all'impugnazione di delibera da altri proposta viene, infatti, qualificato come intervento adesivo dipendente e da questa posizione processuale non deriva il diritto all'autonoma impugnazione della sentenza, così come è precluso al socio il rimedio dell'opposizione di terzo ordinaria, in quanto per il socio gli effetti della sentenza di annullamento sono riflessi e non diretti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 22 Gennaio 2014.


Diritto alla difesa - Legittimazione a stare in giudizio del legale rappresentante di ente inesistente - Sussistenza - Condizioni e limiti..
In virtù del principio costituzionale del diritto alla difesa, qualora un soggetto venga attinto da un provvedimento in astratto pregiudizievole, in proprio o nella qualità di legale rappresentante di un ente ormai inesistente, qualunque atto che costituisca opposizione nell'ambito dell'esercizio del diritto medesimo, non può essergli denegato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 17 Dicembre 2013.


Provvedimenti del giudice civile - Sentenza - Contenuto - Motivazione - Pluralità di argomentazioni - Inammissibilità di una domanda, o di un capo di essa o di un motivo di gravame - Motivazione anche sul merito - "Potestas iudicandi" - Insussistenza - Motivo di ricorso per cassazione solo sotto tale secondo profilo - Inammissibilità - Fattispecie..
Qualora il giudice che abbia ritenuto inammissibile una domanda, o un capo di essa, o un singolo motivo di gravame, così spogliandosi della "potestas iudicandi" sul relativo merito, proceda poi comunque all'esame di quest'ultimo, è inammissibile, per difetto di interesse, il motivo di impugnazione della sentenza da lui pronunciata che ne contesti solo la motivazione, da considerarsi svolta "ad abundantiam", su tale ultimo aspetto. (Nella specie, una società trasferita all'estero aveva censurato la sentenza reiettiva del reclamo da essa proposto avverso la sua dichiarazione di fallimento per avere, tra l'altro, ritenuto possibile una siffatta declaratoria in assenza della notifica, nei suoi confronti, del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza prefallimentare, malgrado tale decisione di rigetto fosse stata preceduta da una valutazione di inammissibilità, per asserita genericità, dello stesso motivo di reclamo, successivamente non investita dal proposto ricorso per cassazione). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 30 Ottobre 2013, n. 24469.


Legittimazione ad agire o a contraddire in giudizio - Questioni sulla effettiva titolarità del diritto - Questione di merito - Onere della prova a carico di che solleva l'eccezione..
La legittimazione ad agire o contraddire è una “condizione dell’azione”, intesa come diritto potestativo di ottenere dal giudice una decisione nel merito, vale a dire come identità tra colui che esperisce o contrasta l’azione e colui al quale la legge riconosce il potere di proporla o contrastarla, così che tutte le questioni sull’effettiva titolarità del diritto riguardano il “merito”. Chi sostiene la propria estraneità al rapporto giuridico sostanziale dedotto in giudizio e, conseguentemente, il difetto della titolarità dell’attore o propria rispetto ai diritti e agli obblighi che a quel rapporto si ricollegano, solleva in realtà una “questione di merito” sulla effettiva titolarità attiva o passiva del rapporto controverso (e, dunque, sull’identificabilità o meno dell’attore o del convenuto nel soggetto, rispettivamente, avente diritto alla prestazione richiesta dall’attore o tenuto alla stessa) e chiede che questa si risolva con una pronuncia di “rigetto” della domanda proposta dall’attore. Da ciò consegue poi che, a differenza del difetto di “legitimatio ad causam”, attinente alla verifica della regolarità processuale del contraddittorio e rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, il difetto dell’effettiva titolarità attiva o passiva del rapporto, attenendo al merito della controversia, deve essere provato da chi lo eccepisce, deve formare oggetto di specifica censura in sede di impugnazione e non può essere eccepito per la prima volta in Cassazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 21 Giugno 2013.


Clausola compromissoria statutaria – Nullità delibera – Giurisdizione del Giudice Ordinario – Sussistenza.

Interesse ad agire – Impugnazione delibera approvazione bilancio – Violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza – Pregiudizio – Rilevanza della qualità di socio.
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Il carattere altamente controverso dei limiti di disponibilità del diritto, non consente di deferire ad arbitri la decisione circa la radicale nullità per illiceità dell’oggetto di una delibera di approvazione del bilancio. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Ferma la necessità di verificare in concreto la sussistenza del requisito dell’interesse in capo a chi impugni una delibera approvativa di bilancio denunciando un vizio di chiarezza del bilancio medesimo, la qualità di socio – ovvero di soggetto direttamente interessato alle sorti della società, in grado di leggerne l’andamento dal di dentro ed in chiave prospettica, rispetto ai pregressi accadimenti e alle già verificate vicende societarie – costituisce il parametro fondamentale rispetto al quale misurare il grado di effettività dell’eventuale violazione dei principi di chiarezza, veridicità e correttezza che presiedono la redazione del bilancio di esercizio. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)

Il socio ha interesse ad agire se l’invalidità del bilancio gli impedisce di conoscere chiaramente la reale situazione della società o il valore della sua partecipazione, ovvero se il bilancio non è conforme ai principi di chiarezza, verità e correttezza, compromettendo effettivamente, così, la funzione informativa del bilancio, anche se non è detto che esista un pregiudizio per il patrimonio del ricorrente. L’interesse del socio (ma anche del terzo) è, infatti, quello di una corretta informazione sulla gestione sociale, che non coincide unicamente con la corretta evidenziazione del risultato di esercizio, ma anche con l’effettiva rappresentazione della situazione patrimoniale della società. (Giancarlo Borriello) (riproduzione riservata)
Tribunale Nola, 06 Giugno 2013.


Interesse ad agire – Azioni di accertamento – Presupposti – Azione per l’accertamento della intervenuta riconciliazione dei coniugi separati – Ammissibilità – Sussiste..
L’interesse ad agire si sostanzia nell’esigenza della parte di provocare l’intervento degli organi giurisdizionali per conseguire la tutela di un diritto o di una situazione giuridica che altrimenti non potrebbe conseguire e l’accertamento di tale condizione dell’azione deve effettuarsi con riguardo all’utilità del provvedimento richiesto rispetto alla lesione denunciata prescindendo da ogni indagine in merito alla sua fondatezza (Cass. Sez. III 29.9.2005 n. 19152). Con riferimento poi in particolare alle azioni di accertamento, l'interesse ad agire con un'azione di mero accertamento non implica necessariamente l'attuale verificarsi della lesione d'un diritto o una contestazione, essendo sufficiente uno stato di incertezza oggettiva sull'esistenza di un rapporto giuridico o sull'esatta portata dei diritti e degli obblighi da esso scaturenti, costituendo la rimozione di tale incertezza un risultato utile, giuridicamente rilevante e non conseguibile se con l'intervento del giudice” (Cass. Sez. II 26.5.2008 n. 13556). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Maggio 2013.


Interesse ad agire – Azioni di accertamento – Presupposti – Azione per l’accertamento della intervenuta riconciliazione dei coniugi separati – Ammissibilità – Sussiste..
L’interesse ad agire si sostanzia nell’esigenza della parte di provocare l’intervento degli organi giurisdizionali per conseguire la tutela di un diritto o di una situazione giuridica che altrimenti non potrebbe conseguire e l’accertamento di tale condizione dell’azione deve effettuarsi con riguardo all’utilità del provvedimento richiesto rispetto alla lesione denunciata prescindendo da ogni indagine in merito alla sua fondatezza (Cass. Sez. III 29.9.2005 n. 19152). Con riferimento poi in particolare alle azioni di accertamento, l'interesse ad agire con un'azione di mero accertamento non implica necessariamente l'attuale verificarsi della lesione d'un diritto o una contestazione, essendo sufficiente uno stato di incertezza oggettiva sull'esistenza di un rapporto giuridico o sull'esatta portata dei diritti e degli obblighi da esso scaturenti, costituendo la rimozione di tale incertezza un risultato utile, giuridicamente rilevante e non conseguibile se con l'intervento del giudice” (Cass. Sez. II 26.5.2008 n. 13556). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Maggio 2013.


Vendita - Interposizione fittizia dell'acquirente - Litisconsorzio necessario del venditore - Insussistenza - Limiti..
Nel giudizio volto all’accertamento della simulazione relativa di un contratto di compravendita per interposizione fittizia dell’acquirente, l’alienante non è litisconsorte necessario, allorché, nei suoi riguardi, il negozio sia stato interamente eseguito con l’adempimento delle obbligazioni, tipicamente connesse alla causa del negozio, quali il versamento del corrispettivo ed il perfezionamento dell’effetto traslativo, e non sussista, pertanto, alcun suo interesse ad essere parte del giudizio, a norma dell’art. 100 cod. proc. civ., al fine di conservare come proprio acquirente l’originario stipulante, onde, trattandosi solo di accertare chi, fra interponente ed interposto, abbia acquistato il bene, la sentenza fra di essi pronunciata non è inutiliter data. Cassazione Sez. Un. Civili, 14 Maggio 2013, n. 11523.


Creazione nuovo titolo esecutivo – Pregressa sentenza – Duplicazione giudicati – Sussiste – Legittimità dell’ingiunzione di pagamento – Non sussiste.

Giudicato – Effetti – Accordi tra le parti per il pagamento della sentenza – Diversità di oggetto e causa – Non sussiste.
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L’ottenimento di sentenza di condanna nei confronti della controparte preclude, alla parte vittoriosa, il ricorso al procedimento di ingiunzione per i medesimi fatti che hanno dato vita al procedimento conclusosi con la sentenza, poichè il giudicato favorevole produce l’ulteriore effetto, rilevante ex art. 100 c.p.c., di far venire meno, per la parte beneficiaria di esso, ogni interesse ad agire in giudizio e, conseguentemente, esclude la legittimità della proposta ingiunzione. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)

L’accordo tra le parti circa l’entità del pagamento dell’importo previsto dalla sentenza di condanna, calcolato in base alla sentenza medesima, deve considerarsi, per effetto del giudicato, inerente la medesima causa ed il medesimo oggetto della sentenza, per cui la statuizione contenuta nella decisione preclude ogni eventuale accordo con essa contrastante. (Gianluca Cascella) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Castellamare di Stabia, 07 Gennaio 2013.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Dichiarazione di fallimento - Interesse ad impugnare - Nozione - Interesse morale - Sufficienza - Fondamento.
Secondo l'ampia dizione dell'art. 18 legge fall., è legittimato ad impugnare la dichiarazione di fallimento "qualunque interessato" e, perciò, ogni soggetto che ne abbia ricevuto o possa riceverne un pregiudizio specifico, di qualsiasi natura, anche solo morale. Pertanto, seppure il fallimento sia stato chiuso per mancanza di domande di ammissione al passivo o per avvenuto pagamento dei creditori e delle spese di procedura, l'imprenditore fallito resta legittimato ad impugnare la dichiarazione di fallimento, essendo "in re ipsa" il pregiudizio che questa infligge alla sua reputazione commerciale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 04 Dicembre 2012, n. 21681.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Interesse ad agire..
Nell'ambito di un procedimento di vendita, l'interesse protetto dall'articolo 26, legge fallimentare, il quale prevede che il reclamo può essere proposto “da chiunque vi abbia interesse”, oscilla tra un interesse di mero fatto e la tutela di un diritto soggettivo, con la precisazione che detta tutela presuppone una diretta partecipazione alla gara. La legittimazione al reclamo, pertanto, non richiede necessariamente la sussistenza di un diritto soggettivo, essendo sufficiente un interesse ad un corretto svolgimento della gara che veda coinvolto anche il soggetto portatore dell'interesse stesso. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Analogia con l'opposizione agli atti esecutivi ex articolo 617 c.p.c. - Condizioni di ammissibilità - Legittimazione - Presupposti - Partecipazione alla vendita - Soggetti portatori di un interesse che possa essere soddisfatto attraverso il corretto svolgimento del procedimento di vendita..
Nell'ambito del procedimento di liquidazione dell'attivo fallimentare, il reclamo disciplinato dall'art. 26 del R.D. 16 marzo 1942 n. 267 tiene luogo dell'opposizione agli atti esecutivi che trova la sua previsione nell'art. 617 c.p.c. in tema di procedimento esecutivo ordinario e soggiace, quindi, alle stesse condizioni di ammissibilità. In particolare, la legittimazione ad esperire i rimedi giurisdizionali consentiti dalla legge avverso l’attività del giudice delegato in veste di giudice dell'esecuzione può essere riconosciuta soltanto a coloro che di tale fase procedimentale si pongano come parti e in funzione di un loro specifico apprezzabile interesse, suscettibile di essere soddisfatto attraverso il risultato di un'attività processuale conforme a legalità e di essere leso, invece, da un'attività posta in essere in violazione di legge e suscettibile, quindi, di essere reintegrato mediante l'accoglimento del gravame proposto contro l'atto illegittimo e per effetto della caducazione di questo. Tale legittimazione non compete al soggetto che, solo genericamente portatore, al pari di quisque de populo, di un potenziale interesse a rendersi acquirente del bene assoggettato a espropriazione (singolare o collettiva), non abbia dato concreta attuale consistenza e giuridica rilevanza a tale interesse con la partecipazione alla vendita per tal modo diventando destinatario dell'incidenza dei provvedimenti del giudice, e che non sia altrimenti qualificato, in relazione a posizioni soggettive concretamente apprezzabili e giuridicamente tutelabili, a pretendere il rispetto della legalità nei vari momenti in cui si articola l'attività di liquidazione (così, in motivazione, Cass. n. 2510/1994; nello stesso senso, Cass. n. 11287/1999). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Procedimento di vendita - Reclamo di cui all'articolo 26 l.f. - Sospensione della vendita - Disciplina di cui all'articolo 19 l.f. - Applicazione dell'articolo 108 l.f. - Presupposti - Distinzione..
La presenza di una disciplina speciale, che consente la sospensione della liquidazione dell’attivo nelle more della impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento a causa della sua provvisoria esecutività sino al passaggio in giudicato della sentenza di revoca del fallimento, esclude l’applicabilità della disciplina, di carattere generale, di cui all’art. 108, legge fallimentare, che attribuisce il potere di sospensione della liquidazione al giudice delegato limitatamente alle “operazioni di vendita” e per “gravi e giustificati motivi”. L’interpretazione di quest’ultima fattispecie consente di ritenere che il potere di sospensione del giudice delegato si svolge nell’ambito delle modalità di vendita poste in essere dal curatore e non anche in ordine all’an della liquidazione, il cui potere di sospensione, in base alla disciplina speciale recata dall’art. 19, legge fallimentare, spetta, in via esclusiva, alla corte di appello. Le due norme hanno, dunque, sfere applicative differenti con competenze e procedimenti diversi. La disciplina contenuta nell’art. 19 consente alla corte di appello di sospendere la liquidazione dell’attivo in relazione alla pendenza del procedimento di impugnazione della sentenza dichiarativa di fallimento, compreso il giudizio in cassazione e sino al passaggio in giudicato dell’eventuale sentenza di revoca, avendo tale provvedimento natura cautelare per una tutela inibitoria degli effetti del fallimento limitatamente alla liquidazione del patrimonio; la disciplina di cui all’art. 108 attiene, invece, alle modalità di liquidazione adottate dal curatore, dove i gravi e giustificati motivi devono essere ricercati e individuati in difformità liquidatorie rispetto al programma di liquidazione approvato dal comitato dei creditori ovvero alla autorizzazione agli atti esecutivi del giudice delegato, come anche alla autorizzazione dello stesso giudice delegato per una liquidazione anticipata. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 01 Ottobre 2012.


Interesse ad agire - Attualità della lesione del diritto - Necessità.

Domanda di accertamento negativo - Interesse ad agire - Fattispecie.
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Perché possa dirsi sussistente l'interesse ad agire, che costituisce il presupposto indefettibile di ammissibilità della domanda, è necessaria l'attualità della lesione del diritto per la tutela del quale si agisce o, quanto meno, una contestazione dello stesso o una controversia in ordine alla sua esistenza che possano essere rimosse o risolte solo con l'intervento del giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La mera enunciazione della esistenza di vizi, seguita dalla sospensione dei pagamenti, disgiunte dalla proposizione in giudizio delle domande di adempimento e di accertamento dei vizi, non consentono, di per sè, di ravvisare una controversia in ordine all'adempimento o alla esistenza di vizi dell'opera, con la conseguenza che devono ritenersi inammissibili, per mancanza di interesse ad agire, le domande di accertamento negativo su tale aspetti proposte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 27 Luglio 2012.


Liquidazione coatta amministrativa del fondo o del comparto della SGR - Opposizione allo stato passivo - Notifica a uno solo dei commissari liquidatori.
In tema di liquidazione coatta amministrativa del fondo o del comparto della SGR, ai fini della proposizione della opposizione allo stato passivo, è sufficiente la notificazione effettuata a uno dei due commissari liquidatori, essendo il ricorso in opposizione indirizzato a una sola parte processuale ed essendo la legittimazione congiunta dei commissari richiesta unicamente per la legittimazione attiva e non anche per quella passiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Marzo 2012.


Fondi comuni di investimento - Fondi immobiliari chiusi - Autonoma soggettività giuridica - Esclusione - Titolarità formale e legittimazione ad agire in giudizio della SGR.
I fondi comuni di investimento (ivi compresi i fondi immobiliari chiusi) sono privi di un'autonoma soggettività giuridica, in quanto costituiscono patrimoni separati della società di gestione del risparmio, la quale assume la titolarità formale ed è legittimata ad agire in giudizio per fare accertare i diritti di pertinenza del patrimonio separato in cui il fondo si sostanzia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 29 Marzo 2012.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Per il fallito - Rapporti processuali - Rapporti patrimoniali compresi nel fallimento - Disinteresse od inerzia degli organi fallimentari - Eccezionale legittimazione suppletiva del fallito - Condizioni - Valutazione negativa della convenienza del giudizio ad opera degli organi fallimentari - Rilevanza - Limiti - Espresso riconoscimento della facoltà del fallito di agire in proprio - Sufficienza ai fini della legittimazione - Fattispecie.
In tema di cosiddetta eccezionale legittimazione processuale suppletiva del fallito relativamente a rapporti patrimoniali compresi nel fallimento per il caso di disinteresse od inerzia degli organi fallimentari, la negativa valutazione di questi ultimi circa la convenienza della controversia è sufficiente ad escludere detta legittimazione, allorquando venga espressa con riguardo ad una controversia della quale il fallimento sia stato parte, poiché, in tal caso, è inconcepibile una sovrapposizione di ruoli fra fallimento e fallito, mentre non lo è allorquando si tratti di una controversia alla quale il fallimento sia rimasto del tutto estraneo, ed in particolare quando alla negativa valutazione si accompagni l'espresso riconoscimento della facoltà del fallito di provvedere in proprio e con suo onere. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha dichiarato infondata l'eccezione di inammissibilità del ricorso per cassazione proposto dalle fallite in proprio, a tanto facoltizzate dal giudice delegato, avverso sentenza di cui era parte la curatela del fallimento, la quale aveva deciso di non proporre impugnazione e di prestare acquiescenza alla pronuncia). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 20 Marzo 2012, n. 4448.


Rito sommario - Mancata comparizione delle parti - Applicazione degli articoli 181 309 c.p.c. - Esclusione - Immediata estensione del procedimento - Rilevanza del comportamento processuale delle parti rivelatore della sopravvenuta carenza di interesse..
La disciplina di cui agli articoli 181 e 309 c.p.c. è incompatibile con il rito sommario, le cui caratteristiche di speditezza suggeriscono che in caso di mancata comparizione delle parti si faccia luogo alla immediata estinzione del procedimento. A tal fine potrà parlarsi di rinuncia tacita alla domanda e di implicita accettazione della resistente evincibili dal comportamento processuale delle parti rivelatore della sopravvenuta carenza di interesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 11 Gennaio 2012.


Processo civile - Rinuncia alla domanda - Differenze dalla rinuncia agli atti del giudizio - Forme particolari e accettazione della controparte - Necessità - Esclusione - Effetti - Estinzione dell'azione.
La rinuncia alla domanda, a differenza della rinuncia agli atti del giudizio, non richiede l'adozione di forme particolari, non necessita di accettazione della controparte ed estingue l'azione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 14 Novembre 2011.


Diritto di credito - Credito portato dal decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo - Interesse ad ottenere il sequestro conservativo dei beni del debitore - Insussistenza..
Mentre il creditore privo di titolo esecutivo ha interesse a conseguire con il sequestro conservativo lo strumento di conservazione della garanzia patrimoniale ex artt. 2905, 2740 c.c. e 671 c.p.c., con gli effetti di cui all'art. 2906 c.c., in vista del futuro ottenimento del titolo esecutivo e della conversione immediata ex artt. 686 c.p.c. e 156 disp. att. c.p.c. della misura cautelare in pignoramento, appare difficilmente sostenibile il contrario ovvero che il creditore già munito di un decreto ingiuntivo reso provvisoriamente esecutivo ex art. 642 c.p.c., ed in relazione al quale il giudice dell'opposizione abbia rigettato l’istanza di sospensione della provvisoria esecuzione, possa vantare un interesse rilevante ex art. 100 c.p.c. per conseguire il sequestro conservativo in forza del medesimo credito per il quale aveva ottenuto il decreto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 27 Luglio 2011.


Azione revocatoria ordinaria - Dichiarazione di fallimento successiva alla proposizione dell'azione revocatoria - Subentro del curatore fallimentare - Esclusività del diritto di proseguire il giudizio - Sussistenza - Limiti - Giudizio che coinvolge anche un terzo - Legittimazione del creditore originario - Permanenza - Fondamento.
Il principio secondo cui, una volta intervenuta la dichiarazione di fallimento dopo la proposizione dell'azione revocatoria ordinaria, ove il curatore subentri nel giudizio, ai sensi dell'art. 66 della legge fallimentare, vengono meno la legittimazione e l'interesse ad agire dell'attore originario, opera solo quando si tratti di azione revocatoria ordinaria proposta esclusivamente nei confronti del debitore poi fallito; ne consegue che, qualora l'originaria domanda sia stata proposta anche nei confronti di un terzo, rispetto al quale la curatela fallimentare non vanta alcuna pretesa, il creditore che ha introdotto il giudizio è legittimato a riassumerlo dopo l'interruzione conseguente alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Aprile 2011, n. 8984.


Concordato preventivo - Funzione del liquidatore giudiziale nominato nel provvedimento di omologa - Tutela degli interessi dei creditori in vista della migliore riuscita della liquidazione dei beni ceduti - Legittimazione a resistere all'opposizione proposta dal debitore avverso provvedimenti esecutivi ritenuti non conformi alla legge - Sussistenza..
Il liquidatore designato dal provvedimento di omologazione del concordato è chiamato a svolgere una funzione di tutela degli interessi dei creditori in vista della migliore riuscita della liquidazione dei beni ceduti. Nell'attuazione di tale compito egli è, evidentemente, anche tenuto a far sì che la liquidazione si svolga in modo legittimo, donde il suo interesse e la sua sicura legittimazione a resistere all'opposizione proposta dal debitore avverso eventuali provvedimenti esecutivi ritenuti non conforme alla legge, se del caso coltivando il giudizio anche in sede di legittimità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 16 Luglio 2008.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Finalità - Assicurazione della continuità contabile e controllo di gestione - Condizioni - Pregiudizio per la massa e per i singoli creditori - Prova - Necessità - Limiti.
Il giudizio di approvazione del rendiconto presentato dal curatore ha ad oggetto , oltre alla verifica contabile (per assicurare la necessaria continuità, nei casi in cui la gestione è destinata a proseguire, come nella specie, essendo stato il curatore revocato dalla carica), anche l'effettivo controllo di gestione, cioè la valutazione della correttezza dell'operato del curatore, della sua corrispondenza a precetti legali e ai canoni di diligenza professionale richiesta per l'esercizio della carica e degli esiti che ne sono conseguiti, la cui contestazione esige la deduzione e la dimostrazione dell'esistenza di pregiudizio almeno potenziale recato al patrimonio del fallito o agli interessi dei creditori, difettando altrimenti un interesse idoneo a giustificare l'impugnazione del conto stesso, mentre non occorre che già in tale giudizio sia fornita la prova del danno effettivamente concretizzatosi a seguito della "mala gestio " del curatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Giugno 2008, n. 16019.


Cessione del credito successiva al pignoramento - Annotazione - Trasmissione del vincolo ipotecario - Efficacia nei confronti dei creditori - Fondamento - Applicabilità analogica della disciplina dettata in materia fallimentare - Esclusione.
In tema di negozi dispositivi dell' ipoteca (presi in considerazione dal primo comma dell'art. 2843 cod. civ.) l'annotazione nei registri immobiliari del trasferimento, da farsi a margine dell'iscrizione ipotecaria, ha carattere necessario e, quindi, costitutivo del nuovo rapporto ipotecario dal lato soggettivo, rappresentando un elemento integrativo indispensabile della fattispecie del trasferimento, con l'effetto di sostituire al cedente o surrogante il cessionario o surrogato, non solo nella pretesa di credito (che già opera in ragione del negozio), ma altresì nella prelazione nei confronti dei creditori concorrenti, per cui la mancata annotazione nei confronti dei terzi priva di effetti la trasmissione del vincolo; tuttavia, la regola di efficacia è diversa, avuto riguardo alla distribuzione della somma ricavata dalla esecuzione, non applicandosi anche l'art. 2916 cod. civ. ma esclusivamente l'art.2843 cod. civ., in base al quale viene imposta l'annotazione ai fini identificativi del soggetto cessionario del credito e della garanzia , senza alcuna valenza costitutiva della garanzia in sè, che già è presente ed iscritta; con la conseguenza che tale trasmissione, non determinando alcun pregiudizio per i creditori, è efficace nei confronti di questi ultimi; nè sussistono elementi di identità di fattispecie tali da affermare una applicazione, al di fuori della disciplina concorsuale, della più rigorosa norma di cui all'art.45 legge fall., che non opera distinzioni in seno alle formalità necessarie a rendere opponibili gli atti ai terzi, comprensive dunque non solo di quelle iscrizionali dell'ipoteca, se posteriori al fallimento, ma anche di quelle di annotazione del vincolo in favore di nuovo soggetto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2007, n. 17644.


Fallimento - Organi preposti al fallimento - Tribunale fallimentare - Provvedimenti - Decisione dei reclami - Liquidazione del compenso in favore del professionista legale difensore della curatela - Competenza esclusiva del giudice delegato - Sussistenza - Derogabilità in caso di insufficienza di attivo - Esclusione - Reclamo al tribunale - Decisione - Impugnazione - Ricorso per Cassazione art. 111 Cost. - Ammissibilità - Fondamento.
In tema di liquidazione del compenso al professionista legale incaricato da parte degli organi della procedura fallimentare, sussistono la competenza esclusiva del giudice delegato, tenuto ai sensi dell'art. 25 n. 7 legge fall. a provvedere sull'istanza in ogni caso ed anche se vi sia insufficienza di attivo ed il diritto soggettivo del creditore alla determinazione del suo credito, certo e liquido, pur se esigibile solo al momento in cui vi sia disponibilità dell'attivo, ove ricorrano le diverse condizioni per il decreto di prelevamento dello stesso giudice delegato ex art. 111 primo comma legge fall.; non si applica invero al caso di specie la disciplina endoconcorsuale dell'accertamento del passivo, pur riservata anche dall'art. 111 bis introdotto dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 in sede di riforma fallimentare ai crediti prededucibili, in quanto il predetto credito, benchè di massa, risulta essere stato contratto direttamente dagli organi del fallimento. (Nella fattispecie la S.C. ha cassato il decreto del tribunale, emesso ex art. 26 legge fall., che aveva rigettato il reclamo interposto dal professionista avverso il decreto di non luogo a provvedere adottato dal giudice delegato, ravvisando in capo al ricorrente l'interesse ad agire per la liquidazione del suo credito, in quanto titolare del diritto soggettivo all'accertamento di un credito certo e liquido, dunque ricorribile ex art. 111 Cost., in questo modo solamente potendo tale creditore verificare,nel prosieguo della procedura, la persistenza eventuale delle condizioni di incapienza del proprio credito giustificative di un differimento del pagamento o di una graduazione in sede di riparto). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2007, n. 15671.


Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Cessazione - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - In genere - Reclamo - Creditore non ammesso al passivo - Legittimazione - Condizioni - Interesse - Sussistenza - Necessità - Fattispecie.
Ai fini della sussistenza della legittimazione a proporre reclamo avverso il decreto di chiusura del fallimento da parte del creditore del fallito, non ammesso al passivo, che faccia valere la pendenza di un giudizio di opposizione allo stato passivo come causa ostativa della chiusura e deduca la mancanza dei presupposti di cui all'art. 118, 2° comma, legge fall., occorre accertare l'interesse in concreto che esso ha a contrastare detto provvedimento, come causa ostativa alla chiusura nella prospettiva dell'esito favorevole di causa dal medesimo promossa - nella specie, petizione ereditaria in via ordinaria di beni già ripartiti tra i creditori ammessi - perché comunque non potrebbe beneficiare di un eventuale ulteriore riparto, mentre d'altro canto il rimedio ai sensi dell'art. 119, secondo comma legge fall. è esperibile soltanto per contestare la sussistenza, in concreto, di una delle ipotesi previste dall'art. 118 legge fall., in presenza delle quali, invece, gli organi fallimentari non hanno nessun potere discrezionale di protrarre la procedura e quindi differirne la chiusura, a cui non osta pertanto l'opposizione allo stato passivo, nè la dichiarazione tardiva di credito. (Nella specie, la S.C. ha escluso la legittimazione ad agire del creditore che si è limitato a contestare l'effettiva consistenza della massa senza niente dedurre in ordine alla sussistenza di una massa attiva sulla quale potersi eventualmente soddisfare in caso di permanenza della procedura e di accoglimento della sua opposizione allo stato passivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Dicembre 2006, n. 26927.


Fallimento - Chiusura del fallimento - Decreto di chiusura - Opposizione - Decreto della corte di appello di annullamento del decreto di chiusura, su reclamo di un creditore - Ricorso per cassazione del curatore - Inammissibilità per difetto di interesse.
Il ricorso per cassazione del curatore fallimentare avverso il decreto della corte di appello che annulla il decreto di chiusura del fallimento emesso dal tribunale, in accoglimento del reclamo di un creditore, è inammissibile per difetto di interesse, non essendo espressione dei compiti del curatore di provvedere all'amministrazione del patrimonio fallimentare sotto la direzione del giudice delegato, nella prospettiva di acquisire le attività facenti capo all'imprenditore, procedere alla relativa liquidazione e curare quindi la ripartizione del ricavato tra i creditori nel rispetto della loro "par condicio". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Febbraio 2006, n. 2988.


Eccezionale legittimazione suppletiva del fallito - Configurabilità - Disinteresse od inerzia degli organi fallimentari - Limiti - Valutazione negativa della convenienza del giudizio da parte degli organi fallimentari - Fattispecie.
La eccezionale legittimazione processuale suppletiva del fallito sussiste nel caso di inerzia dell'amministrazione fallimentare; ne consegue che tale legittimazione è ammissibile solo quando l'inerzia sia stata determinata da un totale disinteresse degli organi fallimentari e non anche quando consegua ad una negativa valutazione di questi ultimi circa la convenienza della controversia (Nella specie la Corte Cass. ha escluso tale legittimazione, atteso che la curatela si era attivata per chiedere al giudice delegato, senza ottenerla, l'autorizzazione a proporre ricorso avverso la sentenza d'appello, relativa a pretese ereditarie del fallito, rispetto alle quali non poteva valere il riferimento al preteso "diritto personalissimo" dell'individuo a vedersi riconosciuta la qualità di erede, in quanto questione prospettata per la prima volta in sede di legittimità). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 22 Luglio 2005, n. 15369.


Accertamento della violazione del termine ragionevole - Condanna al pagamento di una somma - Natura - Prestazione patrimoniale - Conseguenze - Fallimento - Acquisizione alla massa della somma già liquidata o da liquidare per riparazione - Conseguenze in tema di legittimazione - Del curatore - Sussistenza - Del fallito - Esclusione - Limiti - Assoluta inerzia degli organi fallimentari - Nozione - Oneri probatori a carico del fallito - Contenuto.
Il diritto all'equa riparazione dei danni patrimoniali sofferti per l'eccessiva durata di un processo, pur se ancorato all'accertamento della violazione dell'art. 6 della Convenzione CEDU e cioè di un evento "ex se" lesivo di un diritto della persona alla definizione del processo in un termine ragionevole, ha per oggetto un indennizzo per il pregiudizio sofferto dal soggetto per il periodo eccedente tale durata. Il suddetto diritto, peraltro, si trasforma in diritto patrimoniale all'adempimento di un'obbligazione, riconducibile, ai sensi dell'art. 1173 cod. civ., agli altri atti o fatti idonei a produrla, secondo l'ordinamento giuridico e, quindi, in diritto a percepire la somma sostitutiva. Ne consegue che, in caso di fallimento dell'istante, poichè il relativo credito, se costituente bene sopravvenuto al fallimento, deve essere automaticamente acquisito alla massa fallimentare, e, se derivante da pronuncia sulla domanda di equa riparazione intervenuta prima della dichiarazione di fallimento, costituisce un bene compreso nella massa fallimentare, legittimato a proporre la relativa azione, nel termine perentorio stabilito dagli artt. 4 e 6 della legge 24 marzo 2001, n. 89, è solo il curatore fallimentare, dovendosi peraltro riconoscere al fallito una legittimazione straordinaria o suppletiva - che vale ad escludere la violazione dell'art. 24 Cost. - solo nel caso di inerzia degli organi fallimentari (che deve tuttavia essere allegata dal fallito stesso e che deve ritenersi integrata dal totale disinteresse degli organi fallimentari, non potendo essa discendere dalla negativa valutazione, da parte dei medesimi organi della convenienza di iniziare una controversia). Nè la legittimazione del fallito può ritenersi sussistente nel caso in cui il procedimento della cui irragionevole durata egli si lamenta sia costituito da un giudizio di opposizione ad una precedente dichiarazione di fallimento, giacchè la legittimazione del fallito a proporre l'opposizione, ai sensi dell'art. 18 legge fall., in tanto si giustifica, in quanto è finalizzata a rimuovere gli effetti riflessi che il soggetto abbia ricevuto o possa ricevere in futuro dalla dichiarazione di fallimento: finalità, questa, che non ricorre nell'azione di cui alla legge n. 89 del 2001, avendo essa comunque ad oggetto un'acquisizione patrimoniale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Febbraio 2005, n. 3117.


Rapporti patrimoniali compresi nel fallimento - Disinteresse od inerzia degli organi fallimentari - Eccezionale legittimazione suppletiva del fallito - Valutazione negativa della convenienza del giudizio da parte degli organi fallimentari - Rilevanza - Fattispecie.
In tema di cosiddetta eccezionale legittimazione processuale suppletiva del fallito relativamente a rapporti patrimoniali compresi nel fallimento per il caso di disinteresse od inerzia degli organi fallimentari, la negativa valutazione di questi ultimi circa la convenienza della controversia è sufficiente ad escludere detta legittimazione, allorquando venga espressa con riguardo ad una controversia della quale il fallimento sia stato parte, poichè, in tal caso è inconcepibile una sovrapposizione di ruoli fra fallimento e fallito, mentre non lo è, allorquando si tratti di una controversia alla quale il fallimento sia rimasto del tutto estraneo ed in particolare quando alla negativa valutazione si accompagni l'espresso riconoscimento della facoltà del fallito di provvedere in proprio e con suo onere (principio affermato dalla Corte Cass. con riferimento ad un caso in cui il fallito aveva rivolto agli organi fallimentari istanza per la riassunzione di una controversia rimasta interrotta per effetto del fallimento e l'istanza, su conforme parere del curatore, era stata rigettata dal giudice delegato in considerazione dell'aleatorietà del giudizio, ma con salvezza della riassunzione in proprio da parte del fallito ed a sue spese). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 16 Dicembre 2004, n. 23435.


Legittimazione processuale del fallito - Difetto - Limiti - Mancata impugnazione di sentenza sfavorevole al fallimento - Legittimazione del fallito ad impugnare - Configurabilità - Esclusione - Conseguenze - Inammissibilità - Rilevabilità d'ufficio .
La legittimazione processuale di un soggetto dichiarato fallito, per i rapporti patrimoniali compresi nel fallimento, può eccezionalmente riconoscersi soltanto nel caso di disinteresse o inerzia degli organi preposti al fallimento e non anche quando detti organi si siano concretamente attivati e abbiano ritenuto non conveniente intraprendere o proseguire la controversia. Pertanto il fallito difetta di legittimazione ad impugnare una decisione emessa nei confronti del curatore del fallimento, non essendo in tal caso ravvisabile disinteresse degli organi fallimentari, ma una valutazione di opportunità sulla proposizione del gravame. In questi casi la conseguente inammissibilità dell'impugnazione può essere eccepita dalla controparte o rilevata d'ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 21 Maggio 2004, n. 9710.


Credito fondiario - Esecuzione individuale nei confronti del debitore fallito - Opposizione all'esecuzione del curatore - Legittimazione - Sussistenza - Integrazione del contraddittorio - Necessità - Esclusione.
In tema di opposizione all'esecuzione individuale intrapresa nei confronti del debitore fallito da un istituto di credito fondiario o agrario ai sensi dell'art. 42 del R.D. 16 luglio 1905, n. 646 (il quale, applicabile "ratione temporis", disponeva, tra l'altro, che le disposizioni delle leggi e dei regolamenti sul credito fondiario sono sempre applicabili, anche in caso di fallimento del debitore, per i beni ipotecari, agli istituti di credito fondiari), sussiste la legittimazione ad agire ai sensi dell'art. 615 cod. proc. civ. del curatore che agisca per far valere che, in dispetto dei presupposti previsti dalla legge speciale (R.D. n. 646/1905) di deroga alla norma generale (art. 51 legge fall.), l'esecuzione stessa debba essere ricondotta nell'alveo dell'art. 51 della legge fall. (per il quale, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento). Ne consegue - fra l'altro - che, ove nella specie il curatore del fallimento proponga opposizione all'esecuzione, non deve essere integrato il contraddittorio nei confronti della società fallita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Agosto 2003, n. 12115.


Revocatoria ordinaria - Proposizione da parte del creditore - Sopravvenienza del fallimento del debitore - Conseguenze - Legittimazione esclusiva del curatore alla prosecuzione dell'azione - Sussistenza - Legittimazione del creditore procedente - Esclusione - Conseguenze processuali - Subingresso del curatore nel giudizio di appello - Partecipazione a titolo di terzo interveniente in causa - Esclusione - Partecipazione in forza di una propria ed autonoma legittimazione - Configurabilità.
Il principio secondo il quale, dopo la dichiarazione di fallimento, la legittimazione a proporre le azioni a tutela della massa - tra cui la revocatoria ordinaria - spetta, in via esclusiva, al curatore comporta che, ove l'"actio pauliana" sia stata introdotta dal creditore individuale prima dell'apertura della procedura concorsuale, egli perde ogni legittimazione alla prosecuzione del giudizio (nella specie, di appello), essendo destinato a subentrargli il curatore fallimentare, in forza, peraltro, di una propria ed autonoma legittimazione, non assimilabile a quella dell'interveniente in qualità di terzo, ex art. 105 cod. proc. civ. (qualità cui conseguirebbe, per converso, un'ipotesi di preclusione alla prosecuzione del giudizio, in grado di appello, ex artt. 304, 404 cod. proc. civ.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 25 Luglio 2002, n. 10921.


Fallimento - Ripartizione dell’attivo - Rendiconto del curatore - Provvedimento del tribunale sulla ritualità del procedimento ex art. 116 legge fall. - Impugnazione - Legittimazione passiva - Del fallimento - Esclusione - Del curatore - Sussistenza - Fattispecie relativa ad impugnazione mediante ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. .
Nel caso in cui non sia stata instaurata la fase contenziosa del giudizio di rendiconto del curatore, prefigurata dall'art. 116, comma quarto, legge fall., e siano insorte questioni circa la ritualità dell'udienza di discussione del conto e/o la necessità, o meno, dell'instaurazione della fase contenziosa del relativo giudizio, passivamente legittimato, anche in sede di ricorso straordinario per cassazione, resta pur sempre il curatore in proprio, tenuto conto che l'oggetto del giudizio, al di là della sua strutturazione formale e della fase in cui si trova, attiene comunque al controllo (da parte del giudice delegato, dei creditori ammessi al passivo e del fallito) della gestione, fonte di eventuale responsabilità personale (art. 38 legge fall.) del patrimonio di quest'ultimo effettuata dal curatore La S.C. ha, così dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione notificato al fallimento e non al curatore, proposto ex art. 111 Cost., avverso il decreto con cui il tribunale che aveva deciso sulla ritualità del procedimento previsto dall'art. 116 legge fall.). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 28 Marzo 2000, n. 3696.


Difetto di legittimazione processuale del fallito - Rilevabilità esclusiva da parte del curatore del fallimento - Rilevabilità d'ufficio o su eccezione della controparte - Esclusione.
Il difetto di legittimazione processuale del fallito è eccezione rilevabile solo dal curatore del fallimento e non può, quindi, essere rilevata d'ufficio o proposta dalla controparte. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 19 Novembre 1999, n. 12879.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili Vendita di immobili a trattativa privata - Nullità - Configurabilità - Deducibilità da parte di terzo estraneo alla procedura fallimentare - Condizioni.
Anche il terzo estraneo alla procedura fallimentare è legittimato a far valere la nullità di negozi giuridici conclusi dal curatore in attuazione di provvedimenti autorizzativi viziati, come la vendita di immobili del fallimento a trattativa privata senza l'osservanza della norma imperativa dell'art. 108 Legge Fallimentare, quando la sussistenza di una posizione specifica e differenziata di tale soggetto rispetto a quella della generalità dei cittadini, unitamente alla coincidenza della pretesa del medesimo con l'interesse generale del fallimento, valga a configurare in capo al terzo la titolarità di un'interesse giuridicamente rilevante, in quanto rivolto ad ottenere l'effettiva possibilità di partecipare - attraverso l'indispensabile rispetto delle forme previste dalla legge ed allo scopo finale di conseguire l'indicato obbiettivo - alla vendita immobiliare, in coincidenza con l'interesse proprio del fallimento di realizzare dalla vendita stessa un prezzo più alto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Marzo 1994, n. 2510.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Modalità - Immobile destinato ad abitazione coniugale - Procedimento di liquidazione - Eventuali irregolarità - Coniuge del fallito - Deducibilità - Ammissibilità - Esclusione.
Con riguardo alla vendita all'incanto di un bene immobile di proprietà del fallito destinato ad abitazione coniugale, il coniuge del fallito difetta di legittimazione a far valere eventuali irregolarità del procedimento di liquidazione, perché rispetto ad esse - e alla loro riparazione in funzione di un migliore risultato liquidatorio - non sussiste un interesse diretto e tutelabile del coniuge stesso, ma soltanto un interesse indiretto e di mero fatto a ritardare il momento in cui, con il compimento della liquidazione, l'immobile dovrà essere liberato (nella specie, trattavasi di reclamo contro il provvedimento con cui il giudice delegato aveva concesso all'aggiudicatario del bene una proroga per il deposito del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Aprile 1992, n. 4893.


Inefficacia di ipoteca giudiziale - Azione relativa - Legittimazione del debitore.
L'inefficacia dell'ipoteca giudiziale, che sia stata iscritta, su beni del debitore ammesso all'amministrazione controllata, dopo la data della presentazione della relativa istanza (data a partire dalla quale si verificano gli effetti della procedura concorsuale), può essere dedotta in giudizio dal debitore medesimo, in considerazione del suo interesse al mantenimento dell'integrità del patrimonio, ed altresì senza necessità di autorizzazione del giudice delegato, trattandosi di atto conservativo, il quale rientra nell'ambito dell'ordinaria amministrazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Marzo 1990, n. 2004.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione - Mancata notifica dell'ordinanza di vendita - Deduzione da parte del fallito - Difetto di interesse

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La mancata notificazione dell'estratto dell'ordinanza del giudice delegato al fallimento, che dispone la vendita a ciascuno dei creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione sullo immobile, nonché ai creditori ipotecari iscritti, come disposto dall'art. 108, quarto comma, legge fall., può essere fatta valere solo dai detti creditori e non dal fallito che non vi ha interesse. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 1987, n. 8558.


Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Sospensione della vendita a trattativa privata - Provvedimento di vendita senza incanto - Reclamo - Decreto di revoca del tribunale - Impugnazione - Legittimazione attiva.
Il decreto, con cui il tribunale fallimentare, pronunciando in Sede di reclamo, abbia revocato il provvedimento, emesso dal giudice delegato, di sospensione della vendita a trattativa privata di un immobile pertinente al fallimento, nonche la vendita dello stesso senza incanto, e impugnabile da colui che, offrendo un prezzo superiore a quello della vendita a trattativa privata, aveva chiesto il provvedimento (di sospensione della vendita medesima) poi revocato, poiche e evidente l'interesse di lui alla sopravvivenza di quel singolo provvedimento, anche se non alla regolarita della intera procedura fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 07 Ottobre 1975, n. 3184.